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sabato 6 giugno 2026

La legge di Lidia Poet, stagione 3. 2026


 Regia di Letizia Lamartire, con Matilda De Angelis (Lidia Poet), Pierluigi Pasino (Enrico Poet), Edoardo Scarpetta (Jacopo Barberis), Sara Lazzaro (Teresa Barberis), Gianmarco Saurino ( Pierluigi Fourneau), Liliana Bottone (Grazia Fontana), Giovanni Cantamessa (Ninni Bruschetta), Alejandra Meco (Consuelo Vega del Carmen), Maurizio Di Carmine (Giuseppe Zanardelli). 



Siamo ora nel 1887: Enrico Poet, eletto deputato, porta avanti in Parlamento la legge che consentirebbe alle donne di votare. Intanto Grazia Fontana, una cara amica di Lidia, fugge con la figlia dal marito violento e chiede aiuto all'amica; le due vengono ospitate in casa Poet ma un giorno Grazia viene trovata in una stanza con le man sporche di sangue davanti al cadavere del marito (che era riuscito a rintracciarla). Enrico decide di assumerne la difesa ma la donna si proclama innocente, contro ogni evidenza....


Siamo ormai arrivati alla terza stagione della serie tv con protagonista Lidia Poet, la prima donna avvocato in Italia; una serie che, dopo le perplessità sollevate dalla prima stagione dal tipo di narrazion scelto, mi è comunque piaciuta molto al punto di decidere di continuarne la visione, in maniera peraltro soddisfacente. 

La terza stagione chiude il cerchio (almeno per ora) in modo soddisfacente, non punta a grossi colpi di scena ma ad una soluzione coerente e a una storia lineare. 

Come sempre Lidia, che non può esercitare la professione di avvocata perchè le è stata revocata l'abilitazione (che le venne riconsegnata solo negli anni '20)    ma aiuta comunque il fratello Enrico, risolve vari casi di omicidio ; il principale riguarda la sua amica Grazia, accusata di avere ucciso il marito ma che si proclama innocente. Enrico e Lidia si giocheranno il tutto per tutto per difenderla (lui più di lei per dire la verità, visto che di giocherà la sua carriera politica) difendendo al contempo i diritti delle donne, all'epoca ancora poco considerati. Al contempo assistiamo a dilemmi sentimentali di Lidia, divisa tra Jacopo (ora fidanzato con la spagnola Consuelo) e  il procuratore generale, oltre alla vicenda di Teresa (cognata di Lidia), che con la figlia ormai adulta a Parigi sente che le proprie giornate sono prive di uno scopo. 


Le varie storie sono credibili e tutto sommato variegate, e anche l'intreccio dei rapporti tra i vari personaggi funziona, come sempre per me il rapporto migliore è quello tra Enrico e Lidia: due fratelli complici, affettuosi, con Enrico che mette in gioco anche cose molto importanti per lui pur di aiutare Lidia e sostenere la causa dei diritti delle donne. Litigano anche, ma tra fratelli spesso anche questo è un modo per dimostrare affetto.  Mi piace anche il rapporto tra Enrico e la moglie Teresa, tra Teresa e il fratello Jacopo e tra Lidia e Jacopo...insomma, tutte dinamiche ben riuscite. Unico personaggio inutile, Consuelo, e legato a lei l'unico particolare finale che non mi ha soddisfatto: non potevano semplicement lasciarla andare? Mah. 

Francamente, penso che la storia si può tranquillamente concludere qui, ma mai dire mai con le fiction di questi anni.....




venerdì 1 maggio 2026

Colpevole d'innocenza (Double jeopardy ), 1999

 


Regia di Bruce Beresford , con Ashley Judd (Libby ), Tommy Lee Jones ( Travis Lehman ), Bruce Greenwood (Nick Parsons), Annabeth Gish (Angela Green). 


Durante un week end romantico in barca a vela assieme al marito Nick, la ricca casalinga Libby si risveglia coperta di sangue, con un coltello in mano e senza alcuna traccia del consorte: l'accusa e successiva cndanna per omicidio sono inevitabili, nonostante la donna si professi disperatamente innocente. Il piccolo Matty, figlio della coppia, viene affidato da Libby a Angie, la migliore amica, che per un po' di tempo mantiene i contatti, ma dopo qualche tempo improvvisamente li interrompe senza un perchè.

Cercando di capre cosa sia accaduto Libby viene a conoscenza di una sconvolgente verit: Nick in realtà è vivo e vegeto.....



Ho rivisto di recente questo film di fine anni '90, un buon thriller anche se con una trama non proprio originale e con qualche  trovata improbabile. La storia dell'innocente vittima di un complotto che riesce a vendicarsi grazie al "Double jeopardy" del titolo originale (ovvero, quella legge secondo cui non si può essere processati due volte per lo stesso reato) è un classico del thriller americano, ma possiam dire che il film regge grazie principalmente a un buon ritmo narrativo che incuriosisce abbastanza lo spettatore da tenerlo incollato allo schermo chiedendosi come andrà a finire la storia. 

Buone le interpretazioni dei due protagonisti, Ashley Judd nel ruolo della protagonista, un'ingenua casalinga che passa da una vita di ricchezza all'incubo peggiore, e Tommy Lee Jones nel ruolo del poliziotto burbero e segnato da dolori privati, inizialmente diffidente ma che poi accetta di aiutare la protagonista. 



domenica 8 febbraio 2026

Agata Christian- Delitto sulle nevi, 2026

 


Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica (Christian Agata), Lillo Petruolo (Vanni Cuozzo ), Paolo Calabresi ( Bernardo Tarda ), Giorgio Colangeli (Carlo Gulmar ), Ilaria Spada ( ), Maccio Capatonda (Walter Gulmar), Alice Pagani (India Gulmar), Tony Effe (One Slot), Chiara Francini (Beatrice)


Il famoso criminologo Christian Agata accetta di fare da testimonial a un gioco da tavola a tema "crime", prodotto dalla famosa ditta di giocattoli Gulmar & Gulmar. Per realizzare lo spot del gioco viene ospitato a trascorrere qualche giorno assieme all'intera famiglia Gulmar nel loro castello in Val D'Aosta. La seconda sera, dopo alcuni strani avvenimenti del giorno precedente, il patron Carlo Gulmar viene ritrovato assassinato: il detective Agata, aiutato dal brigadiere Cuozzo e dall'appuntato Tarda, indaga....



Ho visto questo film nella sua primissima anteprima nazionale il  26 gennaio, presentato in sala da Christian De Sica e Lillo.   

