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lunedì 19 maggio 2025

Fatti di gente perbene, 1974


 Regia di Mauro Bolognini, con Catherine Deneuve (Linda Murri ), Giancarlo Giannini (Tullio Murri ),Fernando Rey (Augusto Murri), Giacomo Rossi Stuart (Riccardo Murri), Paolo Bonacelli (Francesco Bonmartini), Rina Morelli (Giannina Murri), Tina Aumont (Rosina Bonetti), Corrado Pani (Pio Naldi), Ettore Manni (Carlo Secchi).



Bologna, 1902: il conte Francesco Bonmartini viene ritrovato assassinato in casa sua, inizialmente si pensa a un delitto passionale visto il ritrovamento di alcuni indumenti femminili nella sua camera da letto. Poco dopo però Tullio Murri, cognato del conte in quanto fratello della moglie Linda, confessa l'omicidio. Tullio e Linda sono figli di Augusto Murri, uno dei più noti luminari dell'epoca in Italia e all'estero; inevitabile quindi che la vicenda si trasformi in uno dei più noti casi mediatici dell'epoca, che rimarrà nella storia del crimine italiano......



Il film ripercorre un celebre caso di cronaca italiano, il "Delitto Murri", avvenuto a Bologna nel 1902, che fece parlare l'Italia per anni.

Molto accurato esteticamente, si limita a raccontare i fatti con uno stile asciutto ed essenziale che però sacrifica parecchio della psicologia dei personaggi, che risultano piuttosto patinati; si può notare qualche concessione ai pettegolezzi dell'epoca, che facevano illazioni su un presunto legame incestuoso tra i due fratelli Murri ma che appunto rappresentarono solamente delle falsità. 

Nonostante la figura del debosciato Bonmartini venga piuttosto annacquata, il film rende molto bene l'idea dell'ambiente in cui il delitto maturò. 

Tra gli attori figura Kim Rossi Stuart, allora bambino, assieme alla sorella Loretta: i due bambini interpretano Maria e Federico,  i figli di Linda Murri e Francesco Bonmartini.

Nel 1975 il film vinse il David di Donatello e il Nastro D'argento come miglior film. 







mercoledì 24 maggio 2023

No grazie, il caffè mi rende nervoso, 1982


 REgia di Lodovico Gasparini, con Lello Arena (Michele), Massimo Troisi (sè stesso), Maddalena Crippa (Lisa)

A Napoli, l'organizzazione del Festival "Nuova Napoli" è turbata dai messaggi di un misterioso personaggio (che si firma "Funiculì Funiculà") che minaccia di uccidere chiunque vi partecipi.

Quando alcuni dei partecipanti vengono effettivamente ritrovati cadavere, i giornalisti Lisa e Michele decidono di indagare...




Insolito film nella filmografia di Massimo Troisi e un po' anche nel panorama del cinema italiano degli anni '80, a quanto ho capito rappresenterebbe la parodia del genere horror/Thriller in voga nel decennio precedente,

Nonostante a tratti abbia avuto personalmente la sensazione di una storia strampalata il film è godibile, lascia anche una certa suspence sull'identità del killer misterioso (o almeno, per me è stata una sorpresa), inoltre vedere in coppia due grandi artisti come Troisi e Lello Arena, oltretutto nei loro anni migliori, è un piacere a prescindere. A distanza di 41 anni poi posso dire che di fronte a certe cose capisco perfettamente la reazione del killer XD





giovedì 13 aprile 2023

La moglie più bella, 1970


 Regia di Damiano Damiani, con Ornella Muti (Francesca Cimarosa), Alessio Orano (Vito Juvara), Tano Cimarosa (Gaetano Cimarosa), Franco Tranchina (capitano dei Carabinieri)


Sicilia, fine anni '60: Francesca è una 14enne figlia di contadini, che aiuta la famiglia lavorando come ricamatrice di corredi. Di lei si innamora, ricambiato, Vito Juvara, giovane boss della mafia locale in ascesa: dopo un primo periodo di felicità però viene a galla il carattere violento di lui e Francesca decide di lasciarlo. Vito allora la rapisce, violentandola, per costringerla poi a sposarlo secondo le usanze dell'epoca: ma Francesca si ribella e rifiuta, cercando l'aiuto dei carabinieri....




Ispirato alla vicenda (accaduta qualche anno prima) di Franca Viola (ragazza siciliana che per la prima volta rifiutò il matrimonio riparatore e portò avanti la denuncia contro il suo rapitore), il film vede come protagonista la 14enne esordiente Ornella Muti.

La vicenda è parecchio romanzata e un po' a livello fotoromanzo, nonostante ciò denuncia molto bene il clima della Sicilia dell'epoca in cui ancora avvenivano queste cose.


Devo essere sincera, non sono ancora riuscita a classificare Ornella Muti come attrice (mi piace?, non mi piace? è Brava o meno? in quali ruoli funziona meglio?), tuttavia ritengo questo suo ruolo d'esordio abbastanza efficace, probabilmente perchè riesce a rispecchiare la figura della protagonista, una ragazzina ingenua e sognatrice che si lascia affascinare dal belloccio di turno, ma quando poi si rende conto con chi ha a che fare per davvero (a proprie spese, visto che viene violentata per costringerla al matrimonio riparatore) trova la forza di ribellarsi, pur essendo inizialmente abbandonata anche dai familiari. In questo senso appare diversa, non solo fisicamente parlando, dal resto dei personaggi, probabilmente la cosa è voluta per sottolineare il contrasto.

In sottofondo riecheggia la tragedia del terremoto del Belice(1968): se non sbaglio il film è stato girato da quelle parti, inoltre parecchi personaggi (compresi la protagonista e i suoi familiari) vivono nelle baracche in quanto terremotati.




mercoledì 1 marzo 2023

Il federale, 1961


Regia di Luciano Salce, con Ugo Tognazzi (Primo Arcovazzi ), George Wilson (Erminio Bonafè ), Stefania Sandrelli (Lisa ), Elsa Vazzoler ( ), Gianni Agus ( ).

1944: Primo Arcovazzi, fascista della milizia, viene incaricato di arrestare e scortare fino a Roma Erminio Bonafè, professore di filosofia oppositore del regime; se tutto andrà a buon fine, Arcovazzi realizzerà il suo sogno di diventare federale.
Lungo la strada tra il serio antifascista e l'aspirante federale (fascista ma sempliciotto e non cattivo) si stabilisce una specie di amicizia e solidarietà, determinata anche dalle varie difficoltà che si troveranno ad affrontare assieme durante il viaggio; anche perchè a loro insaputa nel frattempo gli americani sono entrati a Roma liberandola....


