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domenica 17 maggio 2026

Il diavolo veste Prada 2 (The devil wears Prada 2), 2026

 


Regia di  David Frankel , con Meryl Streep (Miranda Priestley), Anne Hathaway (Andy Sachs), Stanley Tucci (Nigel Kipling ), Emily Blount (Emily Charlton ), Lucy Liu (Sasha Barnes), Justin Theroux (Benji Barnes). 


New York : dopo vent'anni Andy Sachs ha realizzato il suo sogno di diventare una giornalista "impegnata", peccato che proprio durante una premiazione lei e i suoi collaboratori vengono licenziati in tronco . Delusa Andy approfitta del suo discorso di ringraziamento pe ribadire l'importanza del giornalismo "dal vivo" e della comunicazione tra persone. 

Il discorso diventa virale e Andy viene reclutata da Irvin Ravitz per fare da "feauters editor"    per "Runaway", la rivista dove la donna aveva lavorato come assistente venti anni prima, e che ora sta affrontando una doppia crisi, dovuta non solo alla crisi editoriale che colpisce tutto il mondo della stampa, ma anche a una dichiarazione di Miranda Priestly che, distrattamente, ha elogiato un marchio di "fast fashion"; la sua dichiarazione, diventata virale, l'ha messa praticamente alla gogna mediatica e con lei tutta la rivista

Andy torna così a lavorare con Miranda e Nigel, scoprendo che l'altra assistente Emily ha fatto carriera come brand manager. Grazie ad un articolo di Andy la situazione si risolleva un po', ma non basta: occorre fare i conti con i social....



Attesissimo seguito de "Il diavolo veste Prada", l'ho visto senza grandi aspettative visto che per me il primo film aveva concluso il proprio arco narrativo e ancora adesso va benone così. Come prevedibile, non mi è piaciuto molto. 

Ammetto che forse la mia visione amareggiata di come è cambiato il mondo in questi venti anni può avermi influenzato non poco, ma ho trovato questo film piuttosto triste. 

Abbiamo in pratica una riproposizione attualizzata delle dinamiche del primo film in un ambiente totalmente cambiato a causa dell'avvento dei social, con conseguente crisi dell'editoria, in un mondo della moda che pare non abbia più molto da dire, effettivamente. A mio avviso il pregio più grosso del film è, pe gli spettatori, rivedere i personaggi amati  e forse, nel finale (scusate lo spoiler) la nascita dell'amicizia tra Emily e Andy. Ma più di questo stop. 


Miranda è una vecchia tigre ormai sdentata, che nessuno teme più e di cui tutti aspettano la dipartita (lavorativa) per prenderne il posto: sempre talentuosa, anzi molto più delle nuove leve, sempre visionaria, sempre pungente e consapevole, ma tutto ciò nel mondo di oggi sembra non bastare più. Andy è riuscita a diventare una giornalista "impegnata", ma anche per lei il suo talento, gli articoli importanti, veritieri ecc non bastano, dato ch viene licenziata via mail e che, oltretutto, sembra non guadagnare nemmeno abbastanza per permettersi un appartamento decente. Nigel, dopo essere stato gabbato nel primo film, non riesce a staccarsi da Miranda (forse anche per motivi affettivi, dopo tanti anni) e a brillare di luce propria come meriterebbe, consapevole che ormai il suo treno è passato inutilmente. Emily, talentuosa e ambiziosa, non riesce a farsi strada comunque se non sfruttando un compagno miliardario e cercando d fregare Miranda. 

Anche sul lato affettivo, a mio avviso la tristezza impera: Miranda è una vecchia sola che deve accontentarsi di un ganimede insignificante (un Kenneth Branagh totalmente fuori posto), Andy è sola e il suo nuovo interesse amoroso inutile, così come Nigel e l'amica di Andy dal primo film. Tutti però dediti al lavoro. Certamente nel 2026 non è obbligatorio sposarsi, certamente è giusto che chi lo desidera si dedichi alla carriera ma.... ecco, è una delle tante derive narrative che a me non piacciono. 

Non fanno eccezione le parti tecniche: fotografia piatta e grigia, interni idem, costumi certamente non accattivanti come nel primo film. Niente, non ci siamo. 




lunedì 6 gennaio 2020

Last Christmas, 2019


Regia di Paul Feigm, con Emilia Clarke (Kate),Henry Golding (Tom), Emma Thompson (Petra), Michelle Yeoh (Santa), Lydia Leonard (Marta).

Kate è una giovane donna dalla vita scapestrata: non ha una dimora fissa, evita i rapporti con la famiglia, passa da un uomo all'altro e da un'audizione all'altra (senza successo) dato che coltiva il sogno di diventare cantante o attrice.
Un giorno conosce Tom, simpatico ragazzo con il quale c'è da subito un'intesa speciale...



Commedia tipicamente natalizia basata come si vede dal titolo- sulle canzoni di George Michael, con la curiosità principale per molti di vedere la protagonista Emilia Clarke in un ruolo diverso da quello di Daenerys Targaryen della serie tv "Il trono di spade", che l'ha imposta all'attenzione mondiale del pubblico.
Non ha infatti niente di più e niente di meno dei tipici film natalizi che durante le Feste passano a iosa sopratutto in Tv, e fin qui tutto bene, solitamente da questo tipo di film non ci si aspetta molto altro in quanto concepiti apposta per far passare una serata mettendo buonumore. Tuttavia come sempre c'è modo e modo di fare le cose anche con film molto semplici come questi....e questo film non mi ha soddisfatto molto, anzi quasi per nulla. 
La protagonista è la tipica cretinetti scapestrata che vorrebbe risultare simpaticamente originale ma che invece mi ha fatto più volte venire il nervoso con atteggiamenti assurdamente idioti oltretutto ripetuti in maniera esagerata (cambiarsi per la strada, girare con gli stivali da elfo, evitare SEMPRE di rispondere al telefono ai familiari e altre amenità del genere), e il rivelare la motivazione del suo comportamento mette solo il carico da undici su tutto. L'espediente narrativo che coinvolge il protagonista maschile poi (non faccio spoiler) è assurdo e pure un po' patetico: mi ha ricordato una di quelle storielle che si scrivono sui diari degli adolescenti e che girava ai tempi in cui andavo a scuola. 
Migliora un poco il finale con la ricompattazione della famiglia, dove ognuno impara ad accettare gli altri per come sono senza troppe recriminazioni, ma d'altra parte un finale di questo tipo in un film del genere è quasi scontato. Il tutto non  dipende dagli attori che sono anche passabili, ma proprio  il  livello di sceneggiatura è scarso.
Restano l'ambientazione natalizia e la colonna sonora, ma dato che a me George Michael non è mai piaciuto molto è troppo poco per farmi apprezzare il film. 
Sono sicura comunque che c'è chi lo adorerà, se non altro per il genere.