Si tratta di un giallo-comico, evidentemente ispirato sin dal titolo a "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, oltre che a classici cinematografici del genere, su tutti riconoscibile "Invito a cena con delitto".

Intreccio non particolarmente originale, ma il film è comunque piacevole e divertente (di questi tempi non è certo poco), il trio principale di attori (De Sica, Calabresi e Lillo) è quello meglio assortito fra i vari personaggi del film (alcuni di troppo). Io l'ho seguito volentieri e scuramente lo consiglierei per uan serata in allegria. 




mercoledì 29 maggio 2024

Mothers' instict, 2024

 


Regia di Benoit Delhomme, con Anne Hathaway (Celine       ), Jessica Chastain (Alice      )



Usa, primi anni '60: due giovani coppie formate da Alice e il marito Damian , e Celine e il marito Simon      sono vicini di casa e amici, e così i loro due figli Theo e Max. Quando quest'ultimo muore in un incidente, Celine comincia a invadere un po' troppo casa dell'amica, mostrandosi morbosamente attaccata al piccolo Theo....



Tratto dal romanzo "Oltre la siepe" di Barbara Abel  ( ), il film è a sua volta il remake di un film francese, "Doppio sospetto".

Non ho visto l'originale quindi non posso fare alcun confronto, ma preso da solo il film non è per niente male, un bel thriller psicologico che ricorda molto quelli classici alla Hitchcock, non solo per le atmosfere ma anche per le ambientazioni. 


Molto brave le due protagoniste (amiche anche nella realtà) Jessica Chastain e Anne Hathaway a reggere un perenne confronto tra due personaggi che, dietro uan facciata di perbenismo, nascondono entrambi più di una pecca. Entrambe mogli e madri felici, perfette padrone di casa, membri attivi nella loro comunità, assieme ai mariti e ai figli sono perfettamente in linea con gli anni in cui si svolge la storia (l'America pre- kennedyana): tutto patinato, non propriamente falso ma sicuramente una facciata che nasconde non detti e alcuni problemi precedentemente vissuti e tenuti accuratamente nascosti l'una all'altra (forse anche per pudore, non lo escludo, visto che parlare di certe cose è sempre delicato). 

La morte di uno dei due bambini manda pian piano tutto all'aria, in particolare il rapporto tra le due amiche, in un crescendo narrativo di mistero e angoscia, in cui ho trovato le due attrici molto brave a reggere questo ritmo interpretando i loro personaggi, l'una il doppio e l'antitesi dell'altra. 

Film ben fatto anche se parecchio angosciante, ottima fotografia, scenografia e costumi. 







domenica 19 novembre 2023

Assassinio a Venezia (A Hunting in Venice), 2023


 Regia di Kenneth Branagh, con Kenneth Branagh (Hercule Poirot), Tina Fey (Ariadne Oliver), Michelle Yeoh (Joyce Reynolds), Riccardo Scamarcio (Vitale Portfoglio), Kelly Reilly (Rowena Drake), Kyle Allen (Maxime Gerard), Camille Cottin (Olga Seminoff). 


1947: ritiratosi a Venezia, Hercule Poirot viene raggiunto dall'amica Ariadne Oliver, autrice di gialli, che lo convince a partecipare a una festa di Halloween in casa dell'ex cantante lirica Rowena Drake, la cui figlia Alicia si è suicidata un anno prima. La donna spera infatti di poter entrare in contatto con la figlia tramite una seduta spiritica organizzata dalla medium Joyce Reynolds, da lei invitata. 

Durante la seduta, a dispetto di ogni considerazione dell'ispettore, la medium sembra davvero entrare in contatto con l'anima di Alicia, la quale tramite la donna comunica di essere stata assassinata....



Terzo film che Kenneth Branagh ha tratto da un romanzo si Agatha Christie riportando in auge la figura dell'investigatore Hercule Poirot; non che ce ne fosse bisogno visto che tra serie tv e repliche vario è un personaggio ancora oggi amatissimo, ma fa sempre piacere vedere le trasposizioni di questi romanzi anche al cinema.

Anche stavolta film riuscito, almeno per quanto mi riguarda (so che questa serie ha molti detrattori): non avendo letto il romanzo, non posso fare confronti con la storia originale anche se qualche dubbio su eventuali cambi e adattamenti mi è venuto (Halloween nella Venezia del 1946 era possibile?!); abbiamo comunque una morte misteriosa, un gruppo di persone legate  vario avviso alla vittima che si trovano costrette a stare tutta la notte nella casa dove è avvenuto l'omicidio, mentre Poirot indaga usando la ragione ma talvolta vacillando davanti a presunti fenomeni paranormali. 


Ogni personaggio è sospettato dell'omicidio, e la soluzione finale come spesso accade è quella meno  ovvia; nel frattempo assistiamo a un incalzare di ogni singolo personggio che, consapevolmente o meno, aggiungerà un tassello alla volta alla storia, facendo appassionare quel tanto che basta per decidere che il film non è sprecato. Sullo sfondo una Venezia scura e malinconica, in cui si muovono personaggi che - chi più e chi meno- sono reduci dai traumi della guerra finita solo un anno prima, ma ancora ben presente nei ricordi di tutti (solo in quelli evidentemente, perchè nel film non se ne vede traccia).

Curiosa la presenza dell'italiano Riccardo Scamarcio nel cast, un po' ingessato anche se non sfigura del tutto. 




sabato 11 novembre 2023

Per Elisa- Il caso Claps, 2023

 


Regia di Marco Pontecorvo, con Anna Ferruzzo (Filomena Claps), Vincenzo Ferrera (Antonio Claps), Ludovica ciaschetti (Elisa Claps), Gianmarco Saurino (Gildo Claps), Giacomo Giorgio (Luciano Claps), Giulio Della Monica (Danilo Restivo), Francesco Acquaroli (Maurizio Restivo), Rosa Diletta Rossi (Irene Nardiello).


Nel settembre 1993 Elisa Claps, una 16enne di Potenza, scompare dopo essersi recata a messa nella principale chiesa della città. Da subito i familiari (i genitori Filomena e Antonio e i fratelli Gildo e Luciano) non credono all'allontanamento volontario, anche perchè scoprono subito che quel giorno Elisa in Chiesa aveva incontrato Danilo Restivo, un conoscente che voleva darle un regalo e che- a conti fatti- è stato l'ultima persona ad averla vista. Da subito però il giovane non solo si dimostra restìo a parlare con i familiari, ma risponde mentendo a ogni domanda che gli viene fatta, coperto dalla famiglia che è una delle più in vista della città....


