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sabato 1 agosto 2026

Odissea ( The Odyssey), 2026


 Regia di Christopher Nolan, con Matt Damon (Ulisse), Anne Hathaway (Penelope), Tom Holland (Telemaco), Zendaya (Atena), Robert Pattinson (Antinoo), Charlize Theron (Calipso), Samantha Morton (Circe), John Leguizamo (Eumeo), Lupita Nyong'o (Elena), Elliot Page (Sinone), John Bernhatal (Menelao), Ryan Hurst (Mentore).


La guerra di Troia è finita da dieci anni e Ulisse, re di Itaca, ancora non è riuscito a tornare in patria, vittima di varie disavventure causate prevalentemente dalla vendetta del dio Nettuno, a cui Ulisse ha accecato il figlio ciclope Polifemo. In patria lo attendono la moglie Penelope e il figlio Telemaco, che devono fronteggiare con grande difficoltà l'arroganza dei Proci, un gruppo di nobili giovinastri che in assenza del re hanno invaso la sua dimora gozzovigliando e pretendendo che Penelope scelga uno di loro come sposo e di conseguenza nuovo re, dato che essi danno ormai per scontato che Ulisse sia morto. 

Il giovane Telemaco decide quindi di partire presso gli altri guerrieri già rientrati in patria per avere notizie del padre, che nel frattempo si trova prigioniero della ninfa Calypso sull'isola di Ogigia, dimentico di tutto a causa dei fiori di loto....



Film di cui, come "Biancaneve" due anni fa, si sapeva già tutto un bel po' prima dell'uscita, e non certo perchè tratto dall'immortale opera di Omero, quanto piuttosto per le polemiche riguardanti principalmente la solita fastidiosa moda "woke" di affibbiare ruoli occidentali ad attori di altre etnie: n questo caso, è toccato ad Elena di Troia, la donna più bella del mondo, interpretata dall'attrice Lupita Nyong'o. Ora, affronto subito "l'elefante nella stanza": per quanto- come è noto- non mi piaccia questa stupida moda, il doppio ruolo di Elena e Clitemnestra dura in tutto dieci minuti su un film di 2 h e 50, ed è oltretutto insignificante. Quindi direi che le polemiche stanno a zero, riguardo a questo fatto. 


Fa sempre piacere vedere opere immortali trasposte sullo schermo, anche perchè questo molto spesso dà la possibilità di "farle scoprire" ai più giovani, e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno in questa strana epoca in cui ci troviamo a vivere. Certo, i risultati non sempre sono all'altezza delle aspettative, sopratutto per noi boomer legati a un certo tipo di cinema e di narrazione che oggi sembra destinata a sparire fin troppo velocemente, ma non è detto che un film per questo faccia per forza schifo. 

E difatti anche questo film non è la ciofeca che molti dicono: da questo punto di vista gli sforzi tecnici evidentemente profusi hanno fatto la loro parte, sopratutto nelle scene d'azione; qualche problema però l'abbiamo appunto nell'adattamento di momenti memorabili, tipo il ritrovamento ed entrata del cavallo di Troia, l'orrendo Polifemo (orrendo lui e orrendo come è stato narrato l'episodio) e la morte del cane Argo, non capibile per chi non dovesse conoscere l'episodio originale. Personalmente mi è preso un coccolone più per questi tre episodi ridotti in questo modo che per Elena nera. 


Altro problema il personaggio di Ulisse: Nolan vuole metterne in evidenza l'umanità rispetto all'aura mitica dell'eroe; ok, ma se per fare questo mi togli tutto e lasci l'astuzia e poco altro, non stai facendo una rilettura del personaggio, lo stai stravolgendo. Questo senza nulla togliere a Matt Damon che se l'è cavata molto bene, i migliori per me rimangono comunque Anne Hathaway, una splendida Penelope, e John Leguizamo nel ruolo del servo Eumeo, 

A livello di spettacolo (nel senso di intrattenimento, anche visivo) comunque ci siamo, e penso che valga comunque la pena di vederlo. Per quanto mi riguarda, rimango molto legata- anche per motivi affettivi-  al film degli anni '50 con Kirk Douglas. 






mercoledì 21 febbraio 2024

I Tre moschettieri: Milady ( Les Trois Mousquetaires: Milady), 2023

 


Regia di Martin Bourboulon, con Francois Civil (D'Artagnan), Vincent Cassel (Athos), Pio Marmai (Porthos), Romain Duris (Aramis), Eva Green (Milady), Lyna Koudri (Constance Bonaciueux), Louis Garrel (Luigi XIII), Vicky Crieps (Anna D'austria), Eric Ruf (Cardinale Richelieu), Jacob Fortune Loyd (Duca di Buckingham).


1627: Dopo la scomparsa della fidanzata Constance, D'Artagnan la cerca in ogni dove; nel suo peregrinare incontra di nuovo Milady (in precedenza creduta morta), scoprendo che è lei la misteriosa moglie di cui Athos gli aveva parlato.....



Seconda parte della nuova saga dedicata ai Tre Moschettieri, accattivante e riuscita nonostante della storia originale qui ci siano solo i personaggi principali e poco altro. A mio avviso questo secondo capitolo è molto meglio del precedente, che mi aveva lasciato non proprio soddisfatta anche se il giudizio finale non era stato negativo. Stavolta mi sono lasciata "prendere" dallo spettacolo e mi sono goduta il film. 

Certo, dal titolo ci si aspetterebbe un migliore approfondimento del personaggio di Milady e sopratutto del suo rapporto con Athos; cosa che avviene solo in parte e sempre per via di qualche indizio qua e là che poi non viene ripreso se non in minima parte, ma dal finale si capisce che ci sarà un terzo episodio probabilmente interamente sviluppato in tal senso. Sperò tanto quindi che sia dia molto più spazio a questo personaggio, ottimamente interpretato da Eva Green, che ritengo probabilmente la migliore Milady portata finora sullo schermo. 


