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sabato 1 agosto 2026

Odissea ( The Odyssey), 2026


 Regia di Christopher Nolan, con Matt Damon (Ulisse), Anne Hathaway (Penelope), Tom Holland (Telemaco), Zendaya (Atena), Robert Pattinson (Antinoo), Charlize Theron (Calipso), Samantha Morton (Circe), John Leguizamo (Eumeo), Lupita Nyong'o (Elena), Elliot Page (Sinone), John Bernhatal (Menelao), Ryan Hurst (Mentore).


La guerra di Troia è finita da dieci anni e Ulisse, re di Itaca, ancora non è riuscito a tornare in patria, vittima di varie disavventure causate prevalentemente dalla vendetta del dio Nettuno, a cui Ulisse ha accecato il figlio ciclope Polifemo. In patria lo attendono la moglie Penelope e il figlio Telemaco, che devono fronteggiare con grande difficoltà l'arroganza dei Proci, un gruppo di nobili giovinastri che in assenza del re hanno invaso la sua dimora gozzovigliando e pretendendo che Penelope scelga uno di loro come sposo e di conseguenza nuovo re, dato che essi danno ormai per scontato che Ulisse sia morto. 

Il giovane Telemaco decide quindi di partire presso gli altri guerrieri già rientrati in patria per avere notizie del padre, che nel frattempo si trova prigioniero della ninfa Calypso sull'isola di Ogigia, dimentico di tutto a causa dei fiori di loto....



Film di cui, come "Biancaneve" due anni fa, si sapeva già tutto un bel po' prima dell'uscita, e non certo perchè tratto dall'immortale opera di Omero, quanto piuttosto per le polemiche riguardanti principalmente la solita fastidiosa moda "woke" di affibbiare ruoli occidentali ad attori di altre etnie: n questo caso, è toccato ad Elena di Troia, la donna più bella del mondo, interpretata dall'attrice Lupita Nyong'o. Ora, affronto subito "l'elefante nella stanza": per quanto- come è noto- non mi piaccia questa stupida moda, il doppio ruolo di Elena e Clitemnestra dura in tutto dieci minuti su un film di 2 h e 50, ed è oltretutto insignificante. Quindi direi che le polemiche stanno a zero, riguardo a questo fatto. 


Fa sempre piacere vedere opere immortali trasposte sullo schermo, anche perchè questo molto spesso dà la possibilità di "farle scoprire" ai più giovani, e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno in questa strana epoca in cui ci troviamo a vivere. Certo, i risultati non sempre sono all'altezza delle aspettative, sopratutto per noi boomer legati a un certo tipo di cinema e di narrazione che oggi sembra destinata a sparire fin troppo velocemente, ma non è detto che un film per questo faccia per forza schifo. 

E difatti anche questo film non è la ciofeca che molti dicono: da questo punto di vista gli sforzi tecnici evidentemente profusi hanno fatto la loro parte, sopratutto nelle scene d'azione; qualche problema però l'abbiamo appunto nell'adattamento di momenti memorabili, tipo il ritrovamento ed entrata del cavallo di Troia, l'orrendo Polifemo (orrendo lui e orrendo come è stato narrato l'episodio) e la morte del cane Argo, non capibile per chi non dovesse conoscere l'episodio originale. Personalmente mi è preso un coccolone più per questi tre episodi ridotti in questo modo che per Elena nera. 


Altro problema il personaggio di Ulisse: Nolan vuole metterne in evidenza l'umanità rispetto all'aura mitica dell'eroe; ok, ma se per fare questo mi togli tutto e lasci l'astuzia e poco altro, non stai facendo una rilettura del personaggio, lo stai stravolgendo. Questo senza nulla togliere a Matt Damon che se l'è cavata molto bene, i migliori per me rimangono comunque Anne Hathaway, una splendida Penelope, e John Leguizamo nel ruolo del servo Eumeo, 

A livello di spettacolo (nel senso di intrattenimento, anche visivo) comunque ci siamo, e penso che valga comunque la pena di vederlo. Per quanto mi riguarda, rimango molto legata- anche per motivi affettivi-  al film degli anni '50 con Kirk Douglas. 






sabato 9 maggio 2026

Le libere donne, 2026

 


Regia di Michele Soavi, con Lino Guanciale ( Mario Tobino), Grace Kicaj (Margherita Lenzi), Gaia Messerklinger (Paola Levi), Fabrizio Biggio (Guido Anselmi), Irene Muscara (Lella).


1944: Mario Tobino è un giovane psichiatra, da poco arrivato all'ospedale psichiatrico femminile di Magliano, dove cerca di instaurare con le pazienti un rapporto umano basato su teorie innovative che cercano di restituire dignità e ascolto alle ricoverate. Questo gli causa qualche problema con alcuni colleghi conservatori, anche se il primario è bendiposto nei suoi confronti condividendone in linea di massima l'operato. 

Tra le pazienti c'è Margherita, una giovane donne mandata lì a causa del cattivo rapporto con marito, suocera e cognate; dubitando della sua follia, Tobino cerca di venire a capo della sua storia....




Più che "liberamente ispirato", bisognerebbe dire "mooooooolto liberamente ispirato" al romanzo "Le libere donne di Magliano" di Mario Tobino ( ), tant'è vero che hanno troncato pure il titolo della fiction; e la cosa come spesso accade non è di mio gradimento. 

Come ho spesso detto, capisco che la trasposizione di un'opera letteraria debba necessariamente differenziarsi dal testo per alcuni aspetti, ma stravolgere totalmente la storia (e relativo significato) per farne una fanfiction anche no, grazie. Può funzionare magari per un prodotto come "Sandokan", ma in questo caso abbiamo un tema serio e doloroso, la vita delle donne in un manicomio femminile degli anni '40, e un'operazione di questo tipo  stravolge totalmente il senso della storia concentrando l'attenzione, piuttosto che sulla condizione delle donne nei manicomi dell'epoca, sull'eterna lotta tra nazifascisti e antifascisti; tema importantissimo e sempre doveroso raccontarlo, per carità, ma comunque visto e stravisto in tutte le salse possibili e immaginabili, per una volta si poteva pure tralasciarlo.



