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giovedì 20 ottobre 2022

Il bar delle grandi speranze (The tender bar), 2021


 Regia di George Clooney, con Ben Affleck (Charlie   ), Daniel Ranieri (J.R Moringer bambino), Lily Rabe (Dorothy), Christopher Llooyd (il nonno), Tye Sheridan (J.R Moringer giovane)


USa, anni '70: dopo la fine del proprio matrimonio Dorothy torna assieme al figlio J.R a Long Island nella casa natale dei genitori, dove vivono anche il fratello Charlie e una sorella con i propri figli. 

Il piccolo JR crescerà così con la famiglia materna, con pochissimi contatti con il padre DJ che lui cerca comunque ascoltando la sua voce alla radio; per fortuna stabilisce un rapporto di forte affetto con lo zio Charlie....




Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico (2005)  di  J.R Moeringher, è uno di quei film che definisco "occasioni mancate" dato che mi è piaciuto, avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare uno di quelli di ricordare...ma niente, non è scattato il feeling, qualcosa è mancato.

E' il tipico romanzo di formazione, una storia autobiografica che parte dalla descrizione dell'infanzia (la parte più riuscita a mio avviso). Il piccolo protagonista, J.R assiste al divorzio dei genitori e all sparizione del padre, un famoso Dj che il figlio da quel momento sentirà prevalentemente per radio; con la madre torna a vivere nella casa dei nonni, affollata di persone e caotica ma che lui continuerà ad amare anche da adulto nonostante la madre cerchi di inculcargli che "questa non è una vera casa"; tra i parenti spicca lo zio Charlie a cui JR è molto legato e che inevitabilmente diventerà per lui come un secondo padre. Charlie gestisce un bar chiamato "      " che per il nipote diventerà una seconda casa e dove tornerà ogni volta che avrà bisogno di consolazione o consigli di vita. Il tutto nella cornice degli USA anni '70 e '80,una cornice un po' superficiale a dire la verità dato che viene illustrata quasi unicamente attraverso cambi di look dei personaggi e canzoni dell'epoca: poco o nulla viene accennato dei vari cambiamenti storici e sociali di quegli anni.


La storia è bella e scorre, ma ho spesso avuto la sensazione che appunto scorresse un po' troppo in fretta, senza approfondire vari aspetti e lasciando in superficie molti altri seppure si capisce vengono considerati importanti, tra cui l'amore per i libri che JR respira fin da piccolo in casa dei nonni e nel bar di Charlie, che si chiama "The Dickens" (il titolo italiano fa riferimento appunto al nome del locale e alla velata preferenza mostrata verso questo autore), in cui tra l'altro è presente un elemento insolito per l'epoca: "una mini biblioteca, antesignana dell'odierno book crossing. Oppure, la passione per la letteratura e la scrittura del giovane JR che non è poi così chiara, parecchi lati della vita di JR adulto (la parte dell'infanzia invece è la migliore)...insomma parecchie cose lasciate in sospeso. 

Il punto di forza del film secondo me sono gli attori, veramente bravi: Ben Affleck particolarmente adatto nel ruolo dello zio single, un po' rude che sarà il punto di riferimento per il nipote orfano di padre senza sostituirsi a lui, il piccolo Daniel Ranieri voce narrante del racconto e bambino che deve affrontare i propri problemi venendo talvolta investito da quelli degli altri (in particolare della madre), Lily Rabe madre affettuosa proiettata nel futuro per amore del figlio e sopratutto un grande Christopher Lloyd nel ruolo dell'eccentrico e burbero nonno, che però sa prendersi cura dei propri familiari. 

Un film che mi sento comunque di consigliare in quanto ben diretto e realizzato, con una storia molto godibile.








martedì 26 gennaio 2021

Bridgerton: Il duca e io (Bridgerton: The duke and I), 2020

 


Ideata da Chris Van Dusen, con Phoebe Dynevor (Daphne Bridgerton), Regè- Jean Page (Simon Bassett, duca di Hastings),Jonathan Bailey (Anthony Bridgerton), Luke Thompson (Benedict Bridgerton),Luke Newton (Colin Bridgerton), Claudia Jessie (Eloise Bridgerton), Ruth Gemmel (Violet Bridgerton),Nicola Coughlan (Penelope Featherington), Ruby Barker (Marina Thompson),Adjoa Andoh (Lady Danbury),Polly Walker (Portia Featherington),Golda Roshevuel (Regina Charlotte), Will Tilston (Gregory Bridgerton), Florence Hunt (Hyacinth Bridgerton).


