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martedì 22 giugno 2021

Crimson Peak, 2015


 

Regia di Guillermo Del Toro, con Mia Wasikowska (Edith Cushing), Tom Hiddleston (Thomas Sharpe),Jessica Chastain (Lucille Sharp), Charlie Humman (Alan McMichael), Jim Beaver (Carter Cushing).

 

 

 

New York, fine 1800: la giovane Edith, figlia di un noto uomo d'affari, si innamora di Thomas Sharpe, un giovane baronetto inglese che sta cercando finanziamenti per la realizzazione di una rivoluzionaria macchina per l'estrazione dell'argilla rossa. dopo una serie di brevi contrarietà e sopratutto dopo la morte di Mr Cushing (che era contraria all'unione) i due giovani si sposano e si trasferiscono in Inghilterra, nella proprietà di Crimson Peak, dove vive anche Lucille, sorella di Thomas. Subito dopo il suo arrivo Edith comincia a notare strane cose nella già di suo fatiscente proprietà: primi fra tutti quattro fantasmi rossi (tre donne e un bambino), poi svariati rumori e oggetti inquietanti, senza contare l'ambiguità della cognata...

 

Mi sono convinta a vedere questo horror di qualche anno fa dato l'impianto stile "Feulletton" della trama, non mi è piaciuto particolarmente ma ritengo sotto molti aspetti è un buon prodotto di intrattenimento del suo genere. 


La protagonista, Edith, è il tipico personaggio femminile accattivante sopratutto nel contesto dell'epoca in sui è ambientata la storia: figlia di un ricco uomo d'affari, molto legata al padre anche a causa   della morte della madre (avvenuta quando era bambina), sogna di avere una propria indipendenza lavorando e alimentando il sogno di diventare una scrittrice (ovviamente di storie gotiche). Nonostante tutte queste doti è piuttosto inesperta e difatti casca come una pera alla vista del primo belloccio tenebroso che capita...e vabbè, non possiamo fargliene una colpa. Anche il lui in questione è il tipico personaggio maschile "acchiappante", un baronetto inglese "faccia da schiaffi"e controcorrente, visto che si diletta con obiettivi imprenditoriali, corredato di sorella zitella e ambigua (attaccatissima al fratello, accoglierà la Edith con un misto di amicizia e odio).

Insomma, è un po' tutto un "già visto" (in particolare il solito fatto della casa maledetta che nasconde orribili segreti), ma il film è comunque piacevole e contiene delle buone trovate: un clichè che nasconde una trovata originale, una casa scalcinata che sta affondando nell'argilla rossa che esce dai pavimenti e dalle pareti (rimandando un po' alla volta la sangue e alla morte), tubature che rimandano alle vene sanguigne e altri elementi fantastici/sopranaturali (o come volete chiamarli).

Come finirà è facile immaginarlo, e gli attori (che non amo particolarmente) rendono comunque bene i loro personaggi, nei limiti dell'interesse dello spettatore. 



 


giovedì 23 aprile 2020

Annabelle, 2014


Regia di John R. Leonetti, con Annabelle Wallis (Mia Gordon),Ward Horton (John Gordon), Alfre Woodward (Evelyn), Tony Amendola (_padre Perez).

California, 1967: John e Mia sono una giovane coppia di sposi in attesa del primo figlio, da poco trasferitisi nella nuova casa. Mia ama collezionare bambole e un giorno John le regala Annabelle, una bambola rara che mancava alla sua collezione.
Da quel momento accadono in casa cose strane e parecchio drammatiche, che culminano con l'uccisione dei vicini di casa e l'aggressione alla coppia...