mercoledì 26 settembre 2018

Suicide Squad, 2016

 Regia di David Ayer, con Will Smith (Deathshot), Margot Robbie (Harley Quinn), Jared Leto (Joker), Viola Davis (Amanda WAlker),Jay Courtney (Capitan Boomerang),Jay Hernandez (El Diablo Santana), Karen Fukuhara (Katana), Ben Affleck (Bruce Wayne/ Batman), Adewale Akinnuoye- Agbaje (Killer Croc),


Da "Mymovies":

"E se domani Superman decidesse di rapire il Presidente degli Stati Uniti? Spaventati dal non saper rispondere a questa domanda i più alti ufficiali del governo americano accettano il folle piano di un agente dell'intelligence: costituire una squadra di metaumani, cioè umani con poteri, da tenere sotto il loro giogo e utilizzare per l'ordine interno ed estero. I prescelti sono necessariamente criminali, pericolosissimi ma anche manipolabili, soggetti a cui poter promettere qualcosa e da poter ricattare senza remore. L'evento di prova è l'inatteso (ma non immotivato) arrivo di un'antica e inarrestabile divinità sulla Terra. Con poco allenamento, nessun piano, vaghe promesse in caso di vittoria e una capsula esplosiva in corpo che li convince a non disertare, la squadra che si autodefinisce suicida è così mandata sul campo"




Orrido fumettone casinaro per adolescenti che, se non fosse stato per il personaggio iconico di Harley Quinn non avrei sicuramente visto. Di tutto il film infatti si salvano solo lei e la canzone della colonna sonora, versione moderna di "You don't own me", canzone degli anni '60 (la stessa cantata dal trio Goldie Hawn, Diane Keaton e Bette Midler nel mitico "Il club delle prime mogli").
L'idea di una gang di cattivi reclutati per salvare il mondo, in sè, non sarebbe malaccio nonostante non se ne veda il senso logico: il problema è che in questo film si fa più attenzione ai colpi di scena, alla parte fumettistica, al "fare casino", agli effetti speciali finendo per perdere interesse a qualunque spiegazione di tipo logico (anche solo una logica di una storia irreale, ovviamente).
Alcuni personaggi, come Harley Quinn, Deathshot, El Diablo sono ben caratterizzati e con storie interessanti, tutti gli altri sono delle figure che sembrano solo fare numero, compreso l'orrendo Joker in chiave psichedelica (e con apparecchio per i denti!) interpretato da Jared Leto: non voglio svalutare  il lavoro dell'attore, non credo che sia stato semplice interpretare un personaggio di questo tipo di cui tra l'altro si ricordano ancora oggi, a distanza di anni, le due fenomenali interpretazioni di Jack Nicholson e Heath Ledger. Ma forse è proprio la lettura che viene data dalla sceneggiatura a fare acqua da tutte le parti: non si capisce su che cosa si basi la sua storia con Harley, se non sull'abuso e sulla violenza psicologica, ma anche qui mi sembra un po' poco per un qualcosa che viene dipinto (e che in molti casi coì è stato recepito dagli spettatori, anche molto giovani) come una grande storia d'amore. Un messaggio molto pericoloso e brutto, di questi tempi. 

Storia d'amore a parte, è il personaggio in sè ad avere pochissima consistenza; tra l'altro ho letto da più parti che l'attore Jared Leto durante le riprese anche fuori dal set non è mai uscito, volontariamente, dal personaggio: chissà che delizia per i colleghi che hanno condiviso il set con lui!
Al contrario invece, Margot Robbie meriterebbe l'Oscar per la sua Harley Quinn, molto diversa anche nel look dall'originale: una psicopatica ma capace di un grande sentimento d'amore, seppure rivolto verso la persona sbagliata, e sotto sotto, anche di sentimenti di empatia con i personaggi della sua squadra. Per quanto riguarda il look, che dire? per fortuna il film non è uscito quando avevo vent'anni altrimenti sarei tornata a casa con i suoi stessi capelli!
Per il resto, totalmente inutile.


giovedì 19 gennaio 2017

Braccialetti rossi 3, 2016




Regia di  Giacomo Campiotti, con Carmine Buschini (Leo), Aurora Ruffini (Cris), Brando Pacitto (Vale),Pio Luigi Piscitelli (Tony), Denise Tantucci (Nina),Cloe Romagnoli (Flam),Maria  Melandri (Margi),Silvia Mazzieri (Bella),Nicolò Bertonelli (Bobo),Daniel Lorenz Alviar Tenorio (Chicco), Manila Nicoli (Mela) Carlotta Natoli (D.ssa Lisandri). Giorgio Marchesi (Dott.   ), Francesca Chillemi ( ), Luca Ward (Leone), Andrea Tidona (Dott.


Continuano le avventure dei Braccialetti: tornato dalla vacanza sull'isola, Leo ha deciso di farsi operare nonostante le scarse chance; Flam scopre di avere una sorella maggiore, Margi, la quale potrebbe donare le cellule staminali compatibili per la cura che le gioverebbe; Nina deve rimanere in ospedale e sottoporsi ad ulteriori cure dato che non sta rispondendo bene alle attuali; Tony fa sempre il portantino e sogna di diventare infermiere; in camera con Leo viene ricoverato Bobo, uno scontroso ragazzo in attesa di un trapianto di cuore....