 Daphne Bridgerton, carina e spiritosa,nonostante il successo del suo debutto non  riesce a trovare nemmeno un corteggiatore, principalmente per colpa dei fratelli maggior Anthony e Benedict, che  piombano in massa su qualsiasi uomo si avvicini alla sorella, esaminandolo con sospetto senza ritenerlo degno di lei . 

Al contrario di Daphne, Simon Bassett, duca di Hastings e  amico di Anthony Birdgerton, è praticamente assillato da madri e figlie che cercano di accaparrarsi un buon partito, e per risolvere il problema propone alla giovane un accordo:i due fingeranno di essere una coppia, così lui non verrà più assillato da chicchessia, e lei si renderà finalmente interessante per altri corteggiatori. Il piano funziona ma gli imprevisti (piacevoli o meno) sono sempre in agguato....

Attendevo con ansia questa serie di grandissimo successo tratta dalla serie di romanzi di Julia Quinn sula famiglia Bridgerton (otto, uno per ogni fratello), e il risultato è stato...ni.
Ho letto i romanzi parecchi anni fa (2006/2007) e quindi non ricordo i particolari, ma ho notato parecchie differenze con la storia originale: non ricordavo Eloise così antipatica, in opposizione con Daphne e supponente e prepotente con Penelope (vuole imporle a tutti i costi la sua visione della vita quando l'altra è palesemente orientata altrove) oltretutto così fissata con il femminismo. Certo cercava una sua indipendnenza ma non così (non posso dire di più per non spoilerare la storia di Eloise, non sapendo nemmeno come verrà sviluppata a questo punto). La storia riguardante il personaggio di Marina è stata totalmente stravolta e la poveretta, che già nel libro dove compare lo fa per pochissimo e solo menzionata dagli altri (e da morta), qui ottiene una parte ancora peggiore perchè nonostante le sue azioni scorrette la si vorrebbe fare passare come personaggio positivo (sempre, mi pare di capire, in nome del femminismo). Riguardo la coppia principale non c'è molta chimica tra Daphne e Simon, oltretutto spiace dirlo ma lui anche se bello è piuttosto monoespressivo. Più di tutto però non approvo in alcun modo la cosiddetta "blackwashing", che trovo sia una delle cose più idiote partorite negli ultimi anni.
Di differenze che ne sono molte altre ma queste sono quelle che mi hanno infastidito di più.
La serie ha comunque il pregio di essere leggera, gradevole, con costumi e ambientazioni bellissime e alcuni personaggi degni di nota (Penelope, Lady Featherington e mamma Violet); inoltre ho molto apprezzato la commistione tra musica di oggi inserita in un ambiente di altro secolo (i brani suonati nelle varie feste sono pezzi rivisitati in chiave classica di Katy Perry Alicia Keys e altri cantanti odierni.
In originale la voce narrante di Lady Whistledown è di Julie Andrews, un peccato che nel doppiaggio vada persa.
E' appena uscita la notizia del rinnovo per la seconda serie, che avrà come protagonista Anthony Bridgerton; se si seguirà la serie di romanzi quindi le serie potrebbero essere otto, una per ogni fratello (ricordo che i fratelli Bridgerton hanno i nomi in ordine alfabetico: Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory, Hyacinth).

sabato 7 aprile 2018

Devilman crybaby, 2018







Regia di Maasaky Yuasa, con le voci italiane di: Jacopo Calatroni (Akira Fudo),Dario Sansalone (Ryo Asuka), Ludovica De Caro (Miki Makimura), Marina Thovez (Silene), Beatrice Caggiula (Miko).



Akira Fudo è un ragazzo timido e sensibile che vive con la famiglia Makimura dato che i genitori, due medici, per lavoro girano il mondo. Akira è molto amico di Rio, un ricco e misterioso ragazzo che studia in USA e che un giorno, tornato in Giappone, informa il vecchio amico che una nuova razza di demoni ha invaso la terra con l'obiettivo di stabilirvi il proprio dominio. Credendo che l'unico modo di sconfiggerli sia incorporare i loro poteri, Ryo convince Akira a lasciarsi possedere da Amon, il più potente fra loro: il ragazzo si trasforma così in Devilman, creatura demoniaca ma con cuore umano...


