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sabato 9 maggio 2026

Le libere donne, 2026

 


Regia di Michele Soavi, con Lino Guanciale ( Mario Tobino), Grace Kicaj (Margherita Lenzi), Gaia Messerklinger (Paola Levi), Fabrizio Biggio (Guido Anselmi), Irene Muscara (Lella).


1944: Mario Tobino è un giovane psichiatra, da poco arrivato all'ospedale psichiatrico femminile di Magliano, dove cerca di instaurare con le pazienti un rapporto umano basato su teorie innovative che cercano di restituire dignità e ascolto alle ricoverate. Questo gli causa qualche problema con alcuni colleghi conservatori, anche se il primario è bendiposto nei suoi confronti condividendone in linea di massima l'operato. 

Tra le pazienti c'è Margherita, una giovane donne mandata lì a causa del cattivo rapporto con marito, suocera e cognate; dubitando della sua follia, Tobino cerca di venire a capo della sua storia....




Più che "liberamente ispirato", bisognerebbe dire "mooooooolto liberamente ispirato" al romanzo "Le libere donne di Magliano" di Mario Tobino ( ), tant'è vero che hanno troncato pure il titolo della fiction; e la cosa come spesso accade non è di mio gradimento. 

Come ho spesso detto, capisco che la trasposizione di un'opera letteraria debba necessariamente differenziarsi dal testo per alcuni aspetti, ma stravolgere totalmente la storia (e relativo significato) per farne una fanfiction anche no, grazie. Può funzionare magari per un prodotto come "Sandokan", ma in questo caso abbiamo un tema serio e doloroso, la vita delle donne in un manicomio femminile degli anni '40, e un'operazione di questo tipo  stravolge totalmente il senso della storia concentrando l'attenzione, piuttosto che sulla condizione delle donne nei manicomi dell'epoca, sull'eterna lotta tra nazifascisti e antifascisti; tema importantissimo e sempre doveroso raccontarlo, per carità, ma comunque visto e stravisto in tutte le salse possibili e immaginabili, per una volta si poteva pure tralasciarlo.



Difatti in questo caso le problematiche delle pazienti, del personale  e delle cure dell'epoca per i cosiddetti disturbi mentali (che spesso non lo erano) finiscono per fare da sfondo ad una banale "spy story" di lotta contro i nazisti e alla solita ancora più banale e ridicola storia "d'amore" tra il medico e la paziente bella e tormentata, chiusa in manicomio perchè vittima di un complotto familiare che il medico cercherà di smascherare (ma non fa la stessa cosa per le altre pazienti, pur interessandosi di loro). Per non parlare della puntata finale, che scade rovinosamente nel grottesco e diventa quasi inguardabile.

Mi spiace per gli attori, bravi e che la loro parte la fanno: un plauso in particolare a tutte le attrici che hanno interpretato i ruoli delle varie pazienti: ruoli scomodi, difficili, sofferti, donne spesso vittime di abusi e maltrattamenti che avrebbero avuto bisogno di essere aiutate in tutt'altro modo e che invece venivano rinchiuse in luoghi dove finivano per rimanervi a vita. Donne con sentimenti, vite interiori, e nonostante tutto desideri, che cercano di costruire una loro normalità in un contesto terribile. 




sabato 14 febbraio 2026

Sandokan, 2025


Regia di Nicola Abbatangelo e Jan Maria Michelini, con Can Yaman (Sandokan), Alessandro Preziosi (Yanez da Gomera), Alanah Bloor (Marianna Guillonk), Ed Westwick (James Brooke), Madeleine Price (Sani), Owen Teale (Lord Guillonk), 

Borneo, 1841: Sandokan detto "la Tigre della Malesia" è un pirata che combatte il dominio degli inglesi assieme ai suoi fedeli "tigrotti" (il suo gruppo di guerrieri) e al fedele amico, il portoghese Yanez.
Scampato a un naufragio, viene ritrovato sulla spiaggia dell'isola di Labuan dalla giovane Marianna, figlia del governatore, che lo soccorre salvandogli la vita. La giovane  lady è promessa sposa a Lord James, cacciatore di pirati, 





A 50 anni di distanza dal celeberrimo sceneggiato con Kabir Bedi, ecco arrivare una nuova versione che in pratica è un prequel della storia narrata in qullo de 1976
Non avendo mai letto i libri di Emilio Salgari e non essendo particolarmente fan dello sceneggiato originale (il preferito di mio papà,tra l'altro), mi sono approcciata senza particolari pregiudizi o aspettative a questa nuova versione, e devo dire che non mi è affatto dispiaciuta. 
Certo, i difetti non mancano: troppa tragicità in certi punti, personaggi e vicende che non c'entrano nulla e non danno nulla al racconto, inoltre non si capisce bene il legame della cosiddetta "Tigre della Malesia" con questo animale topico, dato che in cinque puntate si è vista una tigre solo nella prima puntata, in una scena remake della famosa scena del primo sceneggiato  (ma con la tigre in CGI, per la fortuna dell'attore protagonista che non ha corso i rischi di Kabir Bedi nel 1974). E come al solito, evidentemente non è stato possibile rinunciare all'originalissima e assolutamente mai vista (sono ironica, eh) rivisitazione in chiave femminista e moderna del personaggio di Marianna, l'amata di Sandokan; immancabilmente, anche la "Perla di Labuan" diventa la solita femminista ante-litteram che si diverte a creare casini nelle riunioni di società mettendo in imbarazzo gli altri (colpevoli di non essere anticonformisti come lei), che reagisce in modo isterico a chi non le dà ragione ecc ecc.
Come diceva Miranda Priestley...."Avanguardia pura!".

Per contro, ho trovato particolarmente azzeccata l'ambientazione  (la fiction è stata girata tra Lazio, Calabria e Toscana, con alcune parti girate in Tahilandia ), e mi sono piaciuti molto sia il protagonista Can Yaman nel ruolo di Sandokan, che il comprimario Alessandro Preziosi nel ruolo dell'amico fraterno Yanez, non solo come personaggi, ma proprio come coppia di amici: ho trovato che funzionassero molto bene nelle scene che avevano insieme, anche se singolarmente ho preferito l'interpretazione di Preziosi (attore che non mi ha mia detto granchè) nonostante il penoso background affibbiato dagli sceneggiatori a un personaggio che non ne ha bisogno. 
Impressione favorevole anche per l'attore che interpreta un James Brooke coetaneo di Marianna e Sandokan a differenza che nell'originale (dove era interpretato dall'attore Adolfo Celi), tant'è vero che inizialmente non avevo capito fosse lo stesso personaggio. Stavolta questo tipo di scelta non mi è dispiaciuta e mi ha dato modo di appassionarmi di più alla vicenda con un "triangolo" probabilmente un po' scontato ma non spiacevole. 
Utilizzare la stessa sigla in versione rinnovata dagli stessi Oliver Onions è stata una buona mossa per fidelizzare il pubblico, e come ultima nota: il personaggio di Emilio è un omaggio a Emilio Salgari, autore letterario della serie, che da giovane avrebbe voluto fare il marinaio per visitare terre lontane. 







sabato 24 febbraio 2024

La lunga notte- La caduta del Duce, 2023




 Regia di  Giacomo Campiotti, con Alessio Boni (Dino Grandi), Duccio Camerini (Benito Mussolini), Ana Caterina Morariu (Antonietta Grandi), Lucrezia Guidone (Edda Ciano), Marco Foschi (Galeazzo Ciano), Martina Stella (Claretta Petacci), Daniele Natali (Giuseppe Bottai), Emma Benini (Beatrice Grandi), Riccardo De Rinaldis (Italo Niccolai), Flavio Parenti (Principe Umberto), Aurora Ruffino (Principessa Maia Josè), Luigi Diberti (Vittorio Emanuele III). 