E sicuramente buona parte della riuscita del film sta anche in un cast azzeccato per tutti i personaggi, anche quelli OC come il fratello di Athos, la sorella di Aramis, il principe di colore che rappresent sì una concessione alla modernità, ma non stona con tutto il resto: il personaggio e il suo ruolo sono bene inseriti all'interno della storia, in maniera credibile e interessante. 

Per quanto riguarda i personaggi principali già esistenti nella storia originale, non ho notato differenze o approfondimenti particolari, sono sostanzialmente gli stessi, a parte forse l'affetto che lega Aramis alla propria sorella e Porthos che si innamora della stessa. E finalmente l'odioso fratello del re viene tolto di mezzo. 

Come detto, dal finale si presagisce un terzo episodio con una storia quasi sicuramente ormai sviluppata per conto proprio. Devo dire che sono curiosa di vederlo....


P.S: che dire: storia cambiata, personaggi inventati, personaggi sopravvissuti....ma  l'unica che ci rimette comunque le penne è la povera  Costance Bonacieux . Anche in questa versione! ;(





domenica 23 aprile 2023

I tre moschettieri: D' Artagnan (Les trois Mousquitaires), 2023


 Regia di Martin Bourboulon, con Francois Civil (D'Artagnan), Vincent Cassel (Athos), Pio Marmai (Porthos), Romain Duris (Aramis), Eva Green (Milady), Louis Garrel (Luig XIII), Vicky Krieps (Anna D'Austria), Lyna Koudri (Costance Bonacieaux), Jacob Fortune Loyd (Duca di Buckingham), Eric Ruf (Cardinale Richelieu).


Francia, 1627: il giovane D'Artagnan arriva dalla Guascogna a Parigi per realizzare il sogno di diventare moschettiere. Grazie all'aiuto del capitano De Treville viene ammesso tra i cadetti; dopo un iniziale scontro diventa amico di Athos, Porthos e Aramis, famosi per essere i più abili spadaccini del corpo. 

Qualche tempo dopo Athos viene accusato di un omicidio che non ha commesso, ma non potendo discolparsi viene condannato a morte; i suoi amici ingaggiano una lotta contro il tempo per trovare le prove che gli consentano di   .

 Nel frattempo però il cardinale Richelieu trama alle spalle di re Luigi XIII per far cadere in disgrazia la regina Anna, accusandola di avere una relazione con il duca di Buckingham...


Potevo non vedere questa nuova trasposizione di uno dei miei libri preferiti da quando avevo nove anni? Ovviamente no, ma dato che questo è stato un mese da dimenticare tra problemi di salute e di vario tipo ci son riuscita solo ora. 

Sono troppo legata alla storia originale per dire di essere rimasta soddisfatta da questo film, che praticamente  è una sorta di fanfiction cinematografica comprendente l'introduzione di alcuni personaggi OC (il fratello di Athos e i suoi compagni, il fratello del re e altri); tuttavia volendo rimanere obiettiva non me la sento nemmeno di stroncare il film, perchè nonostante il forte cambiamento (che personalmente mi ha reso molto difficile seguire la storia) non è affatto brutto. I cambiamenti inoltre non alterano lo spirito del romanzo.


Al netto delle solite stupidaggini ormai di moda in moltissimi film -Costance mulatta, Milady che fuma la pipa, Porthos bisessuale (ma che bisogno c'era?!), la storia di Athos cambiata in senso femminista dipingendo lui come il cattivo  (e questo è il cambiamento più grave a mio avviso)- la storia è gradevole e avvincente, con un buon ritmo adatto a un film di avventura e a una storia senza tempo rivolta a ogni fascia d'età. Due ore che scorrono come niente, è già questo è un buon indicatore del livello di qualità del film. 

Interessante la caratterizzazione del periodo storico con la lotta tra i protestanti e i cattolici che per vari anni  insanguinò la Francia, e che anche nella storia originale ha una parte piuttosto corposa (che forse verrà sviluppata nel secondo capitolo), bellissimi costumi e scenografie, ottimi attori: Intenso Cassel nel ruolo del tormentato Athos, simpatico e affascinante D'Artagnan e intrigante Eva Green nel ruolo di Milady, a mio avviso questa attrice per questo ruolo ha una grande potenzialità che spero verrà meglio sviluppata nella seconda parte. Ciononostante nessuno mi toglierà mai l'idea che la parte del finto suicidio della "cattiva" sia palesemente copiata dal film del 1993: dai, è identica!






lunedì 1 febbraio 2021

Missione compiuta stop. Bacioni. Matt Helm (The wrecking crew), 1968

 


Regia di Phil Carlson, con Dean Martin (Matt Helm), Sharon Tate (Freya Carlson ), Nancy Kwuan (Yu-Rang),Nigel Green (Barone Contini).



L'agente segreto Matt Helm viene incaricato di ritrovare un prezioso tesoro: un treno carico di un milione di dollari in oro, prestito dell'America all'Inghilterra, rubato dalla banda del conte Massimo Contini. Conoscendo la debolezza di Helm per il gentil sesso Contini cerca di corromperlo facendolo sedurre da una serie di belle donne, ma non riuscendovi grazie anche all'aiuto di una giovane agente abile nei travestimenti....




Ho notato questo film guardando C'era una volta a Hollywood" di Tarantino: è il film che Sharon Tate (interpretata da Margot Robbie) nota programmato in un cinema e, orgogliosa del proprio lavoro, entra a vedere mescolandosi agli altri spettatori. 

Basato sul romanzo omonimo di Donald Hamilton (1960), nonostante non mi sia particolarmente piaciuto, è un film d'azione simpatico nello stile della serie tv "Attenti a quei due";  anche il protagonista Matt Helm, interpretato da Dean Martin, ricalca i due personaggi interpretati da Roger Moore e Tony Curtis, nonostante sia palese l'ispirazione anche a James Bond, re del genere. Rispetto a quest'ultimo però Helm sembra essere più ironico e anche il film in generale ha uno stile più fumettistico. 