Difatti in questo caso le problematiche delle pazienti, del personale  e delle cure dell'epoca per i cosiddetti disturbi mentali (che spesso non lo erano) finiscono per fare da sfondo ad una banale "spy story" di lotta contro i nazisti e alla solita ancora più banale e ridicola storia "d'amore" tra il medico e la paziente bella e tormentata, chiusa in manicomio perchè vittima di un complotto familiare che il medico cercherà di smascherare (ma non fa la stessa cosa per le altre pazienti, pur interessandosi di loro). Per non parlare della puntata finale, che scade rovinosamente nel grottesco e diventa quasi inguardabile.

Mi spiace per gli attori, bravi e che la loro parte la fanno: un plauso in particolare a tutte le attrici che hanno interpretato i ruoli delle varie pazienti: ruoli scomodi, difficili, sofferti, donne spesso vittime di abusi e maltrattamenti che avrebbero avuto bisogno di essere aiutate in tutt'altro modo e che invece venivano rinchiuse in luoghi dove finivano per rimanervi a vita. Donne con sentimenti, vite interiori, e nonostante tutto desideri, che cercano di costruire una loro normalità in un contesto terribile. 




venerdì 24 aprile 2026

.... che Dio perdona a tutti, 2026


 Regia di Pif, con Pif (Arturo), Giusy Buscemi (Flora), Carlos Hipolito (Papa Francesco), Francesco Scianna (Tommaso)


Arturo, agente immobiliare quasi ateo a con la passione dei dolci siciliani, si innamora di Flora, giovane pasticciera specializzata proprio in cannoli, cassate, iris alla ricotta & Co. Unico problema, la giovane donna è cattolica praticante, e tiene molto alla sua fede. Mentre pensa al da farsi, Arturo trova un aiuto insperato: Papa Francesco in persona gli appare con consigli e suggerimenti per diventare un buon cristiano.....


Tratto dall'omonimo libro (2018) di Pif, una gradevole commedia che affronta un tema niente affatto banale, a mio avviso: cosa significa essere un buon cristiano nella società odierna. 

Pur non essendo atea, non sono molto religiosa  e non frequento la chiesa, come molti al giorno d'oggi: tuttavia non ho quel rancore che molti hanno nei confronti dei cattolici e della fede. Ho quindi apprezzato questo film prima di tutto per come racconta in modo veritiero l'incoerenza di molti cattolici, la difficoltà di esserlo e anche di interpretare insegnamenti di duemila anni fa. Il simpatico Arturo (a proposito, ho notato che nei suoi film i protagonisti si chiamano sempre "Arturo"e "Flora", chissà perchè? Probabilmente sono due nomi a lui cari per qualche motivo) non sembra avere particolari qualità a parte una: la sua passione per i dolci che lo rende istintivamente un esperto nell'arte dolciaria. Per lui, i dolci sono come una colonna sonora della sua vita, e sinceramente ho invidiato il suo essere magro come un chiodo nonostante la quantità di dolci sbafati durante la durata della pellicola, oltre alla forza del suo apparato digerente nel sopportare tutto ciò. Ma quando si innamora ce la mette veramente tutta per conquistare la donna amata, la pasticcera Flora, che sarebbe proprio l'ideale per lui se non fosse per un particolare: è una cattolica praticante e molto religiosa, contrariamente ad Arturo che ha pregato per l'ultima volta 40 anni prima, in occasione dei Mondiali dell'82. 


Per conquistarla Arturo arriva a fingersi talmente devoto da accettare di rappresentare Gesù in una via Crucis che si rivelerà tragicomica e che sopratutto rivelerà l'inganno: ma in soccorso di Arturo arriva una guida spirituale molto particolare: Papa Francesco, che inizialmente il protagonista scambia per una visione allucinogena provocata da un indigestione di 35 "sciù". Il Pontefice consegna ad Arturo un Vangelo dicendogli che contiene tutto qunto occorre per essere un buon cristiano. Certo, dopo questa parte si può facilmente intuire dove si andrà a parare: l'ipocrisia m spesso anche la fatica (per chi ne è veramente intenzionato) di mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù penso siano noti a tutti, piuttosto ho notato che a questo punto il film si perde un po' e la storia comincia a essere "tirata via", come se l'autore in realtà non sapesse davvero come concludere il tutto. 

Tutto ciò non ha inficiato la visione del film, in cui le scen migliori sono sicuramente le interazioni tr Arturo e Papa Francesco (non viene mai specificato il nome ma si capisce perfettamente che sia lui). 







mercoledì 25 febbraio 2026

Domani interrogo, 2026


 Regia di Umberto Riccioni Carteni, con  Anna Ferzetti ( ), Zoe Massenti (Sofia), Fabio Bizzarro ( Francesco), Sara Silvestro (Alessandra), Morgan Sebastian Wahr (Daniele), Lorenzo Bagalà (Flavio)



In un liceo linguistico della periferia romana, arriva una nuova insegnante di inglese. Idealista e motivata, la prof deve vedersela con una realtà forse ben più dura di quanto immaginasse: i giovanissimi alunni provengono quasi tutti da realtà e famiglie disastrate, in cui la cultura e l'istruzione non sono certamente una priorità....



Tratto dal romanzo omonimo  di Gaia Cenciarelli, è un tipico film del filone scolastico, con la solita trama dell'insegnante idealista mandata in una scuola di buzzurri che riusciranno- almeno in parte, e comunque non tutti- a riscattarsi. 

Nulla di particolarmente originale, quindi, ma questo di per sè non è una cosa negativa: sono infatti convinta che buona parte del successo di un film quasi sempre derivi dall'adesione (più o meno   ) di un determinato topos narrativo, cosa che vale per ogni genere cinematografico. Quello che conta sono l'interpretazione degli attori e il "come" si arriva a una determinata narrazione e conclusione. 