Nel 90% dei casi, la lunga serialità non solo annoia ma rischia pure di rovinare un buon prodotto. "Braccialetti rossi" purtroppo, rientra nella percentuale: se già la seconda serie zoppicava riuscendo comunque a mantenere un risultato narrativo dignitoso, qui si arriva al livello "fondo del barile raschiato": situazioni squallide e inutili, vistosi errori rispetto a ciò che era stato narrato finora, personaggi nuovi e interessanti trascurati, il tutto condito con  un ritmo narrativo da abbiocco e da continui spostamenti d'orario per le prime puntate (una addirittura alle 22!). Tanto che stavolta non sono nemmeno riuscita ad arrivare alla fine, e l'affetto per i personaggi nulla ha potuto.
Partiamo dalla riconfermata volontà degli sceneggiatori di presentarci per la maggior parte figure genitoriali di mxxxa (evidentemente, qualcuno ha avuto enormi problemi a riguardo): stavolta la Palma D'oro vai ai genitori di Flam e Margi, o meglio ai soli genitori della prima, vista la storiaccia di cui inspiegabilmente li hanno omaggiati gli autori. Non bastava mettere che Margi era figlia del primo matrimonio del padre?No, hanno dovuto cucire addosso al poveretto la squallida storia di aver mollato la prima moglie e la figlia per la sua migliore amica, facendo passare oltretutto la tradita per la brutta strega cattiva e infamona che odia la povera bimba cieca. Di meglio non potevano fare. Per fortuna salvano tutto le figliole, davvero tenere e dolci nel loro rapporto tra sorelle.
E che dire della trovata di inserire il personaggio di Luca Ward, con  annessa storia retrospettiva della mamma di Leo?Almeno ora abbiamo chiaro perchè il padre  si è disinteressato del figlio malato in ospedale; patetica, oltretutto, la storia del "diario della mamma e Leo", visto che la donna pareva anche in vita non ricordarsi di avere un'altra figlia (Asia, la sorella di Leo presentata nella prima serie come sempre vicina a lui, e che qui misteriosamente sparisce lasciando, oltre a un vuoto narrativo, il poveretto completamente solo in ospedale). Insomma una poveretta che oltre a essere morta di cancro viene presentata non proprio nel migliore dei modi. Velo pietoso sulla famiglia di Cris.
Anche tra i ragazzi le storie non sono al massimo: Vale finalmente non è più solo ma si fidanza con Bella, rischiando però perennemente di mettere in crisi il rapporto per la sua incapacità di staccarsi- almeno un pochino-dagli amici: ok che questi ultimi sono importanti, ma a tutto c'è un limite, e per fortuna Nina e Cris in almeno due occasioni si schierano a fianco della poveretta.Oltre a Margi viene introdotto un nuovo personaggio,Bobo, uno scostante ragazzo malato di cuore e appassionato di musica, con una mamma giovanissima ed esuberante, che si trova in ospedale aspettando un trapianto; la maggior parte degli spettatori ha giudicato male questo personaggio giudicandolo estremamente antipatico anche se dopo si lascerà andare, ma credo non abbiano capito che tutto ciò deriva dalla profonda sofferenza che il ragazzo ha sempre patito per la sua malattia, le sue aspettative di cura spesso andate in fumo, oltrechè per la sua situazione familiare.Al personaggio più simpatico, Chicco, è stato riservato uno spazio minimo, mentre la coppia potenzialmente più interessante e simpatica (Toni e Mela) è stata relegata in un angolo e poco approfondita rispetto a quello che si poteva fare. Come sempre però, la storia più incredibile (da ogni punto di vista) è stata quella di Leo e Cris, con lei che rimane incinta (quando si sa perfettametne che nella realtà una persona sottoposta a tanti cicli di chemio come Leo diventa quasi sempre sterile, ma vabbè, mettiamo sia un'eccezione) con tanto di conseguente matrimonio, a 18 anni, nel 2016. Non sono del tutto contraria a queste cose per carità, ma in questo caso mi è sembrato tutto tirato per i capelli. 
Ma tranquilli, che a riportare tutti alla realtà provvederà la morte della povera Nina, che donerà i suoi organi...e indovinate a chi andrà il cuore? Roba da diario delle superiori. Recitazione non proprio al massimo, colonna sonora lagnosa, narrazione approssimativa al massimo fanno il resto nel rendere questa fiction un prodotto moribondo; ma sospetto che questo sia solo il cosiddetto "canto del cigno" e che ci sarà almeno una quarta serie....


P.S: dimenticavo: siamo alla terza serie e ancora nessuno si  è degnato di spiegarci cosa abbia Ruggero, anche lui da anni in ospedale ma non malato di cancro come Leo e gli altri. Forse guarderò la quarta serie nel tentativo di scoprirlo....






domenica 27 novembre 2016

Fai bei sogni, 2016



Regia di Marco Bellocchio, con Valerio Mastandrea (Massimo), Beatrice Bejo (Elisa),Nicolò Cabras (Massimo bambino),


31 dicembre 1969: Massimo, nove anni,rimane orfano di madre, morta per un infarto fulminante. Il bambino soffre moltissimo e fatica ad accettare l'evento, diventando un adulto sfuggente e problematico, finchè a 40 anni scoprirà che le cose non sono affatto andate come gli hanno sempre raccontato....




Tratto dal romanzo omonimo (2013 ) di Massimo Gramellini, il titolo del film probabilmente è da leggersi come un augurio del regista all'incauto spettatore che dovesse decidere di trascorrere una serata al cinema scegliendo questo noiosissimo film.
In teoria la storia non sarebbe male: è la storia di un'assenza che- come spesso succede- arriva a pesare a volte più della presenza delle persone reali, forse anche perchè idealizzata. La mamma di Massimo nel film viene presentata- attraverso i flashback dei ricordi del figlio- viene presentata come una donna dolce e madre affettuosa, ma probabilmente infelice e depressa, il cui malessere viene nascosto e represso fino a sfociare nel gesto fatale.
La repressione, anche se a fin di bene, si perpetuerà attuata dai familiari nei confronti del figlio: a Massimo verranno raccontate una serie di grosse bugie nel tentativo di proteggerlo, anche davanti a i numerosi interrogativi che via via il ragazzino pone, e che causeranno un grosso blocco esistenziale in lui, blocco che verrà risolto solo svelando la verità. Il tutto avverrà solo dopo una serie continua  di saltelli tra passato e presente, con un ritmo che- a dirla cosi- potrebbe pure sembrare frenetico e invece  noioso e basta, come noiosi e basta alla fine fine sono la maggior parte dei ragionamenti affidati ai vari personaggi, che sarebbero anche interessanti se i loro bravi interpreti fossero sorretti da una sceneggiatura come si deve.E invece nisba, Bellocchio perde tutto nelle spiegazioni e situazioni psicanalitiche che lo hanno reso famoso, per cui alla fine l'unica cosa interessante del film appare il famoso album con le foto dei cantanti che rappresentava l'unico hobby della mamma del protagonista, ispirato forse all'album di Sofia Loren in "Una giornata particolare" di Ettore Scola.
Un po' poco, francamente....



giovedì 27 ottobre 2016

La verità sta in cielo, 2016



Regia di Roberto Faenza, con Riccardo SCamarcio (Enrico de Pedis), Greta SCarano (Sabrina Minardi), Maya Sansa (Maria), Valentina Lodovini (Rita), Shel Shapiro (John)



Nel 1983 Emanuela Orlandi, una 15enne figlia di un messo pontificio scompare nel nulla dopo essere uscita dalla scuola di musica che frequentava. Il caso rimarrà uno dei più famos misteri irrisolti nella storia italiana.
Nel 2015, approfittando della vicenda di Mafia Capitale Maria, giornalista italiana che vive  a Londra, viene mandata dal suo capo nella madrepatria per indagare sui lontani collegamenti con questo caso, e lo fa rintracciando Rita, la giornalista di "Chi l'ha visto?" che nel 2008 raccolse la testimonianza di Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico de Pedis, boss della Banda Della Magliana, la quale affermava che Emanuela Orlandi fosse stata rapita dalla Banda per un misterioso ordine di qualcuno in Vaticano.....