La Tate interpreta la giovane agente che lo affianca e che spesso lo aiuta  togliendolo dai pasticci, anche qui un personaggio chiaramente ispirato alle famose Bond girl ma più vivace e ironico, nonchè più attivo anche a livello fisico. Trovo che l'interpretazione della giovane attrice sia la migliore del film, anche meglio del protagonista maschile (attore più esperto).

Al film partecipò anche Bruce Lee, in veste di consulente per le scene di combattimento che prevedono il karate (anche questo viene mostrato nel film di Tarantino).

Questo è il quarto ed ultimo episodio della serie cinematografica dedicata all'agente segreto Matt Helm; dopo l'assassinio di Sharon Tate la produzione decise di cancellare gli altri due film previsti per rispetto alla memoria della vittima.






sabato 16 maggio 2020

La maledizione della prima luna (Pirates of the Carribean: the curse of Black Pearl), 2003

 Regia di Gore Verbinsky, con Johnny Depp (Jack Sparrow), Keira Knightley (Elizabeth Swann ) Orlando Bloom (Will Turner), Geoffrey Rush (Capitan Barbossa),


Elizabeth Swann è la bella figlia di un governatore di una piccola isola, che il padre vorrebbe maritare con il commodoro  nonostante la giovane sia innamorata, ricambiata, del fabbro Will Turner. Il giorno dell'investitura ufficiale del commodoro i festeggiamenti vengono interrotti da Jack Sparrow, scaltro e affascinante pirata che intende appropriarsi di una nave per salpare lontano; viene arrestato, nonostante l'intervento di Will che aveva provato ad aiutarlo.
La sera stessa i pirati assaltano l'isola e rapiscono Elizabeth; per cercarla Will chiede aiuto a Jack e lo libera, i due partono alla ricerca della nave di Capitan Barbossa, il pirata che ha rapito la giovane e nemico giurato di Jack...



Primo episodio della fortunata serie "Pirati dei Caraibi", è anche l'unico che mi è piaciuto, gli altri li ho trovati tutti piuttosto noiosi.
E' un classico film avventuroso che ha riportato in auge il genere piratesco creando tra l'altro il personaggio iconico di Jack Sparrow, diventato uno dei più amati dal pubblico giovanile di tutto il mondo, e che contiene tutti gli elementi propri di questo genere in grado di attirare sia adulti che bambini/ragazzi: avventura, mistero, amore, personaggi accattivanti, momenti divertenti dovuti in particolare al personaggio di Johnny Depp, scene spettacolari di tutto rispetto. 

Anche la storia è abbastanza classica: abbiamo due giovani innamorati (a distanza, finora) di diversa condizione sociale, entrambi bellissimi, lei ricca figlia del governatore dal carattere ribelle e lui povero e tranquillo fabbro, che la famiglia di lei aveva salvato da un naufragio molti anni prima.
Quando lei viene rapita dai pirati a causa del possesso di un misterioso medaglione, lui corre a salvarla trovando aiuto in uno stravagante ma abilissimo pirata, Appunto Jack Sparrow, il personaggio più originale e riuscito del film, il quale a sua volta non fa nulla per nulla e ha infatti un conto in sospeso con Capitan Barbossa riguardante il possesso della famosa nave "Perla Nera". 

Non c'è molto altro da dire a mio avviso: il film è davvero godibile, un ottimo spettacolo, gli attori molto bravi nel tratteggiare i loro personaggi anche se Johnny Depp ovviamente è due spanne sopra a tutti gli altri, il ritmo sostenuto permette di appassionare alla storia anche chi, come me, solitamente non ama molto questo genere.
Peccato che gli altri episodi siano stati deludenti (per me ovviamente, non certo per il resto del mondo visto il successo della serie).





mercoledì 26 settembre 2018

Suicide Squad, 2016

 Regia di David Ayer, con Will Smith (Deathshot), Margot Robbie (Harley Quinn), Jared Leto (Joker), Viola Davis (Amanda WAlker),Jay Courtney (Capitan Boomerang),Jay Hernandez (El Diablo Santana), Karen Fukuhara (Katana), Ben Affleck (Bruce Wayne/ Batman), Adewale Akinnuoye- Agbaje (Killer Croc),


Da "Mymovies":

"E se domani Superman decidesse di rapire il Presidente degli Stati Uniti? Spaventati dal non saper rispondere a questa domanda i più alti ufficiali del governo americano accettano il folle piano di un agente dell'intelligence: costituire una squadra di metaumani, cioè umani con poteri, da tenere sotto il loro giogo e utilizzare per l'ordine interno ed estero. I prescelti sono necessariamente criminali, pericolosissimi ma anche manipolabili, soggetti a cui poter promettere qualcosa e da poter ricattare senza remore. L'evento di prova è l'inatteso (ma non immotivato) arrivo di un'antica e inarrestabile divinità sulla Terra. Con poco allenamento, nessun piano, vaghe promesse in caso di vittoria e una capsula esplosiva in corpo che li convince a non disertare, la squadra che si autodefinisce suicida è così mandata sul campo"




Orrido fumettone casinaro per adolescenti che, se non fosse stato per il personaggio iconico di Harley Quinn non avrei sicuramente visto. Di tutto il film infatti si salvano solo lei e la canzone della colonna sonora, versione moderna di "You don't own me", canzone degli anni '60 (la stessa cantata dal trio Goldie Hawn, Diane Keaton e Bette Midler nel mitico "Il club delle prime mogli").
L'idea di una gang di cattivi reclutati per salvare il mondo, in sè, non sarebbe malaccio nonostante non se ne veda il senso logico: il problema è che in questo film si fa più attenzione ai colpi di scena, alla parte fumettistica, al "fare casino", agli effetti speciali finendo per perdere interesse a qualunque spiegazione di tipo logico (anche solo una logica di una storia irreale, ovviamente).
Alcuni personaggi, come Harley Quinn, Deathshot, El Diablo sono ben caratterizzati e con storie interessanti, tutti gli altri sono delle figure che sembrano solo fare numero, compreso l'orrendo Joker in chiave psichedelica (e con apparecchio per i denti!) interpretato da Jared Leto: non voglio svalutare  il lavoro dell'attore, non credo che sia stato semplice interpretare un personaggio di questo tipo di cui tra l'altro si ricordano ancora oggi, a distanza di anni, le due fenomenali interpretazioni di Jack Nicholson e Heath Ledger. Ma forse è proprio la lettura che viene data dalla sceneggiatura a fare acqua da tutte le parti: non si capisce su che cosa si basi la sua storia con Harley, se non sull'abuso e sulla violenza psicologica, ma anche qui mi sembra un po' poco per un qualcosa che viene dipinto (e che in molti casi coì è stato recepito dagli spettatori, anche molto giovani) come una grande storia d'amore. Un messaggio molto pericoloso e brutto, di questi tempi. 