Il pregio principale di questo film è evitare l'effetto "Attimo Fuggente" in cui purtroppo cadono la maggior parte dei film a tema scolastico (come già detto in passato non sono particolarmente estimatrice del film e dei presunti ideali che porta). Certo è spesso in bilico tra realismo, effetto tv patinata, effetto "Mare fuori" che va tanto di moda ecc, ma alla fine il regista trova un buon equilibrio narrativo e ci si appassiona abbastanza alla storia, affezionandosi anche a questi giovani così drammaticamente soli, spesso segnati da situazioni familiari degradate in cui è difficile intravedere una via d'uscita. Altro dettaglio che ho notato è la solitudine della stessa professoressa, almeno per come viene mostrata: non viene spiegata ma è uan cosa che la rende probabilmente più vicina ai suoi alunni.






sabato 14 febbraio 2026

Sandokan, 2025


Regia di Nicola Abbatangelo e Jan Maria Michelini, con Can Yaman (Sandokan), Alessandro Preziosi (Yanez da Gomera), Alanah Bloor (Marianna Guillonk), Ed Westwick (James Brooke), Madeleine Price (Sani), Owen Teale (Lord Guillonk), 

Borneo, 1841: Sandokan detto "la Tigre della Malesia" è un pirata che combatte il dominio degli inglesi assieme ai suoi fedeli "tigrotti" (il suo gruppo di guerrieri) e al fedele amico, il portoghese Yanez.
Scampato a un naufragio, viene ritrovato sulla spiaggia dell'isola di Labuan dalla giovane Marianna, figlia del governatore, che lo soccorre salvandogli la vita. La giovane  lady è promessa sposa a Lord James, cacciatore di pirati, 





A 50 anni di distanza dal celeberrimo sceneggiato con Kabir Bedi, ecco arrivare una nuova versione che in pratica è un prequel della storia narrata in qullo de 1976
Non avendo mai letto i libri di Emilio Salgari e non essendo particolarmente fan dello sceneggiato originale (il preferito di mio papà,tra l'altro), mi sono approcciata senza particolari pregiudizi o aspettative a questa nuova versione, e devo dire che non mi è affatto dispiaciuta. 
Certo, i difetti non mancano: troppa tragicità in certi punti, personaggi e vicende che non c'entrano nulla e non danno nulla al racconto, inoltre non si capisce bene il legame della cosiddetta "Tigre della Malesia" con questo animale topico, dato che in cinque puntate si è vista una tigre solo nella prima puntata, in una scena remake della famosa scena del primo sceneggiato  (ma con la tigre in CGI, per la fortuna dell'attore protagonista che non ha corso i rischi di Kabir Bedi nel 1974). E come al solito, evidentemente non è stato possibile rinunciare all'originalissima e assolutamente mai vista (sono ironica, eh) rivisitazione in chiave femminista e moderna del personaggio di Marianna, l'amata di Sandokan; immancabilmente, anche la "Perla di Labuan" diventa la solita femminista ante-litteram che si diverte a creare casini nelle riunioni di società mettendo in imbarazzo gli altri (colpevoli di non essere anticonformisti come lei), che reagisce in modo isterico a chi non le dà ragione ecc ecc.
Come diceva Miranda Priestley...."Avanguardia pura!".

Per contro, ho trovato particolarmente azzeccata l'ambientazione  (la fiction è stata girata tra Lazio, Calabria e Toscana, con alcune parti girate in Tahilandia ), e mi sono piaciuti molto sia il protagonista Can Yaman nel ruolo di Sandokan, che il comprimario Alessandro Preziosi nel ruolo dell'amico fraterno Yanez, non solo come personaggi, ma proprio come coppia di amici: ho trovato che funzionassero molto bene nelle scene che avevano insieme, anche se singolarmente ho preferito l'interpretazione di Preziosi (attore che non mi ha mia detto granchè) nonostante il penoso background affibbiato dagli sceneggiatori a un personaggio che non ne ha bisogno. 
Impressione favorevole anche per l'attore che interpreta un James Brooke coetaneo di Marianna e Sandokan a differenza che nell'originale (dove era interpretato dall'attore Adolfo Celi), tant'è vero che inizialmente non avevo capito fosse lo stesso personaggio. Stavolta questo tipo di scelta non mi è dispiaciuta e mi ha dato modo di appassionarmi di più alla vicenda con un "triangolo" probabilmente un po' scontato ma non spiacevole. 
Utilizzare la stessa sigla in versione rinnovata dagli stessi Oliver Onions è stata una buona mossa per fidelizzare il pubblico, e come ultima nota: il personaggio di Emilio è un omaggio a Emilio Salgari, autore letterario della serie, che da giovane avrebbe voluto fare il marinaio per visitare terre lontane. 







mercoledì 21 gennaio 2026

Il commissario Ricciardi 3, 2025


 Regia di     con Lino Gunciale (Luigi Alfredo Ricciardi), Antonio Milo (Raffaele Maione), Maria Vera Ratti (Enrica Colombo), Serena Iansiti (Livia Lucani), Adriano      (Bambinella), Enrico Ianiello (Bruno Modo), Marco Palvetti (Falco), Fabrizia Sacchi (Lucia Maione), Fiorenza D'antonio (Bianca Palmieri), Mario Pirrello (Angelo Garzo), Martin Gruber (Manfred  von Brauchitsch ), Veronica D'Elia (Nelide), Massimiliano Rossi (Duca Marangolo), Domenico  (Tanino)



Finalmente Luigi Alfredo Ricciardi ha trovato il coraggio di farsi avanti con Enrica, che lo ricambia con gioia. I due si sposano, mentre Livia sprofonda nella solitudine e nella disperazione, mostrando segni di squilibrio psichico. Nel frattempo Raffaele e Lucia Maione decidono di adottare Benedetta. una bambina rimasta orfana in uno dei casi di cui si occupa Ricciardi, che subito dopo dovrà indagare anche sull'assassinio di Manfred.....


La terza stagione della serie "Il commissario Ricciardi" risulta un po' meglio della precedente: certo, la mancanza di Alessandro D'Alatri continua a sentirs e per quanto mi riguarda si sentirà sempre,  ma - forse complice l'atteso "passo in avanti" nella relazione tra Ricciardi ed Enrica- stavolta la situazione sembra abbia avuto un certo "aggiustamento", e le storie scorrono meglio, con qualche lieve cambiamento che però non va ad inficiare il quadro generale. 


Per fortuna, perchè l'episodio "Per mano mia" è il mio preferito della serie (anche nei libri) e tremavo all'idea di come sarebbe stato adattato; d invece è il più riuscito anche di questa stagione. Come da trama, comunque, la parte del leone stavolta la fa la relazione tra Ricciardi ed Enrica, tanto attesa dal pubblico, che finalmente sfocerà nel tanto atteso matrimonio e nella nascita della figlia Marta (con finale tragico che, stavolta sì, ho sperato fino all'ultimo che fosse cambiato). I casi, come già nei libri, vengono un po' messi sullo sfondo per concentrarsi sulle vicende personali dei personaggi e le dinamiche fra loro, e non è certo un male visto che - anche se per poco- possiamo vedere dei momenti di gioia e normalità tra Enrica e Ricciardi; ed è bello vedere che gli aurori della serie (De Giovanni compreso) hanno dato più spessore e un diverso andamento alla coppia Nelide- Tanino, la ma preferita dopo i due protagonisti; come sempre spicca Bambinella, che meriterebbe più scene e una storia migliore . 