Quello di Emanuela Orlandi è uno dei "cold case" italiani che da trent'anni appassionano di più il pubblico, non solo per la triste sorte toccata a una ragazzina di 15 anni ma sopratutto per l'intreccio tra politica, criminalità e Vaticano che questo caso ha inevitabilmente portato alla luce, anche se credo che talvolta molte tesi esposte nel corso degli anni siano state abbondantemente sopravalutate.
Roberto Faenza realizza questo film documentario che ho trovato molto noioso, e mi spaice dirlo perchè le potenzialità per farne una storia interessante c'erano tutte. Ma qui,oltre a snocciolare tesi che non sempre stanno in piedi (sì. sono convinta anche io che c'entri il Vaticano, ma non ai livelli di cui molti sospettano, visto anche che la maggior parte delle informazioni raccontate dalla Minardi nel 2008 si sono rivelate infondate), si arriva all'effetto "lezione imparata e ripetuta a memoria", dato che il regista non fornisce una possibile chiave di lettura originale che possa riuinire la "lista" di informazioni che snocciola, e in cui l'eventuale spettatore che dovesse aver seguito il caso a sprazzi rischia di non capire proprio nulla. E tra tanti intrighi l'unica ad essere quasi persa di vista è proprio la povera Emanuela.
Del resto, nemmeno io ho capito quale potesse essere ad esempio, il motivo per cui De Pedis avrebbe rapito e ucciso la ragazzina: che ci guadagnava? L'unica parte interessante-sembra brutto dirlo- è quella in cui si racconta la storia tra De Pedis e la Minardi, interpretati da due bravi Scamarcio e Scarano (e qui, lasciatemelo dire: nonostante il personaggio posso capire lei, nel film ovviamente).
Mi è piaciuta molto la scena della scala a chiocciola dove Maria crede di vedere Renatino. Per il resto, come molti, sono convinta che la verità non stia in cielo, ma purtroppo molto più vicino di quanto si creda...





martedì 4 ottobre 2016

L'estate addosso, 2016

 Regia di Gabriele Muccino, con Brando Pacitto (Marco),Matilda Anna Ingrid Luz(Maria),Taylor Frey (Matt),Joseph Haro (Paul).


Grazie all'intervento del lontano amico Fumo, il 18enne Marco progetta la "vacanza della maturità" a San Francisco, ospite di due amici del primo. Il giorno prima della partenza scopre che con lui verrà anche Maria, la secchiona della classe, che Marco non sopporta.
Appena arrivati scoprono che Paul e Matt, i due ragazzi che li ospiteranno, sono una coppia gay....





Probabilmente ho una certo tendenza al masochismo estremo, dato che non solo ho deciso di vedere un tipo di film che- per alcune tematiche trattate- sapevo già avrebbe toccato in me corde dolorose, ma questo film è pure di Gabriele Muccino, regista che ("L'ultimo bacio"a parte) ha sempre realizzato film che mi hanno fatto venire il latte alle ginocchia.
E anche stavolta è stato così, ho faticato a reprimere la tentazione di uscire prima della fine: oltretutto, non voglio sembrare cattiva, ma Muccino secondo me ha dei problemi irrisolti con sè stesso oppure non riesce ad accettare il tempo che passa, visto che continua a fare quasi esclusivamente film che trattano un determinato target di età (max trentenni).
La storia inizia con Marco, 18enne il cui investimento in motorino porta fortuna: il risarcimento che gli spetta gli darà modo di poter organizzare l'agognato "viaggio della maturità" dopo l'esame di Stato, che altrimenti non si sarebbe potuto permettere. Il ragazzo contatta un amico che studia all'estero che, a sua volta, chiede ed ottiene la disponibilità di due amici americani di ospitarlo a San Francisco per una settimana , ma anche la fortuna ha uno scotto da pagare: solo il giorno prima della partenza Marco viene a sapere che sua compagna di viaggio sarà Maria, una ragazza della sua stessa scuola nota per essere una specie di suora anche nei valori; ragazza che Marco non sopporta e che a quanto pare,a sua insaputa è amica dello stesso amico che senza chiedere nulla a nessuno dei due interessati, ha combinato l'accoppiata a casa dei due amici americani.
Appena arrivati, scoprono che Paul e Matt, i due giovani che li ospitano, sono una coppia gay: grande sconcerto inizialmente per Maria, ma poi alla fine tra i quattro componenti nasce una profonda amicizia che porterà Marco e Maria a fermarsi ben oltre la settimana prevista e a viaggiare per mete dell'ultimo minuto, tipo New Orleans e Cuba. Come scontato, la vacanza rimarrà nella memoria di tutti per i cambiamenti esistenziali apportati (Maria abbandonerà i suoi timori e le sue inibizioni, la coppia gay uscirà un po' più slida e un po' più sbalestrata allo stesso tempo) e renderà l'estate indimenticabile.