Da appassionata bambolara ho scelto di vedere questo film anche se, come ormai noto, non amo gli horror dato che la maggior parte di essi non mi fa alcuna paura.
Il film è un prequel di "The conjuring- l'evocazione", film horror del 2013 che narra la storia vera dei coniugi Warren, una coppia di ricercatori di paranormale che ebbero diretto contatto con fatti gravi e violenti. L'elemento che unisce i due film è appunto Annabelle, la bambola maledetta.
La narrazione è strutturata sul tipico archetipo di questo genere, con personaggi un po' stereotipati: i due protagonisti sono i tipici sposini tranquilli, felici e benestanti che vivono in una bella casa di periferia e in attesa del loro primo figlio. Mia, la giovane moglie, ha l'hobby del cucito e di collezionare bambole, e non sta nella pelle dalla gioia quando il marito le regala Annabelle, una bambola alquanto particolare che lei cercava da tempo. Ora, fermiamoci e analizziamo questa scena.
Io capisco l'entusiasmo nel trovare una rara bambola che desideravi disperatamente, ma quando la bambola viene mostrata mi sono cascate le braccia: capisco tutto...MA COME CAXXO SI FA A ESSERE COSI' ENTUSIASTE? 'STA COSA E' ORRENDA! Per ovvi motivi non sono di quelli che se la fanno sotto appena vedono una bambola, ma francamente nemmeno io avrei dormito in una camera dove c'era questa...e lei oltretutto la mette pure nella stanza del futuro neonato/a. Poi se non dorme la notte magari dagli pure le goccine, eh! 

Poco tempo dopo, i vicini di casa vengono uccisi dalla loro stessa figlia, un'invasata di nome Annabelle (come la bambola) che aggredisce anche la giovane coppia prima di essere uccisa dalla polizia. Sconvolti i due sposini cambiano casa, nasce una bella bambina, e tutto sembra filare per il meglio, a parte che la cosa continua a riapparire nonostante sia stata buttata o spostata altrove; proseguendo con la trama non abbiamo molte novità: vediamo il solito bambino dal viso innocente che spaventa gli adulti con disegni atroci, la solita vicina simpatica che finirà male, a un certo punto compare il solito prete che risolve magicamente il caso, ci sono pure i soliti incidenti per cui ovviamente nessuno sospetta nulla...e nel mentre NESSUNO che pensi a distruggere la cosaccia.
Si lascia vedere ma francamente niente di più.
Ma sono convinta che a molti amanti del genere piacerà parecchio, sopratutto perchè la cosaccia assassina è un elemento che attira particolarmente.


domenica 29 marzo 2020

Il giglio nero (The Bad Seed), 1956

Regia di Mervin Le Roy, con Nancy Kelly (Christine), Patty McCormack (Rodha),William Hopper (Kenneth), Evelyn Warden (Monica), Henry Jones (Leroy), Paul Fix (Richard).



Christine è una casalinga, felicemente sposata con Kenneth (tenente spesso via per lavoro) e madre dell'adorata Rodha. Un giorno, durante un picnic per festeggiare la fine dell'anno scolastico, un compagno di scuola di Rodha annega nel fiume e viene ripescato senza la medaglia che aveva vinto. Impensierita dalla strana reazione della figlia (che confessa candidamente di non essere turbata dalla morte del compagno ma di averla trovata emozionante) la donna comincia a osservare meglio la bambina; mettendo assieme varie cose, Christine arriva a un terribile sospetto: che Rodha c'entri qualcosa con la morte del compagno....



Tratto dal romanzo "Il giglio nero" (1954 ), di William March, è un classico film degli anni '50  tra l'horror e il drammatico reso ancora più coinvolgente dal bianco e nero della pellicola.
Il non facile tema (espresso all'interno del film nelle due  scene delle due chiacchierate tra amici) è: la propensione alla delinquenza e alla malvagità può essere ereditaria, e colpire quindi anche ma giovanissimi?
A quanto pare secondo il film la risposta è sì, visto che Rodha fa veramente impressione: inizialmente è la tipica bambina leziosetta e perfettina (per questo- diciamocelo- anche piuttosto insopportabile); man mano che si palesa la situazione e la sua colpevolezza non solo diventa chiara per il delitto del compagno di scuola e la spinge verso un'altro crimine ma viene svelata la sua totale mancanza di moralità vengono veramente i brividi ogni volta che compare sullo schermo, visto che appunto è solo una bambina e la dose si ingenuità comunque insita in lei per questo  non fa altro che acuire la sensazione di paura e disagio nei suoi confronti.