Storia d'amore a parte, è il personaggio in sè ad avere pochissima consistenza; tra l'altro ho letto da più parti che l'attore Jared Leto durante le riprese anche fuori dal set non è mai uscito, volontariamente, dal personaggio: chissà che delizia per i colleghi che hanno condiviso il set con lui!
Al contrario invece, Margot Robbie meriterebbe l'Oscar per la sua Harley Quinn, molto diversa anche nel look dall'originale: una psicopatica ma capace di un grande sentimento d'amore, seppure rivolto verso la persona sbagliata, e sotto sotto, anche di sentimenti di empatia con i personaggi della sua squadra. Per quanto riguarda il look, che dire? per fortuna il film non è uscito quando avevo vent'anni altrimenti sarei tornata a casa con i suoi stessi capelli!
Per il resto, totalmente inutile.


venerdì 3 agosto 2018

Papillon, 2018


Regia di Michael Noer, con Charlie Hunnam (Henri Charriere), Rami Malek (Louis Dega), Michael Socha (Julot), Joel Basman (Maturette), Christopher Fairbank (Jean Louis Castilli).



Nel 1931 il francese Henri Charriere detto Papillon viene condannato alla deportazione per un omicidio che non ha commesso. Viene deportato, assieme al falsario Louis Dega con cui stringe una forte amicizia, nelle terribili prigioni della Guayana Francese, dove i detenuti sono destinati o a morire come mosche a causa di terribili sofferenze, o a diventare macchine umane per il lavoro.Lo spirito ribelle e combattivo di Papillon si farà sentire durante ripetuti tentativi di fuga, spesso riusciti male e per i quali le violente punizioni non lo scoraggeranno mai. Fino a realizzare, anche se dopo molti anni, il suo obiettivo.


Alla notizia della nuova versione del romanzo di Henri Charriere ( ), la mia primissima reazione è stata: "Noooooooooooooo non guarderò MAI il nuovo Papillon!", visto che il primo è uno dei miei film preferiti in assoluto. Poi però la curiosità ha prevalso e ho deciso di soprassedere, come già avevo fatto per il nuovo "Ben Hur".

E come già per l'altra volta non sono rimasta così disgustata così come la mia partigianeria cinematografica mi faceva prevedere; certo non è l'originale, che rimane unico  e a un livello ben superiore sotto ogni punto di vista, ma è un buon film di avventura e intrattenimento, e sopratutto, non stravolge l'originale: certo, ciò è dovuto al fatto che ci si basa in maniera quasi pedissequa alla sceneggiatura del vecchio film, senza particolari guizzi di originalità. Avendo però assistito innumerevoli volte a remake in cui venivano completamente stravolti storia e personaggi, a tal punto che a volte dell'originale rimaneva solo il titolo, posso però dire che ciò non è necessariamente un male; in questo caso non lo è stato, non so se avrei retto a vedere un Papillon totalmente cambiato....
Come si diceva prima, è un classico film di avventura con un ritmo sostenuto ma nella norma, interpreti adatti per quello che basta (sopratutto fisicamente, visto che la maggior parte del racconto consiste in fughe e inseguimenti), qualche cambiamento, qualche accenno ad altre cose che rimangono senza spiegazione alcuna, il messaggio sul valore della libertà. Tutto lavorato in modo abbastanza gradevole per un film di intrattenimento.
Ma l'originale è l'originale....





martedì 16 gennaio 2018

La maschera di Zorro (The mask of Zorro), 1998



Regia di Martin Campbell, con Antonio Banderas (Alejandro Murieta), Anthony Hopkins (Diego de la Vega), Catherine Z- Jones (Elena Montero), Stuart Wilson (Rafael Montero).





California, 1821: il crudele governatore della California Rafael Montero scopre la vera ide tità di Zorro, lo spadaccino giustiziere amico dei poveri: è Don Diego De la Vega. Dopo averlo arrestato e rinchiuso in prigione, per vendetta incendia la sua casa causando la morte di Esperanza, la moglie di Diego, e prendendo con sè la figlia neonata Elena spacciandola per sua propria figlia.
Vent'anni dopo Don Diego riesce a fuggire, con lo scopo di vendicarsi di Montero






Rivisitazione moderna (ormai datata 1998) di uno dei personaggi più amati in assoluto; una rivisitazione che non fa rimpiangere i film più classici e può piacere a tutti gli appassionati di Zorro, visto che ha avuto giudizio positivo anche da mio papà, fans sfegatato e oltretutto non proprio amante di quelli che lui chiama "film moderni"! (sic!)
A dire la verità non ho molto gradito l'incipit: forse sarò troppo purista, ma non ho molto capito il senso di mettere Hopkins come Zorro vecchio, stanco, segnato dalle disgrazie che vuole trovare un "erede" che lo vendichi...potevano fare che era un' altro personaggio, Zorro lo avrebbe aiutato comunque no?
Comunque sia la scelta è stata questa, e passandoci sopra il film è molto godibile, per alcuni aspetti mi ha ricordato "I tre moschettieri" con Gene Kelly, uno dei miei film favoriti di quando ero piccola: un mix di avventura, sentimento e divertimento, con protagonisti ben tratteggiati come personaggi e ben interpretati dai rispettivi attori. Tutto sommato una cosa semplice in stile classico, quindi sempre apprezzabile a mio avviso. In più, una forte presenza femminile con il personaggio di Elena, un'eroina bella e coraggiosa, educata come una gran signora ma allo stesso tempo dal temperamento indomito e niente affatto predisposta alla sottomissione.

