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sabato 24 gennaio 2026

Attitudini: nessuna, 2025


 Regia di  Sophie Chiarello, con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Marina Massironi, Silvana Fallisi. 



Documentario autobiografico in cui Aldo, Giovanni e Giacomo raccontano la loro carriera trentennale, ripercorrendo le rispettive infanzie e giovinezze, il loro incontro, come sono nati gli sketch e  personaggi più famosi, i loro film, come mai ora seguono progetti diversi pur non essendo divisi. 

Tutto ciò non può che essere interessante per i fan del trio, sopratutto quelli della prima ora come me: nei racconti e nelle immagini non solo rivive un quarto di secolo di cinema italiano e di teatro comico, ma attraverso di essi possiamo capire meglio il sodalizio umano e artistico del trio e il loro successo. Grande protagonista silente, la città di Milano, di ieri e di oggi.




domenica 16 aprile 2023

Wanna, 2022

 


Ideata da Alessandro Garramone, con Wanna Marchi, Stefania Nobile, Mario Pacheco do Nascimento, Jimmy Ghione, Roberto da Crema, Raimondo Lagostena, Milva Magliano. 


Come si può facilmente presumere dal titolo, la docufiction di Netflix  la storia di Wanna Marchi, la ex venditrice tv più famosa d'Italia non solo per le televendite, appunto. Personaggio che non ha bisogno di presentazioni, è la stessa Marchi a raccontare la sua storia ( e questo va sempre tenuto ben presente) assieme alla figlia e complice Stefania Nobile e a svariati personaggi, comprese alcune sue vittime.

Di primo acchito sicuramente colpisce la faccia tosta di madre e figlia non solo a ripresentarsi sulla scena come protagoniste dopo tutto ciò che hanno combinato, ma a narrare la loro vicenda giudiziaria come se fossero dalla parte della ragione, arrivando a denigrare i malcapitati finiti nello loro sgrinfie. Ma se si passa sopra a questo ho notato anche altro. 

Mi ha colpito il racconto della prima parte della vita di Wanna Marchi: anche per una donna del suo carattere, non deve essere stato facile vivere con un marito assente, una suocera che ti odia e due figli piccoli da mantenere. Quando raccontava delle preoccupazioni del primi periodo di lavoro con venditrice, in cui viveva nel terrore di non vendere abbastanza o di perdere il lavoro perchè altrimenti non sarebbe riuscita a mettere insieme il pranzo con la cena, si sentiva che era sincera e si percepiva la sofferenza che aveva vissuto. Di sicuro non ho potuto non notare la sua abilità innata nel vendere: quando le è stato chiesto dall'intervistatore di spiegare la sua tecnica e lei ha fatto la dimostrazione per qualche momento ho pensato che mi avesse persuaso! Sicuramente un talento innato, messo in atto però in maniera sbagliata e gestito male. 


Per il resto- a parte la circostanza di cui sopra- non si riesce a entrare in sintonia con queste due donne proprio per l'arroganza nel non mettersi per nulla in discussione e il disprezzo con cui parlano delle vittime delle loro truffe, rifiutando qualunque tentativo di esame di coscienza. Ma oltre alla loro vita e alla vicenda giudiziaria in sè, la docufiction offre lo spaccato di un'epoca (quella delle televendite) che ora non esiste più oppure si è molto attenuata, dove c'era gente (non poca visto che la Marchi diventò milionaria) disposta a pagare 100.000 lire (!!!) per una crema "Scioglipancia"., o a pagare dei soldi per farsi dare dei numeri da un sedicente "Mago".

Ora, pur senza condividere ciò che hanno fatto 'ste due qualche domandina sorge spontanea....



sabato 4 marzo 2023

Laggiù qualcuno mi ama, 2023


 Regia di Mario Martone, con Massimo Troisi, Lello Arena, Enzo Decaro, Roberto Benigni, Giuliana De Sio, Maria Grazia Cucinotta, Pino Daniele, Valentino Picone. Salvatore Ficarra. 



Omaggio ottimamente riuscito a Massimo Troisi, artista italiano scomparso da quasi trent'anni ma ancora oggi molto amato dal pubblico di ogni età e di ogni parte d'Italia.