Fiction che racconta in modo piuttosto romanzato i fatti che portarono, il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo  a decretare le dimissioni di Benito Mussolini, portando così alla caduta del regime fascista dove 21 anni di dittatura. 

La figura di Dino Grandi, il protagonista interpretato da Alessio Boni, è qui piuttosto ingigantita rimpicciolendo di rimando le figure degli altri "congiurati",a parte quella di Galeazzo Ciano: talvolta durante la visione ho avuto l'impressione che la "Congiura" (che poi tale non era) fosse più che altro uno scontro quasi esclusivo tra Grandi e Ciano, acerrimi nemici che casualmente si sono trovati ad unire le loro forze per una causa comune. 

Tuttavia le accuse di revisionismo che continuo a sentire ovunque ( e che, se è per questo, hanno colpito anche il povero Mameli, morto nel 1849) sono assurde: Grandi non viene certo presentato come un eroe, è un fascista neanche pentito di esserlo, solo ritiene che Mussolini abbia fatto degli errori irreparabili e che sia ora che l'Italia torni in mano ai Savoia. Certo la buona interpretazione di Alessio Boni riesce ad accattivare le simpatie del pubblico verso questo personaggio, ma che venga osannato non mi pare proprio. Nel resto del contesto ho trovato decadenza, orrore della guerra, presa di coscienza sopratutto da parte di giovani (ma non solo) che poi alla fine porteranno alla lotta partigiana. Non proprio un'esaltazione del fascismo, del resto in questo specifico contesto storico sarebbe impossibile anche per i nostalgici più fanatici trovare qualcosa da esaltare. 


La narrazione si alterna tra "giallo" (più o meno, visto che sappiamo già come finirà, però un po' di suspence è sempre presente) e melò sentimentale tra alcune coppie: vere (Grandi e la moglie, Mussolini-Petacci, Umberto di Savoia - Maria Josè, Edda e Galeazzo Ciano) e inventate (la nipote dei coniugi Grandi e il figlio del ribelle ucciso dai fascisti); questo espediente è tipico delle fiction un po' per attirare più pubblico, un po' per alleggerire la storia. Anche se le vicende non mi sono sembrate particolarmente toccanti, la cosa funziona comunque. 

Se Aurora Ruffino riesce a mantenere una certa dignità nell'interpretare la futura ultima regina Maria Josè (Comunque non è apparsa molto in parte), totalmente fuori luogo la Petacci di Martina Stella: ora, non che io sia una fan del personaggio storico, ma dipingerla come una ninfetta isterica mi sembra troppo. 

Incomprensibile la parte finale: è vero che sappiamo bene come è proseguita la storia, ma un disclaimer finale comunque non avrebbe fatto male, se non altro per completezza. 



sabato 17 febbraio 2024

Mameli- Il ragazzo che sognò l'Italia, 2024


 Regia di Luca Lucini e Ago Panini, con Riccardo De Rinaldis Santorelli (Goffredo Mameli), Amedeo Gullà (Nino Bixio), Barbara Venturato (Geronima Ferretti), Neri Marcorè (Giorgio Mameli), Chiara Celotto (Adele Baroffo), Luca Ward (Padre Sinaldi), Ricky Memphis (Ciceruacchio), Maurizio Lastrico (Giuseppe Garibaldi).


Genova,  1847 : il giovane Goffredo Mameli, proveniente da una famiglia altoborghese, è innamorato ricambiato della marchesina Geronima Ferretti, che però è costretta a sposare un uomo molto più vecchio di lei. Disperata, la ragazza si suicida e Goffredo, rimasto solo, cade in un periodo di profonda depressione da cui si risolleverà dopo aver fatto amicizia con Nino Bixio, che lo introduce nel suo gruppo di amici uniti da comuni ideali di giustizia e di lotta per una patria unita e libera....


Finalmente una fiction dedicata a un patriota ritenuto (a torto) poco importante nella storia del Risorgimento: Goffredo Mameli, autore del nostro Inno Nazionale (dal 1946). 

Tentativo come sempre apprezzabile, che nonostante la storia sia ampiamente romanzata può servire a riscoprire una figura importante del nostro Risorgimento, sopratutto per le giovani generazioni in caso siano interessate (ne dubito purtroppo). La narrazione mira evidentemente a svecchiare personaggi che studiando sui libri di scuola abbiamo sempre percepito come "vecchi", e che invece in massima parte erano molto giovani (Mameli morì a 21 anni) quando cominciarono la loro lotta per un'Italia unita e libera dal dominio straniero; in quest'ottica si comprende la scelta di attori molto giovani e con un volto accattivante per il pubblico come protagonisti. Nel complesso mi pare che la fiction abbia riportato in maniera fedele il clima generale che i personaggi si trovarono a vivere.


Certo non mancano nemmeno le pecche: non ho capito perchè caratterizzare in quel modo Nino Bixio (nonostante tutto simpatico, quindi bravo all'interprete), inoltre i costumi in parecchie scene mi sono sembrati fin troppo sgargianti per l'epoca, tutto sommato è una storia godibile e anche interessante. 

Da bresciana, spero che prima o poi qualcuno faccia una fiction su Tito Speri e sulle Dieci Giornate. 

Su questa fiction, come su "La lunga notte- La caduta del Duce" (prossima recensione) sto sentendo talmente tante stronzate che presumo farò un post a parte per discuterne un po'. 





sabato 10 febbraio 2024

La Storia, 2024

 


Regia di Francesca Archibugi, con Jasmine Trinca (Ida Ramundo), Francesco Zenga (Nino Mancuso), Mattia Basciani (Giuseppe Ramundo), Valerio Mastandrea (Remo), Lorenzo Zurzolo (Davide Segre), Elio Germano (Giuseppe Cucchiarelli), Asia Argento (Santina)


Nel 1941 Ida Ramundo, una maestra elementare vedova e madre dell’adolescente Nino, viene violentata da un soldato tedesco. Dalla violenza nasce Giuseppe, detto Useppe, un bambino intelligente e gioioso che vive un’infanzia serena pur tra le privazioni della guerra.
Per Useppe, il mondo è una continua scoperta e le persone che incontra amici indimenticabili; ma quando la guerra finisce e il peggio sembra passato, una brutta malattia segnerà le vite di Ida e del figlioletto….