Come da trama, ci viene presentata inizialmente una versione inedita di Zorro: l'originale è un uomo vinto dalle sofferenze e roso dal desiderio di vendetta, che vedrà una forma di riscatto nel "passaggio di testimone" con un erede più giovane e altrettanto motivato (deve vendicare la morte del fratello, anch'egli vittima di Montero); alla fine il rapporto sarà molto simile a quello padre-figlio e sancirà l'effettiva nascita di un nuovo Zorro. Ho trovato Antonio Banderas (primo attore di origine ispanica a interpretare il personaggio) davvero ottimo nella sua interpretazione: bello, atletico, simpatico e sbruffone al punto giusto, perfetto in coppia con la bellissima e intrepida Catherine Z- Jones; altrettanto bravo Anthony Hopkins nel ruolo dell'anziano mentore. Insomma un  trio perfetto per questo tipo di film.
Il film è stato girato in Messico e ad Orlando (Florida); nel 2005 ha avuto un seguito "The legend of Zorro", che seppure di minore successo mi è sembrato altrettanto meritevole.







martedì 9 agosto 2016

Ulisse, 1954



Regia di Mario Camerini, con Kirk Douglas (Ulisse), Silvana Mangano (Penelope/ Circe), Franco Interleghi (Telemaco), Rossana Podestà (Nausicaa), Anthony Quinn (Antinoo).




Da dieci anni, dopo la fine della guerra di Troia, Ulisse, re di Itaca, sta cercando di tornare in patria assieme ai propri compagni. Il viaggio è stato reso particolarmente difficoltoso dal Dio Nettuno, che odia Ulisse avendogli questi mancato di rispetto e che quindi in tutti questi anni oltre ha mandato sulla rotta dell'eroe tempeste, mostri e difficoltà di ogni tipo.
Frattanto nella reggia di Itaca la fedele moglie di Ulisse, Penelope, ha grosse difficoltà a tenere a bada i perfidi Proci, nobili da anni installatisi nella sua dimora pretendendo che scelga fra di loro un nuovo sposo, visto che danno Ulisse per morto. Finora la regina è riuscita a cavarsela inventando il famoso stratagemma della tela tessuta di giorno e disfata di notte, ma non basta più....




Da piccola uno dei miei film preferiti era questo, che contrariamente a quanto si potrebbe pensare vedendo due star del calibro di Anthony Quinn e Kirk Douglas non è americano ma italiano...e le guest star erano proprio loro! Altri tempi per il cinema italiano....
La versione, seppure fedele allo spirito del poema omerico, è abbastanza differente dalla storia originale; per questioni di tempo e fattibilità si sono narrati solo i fatti principali ogni tanto modificati (l'episodio delle Sirene o quello di Polifemo, il riconoscimento di Ulisse tornato a Itaca), ma la storia regge bene e non è storpiata come accaduto altre volte. 
Kirk Douglas dà il meglio di sè  tratteggiando un Ulisse avventuroso, sprezzante del pericolo e irriverente, mentre la Mangano è molto brava nel doppio ruolo della perfida Circe e della dolce Penelope; un po' tirato Quinn nei panni di Antinoo. 
Gli esterni del film sono stati girati nei veri luoghi che videro il viaggio di Ulisse,a parte il ritrovamento di Ulisse da parte di Nausicaa, girato sulla spiaggia delle viste a Porto D'Ercole.
Film molto bello e godibile per gli amanti del genere....io me lo rivedo sempre volentieri!





giovedì 10 marzo 2016

La leggenda di Robin Hood (The Adventures of Robin Hood), 1938



Regia di Michael Curtiz, con Errol Flynn (Robin Hood), Olivia de Havilland (Lady Marian),Basil Rathborne (Sir Guy di Gisborne), Claude Rans (Principe Giovanni), Alan Hale (Little John),Melville Cooper (sceriffo di Nottingham), Eugene Pallette (Frate Tuck).



Nell’Inghilterra medievale il buon re Riccardo Cuor di Leone è partito per le Crociate, e in sua assenza suo fratello, il crudele Principe Giovanni, ha usurpato il trono portando il regno al tracollo finanziario. L’unica speranza per i poveri popolani disperati è Robin Hood, ex nobile che si è dato alla macchia nella Foresta di Sherwood, rapinando i ricchi per dare i soldi a chi ne ha davvero bisogno.Con lui ci sono gli amici Little John e Frate Tuck, mentre Lady Marian, la fidanzata di Robin, lo attende trepidante al castello. L’inetto Principe e i suoi scagnozzi tentano in tutti i modi di catturarlo, ma il furbo Robin resiste…



Probabilmente la più celebre delle tante versioni di questa storia. uno di quei classici che davvero non ha età e piace a tutti, grandi e piccoli.
Io l'ho visto in versione colorata (orrenda!), ma originariamente il film è in bianco e nero (almeno credo).
La storia è arcinota e non viene modificata, il rischio di cadere nella noia c'era ma il regista Michael Curtiz l'ha saputo evitare realizzando un film dove la commistione fra vari filoni (avventura, romantico, azione, giallo) è perfetta, aiutato anche da grandi interpretazioni: in primis ovviamente quella di Errol Flynn, uno dei divi più amati dell'epoca e specializzato in film di questo tipo, con una notevole presenza fisica che ci regala un Robin allegro e scanzonato, sempre pronto ad aiutare gli altri, che combatte con coraggio per il Re e a cui fa battere il cuore solo la dolce Marian interpretata da Olivia De Havilland pre "Via col vento), eroina a sua volta dolce e allo stesso tempo decisa quando passa a combattere la causa per il cugino, Re Riccardo.
Ottimi anche i comprimari: si ride, ci si commuove, si riflette e si gode la visione di un bel classico che fa sempre piacere rivedere (per chi l'ha visto) e scoprire (per chi non lo conosce ancora).
Nel 1939 vinse tre Premi Oscar: miglior scenografia, miglior colonna sonora, miglior montaggio.




sabato 20 luglio 2013

Tom Jones, 1962

Regia di Tony Richardson, con Albert Finney (Tom Jones), Susannah York (Sophie Western),George Devine (Mr Allworty), Hugh Griffith (Mr Western),Joan Grinwood (Lady Bellaston).