Alternando scene tratte dai suoi film con interviste a colleghi, amici e ad Anna Pavignano    , il regista compie un viaggio nella memoria collettiva del cinema e della cultura italiani facendoci scoprire la storia di uno dei suoi personaggi più amati e significativi,  e devo dire che mi sono commossa a rivedere tante persone come Troisi, Mastroianni, Pino Daniele (che peraltro non mi è mai piaciuto), Maradona ecc che non ci sono più ma che per lungo tempo hanno (attraverso la loro arte) fatto parte della vita di tutti noi. Un ottimo modo per ricordare o scoprire un grande artista italiano. 




domenica 6 febbraio 2022

Ennio: The Maestro, 2021


 Regia di Giuseppe Tornatore, con Ennio Morricone, Gianni Morandi, Bernardo Bertolucci, Lina Werthmuller, Dario Argento, Clint Eastwood, Miranda Martino, Edoardo Vianello, Carlo Verdone.


Sul manifesto del documentario è riportato "Un meraviglioso omaggio",  non potrei essere più d'accordo: quasi tre ore di immersione totale nella storia della musica e del cinema, perchè è questo che fondamentalmente impersona Ennio Morricone.

Giuseppe Tornatore ha lavorato per 25 anni con Morricone e quindi non poteva che esserci persona più adatta per questo documentario, dove il Maestro, assieme a svariate personalità del cinema e della musica italiana e internazionale, ripercorrono la sua lunghissima carriera che ha veramente toccato le vette più alte dell'arte musicale e del cinema in generale: le   colonne sonore di cui è stato autore sono la testimonianza di come si sia occupato di film di ogni tipo, dagli "spaghetti western" ai "musicarelli"ai kolossal ai film drammatici o ai successi internazionali, dimostrando una versatilità non scontata. Stesso discorso per le canzoni e la musica leggera.

I momenti più belli a mio avviso in questo tipo di documentari sono sempre quelli in cui l'autore racconta come gli è venuta l'idea per il tema di questo o quel film, è sempre interessante sentire queste cose; innumerevoli sono poi le testimonianze di stima e gli annedoti riportati dalle varie personalità del mondo della musica e del cinema, anche questi interessanti visto che ci forniscono un "dietro le quinte" più che valido.

Davvero un documentario che mi sento di consigliare a chiunque!




martedì 8 giugno 2021

Alida, 2020

 


Regia di Mimmo Verdesca, con Pierpaolo De Mejo, Carlo De Mejo, Larry De Mejo, Vanessa Redgrave, Charlotte Rampling, Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci,Maurizio Ponzi, Tatiana Farnese, Dario Argento



Omaggio ad Alida Valli, una delle più grandi attrici del cinema italiano, interprete versatile che nella sua carriera coprì 60 anni di storia del cinema italiano ed estero, sperimentando quindi tanti momenti storici e e generi, oltre a costruire non più giovanissima una buona carriera teatrale. Nata a Pola e cresciuta in una famiglia dell'alta borghesia, fin da ragazza dimostrò di desiderare l'indipendenza e per questo, vincendo anche la sua naturale timidezza, cominciò a frequentare l mondo del cinema nel periodo dei cosiddetti film dei "telefoni bianchi", divenendo ben presto una delle attrici di punta di quel cinema e riuscendo, incredibilmente, a restare tale anche per tutto il resto della sua vita riguardo al cinema italiano. 


Attraverso la voce narrante di Giovanna Mezzogiorno, il nipote Pierpaolo mette a disposizione del regista le lettere della nonna a familiari e amici nel corso della sua lunga vita: dalla corrispondenza emerge il ritratto di una donna sensibile e determinata, dal forte carisma, che pur dando importanza alla propria carriera lavorativa dava la priorità agli affetti e alla famiglia. Un' artista sensibile, affascinante e curiosa verso nuovi generi e nuove sfide all'interno del mondo del cinema, che ha lasciato una forte impronta non solo nel cinema italiano ma anche in quello internazionale (come dimostrano le numerose testimonianze di attori e registi stranieri, tra cui Vanessa Redgrave, Charlotte Rampling e altri) e che era in grado di fare ciò anche con apparizioni di pochi minuti. 