Andata in onda di recente questa fiction ripercorre la tragica vicenda di Elisa Claps e della sua famiglia, uno dei casi di cronaca italiani più significativi. Il soggetto è stato realizzato in collaborazione con la famiglia Claps, e sebbene alcuni fatti siano stati adattati per esigenze di copione la storia è quella vera e non è stata modificata. 

Nonostante conoscessi già il caso come la maggior parte degli italiani, rivedere sullo schermo ciò che è accaduto alla povera Elisa e che i suoi familiari hanno dovuto sopportare per 18 anni prima di potere almeno ritrovare i suoi resti mi ha davvero commosso molto. 


Ma torniamo alla fiction: fatta molto bene, rispettosa di quanto accaduto nonostante qualche cambiamento, mostra tutto il percorso di dolore patito dalla famiglia a causa non solo degli errori della giustizia italiana, ma sopratutto dell'omertà e delle protezioni di cui Danilo Restivo ha goduto in quanto figlio di un personaggio di spicco della società potentina, che gli hanno permesso di fare danni e rimanere impunito per anni nonostante ci fossero gravi episodi pregressi alla scomparsa di Elisa, e oltretutto di trasferirsi in Inghilterra dove si trova tuttora in prigione, condannato all'ergastolo per l'omicidio della vicina di casa Heather Barnett. Omertà che ha coinvolto anche la chiesa potentina, che in massima parte se ne è sempre fregata del  dolore di questa famiglia e di quanto accaduto, e che dura ancora oggi: recentemente la chiesa della Santissima Trinità (dove Elisa è stata uccisa e il suo cadavero occultato per 18 anni nel sottotetto) ha riaperto i battenti nonostante l'indignazione e le proteste non solo dei familiari, ma anche dei cittadini che hanno anche manifestato la loro contrarietà fuori dalla chiesa.


Bravissimi gli attori, in particolare l'interprete di Danilo Restivo, molto somigliante al vero killer anche fisicamente, che ha saputo rendere appieno la personalità contorta del suo personaggio; ma anche la giovane interprete di Elisa, che per la prima volta ci ha permesso di avvicinarci alla figura di questa ragazza, di come era nella vita di ogni giorno con la famiglia e gli amici. Anche gli altri ci hanno mostrato perfettamente la tenacia di mamma Filomena e di Gildo, il dolore del papà Antonio, l'ipocrisia e insensibilità di papà Restivo. 

Nonostante l'intensità a livello emotivo data la tragedia che racconta, una fiction che merita di essere vista. 





domenica 17 settembre 2023

La casa dei fantasmi (Haunted Masion), 2023


 Regia di Justin Simien, con Rosario Dawson (Gabbie), Lakeith Stanfield (Ben), Owen Wilson (Padre Kent), Chase Dillom (Travis), Tiffany Haddish (Harriet), Danny De Vito (Bruce), Jamie Lee Curtis (Madame Leota).

La vedova Gabbie si trasferisce assieme al figlio Travis in una grande villa abbandonata che nei progetti della donna- dovrebbe essere trasformata in un bed and breakfast; peccato che i due scoprano ben presto che la casa è infestata dai fantasmi.

Per procedere alla disinfestazione viene contattata una stravagante squadra composta da un cercatore di fantasmi fallito (giacchè non ne ha mai trovati), un eccentrico professore, una medium e un sacerdote dai metodi insoliti che si trasferiscono nella magione in questione, scoprendo che la presenza di fantasmi è legata a un mistero risalente al secolo precedente....




Simpatico film dall'impianto un po' "Film per ragazzi" (probabilmente dovuto al fatto che è prodotto dalla Disney, la quale a sua volta si ispira a una celebre attrazione presente a Disneyland), di certo non è un horror come ho notato molti lo stanno scambiando. Personalmente anche se non l'ho trovato particolarmente appassionante mi ha divertito e l'ho trovato gradevole, ricorda per molti aspetti film come "Beetlejuice", "Mia moglie è una strega", "Casper"ecc...insomma, altri classici del genere.

Come ho detto, il film non è particolarmente appassionante: la sua qualità maggiore sono gli effetti speciali, ma la storia scorre via in modo piuttosto prevedibile e con qualche trovata "telefonata". Attori bravi e in parte, fa piacere rivedere sul grande schermo quella che da ragazzina era la mia attrice preferita, ovvero Wynona Ryder: so che ha preso parte ad altre produzioni e a una nota serie tv ma personalmente era un po' che non la vedevo. 














mercoledì 24 maggio 2023

No grazie, il caffè mi rende nervoso, 1982


 REgia di Lodovico Gasparini, con Lello Arena (Michele), Massimo Troisi (sè stesso), Maddalena Crippa (Lisa)

A Napoli, l'organizzazione del Festival "Nuova Napoli" è turbata dai messaggi di un misterioso personaggio (che si firma "Funiculì Funiculà") che minaccia di uccidere chiunque vi partecipi.

Quando alcuni dei partecipanti vengono effettivamente ritrovati cadavere, i giornalisti Lisa e Michele decidono di indagare...




Insolito film nella filmografia di Massimo Troisi e un po' anche nel panorama del cinema italiano degli anni '80, a quanto ho capito rappresenterebbe la parodia del genere horror/Thriller in voga nel decennio precedente,

Nonostante a tratti abbia avuto personalmente la sensazione di una storia strampalata il film è godibile, lascia anche una certa suspence sull'identità del killer misterioso (o almeno, per me è stata una sorpresa), inoltre vedere in coppia due grandi artisti come Troisi e Lello Arena, oltretutto nei loro anni migliori, è un piacere a prescindere. A distanza di 41 anni poi posso dire che di fronte a certe cose capisco perfettamente la reazione del killer XD





domenica 30 aprile 2023

La bottega dei suicidi ( Le Magasin des suicides), 2012

 


Regia di Patrice Leconte, con le voci italiane di: Pino Insegno (Mishima), Fiamma Izzo (Lucrece Touvache), Maria Laura Baccarini (Marylin Touvache), Luca Baldini (Alain Touvache)



Mishima Touvachè e la moglie Lucrece gestiscono con successo un negozio piuttosto particolare: la "bottega de suicidi" dove si può trovare qualunque cosa a riguardo del togliersi la vita. E dato che la vita nella città dove vivono è impossibile tra depressioni, caro vita, difficolt nelle relazioni, l'attività prospera a causa dell'alto numero di suicidi.