L'unico con cui Rodha si lascia andare un po' è il servo Leroy, che la provoca avendo intuito qualcosa in lei che non va; anche lui non ha tutti i venerdì a posto, ma non l'ho visto come personaggio negativo visto che- come ammette lui stesso- inizialmente agiva solo per provocarla, ma poi quando ha capito che era lei davvero l'assassina è rimasto sconvolto.
Attori molto bravi a reggere il ritmo di una storia così intensa e particolarmente brava ho trovato la piccola attrice Patty McCormack (che interpreta appunto Rodha), che dosa molto bene l'apparente leziosità infantile con la reale natura malvagia e omicida. Nancy Kelly interpreta Christine, un ruolo drammatico vagamente alla Joan Crawford, una donna la cui felicità viene sconvolta nel peggiore dei modi e che precipita in un incubo che la porta a una scelta estrema, dilaniata dalla consapevolezza di  ciò che la figlia ha fatto e dall'amore che nonostante tutto nutre per lei. Un'interpretazione molto sofferta, anche se un po' strappalacrime. 
Forse qualcuno non sarà d'accordo con la mia scelta di definirlo parzialmente horror ma a me ha fatto veramente venire i brividi!



sabato 10 settembre 2016

The witch, 2015



Regia di Robert Eggers, con Ralph Wineson (William), Kate Dickie (Katherine), Anya Tayolr Jones (Thomasin), Harvey Scrimshow (Caleb),Lucas Dawson (Jonas),Ellie Granger (Mercy).





New England, 1630: i coniugi William e Katherine, assieme ai cinque figli, vengono cacciati dalla comunità in cui vivono per l'eccessivo rigore religioso. La famiglia cerca di avviare una propria fattoria in un terreno adiacente alla foresta, ma le cose non vanno bene e con l'avvicinarsi dell'inverno i genitori temono di non sopravvivere all'inverno. A questi già grossi problemi se ne aggiungono di peggiori: il neonato Samuel viene rapito mentre è affidato alle cure di Thomasin, la figlia maggiore. La tragedia sconvolge la famiglia, ma è solo l'inizio....






Metti una sera d'estate in cui c'è brutto tempo, quindi non puoi nemmeno uscire a fare una passeggiata ma non hai nemmeno voglia di rimanere a casa a fare la muffa come al solito: soluzione, andare al cinema. anche se non c'è nulla che ti interessa, scegliendo il film "meno peggio", almeno sulla carta.
E così ho visto questo horror che, come sempre non mi ha per nulla spaventato e mi ha interessato molto poco (in alcuni punti l'ho trovato piuttosto prevedibile); non è fatto male (così almeno mi è parso), sono proprio io che non ho feeling con questo genere.
Come si è capito dalla trama, l'epoca è quella della "caccia alle streghe", ovviamente propizia per ambientare storie di questo tipo: è la rapida discesa all'inferno di una famiglia composta da due genitori già di per sè fanatici, a tal punto da essere cacciati dalla comunità religiosa in cui hanno vissuto; convintissimi di avere ragione e di essere stati addirittura celti da dio per compiere chissà quale missione, i due trascinano a vivere i poveri figlioli in una terra inospitale, che non dà i frutti sperati nonostante lo sforzo e per di Più confina con un bosco da cui provengono inquietanti segnali.
Aggiungiamoci una figlia adolescente alle prese con i primi turbamenti anche fisici dell'età che deve reprimere per ovvi motivi, la presenza di un caprone nero fra gli animali del cortile, due fratellini pestiferi che parlano un po' troppo, un fratello piccolo ma già tormentato....beh, il film dell'orrore è servito. E, a conti fatti, appare inevitabile  e scontato il destino della povera Thomasin.
Gli interpreti mi sono sembrati in parte anche se non eccellenti, ma non è un problema.
Poi come detto...io di horror non me ne intendo. Quindi fate voi....




martedì 11 agosto 2015

Babadook (The Babadook), 2014




Regia di Jennifer Kent, con  Essie Devis (Amelia Vanek),Noah Wiseman (Samuel Vanek),Barbara West (Gracie),Hailey McKinley (Claire).





Amelia è una giovane vedova che cresce da sola il figlio Samuel, bambino problematico e pieno di fantasie orrorifiche, che per questo viene allontanato dai coetanei e anche dagli adulti, dato che la madre rifiuta qualsiasi tipo di aiuto o consiglio che gli proponga una visita da qualche psicologo infantile.
La situazione, già pesante di suo, è destinata a peggiorare progressivamente, dato che in casa appare "mr Babadook", in misterioso libro contenente un'inquietante personaggio che, senza che nessuno se ne accorga, penetra pian piano nelle vite di Amelia e Samuel sconvolgendole...