Il documentario mi è piaciuto davvero molto, 105 minuti di pura immersione nel mondo del cinema che sono davvero volati via...a un certo punto avrei voluto che continuasse di più! E mi ha fatto venire voglia di riscoprire i film di questa fantastica attrice....





martedì 17 dicembre 2019

Io ricordo. Piazza Fontana, 2019

Regia Francesco Miccichè, con Giovanna Mezzogiorno (Francesca Dendena adulta), Nicole Fornero (Francesca Dendena giovane), Anna Ferruzzo (Luigia Dendena),Stefano Fregni (Pietro Dendena), Niccolò Ferrero (Paolo Dendena), Lorenzo Cervasio (Bruno Chiesa).


Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppia alla Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, uccidendo 17 persone, tra cui Pietro Dendena, che lascia la moglie e due figli, Francesca e Paolo. Proprio Francesca, all'epoca 17enne,  per reagire al dolore si farà portavoce della memoria di quanto accaduto....




In occasione del cinquantenario della strage di Piazza Fontana, primo attentato terroristico in Italia e considerato ufficialmente il primo evento cui si può fare risalire la cosiddetta "strategia della tensione", la Ra manda in onda questo docufilm con protagonista e voce narrante Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Francesca Dendena, figlia di una delle vittime e fondatrice e presidentessa (fino l 2010, anno in cui è mancata) dell'associazione dei Familiari delle Vittime di Piazza Fontana, impegnata per tutta la sua vita non solo a seguire le vicende giudiziarie riguardanti il fatto in questione ma anche a tenere viva la memoria di quanto accaduto.
Attraverso le immagini di repertorio e gli interventi di vari personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda viene ripercorsa la vicenda giudiziaria e umana delle vittime della strage e delle loro famiglie, tra depistaggi, ergastoli tramutati in assoluzioni, anni di processi vanificati che a tutt'oggi hanno portato solo ad accertare la matrice neofascista della strage; ma anche fra legami di amicizia e solidarietà che si sono formati tra queste persone, spesso proprio per reagire al proprio dolore e tappare i buchi che lo Stato lascia nella vita quotidiana dei familiari delle vittime.
Molto forte e sentita l'interpretazione della Mezzogiorno, in primo piano, ma anche degli altri attori coinvolti nel filmato. 
Girato con uno stile asciutto e senza sbavature, è un prodotto che tuttavia colpisce non solo chi viene a conoscenza della vicenda solo oggi (magari perchè è giovane) ma anche quelli che all'epoca c'erano e hanno seguito la vicenda attraverso i media. 



mercoledì 17 maggio 2017

Let it be- Un giorno con i Beatles (Let it be), 1969



Regia di Michael Lindsay Hogg, con John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr, George Harrison, Yoko Ono. Mal Evans


L'ultimo lungometraggio dei Bealtes, girato quando il gruppo era sull'orlo della separazione, è praticamente un mini documentario su come si svolge un normale giorno di regsitrazione del gruppo, la cui parte migliore è il finale, ovvero la ripresa dello storico concerto sul tetto della casa discografica Apple che fu la vera ultima esibizione dal vivo dei Fabs.
Non è che ci sia tantissimo da dire: le tensioni di un gruppo un cui ormai ognuno faceva per sè e ci si riuniva solo quando estremamente necessario, rinfocolate (consapevolmente o meno) dalla presenza di compagne "forti" come Yoko e Linda e in cui bastava una parola o uno sguardo di troppo per litigare sono più che evidenti. Non si avverte più - a pelle- quella coesione che per lungo tempo aveva caratterizzato il gruppo, ognuno scrive i propri pezzi e poi li registrava e stop.
Tuttavia per ogni beatlesiano che si rispetti è un documento fondamentale sopratutto- come già detto- per il mitico concerto sul tetto della Apple, che effettivamente fu l'ultimo del gruppo e la cui esibizione improvvisata causò fermento per le strade e i palazzi nei dintorni (qualcuno arrivò addirittura ad allertare le forze dell'ordine per disturbo alla pubblica quiete! Inutilmente, credo, visto che pare che  i vigili si misero lì a godersi lo spettacolo). E ovviamente, per le canzoni, grazie alle quali il gruppo vinse uno (scontatissimo, ammettiamolo) Oscar per la migliore colonna sonora.




sabato 13 maggio 2017

Il sogno di Fausto e Iaio, 2016



Regia di Daniele Biacchessi.