Personalmente, a differenza di quanto letto nelle anticipazioni, non ho trovato il personaggio di Maria così irritante e bigotto, e non capisco perchè venga presentata così: certo ha inizialmente delle riserve sulla coppia gay, ma in verità è lei quella che inizialmente mostra apertura e amicizia nei confronti di Marco senza giudicarlo, è lei quella che per metà film viene perculata per come si veste, perchè non beve, non fa casino...quindi perchè presentarla per forza in maniera negativa? perchè prega, perchè ha dei valori?Non mi è piaciuta questa cosa, bisogna per forza sballarsi, vestirsi alla moda e scosciata, voler fare casino in discoteca fino alle sei di mattina ogni fine settimana per essere consdierati giusti, socialmente accettabili? In realtà, nessuno fra i personaggi h davvero voglia di conoscere Maria (che per carità, ha anche bisogno di cambiare un po') o di accettarla per quello che è, vogliono sol che cambi come vogliono loro. In particolare ho trovato davvero antipatico Marco, a cui basta vedere Maria con un'altro vestito  per passare dall'odio feroce e ingiustificato al trattenere a stento il desiderio di saltarle addosso. Molto meglio la coppia gay che- a parte lo squallido dettaglio della sorella di lui, ma sarebbe stato cosi anche se fosse stata una coppia etero- viene mostrata in modo non macchiettistico e rispettoso dei sentimenti dei due personaggi presi assieme.Per il resto banalità a bizzeffe, interrogativi esistenziali che rimangono li dove sono e finale sconclusionato che non risolve nulla; nel complesso film molto noioso,
Muccino...non mi freghi più!


domenica 12 giugno 2016

Salvo D'Acquisto, 1975


Regia di Romolo Guerrieri, con Massimo Ranieri (Salvo D'Acquisto),Lina Polito (Martina) Enrico Maria Salerno (Rubino), Massimo Serato (Haider).







1943: in un paesino campano la caserma dei carabinieri viene vista dagli abitanti stremati dalla guerra e impauriti dai tedeschi come un baluardo di sicurezza a cui rivolgersi.
Durante l'assenza del maresciallo la caserma  è sotto la responsabilità del brigadiere Salvo D'Acquisto; un giorno, durante un sopralluogo delle truppe tedesche in un deposito di munizioni, un'esplosione improvvisa causa la morte die due soldati; nonostante il fatto sia puramente casuale i tedeschi parlano subito di attentato.....




Imbarazzante versione cinematografica che ha l'unico merito di omaggiare una delle figure più eroiche e amate dell'Arma dei Carabinieri: Salvo D'Acquisto, il giovane brigadiere di 23 anni che si dichiarò colpevole di un attentato (che in realtà non era nemmeno tale) per salvare la vita a 20 ostaggi innocenti.
Sono sempre favorevole a questo tipo di film e ho già spiegato più volte il perchè, ma devo dire che - come spesso accade per i film trtti dai romanzi- a volte il risultato è al di sotto delle aspettative; nella fattispecie ritengo che la storia fosse già di per sè drammatica senza aggiungere un notevole tono da melodramma napoletano alla narrazione, compresa una (falsa) relazione sentimentale fra D'Acquisto e una giovane del paese.
Buona invece la ricostruzione storica del clima del periodo, in cui gli abitanti del piccolo paese, impauriti dagli occupanti, sfiniti dalla guerra e allo sbando come tutto il resto del Paese si aggrappano  alla caserma dei carabinieri , che cercano in ogni modo di aiutare i poveretti. E buona anche la performance attoriale del protagonista Massimo Ranieri (su cui francamente si possono avere pochi dubbi), circondato da validi comprimari che se la cavano dignitosamente; non è certo colpa loro se il film risulta inutilmente smielato e noioso.

Pazienza, il fine giustifica i mezzi....




domenica 18 ottobre 2015

La dura verità (The ugly truth), 2009


Regia di Robert Luketic, con Katherine Heigl (Abby Richter), Gerard Butler (Mike Chadwick),John Michael Higgins (Larry), Cheryl Hines ( Georgia),Eric Winter (Colin).

Abby è una giovane e brillante produttrice di un talk show di una piccola rete Tv, che però subisce un drastico calo di ascolti. Per risollevare l’audience, non c’è che un modo per risolvere la situazione: trovare qualcuno che li risollevi con qualcosa di nuovo e di eccentrico.E i collaboratori di Abby ingaggiano, contro il suo parere, Mike Chadwick, conduttore del programma LA DURA VERITA’, dove in modo sconcio e maschilista spiega i rapporti tra i due sessi.
Tra i due è subito antipatia, ma gli ascolti si impennano e la stessa Abby, poco esperta di seduzione ma attratta dall’aitante vicino di casa, decide di seguire i consigli di Mike, che ancorchè rozzi si rivelano vincenti, tant’è vero che diventa il suo “personal trainer” in questioni di cuore…


Negli intenti, probabilmente doveva essere una commedia romantica con l’eterno tema “battaglia fra i sessi”; nei fatti, diventa un film che, se fosse stato italiano, sarebbe subito stato classificata in maniera inappellabile come “cinepanettone”, o esempio di cinema volgare e scurrile.
Peccato, perché il tentativo volenteroso c’è, ma non basta! Se la maggior parte dei dialoghi e delle situazioni consiste in volgarità abbondanti e gratuite, anche la bellezza e bravura di Katherine Heigl e la fascinosa presenza della simpatica canaglia Gerard Butler(ben lontano dal fascino mostrato ne IL FANTASMA DELL’OPERA e non solo per il consistente aumento di peso…) non bastano a reggere il film. Tant’è che , dopo le sequenze iniziali, sembra che persino i due attori abbiano lasciato correre, tra loro c’è ben poca alchimia e la loro storia non funziona.Ci sono parti divertenti, ma è quel riso grasso e non certo ironico e intelligente che ci si aspetta da questo tipo di commedia.
Gli attori non protagonisti rimangono sullo sfondo, molto curate invece le ambientazioni esterne ed interne.
Peccato, una bella occasione sprecata! 





mercoledì 7 ottobre 2015

La pelle che abito (La piel qui abito), 2011



Regia di Pedro Almodovar, con Antonio Banderas (Robert Ledgard ), Marisa Paredes (Marilia), Helena Ananya (Vera),Robert Alamo (Zeca), Blanca Suarez (Norma).

Il chirurgo estetico Robert Ledgard tiene prigioniera nella sua villa /clinica Vera, una giovane donna sulla quale sta compiendo esperimenti per realizzare una perfetta pelle artificiale. Nessuno, a parte la governante Marilia, sa di questa cosa e soprattutto nessuno sa che in realtà, un tempo, Vera era un uomo, Vicente, che aveva stuprato la figlia di Robert, poi suicidatasi per il trauma…
 
Almodovar è da sempre uno dei miei registi preferiti, ma devo dire che stavolta di questo film non ho capito quasi nulla!
Certamente anche questo film ha i suoi pregi: la bellezza e bravura della protagonista Helena Ananya, le ottime interpretazioni dei tre attori protagonisti, l’ambientazione algida ed elegante che rispecchia lo spirito della storia, inevitabili rimandi a “Frankestein”. Ma il troppo stroppia,e  sinceramente tutti questi cambi di sesso senza cambiare identità, tutti questi traumi, tutto quel sangue e spiritello di morte che aleggia per tutto il film non l’ho proprio sopportato!
Pedro, ritenta, e sarai più fortunato!







martedì 5 maggio 2015

Into the woods, 2014


Regia di Rob Marshall, ccon Meryl Streep (la Strega), Emily Blunt (la moglie del fornaio), James Corden (il fornaio), Anna Kendrick (Cenerentola),Mackenzie Mauzy (Raperonzolo),Lilla Crawford (Cappuccetto Rosso),Daniel Huttlestone (Jack), Johnny Depp (il Lupo).


