giovedì 27 agosto 2026

Citazioni e vita quotidiana

 Di citazioni cinematografiche ce ne sono a decine, è però indubbio che noi cinefili spesso ci facciamo influenzare a tal punto da inserirle nel nostro modo di parlare. 

Ecco le citazioni che uso di più quando parlo  nella vita quotidiana:


- Io avere detto e ridetto.....- con la voce di Mamy di "Via Col vento", quando mi capita di dover ripetere una cosa settecento volte;

- Taaaaaac!- questa credo non abbia bisogno di spiegazioni....comunque: "Il ragazzo di campagna";

- "E ricordatevi che nel segreto della cabina elettorale Dio vi vede....e Stalin NO!"- (Don Camillo);

- "Tu c'hai avuto un crollo dall'ottavo grado della scala Mercalli!"- quando commento il brutto aspetto di qualcuno (ovviamente senza farmi sentire dell'interessato/a), "Compagni di scuola"

- "Avanguardia pura"- quando sento per la centesima volta un concetto vecchio come il cucco presentato come una grandissima novità ("Il diavolo veste Prada");

- "Houston, abbiamo un problema"- "Apollo 13"

- "Zia Caterina, acqua gassata, a garganella!"- questa la ripetiamo spesso con mia sorella fra noi, così per ridere (Chiedimi se sono felice");

- "Te sta dentro che qua fuori è un brutto mondo"- "Radiofreccia"

- "Quelli come me, quelli come te li mandano a fxxxlo"- "Radiofreccia" (in casi estremi)

- "io sono responsabile d quello che dico, non di quello che gli altri capiscono"- questa è di Massimo Troisi, ma non ricordo da quale film;

- "Nun se podeeeeeeee!"- Morino il bagnino di "SApore di mare"


Ecco, queste sono le principali che mi vengono in mente, o che uso di più....

Tim Curry

 E' morto all'età di 80 anni l'attore Tim Curry.


Nsto a Grappenhall, in Inghilterra, nel 1946, dopo un'esperienza come attore teatrale debuttò al cinema nel 1975 con l'iconico personaggio del dottor FRank' N Further in "The Rocky Horror Picture Show"; attore particolarmente istrionico e talentuoso, affiancò alla carriera cinematografica quella di attore teatrale e televisivo. 

Tra i suoi film ricordiamo: "The Rocky Horror Picture Show" (1975), "Annie" (1982), "Legend" (1984), "Caccia a Ottobre Rosso" (1990), "Oscar- Un fidanzato per due figlie" (1991), "Mamma ho riperso l'aereo- Mi sono smarrito a New York" (1992), "I tre moschettieri" (1993), "Charlie's angels" (2000), "SCary movie 2" (2001), "Burke & Hare- Ladri di cadaveri" (2010).

Tra i suoi lavori televisivi, non si può non ricordare un'altro ruolo iconico entrato nella storia del cinema e della cultura popolare: il pagliaccio assassino Pennywise in "IT" (1990).






mercoledì 26 agosto 2026

Dolly Parton

 E' morta a Nashville all'età d 80 la cantnte e attrice Dolly Parton.

Nata a Pittman Center nel 1946, considerata una delle migliori cantautrici country del genere, ha avuto anche una lunga e soddisfacente carriera nel mondo del cinema come attrice: tra i suoi film ricordiamo "Dalle 9 alle 5 orario continuato" (1980), "Nick lo scatenato" (1984), "Fiori d'acciaio" (1989), "Linea diretta" (1992), "A Beverly Hills signori si diventa" (1995), "Miss FBI" (2005).





giovedì 20 agosto 2026

Scary movie 6, 2026

 


Regia di Michael Tidds, con Anna Faris (Cindy), REgina Hall (Brenda), Marlon Wayans (Shorty), Shawn  Wyans (Ray), Dave Sheridan (Doofy), Olive Rose Keegan ( Sara), Savannah Lee Nassif (Martedì)


Ai giorni nostri, le gest di Ghostface tornano a minacciare Cindy, Brenda, Shorty, Ray, Doofy e  assieme a loro i loro figli....



Dopo 26 anni torna al cinema un nuovo episodio di questa divertente saga dei primi anni 2000, con i protagonisti di allor (ovviamente adulti) affiancati dai loro figli. A parte vari riferimenti a cultura e società degli ultimi anni, divertente ma senza nient'altro da dire. 







sabato 1 agosto 2026

Odissea ( The Odyssey), 2026


 Regia di Christopher Nolan, con Matt Damon (Ulisse), Anne Hathaway (Penelope), Tom Holland (Telemaco), Zendaya (Atena), Robert Pattinson (Antinoo), Charlize Theron (Calipso), Samantha Morton (Circe), John Leguizamo (Eumeo), Lupita Nyong'o (Elena), Elliot Page (Sinone), John Bernhatal (Menelao), Ryan Hurst (Mentore).


La guerra di Troia è finita da dieci anni e Ulisse, re di Itaca, ancora non è riuscito a tornare in patria, vittima di varie disavventure causate prevalentemente dalla vendetta del dio Nettuno, a cui Ulisse ha accecato il figlio ciclope Polifemo. In patria lo attendono la moglie Penelope e il figlio Telemaco, che devono fronteggiare con grande difficoltà l'arroganza dei Proci, un gruppo di nobili giovinastri che in assenza del re hanno invaso la sua dimora gozzovigliando e pretendendo che Penelope scelga uno di loro come sposo e di conseguenza nuovo re, dato che essi danno ormai per scontato che Ulisse sia morto. 

Il giovane Telemaco decide quindi di partire presso gli altri guerrieri già rientrati in patria per avere notizie del padre, che nel frattempo si trova prigioniero della ninfa Calypso sull'isola di Ogigia, dimentico di tutto a causa dei fiori di loto....



Film di cui, come "Biancaneve" due anni fa, si sapeva già tutto un bel po' prima dell'uscita, e non certo perchè tratto dall'immortale opera di Omero, quanto piuttosto per le polemiche riguardanti principalmente la solita fastidiosa moda "woke" di affibbiare ruoli occidentali ad attori di altre etnie: n questo caso, è toccato ad Elena di Troia, la donna più bella del mondo, interpretata dall'attrice Lupita Nyong'o. Ora, affronto subito "l'elefante nella stanza": per quanto- come è noto- non mi piaccia questa stupida moda, il doppio ruolo di Elena e Clitemnestra dura in tutto dieci minuti su un film di 2 h e 50, ed è oltretutto insignificante. Quindi direi che le polemiche stanno a zero, riguardo a questo fatto. 


