domenica 17 maggio 2026

Il diavolo veste Prada 2 (The devil wears Prada 2), 2026

 


Regia di  David Frankel , con Meryl Streep (Miranda Priestley), Anne Hathaway (Andy Sachs), Stanley Tucci (Nigel Kipling ), Emily Blount (Emily Charlton ), Lucy Liu (Sasha Barnes), Justin Theroux (Benji Barnes). 


New York : dopo vent'anni Andy Sachs ha realizzato il suo sogno di diventare una giornalista "impegnata", peccato che proprio durante una premiazione lei e i suoi collaboratori vengono licenziati in tronco . Delusa Andy approfitta del suo discorso di ringraziamento pe ribadire l'importanza del giornalismo "dal vivo" e della comunicazione tra persone. 

Il discorso diventa virale e Andy viene reclutata da Irvin Ravitz per fare da "feauters editor"    per "Runaway", la rivista dove la donna aveva lavorato come assistente venti anni prima, e che ora sta affrontando una doppia crisi, dovuta non solo alla crisi editoriale che colpisce tutto il mondo della stampa, ma anche a una dichiarazione di Miranda Priestly che, distrattamente, ha elogiato un marchio di "fast fashion"; la sua dichiarazione, diventata virale, l'ha messa praticamente alla gogna mediatica e con lei tutta la rivista

Andy torna così a lavorare con Miranda e Nigel, scoprendo che l'altra assistente Emily ha fatto carriera come brand manager. Grazie ad un articolo di Andy la situazione si risolleva un po', ma non basta: occorre fare i conti con i social....



Attesissimo seguito de "Il diavolo veste Prada", l'ho visto senza grandi aspettative visto che per me il primo film aveva concluso il proprio arco narrativo e ancora adesso va benone così. Come prevedibile, non mi è piaciuto molto. 

Ammetto che forse la mia visione amareggiata di come è cambiato il mondo in questi venti anni può avermi influenzato non poco, ma ho trovato questo film piuttosto triste. 

Abbiamo in pratica una riproposizione attualizzata delle dinamiche del primo film in un ambiente totalmente cambiato a causa dell'avvento dei social, con conseguente crisi dell'editoria, in un mondo della moda che pare non abbia più molto da dire, effettivamente. A mio avviso il pregio più grosso del film è, pe gli spettatori, rivedere i personaggi amati  e forse, nel finale (scusate lo spoiler) la nascita dell'amicizia tra Emily e Andy. Ma più di questo stop. 


Miranda è una vecchia tigre ormai sdentata, che nessuno teme più e di cui tutti aspettano la dipartita (lavorativa) per prenderne il posto: sempre talentuosa, anzi molto più delle nuove leve, sempre visionaria, sempre pungente e consapevole, ma tutto ciò nel mondo di oggi sembra non bastare più. Andy è riuscita a diventare una giornalista "impegnata", ma anche per lei il suo talento, gli articoli importanti, veritieri ecc non bastano, dato ch viene licenziata via mail e che, oltretutto, sembra non guadagnare nemmeno abbastanza per permettersi un appartamento decente. Nigel, dopo essere stato gabbato nel primo film, non riesce a staccarsi da Miranda (forse anche per motivi affettivi, dopo tanti anni) e a brillare di luce propria come meriterebbe, consapevole che ormai il suo treno è passato inutilmente. Emily, talentuosa e ambiziosa, non riesce a farsi strada comunque se non sfruttando un compagno miliardario e cercando d fregare Miranda. 

Anche sul lato affettivo, a mio avviso la tristezza impera: Miranda è una vecchia sola che deve accontentarsi di un ganimede insignificante (un Kenneth Branagh totalmente fuori posto), Andy è sola e il suo nuovo interesse amoroso inutile, così come Nigel e l'amica di Andy dal primo film. Tutti però dediti al lavoro. Certamente nel 2026 non è obbligatorio sposarsi, certamente è giusto che chi lo desidera si dedichi alla carriera ma.... ecco, è una delle tante derive narrative che a me non piacciono. 

Non fanno eccezione le parti tecniche: fotografia piatta e grigia, interni idem, costumi certamente non accattivanti come nel primo film. Niente, non ci siamo. 




sabato 9 maggio 2026

Le libere donne, 2026

 


Regia di Michele Soavi, con Lino Guanciale ( Mario Tobino), Grace Kicaj (Margherita Lenzi), Gaia Messerklinger (Paola Levi), Fabrizio Biggio (Guido Anselmi), Irene Muscara (Lella).