Uno dei tanti (ottimi) classici del cinema italiano che tratta il tema dell'antifascismo, forse meno conosciuto rispetto a titoli come "La marcia su Roma" o "Tutti a casa", ma sicuramente non meno incisivo, e da un certo punto di vista anche coraggioso.


Ugo Tognazzi interpreta un personaggio che potrebbe essere gemello di quello interpretato in "La marcia su Roma": un fascista di comodo, ovvero ha aderito al partito senza una vera convinzione personale ma attratto (come molti all'epoca) dall'altisomante propaganda che prometteva benessero e successo per tutti. E difatti nel compito che gli vene affidato intravede l'agognato riscatto sociale, dato che gli è stata promessa la carica di federale. 


Un uomo totalmente all'opposto del secondo personaggio, Erminio, professore di filosofia da sempre oppositore del regime, uomo colto e con una grande sensibilità che gli permette da subito di non odiare il suo- peraltro bonario- carnefice e di vedere al di là della divisa e del suo ruolo, l'uomo. Un personaggio con una grande forza morale che si esprimerà sopratutto nel finale, che assieme al suo opposto formano una tipica Strana coppia" in un viaggio "on the road"attraverso un'Italia devastata dalla guerra e alla vigilia di un enorme cambiamento,dato che nel corso della storia ci srà lo sbarco alleato e la liberazione di Roma; in pochi giorni la situazione si ribalterà, mentre i vari personaggi che compaiono nel film rimarranno per vari giorni in una specie di strano limbo senza notizie. 
Una commedia dai toni drammatici profonda e toccante. 













martedì 10 gennaio 2023

Angeli con la pistola (Pocketful of miracles), 1961

 


Regia di Frank Capra, con (Dave Conway, detto "Lo Sciccoso"), Bette Davis (Annie), Peter Falk (Carmelo), Hope Lange (Regina), Ann Margret (Louise), 


New York, anni '30: Dave lo Sciccoso è un gangster che ogni mattina ha l'abitudine di comprare una mela da Annie, una povera venditrice ambulante, convinto che gli porti fortuna. 

La donna ha una figlia, Louise, cresciuta in un collegio in Spagna e convinta che la madre sia una persona importante dell'alta società newyorchese (cosa che la stessa Annie le ha raccontato per anni tramite lettera). Un giorno la mendicante riceve dalla figlia una notizia: la giovane si è fidanzata con il figlio di un conte, e presto arriverà a New York assieme al fidanzato e ai genitori di lui per far loro conoscere la madre. 

Annie è disperata ma Dave, venuto a conoscenza della cosa, assieme alla sua banda decide di aiutarla....


Remake del film "Signora per un giorno" ( ) diretto dallo stesso Capra, è l'ultimo film del regista che si ritirò dalle scene poco dopo. Nonostante non sia famosissimo e non troppo apprezzato dalla critica, è una bella storia di buoni sentimenti, seppure altamente improbabile; in realtà è molto meno zuccherosa di quanto appaia in superficie, basta notare questo: Dave e i suoi aiutano Annie, certo...ma solo finchè la figlia rimane a New York. Quando Louise torna in Spagna, tutto torna come prima e Annie continuerà a vendere mele all'angolo della strada, sola con i suoi sogni. Unica concessione al lieto fine classico, la redenzione dello stesso Dave. 


Tuttavia è un film davvero godibile sopratutto in questo periodo di festività, e in generale in periodi duri come quello che ormai da tempo stiamo vivendo; una storia che per due ore circa ci infonde ottimismo e ci fa sognare una società dove anche un gruppo di gangster possono dimostrarsi umani e spendersi per una buona causa, dove anche una povera venditrice di mele per un giorno può avere il momento del suo riscatto e dove sua figlia, nonostante tutto, riuscirà a sposare il figlio di un conte (e pazienza per le enormi incongruenze che proprio questa parta della storia presenta, ed è forse quella che ne presenta di più all'interno del film). Tra gli attori, tutti ottimi, si segnala un giovane Peter Falk pre- Tenente Colombo.

Sì, è anche questo il cinema che mi piace!







giovedì 27 ottobre 2022

Il conte Tacchia, 1982


Regia di Sergio Corbucci, con Enrico Montesano (FRancesco Puricelli detto "Conte Tacchia" ), Vittorio Gassman (Torquato Terenzi ), Zoe Chauveau (Fernanda), Ninetto Davoli (Ninetto), Paolo Panelli (Alvaro Puricelli)

Roma, 1910: Francesco Puricelli detto Checco, figlio di un falegname, sogna di diventare nobile; per questo viene soprannominato ironicamente "Conte Tacchia" dagli altri abitanti del quartiere. L'unico rapporto che il giovane ha con la nobiltà è l'amicizia con il vecchio principe Terenzi, che però vive in ristrettezze in quanto il suo nome è decaduto da tempo. Alla morte del principe Checco ne diventa l'erede ma nobiltà vera lo osteggia....





Simpatico film di ormai 40 anni fa che sulla falsariga del contemporaneo "Marchese Del Grillo" ridicolizza la nobiltà romana dei primi del '900 in modo forse un po' stereotipato: abbiamo da una parte  i nobili tutti stroxxxi, depravati, corrotti e disonesti, mentre dall'altra un popolano, sognatore, sempliciotto (ma non certo stupido), simpatico ecc...che però non si fa certo scrupolo, pur di raggiungere il proprio obiettivo, di abbandonare il proprio padre e di ingannare la donna che ama che però è solo una popolana e quindi poco utile al suo scopo.
Il personaggio e peraltro ispirato a una fgura realmente esistita: Adriano Bennicelli, nobile romano vissuto fra il 1860 e il 1925  la cui famiglia si era arricchita con il commercio del legno (Tacchia in romano signfica "pezzo di legno").
Molto bravo Montesano che interpreta senza sforzo (nel senso che gli viene naturale) un personaggio vicino a quelli tipici della sua lunga carriera, ma Gassman e Paolo Panelli sono una spanna  superiore a lui. 












giovedì 15 settembre 2022

Anna, 1951


Regia di Alberto Lattuada, con Silvana Mangano (Anna), Raf Vallone (Andrea), Vittorio Gassman (Vittorio), Patrizia Mangano (Luisa), Gaby Morlay (Madre Superiora).

Suor Anna è una giovane novizia che lavora in un ospedale di Milano, apprezzata da medici, pazienti e anche dalla severa Madre Superiora per la sua competenza e umanità. Un tempo la sua vita era molto diversa: faceva la ballerina in un night ma dopo aver conosciuto Andrea, giovane di buona famiglia, si era fidanzata lasciando quel mondo e preparandosi a una vita di "signora perbene". Nella sua vita era però ricomparso l'ex amante Vittorio....