Fa sempre piacere vedere opere immortali trasposte sullo schermo, anche perchè questo molto spesso dà la possibilità di "farle scoprire" ai più giovani, e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno in questa strana epoca in cui ci troviamo a vivere. Certo, i risultati non sempre sono all'altezza delle aspettative, sopratutto per noi boomer legati a un certo tipo di cinema e di narrazione che oggi sembra destinata a sparire fin troppo velocemente, ma non è detto che un film per questo faccia per forza schifo. 

E difatti anche questo film non è la ciofeca che molti dicono: da questo punto di vista gli sforzi tecnici evidentemente profusi hanno fatto la loro parte, sopratutto nelle scene d'azione; qualche problema però l'abbiamo appunto nell'adattamento di momenti memorabili, tipo il ritrovamento ed entrata del cavallo di Troia, l'orrendo Polifemo (orrendo lui e orrendo come è stato narrato l'episodio) e la morte del cane Argo, non capibile per chi non dovesse conoscere l'episodio originale. Personalmente mi è preso un coccolone più per questi tre episodi ridotti in questo modo che per Elena nera. 


Altro problema il personaggio di Ulisse: Nolan vuole metterne in evidenza l'umanità rispetto all'aura mitica dell'eroe; ok, ma se per fare questo mi togli tutto e lasci l'astuzia e poco altro, non stai facendo una rilettura del personaggio, lo stai stravolgendo. Questo senza nulla togliere a Matt Damon che se l'è cavata molto bene, i migliori per me rimangono comunque Anne Hathaway, una splendida Penelope, e John Leguizamo nel ruolo del servo Eumeo, 

A livello di spettacolo (nel senso di intrattenimento, anche visivo) comunque ci siamo, e penso che valga comunque la pena di vederlo. Per quanto mi riguarda, rimango molto legata- anche per motivi affettivi-  al film degli anni '50 con Kirk Douglas. 






sabato 25 luglio 2026

Invidia

Il bello di avere un blog che non legge nessuno ormai da anni è che ci puoi scrivere totalmente quello che ti pare, senza preoccuparti di perdere "followers"  (come si dice oggi) o altro. Finora, mi sono sempre attenuta al tema del blog, ma oggi cedo alla tentazione di parlare di una cosa che non c'entra nulla. e che mi è stata  ispirata da uno dei soliti giochini stupidi che si trovano su fb. 

Oggi parliamo di invidia. 

Per come la vedo io, esistono due tipi di invidia: quella cattiva e quella normale.

Quella cattiva è quella di quelle persone strxxxe, frustrate ecc che odiano chiunque abbia qualcosa più di loro, al punto di augurargli del male (o di fargliene, nei casi più estremi), o gioire se a questa persona capita un disgrazia. Di solito, sono quelli che infestano i social con insulti, minacce di morte, frustrazione a gogò. 

Quella normale è, semplicemente, quella che abbiamo tutti. Sì, tutti: nessuno escluso, dato che nessuno è santo.

Quella che, ad esempio, quando non puoi andare in ferie per problemi economici ma vedi su FB le foto degli altri che ci vanno ti fa dire "beati loro, come li invidio!". Ecco, una cosa che finisce lì. 

E in questo senso....ammetto di essere molto invidiosa. 

Eh, sì: invidio prima di tutto chi ha uan famiglia con dei figli, una casa propria, un lavoro fisso. Una vita normale, che molti giudicano noiosa, ma che per me era il sogno della mia vita. che infatti non sono riuscita a realizzare, ahimè.

Invidio chi ha i figli che rompono, chi ha il marito o la moglie a cui bisogna ripetere le cose 700 volte, invidio le coppie di anziani che passeggiano tenendosi per mano, invidio quelli come i miei zii che hanno fatto 60 anni di matrimonio, a volte invidio perfino i mei genitori che l'anno prossimo ne faranno 50 e talvolta ancora discutono per il fatto che nel 1976 mio papà aveva voluto andare al cinema a vedere "Sandokan" e mia mamma si era stufata, invidio quelli che quando parlano dicono "ehi, ti ricordi quella volta che.....?"....perchè io, ormai, a 46 anni, sto cercando di accettare l'idea che rimarrò sola per tutta la vita, morirò sola e nemmeno circondata da cani, dato che non mi piacciono.  

Invidio chi ha provato almeno una volta nella sua vita le farfalle nello stomaco: io le ho provate solo per libri, film o serie tv o fatti storici. 

Invidio chi ha una taglia 44/46

Invidio chi può permettersi un mese di ferie (ormai molto pochi, ammettiamolo),  chi può andare a vivere al mare

Invidio chi può comprarsi i vestiti che gli pare senza problemi di taglia

Invidio chi si sente chiamare "mamma" o "papà", chi deve affrontare discussioni con i figli adolescenti, chi deve lottare per mettere paletti e perchè vengano rispettati, a volte persino chi ha il problema di far quadrare i conti. Perchè sono persone che stanno costruendo qualcosa, seppure con tanti sacrifici, talvolta con rinunce ai propri sogni (ma siamo onesti, quanti di questi erano davvero realizzabili?) qualcosa che durerà nel tempo (almeno si spera), e che darà un senso alla loro vita molto più di quello che immaginano. Non quel vuoto in cui sono condannata a vivere, e a volte davvero preferirei la morte (salvo poi terrorizzarmi all'idea. Vabbè, sono un concentrato di contraddizioni, forse perchè sono Bilancia). 

Invidio chi ride forte, chi si è sentito dire almeno una volta nella vita "sei bellissimo/ bellissima", chi si è sentito dire "Ti amo", chi sa prendere i complimenti (io non ne sono capace), chi ha avuto almeno una volta nella vita una persona con cui ha potuto essere sè stesso/a,  chi arriva alla perimenopausa come me (ebbene sì, lo dico, tanto se non mi legge nessuno non si scandalizza nessuno) e non può sentire la tristezza di un corpo che avizzisce senza mai essere fiorito (e vi assicuro che ci sono proprio dei segnali fisici che me lo dicono, non è un parto della mia mente), invidio i ragazzi che si baciano incuranti di tutti, quelli che passeggiano tenendosi per mano (sì, lo so che l'ho detto anche per i 60enni)....e quando li vedo, dentro di me faccio il tifo per loro: perchè sia la storia della loro vita, perchè arrivino anche loro a festeggiare i 60 anni insieme circondati di figli e nipoti. Perchè per me la felicità è quella, e senza quello la vita non vale niente (come la mia appunto).

Questa è la mia visione della vita; ovviamente mi rendo conto che non è l'unica e che ognuno ha la sua. Ma come ripeto, qui sono sul MIO blog e riporto la MIA idea, senza pretendere di imporla a nessuno.