Nuova versione del capolavoro di Elsa Morante (1974) dopo quella del 1985 con protagonista Claudia Cardinale. Ora, dovete sapere che quando mi arriva la notizia di una nuova trasposizione di qualche mio romanzo preferito ormai sono sempre indecisa tra "evviva!" e "Oddiomio, speriamo perlomeno di non vedere Useppe cinese, Cucchiarelli trans ecc", viste le mode imposte negli ultimi anni.

Stavolta sono felice di dire che il pericolo è stato scampato: a parte la parte iniziale, lo sceneggiato in questione è fedele al romanzo sia nello svolgimento della storia che nella caratterizzazione dei personaggi, penso che regista, sceneggiatori e attori abbiano fatto davvero un ottimo lavoro, sicuramente di non poco conto. In particolare Jasmine Trinca ha reso molto bene il personaggio di Ida accentuando anche la sua postura e la sua camminata, molto ben descritte nel libro e caratteristiche esterne della personalità del personaggio; ho molto apprezzato anche Asia Argento, insolitamente molto brava in un personaggio intenso ma anche simpatico, menzione particolare per i due giovani attori che interpretano Nino e Useppe , Francesco Zenga e Mattia Basciani: giovanissimi (uno ancora bambino ovviamente) ma già molto bravi a trasmettere l'intensità del rapporto che lega i due fratelli, e anche a rendere singolarmente i personaggi. 


Ma in generale devo dire che tutti gli attori sono stati ottimi, ho percepito inoltre una scenggiatura e una regia fatte con grande sensibilità, cosa che non è per nulla scontata nonostante l'argomento. All'interno della storia, sono tante le scene toccanti che riguardano la tragedia degli ebrei italiani e in particolare di quelli romani, deportati dal ghetto e mai più ritornati. 

Nelle ultime due puntate in un piccolo ruolo appare anche Romana Maggiora Vergano, la giovane attrice già interprete della figlia di Paola Cortellesi in "C'è ancora domani".

Finalmente un prodotto tratto da un romanzo coinvolgente e di spessore!







sabato 11 novembre 2023

Per Elisa- Il caso Claps, 2023

 


Regia di Marco Pontecorvo, con Anna Ferruzzo (Filomena Claps), Vincenzo Ferrera (Antonio Claps), Ludovica ciaschetti (Elisa Claps), Gianmarco Saurino (Gildo Claps), Giacomo Giorgio (Luciano Claps), Giulio Della Monica (Danilo Restivo), Francesco Acquaroli (Maurizio Restivo), Rosa Diletta Rossi (Irene Nardiello).


Nel settembre 1993 Elisa Claps, una 16enne di Potenza, scompare dopo essersi recata a messa nella principale chiesa della città. Da subito i familiari (i genitori Filomena e Antonio e i fratelli Gildo e Luciano) non credono all'allontanamento volontario, anche perchè scoprono subito che quel giorno Elisa in Chiesa aveva incontrato Danilo Restivo, un conoscente che voleva darle un regalo e che- a conti fatti- è stato l'ultima persona ad averla vista. Da subito però il giovane non solo si dimostra restìo a parlare con i familiari, ma risponde mentendo a ogni domanda che gli viene fatta, coperto dalla famiglia che è una delle più in vista della città....


Andata in onda di recente questa fiction ripercorre la tragica vicenda di Elisa Claps e della sua famiglia, uno dei casi di cronaca italiani più significativi. Il soggetto è stato realizzato in collaborazione con la famiglia Claps, e sebbene alcuni fatti siano stati adattati per esigenze di copione la storia è quella vera e non è stata modificata. 

Nonostante conoscessi già il caso come la maggior parte degli italiani, rivedere sullo schermo ciò che è accaduto alla povera Elisa e che i suoi familiari hanno dovuto sopportare per 18 anni prima di potere almeno ritrovare i suoi resti mi ha davvero commosso molto. 


Ma torniamo alla fiction: fatta molto bene, rispettosa di quanto accaduto nonostante qualche cambiamento, mostra tutto il percorso di dolore patito dalla famiglia a causa non solo degli errori della giustizia italiana, ma sopratutto dell'omertà e delle protezioni di cui Danilo Restivo ha goduto in quanto figlio di un personaggio di spicco della società potentina, che gli hanno permesso di fare danni e rimanere impunito per anni nonostante ci fossero gravi episodi pregressi alla scomparsa di Elisa, e oltretutto di trasferirsi in Inghilterra dove si trova tuttora in prigione, condannato all'ergastolo per l'omicidio della vicina di casa Heather Barnett. Omertà che ha coinvolto anche la chiesa potentina, che in massima parte se ne è sempre fregata del  dolore di questa famiglia e di quanto accaduto, e che dura ancora oggi: recentemente la chiesa della Santissima Trinità (dove Elisa è stata uccisa e il suo cadavero occultato per 18 anni nel sottotetto) ha riaperto i battenti nonostante l'indignazione e le proteste non solo dei familiari, ma anche dei cittadini che hanno anche manifestato la loro contrarietà fuori dalla chiesa.


Bravissimi gli attori, in particolare l'interprete di Danilo Restivo, molto somigliante al vero killer anche fisicamente, che ha saputo rendere appieno la personalità contorta del suo personaggio; ma anche la giovane interprete di Elisa, che per la prima volta ci ha permesso di avvicinarci alla figura di questa ragazza, di come era nella vita di ogni giorno con la famiglia e gli amici. Anche gli altri ci hanno mostrato perfettamente la tenacia di mamma Filomena e di Gildo, il dolore del papà Antonio, l'ipocrisia e insensibilità di papà Restivo. 

Nonostante l'intensità a livello emotivo data la tragedia che racconta, una fiction che merita di essere vista. 





mercoledì 8 marzo 2023

Fiori sopra l'inferno, 2023

 


Regia di Carlo Carlei, con Elena Sofia Ricci (Teresa Battaglia), Giuseppe Spata (Massimo Marini), Gianluca Gobbi (Giacomo Parisi), Lorenzo McGovern Zaini (Mathias Clavora), Tosca Forestieri (Lucia Travina), Vittorio Garofalo (Diego Valent), Ruben Santiago Vecchi (Oliver).


A Travenì, paesino di montagna nel Friuli, viene ritrovato il cadavere del signor Valent, scomparso da alcuni giorni. Del caso si occupa Teresa Battaglia, burbero commissario afflitta da gravi problemi di salute, assieme al giovane poliziotto Massimo e al collega di lunga data Gianluca. Appare subito chiaro che il killer misterioso perseguita solo persone vicine a un gruppetto di quattro bambini del paese....




Tratto dal romanzo omonimo (2018 ) di Ilaria Tuti, è una bella fiction piacevole da seguire nonostante la tram drammatica e qualche buco nella stessa.

A parte l'ambientazione (una volta tanto anche l'Italia del nord, i  questo caso le montagne del Friuli) nulla di particolarmente originale, anzi: Ilaria Tuti ha scritto anche romanzi diversi con altre tematiche a  mio avviso più interessanti, eppure anche stavolta si è scelto di puntare sul solito giallo con il solito  srial killer fuori di testa. Non che non mi piacciano questo tipo di trama (e ripeto, anche questa fiction mi è piaciuta), ma qualche volta gradirei qualcosa di un po' diverso.