Film campione d'incassi all'epoca dell'uscita al cinema e per molto tempo accomunato al filone strappalacrime che in realtà verrà inaugurato due anni dopo con "Catene", già dal titolo ci mostra una forte figura femminile, una donna vittima delle proprie passioni e divisa fra di esse anche quando si trova nella condizioni di novizia (da cui potrebbe recedere dato che non ha  ancora preso i voti), vittima anche della propria bellezza e sopratutto dell'immagine che tutti hanno di lei. O forse sarebbe meglio dire che tutti la vorrebbero vittima, mentre lei sta compiendo un percorso che nel finale a sorpresa mostra agli spettatori quanto invece si sia affrancata anche dal vittimismo, prendendo una decisione che- seppure in linea con i dettami dell'epoca- è davvero frutto di una libera scelta: paradossalmente solo grazie al velo Anna diviene libera di essere sè stessa. 

Accomunato a "Riso amaro" per via della tripletta di protagonisti che tra l'altro riprendono lo stesso ruolo, è un film che pur puntando principalmente sul genere melò, vira in molti momenti anche sul noir (come si nota da vari dettagli tecnici tipo inquadrature, primi piani, uso delle luci), sempre all'interno del cinema popolare italiano nel suo periodo migliore. Attori in gran forma, anche quelli in ruoli minori: su di tutti primeggia - come è giusto- una sfavillante Silvana Mangano in quello che, a mio avviso, è uno dei ruoli migliori della sua carriera non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico. 
Parte del film è girata all'interno dell'ospedale Niguarda di Milano, di cui viene mostrata l'efficienza e la modernità per l'epoca; il film è uno di quelli citati in "Nuovo cinema Paradiso", per la precisione è il fil che viene proiettato alla riapertura del cinema dopo l'incendio. 









sabato 18 settembre 2021

Le due strade (Manhattan Melodrama), 1934

 


Regia di W.S.Van Dyke, con Clark Gable (Blacky Gallagher),William Powell (Jim Wade), Myrna Loy (Eleonor Parker),Leo Carrillo (padre Joe),Thomas E. Jackson (Richard Snow).


Due bambini, Blacky e Jim, si salvano dall'incendio della nave su cui viaggiavano con le loro famiglie, rimanendo orfani; vengono cresciuti da padre Joe, anche lui sopravvissuto al disastro. I due, grandi amici, crescendo prendono strade diverse: Blacky prende la strada del gioco d'azzardo e della delinquenza, diventando ricco grazie a una serie di locali di questo tipo, Jim invece studia con grandi sacrifici fino a laurearsi in legge e diventare braccio destro del procuratore e in seguito, candidato sindaco....



Come recita il titolo originale, è un tipico melodramma hollywodiano dei suoi tempi nel senso buono della parola:  una storia classica un po' strappalacrime e moralizzatrice che però trova il proprio punto di forza negli ottimi interpreti, all'epoca fra i più amati attori di Hollywood.


La vicenda in sè non è particolarmente originale: abbiamo l'eterna rivalità tra bene/male, giusto/sbagliato, due amici che incarnano entrambe le opposte tipologie e che da adulti si trovano inevitabilmente su fronti opposti: uno uomo di legge, l'altro gangster. Aggiungiamoci che fra i due inevitabilmente il più affascinante è il secondo, interpretato dall'ottimo Clark Gable in un ruolo che sembra fatto apposta per lui.  La loro amicizia non verrà mai meno, nemmeno quando Jim sposerà la ex fidanzata di Blacky, che lo aveva lasciato perchè contraria al suo modo di vivere: e non verrà meno neanche nel momento più estremo , giacchè entrambi si conoscono perfettamente a vicenda, sanno che non possono essere diversi da come sono, perchè sarebbe un tradimento verso sè stessi e anche verso la propria amicizia. Sono in un certo senso, due anime gemelle (ovviamente non in senso amoroso).

Toccante la parte finale in cui Blacky affronta la morte con serenità e coerenza verso i suoi ideali. 

Un vecchio film di quelli che conquistano, veramente godibile.

"Le due strade" è citato nel film "Nemico pubblico" del 2009 con Johnny Depp nel ruolo di John Dillinger: è infatti il film che il gangster andò a vedere prima di essere ucciso all'uscita dal cinema dagli agenti dell'FBI che lo stavano seguendo da mesi. A quanto pare l'enormità del fatto all'epoca ebbe molta influenza anche sul successo del film, tanto che anche la produzione usò il fatto di cronaca nel proprio battage pubblicitario. 













venerdì 20 agosto 2021

Pane, amore e fantasia, 1953


Regia di Luigi Comencini, con Vittorio De Sica (Antonio Caretenuto), Gina Lollobrigida (Maria De Ritis, detta La Bersagliera ), Roberto Risso (Pietro Stelluti),Marisa Merlini (Anna Mirziano),Tina Pica (Caramella), Virgilio Riento (Don Emidio).

Secondo dopoguerra: il maresciallo Antonio Carotenuto viene trasferito in un piccolo paesino dell'Italia centrale, dove dirigerà la locale stazione dei Carabinieri. Qui la vita scorre monotona e tranquilla, ravvivata dall'incontro con alcuni paesani: oltre all'eccentrica domestica Caramella al suo servizio, vi sono la giovane "Bersagliera", una bella ragazza dal carattere vivace e la levatrice Anna, di cui il maresciallo si innamora.....






Ancora oggi uno dei film più amati dagli italiani (viene spesso riproposto in tv), è il capostipite di quel filone denominato "neorealismo rosa" che tanto successo di pubblico ebbe negli anni '50 ed ebbe il merito- tra le altre cose- di lanciare nell'Olimpo delle star la giovane Gina Lollobrigida, fattasi già notare in Italia nel biennio precedente con i film "Fanfan la Tulipe" e "Altri tempi" di Blasetti.
Un film che molti hanno ancora nel cuore sia perchè racconta un Italia che non c'è più: semplice, fatta di piccole vicende di paese dove il parroco e il maresciallo dei carabinieri rappresentano autorità rispettate e  indiscusse, dove la popolazione era da poco uscita dai dolori della guerra ma guardava al futuro con fiducia di costruirne uno migliore, quanto appunto non mancava la speranza per farlo (simbolica a questo proposito la scena che dà il titolo al film: il maresciallo vede un povero che mangia da solo, gli chiede "cosa mangiate?", "pane. marescià"; "pane e cosa?" e l'altro "....e fantasia", perchè non aveva null'altro da mettere insieme).