In un'immaginario villaggio ai margini dei un bosco  vivono alcuni personaggi con vari desideri che potrebbero cambiare la loro vita: il fornaio e sua moglie vorrebbero un figlio, Cenerentola vorrebbe andare al ballo ma essendo costretta a fare da serva alla matrigna e alle sorellastre non può,Jack e sua madre poveri in canna che vorrebbero qualcosa con cui sfamarsi. C'è anche una strega vecchia e  brutta, desiderosa a sua volta di diventare di nuovo giovane e bella, la quale rivela al fornaio e alla moglie che non possono avere figli a causa di una maledizione che essa stessa lanciò anni prima sulla stirpe del padre di lui, e che si può spezzare solo recuperando alcuni particolari oggetti entro 24 ore.
Tutti i personaggi si mettono così in viaggio attraverso il bosco.....


La moda delle favole rivisitate in chiave moderna e "umana"(non più cartoon) non accenna a diminuire e arriva a rispolverare questo musical del   di Steven Sodheneim (autore anche di "Sweeney Todd"), in cui alcune favole famose (principalmente Cenerentola, Jack e il fagiolo magico, Raperonzolo e Cappuccetto Rosso) si intrecciano dando vita a una storia a parte, che oltretutto continua anche dopo il fatidico "happy ending".

E fin qui le premesse non sarebbero male....solo che in questo musical si esagera, finendo con l'annoiare lo spettatore (e sopratutto, gli incauti bambini che siano stati portati al cinema da genitori ingannati dalla trama), che si ritrova a guardare spesso l'orologio chiedendosi "da quanto sono qui?"...e questo non è mai un buon segno.
Il bosco è la location principale dove tutte le storie e i personaggi convergono, con i loro desideri e le loro peripezie perchè si avverino; ed è anche, nella seconda parte, il luogo dove le certezze si perderanno e le carte dei legami umani verranno rimescolati; un bosco affascinante ma anche pieno di insidie, come apprende presto la petulante ma simpatica Cappuccetto Rosso (il personaggio che ho preferito) alle prese con un poco inquietante lupo che viene ben presto messo fuori gioco.
Ma l'intrecciarsi delle fiabe, se almeno nel primo tempo poteva avere una ragione d'essere (noiosa la parte che riguarda Cenerentola, interpretata dalla bruttarola Anna Kendrick), nel secondo tempo lascia l'amaro in bocca nello spettatore per lo spiazzamento, di cui non si sentiva affatto bisogno, anche se forse è la cosa più realistica del film, diventando a mio avviso solo un inutile allungamento di brodo.

Per quanto riguarda le interpretazioni non ho visto sinceramente nulla di particolare, tranne la sunnominata Cappuccetto Rosso e la moglie del fornaio interpretata da Emily Blunt, mi è sembrata quindi esagerata l'ennesima nomination a Meryl Streep, bravissima come sempre ma il cui personaggio non si differenzia granchè dagli altri.
Ma devo dire che una trovata che mi è piaciuta è stata quella di rendere fratelli i due principi di Raperonzolo e Cenerentola; forse non un granchè riguardo a originalità, ma comunque una cosa carina.
Le canzoni?Non male, ma dall'autore di Sweeney Todd" francamente mi aspettavo di più.
Giudizio? Così così, non lo rivedrei certo una seconda volta....





venerdì 14 novembre 2014

Ultimo tango a Parigi, 1972



Regia di Bernardo Bertolucci, con Marlon Brando (Paul ), Maria Schneider (Jeanne),Jean Pierre Leaud (Tom),Massimo Girotti (Marcel),Laura Betti (Miss Blandish)


A Parigi, il maturo americano Paul,rimasto vedovo dopo il suicidio della moglie, incontra la giovane Jeanne, che sta per sposarsi con un coetaneo. Trai due scatta un'attrazione animalesca, per cui intrecciano una relazione sessuale senza nemmeno sapere i rispettivi nomi....


Altro film passato alla storia del cinema e considerato un indiscutibile capolavoro, che però alla sottoscritta ha fatto meno effetto delle acrobazie del criceto nella gabbietta.
Sarà perchè i film dove si abbonda con il sesso mi provocano l'effetto contrario all'eccitazione o anche solo alla curiosità, sarà perchè -senza mettere in discussione la bravura del regista- ho sempre sospettato che se non fosse stato per la sovrabbondanza di scene di sesso e conseguente censura durata anni, questo film non sarebbe diventato tutta 'sta leggenda.
Lapidatemi pure, ma l'ho trovato un film noioso, volutamente  pruriginoso (in effetti è dichiaratamente ispirato alle fantasie sessuali del regista),tecnicamente ben girato ma freddo; avrebbe anche l'obiettivo di esplorare l'animo umano nei suoi abissi, ma a mio avviso non è mettendo il sesso (per quanto fondamentale) in primo piano che si esplorano tali problematiche.
Recentemente il film è tornato alla ribalta per una polemica strumentalizzata dalla femministe riguardo alla famosa "scena del burro": Maria Schneider, morta nel 2011 tempo fa avrebbe dichiarato che la scena non era prevista nel copione e che si girò solo grazie a un "inganno" perpetrato dal regista ai suoi danni. Le femministe hanno accusato Bertolucci di essere uno stupratore, ma la cosa per me è assurda: su un set non c'è solo il regista, allora operai, tecnici assistenti e lo stesso Brando dovrebbero ricevere tutti la stessa accusa....assurdo.
I due interpreti si mostrano adeguati ma in stile "compitino svolto", non li ho trovati per nulla coinvolgenti e tantomeno sensuali; in particolare un Brando già sfatto che, a dire la verità non mi ha mai fatto impazzire come attore.
Ricordo di essere arrivata alla fine di questo film con un grande sospiro di sollievo...e il solito dubbio amletico: è film-fuffa o sono i che non capisco nulla di cinema?





martedì 23 settembre 2014

I segreti di Borgo Larici, 2014



Regia di   , con Giulio Berruti (Francesco Sormani),Serena Iansiti (Anita Sclavi),Simone Colobari (Giulio Sormani),Adalberto Maria Merli (Giovanni Sormani),Davide Iacopini (Ludovico Sormani), Nathalie Rapti- Gomez (Claudia Beltrami), Daniela Virgilio (Sonia Ghelfi),Jesus Emiliano Coltorti (Ettore Giardini),Andrea Tidona (Augusto Beltrami), Massimo Wertmuller (Don Costante).