A quasi 50 anni dal fumetto originale, Netflix ha realizzato questa serie di grande successo dedicata al famoso fumetto di Go Nagai di cui ho già parlato nella recensione del famoso cartone arrivato da noi negli anni '80.
A detta di tutti gli esperti di fumetti e animazione, una serie meravigliosa sotto ogni punto di vista, un vero e proprio capolavoro.
Partendo dal fatto che il manga lo conosco poco e non sono affatto un' epserta ma una semplice spettatrice....la mia opinione non è proprio così positiva, anzi.
Certamente è positivo il fatto che abbiano deciso finalmente di fare una serie fedele al manga, visto che il cartone animato non lo era molto, ma a mio avviso potevano pure farla meglio già che c'erano. 

E non discuto della storia, molto bella, ma proprio della parte tecnica; innanzitutto i disegni: sarà che non sono un'intenditrice e nemmeno un appassionata di manga, ma cosa volete che vi dica....questi disegni moderni per me sono bruttissimi! I personaggi troppo minimali e spesso sproporzionati, i demoni talmente ridicoli che alcuni mi hanno ricordato i disegni dei miei bambini all'asilo, colori sbiaditi, espressioni ridicole anche quando vorrebbero essere sofferenti o tragiche; ma per favore!
L'animazione a mio avviso è la vera nota dolente, ma non l'unica: ho trovato fastidioso anche il ritmo con cui vengono narrati i fatti, per alcuni episodi tutto piuttosto lento, poi negli ultimi tutto velocissimo, tralasciando alcuni personaggi più interessanti di altri e sopratutto il rapporto tra Akira e Miki, trattato in modo molto superficiale.
Non ho apprezzato nemmeno la colonna sonora ma non ho trovato che fosse un difetto, la versione della storia è modernizzata rispetto a quella del manga quindi ci sta che si sia dato spazio al rap giapponese (purtroppo per le mie orecchie).
Ultima cosa: ridicolo il fatto che nessuno si accorga della trasformazione di Akira quando praticamente è totalmente diverso da prima (e chi ha visto la serie sa a cosa mi riferisco). 
Alla fine non è nemmeno tutto 'sto orrore, ma sicuramente poteva essere fatto meglio, magari sviluppando la trama meno frettolosamente con qualche puntata in più...e sopratutto...i disegni.
A conti fatti di tutte le versioni che ho visto quella che ho preferito è sicuramente un cartone degli anni '90 o primi 2000, quella sì fedele alla trama ma anche bella da vedere ed emozionante.

domenica 31 luglio 2016

Belli di papà, 2015



Regia di  Guido Chiesa, con Diego Abatantuono (Vincenzo),Andrea Pisani (Matteo), Matilde Gioli (Chiara),Francesco Di Raimondo (Andrea),Antonio Catania (Giovanni),Francesco Facchinetti (Loris).


Vincenzo è un imprenditore di successo, vedovo con tre figli: Matteo, Chiara e Andrea. Tutti e tre  sono nullafacenti ma non danno il minimo segno di voler maturare o cambiare rotta; così il padre con la comcplicità dell'amico Giovanni inscena il fallimento della propria ditta con conseguente bancarotta, trasferendo l'intera famiglia in una notte a Taranto, sua città natale.
Qui i tre ragazzi, convinti di essere sul lastrico, dovranno per forza di cose provare una nuova esperienza: lavorare...



Film carino ma purtroppo pieno di difetti ed erroracci che ne appesantiscono la visione e alcune trovate che forse vorrebbero essere divertenti ma risultano veramente sgradevoli(una su tutte: i camerieri che sputano nei piatti che poi servono, cosa che viene poi fatta passare per una tipica tradizione dei locali pugliesi....complimenti eh!).
Se i tre giovani attori che interpretano i figli sono appena passabili- ma non è tutta colpa loro, la sceneggiatura ha calcato un po' troppo la mano sui figli bamboccioni viziati che non hanno la minima idea che il denaro vada prima o poi guadagnato- ho trovato molto buoni il protagonista Abatantuono, padre senza fette di prosciutto sugli occhi riguardo ai difetti dei figli ma anche consapevole di avere una notevole responsabilità in tutto ciò, che con un metodo originale e d'impatto riesce ad aiutarli a maturare una nuova consapevolezza di sè stessi, l'amico/complice Antonio Catania e Francesco Facchinetti nei panni di un perfido e arrivista nostalgico della "Milano da bere".
Viene però messa troppa carne al fuoco, messe "pulci nell'orecchio" agli spettatori che poi non vengono spiegate: ok, i figli sono così, ma solo per la morte della madre? Come fa Antonio a scoprire i maneggi di Loris riguardo ai soldi del futuro suocero? E la sottotrama della storia tra Anna e Vincenzo, messa lì cosi? Queste solo alcune cose.
Molto belle invece le scene girate nella vecchia casa dei nonni, dove la famiglia poco a poco si ricompatta.
Tutto sommato gradevole ma anche i film con poche pretese possono essere girati con più cura....