I problemi per la famiglia Touvache arrivano con la nascita di Alain, il figlio terzogenito: un bambino che, al contrario dei familiari, è "affetto" da un'incontenibile gioia di vivere...


Simpatico e originale film del 2012 tratto dal  romanzo "Il negozio dei suicidi" di Jean Teulè, per fortuna realizzato con la vecchia tecnica a disegni animati che personalmente mi manca  e che mi pare renda molto meglio sfumature ed emozioni. Con qualche perplessità sulla parte finale e su alcuni momenti della storia, comunque.

Famiglia Touvache a parte, lo scenario descritto nel film è purtroppo molto vicino alla realtà odierna: quante sono le notizie sui giornali di gente che si suicida o che viene trovata morta dopo mesi? Tante, purtroppo. Eppure tutto ciò non costituisce minimamente allarme sociale, a differenza di quanto comincia ad avvenire ad un certo punto del film, nella città dove vivono i protagonisti (tutta nera e grigia, dove guarda caso l'unico posto colorato e vitale è proprio "La bottega dei suicidi").


Gli aspiranti suicidi trovano accoglienza presso il negozio di Mishima e Lucrece Touvache (lui ricorda molto Gomez Addams, lei una versione cicciosa di Lucille Ball) , dove veleni, corde, foulard per strangolarsi, funghi e chi più ne ha più ne metta vengono vnduti con la massima gentilezza e competenza, coinvolgendo anche i due figli della coppia Vincent e Marylin che- seppure riluttanti- devono controllare che il decesso sia effettivamente avvenuto. Tutto fila liscio fino alla nascita di Alain, il terzogenito, che fin dai primissimi giorni di vita con un bel sorrisone stampato in faccia dà parecchia preoccupazione ai genitori; preoccupazione che cresce con il passare del tempo visto che il bambino si rivela affetto da un grave "handicap", la gioia di vivere.

La storia racconta appunto i tentativi di ribellione di Alain, che resosi conto del mondo in cui vive decide- assieme ai suoi amici- di fare la differenza contrastando la moda dei suicidi, cominciando dal negozio di casa fino a intercettare (e risolvere, in parte) il malessere della sorella Marylin, con grnde scorno del padre che rappresenta l'osso duro della famiglia. Insomma una commediola nera di animazione che però ben presto (forse troppo repentinamente) vira verso il lieto fine, inframezzata da canzoni che francamente ho trovato noiosette e di cui si poteva tranquillamente fare a meno. 

Nonostante qualche scivolone vale la pena d vederlo per la sua originalità. Piccolo appunto:  Vincent e Marylin hanno i nomi di Vincent Van Gogh e Marylin Monroe, morti suicidi. Non credo sia una scelta casuale ma del resto non ho trovato notizie su un famoso Alain suicida...



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sabato 11 marzo 2023

The Pale Bue Eyes- I misteri di West Point, 2022


 Regia di Scott Cooper, con Christian Bale (August Landor ), Harry Melling (Edgar Allan Poe ), Gillian Anderson (Julia Marquis ), Lucy Bointon (Lea Marquis), Toby Jones (Daniel Marquis)



USA, 1830: un cadetto dell'Accademia Militare di West Point viene ritrovato suicida, e successivamente durante l'autopsia si scopre che gli è stato asportato il cuore. Viene chiamato a indagare il detective in pensione August Landor, che da subito si scontra con una certa omertà ; solo Edgar Allan Poe, un giovane cadetto con la passione della letteratura, si mostra disponibile finendo per affiancare Landor nell'indagine....


Tratto dal romanzo omonimo  ( 2006) di  Louis Bayard , è un buon giallo gotico  ambientato nell'800, che ha il proprio pregio principale nell'interpretazione dei due protagonisti: Christian Bale sempre interessante nel ruolo di un personaggio sofferto e Harry Melling, ex Dudley Dursley nella serie "harry Potter", nel ruolo del giovane Edgar Allan Poe, che storicamente frequentò per un anno l'accademia militare di West Point per accontentare il patrigno che l'aveva cresciuto dopo la morte della madre.


I due attori funzionano molto bene sia singolarmente che in coppia, e anzi ho trovato molto più affiatamento tra loro che tra il resto del personaggi (comprese le due deboli parti sentimentali); c'è anche da dire che, purtroppo, sembra proprio che gli sceneggiatori abbiano tenuto la parte del leone per i due protagonisti, relegando di fatto tutti gli altri a figurine sullo sfondo, semplici e talvolta stereotipate. 

Anche la storia è intrigante e ben narrata, anche se a un certo punto si può intuire il colpo di scena finale (perlomeno in parte), tuttavia nonostante la drammaticità di ciò che ci viene narrato il risultato finale che mi è rimasto è di un prodotto gradevole e ben fatto che non delude lo spettatore. 






mercoledì 16 febbraio 2022

Assassinio sul Nilo (Death on the Nile), 2022


 Regia di Kenneth Branagh, con Kenneth Branagh (Hercule Poirot), Gal Gadot (Linnet Ridgeway), Armie Hammer (Simon Doyle), Emma Mackey (Jackie de Bellefort), Annette Bening ( Euphemia   ), Toma Bateman (Bouc), Laetitia Wright (Rosalie Otteurbourne),Sophie Okonedo (Salomè Otteurbourne), Riccado Niseem Onorato (Albert Windlesham),Dawn French (signora Bowers),Ali Fazal (Andrew Katchadourian),Jennifer Saunders (Marie Van Schuiler),Rose Leslie (Louise Bourget).


Durante una vacanza in Egitto, Hercule Poirot entra a far parte di una comitiva di persone capeggiata da Linnet e Simon Doyle, una giovane coppia in luna di miele (alla quale hanno invitato alcuni amici e parenti). Unico problema, la presenza (indesiderata) di Jackie, ex fidanzata di Simon che li ha seguiti fin lì e li perseguita con propositi omicidi. Dopo una serie di spiacevoli (per quanto apparentemente casuali) incidenti Linnet e Simon decidono di affittare una nave e trascorrere lì il resto della luna di miele assieme ai loro invitati, ma Jackie riesce a intrufolarsi anche lì. Una mattina Linnet viene trovata morta nella sua cabina.....


Tratto dal romanzo di Agatha Christie "Poirot sul Nilo" (1937), è il secondo adattamento dopo "Assassinio sull'Orient Express" che Kenneth Branagh dedica ai romanzi della Christie con protagonista Hercule Poirot; a quanto ho capito l'intenzione del regista sarebbe quella di realizzare altri film di questa serie, forse tutti. La cosa non mi dispiacerebbe affatto visto che questo film mi è piaciuto molto. 