Dove anche un asino poteva rappresentare un bene primario  e dove i sentimenti sono il pretesto per mettere in atto schermaglie non solo amorose ma anche sociali, politiche e di amicizia. Il tutto sottolineato dall'uso in larga parte del dialetto (spesso diverso a seconda della provenienza dei vari personaggi)
A proposito dei personaggi mi è spesso capitato di leggere in varie recensioni che sono degli stereotipi, anche se in senso buono: non sono del tutto d'accordo, è vero che certe figure ricorrono molto nel nostro cinema anche oggi, ma - per quanto mi riguarda- dai racconti che ho sempre sentito di quell'epoca da parte dei parenti e degli anziani che conosco la vita e le persone del tempo erano anche così (ovviamente, anche allora c'era il brutto così come il bello). 
Sono affezionata a questo film perchè fa parte del mio personale percorso della mia vita da cinefila fin dall'infanzia, quando non perdevo occasione di vederlo perchè mi faceva molto ridere la Bersagliera (in particolare in una scena dove, a cavallo dell'asino, fa le corna)  e anche la domestica Caramella, inflessibile e impicciona, la solita stupenda Tina Pica; quindi tra gli attori non saprei bene quale ricordare perchè li ho amati e li amo davvero tutti, dal mitico maresciallo farfallone ma di buon cuore Vittorio De Sica alla levatrice Marisa Merlino al timido carabiniere veneto Roberto Risso (scomparso alcuni anni fa) che finisce per conquistare il cuore della vulcanica Bersagliera, e perchè no....anche il simpatico asino è un ottimo comprimario e ha un ruolo di non poca importanza nella storia!


Ecco, alla fine li ho comunque nominati e mi è pure venuta voglia di rivederlo, per la milionesima volta.....:)
Il film, campione d'incassi nell'anno cinematografico 1953/'54, ha avuto una nomination agli Oscar come miglior soggetto, vinse l'orso d'argento al Festival di Berlino e Gina Lollobrigida vinse il Nastro D'Argento come migliore attrice protagonista. Ha avuto tre seguiti: "Pane, amore e gelosia" ( 1954), "Pane amore e...." (1955, dove la Lollobrigida viene sostituita dalla sua storica rivale Sophia Loren), e "Pane, amore e Andalusia" (1958 ).

P.S: piccola curiosità: è uno dei film preferiti della regina Elisabetta...chi l'avrebbe mai detto? :)




lunedì 14 giugno 2021

Le sei mogli di Enrico VIII (The private life of Henry VIII), 1933


 Regia di Alexander Korda, con Charles Laughton  (Enrico VIII), Merle Oberon (Anna Bolena), Elsa Lanchester (Anna di Cleves),Wendy Barrie (Jane Seymour), Binnie Barnes (Caterina Howard), Everley Gregg (Caterina Parr), Robert Donat (Tommaso Culpeper).



Inghilterra, 1536: dopo aver fatto giustiziare la seconda moglie Anna Bolena per tradimento, Enrico VIII sposa Jane Seymour, che muore poco dopo dando alla luce l'erede al trono, principe Edoardo. Poco dopo Enrico Sposa la principessa tedesca Anna di Cleves, ma questo matrimonio non viene consumato e i due divorziano di comune accordo; è la volta della giovane Caterina Howard, destinata a finire come la cugina Anna Bolena, ed infine di Caterina Parr, che sopraviverà al marito.....



Come da trama e da titolo, il film ripercorre la vita matrimoniale di Enrico VIII, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni. E lo fa in modo altamente romanzato, dato che quasi tutta la storia  e i personaggi delle mogli sono completamente stravolte, scelta che forse il regista ha fatto per tenere il film sui toni della commedia nonostante la trama reale non ha molto di questo genere. Difatti, il film salta completamente sia la prima moglie Caterina D'Aragona -con la motivazione data dalla voce fuori campo che "era una donna perbene quindi di alcun interesse" (WTF??????)- che la seconda Anna Bolena e tutta la parte riguardante lo scisma anglicano; si inizia direttamente il giorno dell'esecuzione della Bolena (interpretata in un bel cameo dall'attrice Merle Oberon), mentre Enrico fa già progetti matrimoniali con la giovane Jane Seymour. Viene poi stravolta la storia con Anna di Cleves (in meglio per lei, visto che viene dipinta come una furbacchiona che riuscì a scampare nel migliore dei modi a un matrimonio indesideratissimo), Caterina Howard (la parte più cospicua del film, Caterina viene dipinta come la più importante per Enrico, almeno fino alla tragedia ) e infine Caterina Parr (dipinta praticamente come la badante rompiscatole dell'ormai anziano sovrano). 


La storia quindi fila in modo abbastanza veloce e - come sopra detto- con un tono sempre un po' leggero, che peraltro in almeno due momenti ci dà un'idea di come le esecuzioni pubbliche venivano ritenute una specie di "spettacolo" al quale era meglio non mancare. Quello che funziona molto bene in questo film è l'interpretazione di Charles Laughton (che per questo vincerà il premio Oscar come migliore attore protagonista, che presenta un Enrico VIII perfettamente aderente con l'immagine storiografica che ne viene data, sia fisicamente che come psicologia (esuberante, godereccio ma in fondo incapace di amare e farsi amare), unita ad una buonissima e ricca ricostruzione di ambienti e costumi.

Curiosità: Elsa Lanchester, l'attrice che interpreta Anna di Cleves, era la vera moglie di Charles Laughton e Merle Oberon (Anna Bolena) qualche anno dopo sposerà il regista Korda; Charles Laughton riprenderà di nuovo il ruolo di Enrico VIII in un breve cameo nel film "La regina vergine" (1953), versione romanzata della vita della figlia Elisabetta I. 





sabato 10 aprile 2021

Gli innamorati, 1955


Regia di Mauro Bolognini, con Franco Interlenghi (Franco), Antonella Lualdi (Adriana),Nino Manfredi (Otello), Valeria Moriconi (Marisa),Gino -cervi (Cesare), Cosetta Greco (Ines), Alessandra Panaro (Marcella)


In un quartiere romano degli anni '50 si intrecciano le storie di alcune coppie di giovani innamorati: il meccanico Nando sogna di sfondare nel mondo del cinema suscitando la gelosia della fidanzata Marisa;Adriana, sorella di Nando, è fidanzata con Franco che però viene corteggiato da Ines, moglie dell'oste Cesare. Di Adriana è innamorato anche il barbiere Otello che cerca di approfittare della cosa...




Tipico film degli anni '50, commedia corale facente parte del filone denominato "neorealismo rosa" che racconta le vicissitudini sentimentali di un gruppo di giovani, abitanti nello stesso quartiere (rappresentato come un piccolo mondo)e interpretata da attori giovani poco più che esordienti (l'unico nome con già una solida fama era Gino Cervi) ma destinati a farsi strada nella storia del cinema italiano. Una storia semplice e simpatica, raccontata con garbo e leggerezza ormai andati perduti così come l'ambientazione, una Roma povera ancora agli albori del cosiddetto boom economico ma nonostante ciò piena di speranza, di sogni e di voglia di fare. Altre cose  di cui al giorno d'oggi non rimane nemmeno il ricordo, e purtroppo non solo al cinema. 












lunedì 1 febbraio 2021

Missione compiuta stop. Bacioni. Matt Helm (The wrecking crew), 1968

 


Regia di Phil Carlson, con Dean Martin (Matt Helm), Sharon Tate (Freya Carlson ), Nancy Kwuan (Yu-Rang),Nigel Green (Barone Contini).