Avvertenza importante: in caso dovesse passare di qui qualcuno di quelli che "ehhhh ma perchè non prendi un cane/gatto ecc, ", per favore EVITATE, dato che dopo anni di spallucce e sopportazioni non sopporto più questa idea e mi fa andare in bestia. Un cane o un gatto non saranno MAI paragonabili a quello che può dare un figlio o una famiglia. PER ME, ovviamente. Vi prego di rispettare il mio pensiero. 


sabato 4 luglio 2026

The Great- stagione 2, 2021

 


Regia di       , con Elle Fanning (Caterina), Nicholas Hoult (Pietro), Phoebe Fox (Marial), Adam Godley (Archie), Belinda Bromilow (Elisabetta), Sacha Dawan (Orlo), Douglas Hodge (Velementov), Gwylim Lee (Grigor), Gillian Anderson (Johanna). 



A quattro mesi dall'inizio del colpo di Stato, la guerra tra Caterina e Pietro è in una fase di stallo: il palazzo è diviso letteralmente in due- una parte per ogni fazione- e l'intero paese è bloccato. I due arrivano a un bizzarro accordo: lui la incoronerà Imperatrice di Russia con una pubblica cerimonia dove le cederà legalmente lo scettro pur senza perdere il proprio titolo, e accetterà di rimanere in una sorta di arresti domiciliari nei propri appartamenti. Caterina comincia così la propria attività politica di governante e riformatrice, trovando però molte difficoltà a causa della sua inesperienza e dell'inimicizia della corte. Paradossalmente, chi le sta più vicino in questo momento è proprio Pietro, ancora innamorato di lei; lentamente il rapporto tra i due cambia, complice anche l'avvicinarsi della nascita del figlio Paolo. 

Tutto ciò almeno fino all'arrivo di Johanna, l'insopportabile madre di Caterina....


Ho appena concluso anche la seconda stagione di "The Great", divisa tra il voler guardare anche due puntate alla volta e il lasciare passare alcuni giorni fra una puntata e l'altra, nel tentativo di farla durare di più. 

Certo, rispetto alla prima serie, c'è qualche piccola crepa a mio avviso, e principalmente riguarda alcuni personaggi: ad esempio la rottura della coppia Grigor- Giorgina e la formazione della nuova coppia Grigor- Marial, con motivazioni improbabili rispetto a come i personaggi venivano presentati nella prima serie, oppure l'ostinazione di Caterina a perseverare nel proprio piano quando appare piuttosto evidente che le converrebbe di più "sfruttare" il marito, che seppure ignorantello conosce le dinamiche di corte molto meglio di lei. La fragilità della giovane sovrana viene fuori in tutta la sua evidenza negli ultimi episodi, quando arriva in visita sua madre, con cui Caterina ha lo stesso rapporto di Pietro con il ricordo dei defunti genitori. 



E' comunque evidente che la parte centrale ormai è la relazione tra i due protagonisti, e qui mi spiace ma sarò totalmente di parte: io ADORO Pietro e Caterina (o Peter e Catherine, come nella versione originale che ho visto in parte), e vorrei che la serie durasse mille puntate solo per vedere sempre loro  magari anche alle prese con la loro vita quotidiana ecc ecc . Ovviamente, essendo un'inguaribile romantica, vorrei vederli finalmente felici e contenti con Paolo e tanti altri figli (so già che non sarà così, purtroppo, ma sognare non costa nulla) e difatti ho adorato due scene del quinto episodio: quella in cui loro camminano per i corridoi del palazzo tenendosi per mano e quella dove ballano, oltre naturalmente alla nascita di Paolo e all'episodio che segue. 

Non so se Elle Fanning e Nicholas Hoult abbiano ricevuto qualche premio per questa serie tv, se così non fosse sarebbe molto ingiusto dato che con le loro interpretazioni, sia da singoli che sopratutto in coppia, hanno fatto un lavoro davvero brillante e ottimo sia dal punto di vista fisico che psicologico per i loro personaggi: in particolare Pietro è davvero cambiato molto per amore di Caterina, anche se il conflitto con la sua natura è piuttosto evidente....e probabilmente ha ragione lui a chiedersi perchè lei non può amarlo per come è, a questo punto. Oltre a ciò, è davvero bello vedere la gioia con cui il personaggio accoglie da subito la notizia della gravidanza e come si comporta per tutto il periodo, è evidente che desideri davvero diventare padre. Per quanto riguarda Caterina invece è evidente come la sua fragilità si riveli sopratutto nella scarsa capacità di scindere i propri ideali da quella che è la realtà in cui vive; la pretesa di cambiare da capo a piedi la società russa "perchè sì" è assurda, e a mio avviso appare evidente come, invece che intestardirsi con un colpo di stato, le sarebbe convenuto molto di più rimettere a posto le cose dato che, ora che Pietro è innamorato di lei e felice, avrebbe potuto rigirarselo come voleva e fare esattamente quello che sta facendo ora, con in più accanto uno che, perlomeno,  meccanismi della corte li conosce e sa interpretarli meglio di lei, non essendo un idealista. Oltretutto è assurdo che continui a credersi migliore di lui quando invece usa gli stessi identici metodi. 


In generale sono una coppia di adorabili pazzoidi segnati nella vita da vari traumi (lui più di lei, alla fin fine), che hanno avuto la fortuna di trovarsi...solo, devono capirlo. O meglio, lo deva capire Caterina.

Accanto a loro, non si possono non nominare le interpretazioni di Belinda Bromilow  nel ruolo della zia Elisabetta, che dietro l'eccentricità e la promiscuità nasconde una storia tragica, Gillian Anderson nel ruolo di Johanna, la tipica suocera strxxxza ma con classe; in generale quasi tutti i comprimari sono ottimi. 

Nota di merito al reparto costumi e colonna sonora, entrambi notevoli. 

Ora sono passata alla terza stagione, e già sto piangendo....






lunedì 15 giugno 2026

The Great- stagione 1, 2020

 


Regia di,Matt Shacman, Colin Bucksey, Ben Chessel, Greta Patel, con Elle Fanning (Caterina), Nicholas Hoult (Pietro III), Belinda Bromilow (Elisabetta), Gwilym Lee (Grigor), Charity Wakefield (Georgina), Adam Godley (Archie), Phoebe Fox (Marial), Douglas Hodge (Velementov), Danusia Samal (Lady Svenska), Sebastian De Souza (Leo Voronsky), Sach Dhawan ( Grigory Orlov).


La giovane Caterina arriva dall'Austria in Russia per sposare l'imperatore Pietro III. Ingenua, romantica e idealista, viene presto delusa: il promesso sposo è immaturo, egoista, viziato e tendente alla crudeltà, e la sua corte arretrata e brutale che da subito la odia in quanto straniera. 

Dopo un doloroso periodo di adattamento, Caterina scopre che se l'imperatore muore o abdica il regno passerà a lei, e decide quindi che il suo destino sarà diventare "Caterina la Grande", l'imperatrice che trasformerà la Russia in una grande potenza moderna e illuminata. Comincia quindi a organizzare un piano per spodestare Pietro, ma nel frattempo il rapporto tra i due cambia.....