Niente da fare, l'horror non è il mio genere: non perchè ne abbia paura, ma proprio per il motivo contrario, di solito mi stufano questi film!
Stavolta sono stata attirata al cinema dalla presentazione fatta sul volantino della multisala, che diceva (cito testualmente): "
Di Hugo francamente non ho trovato nulla, di Meliers qualcosina: oltre alle citazioni dei film tv, la figura del Babadook  e i suoi modi di manifestarsi...troppo poco per i miei gusti, Quando si dice "pubblicità ingannevole"...
Comunque sia il film non è disprezzabile, anche se di horror ho trovato solo l'immensa solitudine in cui la povera Amelia è immersa, causa dello stress fisico e psicologico cui è quotidianamente sottoposta e che la sta praticamente ammazzando. Certo, lei rifiuta di farsi aiutare quando, a scuola, gli insegnanti consigliano un aiuto psicologico per quel bambino un tantinello strano, però è incredibile anche il comportamento della sorella, della datrice di lavoro quando dice di essere ammalata....l'unica che davvero sta vicino ad Amelia e Samuel è l'anziana vicina.
Anche se non fosse arrivato Babadook (che ha presa su Amelia proprio perchè lei si ostina a non riconoscerne l'esistenza: su Samuel non ha presa proprio perchè invece il bambino ammette il contrario), la poveretta avrebbe dato fuori di testa comunque, con minore escalation. Protagonisti efficaci quel tanto che basta, atmosfera claustrofobica (la vicenda è quasi interamente ambientata in casa) e messaggi subliminali (il mostro in realtà è dentro di noi, e anche se non riusciremo a farlo sparire dalle nostre vite dobbiamo imparare a controllarlo) costituiscono la parte fondamentale di questo film. Di paura...nemmeno l'ombra, come sempre!







giovedì 13 febbraio 2014

Lo sguardo di Satana- Carrie (Carrie), 2013

Regia di Kimberly Pierce, con Clohe Grace Moretz (Carrie White), Julianne Moore (Margaret White),Judi Greer (Miss Desjardins),Gabriella Wilde (Sue Snell),Portia Doubleday (Chris Hargensen),Ansel Elgort (Tommy Ross).

La povera Carrie White è un’adolescente timida e insicura che conduce una vita da incubo:vittima di terribili scherzi e insulti da parte dei  compagni di scuola e vessata da una madre fanatica religiosa che considera peccato anche le cose più naturali,come il sesso o le mestruazioni:già detta così la sua vita fa spavento, figuriamoci a viverla…e il peggio deve ancora arrivare:quando a Carrie vengono le mestruazioni si manifesta in lei un potere telecinetico finora latente, che la ragazza esercita saltuariamente e che porterà la disastro…

Versione "moderna" del classico horror di Brian De Palma tratto dal romanzo "Carrie" di Stephen King (1974),il film non è stato particolarmente gradito dagli amanti del genere horror, non proprio a torto.
Il film è abbastanza patinato e non ha la forza spaventevole e inquietante dell'originale; oltre a ciò, anche volendo considerare quella che a mio avviso è la vera parte paurosa (ovvero il bullismo che colpisce Carrie e la follia bigotta della madre), rimane un po' tutto in superificie a livello di coinvolgimento, non si riesce a provare empatia con queste figurine abbastanza macchietistiche, nonostante non si possa fare a meno di odiare l'odiosissima Chris. 