L'agente segreto Matt Helm viene incaricato di ritrovare un prezioso tesoro: un treno carico di un milione di dollari in oro, prestito dell'America all'Inghilterra, rubato dalla banda del conte Massimo Contini. Conoscendo la debolezza di Helm per il gentil sesso Contini cerca di corromperlo facendolo sedurre da una serie di belle donne, ma non riuscendovi grazie anche all'aiuto di una giovane agente abile nei travestimenti....




Ho notato questo film guardando C'era una volta a Hollywood" di Tarantino: è il film che Sharon Tate (interpretata da Margot Robbie) nota programmato in un cinema e, orgogliosa del proprio lavoro, entra a vedere mescolandosi agli altri spettatori. 

Basato sul romanzo omonimo di Donald Hamilton (1960), nonostante non mi sia particolarmente piaciuto, è un film d'azione simpatico nello stile della serie tv "Attenti a quei due";  anche il protagonista Matt Helm, interpretato da Dean Martin, ricalca i due personaggi interpretati da Roger Moore e Tony Curtis, nonostante sia palese l'ispirazione anche a James Bond, re del genere. Rispetto a quest'ultimo però Helm sembra essere più ironico e anche il film in generale ha uno stile più fumettistico. 

La Tate interpreta la giovane agente che lo affianca e che spesso lo aiuta  togliendolo dai pasticci, anche qui un personaggio chiaramente ispirato alle famose Bond girl ma più vivace e ironico, nonchè più attivo anche a livello fisico. Trovo che l'interpretazione della giovane attrice sia la migliore del film, anche meglio del protagonista maschile (attore più esperto).

Al film partecipò anche Bruce Lee, in veste di consulente per le scene di combattimento che prevedono il karate (anche questo viene mostrato nel film di Tarantino).

Questo è il quarto ed ultimo episodio della serie cinematografica dedicata all'agente segreto Matt Helm; dopo l'assassinio di Sharon Tate la produzione decise di cancellare gli altri due film previsti per rispetto alla memoria della vittima.






mercoledì 23 settembre 2020

Anna dei mille giorni (Anne of thousand days), 1969

 






Regia di Charles Jarrot, con Richard Burton (Enrico VIII), Genevieve Bujold (Anna Bolena), Irene Papas (Caterina D'Aragona), Anthony Quayle (cardinale Wolsley), William Squire (Tommaso Moro), Michael Horden (Thomas Bolena), Terence Wilton (Henry Percy),Katharine Blake (Elizabeth Bolena). 


Inghilterra,1527 : Anna Bolena, giovane figlia di Sir Thomas Bolena , è promessa sposa a Henry Percy quando viene notata a corte da re Enrico VIII, che se ne invaghisce e decide di prenderla come amante. Inizialmente furiosa per via del matrimonio mandato a monte man mano che passa il tempo anche Anna comincia a ricambiare il sovrano, ma oltre ai sentimenti 

Il problema principale è che Enrico è già sposato con Caterina D'Aragona, ma il matrimonio è da tempo in crisi per via della mancanza del tanto sospirato erede maschio. Deciso a tutto pur di avere Anna e- di conseguenza- il figlio che lei gli ha promesso, e non ottenendo dal Papa l'annullamento del matrimonio in corso, Enrico darà vita a una guerra civile che segnerà la storia,  non risparmiando amici e parenti...


Dopo molti anni di ricerche, sono finalmente riuscita a vedere questa famosa versione della storia di Anna Bolena.

E' un film storico molto ricco e accurato dal punto di vista visivo: come prima cosa infatti credo colpiscano costumi fastosi, scenografie interne ed esterne e pettinature molto particolareggiate. 

La storia è quella nota a tutti, e qui non c'è scampo: o piace o non piace. A me personalmente l'epopea dei Tudor ha sempre affascinato anche se ho simpatizzato con Anna esclusivamente per la brutta fine (sono una fan di Caterina D'Aragona e di sua figlia Maria), e ho in poca simpatia Enrico VIII per ovvi motivi. Quindi ho apprezzato il film trovandolo coinvolgente al punto giusto, anche a se a mio avviso non trasmette affatto passione tra i due amanti (come suppongo fosse l'idea originale), descritti più che altro come ossessionati uno dalla libidine per una donna e dall'assenza del figlio maschio ritenuto necessario, e l'altra dal potere prima e dal desiderio di conservarlo per la propria figlia dopo. 


I due interpreti principali, Richard Burton nel ruolo di Enrico e Genevieve Bujold  in quello di Anna sono belli, affascinanti e se vogliamo anche carismatici nel tratteggiare i rispettivi personaggi e funzionano  credibilmente come coppia: le loro schermaglie amorose e politiche tengono alto l'interesse dello spettatore in maniera sufficiente da non annoiare e poter arrivare alla fine del film. In particolare Burton tratteggia un Enrico più umano di quello che ci si potrebbe aspettare, non privo di rimorsi per le proprie azioni e, nel finale, per la condanna della donna che aveva amato così appassionatamente (anche se vigliaccamente tenta di dare tutta la colpa al solo Cromwell). Semmai si nota come Anna passi un po' troppo repentinamente (per esigenze di copione suppongo) dall'odio e dal rifiuto totale per Enrico alla passione assoluta. 

Accanto a loro comprimari validi, in particolare Irene Papas nel ruolo della dolente Caterina D'Aragona e Anthony Quayle nel ruolo del Cardinale Wolsley, che con tutti i suoi difetti non può non suscitare empatia per la sua umanità.

Particolarmente toccante il finale dove la piccola Elisabetta (all'epoca di quattro anni) gioca in uno dei giardini del palazzo sentendo i cannoni che annunciano la morte della madre

Nonostante all'epoca pare sia stato accolto molto male dalla critica, il film ottenne comunque un grande successo di pubblico e ben dieci nomination agli Oscar nel 1970, vincendo quello per i migliori costumi.






sabato 27 giugno 2020

Guardie e ladri, 1951

Regia di Mario Monicelli e Steno, con Totò (Ferdinando Esposito), Aldo Fabrizi (Lorenzo Bottoni), Ave Ninchi (Giovanna Bottoni), Pina Piovani (Donata Esposito), Carlo Delle Piane( Libero Esposito), Alida Cappellini (Bice Esposito), Rossana Podestà (Liliana Bottoni).