La storia comunque funziona, gli attori anche pur senza particolari picchi recitativi; certo è un po' pesante vedere dei bambini affrontare praticamente da soli situazioni distruttive di quelle che vivono nelle loro famiglie, ma è anche bello che si sottolinei la forza della loro amicizia. 




domenica 23 ottobre 2022

I fratelli Karamazov, 1969


 Regia di Sandro Bolchi, con Corrado Pani (Dimitri Karamazov), Umberto Orsini (Ivan Karamazov),  Carlo Simoni (Aleksej Karamazov),Salvo Randone (Fedor Karamazov), Lea Massari (Grusenka),  Carla Gravina (Katerina Ivanovna), Antonio Salines (Smerdjakov).     


.Dimitri,Ivan e Alekseji Karamazov sono tre fratelli, figli del vecchio e depravato Fedor Karamazov,che ha dissipato in gozzoviglie e vizi tra i più laidi tutto il patrimonio suo e pure quello che i figli avevano ricevuto in eredità alla morte delle rispettive madri( Dimitri è figlio della prima moglie, gli altri due della seconda).

Ciò è motivo di un’accesa disputa tra Dimitri e il padre, accresciuta dal fatto che entrambi sono invaghiti di Grusènka,una giovane popolana molto bella.Gli altri due fratelli assistono al conflitto impotenti; quando Fedor viene ritrovato assassinato, Dimitri è l’indiziato principale, ma questi giura di essere innocente…


Versione Rai dell'omonimo romanzo di Fedor     ( ), è uno dgli sceneggiati più di successo nella storia delle televisione italiana (con una media di 15 milioni di spettatori a puntata, un record anche per l'epoca), acclamato anche dalla critica. 

Meritatamente, perchè nonostante all'epoca la qualità di tutti gli sceneggiati fosse piuttosto alta, questo in particolare si distingue, oltre che per l'alto livello degli attori e dei professionisti coinvolti nella lavorazione, per il fatto di rendere  un romanzo molto complesso non solo ottimamente come adattamento ma rendendolo comprensibile e fruibile per il grande pubblico, il quale si appassionò alla storia talmente tanto da rilanciare le vendite del libro. 


Per me che amo molto questo romanzo è sempre un piacere vedere la cura e l'attenzione che traspaiono da questa trasposizione, l'impegno di attori già ottimi di loro nl calarsi in personaggi difficili rendendoli in maniera ottimale e facendo percepire al pubblico sentimenti, passioni e pensieri di ognuno di loro: in particolare ho apprezzato Corrado Pani che alterna irruenza e fragilità  nei panni di Dimitri, Salvo Randone che centra perfettamente l'ambiguità del padre Fedor, viscido e amorale ma per il quale allo stesso tempo non si riesce a fare a meno di provare simpatia, gli altri due fratelli Umberto Orsini (il tormentato Ivan) e il tranquillo Alesa.

Ma anche sugli altri personaggi nulla da dire, sebbene personalmente per quelli femminili avrei talvolta scelto altre attrici, ma questo è solo un dettaglio. Resa particolarmente bene la difficile parte del processo e anche quella del "Grande Inquisitore", che può forse risultare noiosa per alcuni visto che dura quasi mezz'ora ed è impostata in modo molto teatrale ma, se si ha la pazienza di superare questo scoglio, rende molto bene il momento e il senso di quanto narrato.


Al limite, un difetto che ho trovato è quello di non raccontare (neanche in minima parte) il prologo della vicenda, cioè la storia dei due matrimoni di Fedor Karamazov e quindi l'origine della disputa tra Dimitri e il padre.

Per me è sempre in piacere rivederlo. Piccola nota: quando ho letto la prima volta il romanzo avevo 13 anni e non conoscevo lo sceneggiato, che ho visto solo nel 2010... e sono rimasta di sasso visto che, leggendo, Alesa me l'ero immaginata identico all'attore che lo ha effettivamente interpretato qui! :)

Di recente Umberto Orsini ha ripreso il personaggio di Ivan in uno spettacolo teatrale intitolato "Io sono Ivan Karamazov", attualmente in programma nei teatri italiani.




mercoledì 21 settembre 2022

Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, 1983


Regia di  Pietro Schivazappa, con Flavio Bucci (commissario Ingravallo), Scilla Gabel (Liliana Balducci), Jean Boissery (Giuliano Valdarena), Franco Javarone (Commissario Capo), Franca Scagnetti (la portinaia), Massimo Sarchielli (Maresciallo Santarella).


Roma, 1927: Il commissario Francesco Ingravallo indaga sull'omicidio di Liliana Balducci, una donna benestante trovata uccisa nel suo appartamento. Le indagini sono da subito confuse, anche perchè qualche giorno prima nella palazzina di fronte un'anziana nobildonna aveva subito il furto di alcuni gioielli, e i due fatti sembrano apparentemente collegati....




Tratto dal romanzo omonimo (1957 ) di Carlo Emilio Gadda, differisce dall'originale in parecchi punti, dato che quest'ultimo il giallo non viene risolto, mentre nello sceneggiato sì. Tuttavia il filo degli eventi che conduce alla risoluzione è comunque coerente e credibile anche con quanto raccontato nel testo. 
In linea di massima il risultato è molto buono: l'atmosfera malinconica e pesante originaria del racconto è resa molto bene, in maniera quasi palpabile per lo spettatore, con una regia robusta e sicura, un'ottima ricostruzione di ambienti, costumi, esterni  e sopratutto ottimi interpreti, anche nelle parti minori. 

Su tutti spicca Flavio Bucci nel ruolo del protagonista, il commissario Ingravallo, un personaggio malinconico che, seppure fortemente talentuoso, è un uomo sempre solo e rassegnato al suo destino di solitudine. L'indagine che si trova di fronte in Via Merulana smuoverà un poco questo stato di cose, dato che Ingravallo in qualche modo si innamora della vittima da ciò che riesce a ricostruire di lei, scoprendo un'anima molto affine alla sua e una donna con una vita infelice da cui non riusciva ad affrancarsi. La vita di Liliana Balducci è ovviamente narrata attraverso vari flashback che vengono fuori ma mano, ma scoprire la verità sulla sua morte diviene per il commissario quasi una ragione di vita, cosa resa sempre più difficile dalla complessità del caso e sopratutto dagli ostruzionismi che arrivano dall'alto, ovvero dal regime fascista, visto che alcune delle persone coinvolte sono vicine ai loro ambienti. 
Un'ottima prova attoriale di Flavio Bucci e Scilla Gabel ai quali si affiancano parecchi caratteristi del cinema italiano in ruoli a volte insoliti per come si è poi svolta la loro carriera (ho notato Gegia nel ruolo di una vivace popolana). Insomma un prodotto curato e ottimamente riuscito che nulla ha da invidiare al cinema.





mercoledì 15 settembre 2021

Cristo si è fermato a Eboli, 1979


Regia di  Francesco Rosi, con Gian Maria Volontè (Carlo Levi), Paolo Bonacelli (Il podestà), Francois Simon (Don Traiella),Lea Massari (Luisa Levi), Irene Papas (Giulia), Alain Cuny (Barone Rotundo), Maria Antonia Capotordo (Donna Caterina). 