1944: Mario Tobino è un giovane psichiatra, da poco arrivato all'ospedale psichiatrico femminile di Magliano, dove cerca di instaurare con le pazienti un rapporto umano basato su teorie innovative che cercano di restituire dignità e ascolto alle ricoverate. Questo gli causa qualche problema con alcuni colleghi conservatori, anche se il primario è bendiposto nei suoi confronti condividendone in linea di massima l'operato. 

Tra le pazienti c'è Margherita, una giovane donne mandata lì a causa del cattivo rapporto con marito, suocera e cognate; dubitando della sua follia, Tobino cerca di venire a capo della sua storia....




Più che "liberamente ispirato", bisognerebbe dire "mooooooolto liberamente ispirato" al romanzo "Le libere donne di Magliano" di Mario Tobino ( ), tant'è vero che hanno troncato pure il titolo della fiction; e la cosa come spesso accade non è di mio gradimento. 

Come ho spesso detto, capisco che la trasposizione di un'opera letteraria debba necessariamente differenziarsi dal testo per alcuni aspetti, ma stravolgere totalmente la storia (e relativo significato) per farne una fanfiction anche no, grazie. Può funzionare magari per un prodotto come "Sandokan", ma in questo caso abbiamo un tema serio e doloroso, la vita delle donne in un manicomio femminile degli anni '40, e un'operazione di questo tipo  stravolge totalmente il senso della storia concentrando l'attenzione, piuttosto che sulla condizione delle donne nei manicomi dell'epoca, sull'eterna lotta tra nazifascisti e antifascisti; tema importantissimo e sempre doveroso raccontarlo, per carità, ma comunque visto e stravisto in tutte le salse possibili e immaginabili, per una volta si poteva pure tralasciarlo.



Difatti in questo caso le problematiche delle pazienti, del personale  e delle cure dell'epoca per i cosiddetti disturbi mentali (che spesso non lo erano) finiscono per fare da sfondo ad una banale "spy story" di lotta contro i nazisti e alla solita ancora più banale e ridicola storia "d'amore" tra il medico e la paziente bella e tormentata, chiusa in manicomio perchè vittima di un complotto familiare che il medico cercherà di smascherare (ma non fa la stessa cosa per le altre pazienti, pur interessandosi di loro). Per non parlare della puntata finale, che scade rovinosamente nel grottesco e diventa quasi inguardabile.

Mi spiace per gli attori, bravi e che la loro parte la fanno: un plauso in particolare a tutte le attrici che hanno interpretato i ruoli delle varie pazienti: ruoli scomodi, difficili, sofferti, donne spesso vittime di abusi e maltrattamenti che avrebbero avuto bisogno di essere aiutate in tutt'altro modo e che invece venivano rinchiuse in luoghi dove finivano per rimanervi a vita. Donne con sentimenti, vite interiori, e nonostante tutto desideri, che cercano di costruire una loro normalità in un contesto terribile. 




venerdì 1 maggio 2026

Colpevole d'innocenza (Double jeopardy ), 1999

 


Regia di Bruce Beresford , con Ashley Judd (Libby ), Tommy Lee Jones ( Travis Lehman ), Bruce Greenwood (Nick Parsons), Annabeth Gish (Angela Green). 


Durante un week end romantico in barca a vela assieme al marito Nick, la ricca casalinga Libby si risveglia coperta di sangue, con un coltello in mano e senza alcuna traccia del consorte: l'accusa e successiva cndanna per omicidio sono inevitabili, nonostante la donna si professi disperatamente innocente. Il piccolo Matty, figlio della coppia, viene affidato da Libby a Angie, la migliore amica, che per un po' di tempo mantiene i contatti, ma dopo qualche tempo improvvisamente li interrompe senza un perchè.

Cercando di capre cosa sia accaduto Libby viene a conoscenza di una sconvolgente verit: Nick in realtà è vivo e vegeto.....



Ho rivisto di recente questo film di fine anni '90, un buon thriller anche se con una trama non proprio originale e con qualche  trovata improbabile. La storia dell'innocente vittima di un complotto che riesce a vendicarsi grazie al "Double jeopardy" del titolo originale (ovvero, quella legge secondo cui non si può essere processati due volte per lo stesso reato) è un classico del thriller americano, ma possiam dire che il film regge grazie principalmente a un buon ritmo narrativo che incuriosisce abbastanza lo spettatore da tenerlo incollato allo schermo chiedendosi come andrà a finire la storia. 

Buone le interpretazioni dei due protagonisti, Ashley Judd nel ruolo della protagonista, un'ingenua casalinga che passa da una vita di ricchezza all'incubo peggiore, e Tommy Lee Jones nel ruolo del poliziotto burbero e segnato da dolori privati, inizialmente diffidente ma che poi accetta di aiutare la protagonista.