Ferdinando Esposito è un ladruncolo e truffatore di mezza tacca col cui "lavoro" però mantiene da anni la propria famiglia (moglie, due figli e un cognato disoccupato). Un giorno rimane vittima di una sua truffa un turista americano, che denuncia la cosa al solerte poliziotto Lorenzo, il quale, pur di rintracciare il ladruncolo, è disposto veramente a tutto...




Imperdibile questo classico del cinema italiano con protagonisti una delle coppie più amate e collaudate dell'epoca: Totò e Aldo Fabrizi.
Come da copione i due interpretano il solito duo di personaggi che sono l'uno l'opposto dell'altro, fisicamente, come carattere e anche come vita: da un lato abbiamo Totò, furbo ladruncolo e truffatore fiero della propria professione con la quale mantiene la famiglia e ai cui figli- pur senza rivelare la professione paterna- dispensa insegnamenti di vita  per non farsi fregare dagli altri. Dall'altra Aldo Fabrizi, serioso poliziotto ligio al dovere anch'egli con famiglia.
I due si conoscono nel più classico dei modi vita la situazione: un turista americano, vittima dell'ennesima truffa dell'estroso Ferdinando, lo denuncia e il solerte poliziotto Lorenzo prendde in carico l'indagine arrivando a un tragicomico inseguimento che va bene al ladruncolo, magro e agile rispetto al corpulento rivale".
In preda allo smacco e per di più "minacciato" dai superiori di segnalare la cosa sul proprio Cv (il che macchierebbe un'onorata carriera) il Fabrizi prende la cosa talmente sul serio che ingaggia una spietata lotta senza badare ad alcun mezzo, arrivando a costringere l'intera famiglia ad entrare in rapporto con la famiglia di Totò anche se questi sono, a conti fatti, degli emeriti sconosciuti. 

Incredibilmente ( e grazie a spassose trovate comiche) il piano riesce, anche troppo: non solo i due figli minori di entrambi fanno amicizia, ma la figlia maggiore di Fabrizi si innamora, ricambiata, del giovane cognato di Totò, disoccupato e alla ricerca di un impiego onesto. La vicenda quindi si complica ulteriormente, anche perchè entrano in gioco anche sentimenti di solidarietà e- forse- amicizia vera (Lorenzo alla fine capisce che Ferdinando è un poveraccio dall'animo buono e i suoi familiari sono persone meritevoli, e quindi finisce ad aiutarli per vera solidarietà).
Ovviamente la parte del leone del film è costituita dal duo Fabrizi- Totò (sia in coppia che da soli), ma anche gli altri attori sono tutti di primo piano: in particolare abbiamo Ave Ninchi nel ruolo della moglie di Fabrizi che, dapprima diffidente, si lascia trascinare nel progetto del marito e un giovanissimo Carlo Delle Piane nel ruolo del figlio sgamato di Totò che dà insegnameno ti di vita al più ingenuo figlio di Fabrizi. Indimenticabile la scena dove legge il tema assegnatogli a scuola: "Il lavoro di mio padre"...


mercoledì 3 giugno 2020

La polizia sta a guardare, 1973


Il funzionario di polizia Cardone, noto per i suoi modi spicci, viene chiamato a Brescia a sostituire il precedente vicequestore. 
Per ridurlo a più miti consigli una banda di delinquenti già protagonisti di una rapina e di un sequestro, gli sequestrano il figlio Massimo, ma nemmeno stavolta Cardone si piega...





Nel 1973 la mia città, Brescia, divenne il set di un film del genere "poliziottesco" che andava di moda in quegli anni; non era la prima volta che succedeva visto che nel 1963 venne girato il film "Il magnifico cornuto" con Tognazzi e la Cardinale.
Ed è proprio questo il motivo di interesse principale che mi ha spinto a vedere questo film, dato che solitamente è un genere che non mi interessa particolarmente. Devo dire che la visione ha riconfermato le mie idee ma è stato affascinante e anche divertente vedere luoghi a me così familiari come scenario di un film; in particolare è stato divertente per me vedere le differenze tra come sono quei posti ora e come lo erano negli anni '70, tra l'altro una scene di inseguimento fu girata proprio nel quartiere dove abitava mia mamma, non ancora sposata . Addirittura ho notato una via in cui passo quasi ogni giorno col senso di marcia completamente invertito rispetto a oggi!
Per quanto riguarda la trama e gli attori non c'è molto da dire: è un tipico giallo del genere, non troppo interessante a dire la verità, con attori discreti (nel ruolo del figlio del commissario c'è il vero figlio dell'attore Enrico Maria Salerno, Giambattista) ed elementi tipici del genere: sparatorie, scazzottate, inseguimenti in ogni dove, banditi senza scrupoli e poliziotti integerrimi.
Come spettacolo tutto sommato discreto, ma ripeto: questo genere non mi ha mai attirato particolarmente, quindi potrei anche sbagliarmi nel mio giudizio.





mercoledì 15 aprile 2020

Riccardo III (Richard III), 1955

 Regia di Laurence Olivier, con Laurence Olivier (Riccardo III), Claire Bloom (Lady Anna), Cedric Hardwick (Edoardo IV),John Gielgud (Giorgio di Clarence), Mary Kerridge (Elisabetta Woodville).



Inghilterra,  durante la Guerra delle Due Rose: Riccardo, duca di Gloucester e fratello del Re Edoardo IV, è un uomo ambizioso e spietato che trama nell'ombra per ottenere per sè il trono. Approfittando della fiducia che il re ripone in lui, riesce a far accusare di tradimento l'altro fratello, il duca di Clarence, che viene giustiziato; appena Edoardo muore fa sparire i suoi due figli maschi, eredi al trono che gli sono stati affidati, e attraverso altri assassinii finalmente diventa re Riccardo III...