Il 18 marzo 1978 a Milano furono ucciso due amici 18enni, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, che frequentavano il centro sociale Leoncavallo. Anche se a 38 anni di distanza è uno dei tanti omicidi mai risolti degli anni di piombo, e anche se sicuramente gli assassini provenivano da ambiente neofascista, il caso è però ancora avvolto nel mistero. Alcuni giovani sconosciuti, ad esempio, vennero visti aggirarsi nella zona da alcuni testimoni, solo per quella sera però. Chi erano? Uno dei tre oltretutto, corrisponde come descrizioni a Massimo Carminati, uno dei boss della Banda Della Magliana: che interesse poteva avere un simile personaggio a uccidere due innocui ragazzi? Gli interrogativi ancora oggi sono tanti....




Tratto dal libro "Fausto e Iaio: la speranza muore a 18 anni", è dedicato appunto ai due ragazzi uccisi durante i cosiddetti "anni di piombo", vittime riconosciute del terrorismo in una città, Milano, che assieme a Roma e Torino ha pagato il prezzo più alto in quegli anni.
La loro storia + comunque considerata abbastanza anomala rispetto a quella di altre vittime: nonostante fossero innegabilmente di sinistra, è probabile che quella fosse solo una scusa che nascondeva altro. Ma cosa?
Fausto e Iaio si interessavano al problema della diffusione della droga nel loro quartiere in maniera attiva, stavano anche realizzando un dossier con tanto di interviste registrate e documentate; ed è anche lì che si sono concentrate le ricerche- che ripeto, a tutt'oggi sopo 40 anni non hanno dato esiti definitivi- sulla loro morte.
Purtroppo devo dire che questo documentario non mi ha soddisfatto molto: già dalla presentazione in sala ho notato nel regista una tendenza a divagare abbastanza fastidiosa, che nel filmato sfocia nel solito e noioso complottismo a mio avviso spesso inutile: d'accordo che la mala romana e il traffico di droga c'entri qualcosa, ma che senso ha mettere la pulce sui soliti servizi deviati, CIA, massoneria e quant'altro? Sembra che ogni cosa che succede in Italia sia da ricondurre lì! Si perde così il punto di vista principale, la storia di due ragazzi come tanti in quegli anni, e la loro figura risulta sbiadita: conosciamo poco di loro, della loro vita, sopratutto non ci viene spiegato quale sia quel sogno cui fa riferimento il titolo:  forse il sogno di una società più giusta? il sogno di ripulire il loro quartiere dalla droga? Sono tutte ipotesi che lo spettatore può fare, ma che tali restano visto che il regista non chiarisce nulla a riguardo.
E così Fausto, Iaio e la loro storia vengono messi un po' in disparte.
Molto bella la scelta di presentare i personaggi con una particolare animazione colorata e originale, e molto bella la colonna sonora che ricalca i gusti  musicali dei due ragazzi. Un lavoro comunque utile, ma si poteva fare di meglio.






domenica 7 maggio 2017

Maradonapoli, 2017



Regia di Alessio Maria Federici



Il documentario racconta gli anni "napoletani" di Diego Armando Maradona, ricostruendo cosa ha voluto dire il calciatore per la popolazione e per la cultura, non solo sportiva, della città....