Si è calcato un po' la mano con la degradazione di Livia, anche qui aggiungendo particolari che nel libro non ci sono ma che non stonano; molto brava l'attrice  a reggere questo tipo di prova, credo che il ruolo stavolta sia stato più complesso che nelle precedenti edizioni. 

Certo il finale come detto lascia l'amaro in bocca; ma già si parla di una quarta serie, con gli ultimi tre libri. Vedremo.....


domenica 25 maggio 2025

Le assaggiatrici, 2025

 


Regia di Silvio Soldini, con  Elisa Schlott (Rosa Sauer), Alma Hasun (Elfride), Thea Rasche (Augustin), Albert Ziegler (Max Riemelt), Berit Vander (Ulla), Emma Falck (Leni). 



La giovane Rosa Sauer vive assieme ai suoceri in un paesino di campagna in provincia di Berlino, mentre il marito è al fronte; assieme ad altre donne viene reclutata per guadagnarsi da vivere come assaggiatrice, ovvero: dovranno assaggiare ogni giorno i cibi che il cuoco personale di Hitler prepara per lui, in modo da smascherare qualsiasi possibile avvelenamento...


Tratto dal romanzo omonimo (2018) di Rosella Postorino, caso editoriale di quell'anno, è a sua volta tratto da una storia vera tenuta nascosta per decenni dalla protagonista e voce narrante, Rosa Sauer appunto.

Buona come trasposizione letteraria (salvo i soliti cambiamenti che non mancano mai), funziona anche come film narrando senza particolari fronzoli la storia di questo gruppo di donne che è come se vivessero divise a metà: da un lato, in una Germania ormai prossima alla disfatta, sono considerate privilegiate perchè mangiano ogni giorno, al contrario di quanto ormai sta avvenendo per la gente comune; dall'altro, ogni pasto per loro è una possibile condanna a morte, in caso appunto di cibo avvelenato. Oltretutto, non possono rifiutarsi per ovvi motivi, e anche in caso stessero male non verrebbero nemmeno soccorse perchè la priorità assoluta è la sicurezza del Fhurer 

Insomma, una situazione tutt'altro che simpatica in un contesto già di per sè tragico come quello di un paese in una guerra che sta perdendo; il regista mette in luce la solidarietà che giocoforza si sviluppa tra le assaggiatrici, la cui posizione a tavola ricorda vagamente (a mio avviso) l'Ultima Cena, e forse non è una casualità 

Da vedere sicuramente se avete amato il libro. 






mercoledì 29 maggio 2024

Mothers' instict, 2024

 


Regia di Benoit Delhomme, con Anne Hathaway (Celine       ), Jessica Chastain (Alice      )



Usa, primi anni '60: due giovani coppie formate da Alice e il marito Damian , e Celine e il marito Simon      sono vicini di casa e amici, e così i loro due figli Theo e Max. Quando quest'ultimo muore in un incidente, Celine comincia a invadere un po' troppo casa dell'amica, mostrandosi morbosamente attaccata al piccolo Theo....



Tratto dal romanzo "Oltre la siepe" di Barbara Abel  ( ), il film è a sua volta il remake di un film francese, "Doppio sospetto".

Non ho visto l'originale quindi non posso fare alcun confronto, ma preso da solo il film non è per niente male, un bel thriller psicologico che ricorda molto quelli classici alla Hitchcock, non solo per le atmosfere ma anche per le ambientazioni. 


Molto brave le due protagoniste (amiche anche nella realtà) Jessica Chastain e Anne Hathaway a reggere un perenne confronto tra due personaggi che, dietro uan facciata di perbenismo, nascondono entrambi più di una pecca. Entrambe mogli e madri felici, perfette padrone di casa, membri attivi nella loro comunità, assieme ai mariti e ai figli sono perfettamente in linea con gli anni in cui si svolge la storia (l'America pre- kennedyana): tutto patinato, non propriamente falso ma sicuramente una facciata che nasconde non detti e alcuni problemi precedentemente vissuti e tenuti accuratamente nascosti l'una all'altra (forse anche per pudore, non lo escludo, visto che parlare di certe cose è sempre delicato). 

La morte di uno dei due bambini manda pian piano tutto all'aria, in particolare il rapporto tra le due amiche, in un crescendo narrativo di mistero e angoscia, in cui ho trovato le due attrici molto brave a reggere questo ritmo interpretando i loro personaggi, l'una il doppio e l'antitesi dell'altra. 

Film ben fatto anche se parecchio angosciante, ottima fotografia, scenografia e costumi. 







domenica 7 aprile 2024

Priscilla, 2023


 Regia di Sofia Coppola, con Cailee Spaeny (Priscilla Beaulieu), Jacob Elordi (Elvis Presley), Ari Cohen (Capitano Beaulieu), Dagmara Dominczyk (Anne Beaulieu), Tim Post (Vernon Presley). 



Nel    la 14enne Priscilla conosce Elvis Presley mentre quest'ultimo svolge il servizio militare; nonostante la forte differenza di età ( ) i due si innamorano e iniziano una complicata relazione, inizialmente ostacolata dai genitori della ragazza, che solo dopo molte lotte si convincono alla fine a lasciarla andare a vivere nella casa della sua famiglia, Graceland. Qui Priscilla, non ancora maggiorenne,  si ritrova di fatto rinchiusa in una gabbia dorata.... 




Basato sul libro autobiografico "Elvis e io"  (1985 ), come si evince dal titolo è la storia d'amore tra Elvis Presley e la moglie Priscilla raccontata dal punto di vista di lei. 

Niente di particolarmente nuovo visto che chi conosce almeno un po' la storia del re del rock (come me, grazie a mia mamma che è una sua fan) conosce anche questa parte della sua vita, magari non proprio nei dettagli e concentrandosi più sulla parte "glamour" della storia. In questo film l'intento della regista è concentrare l'attenzione su Priscilla, sulla sua esperienza (non proprio felicissima e anzi, con parecchie ombre) e sul suo percorso di donna. 