Versione cinematografica dell'omonima tragedia ( ) di William Shakespeare, è il terzo e ultimo adattamento shakespiriano ad opera di Laurence Olivier dopo Enrico V" ( ) e "Amleto" (1948).
Ora, visto che- come acclarato- la storia narrata da Shakespeare è completamente falsa rispetto alla vera storia di Riccardo III, nella recensione mi limiterò esclusivamente a parlare del film e della trama in sè... e come recensione sarà un po' scontata.
Indubbiamente come film è tecnicamente perfetto (o quasi), e non potrebbe essere altrimenti visto che stiamo parlando di Laurence Olivier, un gigante sia al cinema che a teatro. Il testo originale è stato parzialmente ridotto per adattarlo alle esigenze cinematografiche, ma ciò non ha inficiato la tenuta della storia che funziona molto bene a livello tragico, forti anche delle interpretazioni degli attori che affiancano Olivier, quasi tutti - come il collega- provenienti dall'ambiente teatrale e quindi a loro agio con uno stampo narrativo di questo genere.
Olivier grandissimo come sempre, da solo reggerebbe tutto il film con un personaggio di cui non ci viene celato nulla riguardo a cattiveria e mancanza assoluta di moralità ma di cui tuttavia non possiamo subire il fascino, in particolare nella scena del dialogo con la futura moglie Anna, sedotta sulla tomba del defunto marito Edoardo di Lancaster.
Film che vale la pena di vedere come classico del cinema e del teatro.







domenica 29 marzo 2020

Il giglio nero (The Bad Seed), 1956

Regia di Mervin Le Roy, con Nancy Kelly (Christine), Patty McCormack (Rodha),William Hopper (Kenneth), Evelyn Warden (Monica), Henry Jones (Leroy), Paul Fix (Richard).



Christine è una casalinga, felicemente sposata con Kenneth (tenente spesso via per lavoro) e madre dell'adorata Rodha. Un giorno, durante un picnic per festeggiare la fine dell'anno scolastico, un compagno di scuola di Rodha annega nel fiume e viene ripescato senza la medaglia che aveva vinto. Impensierita dalla strana reazione della figlia (che confessa candidamente di non essere turbata dalla morte del compagno ma di averla trovata emozionante) la donna comincia a osservare meglio la bambina; mettendo assieme varie cose, Christine arriva a un terribile sospetto: che Rodha c'entri qualcosa con la morte del compagno....



Tratto dal romanzo "Il giglio nero" (1954 ), di William March, è un classico film degli anni '50  tra l'horror e il drammatico reso ancora più coinvolgente dal bianco e nero della pellicola.
Il non facile tema (espresso all'interno del film nelle due  scene delle due chiacchierate tra amici) è: la propensione alla delinquenza e alla malvagità può essere ereditaria, e colpire quindi anche ma giovanissimi?
A quanto pare secondo il film la risposta è sì, visto che Rodha fa veramente impressione: inizialmente è la tipica bambina leziosetta e perfettina (per questo- diciamocelo- anche piuttosto insopportabile); man mano che si palesa la situazione e la sua colpevolezza non solo diventa chiara per il delitto del compagno di scuola e la spinge verso un'altro crimine ma viene svelata la sua totale mancanza di moralità vengono veramente i brividi ogni volta che compare sullo schermo, visto che appunto è solo una bambina e la dose si ingenuità comunque insita in lei per questo  non fa altro che acuire la sensazione di paura e disagio nei suoi confronti.

L'unico con cui Rodha si lascia andare un po' è il servo Leroy, che la provoca avendo intuito qualcosa in lei che non va; anche lui non ha tutti i venerdì a posto, ma non l'ho visto come personaggio negativo visto che- come ammette lui stesso- inizialmente agiva solo per provocarla, ma poi quando ha capito che era lei davvero l'assassina è rimasto sconvolto.
Attori molto bravi a reggere il ritmo di una storia così intensa e particolarmente brava ho trovato la piccola attrice Patty McCormack (che interpreta appunto Rodha), che dosa molto bene l'apparente leziosità infantile con la reale natura malvagia e omicida. Nancy Kelly interpreta Christine, un ruolo drammatico vagamente alla Joan Crawford, una donna la cui felicità viene sconvolta nel peggiore dei modi e che precipita in un incubo che la porta a una scelta estrema, dilaniata dalla consapevolezza di  ciò che la figlia ha fatto e dall'amore che nonostante tutto nutre per lei. Un'interpretazione molto sofferta, anche se un po' strappalacrime. 
Forse qualcuno non sarà d'accordo con la mia scelta di definirlo parzialmente horror ma a me ha fatto veramente venire i brividi!



martedì 30 ottobre 2018

Il ragazzo di campagna, 1984



Regia di Castellano e Pipolo, con Renato Pozzetto (Artemio), Clara Colosimo (Giovanna),Sandra Ambrosini (Maria Rosa), Massimo Boldi (Severino),Donna Osthenbur (Angela).






Artemio è un contadino che da sempre vive con la madre nel paesino di Borgo Tre Case; la sua vita si è sempre divisa tra i campi, la casa e qualche puntatina all'osteria del paese. Il giorno del suo quarantesimo compleanno decide che è ora di cambiare la sua vita di cui da tempo è insoddisfatto e trasferirsi a Milano, per trovare un nuovo lavoro e vivere una vita più moderna.
Le difficoltà però saranno notevoli...



Il mio "film di famiglia" per eccellenza (ovvero, quei film che si guardano fin da quando si è bambini con tutta la famiglia riunita apposta), tanto è vero che con i miei genitori e mia sorella stiamo progettando di andare a visitare il paesino dove è stato girato, in cui pochi giorni fa con un flash mob tra i fans sono stati festeggiati i 34 anni della pellicola
Ho letto da qualche parte che nasce come una favola su quanto è meglio la vita sana e genuina della campagna rispetto a quella stressante della città (messaggio che in quegli anni era particolarmente in voga); data l'impostazione del film è sicuramente così, ma personalmente, al di là di qualsiasi valore abbia la pallicola, non posso essere imparziale nella recensione dato il ricordo affettivo che per me rappresenta.
Il protagonista è Artemia, contadino 40enne che, nonostante siamo nei primi anni '80, vive praticamente quasi come in un'epoca passata (e credetemi: io, una casa simile alla sua, l'ho conosciuta per davvero....); sua madre Giovanna cerca di appiopparlo a Maria Rosa, la bruttina del paese, ma lui a quanto pare sogna la modernità e altre eccitanti avventure, tanto è vero che decide di raggiungere a Milano il cugino Severino che vive da anni lì, per cambiare vita. Da subito lo scontro sarà duro, seppure comico: in primis il cugino si rivela essere uno che vive di furti e scippi, cosa impossibile per il senso morale di Artemio, che andando a restituire il maltolto a una delle sue vittime conosce così Angela, una donna in carriera tipica rappresentante della "Milano da bere" di quegli anni. La donna, credendo alla buona fede di Artemio, lo ospita in casa sua e cerca di aiutarlo a inserirsi nell'ambiente milanese, suscitando nell'ingenuo contadino un non ricambiato sentimento amoroso; inutile dire che fra loro la cosa sarà impossibile, ma le scene con Angela sono quelle che mettono più a confronto la mentalità cosidetta contadina (pura e sincera) contro quella cittadina (ipocrita, frenetica e stressante, che genera solo solitudine). 