Nonostante non segua quasi per nulla il calcio, ho voluto andare a vedere ugualmente questo documentario in quanto Maradona è stato sicuramente uno dei personaggi famosi che ha segnato la mia infanzia negli anni '80: chi non ha mai cantato, giocando, la canzoncina "ho visto Maradona, ho visto Maradona"?Chi- mi riferisco a a chi giocava a calcio- non lo ha mai imitato, magari sognando di diventare come lui? Oserei dire che è stato il calciatore più importante di quegli anni...ma non me ne intendo di calcio, e quindi prendete il mio parere in tal senso.
E' indubbio che per la città di Napoli e i napoletani è stato qualcosa di molto più di tutto questo, se ancora oggi (cosa sottolineata più volte durante il filmato) nascono bambini chiamati Diego proprio in suo onore, e se ancora oggi ragazzi che non erano nemmeno nati negli anni d'oro del Napoli lo prendono come modell e come mito, spinti non solo dai racconti di genitori e nonni. Oserei dire che Napoli ha un vero e proprio culto per Maradona, amato al pari di San Gennaro (in alcuni dipinti mostrati nel documentario, Maradona è seduto accanto a San Gennaro in Paradiso...), che ancora oggi rappresenta una parte molto importante della città.
Il perchè non è difficile capirlo, se si conosce anche poco la storia del calciatore (che lui stesse spiega in una breve intervista mostrata nel filmato): Maradona nasce in Argentina da una famiglia povera, vive la sua infanzia e la sua prima giovinezza per le strade, faticando, facendo sacrifici, spesso non avendo il necessario. Il calcio lo salva e proietta lui e la sua famiglia nel benessere. Per questo , in una città purtroppo molto problematica, con vari dislivelli sociali, e all'epoca ancora piagata dal terremoto del 1980, lui rappresenta il simbolo di chi ce l'ha fatta, un esempio per tutti i ragazzi di strada come è stato anche lui; rappresenta il riscatto che lo sport (in generale, non solo il calcio) offre ancora oggi a molti.
Nel filmato vengono intervistate molte persone. sopratutto di quartieri poveri, che raccontano il loro legame con Maradona, i loro ricordi, la loro passione: è un omaggio sincero, affettuoso e caloroso, che perdona gli errori dell'uomo facendolo entrare di diritto nel mito. Affetto che Maradona ha sempre ricambiato, del resto.
Una visione interessante non solo per gli amanti del calcio e di Maradona.


martedì 29 novembre 2016

La segretaria dei Beatles (Good Ol' Freda), 2014



Regia di Ryan Kelly, con Freda Kelly, John Lennon, George Harrison, Ringo Starr, Paul McCartney.





Freda Kelly fu per otto anni la segretaria di Brian Epstein, e quindi dei Beatles: dopo 45 anni di silenzio decide di raccontare la sua esperienza praticamente a fianco dei Fab....



C'è un detto che recita: "dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna": dietro quattro grandi, I Beatles, c'è stata per tutti i dieci anni della loro carriera come band una piccola grande donna, Freda Kelly, segretaria di Brian Epstein e guida del fan club ufficiale dei Fab dal 1963 fino alla fine.
La quale, dopo la fine della parabola beatlesiana, ha continuato la sua vita lontano dalle luci della celebrità dedicandosi alla famiglia e al lavoro; avrebbe potuto sfruttare la fama riflessa che le era derivata dal suo ruolo per guadagnarci qualcosa, invece per anni ha vissuto tranquillamente nell'ombra  fino a quando, nel 2014, ha deciso di aprire la sua persona "scatola dei ricordi"  a beneficio di noi fans.
Certamente il suo è un punto di vista ristretto e privilegiato (come ho letto in altre recensioni) ma non potrebbe essere altrimenti, visto che chiaramente  i ricordi della segretaria dei Beatles interesseranno principalmente ai fans dei Fab e non a quelli dei Pink Floyd o dei Queen; al di là quindi delle facili polemiche, bellissimo ripercorrere la storia del gruppo attraverso le parole della loro segretaria, una ragazza che quando fu assunta aveva poco meno della loro età e che ebbe il merito di creare e dirigere il primo fans club ufficiale del gruppo, un lavoro di non poco conto, sommato a tutto il resto!
Freda Kelly mi ha dato l'impressione di essere una persona semplice che si è ritrovata a vivere in un periodo straordinario cose straordinarie, e le racconta con tanta normalità come nulla fosse: a noi sembra davvero incredibile sentire parlare dei Fab, delle loro mogli o fidanzate, delle loro famiglie, degli altri personaggi che hanno costellato questa stupenda storia musicale in modo talmente normale...
Nonostante non racconti granchè di nuovo per i più esperti, è sicuramente da vedere per ogni beatlesiano che si rispetti...come resistere agli annedoti della buona, vecchia Frida? :) 






martedì 20 settembre 2016

Eight days a week: the touring years (2016)



Regia di Ron Howard, con John Lennon, George Harrison, Paul McCartney, Ringo Starr, Brian Epstein, George Martin.



