Regia di Michele Soavi, con Lino Guanciale ( Mario Tobino), Grace Kicaj (Margherita Lenzi), Gaia Messerklinger (Paola Levi), Fabrizio Biggio (Guido Anselmi), Irene Muscara (Lella).
1944: Mario Tobino è un giovane psichiatra, da poco arrivato all'ospedale psichiatrico femminile di Magliano, dove cerca di instaurare con le pazienti un rapporto umano basato su teorie innovative che cercano di restituire dignità e ascolto alle ricoverate. Questo gli causa qualche problema con alcuni colleghi conservatori, anche se il primario è bendiposto nei suoi confronti condividendone in linea di massima l'operato.
Tra le pazienti c'è Margherita, una giovane donne mandata lì a causa del cattivo rapporto con marito, suocera e cognate; dubitando della sua follia, Tobino cerca di venire a capo della sua storia....
Più che "liberamente ispirato", bisognerebbe dire "mooooooolto liberamente ispirato" al romanzo "Le libere donne di Magliano" di Mario Tobino ( ), tant'è vero che hanno troncato pure il titolo della fiction; e la cosa come spesso accade non è di mio gradimento.
Come ho spesso detto, capisco che la trasposizione di un'opera letteraria debba necessariamente differenziarsi dal testo per alcuni aspetti, ma stravolgere totalmente la storia (e relativo significato) per farne una fanfiction anche no, grazie. Può funzionare magari per un prodotto come "Sandokan", ma in questo caso abbiamo un tema serio e doloroso, la vita delle donne in un manicomio femminile degli anni '40, e un'operazione di questo tipo stravolge totalmente il senso della storia concentrando l'attenzione, piuttosto che sulla condizione delle donne nei manicomi dell'epoca, sull'eterna lotta tra nazifascisti e antifascisti; tema importantissimo e sempre doveroso raccontarlo, per carità, ma comunque visto e stravisto in tutte le salse possibili e immaginabili, per una volta si poteva pure tralasciarlo.
Difatti in questo caso le problematiche delle pazienti, del personale e delle cure dell'epoca per i cosiddetti disturbi mentali (che spesso non lo erano) finiscono per fare da sfondo ad una banale "spy story" di lotta contro i nazisti e alla solita ancora più banale e ridicola storia "d'amore" tra il medico e la paziente bella e tormentata, chiusa in manicomio perchè vittima di un complotto familiare che il medico cercherà di smascherare (ma non fa la stessa cosa per le altre pazienti, pur interessandosi di loro). Per non parlare della puntata finale, che scade rovinosamente nel grottesco e diventa quasi inguardabile.
Mi spiace per gli attori, bravi e che la loro parte la fanno: un plauso in particolare a tutte le attrici che hanno interpretato i ruoli delle varie pazienti: ruoli scomodi, difficili, sofferti, donne spesso vittime di abusi e maltrattamenti che avrebbero avuto bisogno di essere aiutate in tutt'altro modo e che invece venivano rinchiuse in luoghi dove finivano per rimanervi a vita. Donne con sentimenti, vite interiori, e nonostante tutto desideri, che cercano di costruire una loro normalità in un contesto terribile.



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