Parte della sgradevolezza è dovuta alla sua protagonista, Chloe Grace Moretz, e non certo per colpa sua: che colpa ne ha lei se non solo non assomiglia alla protagonista (e passi: in fondo anche Sissy Spacek,la protagonista del film di De Palma, era tutto il contrario della bruttina, grassa e brufolosa Carrie descritta da King nel romanzo originale), ma nemmeno riesce a imprimere nello spettatore l'orrore e la paura della parte finale (come invece riusciva l'altra attrice, anche grazie ad alcuni effetti speciali che saranno stati pure antichi ed artigianali ma a mio avviso risultavano molto più efficaci di quelli di oggi, almeno per questo film)?
Poi c'è da dire una cosa: io non sono la persona più indicata per criticare un horror, in quanto a me gli horror non fanno nessunissima paura e nessunissima impressione: infatti i pochi horror che mi sono piaciuti sono quelli che mi hanno perlomeno inquietato.Però avendo visto entrambe le versioni, mi è impossibile non notare le differenze.
Chloe Grace Moretz è una ragazza molto carina che nel film passa inizialmente inosservata (dagli altri personaggi, ma non allo spettatore) e poi alla fine sboccia (brevemente), il classico brutto anatroccolo diventato cigno, e fa pensare che se le cose fossero andate diversamente Carrie avrebbe anche potuto "seppellire" le bullette della scuola e forse anche fare amicizia con Sue; ma certo, pur manifestando un forte disagio per ciò che è costretta a subire in casa  a scuola, non dà molto l'idea della ragazza complessata a cui viene brutalmente impedito di vivere una vita vera. E purtroppo ciò è dato solo dal suo aspetto fisico, perchè è quella la differenza: di Carrie tutti se ne fregano perchè brutta, perchè se fosse stata anche solo carina (pur vestita alla Caritas, ingobbita e con cotanta madre alle spalle) qualche possibilità che qualcuno la notasse riconscendole lo status di essere umano le sarebbe stata concessa.
Solo una professoressa la considera da quel punto di vita e cerca di aiutarla, ma- come riportato anche nel romanzo- nonostante tutto anche lei intimamente non può negare un senso di ripulsione che a volte l'assale.
Gli altri interpreti li ho trovati trascurabili, al massimo hanno ben svolto il loro compitino (l'attrice che interpreta l'insegnante ha reso bene la sua sensibilità); fuori da questo gruppo mi è piaciuta Julianne Moore, la madre psicopatica cui però l'attrice conferisce anche momenti di umanità che la rendono meno inquietante e un poco più umana (poco, eh!!!) dell'originale Piper Laurie.
Ambientazione, fotografia, costumi e musiche sono un po' troppo patinati a mio avviso, alla fin fine il film risulta comunque abbastanza freddo,il che sopratutto nella parte del massacro finale non è che sia un bene per il film.








mercoledì 2 gennaio 2013

L'esorcista (The exorcist),1973


Regia di William Friedkin, con Ellen Burstyn (Chris McNeil), Linda Blair ( Regan McNeil), Jason Miller (Padre Damien Karras), Max Von Sidow (Padre Lankaster Merrin).

L’attrice Chris McNeil, separata e madre della dodicenne Regan, nota che la figlia comincia a dare segni di squilibrio. Le cure a cui viene sottoposta la ragazzina non solo non servono a nulla, ma peggiorano pure la situazione; nel frattempo la città è sconvolta da una serie di efferrati omicidi, tra cui quello del regista dell’ultimo film di Chris.
La quale terrorizzata capisce che dietro tutto ciò c’è la mano della figlia, evidentemente posseduta dal maligno…



Tratto dal romanzo omonimo (1971) di William Peter Blatty, è uno dei classici dell’horror per eccellenza.
Alla sua uscita fu molto contestato e censurato, ma ciò non ne impedì il planetario successo, meritato, dato che regista, sceneggiatori e interpreti contribuiscono a creare un vero e proprio clima da paura, oltretutto in un crescendo che coinvolge lo spettatore a partire dal giallo fino all’angoscia e all’orrore, ovviamente dapprima solo intuito ma poi mostrato con varie scene rimaste nella storia del cinema, tra cui la più celebre è forse quella della piccola indemoniata che sale le scale piegata al contrario.
A dire la verità questo tipo di film non mi ha mai particolarmente colpita come dovrebbe (è anche vero che non sono una paurosa), quindi nonostante abbia apprezzato le qualità tecniche del film, le interpretazioni e la parte gialla, dopo la prima volta che l’ho visto non mi è più nemmeno venuto in mente.
Da quel che ricordo comunque, è un film che garantisce una buona dose di suspense, girato con accurati effetti speciali (molti dei quali innovatori per l’epoca) e da notare anche l’ottimo lavoro dei truccatori.
Nel 1974 ottenne ben dieci nominations all’Osca, vincendone due: miglior sonoro e miglior sceneggiatura non originale.
Come molti altri film dell’orrore, nel cors degli anni ha avuto un  congruo numero di parodie e seguiti, tra i quali ricordiamo: RIPOSSEDUTA (1990), con la stessa protagonista Linda Blair, L’ESORCISTA 2 (1977), e in Italia L’ESORCICCIO (1975), esilarante parodia con Franco Franchi e ciccio Ingrassia.



lunedì 13 agosto 2012

La leggenda del cacciatore di vampiri (Abrahm Lincoln, the Vampire Hunter), 2011


Regia di Timur Bekmambetov , con Benjamin Walker(Abraham Linclon), Mary Elizabeth Winstead (Mary Todd), Dominic Cooper (Henry Sturgess),Rufus Sewell (Adam), Jimmy Simpson (Joshua Speed).