Nell’Inghilterra di fine ‘700, il nobile Mr Allworty alleva come figlio adottivo un trovatello a cui ha dato nome Tom Jones. Divenuto adulto il giovane mostra un carattere buono e gioviale ma fin troppo vivace e spensierato, tanto da essere continua fonte di chiacchiere per l’intera famiglia. Ciononostante il suo tutore gli è talmente affezionato da non mutare la sua posizione, con grande scorno del nipote Bilfil, da sempre invidioso di Tom. Quando questi si innamora, ricambiato, della giovane Sophie Western , figlia del vicino Mr Western, cominciano i guai…


Finalmente dopo tanti anni di ricerca, ho visto questo vecchio film inglese che all’epoca ebbe gli onori della ribalta nel cinema mondiale a causa dei quattro  Oscar vinti, e che è tratto dall’omonimo romanzo (1749) di Henry Fielding, un classico della letteratura inglese del ‘700.
Ho sempre letto cose molto positive su questo film e devo dire che quasi tutte sono state confermate: è un film piacevole, divertente, avventuroso, romantico, un vero classico che sarebbe da riscoprire. Molto bravi tutti gli interpreti, dal protagonista Albert Finney (qui nel suo primo ruolo importante) che dona al suo personaggio non solo carattere e fascino ma anche una notevole fisicità, ai comprimari, in particolare Hugh Griffith nel ruolo del bizzarro padre di Sophie, e Susanna York (giovane attrice inglese allora in voga, ma poi credo persa per strada) nel ruolo della dolce ma non troppo ingenua Sophie.
Inutile dire che scenografie , costumi e colonna sonora accurati, un ritmo sempre incalzante e dialoghi ironici e spesso con doppi sensi contribuiscono non poco formare un prodotto che unisce evasione e qualità.
Nel 1963 vinse quattro premi Oscar (su nove nominations): miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura originale e migliore colonna sonora. Albert Finney vinse la Coppa Volpi come miglior attore al Festival del Cinema di Venezia.






sabato 20 aprile 2013

L'ultimo dei Mohicani (The last of Mohicans),1992

 Regia di Michael Mann , con Daniel Day Lewis (Hawkeye), Madeline Stowe (Cora Munore),Jody May (Alice Munroe),  Eric Schweig (Uncas), Steven Weddington (Duncan Hayward), Maurice Roeves (colonnello Munroe)


America, 1757: il guerriero Hawkeye in realtà è un bianco che, trovato neonato da una tribù indiana, è stato adottato e cresciuto come uno di loro dal capo Chingachgook assieme a suo figlio Uncas.
I due indiani, assieme a un terzo che poi si rivelerà una spia, vengono incaricati di scortare le sorelle Cora e Alice Munroe , figlie del comandante Munroe, fino al fortino dove si trova il padre con il suo battaglione. Durante il viaggio, pieno di pericoli tra Hawkeye e Cora nasce l’amore…



Tratto dall’omonimo romanzo (1826 ) di James Fenimore Cooper, è la versione più famosa di questa storia, credo meritatamente (non ho visto le altre, a parte il cartone animato) dato che il film è un ottimo mix di avventura e romanticismo, potremmo definirlo un prodotto hollywoodiano nell’accezione più positiva del termine; un film che quindi può attirare uomini e donne indistintamente.
Non c’è solo una bella storia d’amore tra due accattivanti protagonisti un po’ stereotipati, ma stavolta non in senso banale o sgradevole (i soliti belli, indomiti, coraggiosi e anticonformisti), ma anche avventura, coraggio e anche un po’ di storia, che non guasta mai.
Ottimi interpreti, a partire da Daniel Day Lewis nel ruolo de coraggioso protagonista, bellissimi paesaggi (le foreste della Blue Ridge Mountains della Carolina del Nord) valorizzati da un’ottima fotografia e bellissima colonna sonora di Vangelis. Il film nel 1993 vinse il premio Oscar come miglior sonoro.


 





 

lunedì 14 maggio 2012

Robin Hood, principe dei ladri (Robin Hood, prince of thieves), 1991




Regia di Kevin Reynolds, con Kevin Costner (Robert de Locsley), Morgan Freeman (Azeem), Christian Slater (Will Scarlett), Mary Elizabeth Mastrantonio (Lady Marian),Alan Rickman (Sceriffo di Nottingham) Nick  Brimble (Little John), Michael McShane (Frate Tuck), Walter Sparrow (Duncan).


Inghilterra, XII secolo. Il nobile Robin de Locksley torna in patria dopo aver partecipato alle crociate assieme all’amico moro Azeem. Tutto è cambiato: il principe Giovanni, fratello del Re Riccardo,  ne ha usurpato il posto sul trono vessando la popolazione con tasse e terribili vendette contro chi non può pagare o chi si rifiuta di giurare fedeltà all’usurpatore.
Robin sceglie quindi di darsi alla macchia fuggendo nella foresta di Sherwood ed aggregandosi ad un gruppo di briganti ( che altri non sono che contadini fuggiti alle rappresaglie dello sceriffo di Nottingham) di cui ben presto diventa il capo, pianificando una rivolta in favore del re…

