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venerdì 27 marzo 2026

Zuanì- Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, 2025

 


Regia di Giuseppe Piccioni, con Federico Cesari (Govanni Pascoli), Benedetta Porcaroli (Maria Pascoli), Liliana Bottone (Ida Pascoli), Davide Lorino (Giosuè Carducci), Sandra Ceccarelli (zia Rita), Fausto Paravidino (Gabriele D'Annunzio)



Storia del poeta Giovanni Pascoli; nel 1868 il padre Ruggero viene ucciso e il colpevole non sar mai trovato. La vicenda segna profondamente la famiglia e sopratutto Giovanni, che per lungo tempo assieme al fratello Raffaele cercherà inutilmente di trovare il colpevole; dopo una gioventù travagliata una volta laureato il futuro poeta inizia la sua carriera come insegnante, andando a vivere con le sorelle Ida e Maria, costituendo un nucleo familiare dove le inquietudini non mancano....


Come da trama, il film racconta la storia della vita di uno dei più grandi poeti italiani, Giovanni Pascoli. La vicenda inizia nel 1912, con i suoi funerali e con il treno che da Bologna lo riporta a San Mauro, con il popolo italiano che rende omaggio a uno dei suoi più grandi letterati, presentandoci da subito le figure centrali della vita del poeta, le sorelle Ida e Maria. 



Andando a ritroso nel tempo, l'arcinota vicenda dell'omicidio del padre con conseguente disgregazione della famiglia, segna irrimediabilmente il destino dei figli sopravvissuti al punto che, dopo una giovinezza turbolenta in cui verrà addirittura arrestato per il suo attivismo politico (parte poco conosciuta della sua vita) , il futuro poeta metterà la testa a posto diventando insegnante e autonominandosi padre per le due sorelle minori, finora cresciute da una zia. Si viene così a creare un microcosmo familiare che a lungo andare presenta delle dinamiche conflittuali che purtroppo conosco molto bene e che finiranno per inghiottire sia Giovanni che Mariù, dato che Ida dopo qualche tormento riuscirà ad affrancarsene. Spariti dalla narrazione il resto dei fratelli Pascoli, compreso Raffaele che inizialmente assieme a Giovanni si era impegnato nella ricerca dell'assassino del padre (in un cameo Riccardo Scamarcio interpreta Cacciaguerra, quello che all'epoca fu il principale sospettato) .

Il film è riuscito a rendere molto bene questo clima particolare, amorevole e allo stesso tempo soffocante e malsano, di una famiglia fortemente segnata dalla tragedia. In tutto questo c'è ovviamente posto anche per la carriera letteraria di Pascoli e per le sue poesie più famose, e anche la formazione politica giovanile del poeta, spesso ignorata.






sabato 24 gennaio 2026

Attitudini: nessuna, 2025


 Regia di  Sophie Chiarello, con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Marina Massironi, Silvana Fallisi. 



Documentario autobiografico in cui Aldo, Giovanni e Giacomo raccontano la loro carriera trentennale, ripercorrendo le rispettive infanzie e giovinezze, il loro incontro, come sono nati gli sketch e  personaggi più famosi, i loro film, come mai ora seguono progetti diversi pur non essendo divisi. 

Tutto ciò non può che essere interessante per i fan del trio, sopratutto quelli della prima ora come me: nei racconti e nelle immagini non solo rivive un quarto di secolo di cinema italiano e di teatro comico, ma attraverso di essi possiamo capire meglio il sodalizio umano e artistico del trio e il loro successo. Grande protagonista silente, la città di Milano, di ieri e di oggi.




sabato 31 maggio 2025

Hanno ucciso l'uomo ragno- La leggendaria storia degli 883, 2024

 


Diretta e ideata da Francesco Agostini, Chiara Laudani, Giorgio Nerone e Sydney Sybilla, con Elia Nuzzolo (Max Pezzali), Matteo Oscar Giuggioli (Mauro Repetto), Ludovica Barbarito (Silvia), Davide Calgaro (Cisco), Carlo Palmieri (Rosario Fiorello), Roberto Zibetti (Claudio Cecchetto).

Pavia, fine anni '80: Max, aspirante musicista, durante l'estate lavora aiutando il padre nel negozio di famiglia. Compone una canzone per conquistare Silvia, la ragazza di cui è innamorato ma che lo vede solo con un'amico, e alla ripresa dell'anno scolastico conosce Mauro, suo compagno di banco anche lui appassionato di musica. Anche se i due ragazzi non lo sanno quel giorno hanno gettato le basi che porteranno alla fondazione degli 883...


Da fan della prima ora degli 883 attendevo da tempo questa serie tv, e sono molto felice del successo che ha ottenuto; quindi sappiate che questa recensione non sarà affatto imparziale! :)

Inevitabilmente, per quelli come me rappresenta un'operazione nostalgia di non poco conto: rivedere l'Italia della nostra infanzia e gioventù, un paese e una società ormai quasi del tutto scomparsi, è stata un'emozione piuttosto forte, sopratutto in questo periodo dove le cose (tanto per cambiare) non vanno bene.

La serie ha oltretutto il merito di rendere giustizia a Mauro Repetto, per anni ritenuto poco più di uno sfigatello anche da parecchi fans, e che qui scopriamo essere non solo autore dei testi assieme a Max Pezzali ma  anche in qualche modo anima e artefice delle sorti del gruppo, visto che viene mostrato come  un vulcano di idee, impegnato a convincere il più timoroso amico a cogliere ogni occasione per "buttarsi". 


Il successo anche fra le generazioni più giovani credo sia dovuto all'abilità con cui gli sceneggiatori sono riusciti  a presentare la storia di un duo musicale come la storia di due ragazzi normali e apparentemente senza doti particolari che però hanno saputo credere nel loro sogno portandolo avanti tra contrarietà e dubbi. Un tema "sempreverde" e per certi aspetti molto americano trasportato nella realtà italiana, una realtà piuttosto sonnacchiosa come quella della provincia del Nord dell'epoca con intelligenza, ironia e momenti di divertimento garantiti, in cui tra l'altro molti riconosceranno scene e temi propri delle canzoni degli 883. Due protagonisti perfetti come Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, così diversi ma allo stesso tempo così simili agli originali, attorniati da personaggi destinati a diventare famosi ma all'epoca anche loro esordienti (Fiorello) o che proprio si dedicavano ad altro (Maria De Filippi), insieme a gente già nota (Claudio Cecchetto, Jovanotti); non può mancare Cisco (Davide Calgaro), l'amico di sempre citato da Max in parecchie canzoni. Il personaggio di Silvia invece è la "summa" di alcune fidanzate/amiche dell'epoca (annedoto raccontato dalla moglie di Pezzali).