Un messaggio un tantino datato già all'epoca, sopratutto in alcune parti (siamo negli anni '80, e anche fra i contadini come è possibile che uno possa proporre a una donna di sposarla dopo una notte di sesso perchè pensa di averla disonorata?), ma che comunque non inficia la visione di un film divertente e con gag entrate nella storia del cinema italiano e di costume: il famoso "Taaaac!" di Pozzetto nel miniappartamento, le telefonate della signora Giovanna all'osteria, la gag del gatto e quella del treno, ad esempio. Attori bravi e adatti alle loro parti che recitano garbatamente e mai sopra le righe una storia tutto sommato semplice e fluida contribuiscono sicuramente a un successo che dura da più di trent'anni, e non accenna a diminuire. 
Potete dire ciò che volete ma.....questo film è un cult!




sabato 15 settembre 2018

Rocco e i suoi fratelli, 1960


Regia di Luchino Visconti, con Alain Delon (Rocco), Renato Salvatori (Simone), Spiros Focas (Vincenzo), Max Cartier (Ciro), Rocco Vidolazzi (Luca), Katina Paxinou (Rosaria), Claudia Cardinale (Ginetta), Annie Girardot (Nadia),




Alla morte del padre, Rosaria Parondi dalla Lucania raggiunge il figlio primogenito Vincenzo, emigrato a Milano, con gli altri figli: Rocco, Simone, Ciro e Luca. Lo scopo della famiglia è quello di migliorare la propria condizione di vita, ma l'obiettivo non è certo facile: trovano alloggio in uno scantinato e ogni fratello, anche il piccolo Luca, deve ingegnarsi a trovare un lavoro in modo da contribuire la mantenimento della famiglia. Col tempo le cose migliorano,




Ispirato al romanzo "Il ponte della Ghisolfa"  di Giovanni Testori ( ), è uno dei grandi capolavori del cinema italiano, un film che tratta la durezza dell'essere immigrati (seppure all'interno del proprio Paese), e di come questo a volte porti a una perdita di identità propria e collettiva a cui non tutti sono capaci di fare fronte; c'è chi la prende come occasione per costruirsi una nuova vita e chi va a fondo, drammaticamente. Tutto questo anche all'interno di una famiglia unita.
L'inizio è una parentesi di serenità: una famiglia meridionale formata da una mamma vedova con quattro figli arriva a Milano per la prima volta, per raggiungere il figlio maggiore che vive lì ed è già sistemato da qualche anno. Per il gruppo il viaggio in bus è un susseguirsi di luci di vetrine, grandi marche, automobili...come in una specie di Paese delle meraviglie che nasconde chissà quali promesse. Ma ben presto arriva l'impatto con la realtà: il giovane Vincenzo, che si è appena fidanzato con Ginetta, anche lei proveniente da una famiglia di emigrati ma già ben integrati nel territorio, a malapena ha di che vivere lui stesso, e quindi la famiglia è già tanto se trova da vivere occupando un seminterrato, in attesa di tempi migliori. Ognuno dei fratelli, anche il piccolo Luca, è chiamato a contribuire al bilancio familiare come può, e qui si notano subito le differenze tra i vari ragazzi: Se Ciro comincia a lavorare come operaio e contemporaneamente a studiare alle scuole serali con l'obiettivo di migliorare la propria posizione, e Rocco lavora come garzone in una stireria, Simone dà chiaramente segno di non avere la buona lena dei fratelli, preferendo buttarsi sul facile mondo della boxe, peraltro con risultati non del tutto soddisfacenti, visto che per praticare uno sport a livelli professionali ci vogliono sacrificio e impegno, cosa che il giovane non contempla, affascianto solo dai facili guadagni.


Facile dare la colpa di tutto all'incontro con Nadia, una giovane prostituta di cui Simone s'innamora e da cui sarà ossessionato per il resto della storia, ma secondo me i germi di quello che accadrà sono già insiti nel personaggio, più "sempliciotto" (almeno inizialmente degli altri). Mentre le condizioni economiche della famiglia migliorano (riescono ad ottenere un alloggio popolare), in parallelo si perde l'unità familiare, dato che non tutti i fratelli sono come il mite Rocco, disposto a rinunciare alla donna amata e passare sopra alla violenza commessa da Simone per cercare di aiutarlo, nè tutti sono disposti come la madre a giustificarlo sempre e comunque; Vincenzo e Ciro a un certo punto capiscono che non è giusto lasciarsi travolgere dalle magagne di Simone, dal suo degradarsi sempre più evidente, e decidono pur con dolore di tirarsene fuori. La spirale di violenza in cui cade Simone, culminante con l'assassinio di Nadia, sarà l'occasione di rinascita anche per la famiglia, con un finale triste per gli accadimenti appena avvenuti ma tutto sommato di speranza.
E' un film tenero e duro allo stesso tempo: tenero per il senso di unità familiare, il carico di speranze, sogni e nostalgia proprio di ogni emigrante quando lascia la terra natale, o anche il carico di speranze di una donna che credeva di essere perduta e che, seppure per breve tempo, coltiva il sogno di chiudere con la vita sbagliata condotta finora. Duro per la violenza del dolore delle speranze tradite e ovviamente, della violenza fisica che arriva a tratti di bestialità di chi non ha più nulla da perdere. 
In tutto questo il personaggio che meno mi è piaciuto è proprio Rocco, il protagonista: un buono "troppo" buono, che arriva a sacrificare sè stesso e la donna amata nonostante la violenza subita, lo fa per amore del fratello ma caspita: come puoi pretendere  che lei torni dal suo stupratore? Rocco, che diamine, almeno i minimi! Il personaggio che più ho apprezzato è invece Ciro, messo in ombra rispetto ai fratelli, ma ragazzo solido, che riesce a rimanere sè stesso in tutto lo sconvolgimento sociale e familiare che dovrà subire.

Ottime prove per gli attori, i loro personaggi lasciano il segno e- se vogliamo- bucano lo schermo anche quando sono secondari (come nel caso di Ginetta, interpretata da Claudia Cardinale, una figura dolce e forte allo stesso tempo) rimanendo impressi nello spettatore: la tragica madre Katina Paxinou, il serio e tenero Rocco, il temibile Simone per cui in fondo non si può provare pietà, come non si può non provarla per la Nadia di Annie Girardot, a mio avviso uno dei personaggi femminili più tragici del cinema: nonostante la sua vita violata, spezzata, nonostante lei stessa si definisca come morta dopo ciò che ha passato, quel suo urlo "non voglio morire!" mentre viene assassinata non può non colpire al cuore. 
Il film, che vinse nel 1960 il Leone D'Argento alla Mostra del Cinema di Venezia e che nel 2003 è stato scelto come uno dei 100 film italiani da salvare, subì molti tagli all'epoca dell'uscita, che sono stati ricomposti solo di recente in un'edizione restaurata uscita l'anno scorso nei cinema.