Non ho letto il libro nè visto la precedente versione del 1978, quindi non posso fare confronti; personalmente l'ho trovato molto avvincente anche se con finale forse scontato. Non è facilissimo fr convivere un gruppo di personaggi in uno spazio ristretto, gestire le dinamiche personali dei vari rapporti fra di loro, ma mi pare che qui il regista sia riuscito a farlo ottimamente visto che il film non annoia  e il ritmo della narrazione rimane sempre ben teso e intrigante. I personaggi, un tantino stereotipati (ma non ritengo che la cosa in sè sia per forza negativa) sono tutti ben tratteggiati e rappresentati: su tutti spicca il Poirot di Branagh, metodico, riflessivo e con piccole manìe come sempre ma al quale viene aggiunto un passato doloroso volto a spiegare la solitudine del personaggio. 

Particolarmente curata l'estetica del film, sopratutto l'ottima fotografia e una interessante colonna sonora.




giovedì 30 dicembre 2021

Diabolik, 2021

 


Regia di    con Luca Marinelli (Diabolik), Miriam Leone (Eva Kant), Valerio Mastandrea (Ispettore Ginko), Serena Rossi (Elisabeth Grey), Alessandro Roja (Giorgio Caron).


Clearville, anni '60: Diabolik è un imprendibile criminale, spina nel fianco dell'ispettore Ginko che nonostante gli sforzi non riesce a catturarlo. Nel tentativo di rubarle un raro diamante in suo possesso Diabolik conosce l'ereditiera Eva Kant e si innamora di lei, che a sua volta conquistata diventa la sua compagna e complice. Eva però è corteggiata  dal viceministro della Giustizia Giorgio Caron, che per "convincerla" la ricatta....



Ultimo film di quest'anno al cinema , inizio premettendo che conosco sommariamente l'opera delle sorelle Giussani da cui il film è stato tratto quindi non posso fare grandi confronti con l'originale. 

Il film mi è piaciuto e tecnicamente è bello e fatto molto bene: bravissimi gli attori, belle le ambientazioni e la colonna sonora, storia un po' inverosimile e tirata un po' in lungo con troppi accenni lasciati in sospeso (preludio ad altri sequel?). Unica cosa (e non di poco conto): l'ho trovato piuttosto freddino, non mi ha trasmesso alcuna emozione (se non il dispiacere per tutti quei poveretti fatti fuori da Diabolik senza alcuno scrupolo).


La storia si concentra sull'incontro tra il Re del Terrore e la sua amata storica Eva Kant e sull'inizio della loro relazione: nelle intenzioni dei registi probabilmente era l'incontro tra due anime gemelle "particolari" (eufemismo) e perennemente avulse dal mondo e dal contesto in cui vivono, che si trovano riconoscendosi e compensandosi a vicenda. Bellissimo, peccato che non ci sia alcuna vera alchimia tra i due personaggi, pur essendo Luca Marinelli e Miriam Leone (presi singolarmente) bravissimi e coinvolgenti nei loro ruoli...ma ripeto, è proprio come coppia che non si vedono, se non per brevi attimi (quando comunicano con il codice Morse ad esempio). Lui poi nelle scene in cui lo si vede con la "fidanzata finora in carica" Elisabeth Grey ( una Serena Rossi sprecatissima) viene voglia di farlo prendere a pizze in faccia da Hulk; qualcuno molto più bravo e competente di me riguardo a recensioni dei film ha scritto che in Diabolik probabilmente si nasconde l'animo di un Furio o di un Raniero almeno riguardo alle donne, e sono completamente d'accordo visto che è una cosa che penso da sempre quando mi capita di leggere o vedere di questi "bei tenebrosi oscuri". Attenta cara Eva!


Ho comunque apprezzato il fatto che i personaggi non siano stati snaturati: Diabolik viene mostrato per quel che è, un genio del Male che non si fa scrupolo a eliminare poveri Cristi capitati per sbaglio sulla sua strada, con una sua morale (poca); Ginko tenace e malinconico (Valerio Mastandrea, il migliore dei tre); Eva bellissima, altera, stufa della sua vita e desiderosa di emozioni di ben altro genere (e anche lei con qualcosa di torbido nell'animo, altrimenti non si capisce come possa legare con Diabolik).

In due brevi ruoli appaiono anche Claudia Gerini e Vanessa Scalera, la Imma Tataranni dell'omonima serie tv. 


P.S: spero che la Bolla mi perdonerà l'affettuosa citazione.

martedì 17 agosto 2021

La scomparsa di Patò, 2015


Regia di Rocco Mortellitti ,con Nino Frassica (Maresciallo Giummaro), Maurizio Casagrande (Delegato Bellavia), Neri Marcorè (Antonio Patò),Alessandra Mortellitti (Elisabetta Patò), Franco Costanzo (ragioniere Cardillo).






Il 21 marzo 1890, durante la rappresentazione del "Mortorio" (ovvero, della Passione di Cristo) il ragioniere Antonio Patò, che interpreta da anni la parte di Giuda, sparisce misteriosamente dopo essere caduto nell'apposita botola dopo la scena del suicidio.
Non vi è alcuna traccia di lui, dato che anche nei camerini riservati agli attori non si trovano i suoi abiti, sembra letteralmente svanito nel nulla; la moglie Elisabetta denuncia perciò la scomparsa del marito alla Pubblica Sicurezza. Suo fratello Arnoldo però, essendo Capitano del Regio Esercito, si fida più dei militari e quindi sporge la stessa denuncia ai Carabinieri. Il maresciallo Giummaro e il delegato Bellavia si trovano quindi a indagare fianco a fianco per la stessa scomparsa....



Film praticamente ignorato dai circuiti, e chissà perchè visto che Andrea Camilleri è considerato una garanzia anche come soggetto di cinema e fiction. Io sono riuscita a recuperarlo solo sul sito della Rai. 