Colonna sonora targata 883 solo in parte (dato che all'epoca erano sconosciuti/esordienti),  con pezzi di Sandy Marton, Luca Carboni, Vasco Rossi, Jovanotti ecc; bella la citazione di Alessandro Canino, che con loro vinse "Vota la voce" 1992 e che quell'anno aveva furoreggiato con la canzone "Brutta" (che, ne sono certa, è ancora oggi nel cuore di moltissime ex ragazzine dell'epoca, come me). 

Ora però attendo la seconda stagione, anticipata dato il finale aperto e alcune scene in cui ci mostrano la vittoria degli 883 al Festivalbar dell'anno dopo, 1993. 





domenica 7 aprile 2024

Priscilla, 2023


 Regia di Sofia Coppola, con Cailee Spaeny (Priscilla Beaulieu), Jacob Elordi (Elvis Presley), Ari Cohen (Capitano Beaulieu), Dagmara Dominczyk (Anne Beaulieu), Tim Post (Vernon Presley). 



Nel    la 14enne Priscilla conosce Elvis Presley mentre quest'ultimo svolge il servizio militare; nonostante la forte differenza di età ( ) i due si innamorano e iniziano una complicata relazione, inizialmente ostacolata dai genitori della ragazza, che solo dopo molte lotte si convincono alla fine a lasciarla andare a vivere nella casa della sua famiglia, Graceland. Qui Priscilla, non ancora maggiorenne,  si ritrova di fatto rinchiusa in una gabbia dorata.... 




Basato sul libro autobiografico "Elvis e io"  (1985 ), come si evince dal titolo è la storia d'amore tra Elvis Presley e la moglie Priscilla raccontata dal punto di vista di lei. 

Niente di particolarmente nuovo visto che chi conosce almeno un po' la storia del re del rock (come me, grazie a mia mamma che è una sua fan) conosce anche questa parte della sua vita, magari non proprio nei dettagli e concentrandosi più sulla parte "glamour" della storia. In questo film l'intento della regista è concentrare l'attenzione su Priscilla, sulla sua esperienza (non proprio felicissima e anzi, con parecchie ombre) e sul suo percorso di donna. 


Si comincia quindi dal loro primo incontro, avvenuto in una base militare della Germania mentre lui svolgeva il servizio militare e lei viveva lì con la famiglia al seguito del padre  militare; all'epoca Priscilla aveva solo 14 anni, e conoscere Elvis inizialmente rappresenta il coronamento dei suo sogni di adolescente, quindi la sua infatuazione per lui è più comprensibile. Lo è meno quella di lui per lei dato che all'epoca aveva  24 anni ; probabilmente in un mondo superficiale e vizioso come quello dello spettacolo lui rimane colpito dalla sua ingenuità e dai suoi modi un poco infantili; il film non è molto chiaro su questo, e anche la parte del trasferimento di Priscilla a Graceland si svolge in maniera piuttosto frettolosa, sta di fatto che da subito la giovanissima fidanzata- bambina del divo più amato del mondo si trova in una prigione dorata, dove è servita e riverita ma anche lasciata da sola per lunghi periodi assieme ai parenti di lui (non sempre gentili con lei e anzi, spesso carcerieri non troppo inconsapevoli, come il padre Vernon) , dove deve rimanere nascosta per non turbare i fans che lo credono ancora single, dove anche quando Elvis c'è i motivi di frustrazione non sono pochi, dato che lui pretende che lei sia sempre disponibile per lui senza limiti, pretende di decidere il suo look e i vestiti che deve indossare, non considera i bisogni sessuali che si manifestano nella giovane donna imponendole una morale religiosa che va al di là di valori che comunque si possono anche considerare accettabili anche se non li si condivide. 

Per ovvi motivi i due protagonisti primeggiano su tutti gli altri, per altrettanti ovvi motivi il personaggio femminile di Priscilla risalta su quello di Elvis, che qui purtroppo non fa una bellissima figura dato che viene dipinto come un uomo in fondo buono ma con mille manie e pretese, comprese quelle religiose. Della sua musica c'è poco o nulla, probabilmente per una questione di diritti. 

Un film che potrà interessare gli appassionati di Elvis ma che tutto sommato ha parecchi difetti che ne inficiano la visione, rendendolo piuttosto noioso. Molto buona invece la fotografia, scenografia e costumi. 



sabato 24 febbraio 2024

La lunga notte- La caduta del Duce, 2023




 Regia di  Giacomo Campiotti, con Alessio Boni (Dino Grandi), Duccio Camerini (Benito Mussolini), Ana Caterina Morariu (Antonietta Grandi), Lucrezia Guidone (Edda Ciano), Marco Foschi (Galeazzo Ciano), Martina Stella (Claretta Petacci), Daniele Natali (Giuseppe Bottai), Emma Benini (Beatrice Grandi), Riccardo De Rinaldis (Italo Niccolai), Flavio Parenti (Principe Umberto), Aurora Ruffino (Principessa Maia Josè), Luigi Diberti (Vittorio Emanuele III). 



Fiction che racconta in modo piuttosto romanzato i fatti che portarono, il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo  a decretare le dimissioni di Benito Mussolini, portando così alla caduta del regime fascista dove 21 anni di dittatura. 

La figura di Dino Grandi, il protagonista interpretato da Alessio Boni, è qui piuttosto ingigantita rimpicciolendo di rimando le figure degli altri "congiurati",a parte quella di Galeazzo Ciano: talvolta durante la visione ho avuto l'impressione che la "Congiura" (che poi tale non era) fosse più che altro uno scontro quasi esclusivo tra Grandi e Ciano, acerrimi nemici che casualmente si sono trovati ad unire le loro forze per una causa comune. 

Tuttavia le accuse di revisionismo che continuo a sentire ovunque ( e che, se è per questo, hanno colpito anche il povero Mameli, morto nel 1849) sono assurde: Grandi non viene certo presentato come un eroe, è un fascista neanche pentito di esserlo, solo ritiene che Mussolini abbia fatto degli errori irreparabili e che sia ora che l'Italia torni in mano ai Savoia. Certo la buona interpretazione di Alessio Boni riesce ad accattivare le simpatie del pubblico verso questo personaggio, ma che venga osannato non mi pare proprio. Nel resto del contesto ho trovato decadenza, orrore della guerra, presa di coscienza sopratutto da parte di giovani (ma non solo) che poi alla fine porteranno alla lotta partigiana. Non proprio un'esaltazione del fascismo, del resto in questo specifico contesto storico sarebbe impossibile anche per i nostalgici più fanatici trovare qualcosa da esaltare. 