Ennesima versione della famosa leggenda inglese, trasformata in romanzo da Alexandre Dumas padre ( ), è probabilmente anche quella più famosa, assieme a quella Disney e a quella degli anni ’30 con Errrol Flynn.
Personalmente da ragazzina ho amato molto questo film, ho consumato la cassetta tanto che lo sapevo a memoria! Ed ero innamorata di Will Scarlett…
Anche oggi è sempre un piacere rivederlo.
Lo stile è quello tipico del filmone Hollywoodiano, che punta molto agli incassi, però con un certo stile; è scattante, avventuroso,divertente, romantico nel modo giusto, senza esagerazioni.
Vero è che buona parte del film è data probabilmente dalla presenza dell’allora divo Kevin Costner all’apide della sua notorietà, che saggiamente evita il confronto con il suo predecessore più famoso (Erroll Flynn appunto) mettendo un po’ in disparte la fisicità del personaggio (dato che a me, a differenza di altri- e sopratutto altre- non è sembrato così atletico, ma solo cammuffato...), dando più risalto al carattere del personaggio. Nel complesso una buona interpretazione.
Ottimo Alan Rickman nei panni dell’odioso sceriffo, con tratti di evidente disturbo mentale, mentre invece mi è piaciuta molto poco Mary Elizabeth Mastrantonio come Marian: poca alchimia con Costner e poca alchimia col personaggio stesso.
Bravi anche I comprimari, I vari briganti della foresta e Morgan Freeman in quello che secondo me è uno dei suoi ruoli migliori.
Nella scena finale, nel ruolo di Re Riccardo, compare Sean Connery, che per un'apparizione di un minuto circa ha ricevuto come compenso....no, non ve lo dico! Ma sappite che con quei solid voi e io ci saremmo campati comodamente un anno!
Stupenda la colonna sonora, capeggiata dalla canzone “Everything I Do I Do It for You” di Bryan Adams, che ricevette una nomination all’Oscar come migliore canzone.






martedì 8 maggio 2012

The Rum Diary- Cronache di una passione, 2012

Regia di Bruce Robinson, con Johnny Depp (Paul Kemp), Aaron Eckhart (Sanderson), Amber Heard (Chenault),Giovanni Ribisi (Moberg), Michael Rispoli (Bob Sala).

All’inizio degli anni ’60 l’aspirante scrittore Paul Kemp si trasferisce a Puerto Rico pserando di far eil salto di qualità e in cerca di ispirazione per un romanzo che intende scrivere; trova lavoro per un quotidiano locale sull’orlo del fallimento. Entra in contatto con Sanderson, un americano riccone che ha comprato un’isoletta incontaminata con l’intenzione di trasformarla in zona turistica di lusso, e conosche così Chenault, la bellissima fidanzata dell’uomo, della quale si innamora…

La passione per un attore del cinema (in questo caso, Johnny Depp) fa fare qualsiasi cosa, ad esempio andare a vedere un film che già leggendo la trama non ha attirato il tuo interesse dati i rimandi dell’abinetazione e della storia con SULLA STRADA romanzo Di Kerouac che non ti è mai piaciuto e di cui ti sei sempre chiesta a cosa fosse dovuta ‘sta benedetta fama di capolavoro mondiale della letteratura di tutti i tempi di cui gode.
Film che si è rivelato una noia mortale, a tal punto che non sono nemmeno riuscita a resistere fino alla fine, e me ne sono andata via dopo 1 h e 45 circa ( che però a me sono sembrate il doppio!).
Motivi principali: un ritmo narrativo molto lento, nonostante le numerose scene di corse in macchina o di episodi con personaggi stravaganti che interagiscono col protagonista; scene continue di sbevazzamenti a gogò di qualsiasi cosa liquida passi sottomano dei personaggi (e qui devo dire una cosa: sarò eccessivamente sensibile ma vedere gente che si riempie così di alcol mi ha fatto venire una leggera nausea!); poca alchimia nella coppia di amanti….insomma, a parte costumi, ambientazione e colonna sonora apprezzabili,tutto il resto è stato noia (come dice la famosa canzone di Franco Califano).
Un appunto su Johnny Depp, che a quasi 50 anni riesce a interpretare in modo credibile (per quanto ancora?!) un personaggio che ha la metà degli anni; la lei di turno è la solita biondona stile Scarlett Johnasson, niente di che. Molto meglio i comprimari Giovanni Ribisi e Ben Sala.
Basta, mi sto annoiando pure a scriverne la recensione!
 
 

domenica 4 dicembre 2011

La maschera di ferro (The man with the iron mask), 1998


Regia di Randall Wallace , con Leonardo di Caprio(Luigi e Filippo),Gabriel Byrne(D’Artagnan),John Malkovich (Athos),Gerard Depardieu (Porthos),Jeremy Irons (Aramis).


Luigi XIV di Francia è un re ambizioso e arrogante mentre il popolo francese muore di fame a causa delle guerre volute dal sovrano. D’artagnan,capitano dei moschettieri, è il suo protettore anche se spesso non approva il suo comportamento crudele e libertino.
Invaghitosi di Christine,fidanzata di Raoul, figlio dell’ex moschettiere Athos(amico di D’artagnan), per conquistarla manda il giovane in battaglia con una pericolosa missione nella quale il poveretto perde la vita(come Luigi sperava).Sconvolto dalla perdita del figlio Athos giura vendetta e rintraccia gli altri due ex moschettieri, Porthos e Aramis, per ideare un piano, sapendo che anche loro sono contro le crudeltà di Luigi.In particolare Aramis è a conoscenza di uno scottante segreto:nelle segrete della Bastiglia è rinchiuso da sempre un giovane della stessa età di Luigi che infatti è il suo gemello Filippo, che il re ha fatto rinchiudere obbligandolo a portare n viso una maschera di ferro per evitare che qualcuno lo riconosca, non volendo dividere il trono con nessuno. I moschettieri liberano Filippo e lo addestrano per prendere il posto del fratello, ma il giovane seppur fisicamente identico, è tutto l’opposto del fratello come personalità:è buono,nobile e corretto…