Si comincia quindi dal loro primo incontro, avvenuto in una base militare della Germania mentre lui svolgeva il servizio militare e lei viveva lì con la famiglia al seguito del padre  militare; all'epoca Priscilla aveva solo 14 anni, e conoscere Elvis inizialmente rappresenta il coronamento dei suo sogni di adolescente, quindi la sua infatuazione per lui è più comprensibile. Lo è meno quella di lui per lei dato che all'epoca aveva  24 anni ; probabilmente in un mondo superficiale e vizioso come quello dello spettacolo lui rimane colpito dalla sua ingenuità e dai suoi modi un poco infantili; il film non è molto chiaro su questo, e anche la parte del trasferimento di Priscilla a Graceland si svolge in maniera piuttosto frettolosa, sta di fatto che da subito la giovanissima fidanzata- bambina del divo più amato del mondo si trova in una prigione dorata, dove è servita e riverita ma anche lasciata da sola per lunghi periodi assieme ai parenti di lui (non sempre gentili con lei e anzi, spesso carcerieri non troppo inconsapevoli, come il padre Vernon) , dove deve rimanere nascosta per non turbare i fans che lo credono ancora single, dove anche quando Elvis c'è i motivi di frustrazione non sono pochi, dato che lui pretende che lei sia sempre disponibile per lui senza limiti, pretende di decidere il suo look e i vestiti che deve indossare, non considera i bisogni sessuali che si manifestano nella giovane donna imponendole una morale religiosa che va al di là di valori che comunque si possono anche considerare accettabili anche se non li si condivide. 

Per ovvi motivi i due protagonisti primeggiano su tutti gli altri, per altrettanti ovvi motivi il personaggio femminile di Priscilla risalta su quello di Elvis, che qui purtroppo non fa una bellissima figura dato che viene dipinto come un uomo in fondo buono ma con mille manie e pretese, comprese quelle religiose. Della sua musica c'è poco o nulla, probabilmente per una questione di diritti. 

Un film che potrà interessare gli appassionati di Elvis ma che tutto sommato ha parecchi difetti che ne inficiano la visione, rendendolo piuttosto noioso. Molto buona invece la fotografia, scenografia e costumi. 



mercoledì 21 febbraio 2024

I Tre moschettieri: Milady ( Les Trois Mousquetaires: Milady), 2023

 


Regia di Martin Bourboulon, con Francois Civil (D'Artagnan), Vincent Cassel (Athos), Pio Marmai (Porthos), Romain Duris (Aramis), Eva Green (Milady), Lyna Koudri (Constance Bonaciueux), Louis Garrel (Luigi XIII), Vicky Crieps (Anna D'austria), Eric Ruf (Cardinale Richelieu), Jacob Fortune Loyd (Duca di Buckingham).


1627: Dopo la scomparsa della fidanzata Constance, D'Artagnan la cerca in ogni dove; nel suo peregrinare incontra di nuovo Milady (in precedenza creduta morta), scoprendo che è lei la misteriosa moglie di cui Athos gli aveva parlato.....



Seconda parte della nuova saga dedicata ai Tre Moschettieri, accattivante e riuscita nonostante della storia originale qui ci siano solo i personaggi principali e poco altro. A mio avviso questo secondo capitolo è molto meglio del precedente, che mi aveva lasciato non proprio soddisfatta anche se il giudizio finale non era stato negativo. Stavolta mi sono lasciata "prendere" dallo spettacolo e mi sono goduta il film. 

Certo, dal titolo ci si aspetterebbe un migliore approfondimento del personaggio di Milady e sopratutto del suo rapporto con Athos; cosa che avviene solo in parte e sempre per via di qualche indizio qua e là che poi non viene ripreso se non in minima parte, ma dal finale si capisce che ci sarà un terzo episodio probabilmente interamente sviluppato in tal senso. Sperò tanto quindi che sia dia molto più spazio a questo personaggio, ottimamente interpretato da Eva Green, che ritengo probabilmente la migliore Milady portata finora sullo schermo. 


E sicuramente buona parte della riuscita del film sta anche in un cast azzeccato per tutti i personaggi, anche quelli OC come il fratello di Athos, la sorella di Aramis, il principe di colore che rappresent sì una concessione alla modernità, ma non stona con tutto il resto: il personaggio e il suo ruolo sono bene inseriti all'interno della storia, in maniera credibile e interessante. 

Per quanto riguarda i personaggi principali già esistenti nella storia originale, non ho notato differenze o approfondimenti particolari, sono sostanzialmente gli stessi, a parte forse l'affetto che lega Aramis alla propria sorella e Porthos che si innamora della stessa. E finalmente l'odioso fratello del re viene tolto di mezzo. 

Come detto, dal finale si presagisce un terzo episodio con una storia quasi sicuramente ormai sviluppata per conto proprio. Devo dire che sono curiosa di vederlo....


P.S: che dire: storia cambiata, personaggi inventati, personaggi sopravvissuti....ma  l'unica che ci rimette comunque le penne è la povera  Costance Bonacieux . Anche in questa versione! ;(





sabato 10 febbraio 2024

La Storia, 2024

 


Regia di Francesca Archibugi, con Jasmine Trinca (Ida Ramundo), Francesco Zenga (Nino Mancuso), Mattia Basciani (Giuseppe Ramundo), Valerio Mastandrea (Remo), Lorenzo Zurzolo (Davide Segre), Elio Germano (Giuseppe Cucchiarelli), Asia Argento (Santina)


Nel 1941 Ida Ramundo, una maestra elementare vedova e madre dell’adolescente Nino, viene violentata da un soldato tedesco. Dalla violenza nasce Giuseppe, detto Useppe, un bambino intelligente e gioioso che vive un’infanzia serena pur tra le privazioni della guerra.
Per Useppe, il mondo è una continua scoperta e le persone che incontra amici indimenticabili; ma quando la guerra finisce e il peggio sembra passato, una brutta malattia segnerà le vite di Ida e del figlioletto….



Nuova versione del capolavoro di Elsa Morante (1974) dopo quella del 1985 con protagonista Claudia Cardinale. Ora, dovete sapere che quando mi arriva la notizia di una nuova trasposizione di qualche mio romanzo preferito ormai sono sempre indecisa tra "evviva!" e "Oddiomio, speriamo perlomeno di non vedere Useppe cinese, Cucchiarelli trans ecc", viste le mode imposte negli ultimi anni.