Dal 1962 (anno in cui si esibirono ad Amburgo) al 1966 i Beatles cambiarono il mondo con la loro musica: non a caso in quegli anni fu coniata l'espressione "Beatlemania" perchè un tale fenomeno a livello non solo musicale, ma anche d'immagine e mediatico, prima non si era mai visto, In quegli anni i quattro ragazzi di Liverpool girarono il mondo con i loro concerti, fino a dire basta nel 1966 non solo per varie difficoltà tecniche e per stanchezza ma anche perchè i singoli componenti stavano maturando....




 Biglietto prenotato per la prima serata (era da luglio che, periodicamente, andavo alla mutlisala chiedendo informazioni a riguardo che non mi sapevano dare visto il larghissimo anticipo con cui l cercavo...ma mica volevo correre il rischio di rimanere senza!) con un'altra amica beatlesiana arrivo lì gasatissima, portando orecchini dei Beatles perchè non mi è venuto in mente di indossare la maglietta Beatlesiana d'ordinanza come invece ho visto hanno fatto molte altre persone, compreso un bambino.Visto  con grande entusiasmo, bellissima ed emozionante serata Beatlesiana: Ho perdonato perfino quelli che accendevano lo smartphone durante la visione (e, se l'avete visto alla Multisala Oz di Brescia e siete stati fra quelli, vi avviso: avete rischiato grosso!). Ma i Fab sono i Fab e non si discute!
Con collegamento da Londra per la premiere (quasi un'ora di passerella di personaggi famosi + Paul e Ringo con Olivia Harrison e Yoko Ono senza una parola di sottotitoli... ma potevano almeno sprecarsi, eh!), si assiste a un bel documentario che sviscera i primi anni di formazione della band e sopratutto, gli anni in cui i Beatles girarono il mondo con i loro concerti.
Viene messo bene in risalto l'entusiasmo e l'energia dei quattro ragazzi durante le loro esibizioni nei primi anni, pian piano scemato per ovvi e naturali motivi: l stanchezza che subentrava dovendo mostrare per settimane di seguito lo stesso identico entusiasmo e mostrarsi (definizione loro) come un "animale con quattro teste perfettamente uguali", il fastidio davanti alle scene di isterismo e ai disordini spesso causati dalle migliaia di fans che accorrevano a vederli, la pressione subita per soddisfare le aspettative di tutti, l'interesse personale verso altre tematiche o verso altri sound (che poi svilupperanno nel corso della seconda parte della carriera). Lo stress di dover passare in pochi giorni in vari paesi del mondo, passando da un aereo all'altro, da un treno all'altro, da un albergo all'altro (nel filmato uno di loro racconta che spesso quando si svegliava faticava a ricordarsi dov'era esattamente).
La goccia che fece traboccare il vaso fu il concerto allo Shea Stadium   , durante il quale a causa del terribile frastuono provocato dal pubblico i Fab faticarono a sentirsi l'un l'altro nonostante fossero sullo stesso palco; da allora ciò che covava da tempo esplose e 
Il documentario è montato molto bene, e al contrario di quanto è stato pubblicizzato contiene molti pochi inediti, almeno per un vero beatlesiano; comunque sia è davvero emozionante ripercorrere assieme al regista e ai Fab la loro parabola ascendente e i loro anni migliori, sentire in maniera palpabile la loro semplicità e il loro entusiasmo e la gioia di vivere che trasmettevano (una delle cose per cui li ho amati fin da subito).
So che ci sono state molte critiche da puristi ed espertoni, ma a mio avviso questa è gente pedante non in grado di godersi la bellezza che in simile viaggio nel tempo trasmette. sono quelli di cui Ringo Starr diceva: mi ricordo che molte volte leggendo le recensioni dei critici "non capivamo ciò che loro dicevano che noi avevamo voluto dire"....