Alla mia veneranda età gli unici colpi di fulmine che ormai prendo sono per serie tv, libri ecc. non che prima sia mai stato diverso, eh....lo dico con grande amarezza. 

Ma lasciamo da parte quest'ultima, parlare di ciò infatti non si addice per nulla nella recensione di una serie tv comica/storica che mi ha veramente appassionato, al punto che - contrariamente a quanto faccio di solito- la prima stagione me la sono guardata anche a due puntate alla volta. 


Dato che il sottotitolo recita "una storia occasionalmente vera", viene messo bene in chiaro che lo scopo degli autori non è certo una biografia storica accurata; ragion per cui tutti i vari cambiamenti, aggiustamenti, look stravaganti, personaggi di vari colori ed etnie alla corte russa  del 1700 non stonano come in altre produzioni, anzi spesso aggiungono una nota comica in più. 

La storia narra quelle che sono le origini della futura Caterina la Grande una dei più grandi monarchi della storia russa. La giovanissima Caterina arriva in Russia piena di sogni romantici e belle speranze per sposare l'imperatore Pietro III, ma già dal primo incontro i suoi sogni si infrangono miseramente: Pietro è un cuorcontento superficiale, viziato, egoista, immaturo, dedito solo a gozzovigliare alle feste, a cacciare e scxxxxre con qualunque dama di corte. Non sa come trattare questa giovane moglie straniera che inizialmente vive come una palla al piede che  è costretto a sopportare per avere l'indispensabile erede, e in più è vittima di un complesso di Edipo grande come il palazzo in cui vive verso entrambi i genitori defunti. E inizialmente, Pietro è davvero insopportabile come personaggio. Ma nonostante tutto....non si riesce ad odiarlo; anzi, già dalla seconda puntata assistiamo a dei goffi tentativi di andare incontro a Caterina provando a farsi perdonare, cosa per lui assolutamente nuova essendo abituato a una corte di lecchini che gli ripetono quanto sia perfetto. E da lì, prende il via tutto. 

Una sceneggiatura acuta,  irriverente e politicamente scorretta è alla base di una serie comica particolare, dove abbondano humor nero e battute volgari (ecco, quelle forse un po' troppo....ma vabbè) e dove la coppia di protagonisti si mangia letteralmente tutto il resto del pur ottimo cast. Ai meno ingenui come me appare chiaro che Caterina e Pietro sono speculari e complementari fra di loro, destinati quindi a essere anime gemelle; come arrivare a tale risultato è il bello del resto della trama, assieme alle iniziative e complotti della giovane imperatrice per prendere il potere e spodestare il marito (tutto questo ovviamente di nascosto a lui, nonostante il legame che si viene man mano a creare). Tra Nicholas Hoult ed Elle Fanning c'è una innegabile chimica che rende ancora più facile per lo spettatore appassionarsi alla vicenda e tifare per loro, perdonando le manchevolezze caratteriali dei rispettivi personaggi ( gli accessi di violenza e la superficialità di lui, la tendenza a essere saputella e a sapere sempre cosa è meglio per gli altri per lei); sono due pazzoidi che si sono trovati a loro insaputa,  come dice il proverbio "Dio li fa e poi li accoppia". 

Nota di merito anche per i costumisti, in particolare quelli che hanno lavorato sui costumi indossati dai due protagonisti, che oltre ad aver creato abiti stupendi (cosa non scontata) caratterizzano perfettamente i due personaggi.

Ora mi sono buttata a pesce sulla seconda stagione, per me troppo corta...vorrei che ci fossero mille episodi con loro!

P.S: una volta tanto, se si riesce consiglio di guardarla in lingua originale: le voci degli attori sono molto più belle (nonostante il buon lavoro del doppiaggio italiano)






sabato 6 giugno 2026

La legge di Lidia Poet, stagione 3. 2026


 Regia di Letizia Lamartire, con Matilda De Angelis (Lidia Poet), Pierluigi Pasino (Enrico Poet), Edoardo Scarpetta (Jacopo Barberis), Sara Lazzaro (Teresa Barberis), Gianmarco Saurino ( Pierluigi Fourneau), Liliana Bottone (Grazia Fontana), Giovanni Cantamessa (Ninni Bruschetta), Alejandra Meco (Consuelo Vega del Carmen), Maurizio Di Carmine (Giuseppe Zanardelli). 



Siamo ora nel 1887: Enrico Poet, eletto deputato, porta avanti in Parlamento la legge che consentirebbe alle donne di votare. Intanto Grazia Fontana, una cara amica di Lidia, fugge con la figlia dal marito violento e chiede aiuto all'amica; le due vengono ospitate in casa Poet ma un giorno Grazia viene trovata in una stanza con le man sporche di sangue davanti al cadavere del marito (che era riuscito a rintracciarla). Enrico decide di assumerne la difesa ma la donna si proclama innocente, contro ogni evidenza....


Siamo ormai arrivati alla terza stagione della serie tv con protagonista Lidia Poet, la prima donna avvocato in Italia; una serie che, dopo le perplessità sollevate dalla prima stagione dal tipo di narrazion scelto, mi è comunque piaciuta molto al punto di decidere di continuarne la visione, in maniera peraltro soddisfacente. 

La terza stagione chiude il cerchio (almeno per ora) in modo soddisfacente, non punta a grossi colpi di scena ma ad una soluzione coerente e a una storia lineare. 

Come sempre Lidia, che non può esercitare la professione di avvocata perchè le è stata revocata l'abilitazione (che le venne riconsegnata solo negli anni '20)    ma aiuta comunque il fratello Enrico, risolve vari casi di omicidio ; il principale riguarda la sua amica Grazia, accusata di avere ucciso il marito ma che si proclama innocente. Enrico e Lidia si giocheranno il tutto per tutto per difenderla (lui più di lei per dire la verità, visto che di giocherà la sua carriera politica) difendendo al contempo i diritti delle donne, all'epoca ancora poco considerati. Al contempo assistiamo a dilemmi sentimentali di Lidia, divisa tra Jacopo (ora fidanzato con la spagnola Consuelo) e  il procuratore generale, oltre alla vicenda di Teresa (cognata di Lidia), che con la figlia ormai adulta a Parigi sente che le proprie giornate sono prive di uno scopo. 