Borgo Larici, 1922: Francesco Sormani, nipote del fondatore dell'azienda tessile che domina il borgo e che gli ha dato vita, torna dopo alcuni anni trascorsi all'estero facendo il pilota per fare luce sulla morte della madre, avvenuta quando lui e il fratello Ludovico erano ancora bambini; secondo un anonimo biglietto ricevuto dal giovane, la madre non si è suicidata, come da sempre raccontato ai figli.
In paese incontra Anita Sclavi, maestra nella locale scuola elementare e figlia di un operaio dell'azienda Sormani; i due si innamorano ma Francesco è costretto con un inganno a sposare Claudia Beltrami, figlia di un onorevole con cui poco prima aveva avuto una storia....


Tra le fiction della scorsa stagione recuperate quest'estate (ma questa solo in parte, dato che alcune puntate le avevo già viste) c'è questa, molto sponsorizzata e che inizialmente ha avuto una storia un po' travagliata, dato che l'inizio è stato più volte rimandato.
Sulla carta gli elementi perchè me ne appassionassi c'erano tutti: periodo storico, un giallo ambientato in una piccola cittadina, una protagonista femminile non banale e scontata e Giulio Berruti, attore che molti non considerano granchè, ma la cui presenza basta per la sottoscritta per sciropparsi qualunque cosa (succede anche con Gabriel Garko...lo so, è una mia debolezza).
In realtà, non è andata così: anzi, ho fatto molta fatica a seguirla, l'ho trovata noiosa e se l'ho finita è solo perchè l'unica cosa veramente interessante era il mistero legato alla mamma di Francesco; come spesso accade nelle fiction targate Mediaset, troppi intrighi e troppi personaggi inutili hanno inficiato una storia potenzialmente interessante.
Peccato, perchè il personaggio di Anita aveva mantenuto le promesse: una donna più avanti rispetto al tempo in cui vive, intelligente, determinata, si interessa delle scienze e legge i romanzi di Sherlock Holmes da cui trae spesso le deduzioni che le servono per proseguire nelle indagini: è innamorata ma non è disposta a trasformarsi in uno zerbino per amore, è decisa a farsi rispettare. Devo dire che Anita, assieme al padre, è anche l'unico personaggio degno di nota: anche il protagonista Francesco, nonostante il fascino, non mi ha comunicato granchè ( ritornando al discorso di prima, probabilmente se non fosse stato interpretato da Berruti non mi avrebbe comunicato proprio nulla).Il personaggio di Claudia (interpretato da Natalie Rapti Gomez, attrice che nelle ultime fiction pare votata al ruolo dell'antagonista antipatica ma sotto sotto vittima) mi ha suscitato pena più che antipatia, è una giovane donna soggiogata alla figura del padre e talmente bisognosa di affetto da accettare di fare qualunque cosa egli le ordini, compreso fingersi incinta per incastrare Francesco (nonostante si intuisca che la ragazza, se fosse solo per lei, vorrebbe sì ottenere l'amore del ragazzo ma non a questi livelli), e di mendicare l'amore di un marito che le ha detto chiaramente che la sposa solo per dovere.
Personaggi sostanzialmente inutili la piccola cugina di Francesco (bambina insolitamente petulante, antipatichina), le cameriere e i domestici (che hanno una loro sottotrama che poi non approda a nulla), il fratello Ludovico e la perfida cognata Sonia: le loro storie non appassionano abbastanza, anzi spesso si accavallano l'una sull'altra confodendo lo spettatore.
Molto bella comunque l'ambientazione anni 20 (appena prima della marcia su Roma), e i costumi.
E poi: nell'ultima puntata, dopo che Claudia ha svelato il suo inganno, viene lasciata da Francesco che sposa Anita in chiesa...ma come?! Negli anni '20 non c'era il divorzio.
Ma non basta questo, per fare una fiction ben riuscita....


martedì 3 giugno 2014

Grace di Monaco (Grace of Monaco), 2014



Regia di Olivier Dahn, con Nicole Kidman (Grace Kelly), Tim Roth (Principe Ranieri),Paz Vegs (Maria Callas),Frank Langella (Padre Francis Tucker),Parker Posey (Madge Tivey Faucon)

Principato di Monaco, primi anni '60: la principessa Grace, ex diva di Hollywood, coltiva il sogno di ritornare al cinema nel film di Alfred Hitchock "Marnie", ma deve scontrarsi con la durezza non solo burocratica del Palazzo Reale, con lo scarso appoggio del consorte Ranieri e con la crisi del Principato, minacciato di essere annesso alla Francia di De Gaulle....


Molto atteso questo film che ha fatto molto parlare di sè per le polemiche (quasi scontate) con cui è stato criticato dai tre principi figli di Ranieri e Grace Kelly, polemiche probabilmente comprensibili visto che quella che per tutti è da mezzo scolo un'icona del cinema e dello star system per loro è la madre.
E dopo aver visto il film posso pure provare a capire i principi (i maggiori dei quali, Carolina e Alberto, vi compaiono da bambini);anche se va detto che non penso nemmeno loro possano dire più di tanto su certi momenti del rapporto di coppia fra i genitori.
Certo è che questo film, non brutto, ha tuttavia non poche manchevolezze: prima di tutto è piatto, quasi noioso se non fosse che per gli spettatori l'interesse principale è vedere come la principessa affronterà le varie peripezie capitategli; secondo, come al solito scade nel complottistico in modo esagerato: non penso proprio che buona parte della crisi del Principato abbia avuto in qualche modo a che fare con il pensiero che Grace ebbe di ritornare al cinema, anche se è certo che la principessa abbia rinunciato sopratutto a causa delle forti pressioni di Palazzo, dove in molti non avrebbero gradito la cosa. 