La narrazione si alterna tra "giallo" (più o meno, visto che sappiamo già come finirà, però un po' di suspence è sempre presente) e melò sentimentale tra alcune coppie: vere (Grandi e la moglie, Mussolini-Petacci, Umberto di Savoia - Maria Josè, Edda e Galeazzo Ciano) e inventate (la nipote dei coniugi Grandi e il figlio del ribelle ucciso dai fascisti); questo espediente è tipico delle fiction un po' per attirare più pubblico, un po' per alleggerire la storia. Anche se le vicende non mi sono sembrate particolarmente toccanti, la cosa funziona comunque. 

Se Aurora Ruffino riesce a mantenere una certa dignità nell'interpretare la futura ultima regina Maria Josè (Comunque non è apparsa molto in parte), totalmente fuori luogo la Petacci di Martina Stella: ora, non che io sia una fan del personaggio storico, ma dipingerla come una ninfetta isterica mi sembra troppo. 

Incomprensibile la parte finale: è vero che sappiamo bene come è proseguita la storia, ma un disclaimer finale comunque non avrebbe fatto male, se non altro per completezza. 



sabato 17 febbraio 2024

Mameli- Il ragazzo che sognò l'Italia, 2024


 Regia di Luca Lucini e Ago Panini, con Riccardo De Rinaldis Santorelli (Goffredo Mameli), Amedeo Gullà (Nino Bixio), Barbara Venturato (Geronima Ferretti), Neri Marcorè (Giorgio Mameli), Chiara Celotto (Adele Baroffo), Luca Ward (Padre Sinaldi), Ricky Memphis (Ciceruacchio), Maurizio Lastrico (Giuseppe Garibaldi).


Genova,  1847 : il giovane Goffredo Mameli, proveniente da una famiglia altoborghese, è innamorato ricambiato della marchesina Geronima Ferretti, che però è costretta a sposare un uomo molto più vecchio di lei. Disperata, la ragazza si suicida e Goffredo, rimasto solo, cade in un periodo di profonda depressione da cui si risolleverà dopo aver fatto amicizia con Nino Bixio, che lo introduce nel suo gruppo di amici uniti da comuni ideali di giustizia e di lotta per una patria unita e libera....


Finalmente una fiction dedicata a un patriota ritenuto (a torto) poco importante nella storia del Risorgimento: Goffredo Mameli, autore del nostro Inno Nazionale (dal 1946). 

Tentativo come sempre apprezzabile, che nonostante la storia sia ampiamente romanzata può servire a riscoprire una figura importante del nostro Risorgimento, sopratutto per le giovani generazioni in caso siano interessate (ne dubito purtroppo). La narrazione mira evidentemente a svecchiare personaggi che studiando sui libri di scuola abbiamo sempre percepito come "vecchi", e che invece in massima parte erano molto giovani (Mameli morì a 21 anni) quando cominciarono la loro lotta per un'Italia unita e libera dal dominio straniero; in quest'ottica si comprende la scelta di attori molto giovani e con un volto accattivante per il pubblico come protagonisti. Nel complesso mi pare che la fiction abbia riportato in maniera fedele il clima generale che i personaggi si trovarono a vivere.


Certo non mancano nemmeno le pecche: non ho capito perchè caratterizzare in quel modo Nino Bixio (nonostante tutto simpatico, quindi bravo all'interprete), inoltre i costumi in parecchie scene mi sono sembrati fin troppo sgargianti per l'epoca, tutto sommato è una storia godibile e anche interessante. 

Da bresciana, spero che prima o poi qualcuno faccia una fiction su Tito Speri e sulle Dieci Giornate. 

Su questa fiction, come su "La lunga notte- La caduta del Duce" (prossima recensione) sto sentendo talmente tante stronzate che presumo farò un post a parte per discuterne un po'. 





sabato 6 gennaio 2024

Napoleon, 2023

 


Regia di Ridley Scott, con Joaquin Pohenix (Napoleone Bonaparte), Vanessa Kirby (Giuseppina De    ), Ben Miles (Augustin De Caulincourt ), Sinead Cusack (Letizia Bonparte), Edouard Philipponat (Alessandro I di Russia), Rupert Everett (Arthur Wellsley).


L'ascesa al potere di Napoleone Bonaparte, ambizioso ufficiale corso che attraverso varie vicissitudini diventerà Imperatore dei francesi....




Premetto che conosco la storia di Napoleone in maniera piuttosto disordinata e con alcune lacune, forse anche per questo il film non mi è dispiaciuto nonostante prima della visione abbia letto parecchie critiche negative nei suoi confronti. 

Certo non mi è sfuggito che il regista nella narrazione si sia preso parecchie libertà rispetto alla Storia vera e propria (ad esempio, non m risulta proprio che Napoleone abbia assistito all'esecuzione di Maria Antonietta e non lo trovo nemmeno credibile) e anche rispetto al personaggio stesso: qui in pratica Napoleone è un bricconcello che ce l'ha fatta per qualche motivo, magari per tigna. Il motore centrale di tutto ciò che fa viene ricondotto alla sua storia con la prima moglie Giuseppina , cosa assurda per una personalità megalomane e ambiziosa arrivata dove sappiamo; viene poi del tutto eliminata l'intera famiglia Bonaparte (a parte la madre Letizia, qui tipica suocera rompiballe), e fra gli altri generali e personaggi importanti di cui egli si circondò non ne spicca praticamente nessuno. 

Peraltro tra i due interpreti della coppia reale non c'è molta alchimia, funzionano (non troppo) come attori ma non come coppia: forse anche per questo le scene erotiche sono davvero "cringe" (come si dice oggi, faccio la "ggiovane"), tra le più imbarazzanti che abbia mai visto al cinema.



Il film funziona bene sul piano tecnico e narrativo, non risulta troppo noioso nonostante gli svarioni storici (non ho capito dove stava la Campagna d'Italia, non mi pare l'abbiano messa addirittura)- anche se c'è da dire che non risulta nemmeno particolarmente appassionante: a mio avviso l'intento del regista era di realizzare un tipico Kolossal che racchiudesse più  o meno la sua personale parabola cinematografica. Per carità è solo un'idea che mi è venuta in mente, ma gradirei sapere se magari qualcuno ha riscontrato la stessa cosa. 