Ispirato all’episodio più celebre  del romanzo IL VISCONTE DI BRAGELONNE ( ), di Alexandre Dumas padre, è l’ennesimo film tratto dalla celeberrima saga dello scrittore francese. I famosi moschettieri ormai li abbiamo visti davvero in tutte le salse e in tutte le epoche, e questa versione non è certo la più brutta, seppur con alcuni cambiamenti davvero strampalati( la storia del concepimento di Luigi e Filippo in testa…), che Dumas non solo non ha insinuato ma che probabilmente non sarebbe nemmeno mai arrivato ad immaginare, pur con tutta la sua fervida fantasia!
Da super amante di questi romanzi sono rimasta un po’ disturbata da certe trovate narrative, nonostante tutto posso dire che questo film mi è piaciuto abbastanza. Gli attori principali sono tutti adatti alla loro parte, tranne un Gabriel Byrne troppo..stonato come D’artagnan; soprattutto perché il povero D’Artagnan viene completamente snaturato come personaggio rispetto ai romanzi!Il colpo di scena finale sulla nascita di Filippo e Luigi non l’ho ancora digerito…e l’ho trovato davvero di pessimo gusto, oltreché improbabile!
Gerard Depardieu è un Porthos sfatto, godereccio, malinconico e simpatico allo stesso tempo, Jeremy Irons è un Aramis freddo e compassato, ma anche furbo e pronto all’azione(confesso però che quest’attore non mi è mai piaciuto) e John Malkovich un sofferto Athos, il moschettiere che ho trovato più riuscito tra i quattro.
La scena è però dominata dalla star dell’epoca Leonardo di Caprio(il film uscì un anno dopo TITANIC), qui in un difficile doppio ruolo che, a dir la verità, sostiene egregiamente :perfido Luigi, arriva a farlo veramente odiare agli spettatori; dolce, sensibile e leale Filippo, tutti parteggiano per lui. Di Caprio è stato bravo a rendere entrambi i ruoli convincenti con varie espressioni appropriate per i due diversi personaggi, certo non mi ha mai conquistata come attore ma trovo che questo sia uno dei suoi film migliori.
Al di là degli strafalcioni sopracitati, la storia cattura l’attenzione dello spettatore in un mix di avventura, intrigo, sentimento(non necessariamente amoroso), e soprattutto colpisce lo spirito degli anziani moschettieri mai indomiti…insomma nonostante tutto un film piacevole da vedere. Costumi e scenografia notevoli.
Di questa storia esistono altre versioni cinematografiche: le più famose sono quella del 1929 con protagonista Douglas Fairbanks e quella del 1973(dal titolo L’UOMO CON LA MASCHERA DI FERRO), con protagonista Richard Chamberlain.


domenica 27 novembre 2011

I tre moschettieri (The three muskeeters), 2011


Regia di Paul W. Anderson, con Logan Lerman (D’artagnan), Matthe
w MacFayden (Athos), Ray Stevens (Porthos),Luke Evans (Aramis), Milla Jovovich (Milady), Orlando Bloom (Duca di Buckingham), Gabriella Wilde (Costanza Boacieux), Christoph Waltz (Cardinale Richelieu)



Giunto dalla Guascogna per entrare nel corpo dei moschettieri, il giovane e impulsivo D’artagnan si scontra subito in un accerrimo duello con i  tre moschettieri Athos,Porthos e Aramis,passando improvvisamente dalla loro parte quando vengono attaccati senza motivo dalla guardie del cardinale Richelieu e conquistandosi così la loro amicizia.
Entrando nel copro dei moschettieri D’artagnan entra a contatto con un mondo fatto di coraggio, avventure e intrighi amorosi e politici; egli infatti si innamora ricambiato di Costanza, la giovane cameriera della regina Anna, e viene suo malgrado coinvolto in un complotto ordito dal primo ministro cardinale Richelieu con la complicità della sua spia, la misteriosa e crudele Milady de Winter, per cacciare la regina dal trono di Francia…

Nuova versione dell’omonimo romanzo di Alexander Dumas padre, è un film che attendevo con ansia, ma che mi ha profondamente deluso. E’ vero che il romanzo è uno dei miei preferiti fin dall’infanzia e che quindi, essendoci particolarmente affezionata, sono anche molto esigente con qualsiasi trasposizione cinematografica, ma  sono comunque sempre stata disponibile a qualche cambiamento, se però non si stravolge del tutto la trama, come succede qui!
Ho avuto l’impressione che il regista badasse essenzialmente agli effetti speciali di cui il film è inutilmente intriso, che li considerasse principali rispetto alla storia e alla credibilità della stessa; e in effetti, mi pare proprio che così sia stato.

  • Abbiamo un inutile e incomprensibile inizio veneziano;
  • Viene eliminata la figura (a mio avviso molto importante) del comandante de Treville;
  • I moschettieri non sembrano tanto tali, ma più che altro spie;
  • Il povero Duca di Buckingham viene “ribaltato” a cattivo della storia,senza alcun valido motivo;
  • Eccesso di violenza e soprattutto, di trovate fantascientifiche che nulla hanno a che vedere con il romanzo;
  • Inconsistenza della storia d’amore tra D’artagnan e Costanza, e trasformazione della stessa in eroina con rimandi femministi che non donano molto al personaggio;
  • Non si capisce perché il povero Luigi XIII viene dipinto (anche in altre film, a dire la verità) come un bamboccione capriccioso e infantile; nel romanzo non era sicuramente così, in storia non ricordo molto ma non mi pare proprio!
Insomma….un mezzo disastro, coi mezzi che avevano a disposizione e che hanno effettivamente utilizzato si poteva fare molto meglio! Apprezzabile comunque la scelta del regista di voler mantenere per i personaggi principali le età reali descritte da Dumas nel romanzo, a partire dal giovane esordiente Logan Lerman, che ha 19 anni come il D’artagnan del romanzo; la sua performance è apprezzabile, a tratti ricorda molto (per via dell’agilità fisica e del modo di fare scanzonato) quella di Gene Kelly nella versione del 1948. Quelle degli altri attori passabili, ho  invece apprezzato molto la Milady di Milla Jovovich e il cardinale Richelieu di Christopher Waltz; pollice vero per l’impomatato e ridicolo Orlando Bloom nel ruolo di Buckingham.Sono uscita dal cinema molto delusa, come spesso capita in questi casi, e sperando di trovare alla svelta l’introvabile film del 1948, che almeno mi consolo!
Il film è disponibile anche in versione 3D, ed è il primo di una trilogia.