Il film si regge totalmente sulla performance di Nicole Kidman, a mio avviso bravissima e attrice ideale per interpretare Grace Kelly (L'ho sempre pensato, non solo da adesso),molto concentrata nel rendere i dilemmi interiori della principessa e le difficoltà nel farsi accettare in un mondo piccolo e ristretto (sopratutto come mentalità) come quello del Principato; notevole anche l'interpretazione di Paz Vega nel ruolo di una Maria Callas cosi magra come in vita non lo era mai stata (motivo per lei di grande dispiacere per tutta la vita).
Malino invece Tim Roth nel ruolo di un Ranieri incolore, indeciso e talvolta maligno anche nei confronti della moglie (a un certo punto rivela di averla sposata per una cosiddetta "Ragione di Stato" e che l'idea di scelgiere l'attrice fosse stata del confessore!): ora, ripeto che io non posso certo sapere il perchè e il percome dei fatti privati dei principi di Monaco,ma se proprio avesse voluto sposare una donna qualsiasi per la Ragione Di Stato non avrebbe certo avuto bisogno di andare a prendere un'attrice di Hollywood oltreoceano!!
Confezione accurata, ma alla fin delle finite manca "quel certo non so che" che ti appassiona realmente a un film e che te lo fa gustare, anche se magari non rientrerà nella lista dei tuoi film preferiti.




domenica 22 settembre 2013

Barry Lindon, 1975



Regia di Stanley Kubrick, con Ryan O’Neal (Barry Lindon), Marisa Berenson (Lady Lindon), Marie Kean (Mrs Lindon), Roger Rooth (re Giorgio III), Gay Hamilton (Nora Barry), Leon Vitali (Lord Bullington).


Nell’Inghilterra del ‘700, il giovane Barry, di modeste origini, si innamora della cugina che però a causa di esse lo rifiuta. Decide così di tentare la fortuna nell’esercito, e dopo mirabolanti peripezie di ogni tipo, arriva a scalare l’alta società, sposando la ricca Lady Lindon,di cui assumerà il cognome...

Confessione sacrilega: ritengo che Kubrick sia uno dei registi più noiosi della storia del cinema ("Shining"  e "Spartacus" a parte); dei suoi film che ho visto non ce n'è uno che non mi abbia tediato, poco ("Lolita") o tanto (tutti gli altri).
Non fa eccezione nemmeno questo (tratto dal romanzo "Le memorie di Barry Lyndon" di Willia Tackeray), considerato uno dei massimi capolavori del regista e della cinematografia, che io però ho tentato di vedere ben due volte prima di arrivare vicina alla fine...e no, non ci sono arrivata alla fine, mi sono troppo nnoiata!
Tecnicamente perfetto e ineccepibile, è forse proprio questo il suo difetto più grande: il tipico film così perfetto da risultare noioso. La storia assomiglia a quella di Tom Jones, ma mentre là permanevano per tutta la narrazione ironia e divertimento, qui col passare del tempo la situazione si fa sempre più greve, simbolo del decadimento morale del protagonista,che riesce a soddisfare il suo desiderio di salire la scala sociale a caro prezzo sul piano personale.
Forse il ruolo più importante di Ryan O'Neal, fino ad allora noto più che altro per "Love story", che qui prova ad affrancarsi dall'etichetta di "bello" con cui era noto, nonostante avesse già al suo attivo anche il pregevole "Paper moon", con una buona prova attoriale  di carattere drammatico; brava anche Marisa Berenson nel ruolo della moglie lady Lindon.
Ambientazioni, costumi, paesaggi bellissimi e perfetti....non guastano certo e sono una gioia per la vista, ma come già detto il troppo perfezionismo (per cui Kubrick era noto a livello maniacale) stroppia anche nel cinema.
Nel 1976  vinse quattro premi Oscar: migliori costumi, fotografia, scenografia, colonna sonora.




venerdì 26 luglio 2013

A royal weekend, 2013

Regia di Roger Mitchell, con Bill Murray (Franklin Roosevelt), Laura Linney (Daisy), Samuel West (Re Giorgio V), Olivia Coleman (Regina Elizabeth),Elizabeth Wilson (Eleanor Roosevelt).

Nel giugno 1939 il presidente Americano Roosevelt e la moglie Eleonor attendono l’arrivo negli USA dei sovrani inglesi Giorgio V ed Elizabeth. Gli ospiti soggiorneranno per un fine settimana nella casa di campagna della madre del presidente, e per l’occasione viene invitata anche Daisy, una lontana cugina del presidente che si rivelerà molto importante nel corso del weekend….




Altro “colpo di sonno” cinematografico, starò diventando troppo esigente io?! Mah!!!
L’idea di raccontare l’incontro tra due culture e personaggi totalmente diversi fra loro partendo da un fatto realmente avvenuto è sempre molto carina, ma talvolta non funziona del tutto…a volte, come in questo caso, senza motivi particolari.
Durante il film ho avuto la sensazione che tutta la vicenda di contorno alla visita dei reali alla Casa Bianca fosse tiratissima per i capelli, con implicazioni sentimentali-sessuali abbastanza inutili e comunque, non troppo interessanti. Non so se la storia narrata in questa parte sia del tutto vera o meno, ma ho avuto l’impressione che gli sceneggiatori non sapevano altrimenti come giustificare la presenza del personaggio di Daisy alla quale evidentemente non basta essere una semplice cugina e amica del presidente per essere ammessa a far parte in maniera stretta dell’entourage che organizza i reali.
La parte più interessante quindi, a mio avviso, è proprio quella dell’incontro-scontro tra due paesi e culture così diversi, gli inglesi e gli americani; e chi, come me, ricorda molto bene i reali inglesi de “Il discorso del re” (ovvero Colin Firth ed Helena-Bonham Carter) forse rimarrà per un attimo contrariato vedendo la coppia nell’interpretazione di Samuel West e Olivia Wilson; ma, per quanto mi riguarda,la cosa è durata proprio un attimo. Lui in particolare mi è piaciuto davvero molto, interpreta un Bertie goffo e pieno di insicurezze (dovute anche alla sua balbuzie) ma con un notevole potenziale e pronto a mettersi in gioco, come nota anche Roosevelt nella scena del loro dialogo a due. Da manuale in questo senso tutta la parte in cui Bertie ed Elizabeth si interrogano, discutono, arrivando a ipotizzare gravi offese e mancanza di dignità in caso di accettazione sul fatto che al pic nic del giorno dopo verranno serviti hot dog….insomma, il re di questo film, seppure diverso, è speculare a quello interpretato da Colin Firth; direi la migliore interpretazione del film.
Gli altri attori bravi, in parte, ma non troppo incisivi, insomma compitino svolto quel tanto che bsta per guadagnare la pagnotta e via. Carino,ma nulla di speciale.