martedì 9 dicembre 2014

Questo nostro amore '70, 2014




Regia di , con Anna Valle (Anna Ferraris), Neri Marcorè (Vittorio Costa), Aurora Ruffino (Bendetta Costa),Karen Ciaurro (Marina Costa), Noemi Abbrescia (Clara Costa),Nicola Rignanese (Salvatore Strano),Manuela Ventura (Teresa Strano),Dario Aita (Bernardo Strano),Marzia Ubaldi (Alberta Ferrari),Claudio e Alberto Varsalona (Domenico e Fortunato Strano),Vera Dragone (Gisella),Stella Egitto (Immacolata Strano), Diane Fleri (Emanuela),Marco Foschi (Diego De Regis).

Sono passati tre anni dal 1967: nel frattempo molte cose sono cambiate per le famiglie Strano e Costa. Il divorzio è stato approvato, ma Anna e Vittorio non hanno ancora deciso di sposarsi; Benedetta e Bernardo si sono lasciati e-mentre  lui è andato a lavorare in Germania- lei ha avuto un figlio, Marco, da una breve relazione.
Marina inizia il liceo e vivrà le prime cotte, mentre Salvatore e Vittorio mettono su una loro fabbrica




Come ho scritto nel post ad esso dedicato "Questo nostro amore" è una delle mie fiction preferite, una di quelle che più mi ha appassionato e divertito, una di quelle ai cui personaggi mi sono più affezionata...ovvio che attendessi con ansia la seconda serie.
Che invece mi ha deluso molto.
E' vero che solitamente è molto difficile ritrovare in un seguito la stessa "magia" che ci ha conquistato nel primo, ma ci sono state seconde serie comunque interessanti; qui invece si è caduti a causa di alcune trovate da me poco apprezzate, perchè considerate fuori luogo e inutili.
Perchè rendere Benedetta uan ragazza madre che ha avuto un figlio dopo una storia di due giorni (sopratutto: perchè proprio due giorni? Dato che lei e Bernardo si erano già lasciati non offendeva nessuno se la facevano durare un attimino di più, se non altro per rendere la cosa un tantino più credibile)...non mi è piaciuto, trovo che la maturazione del personaggio poteva essere resa in altro modo. Se aggiungiamo poi il particolare che il padre non sapeva nulla perchè è stata lei a decidere di tenerglielo nascosto.....vabbè, sarò moralista io....
Perchè sopratutto mettere un tradimento nella coppia Anna-Vittorio? le tentazioni ci stanno, ma avrei preferito che il tradimento venisse evitato. Perchè la trovata di Gisella lesbica? sopratutto dopo che nella serie precedente il personaggio era chiaramente etero....una concessione alla modernità, forse? 

Ho apprezzato invece la trasformazione di Vittorio e Salvatore da dipendenti a imprenditori, con tutto ciò che ne consegue (in particolare il senso di onnipotenza che prende il secondo, facendolo diventare uguale a quelli che finora aveva criticato e ritenuto sfruttatori)e le frequentazioni femministe della tradizionalista Teresa; belle come sempre le strie che coinvolgono i ragazzini, molto bravi anche come interpreti.
Insomma una trama che poteva essere sviluppata meglio se non ci si fosse lasciati andare alla tentazione di mettere elementi fuori luogo ma probabilmente ritenuti trasgressivi.....se non fosse stato per quel pizzico di cuirosità verso Bernardo e Benedetta poi, avrei lasciato perdere già alla seconda puntata.
Confesso inoltre che, essendomi addormentata durante l'ultima puntata, non ho visto interamente il finale, ho letto solo poche cose qua e là.
Neri Marcorè in un'intervista aveva parlato di un finale "insolito", ma da quello che ho letto non mi sembra proprio. Comunque aspetto di rivedere l'ultima puntata per capirne di più.


venerdì 11 aprile 2014

Il grande sogno, 2009


Regia di Michele Placido, con Riccardo Scamarcio (Nicola), Jasmine Trinca (Laura), Luca Argentero(Libero), Laura Morante (Maddalena ), Silvio Orlando (comandante), Marco Iermanò(Andrea).