Agli inizi del 1800 il piccolo Abrahm Lincoln assiste all’omicidio della madre da parte di un vampiro. Da allora la sua vita è segnata: il desdierio di vendetta lo port, da adulto a dare la caccia al vampiro che ha ucciso la madre e, dopo l’amicicia con Henry Sturgess, un vampiro buono che combatte i suoi simili, a sterminare qualunque vampiro trovi sul suo cammino.
La gravosa missione non gli impedisce di studiare legge, sposarsi con Mary  e diventare presidente degli Stati Uniti..

Decisamente, in questi anni per quanto riguarda il filone vampiresco si è visto di tutto, persino la versione “zombie” di ORGOGLIO E PREGIUDIZIO e  I PROMESSI SPOSI (in letteratura…). Ma mai avrei pensato che qualcuno avrebbe avuto l’idea di far diventare cacciatore di vampiri addirittura Abramo Lincoln!!!
Ma nel cinema, come nella vita, tutto è possibile e quindi ecco servito questo fumettone (tratto dal solito romanzo di  Seth Grahm Smith) in realtà non proprio da buttare ma- sarà perché rivolto prevalentemente a un target di adolescenti- che a me ha ispirato un sacco di grasse risate!
Già di per sé la storia è surreale, ma se ci mettiamo un Lincoln che trova il tempo per : studiare, lavorare, allenarsi fisicamente, cacciare vampiri, corteggiare la fidanzata, fare politica, diventare presidente degli Stati Uniti,          ma che è?! Superman?
Poi, notare la rilettura della storia americana:  durante la guerra di Secessione quelle poche battaglie che i sudisti hanno vinto le hanno vinte per un semplicissimo motivo: oltre a essere sudisti bastardi erano pure tutti vampiri! Per fortuna Lincoln ha scoperto il complotto e si è potuto organizzare dotanto l’esercito nordista di una cospiscua quantità di argento ( che i vampiri non tollerano), così da Gettysburg in poi hanno vinto la guerra.

Amenità a parte, tutto sommato il film non è malaccio, gli attori forniscono buone prove (notare la somiglianze del protagonista Benjamin Walker con l’attore Liam Neeson: sembra proprio suo figlio!), il ritmo della storia regge, il film in fondo in fondo si lascia vedere…come ho detto,poi, da un certo punto di vista le grasse risate abbondano.
A quando un George Washington, un Sandro Pertini, un Winston Churchill ecc cacciatori di vampiri?

N.B:in extremis, mentre sto per postare, scopro che Seth Grahm Smith, autore del romanzo da cui il film è stato tratto, è lo stesso che ha scritto “orgoglio, pregiudizio e zombie” sopra citato….brrrrrrrrrrrrrrrrr!!! Dovremo aspettarci ancora altre pastrocchiature del genere?



domenica 25 marzo 2012

The Raven, 2011

Regia di James McTeague, con John Cusack (Edgar Allan Poe), Alice Eve (Emily Hamilton ),Luke Evans (Emmett Fields), Brendan Gleeson (Colonnello Hamilton),Oliver Jackson Cohen (John Cantrell).

Baltimora, 1949. Lo scrittore e poeta Edgar Allan Poe vive in condizioni economiche e fisiche disastrose, ben lontano dai fasti di un tempo. L’unica sua gioia è la fidanzata Emily, con la quale progetta di sposarsi presto nonostante l’avversione del padre di lei; ma la città viene sconvolta improvvisamente da una serie di delitti a catena, nei quali l’ispettore Fields riconosce una traccia letteraria: il misterisioso serial killer agisce ispirandosi proprio all’opera di Poe. Il culmine si ha quando, durante un ballo in maschera, l’assassino rapisce Emily; a questo punto lo scrittore decide di collaborare con il poliziotto in un’angosciosa lotta contro il tempo….