Alla fine si arriva alla conclusione senza troppa sofferenza, certo non mette voglia di rivederlo. 





domenica 10 settembre 2023

Jeanne Du Barry- La favorita del re (Jeanne Du Barry), 2023

 


Regia di Maiwenn, con Maiwenn (Jeanne Du Barry), Johnny Depp (Luigi XV), Melvil Pupard(Conte Du Barry), Paulinne Polman (Maria Antonietta), Diego Le Fur ( Luigi Augusto), Pierre Richard (Duca di Richelieau).


Jeanne Becù è una donna di umili origini che, grazie alla sua bellezza e intelligenza, ha scalato la società arrivando a sposare il conte Du Barry e ad essere introdotta a corte. Qui conosce Re luigi XV e ne cattura immediatamente l'attenzione diventandone in breve tempo la favorita; la sua influenza a corte inevitabilmente le porterà anche molti nemici....


Nonostante sia un periodo storico tra i miei favoriti ammetto di non conoscere moltissimo della figura storica della contessa Du Barry: come molti della mia generazione sono stata più influenzata dal personaggio presentato in Lady Oscar, che però per ovvi motivi è più calcato e stereotipato di quello che probabilmente fu nella realtà. Anche se non ho ancora capito quanto questo film sia storicamente accurato (secondo me abbastanza), ritengo che la Du Barry presentata nella pellicola sia quindi  più vicina alla realtà della sua famosa controparte animata.

Nel film che per alcuni aspetti e atmosfere ricorda "Marie Antoniette" di Sofia Coppola, la parte del leone spetta ovviamente alla protagonista, una donna dalla storia travagliata (ma anche con non poca fortuna che forse non seppe sfruttare bene, vista la quantità di persone che comunque la aiutarono quando era piccola e ragazzina), che ha dovuto lottare a modo suo non solo per ottenere qualcosa nella vita (ricordiamo che, essendo figlia illegittima di una cuoca, per l'epoca l'unica cosa a cui avrebbe potuto aspirare eventualmente era fare lo stesso lavoro della madre) ma anche per mantenersi fedele a sè stessa senza farsi travolgere dalle malignità di un ambiente tossico come quello della corte di Versailles (la cattiveria delle figlie del re supera quella della matrigna di Biancaneve). 


La regista interpreta la protagonista con convinzione e anche con una sorta di immedesimazione che non guasta (o almeno così mi è parso), un'interpretazione comunque misurata e senza eccessi, credo che senta questo personaggio storico molto vicino a sè; Johnny Depp bravo ma un po' sottotono, un po' impenetrabile come Luigi XV. Come coppia invece i due attori fra di loro funzionano molto poco, tant'è vero che c'è molto più affiatamento tra Jeanne  Insolita ma piacevole caratterizzazione dl Delfino Luigi Augusto, molto diverso dal giovane brutto, goffo e sfigatello che la storia ci ha tramandato; bel personaggio anche la figlia minore del re, capace di tenere testa al padre e di criticarlo pur rimanendo una persona giusta e priva di malignità, a differenza delle sorelle. Finale fantasy ma tutto sommato non spiacevole.

Nel complesso bel film, due ore che scorrono senza accorgersene. 






martedì 22 agosto 2023

Lea, 2015


Regia di Marco Tullio Giordana, con Vanessa Scalera (Lea Garofalo), Linda Caridi (Denise Cosco), Alessio Praticò (Carlo Cosco), Mauro Conte (Floriano Garofalo).



Sicilia, primi anni '90: Lea Garofalo lascia il marito Carlo, appartenente a un clan mafioso,  dopo il suo arresto per spaccio di droga, con l'intento di tutelare la figlia Denise. Dopo aver subito ripetuti atti di intimidazione la donna denuncia l'ex ai carabinieri, e viene inserita nel programma di protezioni testimoni: assieme alla figlia deve cambiare completamente vita, nascondendosi per anni....




Film che omaggia due donne coraggiose: Lea Garofalo, assassinata nel 2008 dal marito malavitoso per aver denunciato le sue attività illecite, e sue figlia Denise, che ha sostenuto la causa materna testimoniando al processo contro il padre, e che ora vive sotto scorta.
Ritengo che storia di questo tipo andrebbero narrate più spesso, stavolta a farlo è Marco Tullio Giordana, regista che già con altre opere si è distinto per la sua capacità di fare il cosiddetto "cinema verità". La storia è tutto sommato breve e semplice, narrata con uno stile asciutto e conciso che poco lascia all'immaginazione, come è giusto dato che è una storia vera; Lea, interpretata da una bravissima e intensa Vanessa Scalera non ancora famosa come "Imma Tataranni, è una donna semplice, che diventata madre in giovane età mette al primo posto l'amata figlia e agisce sopratutto per lei, per impedire che cresca in un ambiente malsano e criminoso, dove le donne devono solo tacere e subire qualunque cosa pena l'ostracismo sociale e  se non basta- la morte (come poi è effettivamente avvenuto).
E' anche la storia di una figlia, Denise, che si trova a scegliere di difendere la memoria della coraggiosa madre pagando un caro prezzo dato che in tribunale non solo dovette testimoniare contro il padre ma scoprì che anche il fidanzato era coinvolto nell'omicidio di Lea Garofalo. 
Non è un film facile da seguire per chi ha sensibilità per questi argomenti ma secondo me vale davvero la pena di vederlo.
E magari farlo vedere anche nelle scuole.










lunedì 31 ottobre 2022

A proposito dei Ricardo (Being The Ricardos), 2021


 Regia di Aaron Sorkin, con Nicole Kidman (Lucille Ball), Javier Bardem (Desi Arnaz), J.K Simmons (William Frawley), Nina Arianda (Vivian Vance).




Nell'America del 1952 spopola in tv il telefilm "I love Lucy" interpretato da Lucille Ball e Desi Arnaz, marito e moglie anche nella realtà. Quando Lucille rimane incinta si prospetta il problema per gli sceneggiatori se sia il caso di introdurre la gravidanza anche nello show; nel frattempo guai ancora più grossi stanno per arrivare in casa Arnaz dato che Lucille viene accusata di essere comunista in piena era maccartiana....




Film di genere "biopic" che riporta in auge due divi ora un po' dimenticati degli anni '50.... a dire la verità, sopratutto la lei della coppia, Lucille Ball, che assieme al marito Desi Arnaz era la protagonista dell'amatissimo "I love Lucy", show che pochi anni dopo fu tra i primi ad arrivare da oltreoceano anche sui neonati teleschermi italiani con il titolo "Lucy e io". Ritenuta dalla critica di oggi "affascinante e spigliata, dotata di verve comica e mimica non comuni" (da Wikipedia"), all'epoca rimase purtroppo ingabbiata nel suo ruolo più famoso (quello televisivo appunto) e ciò le tolse la possibilità di esprimersi in maniera adeguata al cinema, nonostante una lunga e discreta carriera anche in questo ambito. 