Nel 1935 Carlo Levi, pittore e artista antifascista, viene inviato al confino ad Aliano, sperduto paesino della Lucania. A causa della sua laurea in Medicina l'uomo viene scambiato per medico e, nonostante giustamente avvisi che non ha mai esercitato, viene comunque ritenuto tale dalla popolazione che comincia a rivolgersi a lui per vari consigli e cure; accettando di aiutarli come può Carlo riesce nella difficile impresa di integrarsi in un mondo contadino ancora legato a credenze arcaiche, molto diverso da quello da cui lui proviene.....





Tratto dal romanzo omonimo (1945) di Carlo Levi, venne mandato in onda poche settimane dopo il sisma dell'Irpinia
E' una storia molto bella ma dura, come dura è il luogo dove è ambientata la storia   e come duri sono i suoi abitanti: induriti dalla povertà, dalla fatica di vivere in un luogo così aspro e dimenticato da tutti, compreso il regime 
Eppure dopo l'iniziale diffidenza il protagonista ne rimane conquistato, arrivando a stringere solidi legami con quel popolo, che dureranno tutta la vita e che lo influenzeranno a tal punto da dedicare loro la sua opera più famosa. 

Un legame non facile, sopratutto all'inizio, visto che Carlo Levi è un intellettuale antifascista con una solida formazione politica e culturale, facente parte di un ceto benestante che davvero è quanto di più lontano dal modo di vivere degli abitanti del paesino, e non  solo si ritrova a vivere in un contesto di forti ristrettezze economiche (che probabilmente si aspettava), ma anche ad avere a che fare con una cultura e credenze fortemente arcaiche che è quasi impossibile scardinare dalla vita degli abitanti. Non è facile per lui avvicinarsi, cercare di comprendere queste persone e anche farsi da loro comprendere: basti pensare che, appena si diffonde la notizia che l'uomo è un medico, tutti cominciano a rivolgersi a lui visto che il paese è sprovvisto di un medico ufficiale e per assistenza in caso di bisogno c'è da andare altrove; Don Carlo (come viene chiamato in segno di rispetto) ha il suo bel daffare a spiegare che sì, è laureato in medicina ma non avendo mai esercitato la professione non può considerarsi medico...alla fine cede, ed è proprio questa cosa la sua "fortuna", nel senso che gli permette di conquistare la fiducia delle persone e di essere considerato alla fine uno di loro. 
Seppure il paese è piccolo, l'umanità che lo compone è comunque varia: abbiamo l'emigrato in America che è tornato vinto dalla nostalgia nonostante le condizioni di vita non buone, il prete vittima di maldicenze che alla fine verrà isolato da tutti, la donna sola con tanti figli di non sa sa quali padri, il sindaco del paese che pur essendo fascista è anche uomo di cultura...convivenza non sempre facile nemmeno fra di loro, che si sentono dimenticati dallo Stato e dal resto del mondo. Eppure alla fine Carlo Levi lascerà con ramarrico quel posto e anche una volta tornato alla proprio vita ne proverà sempre nostalgia.
Non ho letto il romanzo da cui lo sceneggiato è tratto quindi non posso fare confronti, ma la visione di questo sceneggiato è stata molto coinvolgente; buona parte del merito va all'interpretazione intimista di Gian Maria Volontè e a quella dei vari ttori che interpretano i popolani, molti dei quali non professionisti. 
E' davvero un peccato che la Rai abbia smesso di produrre opere di questo tipo!





lunedì 30 agosto 2021

Maltese- Il romanzo del commissario, 2017


Regia di Gianluca Maria Tavarelli, con Kim Rossi Stuart (Dario Maltese ), Claudio Castrogiovanni (Gianni Peralta),Francesco Scianna (Mauro Licata),Rike Schmid (Elisa Ripstein),Enrico Lo Verso (Luciano Consalvo),Eros Pagni (procuratore Leonci), Cloe Romagnoli (Noa Maltese)



Fine anni '70: il commissario di polizia Dario Maltese, da anni residente a Roma, torna nella città natale Trapani per assistere al matrimonio dell'amico Gianni ; qualche giorno prima però l'uomo viene ucciso in un agguato mafioso assieme alla fidanzata proprio davanti agli occhi di Maltese, che sconvolto giura di assicurare alla giustizia i responsabili. Fattosi trasferire definitivamente in Sicilia, scopre che l'amico stava seguendo un indagine su alcuni traffici riguardanti appalti e traffico di soldi e decide quindi di continuare , nel tentativo di scoprire il responsabile del duplice delitto....




Serie tv di alcuni anni fa, gradevole e ben fatta anche se dal titolo si può capire che non sia niente di particolarmente nuovo o originale (il titolo stesso sembra rifarsi a "Romanzo criminale", serie del tutto diversa come contenuti)
La storia è ambientata nella Sicilia fine anni '70/primi anni '80, periodo particolarmente drammatico per la lotta alla mafia e  costellato da una lunga scia di sangue e vittime innocenti. Nei vari personaggi e vicende della storia infatti chi conosce la storia a riguardo riconoscerà parecchi personaggi realmente esistiti che hanno contribuito alla lotta in questo campo a volte sacrificando la loro vita. 
Soggetto quindi non propriamente una novità (ammettiamolo, in casa nostra storie di questo tipo si sprecano), ma nonostante ciò la fiction è riuscita seppure non brilli particolarmente nel suo genere. 

Il protagonista, interpretato da un sempre bravo Kim Rossi Stuart un poco ingessato, è un commissario di polizia dal passato tormentato, abile nel suo lavoro ma con una vita privata a pezzi, che viene quasi tirato per i capelli all'interno del mondo delle indagini sulla mafia e che prende consapevolezza della cosa a poco a poco, pagando anche un prezzo alto con la morte di amici e collaboratori fidati. 
Il ritmo della storia è serrato e non concede spazio a sbrodolature (anche se pare impossibile evitare la solita parte sentimentale che anche qui, come in molte storie, sembra totalmente fuori luogo), il che vito il tema della fiction è un bene. Ottima ricostruzione dell'ambientazione dell'epoca.
Non mi ha lasciato molto ma comunque merita.



domenica 28 marzo 2021

Quo vadis?, 1985

 


Regia di Franco Rossi, con Francesco Quinn (Marco Vinicio), Marie Therese Relin (Licia), Klaus Maria Brandauer (Nerone), Christina Raines (Poppea), Frederic Forrest (Petronio), Barbara De Rossi (Eunice), Massimo Girotti (Aulo Plauzio), Philipe Leroy (Paolo di Tarso), Max Von Sydow (Pietro).