Come spiegato all’inizio del film, Edgar Allan Poe venen ritrovato in fin di vita da un passante in un parco di Baltimora, e dei suoi ultimi giorni non si sa nulla dato che morì in stato di incoscienza senza poter spiegare cosa gli fosse esattamente successo. Il film è una ricostruzione di fantasia su quello che può essere avvenuto in quei misteriosi ultimi giorni della sua vita.
Sono stata attirata soprattutto dalla trama, non originalissima da un certo punto di vista (il serial killer che si ispira a un’opera letteraria non è cosa nuova) ma sempre interessante. Il film non mi ha deluso anche se non sono poi riuscita ad appassionarmi più di tanto, comunque dal punto di vista dell’intrattenimento funziona molto bene; è un giallo ben fatto e che tiene col fiato sospeso fino alla scoperta dell’assassino, si ispira a Edgar Allan Poe, oltre che nella trama, anche nello stile del racconto: elemento giallo misto a elemento horror e al dramma. Le scene horror sono talvolta troppo forti (in particolare l’assassinio del critico e le scene con Emily sepolta viva, che sono riuscite a raccapricciare anche una come me solitamente poco impressionabile all’orrore finto dei film), quindi chi è particolarmente sensibile è avvisato!
Molto credibile l’interpretazione di John Cusack nel ruolo dell’ormai finito e tormentato autore, ma ho preferito di gran lunga Luke Evans nel ruolo dell’sipettore Fields, molto affascinante devo dire!
(Scusate la parentesi ormonale ma in un mare di squartamenti, sevizie, sangue che scorre a litri da gole tagliate e una poveraccia sepolta viva che tenta di prendere aria da un buchetto che è riuscita a scavare nella cassa un po’ di piacere ci vuole!).

venerdì 9 dicembre 2011

Il diario di Ellen Rimbauer (The diary of Ellen Rimbauer), 2003

7016
Regia di Craig R. Baxtley, con Lisa Brenner (Ellen Rimbauer),Steven Brand (John Rimbauer), Tsdii Leloka (Sukeena).

Nel 1910 la giovane Ellen sposa John Rimbauer, un industriale potente ma con una segreta natura libertina, egoista e sessualmente troppo libertino.
La coppia va a vivere a Rose Red, la casa che John ha fatto costruire per la moglie, e nella quale da subito avvengono strane cose: domestiche che spariscono, stanze che si aggiungono, morti misteriose…pian piano, nel suo infelice matrimonio, Ellen riesce a stabilire un legame molto profondo con la casa…


Prequel di ROSE RED, in realtà non è tratto da un romanzo di Stephen King come il precedente (e come spesso viene spacciato), ma da un romanzo di Joyce Reardon, pseudonimo sotto cui si nasconde una scrittrice, che appunto ha preso spunto dal romanzo in questione, nonché dalla sua protagonista.
In effetti, si vede che la mano è del tutto diversa: in primis perché alcune cose della vita di Ellen Rimbauer e famiglia, già spiegate nella prima fiction, qui vengono stravolte, saltando elementi già narrati nella precedente fiction e aggiungendo elementi non necessari: uno su tutti, viene modificato il rapporto tra Ellen e la domestica Sukeena, che qui viene raccontato come velatamente saffico(quando nella prima versione non era così- insomma , il solito escamotage di mettere il sesso dappertutto), e viene modificata la vicenda del suicidio del socio di Arthur Rimbauer.
Per chi ha amato la prima fiction, il film risulta piatto e poco coinvolgente rispetto a quello che ci si aspetterebbe, perfino l’atmosfera di mistero e orrore viene meno, per lasciare il posto alla noia. Unico elemento che potrebbe interessare, l’apparente risoluzione del mistero sulla sparizione della figlia di Ellen, ma anche qui alla fine si cade nello scontato e pure nell’incomprensibile(nel senso che non si capisce il senso della trovata).
Insomma, da lasciare perdere.

Tiziana



domenica 4 dicembre 2011

Misery non deve morire (Misery), 1988


Regia di Rob Rainer, con Katy Bates (Annie Wilkes), James Caan (Paul Sheldon), Richard Farnsworth (sceriffo), Lauren Bacall (Marcia Sindell).