Il film ripercorre la vicenda umana e artistica dell'attrice, inevitabilmente legata a quella del primo marito Desi Arnaz (il matrimonio durò una ventina d'anni); inizialmente la star era lui e sicuramente le nozze dieedero a Lucille una chance in più di emergere non indifferente, anche se poi anche all'interno della coppia finiì per acquisire potere e mettere un po' in ombra il coniuge, penalizzato anche dagli stravizi in fatto di alcol e donne che lei invece non aveva. 

Lucille Ball è interpretata da Nicole Kidman, che si intuisce abbia svolto un grosso lavoro di studio del personaggio dato che all'interno del film lo stesso personaggio si sdoppia: la Lucille che appare in tv e negli studi cinematografici come atteggiamenti e pose molto spesso differisce da quella che si trova nel proprio quotidiano con la famiglia, la propria casa ecc: Questa scelta forse vuole sottolineare le difficoltà per molte insormontabili che le donne dell'epoca (anche famose e di potere come la Ball) avevano all'epoca per imporsi in qualche modo e avere l'ultima parola sulle decisioni che gli studios prendevano per loro: bisognava essere sempre "toste"e non mollare il colpo perchè altrimenti era un attimo vedere qualche attricetta (magari raccomandata) passarti davanti e fregarti quel ruolo al quale ambivi da anni. Accanto a lei (che inevitabilmente ruba un po' la scena a tutti) Javier Bardem nel ruolo del marito Desi Arnaz, volutamente un po' defilato ma allo stesso tempo presente e amorevole nonostante i tradimenti e la sindrome da comprimario che lo coglie anche nella vita di fronte alla popolarità della compagna. Una coppia che funziona molto bene e rende bene il ritratto della coppia più celebre, approvato anche dai figli degli Arnaz. 


Forse condensare in una sola settimana (più vari flashback) una narrazione così densa non è il massimo come scelta, visto che risulta anche poco credibile (io durante la visione ho percepito un tempo molto più lungo, ed è solo leggendo poi le varie recensioni sul web che ho scoperto si svolgesse in una sola settimana); il ritmo finisce per risultare a volte troppo veloce altre noioso, sopratutto se magari non si conosce bene la storia di questi due attori. Tutto sommato un film godibile che ha il merito di rendere omaggio a una grande attrice sottovalutata e a una coppia amatissima; secondo me è stato uno spreco farlo uscire solo su Amazon video. 





giovedì 20 ottobre 2022

Il bar delle grandi speranze (The tender bar), 2021


 Regia di George Clooney, con Ben Affleck (Charlie   ), Daniel Ranieri (J.R Moringer bambino), Lily Rabe (Dorothy), Christopher Llooyd (il nonno), Tye Sheridan (J.R Moringer giovane)


USa, anni '70: dopo la fine del proprio matrimonio Dorothy torna assieme al figlio J.R a Long Island nella casa natale dei genitori, dove vivono anche il fratello Charlie e una sorella con i propri figli. 

Il piccolo JR crescerà così con la famiglia materna, con pochissimi contatti con il padre DJ che lui cerca comunque ascoltando la sua voce alla radio; per fortuna stabilisce un rapporto di forte affetto con lo zio Charlie....




Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico (2005)  di  J.R Moeringher, è uno di quei film che definisco "occasioni mancate" dato che mi è piaciuto, avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare uno di quelli di ricordare...ma niente, non è scattato il feeling, qualcosa è mancato.

E' il tipico romanzo di formazione, una storia autobiografica che parte dalla descrizione dell'infanzia (la parte più riuscita a mio avviso). Il piccolo protagonista, J.R assiste al divorzio dei genitori e all sparizione del padre, un famoso Dj che il figlio da quel momento sentirà prevalentemente per radio; con la madre torna a vivere nella casa dei nonni, affollata di persone e caotica ma che lui continuerà ad amare anche da adulto nonostante la madre cerchi di inculcargli che "questa non è una vera casa"; tra i parenti spicca lo zio Charlie a cui JR è molto legato e che inevitabilmente diventerà per lui come un secondo padre. Charlie gestisce un bar chiamato "      " che per il nipote diventerà una seconda casa e dove tornerà ogni volta che avrà bisogno di consolazione o consigli di vita. Il tutto nella cornice degli USA anni '70 e '80,una cornice un po' superficiale a dire la verità dato che viene illustrata quasi unicamente attraverso cambi di look dei personaggi e canzoni dell'epoca: poco o nulla viene accennato dei vari cambiamenti storici e sociali di quegli anni.


La storia è bella e scorre, ma ho spesso avuto la sensazione che appunto scorresse un po' troppo in fretta, senza approfondire vari aspetti e lasciando in superficie molti altri seppure si capisce vengono considerati importanti, tra cui l'amore per i libri che JR respira fin da piccolo in casa dei nonni e nel bar di Charlie, che si chiama "The Dickens" (il titolo italiano fa riferimento appunto al nome del locale e alla velata preferenza mostrata verso questo autore), in cui tra l'altro è presente un elemento insolito per l'epoca: "una mini biblioteca, antesignana dell'odierno book crossing. Oppure, la passione per la letteratura e la scrittura del giovane JR che non è poi così chiara, parecchi lati della vita di JR adulto (la parte dell'infanzia invece è la migliore)...insomma parecchie cose lasciate in sospeso. 

Il punto di forza del film secondo me sono gli attori, veramente bravi: Ben Affleck particolarmente adatto nel ruolo dello zio single, un po' rude che sarà il punto di riferimento per il nipote orfano di padre senza sostituirsi a lui, il piccolo Daniel Ranieri voce narrante del racconto e bambino che deve affrontare i propri problemi venendo talvolta investito da quelli degli altri (in particolare della madre), Lily Rabe madre affettuosa proiettata nel futuro per amore del figlio e sopratutto un grande Christopher Lloyd nel ruolo dell'eccentrico e burbero nonno, che però sa prendersi cura dei propri familiari. 

Un film che mi sento comunque di consigliare in quanto ben diretto e realizzato, con una storia molto godibile.








martedì 16 agosto 2022

Elvis, 2022

 


Regia di Baz Lhurmann, con Austin Butler (Elvis Presley), Helen Thomson (Gladys Presley),Richard Roxburg (Vernon Presley),Tom Hanks (Tom Parker), Olivia DeJonge (Priscilla Presley)



Elvis Presley è un giovane aspirante cantante la cui musica è ampiamente basata sulle sonorità blues essendo cresciuto in un quartiere di gente di colore; scoperto dal colonnello Tom Parker, viene lanciato nel mondo della musica diventando in breve tempo il re del rock'n roll, il più famoso cantante del mondo. Tutto questo però gli costerà molto caro in termini personali...