Le varie storie sono credibili e tutto sommato variegate, e anche l'intreccio dei rapporti tra i vari personaggi funziona, come sempre per me il rapporto migliore è quello tra Enrico e Lidia: due fratelli complici, affettuosi, con Enrico che mette in gioco anche cose molto importanti per lui pur di aiutare Lidia e sostenere la causa dei diritti delle donne. Litigano anche, ma tra fratelli spesso anche questo è un modo per dimostrare affetto.  Mi piace anche il rapporto tra Enrico e la moglie Teresa, tra Teresa e il fratello Jacopo e tra Lidia e Jacopo...insomma, tutte dinamiche ben riuscite. Unico personaggio inutile, Consuelo, e legato a lei l'unico particolare finale che non mi ha soddisfatto: non potevano semplicement lasciarla andare? Mah. 

Francamente, penso che la storia si può tranquillamente concludere qui, ma mai dire mai con le fiction di questi anni.....




domenica 17 maggio 2026

Il diavolo veste Prada 2 (The devil wears Prada 2), 2026

 


Regia di  David Frankel , con Meryl Streep (Miranda Priestley), Anne Hathaway (Andy Sachs), Stanley Tucci (Nigel Kipling ), Emily Blount (Emily Charlton ), Lucy Liu (Sasha Barnes), Justin Theroux (Benji Barnes). 


New York : dopo vent'anni Andy Sachs ha realizzato il suo sogno di diventare una giornalista "impegnata", peccato che proprio durante una premiazione lei e i suoi collaboratori vengono licenziati in tronco . Delusa Andy approfitta del suo discorso di ringraziamento pe ribadire l'importanza del giornalismo "dal vivo" e della comunicazione tra persone. 

Il discorso diventa virale e Andy viene reclutata da Irvin Ravitz per fare da "feauters editor"    per "Runaway", la rivista dove la donna aveva lavorato come assistente venti anni prima, e che ora sta affrontando una doppia crisi, dovuta non solo alla crisi editoriale che colpisce tutto il mondo della stampa, ma anche a una dichiarazione di Miranda Priestly che, distrattamente, ha elogiato un marchio di "fast fashion"; la sua dichiarazione, diventata virale, l'ha messa praticamente alla gogna mediatica e con lei tutta la rivista

Andy torna così a lavorare con Miranda e Nigel, scoprendo che l'altra assistente Emily ha fatto carriera come brand manager. Grazie ad un articolo di Andy la situazione si risolleva un po', ma non basta: occorre fare i conti con i social....



Attesissimo seguito de "Il diavolo veste Prada", l'ho visto senza grandi aspettative visto che per me il primo film aveva concluso il proprio arco narrativo e ancora adesso va benone così. Come prevedibile, non mi è piaciuto molto. 

Ammetto che forse la mia visione amareggiata di come è cambiato il mondo in questi venti anni può avermi influenzato non poco, ma ho trovato questo film piuttosto triste. 

Abbiamo in pratica una riproposizione attualizzata delle dinamiche del primo film in un ambiente totalmente cambiato a causa dell'avvento dei social, con conseguente crisi dell'editoria, in un mondo della moda che pare non abbia più molto da dire, effettivamente. A mio avviso il pregio più grosso del film è, pe gli spettatori, rivedere i personaggi amati  e forse, nel finale (scusate lo spoiler) la nascita dell'amicizia tra Emily e Andy. Ma più di questo stop. 


Miranda è una vecchia tigre ormai sdentata, che nessuno teme più e di cui tutti aspettano la dipartita (lavorativa) per prenderne il posto: sempre talentuosa, anzi molto più delle nuove leve, sempre visionaria, sempre pungente e consapevole, ma tutto ciò nel mondo di oggi sembra non bastare più. Andy è riuscita a diventare una giornalista "impegnata", ma anche per lei il suo talento, gli articoli importanti, veritieri ecc non bastano, dato ch viene licenziata via mail e che, oltretutto, sembra non guadagnare nemmeno abbastanza per permettersi un appartamento decente. Nigel, dopo essere stato gabbato nel primo film, non riesce a staccarsi da Miranda (forse anche per motivi affettivi, dopo tanti anni) e a brillare di luce propria come meriterebbe, consapevole che ormai il suo treno è passato inutilmente. Emily, talentuosa e ambiziosa, non riesce a farsi strada comunque se non sfruttando un compagno miliardario e cercando d fregare Miranda. 

Anche sul lato affettivo, a mio avviso la tristezza impera: Miranda è una vecchia sola che deve accontentarsi di un ganimede insignificante (un Kenneth Branagh totalmente fuori posto), Andy è sola e il suo nuovo interesse amoroso inutile, così come Nigel e l'amica di Andy dal primo film. Tutti però dediti al lavoro. Certamente nel 2026 non è obbligatorio sposarsi, certamente è giusto che chi lo desidera si dedichi alla carriera ma.... ecco, è una delle tante derive narrative che a me non piacciono. 

Non fanno eccezione le parti tecniche: fotografia piatta e grigia, interni idem, costumi certamente non accattivanti come nel primo film. Niente, non ci siamo. 




sabato 9 maggio 2026

Le libere donne, 2026

 


Regia di Michele Soavi, con Lino Guanciale ( Mario Tobino), Grace Kicaj (Margherita Lenzi), Gaia Messerklinger (Paola Levi), Fabrizio Biggio (Guido Anselmi), Irene Muscara (Lella).


1944: Mario Tobino è un giovane psichiatra, da poco arrivato all'ospedale psichiatrico femminile di Magliano, dove cerca di instaurare con le pazienti un rapporto umano basato su teorie innovative che cercano di restituire dignità e ascolto alle ricoverate. Questo gli causa qualche problema con alcuni colleghi conservatori, anche se il primario è bendiposto nei suoi confronti condividendone in linea di massima l'operato. 

Tra le pazienti c'è Margherita, una giovane donne mandata lì a causa del cattivo rapporto con marito, suocera e cognate; dubitando della sua follia, Tobino cerca di venire a capo della sua storia....




Più che "liberamente ispirato", bisognerebbe dire "mooooooolto liberamente ispirato" al romanzo "Le libere donne di Magliano" di Mario Tobino ( ), tant'è vero che hanno troncato pure il titolo della fiction; e la cosa come spesso accade non è di mio gradimento. 

Come ho spesso detto, capisco che la trasposizione di un'opera letteraria debba necessariamente differenziarsi dal testo per alcuni aspetti, ma stravolgere totalmente la storia (e relativo significato) per farne una fanfiction anche no, grazie. Può funzionare magari per un prodotto come "Sandokan", ma in questo caso abbiamo un tema serio e doloroso, la vita delle donne in un manicomio femminile degli anni '40, e un'operazione di questo tipo  stravolge totalmente il senso della storia concentrando l'attenzione, piuttosto che sulla condizione delle donne nei manicomi dell'epoca, sull'eterna lotta tra nazifascisti e antifascisti; tema importantissimo e sempre doveroso raccontarlo, per carità, ma comunque visto e stravisto in tutte le salse possibili e immaginabili, per una volta si poteva pure tralasciarlo.