Trattasi dei uno dei più noti romanzi di Camilleri fuori dalla serie di Montalbano, di cui il film, con pochi cambiamenti, rispecchia in maniera soddisfacente ambientazione e personaggi. 
La storia della misteriosa scomparsa del ragioniere Antonio Patò, avvenuta in maniera teatrale durante la rappresentazione della Passione di Cristo, e della successiva indagine che il brigadiere Bellavia e il maresciallo Giummaro sono costretti a dividere (dapprima come rivali, poi come collaboratori a tutti gli effetti) che nel romanzo è raccontata esclusivamente in stile epistolare, qui per forza di cose viene "spianata" in modo lineare aggiungendo un poco alla volta i vari tasselli che porteranno alla risoluzione del mistero. Buona la ricostruzione degli ambienti e dell'atmosfera dell'epoca e molto bravi gli attori, in particolare Neri Marcorè che personalmente ho ritenuto il migliore candidato per Patò fin dalla lettura del romanzo (primi anni 2000).




giovedì 15 luglio 2021

Lupin, 2021

 


Regia di Louis Letteriere, Ludovic Bernard e Marcela Said, con Omar Sy (Assane Diop), Ludivine Sagnier (Claire),Etan Simon (Raoul),Nicole Garcia (anne Pellegrini),Clotilde Hesme (Juliette Pellegrini),



Assane Diop è un uomo di origine senegalese che vive in Francia da quando era bambino: ladro di professione, è un grandissimo ammiratore dei romanzi di  Maurice Leblanc con protagnista Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo. La sua vita non è stata facile: quando era adolescente suo padre Bubakar, dipendente della ricca famiglia Pellegrini, fu accusato ingiustamente del furto di una preziosa collana e rinchiuso in prigione, dove si suicidò poco dopo. Il figlio non ha mai creduto alla sua colpevolezza e ora, dopo molti anni,  decide di dimostrare la sua innocenza; per farlo però ha bisogno di prove, che cerca di ottenere mettendo in atto un ingegnoso piano....




Serie tv di grandissimo successo a inizio anno, mi è piaciuta non solo per la presenza dell'attore Omar Sy che ritengo uno dei migliori degli ultimi anni) ma anche per la durata di cinque episodi ( secondo me ottimale e che dovrebbe essere adottata da più serie )e per una trama gialla con riferimenti letterari e ricca di colpi di scena (alcuni un po' telefonati, ma pazienza).

Assane, il protagonista, ama talmente Arsenio Lupin e i romanzi di Maurice Leblanc da aver impostato tutta la propria vita in base ad essi: addirittura, è un ladro di professione ad alti livelli. Dietro a tutto ciò c'è però una motivazione drammatica: quando era un ragazzino suo padre, dipendente dell'importante famiglia   , venne accusato ingiustamente del furto di una preziosa collana e si suicidò in carcere lasciando orfano il figlio, dopo avergli regalato il primo dei romanzi della serie. Nel corso della vita, Arsenio Lupin e le sue avventure hanno sostenuto Assane portandolo a intraprendere una certa strada, e questo mi ha fatto molto empatizzare con lui: anche a me è capitato nel corso della vita di avere come forte sostegno libri e film, so che è una cosa che non tutti possono capire ma è stato davvero così.


Il desiderio del protagonista di rendere giustizia al padre scatenerà una serie di eventi e di avventure concatenati e incentrati sul camaleontico Assane (interpretato dall'ottimo Omar Sy) sulle sue indagini e sulle sue trovate; attorno a ciò ruotano, funzionali alla trama, gli altri personaggi: la ex moglie Claire, il figlio Raoul, i membri della famiglia Pellegrini e in particolare l'ambigua Juliette che sembra avere un rapporto particolare con Assane, il poliziotto a capo delle indagini. 

Un prodotto molto godibile che si "divora", e di cui si sta girando la seconda stagione.




venerdì 7 maggio 2021

Il sindaco del Rione Sanità, 2019

 


Regia di Mario Martone, con Francesco Di Leva (Antonio Barracano), Massimiliano Gallo (Arturo Santaniello), Daniela Ioia (Armida).


Don Antonio Barracano, detto "il sindaco", è capo indiscusso del Rione Sanità, dove amministra la giustizia secondo i propri criteri, ma cercando di fare le cose nel modo più giusto possibile e di ricorrere alla violenza solo in casi estremi. In una giornata deve dirimere ben tre casi: quello di due guappi che si sono sparati tra di loro per futilità, quello di un padre di famiglia taglieggiato da un usuraio e quello del giovane figlio di un fornaio che gli chiede protezione per vendicarsi del padre che l'ha diseredeto....



Versione in chiave contemporanea dell'omonima opera ( ) di Eduardo De Filippo, con alcuni cambiamenti inerenti non solo all'attualizzazione della storia ma anche all'età dei personaggi (nell'originale Don Antonio è sulla sessantina, così la moglie e altri suoi fedelissimi), ma che mantiene il senso della storia anche se trasposta in un contesto più spietato come quello della camorra. 

Il regista Martone mantiene l'impianto teatrale dell'opera originaria (aggiungendo vari ambienti in esterno) con grande fedeltà al testo scritto e agli attori più noti e navigati affianca i giovani attori del "Nest" di San Giovanni a Teduccio, collettivo che agisce sul territorio cercando di togliere i ragazzi dalla strada. 

La figura di Don Antonio Barracano (che non può certo starmi simpatico visto che tratta il cane meglio della moglie) è l'archetipo del "delinquente buono": un boss della camorra che si è "fatto da solo" venendo dai bassifondi, ma che una volta arrivato ai vertici utilizza la sua posizione di potere per esercitare una sorta di giustizia personale improntata a un suo codice morale, che non sorpassa la giustizia legale ma (nel suo ideale ovviamente) la affianca, andando paradossalmente a tappare molti "buchi" lasciati dal nostro sistema legislativo (che tutti ben conosciamo, più o meno). Il rischio di mitizzarlo - come purtroppo avvenuto per personaggi ben peggiori- esiste,ma a mio avviso viene evitato proprio dall'osservazione dell'ambiente circostante, dove si percepisce costantemente aria di pericolo, di paura, insomma una vita che è molto lontana dall'essere il meglio che si possa avere.


La scena è ovviamente dominata dal protagonista Francesco Di Leva, più giovane dell'originale e con una buona presenza fisica- oltre che attoriale- al servizio del personaggio. 

In conclusione una rilettura interessante e meritevole di nota.





sabato 6 marzo 2021

Il commissario Ricciardi, 2021

 


Regia di Alessandro D'alatri, con Lino Guanciale (Luigi Alfredo Ricciardi), Antonio Milo (Raffaele Maione), Enrico Ianniello (Bruno Modo), Fabrizia Sacchi (Lucia Maione), Maria -vera Ratti (Enrica Colombo), Serena Iansiti (Livia Lucani), Nunzia Schiano (Rosa Vaglio),Adriano Falivene (Bambinella), Mario Pirrello (Angelo Garzo), Marco Palvetti (Falco).