Stavolta sono felice di dire che il pericolo è stato scampato: a parte la parte iniziale, lo sceneggiato in questione è fedele al romanzo sia nello svolgimento della storia che nella caratterizzazione dei personaggi, penso che regista, sceneggiatori e attori abbiano fatto davvero un ottimo lavoro, sicuramente di non poco conto. In particolare Jasmine Trinca ha reso molto bene il personaggio di Ida accentuando anche la sua postura e la sua camminata, molto ben descritte nel libro e caratteristiche esterne della personalità del personaggio; ho molto apprezzato anche Asia Argento, insolitamente molto brava in un personaggio intenso ma anche simpatico, menzione particolare per i due giovani attori che interpretano Nino e Useppe , Francesco Zenga e Mattia Basciani: giovanissimi (uno ancora bambino ovviamente) ma già molto bravi a trasmettere l'intensità del rapporto che lega i due fratelli, e anche a rendere singolarmente i personaggi. 


Ma in generale devo dire che tutti gli attori sono stati ottimi, ho percepito inoltre una scenggiatura e una regia fatte con grande sensibilità, cosa che non è per nulla scontata nonostante l'argomento. All'interno della storia, sono tante le scene toccanti che riguardano la tragedia degli ebrei italiani e in particolare di quelli romani, deportati dal ghetto e mai più ritornati. 

Nelle ultime due puntate in un piccolo ruolo appare anche Romana Maggiora Vergano, la giovane attrice già interprete della figlia di Paola Cortellesi in "C'è ancora domani".

Finalmente un prodotto tratto da un romanzo coinvolgente e di spessore!







sabato 25 novembre 2023

I bastardi di Pizzofalcone- stagione 4, 2023

 


Regia di Riccardo Mosca   , con Alessandro Gassman (Giuseppe Lojacono), Carolina Crescentini ( Laura Piras),Massimiliano Gallo (Luigi Palma), Tosca D'Aquino (Ottavia Calabrese), Gianfelice Imparato (Giorgio Pisandelli), Antonio Folletto (Marco Aragona), Gennaro Silvestro (Francesco Romano), Simona Tabasco (Alex Di Nardo), Serena Iansiti (Rosaria Martone), Miriam Candurro (Giorgia Romano), Alessia Lamoglia (Marinella Lojacono).



Dopo essere rimasto per tre settimane nelle mani di Rocco Squillace, che lo ha torturato n vari modi per vendicarsi del presunto omicidio del fratello, Lojacono viene liberato intimandogli però di sparire e farsi credere morto da tutti, pena la vita della figlia Marinella. L'unico posto dove Lojacono può rifugiarsi è uno scantinato del commissariato, dove viene protetto inizialmente da Palma e poi da tutto il gruppo, mentre il resto del mondo lo crde morto....


Quarta stagione così cosi per la serie tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni: sono rimasta un po' indietro con la lettura dei libri, quindi non posso fare il confronto con questi ultimi anche se mi è stato detto che già dalla serie precedente la trasposizione tv differisce parecchio da quella letteraria.


Forse questo potrebbe spiegare una stagione non certo brutta ma piuttosto moscia, in cui si è dato più risalto alle dinamiche di gruppo (e fin qui mi sta bene, non è questo il problema), cosa più che normale dato che senza questo non si sarebbe potuta spiegare la vicenda di Lojacono. Le vicende personali dei vari personaggi sono rimaste sullo sfondo e alcune tirate per le lunghe (l'inutile diverbio tra Romano e la moglie) o poco credibili (Aragona e la sua nuova fiamma), mentre invece ho trovato molto carine le vicende di Pisanelli e della coppia Ottavia e Palma (con qualche incongruenza sull'autismo del figlio Riccardo, ma forse ricordo male io). Anche le vicende dei delitti risolti dalla squadra non mi hanno interessato quasi per nulla. 

Che dire, forse il brodo comincia ad allungarsi un po' troppo?

domenica 19 novembre 2023

Assassinio a Venezia (A Hunting in Venice), 2023


 Regia di Kenneth Branagh, con Kenneth Branagh (Hercule Poirot), Tina Fey (Ariadne Oliver), Michelle Yeoh (Joyce Reynolds), Riccardo Scamarcio (Vitale Portfoglio), Kelly Reilly (Rowena Drake), Kyle Allen (Maxime Gerard), Camille Cottin (Olga Seminoff). 


1947: ritiratosi a Venezia, Hercule Poirot viene raggiunto dall'amica Ariadne Oliver, autrice di gialli, che lo convince a partecipare a una festa di Halloween in casa dell'ex cantante lirica Rowena Drake, la cui figlia Alicia si è suicidata un anno prima. La donna spera infatti di poter entrare in contatto con la figlia tramite una seduta spiritica organizzata dalla medium Joyce Reynolds, da lei invitata. 

Durante la seduta, a dispetto di ogni considerazione dell'ispettore, la medium sembra davvero entrare in contatto con l'anima di Alicia, la quale tramite la donna comunica di essere stata assassinata....



Terzo film che Kenneth Branagh ha tratto da un romanzo si Agatha Christie riportando in auge la figura dell'investigatore Hercule Poirot; non che ce ne fosse bisogno visto che tra serie tv e repliche vario è un personaggio ancora oggi amatissimo, ma fa sempre piacere vedere le trasposizioni di questi romanzi anche al cinema.

Anche stavolta film riuscito, almeno per quanto mi riguarda (so che questa serie ha molti detrattori): non avendo letto il romanzo, non posso fare confronti con la storia originale anche se qualche dubbio su eventuali cambi e adattamenti mi è venuto (Halloween nella Venezia del 1946 era possibile?!); abbiamo comunque una morte misteriosa, un gruppo di persone legate  vario avviso alla vittima che si trovano costrette a stare tutta la notte nella casa dove è avvenuto l'omicidio, mentre Poirot indaga usando la ragione ma talvolta vacillando davanti a presunti fenomeni paranormali. 


Ogni personaggio è sospettato dell'omicidio, e la soluzione finale come spesso accade è quella meno  ovvia; nel frattempo assistiamo a un incalzare di ogni singolo personggio che, consapevolmente o meno, aggiungerà un tassello alla volta alla storia, facendo appassionare quel tanto che basta per decidere che il film non è sprecato. Sullo sfondo una Venezia scura e malinconica, in cui si muovono personaggi che - chi più e chi meno- sono reduci dai traumi della guerra finita solo un anno prima, ma ancora ben presente nei ricordi di tutti (solo in quelli evidentemente, perchè nel film non se ne vede traccia).