Nella Roma di Nerone il comandante Marco Vinicio s’ innamora di Licia, figlia adottiva di un console, la cui famiglia è segretamente cristiana. Deciso dapprima ad averla a tutti i costi,  si scontra con la forte personalità e fede della ragazza, che non cede seppur anche lei innamorata; Marco si avvicina quindi al mondo dei cristiani, dapprima avendo come unico scopo quello di capire come avvicinarsi all’amata. Mentre l’amore vince, le imprese di Nerone diventano sempre più folli e culminano con l’incendio di Roma, in cui Marco riesce a salvare Licia e la sua famiglia. Ma quando l’imperatore dà la colpa di tutto ai cristiani, viene arrestato insieme a loro….


Versione targata Rai del celebre romanzo di  Henrik Sienkiewicz ( 1895), è stato per me una totale delusione. Probabilmente non sono molto imparziale dato che il film del 1951   è uno dei miei favoriti, ma certamente da questo sceneggiato mi aspettavo un pochino di più di quanto ho visto. 

A conti fatti più che una trasposizione del romanzo è una specie di documentario sulla vita nell'antica Roma sotto Nerone, al quale viene restituita una dimensione più complessa rispetto a quella del pazzo a cui la Storia ci ha abituati: fanatico ma allo stesso tempo amante dell'arte, con una sua logica politica figlia del tempo e dell'ambiente in cui vive, anche- se vogliamo- con uan dimensione umana come uomo che ha dovuto sopravvivere fin da bambino in una famiglia di spietati ambiziosi. Anche alla moglie Poppea viene data una dimensione più comprensiva di altri aspetti della sua vita; viene anche introdotto il personaggio della piccola Claudia, figlia della coppia morta ancora bambina, per cui i due personaggi hanno anche una loro dimensione (non scontata) come genitori.


Alla fin fine il vero e proprio protagonista è lui, anche perchè i due giovani attori che impersonano quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti Marco e Licia, Francesco Quinn e Maria Therese  sono davvero incolori e insignificanti: spiace dirlo, ed è anche vero che- per i motivi sopra detti- la sceneggiatura ha comunque messo in disparte i due personaggi, ma ad un certo puto si fa fatica persino a ricordarsi di loro, sopratutto in mezzo ad alcune "vecchie glorie" del cinema mondiale come Max Von Sydow, Philipe Leroy e anche il nostrano Massimo Girotti, i cui personaggi sono dipinti tutti nella loro umanità più autentica, fatta anche di dubbi e cedimenti. Oltre a Nerone tra i personaggi spiccano  Petronio e la schiava Eunice, interpretata da una giovanissima Barbara De Rossi, ma l'attenzione vera e propria del regista, come già detto, è tutta per usi e costumi romani, resi nel modo più veritiero e realistico possibile. 

Forse anche per questo non ha avuto molto successo....


P.S sfogo: ma come mai mi sto riducendo ora a fare le recensioni di quello che ho visto nel lockdown dell'anno scorso?!




lunedì 15 marzo 2021

Il Commissario Montalbano: Il metodo Catalanotti, 2021




Regia di  Luca Zingaretti, con Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Giuseppe Fazio), Angelo Russo (Catarella), Sonia Bergamasco (Livia), Greta Scarano (Antonia).




Carmelo Catalanotti, regista teatrale e fondatore di una sua propria compagnia, viene trovato ucciso in casa propria. Indagando, Montalbano scopre che l'uomo, oltre a essere usuraio, aveva inventato un suo personale metodo recitativo che imponeva a tutti coloro che appartenevano alla sua compagnia e che consisteva nel carpire attraverso vere e proprie torture le emozioni più oscure dell'aspirante attore di turno. Contemporaneamente, c'è da risolvere un caso riguardante Mimì e un misterioso cadavere sparito....


Ancora non mi sembra vero: dopo 23 anni e 37 episodi, anche la serie del Commissario Montalbano è giunta al termine: questo infatti è l'ultimo episodio della serie tv, anche se quella letteraria conta ancora due libri. 

Francamente spero che ci ripensino, e non solo per l'affetto che porto verso questa serie e i suoi personaggi: va bene che la bellezza e il fascino dei primi episodi è ormai da tempo perduta - anche se tutti gli episodi sono comunque belli e valevoli- ma in questo episodio ci sono alcune cose che stonano e che, come episodio conclusivo, lasciano l'amaro in bocca. 

Primo fra tutti, inutile nasconderlo- e scusate lo spoiler (ma tanto visto che non legge nessuno mi permetto di scrivere quello che mi pare)- lo scivolone sentimentale di Montalbano che lo porta a lasciare la povera Livia per la più giovane collega Antonia, e a farlo addirittura per telefono: fatto che ha fatto inorridire migliaia di telespettatori (me compresa), e giustamente. Perchè va bene tutto: va bene che il realismo è importante, va bene che "niente è per sempre" (non sono d'accordo ma non importa), va bene che secondo molti la relazione tra i due era piuttosto particolare visto che non hanno mai nemmeno convissuto (se non per brevi periodi) e di persona non si vedevano nemmeno così spesso vista la distanza...ma a tutto c'è un limite: già la realtà è appunto quella che è, già viviamo in un periodaccio totalmente nero....lasciateci un po' di ottimismo, un filo di speranza, un barlume di serenità almeno nella finzione! E che diamine! 


Oltretutto rappresentare il commissario come il solito uomo di mezza età rimbecillito per la ragazza più giovane e senza particolari attrattive se non la gioventù e la bellezza fisica (ma la buona interpretazione di Greta Scarano ha regalato molto più fascino e consistenza a un personaggio che, letterariamente parlando, era piuttosto insipido), e infine farci vedere in pochissime scene il mitico Catarella non è che si proprio un finale degno di questo nome (come ripeto, il regista ha seguito fedelmente la trama del romanzo, ma nella serie letteraria sono presenti altri due libri....).

Per il resto la trama fila, le vicissitudini di Mimì con un misterioso cadavere che appare e scompare regalano momenti di divertimento all'interno di una storia in cui teatro e realtà s'intrecciano in modo molto stretto; ma come ultimo episodio- al di là di quanto già detto-non soddisfa.  Ripeto, anche se non ho letto gli ultimi due libri spero quindi che ci ripensino. 












venerdì 26 febbraio 2021

Mina Settembre, 2021

 


Regia di  Tiziana Aristarco, con Serena -Rossi (Mina Settembre), Giorgio Pasotti (Claudio ), Giuseppe Zeno (Domenico), Christiane Filangeri (Irene ), Marina Confalone (Olga), Susy Del Giudice (Sonia).


Mina Settembre è un'assistente sociale napoletana che vive con l'anziana madre Olga e la badante Sonia dopo la separazione dal marito Claudio., col quale continua un altalenante rapporto di odio e amore. Nel consultorio dove lavora conosce Mimmo, il nuovo ginecologo, con cui stabilisce un'intesa e che diventa il suo fido alleato nella risoluzione dei vari casi che si presentano di volta in volta.....