martedì 17 maggio 2016

George Harrison- Living in a material world, 2011

Regia di Martin Scorsese 

Nel 2011, in occasione del primo decennale dalla morte di George Harrison (2001), il regista Martin Scorsese ha voluto omaggiare l’ex Beatle realizzando un documentario di quasi 4 ore che racconta la sua storia. Un evento speciale che a Brescia è uscito per un solo giorno, potevo forse perdermelo?
No, ovviamente!
Devo dire che, nonostante la sua lunghezza,il documentario scorre via in modo tutto sommato leggero e coinvolgente, in modo da non annoiare lo spettatore nonostante le tre ore e mezza; il regista si è avvalso della collaborazione della moglie Olivia e del figlio Dhani, utilizzando anche filmati e fotografie appartenenti all’album personale della famiglia Harrison. Tra canzoni e ricordi di parenti (sono stati intervistati due cugini di Liverpool) e soprattutto amici (Eric Clapton, Ringo Starr, Paul McCartney, Yoko Ono, Terry Gilliam, la prima moglie Patty Boyd, Phil Spector e altri) viene narrata la parabola artistic e umana del “Beatle Tranquillo” come era soprannominato per la sua riservatezza.
Molto spazio viene riservato ovviamente al suo interesse per la religione e la spiritualità, un cammino durato tutta la vita e vissuto in maniera viva e sentita, e che grande importanza ha avuto anche nella sua carriera musicale ). Insomma il ritratto di un artista completo, dato che ha lavorato molto anche nel campo del cinema. Molto interessante per qualsiasi vero Beatlesiano!



venerdì 29 aprile 2016

Sfiorando il muro, 2012



Regia di Silvia Giralucci.

Il 17 giugno 1974 a Padova, un commando delle Brigate Rosse penetrato in una sezione dell’MSI uccideva Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, gli unici due presenti.
I due furono le prime vittime delle Brigate Rosse.
35 anni dopo Silvia, la figlia di Graziano Giralucci, che all’epoca della morte del padre aveva tre anni, diventata giornalista cerca di ricostruire i fatti che portarono alla morte del padre partendo dalla ricostruzione del clima dell’epoca; per farlo, sceglie di ascoltare i racconti di persone che c’erano e che in alcuni casi ebbero a che fare con il caso riguardante il duplice omicidio…


Attendevo da tempo questo documentario di Silvia Giralucci, di cui avevo già letto il libro tempo fa. La visione non mi ha delusa, ricalca lo schema del libro cercando di analizzare gli anni di piombo e il clima in cui essi si sono sviluppati partendo dalla personale esperienza della protagonista e dal fatto che la vide coinvolta, seppure come figlia di una vittima.
Il documentario inizia in modo significativo, con filmati in Super 8 di bambine che giocano in cortile negli anni '70 (presumo Silvia e le sue amiche) che si sovrappongono a filmati drammatici della strage di via Fani, di Aldo Moro prigioniero e della Strage di Piazza Loggia , con la voce in sottofondo dell'autrice che racconta come per lei bambina quelle cose sembrassero molto lontane, qualcosa che non la riguardava, così come le scritte inneggianti agli autonomi o i ragazzi dai capelli lunghi dai quali la nonna la metteva in guardia.
Mi è sembrato che la Giralucci abbia davvero realizzato un lavoro super partes sentendo le varie campane (compreso un autonomo oggi rifugiato a Parigi e un'amica missina del padre), inquadrando ideologie e ideali di un'epoca sfociati nella violenza e nella follia.



giovedì 18 febbraio 2016

Ridendo e Scherzando, 2015



Regia di Paola e Silvia Scola, con Ettore Scola e Pif.





Seduto in un piccolo cinema di paese- uno dei pochi rimasti- Ettore Scola si racconta a Pif nel corso di una bella intervista, per uan volta protagonista che viene diretto dalle figlie Silvia e Paola.
Veniamo così a sapere del suo primo incontro con il cinema, da bambino, durante una fiera di paese (il film era "Fra' Diavolo" con Stanlio e Ollio), il lungo apprendistato nel mondo del cinema come sceneggiatore (lo spevate che, tra le altre cose, è stato lui a scrivere la famosa lettera di Totò e Peppino in "Totò, Peppino e la malafemmina"?), ricordi della vita familiare assieme alla moglie   , alle figlie, ai nipoti; ricordi di tantissimi amici e colleghi anche illustri, raccontati con una semplicità e modestia notevoli, e che costituiscono contemporaneamente un viaggio nella storia del cinema italiano. A corredo del documentario, immagini da tanti film indimenticabili: "Dramma della gelosia", "Una giornata particolare", "la famiglia", "La terrazza", "Totò, Peppino e la malafemmina" e molti altri.
La coppia Scola-Pif funziona, il primo  refrattario alle interviste si lascia incalzare spesso dal secondo, che si pone verso di lui in modo rispettoso ma non "lecchino".
Una vera goduria cinematografica!