Tra i tanti biopic su personaggi sportivi, politici e musicali non poteva certo  mancare prima o poi un film sulla vita del re del rock, nonostante l'impresa non facile (forse anche con ciò si spiega la lunga attesa). 

La storia è raccontata da Tom Parker, detto "il Colonnello", scopritore e manager per tutta la vita di Elvis, personaggio ambiguo e a tratti fastidioso e odioso ma non privo di talento e qualità umane quando se ne richiede l'occasione. 

Abbiamo il ritratto di un ragazzo bianco cresciuto in un quartiere povero di neri (dove quindi era lui la minoranza), venendo a contatto con la musica "black" che influenzerà il suo percorso musicale. Vediamo un ragazzo con un talento straordianario , molto legato alla famiglia e in particolare alla madre ma spesso debole e insicuro, quindi facile preda di chi lo sfrutterà fino all'osso (nel vero senso della parola) facendo leva sulle sue debolezze, purtroppo nonostante vari tentativi Elvis non riuscirà ad affrancarsi da queste persone...e tutti sappiamo come andò a finire. 




Certo bisogna tenere costantemente conto che il punto di vista è quello del Colonnello, personaggio a dir poco ambiguo e certamente non così disinteressato come lui stesso vorrebbe apparire. 

L'interpretazione dell'attore Austin Butler è davvero ottima sia fisicamente che come psicologia: come "resa" mi ricorda molto quella di Rami Malek in "Bohemian rapsody"; allo stesso modo ottima anche l'interpretazione di un tom Hanks quasi irriconoscibile rispetto all'immagine che siamo abituati a vedere, e non solo per la trasformazione fisica ma anche per il personaggio del Colonello, che trasmette a pelle ambiguità e anche un certo "essere viscido" e sopratutto manipolatore. Brava anche l'interprete della moglie Priscilla.

La parte musicale, difficile da rendere anche a livello coreografico e musicale è stata invece ben gestita e ben resa; il film è lungo ma non mi pare accusi momenti di fiacchezza o noia. 








domenica 20 febbraio 2022

Ero in guerra ma non lo sapevo, 2022

 


Regia di Fabio Resinaro, con Francesco Montanari (Pierluigi Torregiani), Laura Chiatti (Elena Torregiani),Alessandro Tocco (Alberto Torregiani),Juju Di Domenico (Marisa Torregiani),Maria Vittoria Dallara (Anna Torregiani), Piergiorgio Bellocchio (Commissario Giardino).


Milano, 1979: il gioielliere Pierluigi Torregiani divide le proprie giornate tra il negozio, un'attività di televendita e la famiglia. Una sera mentre si trova al ristorante alcuni banditi irrompono per compiere una rapina e fra gli altri minacciano la figlia Marisa; il padre  reagisce e nella colluttazione partono alcuni colpi che uccidono uno dei rapinatori. Da quel momento il gioielliere, ritratto dalla stampa come uno spietato giustiziere (quando in realtà non è stato nemmeno lui a sparare) viene peso di mira dai PAC, gruppo terroristico di sinistra che giura vendetta....



Tratto dal libro omonimo ( ) di Alberto Torregiani e Stefano Rabozzi, ripercorre l'ultimo periodo della vita del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso dal terrorista Cesare Battisti nel 1979.

Come sempre film di questo tipo sono meritevoli e ce ne vorrebbero di più, ma non è detto che tutti escano bene per questo motivo; e difatti questo film ha parecchie pecche.

Il difetto principale è la mancanza di spiegazione riguardo al contesto in cui la vicenda si svolge: non si capisce infatti perchè queste persone prendono di mira Torregiani (il solo fatto della morte del rapinatore, decontestualizzato, di per sè non vuol dire nulla), manca quasi completamente il contesto della Milano dell'epoca, sopratutto visto che è stata una delle città più colpite dal terrorismo. Il protagonista, interpretato molto bene da Francesco Montanari, non è particolarmente simpatico ma questo non è necessariamente un male: le agiografie, quando si tratta di personaggi vittime, stufano un poco e sono anche improbabili. Qui Torregiani è descritto come una persona generosa e sinceramente attaccato alla famiglia ma anche molto concentrato sul lavoro (al punto da sopperire a una richiesta di maggiore presenza da parte dei familiari con regali costosi) e con un  po' la sindrome di Superman (il rifiuto della scorta non è propriamente condiviso dal resto della famiglia, nonostante le conseguenze di questa scelta ricadano anche sugli altri componenti). 

Dei tre figli nessuno spicca particolarmente, a parte Marisa che però viene mostrata più spesso in quanto affianca il padre nella sua attività, ma il personaggio che mi ha lasciata più perplessa è stata la moglie, che viene mostrata come una casalinga insoddisfatta con tendenza all'alcolismo, e qausi quasi simpatizzante con quelli che hanno preso di mira il marito. Non ho davvero capito il senso di questa scelta, dato che anche nel libro da cui il film è tratto non mi sembra di aver letto una descrizione di questo tipo. 

Detto ciò è interessante vedere come la gogna mediatica contro un personaggio, famoso o meno, non sia certo un'invenzione odierna anche se le conseguenze oggi come ieri possono essere imprevedibili e addirittura tragiche (e il caso Torregiani non è certo stato l'unico in quegli anni).


Comunque una testimonianza interessante e un doveroso omaggio a una delle vittime degli anni di piombo.







domenica 6 febbraio 2022

Ennio: The Maestro, 2021


 Regia di Giuseppe Tornatore, con Ennio Morricone, Gianni Morandi, Bernardo Bertolucci, Lina Werthmuller, Dario Argento, Clint Eastwood, Miranda Martino, Edoardo Vianello, Carlo Verdone.


Sul manifesto del documentario è riportato "Un meraviglioso omaggio",  non potrei essere più d'accordo: quasi tre ore di immersione totale nella storia della musica e del cinema, perchè è questo che fondamentalmente impersona Ennio Morricone.

Giuseppe Tornatore ha lavorato per 25 anni con Morricone e quindi non poteva che esserci persona più adatta per questo documentario, dove il Maestro, assieme a svariate personalità del cinema e della musica italiana e internazionale, ripercorrono la sua lunghissima carriera che ha veramente toccato le vette più alte dell'arte musicale e del cinema in generale: le   colonne sonore di cui è stato autore sono la testimonianza di come si sia occupato di film di ogni tipo, dagli "spaghetti western" ai "musicarelli"ai kolossal ai film drammatici o ai successi internazionali, dimostrando una versatilità non scontata. Stesso discorso per le canzoni e la musica leggera.