Napoli, 1931: Luigi Alfredo Ricciardi è un commissario di polizia che custodisce un segreto molto particolare: se passa in un luogo che è stato teatro di un delitto o di un fatto violento, vede i fantasmi delle vittime che ripetono l'ultima frase che stavano dicendo o pensando nel momento della morte, fino a quando non hanno ricevuto giustizia. A causa di questa pesante situazione rifiuta ogni legame sentimentale- fatta eccezione per la fidata governante Rosa, che lo ha cresciuto dopo la morte della madre- anche se è innamorato di Enrica, la giovane dirimpettaia che vive nel condominio di fronte a casa sua...



Tratto dalla serie di romanzi di Maurizio De Giovanni, inizio subito dicendo che è una delle più belle serie tv degli ultimi anni, mi ha appassionato davvero tanto, come da tempo non capitava con altri prodotti che pure mi sono piaciuti. 

Ambientato in una Napoli insolitamente silenziosa e malinconica, la cui bellezza antica viene sottolineata da una fotografia dai colori scuri e quasi fumosi in linea con la cupezza delle storie e dell'animo del protagonista: Luigi Alfredo Ricciardi è un commissario di polizia in realtà di nobili origini, che ha scelto questo lavoro per soddisfare almeno in parte il suo senso della giustizia che gli deriva anche da una particolarità che non ha mai condiviso con nessuno: è dotato di una specie di "potere" che lui chiama "Il fatto" che gli permette di vedere gli spettri delle persone morte in modo violento nei luoghi del decesso, mentre ripetono ossessivamente la frase che stavano dicendo o pensando nel momento del trapasso, fino a che non viene resa loro giustizia.


Questo segreto condiziona pesantemente la sua vita, perchè non potendo condividerlo con qualcuno ha deciso di isolarsi e persino di non formare una famiglia, avendo paura di trasmettere "il fatto2 a eventuali figli (lui stesso l'ha ereditato dalla madre). Tuttavia i suoi affetti, seppure pochi, sono forti e sinceri: l'anziana tata Rosa che l'ha cresciuto dopo la morte della madre, il fidato brigadiere Maione, il medico legale dottor Modo ed Enrica, la giovane dirimpettaia di cui è innamorato e con cui scambia da tempo intensi sguardi dalla finestra, senza avere il coraggio di farsi avanti (sempre per il suddetto motivo) e tenendo la ragazza nell'incertezza. Gli sguardi tra Ricciardi ed Enrica sono pura poesia, un modo di corteggiare antico che forse qualcuno di noi ricorda per averlo sentito da storie dei nostri nonni o bisnonni e a cui da tempo non siamo più abituati non solo nella finzione ma anche nella realtà, e sono sicuramente una delle cose più belle e meglio riuscite della serie. 

Le storie che compongono le sei puntata mantengono come titolo il romanzo di turno a cui fanno riferimento: storie di miseria morale causata talvolta (ma non sempre) da quella materiale, storie di un umanità variegata e misteriosa, dove passioni, drammi,segreti  guidano spesso le azioni delle persone anche in maniera inconsapevole e dove a volte non sempre il colpevole materiale è il cattivo della situazione. Dato che siamo negli anni '30 non può che avere una parte preponderante la violenza del fascismo, dato che Ricciardi per i suoi modi liberi appare subito inviso all'antipatico questore e alle squadracce che girano per la città. Tra i personaggi secondari ho amato in particolare modo il brigadiere Maione e la sua famiglia, una bella famiglia unita nonostante il dolore, e Bambinella, il femminiello informatore di Maione (una grande prova per l'attore Adriano Falivene). 

In ultimo non posso non citare la sigla "Maggio se ne va", un vecchio pezzo di Pino Daniele che si adatta perfettamente alla storia e secondo me ne racchiude le caratteristiche principali. 

Concludo qui non avendo citato tutti i personaggi e tutti ciò che mi è piaciuto per non dilungarmi troppo; non vedo l'ora che facciano una seconda serie e anche di leggere i romanzi di questa serie!








martedì 15 dicembre 2020

Enola Holmes e il caso del marchese scomparso (Enola Holmes: The case of the missing Marquise ), 2020


 Regia di Harry Bradbeer, con Millie Bobby Brown (Enola Holmes), Henry Cavill (Sherlock Holmes),Sam Claflin (Mycroft Holmes), Helena Bonham Carter (Eudoria Holmes), Louis Prtridge (Tewkesbury), Fiona Show (Miss Harrison).


Inghilterra 1888: Enola Holmes è la sorella minore dei famosi Sherlock e Mycroft, che la ragazza quasi non conosce dato che da anni i rapporti dei fratelli con la famigli di origine sono quasi inesistenti. Nel giorno del suo 16mo compleanno Enola ha una sgradita sorpresa: la madre Eudoria scompare misteriosamente senza lasciare traccia di sè. La ragazza contatta così i fratelli nella speranza che iescano a risolvere il caso in breve, ma ciò non avviene: Eudoria pare proprio introvabile. 

Esaminando con attenzione alcuni regali di compleanno che la madre le ha lasciato però Enola scopre alcuni indizi che potrebbero essere legati alla scomparsa; peccato che i due fratelli maggiori non siano affatto disposti ad ascoltarla, e anzi progettano di rinchiuderla in un collegio per signorine, consdierandola sol o una ragazzina ribelle e stravagante. A Enola non resta altro da fare che scappare di casa e recarsi a Londra, cercando la madre per conto suo...



Non sono mai stata una appassionata di Sherlock Holmes, ho letto solo due libri a riguardo; ma avendo letto tanto riguardo a questo film e al romanzo omonimo da cui è stato tratto (2006 ), mi sono incuriosita e ho deciso di vederlo. Avrei preferito leggere prima il libro che però è rimasto bloccato in biblioteca a causa di questo ultimo lockdown. 

Come da trama Enola Holmes è la sorellina minore di Sherlock e Mycroft: personaggio inventato dalla Springer (assieme alla madre Eudoria) e quindi non presente nell'opera originale. Penso come che come OC (personaggio originale inserito all'interno di una storia preesistente) Enola funzioni bene, anche se alcune cose di questo film mi hanno fatto un po' storcere il naso. Ma andiamo con ordine. 