Difatti in questo caso le problematiche delle pazienti, del personale  e delle cure dell'epoca per i cosiddetti disturbi mentali (che spesso non lo erano) finiscono per fare da sfondo ad una banale "spy story" di lotta contro i nazisti e alla solita ancora più banale e ridicola storia "d'amore" tra il medico e la paziente bella e tormentata, chiusa in manicomio perchè vittima di un complotto familiare che il medico cercherà di smascherare (ma non fa la stessa cosa per le altre pazienti, pur interessandosi di loro). Per non parlare della puntata finale, che scade rovinosamente nel grottesco e diventa quasi inguardabile.

Mi spiace per gli attori, bravi e che la loro parte la fanno: un plauso in particolare a tutte le attrici che hanno interpretato i ruoli delle varie pazienti: ruoli scomodi, difficili, sofferti, donne spesso vittime di abusi e maltrattamenti che avrebbero avuto bisogno di essere aiutate in tutt'altro modo e che invece venivano rinchiuse in luoghi dove finivano per rimanervi a vita. Donne con sentimenti, vite interiori, e nonostante tutto desideri, che cercano di costruire una loro normalità in un contesto terribile. 




venerdì 1 maggio 2026

Colpevole d'innocenza (Double jeopardy ), 1999

 


Regia di Bruce Beresford , con Ashley Judd (Libby ), Tommy Lee Jones ( Travis Lehman ), Bruce Greenwood (Nick Parsons), Annabeth Gish (Angela Green). 


Durante un week end romantico in barca a vela assieme al marito Nick, la ricca casalinga Libby si risveglia coperta di sangue, con un coltello in mano e senza alcuna traccia del consorte: l'accusa e successiva cndanna per omicidio sono inevitabili, nonostante la donna si professi disperatamente innocente. Il piccolo Matty, figlio della coppia, viene affidato da Libby a Angie, la migliore amica, che per un po' di tempo mantiene i contatti, ma dopo qualche tempo improvvisamente li interrompe senza un perchè.

Cercando di capre cosa sia accaduto Libby viene a conoscenza di una sconvolgente verit: Nick in realtà è vivo e vegeto.....



Ho rivisto di recente questo film di fine anni '90, un buon thriller anche se con una trama non proprio originale e con qualche  trovata improbabile. La storia dell'innocente vittima di un complotto che riesce a vendicarsi grazie al "Double jeopardy" del titolo originale (ovvero, quella legge secondo cui non si può essere processati due volte per lo stesso reato) è un classico del thriller americano, ma possiam dire che il film regge grazie principalmente a un buon ritmo narrativo che incuriosisce abbastanza lo spettatore da tenerlo incollato allo schermo chiedendosi come andrà a finire la storia. 

Buone le interpretazioni dei due protagonisti, Ashley Judd nel ruolo della protagonista, un'ingenua casalinga che passa da una vita di ricchezza all'incubo peggiore, e Tommy Lee Jones nel ruolo del poliziotto burbero e segnato da dolori privati, inizialmente diffidente ma che poi accetta di aiutare la protagonista. 



venerdì 24 aprile 2026

.... che Dio perdona a tutti, 2026


 Regia di Pif, con Pif (Arturo), Giusy Buscemi (Flora), Carlos Hipolito (Papa Francesco), Francesco Scianna (Tommaso)


Arturo, agente immobiliare quasi ateo a con la passione dei dolci siciliani, si innamora di Flora, giovane pasticciera specializzata proprio in cannoli, cassate, iris alla ricotta & Co. Unico problema, la giovane donna è cattolica praticante, e tiene molto alla sua fede. Mentre pensa al da farsi, Arturo trova un aiuto insperato: Papa Francesco in persona gli appare con consigli e suggerimenti per diventare un buon cristiano.....


Tratto dall'omonimo libro (2018) di Pif, una gradevole commedia che affronta un tema niente affatto banale, a mio avviso: cosa significa essere un buon cristiano nella società odierna. 

Pur non essendo atea, non sono molto religiosa  e non frequento la chiesa, come molti al giorno d'oggi: tuttavia non ho quel rancore che molti hanno nei confronti dei cattolici e della fede. Ho quindi apprezzato questo film prima di tutto per come racconta in modo veritiero l'incoerenza di molti cattolici, la difficoltà di esserlo e anche di interpretare insegnamenti di duemila anni fa. Il simpatico Arturo (a proposito, ho notato che nei suoi film i protagonisti si chiamano sempre "Arturo"e "Flora", chissà perchè? Probabilmente sono due nomi a lui cari per qualche motivo) non sembra avere particolari qualità a parte una: la sua passione per i dolci che lo rende istintivamente un esperto nell'arte dolciaria. Per lui, i dolci sono come una colonna sonora della sua vita, e sinceramente ho invidiato il suo essere magro come un chiodo nonostante la quantità di dolci sbafati durante la durata della pellicola, oltre alla forza del suo apparato digerente nel sopportare tutto ciò. Ma quando si innamora ce la mette veramente tutta per conquistare la donna amata, la pasticcera Flora, che sarebbe proprio l'ideale per lui se non fosse per un particolare: è una cattolica praticante e molto religiosa, contrariamente ad Arturo che ha pregato per l'ultima volta 40 anni prima, in occasione dei Mondiali dell'82. 


Per conquistarla Arturo arriva a fingersi talmente devoto da accettare di rappresentare Gesù in una via Crucis che si rivelerà tragicomica e che sopratutto rivelerà l'inganno: ma in soccorso di Arturo arriva una guida spirituale molto particolare: Papa Francesco, che inizialmente il protagonista scambia per una visione allucinogena provocata da un indigestione di 35 "sciù". Il Pontefice consegna ad Arturo un Vangelo dicendogli che contiene tutto qunto occorre per essere un buon cristiano. Certo, dopo questa parte si può facilmente intuire dove si andrà a parare: l'ipocrisia m spesso anche la fatica (per chi ne è veramente intenzionato) di mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù penso siano noti a tutti, piuttosto ho notato che a questo punto il film si perde un po' e la storia comincia a essere "tirata via", come se l'autore in realtà non sapesse davvero come concludere il tutto. 

Tutto ciò non ha inficiato la visione del film, in cui le scen migliori sono sicuramente le interazioni tr Arturo e Papa Francesco (non viene mai specificato il nome ma si capisce perfettamente che sia lui). 







domenica 12 aprile 2026

Mario Adorf

 E' morto all'età di 95 anni l'attore Mario Adorf.