I momenti più belli a mio avviso in questo tipo di documentari sono sempre quelli in cui l'autore racconta come gli è venuta l'idea per il tema di questo o quel film, è sempre interessante sentire queste cose; innumerevoli sono poi le testimonianze di stima e gli annedoti riportati dalle varie personalità del mondo della musica e del cinema, anche questi interessanti visto che ci forniscono un "dietro le quinte" più che valido.

Davvero un documentario che mi sento di consigliare a chiunque!




sabato 8 gennaio 2022

I fratelli De Filippo, 2021

 


Regia di Sergio Rubini, con Mario Autore (Eduardo De Filippo), Anna Ferraioli Ravel (Titina De Filippo), Domenico Pinelli (Peppino De Filippo), Giancarlo Giannini (Eduardo Scarpetta), Susy De Giudice (Luisa De Filippo), Biagio Izzo (Vincenzo Scarpetta), Marisa Laurito (Rosa Scarpetta).



Napoli, primi anni del '900: Titina, Eduardo e Peppino De Filippo sono i figli illegittimi di Eduardo Scarpetta, il re del teatro comico napoletano. Pur frequentando la casa paterna e la compagnia teatrale i tre ragazzi vengono comunque tenuti a distanza; una volta cresciuti coltivano il sogno di creare una propria compagnia, ma la strada sarà ardua.....


A pochi mesi dal film cinematografico "Qui rido io" la Rai manda in onda questo interessante film che tratta lo stesso tema (la vita dei fratelli De Filippo, appunto) amplificandolo, dato viene raccontata anche la parte adulta della vita dei tre e i loro inizi, fino ad arrivare al loro primo successo "Natale in casa Cupiello" (1931).

Ho apprezzato entrambi i film ma, date le molte incongruenze, non posso fare a meno di chiedermi quale sia il più fedele alla vera storia. 

Questo film si concentra sulla tre figure dei fratelli De Filippo, molto diverse tra loro sia come carattere che come percorso umano, ma accomunati dal sacro fuoco dell'arte come tutti i membri della loro numerosa famiglia d'origine, gli Scarpetta: i tre sono infatti figli illegittimi (non gli unici) del capostipite Eduardo, artista istrionico di indubbio talento ma umanamente discutibile anche per la morale dell'epoca. Egli infatti tiene in piedi due famiglie (più altri svariati figli illegittimi): quella legittima formata con la moglie Rosa e quella "doppia" formata con Luisa, nipote di Rosa, e appunto i tre figli Titina , Eduardo e Peppino. Nulla di nascosto, tant'è che le famiglie si frequentano pure anche se i rapporti non sono il massimo (viene sottolineato in modo significativo che i De Filippo quando si recano nel palazzo paterno alle riunioni di famiglia non possono prendere l'ascensore perchè riservato alla famiglia Scarpetta), e anche tra gli stessi fratelli Eduardo e Peppino il rapporto sarà sempre altalenante di amore-odio, generalmente di incomprensione, con in mezzo Titina a fare da paciere e intermediaria, e anch'essa inizialmente sacrificata alle bizze dei fratelli (solo in seguito Eduardo saprà valorizzarla adeguatamente nelle sue opere).


Probabilmente tutto ciò succede anche perchè i talenti in famiglia sono molteplici, e non ci si riferisce solo al capostipite ma anche a Vincenzo, figlio legittimo ed erede della compagnia, unico tra i familiari a spendersi un po' anche per i fratellastri anche se i rapporti rimarranno sempre di rivalità dato che l'obiettivo dei tre De Filippo è la propria libertà di mettere in scena quello che vogliono.

Il ripercorrere un pezzo di storia e cultura napoletana attraverso la vita di tre personaggi ancora oggi amatissimi dal pubblico certamente non è cosa facile ma mi pare che l'operazione sia nel complesso riuscita: qualche imprecisione e buco di trama qua e là c'è, ma visti i tempi un prodotto di questo tipo è davvero apprezzabile; a livello attoriale  ho apprezzato la scelta di valorizzare due attori noti sopratutto per i i loro ruoli comici (e spesso sottovalutati proprio per quello) come Marisa Laurito e Biagio Izzo affidando loro due ruoli "seri", e sono stati davvero una piacevole sorpresa (come capitato spesso con loro colleghi dello stesso genere). Non conosco i tre attori che interpretano i protagonisti ma li ho trovati molto bravi, ben calati nei rispettivi ruoli singolarmente e affiatati insieme (anche se per me le scene migliori dei tre fratelli restano quelle quando sono bambini). Giancarlo Giannini supera sufficientemente la difficile prova di rendere il padre Scarpetta anche se ho preferito quello cinematografico, più incisivo secondo me. 

Spero di vedere altri film di questo tipo sulla Rai perchè sono davvero interessanti e piacevoli.






venerdì 1 ottobre 2021

Qui rido io, 2021

 


Regia di Mario Martone, con Toni Servillo (Eduardo Scarpetta),Maria Nazionale (Rosa De Filippo), Cristiana Dall'Anna (Luisa De Filippo),Alessandro Manna (Eduardo De Filippo), Eduardo Scarpetta (Vincenzo Scarpetta),Marzia Onorato (Titina De Filippo),Salvatore Battista (Peppino De Filippo),Paolo Pierobon (Gabriele D'Annunzio),Lino Musella (Benedetto Croce), Roberto De Francesco (Salvatore Di Giacomo).


Napoli, primi anni del 1900: il commediografo Eduardo Scarpetta è uno degli autori più acclamati  di successo, adorato dal pubblico. Della sua compagnia fanno parte anche i numerosi figli avuti da varie donne: Vincenzo, che vorrebbe maggiore libertà e riconoscimento per sè come attore, e i piccoli Eduardo e Titina.Scarpetta vive con la propria atipica famiglia, formata dalla moglie, varie amanti, figli legittimi e non, tutti in armonia e affetto. Un giorno a Roma assiste alla rappresentazione de "La figlia di Iorio" di D'Annunzio, e subito decide di farne una parodìa; ma il Vate e i suoi ammiratori non la prendono benissimo e lo portano in tribunale....



Molto bello e interessante questo film che celebra la figura di Eduardo Scarpetta, grande commediografo e autore napoletano capostipite di quella che rimarrà nota come "famiglia De Filippo" per via dei suoi tre figli più noti: Eduardo, Titina e Peppino. 