Nel 1967 il poliziotto Nicola ha un grande sogno:diventare attore, tant’è vero che al lavoro alterna provini; viene mandato come infiltrato in un’università, dove conosce Laura, studentessa di famiglia cattolica insofferente alle imposizioni della famiglia e pronta a lottare contro le ingiustizie, e Libero, studente comunista sempre in prima fila quando si tratta di organizzare assemblee e manifestazioni.
Inizialmente attratta da Libero, Laura si innamora ricambiata di Nicola, ma quando scopre che è un poliziotto si sente imbrogliata e lo lascia. Nel frattempo arriva il ’68, che cambierà per sempre la storia del nostro Paese e anche le vite dei tre protagonisti…


In questo film Michele Placido narra la sua visione del’68 italiano nelle università, visione non certo nuova e anche, se vogliamo, conservatrice in molti punti(poliziotti cattivi contro studenti buoni). Tra l’altro il personaggio di Nicola è ispirato proprio a lui, che da giovane abbandonò la divisa per fare l’attore.
Il film inizia bene come storia, ma poi continua disperdendosi, a mio avviso, tra ideologie contrapposte, dubbi amorosi, liti familiari e tanto altro, tant’è vero che nell’ultima mezz’ora ho davvero perso i colpi(ma forse non ero dell’umore adatto!).In complesso, il grande sogno del titolo non è solo quello di Nicola di fare l’attore e di Laura e Libero di costruire una società più giusta, ma anche il sogno di una nazione di cambiare in meglio.Ma come dice Nicola, dai sogni prima o poi ci si risveglia..e infatti sappiamo tutti anche i lati negativi che questo ’68 ha avuto in seguito(leggi:terrorismo italiano)
Ho invece trovato davvero bene caratterizzati i tre protagonisti, soprattutto Laura, la ragazza di famiglia e matrice cattolica, tutta perfettina e perbenino  che piano piano prende coscienza delle ingiustizie e della limitatezza della sua condizione e si attiva per lottare sia per gli altri che per sé stessa, emancipandosi dalla famiglia e crescendo come donna. Bravo anche Luca Argentero anche se il suo personaggio appare più macchietti stico degli altri due.
Ovviamente, bellissima colonna sonora…ma visto il periodo non poteva essere altrimenti.


sabato 19 ottobre 2013

Aspirante vedovo, 2013


Regia di Massimo Venier, con Fabio de Luigi (Alberto Nardi),Luciana Littizzetto (Susanna Almiraghi),Alessandro Besentini (Stucchi),Francesco Brandi (Giancarlo), Roberto Citran (Fenoglio).




Alberto Nardi è uno pseudo imprenditore di qualità mediocre, lanciato spesso in imprese costosissime e impossibili destinate a fallire; a rimetterci in termini economici è sempre Susanna, la ricchissima moglie di Alberto, proveniente da una famiglia altolocata e imprenditrice di successo, sopratutto a causa della sua mancanza di scrupoli. La donna è una vera e propria arpia che non fa altro che umiliare in mille modi il pur inetto marito, a tal punto che Alberto comincia a sognare di rimanere vedovo. E cercherà di trovare il modo per far avverare il suo sogno....