Nato a Zurigo nel 1930, esordì al cinema nel 1954 con "8/15"; tra i suoi film ricordiamo: "La spia del secolo" (1960), "A cavallo della tigre" (1951), "La visita" (1963), "Dieci piccoli indiani" (1965), "Io la conoscevo bene" ( ), " Operazione San Gennaro" ( ), "Questi fantasmi" ( ), "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970), "Milano calibro 9" (1972), "Il delitto Matteotti" (1973), "State buoni se potete" (1983), "I ragazzi di via Panisperna" (1988), "FRancesco" (1989), "Il piccolo lord" (1996), "Il senso di Smilla per la neve" (1997). 

In tv ricordiamo: "Le avventure di Pinocchio" (1973), "Marco Polo" (1982), "Mino il piccolo alpino" (1986), ""La piovra 4" (1989), "Fantaghirò" (1991), "Vola Sciusciù" (2000), I ragazzi della via Paal" (2003)




venerdì 10 aprile 2026

Gli occhi degli altri, 2025

 


Regia di Andrea De Sica, con Filippo Timi (Lelio), Jasmine Trinca (Elena), Anna Ferzetti (Rossella), Matteo Olivetti (Cesare), Gennaro Apicella (Silverio). 


Il marchese Lelio e sua moglie Elena sono una coppia "aperta": entrambi amano i giochi erotici che coinvolgono altre persone, che vengono anche filmati dal marchese. Questa, oltre a feste lussuose e stravaganti, la base della loro vita, fino a che Elena comincia a rigettare tutto ciò entrando in depressione...



Il film rievoca- con i nomi cambiati-  uno dei delitti italiani più famosi degli anni '60, quello dei Marchesi Casati Stampa.

Già il titolo introduce perfettamente la tematica principale del film, al di là del puro fatto di cronaca: il rapporto morboso basato su un erotismo sfrenato e su voyuerismo esasperato tra i due coniugi, un rapporto a suo modo forte ed esclusivo ma anche tossico dato che, come prevedibile, è destinato a non durare a lungo: basta che uno dei due se ne distacchi e le cose prendono subito tutta un'altra piega, piuttosto prevedibile da un certo punto di vista. In questo caso è Elena, la moglie, la parte che rompe l'equilibrio, mostrando una donna che da complice diventa l'elemento di rottura dell'equilibrio della coppia, rifiutando un modo di vivere che evidentemente poco a poco al stava devastando dentro. 



La storia è interamente ambientata sull'isola sperduta roccaforte della coppia, dove ci sono solo loro e i domestici, a parte quando viene convocata la solita cerchia di amici stretti per partecipare a feste di vario tipo. Natura bellissima e quasi incontaminata, che però dà anche un senso di soffocamento e di "prigione", proprio per la sua inaccessibilità. 

Molto bravi i due protagonisti, che donano ai loro personaggi carattere e fisicità: lei molto bella e sensuale ma anche inquieta, scavata dalla depressione dell'infelicità, sentendosi schiacciata in un ruolo che non le appartiene più; lui carismatico, dall'aspetto implacabile e dai modi cortesi ma freddi, che nascondo una personalità capace di affascinare e allo stesso tempo terrorizzare. 







giovedì 2 aprile 2026

David Riondino

 E' morto all'età di    l'attore David Riondino.

Nato a Firenze nel 1952, è stato cantautore, attore, regista e scrittore.

Tra i suoi film s ricordano: "Maledetti vi amerò" (1980), "La notte d San Lorenzo" ( ), "Ilona arriva con la pioggia" (1996), "Cuba Libre- Velocipedi ai tropici" (1997), "L'ultimo giorno del toro" (2020). 




venerdì 27 marzo 2026

Zuanì- Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, 2025

 


Regia di Giuseppe Piccioni, con Federico Cesari (Govanni Pascoli), Benedetta Porcaroli (Maria Pascoli), Liliana Bottone (Ida Pascoli), Davide Lorino (Giosuè Carducci), Sandra Ceccarelli (zia Rita), Fausto Paravidino (Gabriele D'Annunzio)



Storia del poeta Giovanni Pascoli; nel 1868 il padre Ruggero viene ucciso e il colpevole non sar mai trovato. La vicenda segna profondamente la famiglia e sopratutto Giovanni, che per lungo tempo assieme al fratello Raffaele cercherà inutilmente di trovare il colpevole; dopo una gioventù travagliata una volta laureato il futuro poeta inizia la sua carriera come insegnante, andando a vivere con le sorelle Ida e Maria, costituendo un nucleo familiare dove le inquietudini non mancano....


Come da trama, il film racconta la storia della vita di uno dei più grandi poeti italiani, Giovanni Pascoli. La vicenda inizia nel 1912, con i suoi funerali e con il treno che da Bologna lo riporta a San Mauro, con il popolo italiano che rende omaggio a uno dei suoi più grandi letterati, presentandoci da subito le figure centrali della vita del poeta, le sorelle Ida e Maria. 



Andando a ritroso nel tempo, l'arcinota vicenda dell'omicidio del padre con conseguente disgregazione della famiglia, segna irrimediabilmente il destino dei figli sopravvissuti al punto che, dopo una giovinezza turbolenta in cui verrà addirittura arrestato per il suo attivismo politico (parte poco conosciuta della sua vita) , il futuro poeta metterà la testa a posto diventando insegnante e autonominandosi padre per le due sorelle minori, finora cresciute da una zia. Si viene così a creare un microcosmo familiare che a lungo andare presenta delle dinamiche conflittuali che purtroppo conosco molto bene e che finiranno per inghiottire sia Giovanni che Mariù, dato che Ida dopo qualche tormento riuscirà ad affrancarsene. Spariti dalla narrazione il resto dei fratelli Pascoli, compreso Raffaele che inizialmente assieme a Giovanni si era impegnato nella ricerca dell'assassino del padre (in un cameo Riccardo Scamarcio interpreta Cacciaguerra, quello che all'epoca fu il principale sospettato) .

Il film è riuscito a rendere molto bene questo clima particolare, amorevole e allo stesso tempo soffocante e malsano, di una famiglia fortemente segnata dalla tragedia. In tutto questo c'è ovviamente posto anche per la carriera letteraria di Pascoli e per le sue poesie più famose, e anche la formazione politica giovanile del poeta, spesso ignorata.






sabato 21 marzo 2026

Chuck Norris

 E' morto all'età di  86 anni     l'attore Chuck Norris

Vero nome Carlos Ray Norris, era nato a Ryan nel 1940, negli anni '60 divenne campione di arti marziali; esordì al cinema con "Missione compiuta stop. Bacioni , Matt Helm"(1968), ottenendo un primo successo con il seguente film "L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente" (1972); nonostante una discreta carriera cinematografica la notoriet presso  il grande pubblico è dovuta principalmente al telefilm "Walker Teas Ranger", andata in onda dal 1993 al 2001, e in Italia replicata per anni grzia all'enorme successo di pubblico. 