Il film è carino e l'idea di base buona anche se non originalissima:  una sedicenne che vive avventure nella Londra vittoriana imparando a stare al mondo e ad affinare le proprie capacità e il proprio carattere non è una cosa proprio nuova ma è comunque una trama sempre piacevole se ben sviluppata. Tra l'altro il caratterino di Enola , la sua intraprendenza e anche il suo desiderio di affetto e di instaurare un vero rapporto con due fratelli che ha visto pochissime volte la rendono simpatica senza troppi sforzi. Certo per quanto mi riguarda è fastidiosissimo il fatto che la narrazione venga continuamente interrotta dal personaggio che, rivolgendosi direttamente agli spettatori, fa spiegoni spesso inutili, ma lì non è certo colpa dell'attrice che anzi ho trovato molto adatta al ruolo. 


Il vero difetto del film è uno di quelli che ho già rimarcato in altri prodotti, ovvero: l'impronta femminista data alla storia e che finisce per prevalere su tutto il resto. Le donne sono sempre brave e intelligenti, gli uomini tutti strxxzi e oppressori, oppure mammole : a tale proposito completamente stravolto il personaggio di Mycroft, dipinto come un "fratello- padrone" senza cuore e che impone il suo volere alla sorella anche con una certa violenza. Non gli viene dato il beneficio del minimo dubbio: non potrebbe essere che, pur sbagliando, il fratello maggiore voglia assicurare a Enola quello che all'epoca era considerato il massimo dell'istruzione per una ragazza del suo ceto? No, è cattivo e basta. Sherlock invece è il fratello buono, quello che empatizza con la sorella.  

Non può mancare ovviamente l'educazione da supereroina ricevuta da Enola, compresa ovviamente la lotta libera (attività molto in voga tra le signorine delle famiglie - bene dell'epoca, come è noto!) e le scienze; complimenti a Eudoria per essere tanto esperta in tutto, eh! 


Ma le cose più fastidiose sono due: quel messaggio orribile "Starai bene da sola", ripetuto più volte come se fosse un mantra, e il rapporto totalizzante madre- figlia (e meno male che doveva stare bene da sola, eh!) che a mio avviso appare più deleterio che altro. Tra l'altro Eudoria non è certo una figura proprio positiva: catalizza il suo affetto esclusivamente sulla figlia minore, escludendo i due figli maggiori per cui mostra solo disinteresse (anzi, non si fa scrupolo a derubare Mycroft con l'inganno). Ma qui voglio lasciare il beneficio del dubbio: il film è il primo di una serie e forse in seguito ci verrà spiegato il perchè di questo strano comportamento. Anche qui nessuna colpa per l'attrice, dato che l'interpretazione della Bonham Carter  è davvero buona, forse la migliore del film. 

Peccato perchè il film è carino, si lascia vedere e gli interpreti funzionano nonostante le pecche della sceneggiatura e della produzione. Certo è un film per adolescenti, ma trovo che per colpa dei difetti sopra detti gli attori non vengano abbastanza valorizzati, credo avrebbero potuto dare di più. 

Nonostante ciò il mio giudizio è comunque positivo, e attendo di vedere il prossimo episodio...e sopratutto di poter leggere il libro!




mercoledì 3 giugno 2020

La polizia sta a guardare, 1973


Il funzionario di polizia Cardone, noto per i suoi modi spicci, viene chiamato a Brescia a sostituire il precedente vicequestore. 
Per ridurlo a più miti consigli una banda di delinquenti già protagonisti di una rapina e di un sequestro, gli sequestrano il figlio Massimo, ma nemmeno stavolta Cardone si piega...





Nel 1973 la mia città, Brescia, divenne il set di un film del genere "poliziottesco" che andava di moda in quegli anni; non era la prima volta che succedeva visto che nel 1963 venne girato il film "Il magnifico cornuto" con Tognazzi e la Cardinale.
Ed è proprio questo il motivo di interesse principale che mi ha spinto a vedere questo film, dato che solitamente è un genere che non mi interessa particolarmente. Devo dire che la visione ha riconfermato le mie idee ma è stato affascinante e anche divertente vedere luoghi a me così familiari come scenario di un film; in particolare è stato divertente per me vedere le differenze tra come sono quei posti ora e come lo erano negli anni '70, tra l'altro una scene di inseguimento fu girata proprio nel quartiere dove abitava mia mamma, non ancora sposata . Addirittura ho notato una via in cui passo quasi ogni giorno col senso di marcia completamente invertito rispetto a oggi!
Per quanto riguarda la trama e gli attori non c'è molto da dire: è un tipico giallo del genere, non troppo interessante a dire la verità, con attori discreti (nel ruolo del figlio del commissario c'è il vero figlio dell'attore Enrico Maria Salerno, Giambattista) ed elementi tipici del genere: sparatorie, scazzottate, inseguimenti in ogni dove, banditi senza scrupoli e poliziotti integerrimi.
Come spettacolo tutto sommato discreto, ma ripeto: questo genere non mi ha mai attirato particolarmente, quindi potrei anche sbagliarmi nel mio giudizio.





domenica 27 ottobre 2019

Il testimone invisibile, 2018

 Regia di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio (Adriano Doria), Miriam Leone (Laura), Fabrizio Bentivoglio (Tommaso Garri), Maria Paiato (Elvira Garri).


L'imprenditore Adriano Doria viene accusato dell'omicidio della propria amante Laura; dichiaratosi innocente, accetta il consiglio del proprio avvocato di avere un colloquio con una nota penalista che non ha mai subìto una sconfitta in tribunale. La donna dovrà farsi raccontare la verità approntando la migliore difesa per il suo cliente, ma la verità è difficile da fare emergere....




Un thriller insolito nel panorama cinematografico italiano, con un ritmo solido e una continua suspance in un gioco che finirà per rimescolare ogni carta e ogni indizio dato sia all'inizio che durante la storia.
Inizialmente la storia parte molto banalmente: Adriano Doria è un imprenditore sposato con una figlia che tradisce la moglie con l'avvenente fotografa Laura; un giorno al ritorno da uno dei loro incontri su un sentiero isolato di montagna hanno un incidente con un'altra auto guidata da un giovane uomo che dopo l'impatto non dà segni di vita.
Da qui nasce un'ingarbugliata vicenda in stile "non tutto è ciò che sembra" che si dipana con un ritmo di tensione crescente dovuto ai vari colpi di scena spesso inaspettati che rimescolano continuamente le carte in tavola ribaltando addirittura tutto quanto visto fino ad allora. 

Ho trovato gli attori sufficientemente in parte, tutti quanti in perenne bilico nella dualità "Buono/Cattivo", "Vittima/Carnefice" a seconda dei punti di vista e dei colpi di scena.
Un po' angoscioso ma tutto sommato un buon thriller, anche piuttosto insolito nel panorama cinematografico italiano.

Visto a Dicembre 2018