Serie tv ispirata da una serie di racconti + un romanzo di Maurizio De Giovanni, nonostante si discosti ampiamente dalla base letteraria gli autori sono riusciti a mantenersi fedeli allo spirito dei personaggi, un po' meno a quello della narrazione in sè. Non avendo letto tutto non posso fare confronti più di tanto, però per quello che so avrei preferito una maggiore aderenza alla versione letteraria e quindi meno puntate.

I due punti di forza della serie a mio avviso sono due: la bellezza di Napoli e la bravura degli interpreti, in particolare della protagonista Serena Rossi che dà volto e corpo all'esuberante Mina, appassionata nel suo lavoro di assistente sociale nel quale crede fortemente al punto di andare a volte a cercarsi i casi (si vede con quel ragazzo tolto da scuola di cui lei cerca di occuparsi nonostante la contrarietà della madre di lui) e nel fare di tutto per aiutare le persone coinvolte. L'attrice napoletana si immedesima in maniera quasi perfetta nel suo ruolo dandoci l'impressione di vedere "la vera" Mina in azione; anche  l'aspetto fisico in questo caso ha aiutato molto nella costruzione del personaggio, dato che Mina è una bellezza semplice e solare di quelle con cui è quasi impossibile non entrare in empatia. Molto bravo anche il resto del cast: Giorgio Pasotti nei panni del marito giudice Claudio, tenace nel voler recuperare il rapporto con la moglie, Giuseppe Zeno nei panni dell'affascinante collega Mimmo, Marina Confalone in quelli della mamma rompiballe (ma con un suo vissuto particolarmente sofferto che si intuisce poco a poco), le amiche Christiane Filangieri e    , e tutti gli altri, anche quelli che compaiono in un singolo episodio. 


Le storie sono accattivanti e trattano svariati temi attuali, certo chiunque abbia una minima conoscenza di questo lavoro sa benissimo che le cose sono più complesse rispetto a quanto mostrato in video, dove spesso si ha l'impressione di avere a che fare con una Wonder Woman che risolve qualunque cosa (dallo sfratto alla perdita del lavoro all'abbandono scolastico al tentativo di suicidio) solo grazie alla propria buona volontà (e a qualche aggancio, diciamocelo) e alla passione per il suo lavoro. Unico difetto- sempre a mio avviso- la caduta di stile sulla risoluzione del giallo riguardante l'amante del padre di Mina (ahimè, risoluzione piuttosto squallida) e qualche tiramolla sentimentale di troppo; non si capisce poi perchè abbiano invertito l'input di base (nei racconti è Mina a tradire il marito, non viceversa). 

Ma è anche vero che, se si fossero basati esclusivamente sul materiale scritto, le puntate non sarebbero state più di quattro, mentre qui si parla già di una seconda serie....





giovedì 14 gennaio 2021

Fratelli Caputo, 2020

 


Regia di Alessio Inturri, con Nino Frassica (Nino Caput), Cesare Bocci (Alberto Caputo), Aurora Quattrocchi (Agata  Caputo),Sara D'amario (Patrizia),Riccardo De Rinaldis (Andrea),Giorgia Boni (Barbara), Riccardo Antonaci (Giacomo), Carmela Vincenti (Rosalia), Andrea Vitalba (Carmela), FRancesco Guzzo (Turi),Giancarlo Commare (Simone).


Nino e Alberto Caputo sono due fratelli che però non si sono mai conosciuti: il loro padre Calogero, Emigrato a Milano, lasciò la moglie Agata rimasta in Sicilia per rifarsi una vita a Milano con un'altra donna, dalla quale ebbe il figlio Alberto. 

50 anni dopo, Alberto Caputo assieme alla moglie  e a figli decide di trasferirsi a Roccatella, paese natale del defunto genitore, per tentare la carriera politica come candidato sindaco, vincendo. Ovviamente incontra per la prima volta anche l fratello e sua madre Agata, e la convivenza fra i due gruppi familiari si preannuncia da subito difficoltosa...



Simpatica fiction andata in onda durante le vacanze natalizie, a dispetto dell'ambientazione estiva della storia raccontata. 

Certo non è niente di nuovo e anzi, alcune trovate sono abbastanza trite e ritrite: va bene mettere in scena le differenze culturali tra Nord e Sud, ma possibile che nel 2020 faccia ancora ridere vedere siciliani presi presi da schifo assoluto se vedono un piatto di risotto alla milanese? Per non parlare dello storico "da voi c'è la nebbia" stile Totò e Peppino..penso che un po' di aggiornamento da questo punto di vista non guasterebbe.

Per il resto però la storia mi ha divertito, seppure parta da una triste premessa: 50 anni fa Calogero Caputo (che per breve periodo era stato sindaco del suo paese, Roccatella) emigrò a Milano dove conobbe una donna più giovane e per lei lascio la moglie Agata e il figlio Nino, rimasti in Sicilia. Con la nuova moglie ebbe un secondo figlio, Alberto, ma col primogenito non ebbe mai più alcun contatto.

Ai giorni nostri è proprio Alberto, benestante e con una bella famiglia, a decidere di dare una svolta alla propria vita adando alla riscoperta delle sue origini: si trasferisce in Sicilia candidandosi proprio a sindaco di Roccatella e incontrando così per la prima volta il fratello Nino, che al contrario vive ancora con la madre nella casa natale ed è diventato uno squattrinato impresario per artisti improvvisati e non troppo talentuosi. Dato che Alberto e famiglia vanno a vivere nella casa natale del padre, lo scontro tra milanesi e siciliani (dovuto anche alla particolare situazione familiare) è assicurato, ma un poco alla volta subentrano anche affetto e collaborazione e come finir si può facilmente intuire. 

Tutto sommato la storia è carina e ben raccontata, merito anche non solo dei due protagonisti Cesare Bocci e Nino Frassica, ma anche dei comprimari, tra cui spiccano Agata, l'anziana e dispotica madre di Nino (con valide ragioni per odiare inizialmente i milanesi), moglie e figli di  Alberto (anche se la figlia è stata piuttosto antipatica nella maggior parte delle volte!), e Carmela, la corteggiatrice di Nino che chissà non possa un giorno spuntarla....

A me è piaciuta e spero che facciano una seconda serie.




venerdì 14 agosto 2020

I bastardi di Pizzofalcone , 2017



Regia di Carlo Cadei (stagione I), Alessandro D'Alatri (stagione II), con Alessandro Gassman (Giuseppe Lojacono), Carolina Crescentini (Laura Piras), Massimiliano Gallo (Luigi Palma), Tosca D'Aquino (Ottavia Calabrese), Gennaro Silvestro (Francesco Romano), Simona Tabasco (Alex Di Nardo), Antonio Folletto (Marco Aragona),Alessia Lamoglia (Marinella), Serena Iansiti (Rosaria), Gioia Spaziani (Letizia),Irina Muntenau (Irina).