Come avrete capito dalla trama il film è il remake de "Il vedovo", film di Dino Risi con protagonisti la mitica coppia Alberto Sordi e Franca Valeri. Pazienza, a me i remake non sempre dispiacciono, però come sempre accade questo perde nettamente il confronto con l'originale su tutti i fronti.
Ovviamente alcune situazioni hanno dovuto essere giocoforza attualizzate, visto che l'Italia del 1957 non è quella del 2013; in primis, la motivazione del piano omicida. Se nel primo ovviamente i due non potevano divorziare perchè il divorzio non c'era (e quindi la vedovanza era l'unico modo per Alberto di liberarsi dell'odiatissima moglie), qui la motivazione diventa l'opposizione di Susanna al divorzio in quanto dichiara di odiare i fallimenti. 
Altro grosso cambiamento, il personaggio della Littizzetto: nel primo film è vero che Susanna è terribile, ma il personaggio non è privo di una certa dose di sensibilità che qui scompare del tutto. Qui è davvero un piccolo mostro; la Littizzetto è molto adatta alla parte, ma avrei apprezzato ancora di più la sua interpretazione se il personaggio fosse somigliato di più all'originale.
Fabio de Luigi non mi piace, non riesco proprio a farmelo andare giù, tuttavia devo ammettere che - sulla carta- l'ho trovato adatto al ruolo e alla coppia con Lucianina...non se la cava male, ma è il film che tende molto a dilungarsi e stufare, certo le gag comiche non mancano, ma tutto sommato l'impressione è quella- più volte vista- dell'occasione mancata.
Comunque passabile, specie se non avete visto l'originale (insostituibile il "cretinettiiiiiiiiiiii!!!" gridato dalla Valeri al marito, che qui diventa un incomprensibile "Gnugnu").




sabato 27 luglio 2013

Benvenuto, Presidente!, 2013


Regia di Riccardo Milani , con Claudio Bisio (Giuseppe Garibaldi), Kasia Smutniak (Janis Cerramasi ), Cesare Bocci  (politico di destra ), Beppe Fiorello (politico di sinistra ), Massimo Popolizio (politico di centro), Gianni Cavina (Fausto).

Giuseppe Garibaldi, detto Peppino,è un bibliotecario che vive in un piccolo paese di montagna ed è appassionato di pesca. Persona dai solidi valori comunitari, è felice della sua modesta vita, che un giorno cambia a causa di un fatto strabiliante: è stato infatti eletto presidente della Repubblica, grazie alle spinte di alcuni politici maneggioni a cui serve uno sprovveduto da sfruttare e,al momento buono, da convincere a dimettersi.
Peppino viene letteralmente prelevato dalla sua tranquilla realtà per essere catapultato a Roma, in mezzo al lusso, agli imbrogli, al soffocante protocollo e alle stravaganze che l’alta carica comprende; ma,dopo un primo momento di sconforto in cui non si ritiene in grado di svolgere il compito, Peppino capisce che è la sua occasione per fare qualcosa di utile per il suo Paese…

 

Aridagli con le “occasioni mancate” cinematografiche..sarò io che me le attiro?!
L’idea di un presidente preso dal popolo non è del tutto nuova, almeno credo di ricordare un vecchio film americano in cui avviene più o meno la stessa cosa (anche se non ricordo né titolo né interpreti); ma nella cinematografia italiana mi pare una cosa nuova, quindi tutto bene.
E infatti la prima parte funziona benissimo: tra gag comiche forse ovvie ma comunque ben fatte e interpretate non solo dal bravo Bisio ma anche dagli altri interpreti, la cui serietà o disonestà o rigidità di vedute contrasta apertamente con la genuina spontaneità del protagonista, persona comune con solidi valori di onestà e giustizia che poco si ritrova nel rigido protocollo (spesso assurdo)  e negli intrallazzi di Palazzo, mentre nell’ombra gli stessi loschi individui che l’hanno voluto eleggere tramano in mille modi per trascinarlo nello scandalo e costringerlo a dimettersi; non riuscendoci, perché Peppino è proprio una persona che non ha mai avuto nulla da nascondere.

E anzi, con la sua onestà dimostrerà che le soluzioni ai problemi del Paese, volendo, ci sono e sono molto semplici (ma noi italiani lo sappiamo benissimo questo, così come sappiamo che nessuno le vuole applicare perché toccano interessi troppo forti!).
Poi, nella seconda parte, la discesa: la tentazione di infilarci la solita situazione romantica che c'entra come i cavoli a merenda è stata troppo forte ed è questa parentesi "rosa", a mio avviso, che rovina il film, visto che il complotto contro Peppino e relativa risoluzione da parte dello stesso ci stava bene. Ma, a parte l'improbabilità della cosa- in quest film tutto è improbabile in fondo- o il poco o nulla amalgama della coppia Bisio-Smutniak, questo tipo di risoluzione è sembrato solo un voler allungare il brodo, oltretutto rovinandolo visto che fin qui si era riusciti nell'intento di creare un film accattivante.
Pazienza, lo consiglio ugualmente, almeno le risate non mancano...e oltretutto quasi senza volgarità.

 
 


DA FINIRE!!