Regia di Pif, con Pif (Arturo), Giusy Buscemi (Flora), Carlos Hipolito (Papa Francesco), Francesco Scianna (Tommaso)
Arturo, agente immobiliare quasi ateo a con la passione dei dolci siciliani, si innamora di Flora, giovane pasticciera specializzata proprio in cannoli, cassate, iris alla ricotta & Co. Unico problema, la giovane donna è cattolica praticante, e tiene molto alla sua fede. Mentre pensa al da farsi, Arturo trova un aiuto insperato: Papa Francesco in persona gli appare con consigli e suggerimenti per diventare un buon cristiano.....
Tratto dall'omonimo libro (2018) di Pif, una gradevole commedia che affronta un tema niente affatto banale, a mio avviso: cosa significa essere un buon cristiano nella società odierna.
Pur non essendo atea, non sono molto religiosa e non frequento la chiesa, come molti al giorno d'oggi: tuttavia non ho quel rancore che molti hanno nei confronti dei cattolici e della fede. Ho quindi apprezzato questo film prima di tutto per come racconta in modo veritiero l'incoerenza di molti cattolici, la difficoltà di esserlo e anche di interpretare insegnamenti di duemila anni fa. Il simpatico Arturo (a proposito, ho notato che nei suoi film i protagonisti si chiamano sempre "Arturo"e "Flora", chissà perchè? Probabilmente sono due nomi a lui cari per qualche motivo) non sembra avere particolari qualità a parte una: la sua passione per i dolci che lo rende istintivamente un esperto nell'arte dolciaria. Per lui, i dolci sono come una colonna sonora della sua vita, e sinceramente ho invidiato il suo essere magro come un chiodo nonostante la quantità di dolci sbafati durante la durata della pellicola, oltre alla forza del suo apparato digerente nel sopportare tutto ciò. Ma quando si innamora ce la mette veramente tutta per conquistare la donna amata, la pasticcera Flora, che sarebbe proprio l'ideale per lui se non fosse per un particolare: è una cattolica praticante e molto religiosa, contrariamente ad Arturo che ha pregato per l'ultima volta 40 anni prima, in occasione dei Mondiali dell'82.
Per conquistarla Arturo arriva a fingersi talmente devoto da accettare di rappresentare Gesù in una via Crucis che si rivelerà tragicomica e che sopratutto rivelerà l'inganno: ma in soccorso di Arturo arriva una guida spirituale molto particolare: Papa Francesco, che inizialmente il protagonista scambia per una visione allucinogena provocata da un indigestione di 35 "sciù". Il Pontefice consegna ad Arturo un Vangelo dicendogli che contiene tutto qunto occorre per essere un buon cristiano. Certo, dopo questa parte si può facilmente intuire dove si andrà a parare: l'ipocrisia m spesso anche la fatica (per chi ne è veramente intenzionato) di mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù penso siano noti a tutti, piuttosto ho notato che a questo punto il film si perde un po' e la storia comincia a essere "tirata via", come se l'autore in realtà non sapesse davvero come concludere il tutto.
Tutto ciò non ha inficiato la visione del film, in cui le scen migliori sono sicuramente le interazioni tr Arturo e Papa Francesco (non viene mai specificato il nome ma si capisce perfettamente che sia lui).
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