L'ispettore Giuseppe Lojacono, ingiustamente allontanato dalla Sicilia a causa delle false accuse di un mafioso che lo hanno gettato in cattiva luce, viene trasferito a Napoli al commissariato di Pizzofalcone, il più disastrato della città, i cui agenti sono soprannominati addirittura "bastardi", in quanto scarti di altri commissariati più quotati. A formare la squadra ci sono Ottavia, madre di un figlio autistico, Giorgio, il membro più anziano afflitto  da alcune manì e che conduce in segreto una privata indagine su un presunto serial killer, Francesco, trasferito per il carattere collerico che non riesce a controllare, Alex amante delle armi e Marco, un raccomandato per cui questa è l'ultima possibilità di stare in polizia.
A tutti loro è affidato il difficile compito di convincere chi di dovere che Pizzofalcone merita una seconda opportunità....




Tratta dai romanzi della serie omonima dello scrittore Maurizio De Giovanni, è una serie tv in due stagioni di cui si appresta a iniziare la lavorazione della terza. Da un certo punto di vista l'impianto è quello un po' classico delle serie tv e film polizieschi   ma il risultato e le storie sono molto gradevoli e questo ne fa una serie apprezzabile, anche grazie alle  buone interpretazioni degli attori.
I protagonisti vengono chiamati "i bastardi" in quanto rappresentanti del peggio della loro categoria lavorativa (o almeno questo si dice come motivazione, un po' tirata a mio avviso): sono uomini e donne segnalati per aver creato problemi sul lavoro e finiti- come ultima possibilità- in quello che viene ritenuto il peggiore commissariato di Napoli. Sono, insomma, degli scarti. Di alcuni di loro i problemi comportamentali sono ben evidenti: Francesco ha un carattere collerico che lo porta ad alzare le mani piuttosto spesso, Alex è una giovane poliziotta con la passione per le armi e abilissima nell'usarle, anche se forse un po' troppo propensa nel farlo, Marco è entrato in polizia tramite raccomandazione . 
Oltre a ciò devono pesa sulle loro spalle un brutto caso di corruzione causato dai poliziotti presenti prima di loro (e rimossi). 
Comunque sia il gruppo non parte bene, visto che il commissariato è considerato talmente scadente che rischia la  chiusura: cosa che verrà evitata dopo che, con l'arrivo di Lojacono (evidentemente rappresentante della classica "nuova linfa"), alcuni casi difficili o postisi all'attenzione della cronaca verranno brillantemente risolti. 
Come dicevo impianto un po' classico, anche se i casi trattati a mio avviso talvolta si rendono interessanti e non banali da seguire: come già nei casi della serie di Montalbano il fattore più importante sembra essere sempre e comunque il lato umano, parallelamente allo sviluppo delle storie personali dei protagonisti e dei rapporti tra di loro. 
E qui inevitabilmente entrano in gioco le capacità degli attori,che ho trovato tutti quanti molto bravi nel tratteggiare pregi e difetti dei loro personaggi. Personalmente ognuno di loro mi è rimasto impresso per qualcosa: Lojacono per la sua serietà nel lavoro e per il rapporto con la figlia, Ottavia per il dolore causato dalla malattia del figlio, Alex per il difficile rapporto con i genitori e la difficoltà nel trovare un equilibrio con sè stessa e con gli altri, Marco per la voglia di farsi apprezzare nonostante la raccomandazione...ognuno ha dei lati positivi e negativi, sono personaggi con una forte umanità resi molto bene dai loro interpreti.
Una cosa che personalmente non ho apprezzato è la storia tra la Piras e Lojacono (io preferisco la proprietaria del ristorante), mi è sembrata molto tirata e non vedo proprio in coppia la Crescentini e Gassman. 
So che ora si sta realizzando la terza serie, la cui lavorazione è stata finora sospesa per la pandemìa in corso. Vedremo quando riusciremo a vederla!


sabato 13 giugno 2020

Imma Tataranni- Sostituto Procuratore, 2019


Regia di  FRancesco Amato, con Vanessa Scalera (Imma Tataranni), Massimiliano Gallo (Pietro De Ruggeri), Alice Azzariti (Valentina De Ruggeri), Alessio Lapice (Ipazio Calogiuri), Barbara Ronchi (Diana De Santis), Carlo Buccirosso (Alessandro Vitali), Lucia Zotti (Nonna Brunella), Antonio Gerardi (Don Mariano).


Imma Tataranni è il sostituto procuratore della Repubblica di Matera. Donna forte, determinata e stravagante, vive con il marito Pietro e la figlia Valentina. Imma è una donna che "si è fatta da sè" e ha un rigoroso senso della moralità per cui non fa sconti a nessuno, nè sul lavoro nè in famiglia, ma questo purtroppo la rende invisa a molti...





Simpatica fiction italiana a tema giallo ma stavolta con un'insolita protagonista femminile.
Imma Tataranni infatti non si può certo definire una donna come tutte le altre: carattere esplosivo e più che deciso, fisico non proprio da vamp e per di più look e gusti che definire stravaganti è un eufemismo, la sua voglia di combattere le ingiustizie l'ha portata fin da ragazzina a intraprendere la strada che poi l'ha portata a diventare Sostituto procuratore della Repubblica a Matera, nella sua terra natale.
Una strada non priva di sacrifici e tutt'ora irta di difficoltà, e non solo per via della criminalità mafiosa che infesta quelle zone, ma anche per intrighi e beghe interne ai meccanismi della Procura, a cui Imma nella sua trasparenza non sa proprio sottostare, e di cui rischia sempre di essere la prima vittima, insofferente com'è alle imposizioni della burocrazia e alle "furbizie" che spesso si utilizzano nel pubblico per fare carriera, sistemare qualche parente ecc. 
Imma è corretta fino al punto di sembrare esagerata, ma non è certo priva di dubbi a riguardo anche se alla fine il suo modo di comportarsi viene confermato come il più giusto. Il suo animo vulcanico si concilia perfettamente con l'essere una donna molto affettuosa e amorevole con familiari e sottoposti (sopratutto il carabiniere Calogiuri per il quale Imma arriva a provare un piccolo sentimento platonico). 

Accanto a lei il fedele marito Pietro, paziente nel supportare (e sopportare, talvolta) la moglie che tra l'altro è anche molto gelosa, la figlia Valentina, adolescente problematica che sta cercando la sua strada, e la mamma Brunella pian piano prenda dell'alzehimer ma che nei pochi momenti di lucidità fa rivelazioni scioccanti che getteranno la figlia nell'angoscia di un mistero riguardante la sua nascita, e che potrebbe aver risolto solo in parte. 
Le storie "gialle" raccontate nelle puntate sono quasi sempre storie di miserie umane prima di tutto, ma Imma si dovrà scontrare anche con la mafia, che ucciderà Don Pietro, sacerdote con cui il Sostituto Procuratore collaborava contro di essa. La mescolazna tra giallo, commedia e dramma secondo me è ben dosata al punto di non annoiare lo spettatore invogliandolo a continuare a seguire la serie. Semmai ho poco sopportato il personaggio della figlia: ok essere adolescenti, ma una ragazzina capricciosa che urla e sbatte i piedi perchè i genitori non le comprano il cellulare da 500 euro o perchè l'insegnante l'h spostata di banco dividendola dalla migliore amica l'avrei volentieri presa a sberle. Dopo un po' migliora, speriamo bene.