Curiosa la presenza dell'italiano Riccardo Scamarcio nel cast, un po' ingessato anche se non sfigura del tutto. 




giovedì 16 novembre 2023

L'ultima volta che siamo stati bambini, 2023


 Regia di Claudio Bisio, con Vincenzo Sebastiani (Italo), Alessio di Domenicantonio (Cosimo), Lorenzo Mcgovern (Riccardo), Carlotta De Leonardis (Wanda), Federico Cesari (Vittorio), Marianna Fontana (Suor Agnese), Antonello Fassari (nonno di Cosimo), Claudio Bisio (padre di Vittorio e Italo). 



Roma, 1944: Riccardo, Cosimo, Italo e Wanda sono quattro amici che trascorrono assieme le loro giornate giocando nelle strade devastate dalla guerra. Quando Riccardo, ebreo, viene portato via assieme alla sua famiglia, gli altri tre amici decidono di andare direttamente in Germania a salvarlo. Si incamminano così su un binario di un treno che     ; poco dopo sulle loro tracce si mettono Vittorio, giovane fascista fratello di Italo, e Suor Agnese, una suora del convento in cui Wanda viene cresciuta in quanto orfana....


Tratto dal romanzo omonimo (2021 ) di Fabio Bartolomei, una tenera storia di amicizia come spesso solo quella tra bambini sa essere: forte, sincera, disinteressata, unica. Con vari riferimenti (non credo del tuto casuali) a classici del cinema che trattano questo tema come "I Goonies" e "Stand by me ricordo di un'estate", Bisio racconta una doppia storia ambientata in un'Italia tragicamente allo sbando a causa della guerra e delle leggi razziali.

La storia principale è quella dei quattro protagonisti: quattro bambini di estrazione sociale diversa (un ebreo figlio di commercianti agiati, un'orfana, un popolano figlio di un oppositore mandato al confino e il figlio di un caporione fascista) sono uniti da un'amicizia più salda delle divisioni politiche  e sociali imperanti in quel momento; per loro tutto è un gioco e un'avventura, persino gli allarmi che annunciano l'imminente bombardamento o le leggi razziali che superano agevolmente (dato che Riccardo è ebreo) facendo un "patto di sputo", come nelle migliori alleanze. 


Nulla può dividerli, e difatti quando Riccardo e la sua famiglia vengono portati via dai nazisti durante il rastrellamento del ghetto, per i tre rimasti è del tutto naturale decidere di andare in Germania per liberarli. Equipaggiati di tutto punto (sopratutto Italo, che in virtù del background familiare esegue a puntino tutto quanto ha imparato durante le esercitazioni del sabato fascista), si incamminano sui binari ferroviari dei treni che portavano gli ebrei, in quella che loro non sanno essere la loro ultima avventura di bambini. 

Le scene che vedono protagonisti i quattro bravissimi e giovanissimi attori (Carlotta De Leonardis era già tra gli interpreti de "L'Arminuta") sono di una delicatezza e poetica difficili da riprodurre al giorno d'oggi; a loro si affiancano in un viaggio parallelo, con identica bravura dei loro interpreti, Vittorio (fratello di Italo ed eroe di guerra) e Suor Agnese, la suora dell'orfanotrofio a cui Vanda è più legata. Anche la loro storia è carina e delicata, e ammetto che il mio lato romantico purtroppo ben presente nonostante l'età e le batoste mi ha fatto sperare in quel finale qui solo accennato, ma che si può immaginare sia andato così. 

Ottima fotografia che riprende paesaggi molto belli. 







lunedì 25 settembre 2023

La bella estate, 2023

 


Regia di Laur Lucchetti, con Yile Vianello (Ginia), Deva Cassel (Amelia), Nicolas Maupas (Severino), Alessandro Piavani (Guido), Adrien Dewitte (Rodriguez), Anna Bellato (Signora Gemma).


Estate 1940: la giovane Ginia, che lavora come sarta in un atelier di moda, conosce Amelia, di professione modella per pittori. L'amicizia fra le due ragazze sfocia presto in una attrazione nemmeno troppo velata, che porterà Ginia a frequentare il mondo dell'amica così diverso dal suo e a cercare a tutti i costi di farne parte....



Tratto da un racconto omonimo di Cesare Pavese, è una interessante storia di formazione al femminile, con due protagoniste molto diverse fra loro, non solo fisicamente: Ginia è una giovane che proviene dalla campagna ma vive in città sola con il fratello, lavora come sarta in un importante atelier e ha delle ambizioni lavorative nel campo della moda. Una ragazza con la testa sulle spalle, al contrario di Amelia, misteriosa e sfuggente modella che posa nuda per pittori....e probabilmente fa pure qualcosa d'altro. 


L'attrazione che nasce fra le due (interessante perchè può essere vista sia in chiave omosessuale che no, a mio avviso) porterà a uno sconvolgimento della vita di Ginia  ma anche a una maggiore conoscenza di sè stessa, del mondo e delle persone, per quanto a un certo punto dolorosa per via di alcune cadute da cui dovrà sforzare di rialzarsi. Amelia sembra più impermeabile a queste cose (forse perchè le ha già attraversate, almeno in parte, visto il tipo di vita che conduce) nonostante un grave problema di salute sembri a un certo punto attanagliarla al punto da far pensare per un attimo che possa cambiare la sua vita. Sicuramente anche per lei l'incontro con Ginia rappresenta qualcosa di destabilizzante, la riscoperta di una purezza che ha perso ma che è ancora capace di riconoscere negli altri senza disprezzarla.

Sicuramente il film punta molto sul debutto della figlia d'arte Deva Cassel, che nonostante l'indubbia avvenenza fisica a livello recitativo sembra aver preso più dalla mamma che dal padre; ma dato che è ancora molto giovane, ha tutto il tempo di sbocciare artisticamente parlando, costruendo un proprio percorso attoriale. Cattura molto di più l'attenzione la giovane Yle Yara Vianello, che dona alla sua Ginia (a tutti gli effetti la protagonista vera e propria) varie sfumature di gioia, turbamento, sofferenza, eccitazione, voglia di esplorare e scoprire. 

Sullo sfondo, una  bella rappresentazione della Torino del 1940, in cui già si intravedono nubi che si addensano all'orizzonte a causa dell'imminente entrata in guerra dell'Italia.

Film davvero meritevole di essere visto. 





domenica 4 giugno 2023

Cyrano, 2021

 


Regia di Joe Wright, con Peter Dinklage (Cyrano), Hailey Bennett (Rossana), Kevin Harrilson jr (Christian), Ben Mendelshon (DE Guiche).