Tra  suoi film si ricordano: "Terrore in città" (1982), "Rombo di tuono" (1984), "Missing in action" ( ), "L0ultimo guerriero" (1996), "I mercenari 2" (2012). 






Nicholas Brendon

 E' morto all'età di 54 anni l'attore Nicholas Brendon, famoso per il ruolo di Xander nel telefilm "Buffy l'ammazzavampiri".


Nato a Los Angeles nel 1971, ottenne il ruolo di Xander dopo anni passati a fare altri lavori. Dopo la chiusura di "Buffy" ha partecipato ad altre serie tv: "Kitchen's ","Private practice", e girato qualche film, senza  grande successo. 






Notte degli Oscar 2026

 


 Come ogni anno il 15 marzo a Los Angeles si è svolta la consueta Notte degli Oscar, durante la quale sono stati assegnati i premi per l cinema inerenti all'anno 2025.
Ecco i vincitori nelle categorie principali:


Miglior film: "Una battaglia dopo l'altra", di Paul Thomas Anderson





Miglior attore protagonista: Michael B.Jordan per "I peccatori"




Miglior attore non protagonista: Sean Penn per "Una battaglia dopo l'altra"



Miglior attrice protagonista: Jessie Buckley per "Hamnet- Nel nome del figlio"




Miglior attrice non protagonista: Amy Madigan per "Weapons"




Miglior regista: Paul Thomas Anderson per "Una battaglia dopo l'altra"






Miglior film straniero: "Sentimental Value" ( ), di


E' triste dirlo ma ormai per me la Notte degli Oscar - che un tempo seguivo con passione ed entusiasmo- è una tradizione che seguo più che altro per affetto, ma che mi interessa molto poco, pur continuando ad amare il cinema. Quest'anno la cerimonia è stata trasmessa da un cinema della mia città e mi sarebbe comunque piaciuto andare a vederla, ma dovendo andare a lavorare il giorno dopo...nisba.
Mi fa piacere che l'attrice Jessie Buckley abbia vinto, avendo apprezzato la sua interpretazione in "Hamnet Nel nome del figlio", e mi ha fatto piacere che abbia vinto 'l'Oscar Valentina Merli per la produzione del cortometraggio live action "Two people exanging saliva", come sempre quando c'è un italiano in gara; per il resto, non avendo visto i film nulla da dire

Momento "In memoriam": a grandissima sorpresa, leggermente migliorato rispetto agli anni passati. La musica e il numero musicale non hanno sovrastato il filmato, e mi pare sia stato concesso più spazio all'immagine dell'artista o persona del mondo del cinema ricordato in ogni scena,trasmettendo in sottofondo scene dei suoi film. Molto toccante e particolare il ricordo del regista Rob Reiner: vari attori che hanno lavorato con lui (Katy  Bates, Tom Cruise, Demi Moore, Jerry O'Connell, Kiefer Sutherland, Meg Ryan, Billy Cristal, Annette Bening e altri) sono saliti sul palco omaggiandolo, mentre Barbara Streisand ha ricordato Robert Redford in un'altro momento commovente.  
Speriamo sia il segnale di un miglioramento in questo senso!














martedì 17 marzo 2026

Hamnet- Nel nome del figlio (Hamnet ), 2025

 


Regia di Chloè Zhao, con Jessie Buckley (Agnes Shakespeare), Pail Mescal (William Shakespeare), Emily Watson (Mary Shakespeare), Joe Alwyn (Bartholomew Hathaway), Jacobi Jupe (Hmsnet Shakespeare), Olivia Lynes (Judith Shakespeare), Bodhi Rahe Breatnach (Susan Shekespeare)


Inghilterra, 1600: il giovane William Shakespeare ha un vero talent per la scrittura e per la letteratura, ma è costretto a dare lezioni di latino per vivere e ripagare i debiti del padre. Si innamora e sposa Agnes Hataway, una giovane donna del paese ritenuta una specie di strega per la sua vicinanza con la natura e i suoi atteggiamenti liberi e stravaganti; dopo la nascita della prima figlia William va in crisi dato che non può dare sbocco al suo talento, così Agnes lo incoraggia ad andare a Londra, dove avrà maggiori opportunità di scrivere e farsi conoscere. Anche dopo la nascita dei gemelli Hamnet e Judith la famiglia non si riunisce del tutto dato che Will continuer a fare la spola tra Londra e il villaggio; la conduzione familiare ricade quindi completamente su Agnes....



Tratto dal romanzo omonimo (2020) di     , il film racconta in chiave parecchio romanzata la storia della famiglia Shakespeare, in particolare il rapporto tra Wiilliam Shakespeare e sua moglie Anne Hathaway (qui Agnes,      ) e la tragedia che segnò la loro vita: la morte, all'età di 10 anni, del figlio Hamnet durante una pestilenza. 

Per quanto ne so (non molto, lo ammetto) il nucleo centrale del film è abbastanza corretto; gli inevitabili cambiamenti riguardano principalmente la figura di Agnes, di fatto la protagonista del film . Dato che del personaggio reale si sa poco o nulla, l'autrice del romanzo prima e la regista poi hanno adottato il solito espediente che va tanto di moda in questi anni: raffigurare Agnes come la solita eroina "diversa", selvaggia, una mezza strega o qualcosa di più, una che vuole sovvertire le regole ecc ecc. Ora, io mi domando quando come eroina avremo una donna normale, calata nella sua epoca; è così impossibile immaginare un personaggio simile? Che noia.

Tutto ciò senza nulla togliere all'attrice Jessie Buckley, molto brava nel tratteggiare il suo personaggio nel suo carattere anticonformista e nel suo rapporto con il marito, i figli, la suocera. Calatasi nel personaggio in maniera a tratti assoluta, come ad esempio nella straziante scena della morte del figlio, che sicuramente all'interno del film è quella che ha più toccato i cuori di moltissimi spettatori. 


Un personaggio che mi è piaciuto molto è stato quello della suocera, interpretata dalla bravissima Emily Watson: una donna della sua epoca dura, scorbutica, inizialmente ostile alla giovane nuora ma che, col passare del tempo, si rivela essere il vero pilastro della famiglia, Agnes compresa, che difatti alla fin fine saprà apprezzarne il valore. 

Meritano una menzione anche i tre giorvanissimi e bravissimi attori che interpretano i tre figli della coppa, e in particolare Jacobi Jupe, il piccolo interprete di Hamnet.

La seconda parte è dedicata alla genesi di "Amleto", reazione di Will al dolore per la morte di Hamnet, è interessante notare come la narrazione ci venga mostrata all'intero di quelli che erano i veri teatri dell'epoca, teatri popolari in spazi aperti con il pubblico in piedi e l'opera pubblicizzata da strilloni.