Una figura, quella di Scarpetta, fondamentale per l'arte  non solo partenopea ma anche per la cultura italiana: il suo personaggio più noto, quel Felice Sciosciammocca che verrà ripreso anche da Totò molti anni dopo, è la rielaborazione di quella storica di Pulcinella, che da suo accompagnatore lo surclassa divenendo protagonista assoluto.

Un personaggio geniale e incontenibile, anche dal punto di vista morale, visto ha formato alla luce del sole una famiglia che più allargata non si può: dalla moglie Rosa ha avuto i figli Domenico, Vincenzo e Maria, dalla  nipote della moglie Luisa De Filippo sono nati Titina, Eduardo e Peppino, da un'altra amante sono nati altri figli. Tutti conviventi, tutti trattati con affetto e sopratutto tutti (o quasi) inseriti nella compagnia teatrale e avviati alla carriera nel mondo dello spettacolo. Anche se sotto sotto qualche malcontento serpeggia: il figlio Vincenzo si sente soffocare e cerca di trovare la propria strada indipendente dal quel padre ingombrante che non lo aiuta per nulla, anzi lo umilia; la moglie Rosa cerca sotto sotto di brigare per un eventuale testamento a favore esclusivamente dei suoi figli, e l'amante Luisa pare schiacciata dal suo ruolo dato che è praticamente costretta a vivere giornate piene di nulla in funzione unicamente di una eventuale visita dell'amante. Il piccolo Peppino poi sin dalla più tenera età si mostra come una sorta di "guastafeste", ben deciso a imporre sè stesso e a sottrarsi  a quell'adorazione quasi obbligatoria ma non sempre meritata. 



A tutto ciò si aggiungono altri problemi:la denuncia del permaloso D'Annunzio e sopratutto la diffusione di un nuovo tipo di arte, il cinematografo, che Scarpetta in apparenza snobba ritenendola una moda passeggera ma di cui sotto sotto non può non intuire e quindi temere-  la potenza e la genialità.

Il tutto sullo sfondo di una Napoli bellissima come sempre, viva, centro della cultura e dell'arte: essa stessa, assieme ai propri abitanti e alle vicende narrate, sembra un enorme palcoscenico dove si intrecciano arte, drammi, commedie, amori, sentimenti, musica. 

Toni Servillo compie un grosso- e riuscito-  lavoro di immedesimazione nel suo personaggio, di cui ben tratteggia la personalità istrionica ma anche doppiopesista e accentratrice; accanto a lui comprimari validi con ottime interpretazioni, e una nota di merito va anche agli attori bambini, che non sono affatto meno degli adulti come bravura. 




sabato 4 settembre 2021

Il Generale Dalla Chiesa, 2007


 Regia di Giorgio Capitani, con Giancarlo Giannini (Carlo Alberto Dalla Chiesa), Stefania Sandrelli (Dora Dalla Chiesa),Milena Mancini (Rita Dalla Chiesa),Marco Vivio (Nando Dalla Chiesa),Chiara Mastalli (Simona Dalla Chiesa),Francesca Cavallin (Emanuela Setti Carraro), Teo Bella (Francesco Coco),Ninni Bruschetta (Pio La Torre),FRancesco Pannofino (Capitano Liggeri).



In occasione del 38 anniversario dell'uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'autista Domenico Russo Su Canale 5 è stata mandata in onda (condensata in una sola serata, visto che erano due puntate) questa miniserie biografica del 2007.

Un lavoro per forza di cose agiografico ma in questo caso nel senso buono della parola, dato che - inevitabilmente- l'accento è posto sulla figura del protagonista (interpretato da un bravissimo Gianni che, nonostante la differenza fisica, fornisce un'interpretazione intensa e mai sopra le righe)facendone risaltare le qualità umane e la straordinaria rettitudine morale che lo contraddistinsero sia nella vita pubblica che in quella privata, oltre all'amore per la prima moglie Dora e per i figli, e in seguito per la seconda moglie molto più giovane di lui; infine- purtroppo, ma doveroso mostrarlo- risalta molto la solitudine in cui il Generale fu lasciato nella lotta alla mafia (e il perchè è facilissimo intuirlo) da parte dello Stato che, dopo averlo mandato in Sicilia presumibilmente per come aveva condotto con successo la lotta al terrorismo, lo abbandonò ignorando le sue doverose richieste.

A fronte di tutto ciò si possono perdonare alcuni svarioni ed errori storici, seppure fastidiosi vista l'importanza dell'argomento trattato.





lunedì 2 agosto 2021

Io sono Mia, 2019


Regia di Riccardo Donna, con Serena Rossi (Mia Martini), Dajana Roncione (Loredana Bertè), Lucia Mascino (Sandra), Edoardo Pesce (Franco Califano), Maurizio Lastrico (Andrea), Daniele Mariani (Anthony).





Sanremo 1989: la giornalista Sandra intervista Mia Martini, ripercorrendo con lei le tappe più importanti della sua vita e della sua carriera.
  Seconda  di quattro  sorelle, fin da piccola Domenica (detta Mimì) coltiva la sua passione per la musica e il canto nonostante l'ambiente familiare non proprio sereno, con un padre despota che alla fine abbandonerà la famiglia; dotata di notevole talento, inizia la carriera parallelamente a quella della sorella Loredana, e la porterà avanti lungo tutti gli anni'70/'80, fino a quando una calunnia la stroncherà gettandola della disperazione...





Bella biografia omaggio di una delle più grandi cantanti italiane, Mia Martini, prematuramente scomparsa nel 1994; un artista bravissima ma sfortunata , che già in vita meritava più di quello che ha effettivamente ha avuto. 
Come da trama la storia è nota: una vita intensa, segnata dall'abbandono del padre, da storie d'amore travagliate (quella con Ivano Fossati, qui diventato Andrea dato che il cantautore non ha dato l'assenso al progetto, così come Renato Zero che qui diventa Anthony  ),dalla passione intensa per la musica condivisa con la sorella Loredana, e sopratutto la grande sfortuna che segnò la sua vita: il pregiudizio che la sua presenza portasse sfortuna, che piano piano la isolò completamente fino ad emarginarla del tutto impedendole, sotto ogni punto di vista, di lavorare.

Serena Rossi offre un interpretazione ottima, sia fisicamente che canora (dato che, a quanto ho capito, è lei che canta le canzoni della Martini presenti nel film), circondata da comprimari altrettanto validi nel caratterizzare i loro personaggi e il loro interagire con la protagonista. 
Consigliato non solo ai fans delle due sorelle ma a tutti gli amanti della musica italiana.