Cyrano de Bergerac è un eccentrico e scontroso spadaccino, abilissimo scrittore e poeta, affetto da nanismo. La sua vitalità e mancanza di ipocrisia nell'attaccare i prepotenti gli ha procurato numerosi nemici, di cui però egli poco si preoccupa essendo uno dei migliori spadaccini in circolazione.
Cyrano è segretamente innamorato della bella cugina Rossana, ma a causa del suo "handicap" fisico  non ha mai avuto il coraggio di concretizzare questo sentimento; un giorno è Rossana stessa a chiedergli, come favore personale, di proteggere e farle conoscere Christian, un giovane cadetto di cui ella si è innamorata senza avergli mai parlato, ma solo per la sua bellezza; per questo motivo tra l'altro lei lo ritiene dotato anche di eccellenti qualità come letterato. Cyrano accetta, dapprima solo per amore della cugina, poi per sincera amicizia verso Christian, che pur essendo bello, onesto e leale, non ha affatto l'animo del poeta e non sa esprimersi con le parole.....


Versione 2021 del classico di Edmond Rostand, è caratterizzata (come ormai spesso accade quando si mette in scena la trasposzione di un libro o opera teatrale) da notevoli cambiamenti in stile moderno che però stavolta non risultano così sgradevoli come in altri casi. Anzi, il film -a sua volta versione di un musical di Erica Schmidt  - è davvero godibile e ben fatto.


Il primo e più profondo cambiamento sta proprio nel protagonista: l'handicap fisico di Cyrano non è più l'enorme naso che gli deforma il viso ma l'essere affetto da nanismo,cosa che cambia anche la difficoltà psicologica del personaggio rispetto alla proprio fisicità, senza tuttavia intaccare la sostanza di fondo della storia. A interpretare il mitico spadaccino non poteva essere che Peter Dinklage, che personalmente ho trovato ottimo nel suo ruolo, ci fa percepire a pieno tutta l'umanità, la forza e al tempo stesso la fragilità di Cyrano.

Anche Kevin Harrilson jr, l'attore che interpreta Christian, è particolarmente azzeccato visto che finalmente ci regala una versione del personaggio normale, umana e non il solito "bello ma stupido"come viene spesso erroneamente inteso; un punto debole invece è l'attrice che interpreta Rossana, forse non pr colpa sua visto che le hanno appiccicato addosso il solito ruolo dell'eroina super femminista che non c'entra assolutamente nulla con questa storia; perlomeno c'è da dire che hanno tolto un po' di antipatia al personaggio che in origine è uno dei più insopportabili della letteratura.

Girato interamente in Sicilia subito dopo il lockdown del 2020, ha il pregio di mettere in risalto i vari siti serviti da location delle scene, oltre ad avere inserito alcune scene non presenti nell'opera originale ma che comunque stanno bene all'interno della storia, ad esempio la scena dove i soldati prima della battaglia salutano idealmente i loro cari lontani. Stufano un poco le canzoni, nonostante io apprezzi i musical. 





lunedì 29 maggio 2023

Rocco Schiavone- stagione 5, 2023

 


Regia di Simone Spada , con Marco Giallini (Rocco Schiavone), Ernesto D'Argenio (Italo Pierron), Valeria solarino (Sandra Buccellato), Miriam Dalmazio (Marina Schiavone), Tullio Sorrentino (Brizio), Francesco Acquaroli (Sebastiano), Lorenza Indovina (Michela Gambino), Mirko Frezza (Furio), Massimiliano Caprara (Michele Deruta), Christian Ginepro (Domenico D'Intino), Alberto Lo Porto (Antonio Scipioni), Andrea Germani (Federico).


Tornato al lavoro dopo una lunga convalescenza, Rocco deve affrontare un po' i soliti casi: l'omicidio di una anziana professoressa, quello di un uomo che non si capisce se sia orto fuori o dentro dal confine italiano e sopratutto il ritorno di Enzo Baiocchi che vuole vendicare la morte del fratello Luigi. Nel frattempo, all'agente Deruta (segretamente gay) viene dato un aut aut dal compagno Federico, che stufo di rimanere nell'ombra vorrebbe che rendesse pubblica la loro relazione andando a convivere.....





La serie sul vicequestore Rocco Schiavone è giunta alla quinta stagione, e seppure ben riuscita come sempre qualche piccolo segno di cedimento comincia a mostrarlo.

Le storie, ad esempio, a mio avviso non sono più così intriganti come lo erano le prime: in questa ultima serie ho fatto un po' fatica a seguirle, sopratutto la prima; l'atmosfera un po' gotica e nordica che è uno degli elementi maggiormente di successo della serie rimane, ma un po' come contorno. Insomma in questa serie sono state più interessanti le storie e le dinamiche personali fra i vari personaggi che i "gialli". Altra cosa, non ho affatto apprezzato la sostituzione di Isabella Ragonese con     nel ruolo di Marina: nulla da dire sulla nuova attrice, ci mancherebbe , ma mi ero affezionata all'altra anche perchè secondo me meglio corrispondeva alle caratteristiche del personaggio. 

Stufa anche il fatto che met delle donne che Rocco incontra perdono sempre la testa per lui al primo incontro , oggettivamente ci si chiede che cosa vedano in lui che faccia nascere tutte 'ste grandi passioni. 


Ho apprezzato invece la "sospensione" in cui viene messa la vicenda dell'amico Sebastiano (che forse stavolta è stata portata a compimento, forse no), e anche come è stata trattata l'inserimento di una tematica delicata come quella della vicenda dell'agente Deruta. Sono un po' indietro con la lettura dei libri della serie quindi non so dire se in questo caso sono rimasti fedeli  o meno alla trama originale, ma anche così non fosse mi ha fatto piacere vedere che - a differenza di come ormai va di moda al cinema o altrove- la storia è stata trattata con garbo, delicatezza e in modo assolutamente realistico e non banale, non solo nella narrazione ma anche nella psicologia dei personaggi. Le serie tv italiane vengono spesso denigrate da molti (non da me, come avrete capito), ma stavolta si può ben dire che il lavoro fatto nel trattamento di tale tematica è, oggettivamente, molto meglio di ciò che ormai siamo abituati a vedere dagli USA. 

Anche stavolta quindi prodotto promosso, anche se co riserva, comunque è una fiction che vale sempre la pena di seguire.