Paul Sheldon è un famoso scrittore, noto soprattutto per una serie romance con protagonista Misery Chastaine. Mentre sta ultimando la stesura dell’ultimo romanzo della serie,decide di prendersi una vacanza in una sperduta cittadina del Colorado, dove potrà finire il lavoro in tutta tranquillità. Al rientro, una tormenta di neve causa un incidente in cui Paul, ferito, viene soccorso da Annie Wilkes, un’infermiera che lo trasporta a casa sua per le prime cure. Annie è una fan sfegatata di Paul e soprattutto dei romanzi di Misery che lei ha letto più volte, si offre pertanto di ospitarlo finchè non sarà guarito; pertanto Paul la ringrazia facendole leggere in anteprima il suo ultimo lavoro. Ma quando Annie scopre che Paul ha fatto morire Misery per porre fine alla serie, cominciano guai seri per lo sventurato scrittore…

Sicuramente vi chiederete come mai ho deciso di inserire nella nostra rubrica mensile questo film, tratto dal romanzo MISERY(1987) di Stephen King, visto che di certo non è una storia d’amore, anzi…. Ho deciso di metterlo perché,anche se sembra incredibile, molte persone vedono noi lettrici di romance proprio come il personaggio di Annie: delle pazze scatenate e frustrate che non hanno avuto alcuna soddisfazione nella vita, e così brutte che nessuno le vuole. Stereotipo in cui credo nessuna si riconosca, e per fortuna: Annie Wikes fu votata come diciassettesimo maggior criminale di tutti i tempi dall'American Film Institute durante la festa del centenario, e la rivista "Bravo!" citò il film tra i 12 più paurosi di tutti i tempi. Tutto merito della superba interpretazione di Katy Bates (che infatti per questo film vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista), che io personalmente ho sempre visto in ruoli simpatici e positivi e che qui invece mi ha davvero stupito per la sua capacità di tratteggiare la perfidia e la follia omicida della protagonista mascherate inizialmente da simpatia e gentilezza, creando un crescente clima di terrore nel quale viene invischiato lo spettatore e insieme a lui il povero Paul Sheldon interpretato da un efficace James Caan che per salvarsi ingaggia con astuzia una dura lotta con la sua aguzzina. Il clima di suspense e terrore nel film è davvero notevole, sottolineato da un finale solo apparentemente sereno.


 



domenica 27 novembre 2011

Il Fantasma dell'Opera, 1998



Regia di Dario Argento, con Julian Sands(Il Fantasma), Asia Argento ( Christine Daaè), Andrea di Stefano (Raoul de Chagny),Nadia Rinaldi(Carlotta Altieri ).

Nella Parigi del 1870, L’Opera vive il suo momento di maggior popolarità, grazie anche alla leggenda del cossi detto “Fantasma dell’Opera”, un misterioso individuo che appoggia le opere e i direttori a lui congeniali, ma non esita a usare ogni mezzo, compreso l’omicidio, per ostacolare chi non gli piace.
In realtà il fantasma esiste davvero ed è  un geniale musicista nato col volto sfigurato che vive nei sotterranei del teatro e indossa una maschera per nascondere la sua deformità. Egli si innamora di Christine, una giovane allieva, e sempre rimanendo nell’ombra coi suoi consigli la segue fino al momento in cui sarà pronta per debuttare, ottenendo grande successo. Christine è attratta sia dal Fantasma che da Raoul, un giovane visconte…

Versione italiana del  romanzo omonimo di Gaston Leroux, è un film veramente da lasciar perdere. Cercate l’aurea romantica espressa anche dal musical omonimo?Allora andatevi a guardare il film del 2004.
Cercate un film dell’orrore, attirati anche dalla firma del maestro dell’horror all’italiana? Sappiate che qui l’unico elemento horror è la recitazione di Asia Argento, veramente ai minimi storici(non che abbia mai avuto grandi picchi, comunque).E soprattutto il doppiaggio, inesistente a questo punto, della suddetta attrice, che interpreta la parigina di origini svedesi Christine con l’accento romanesco a lei tanto caro, visto che in tutti gli anni della sua carriera non ha fatto alcuno sforzo per eliminarlo, appioppandolo quindi non solo a romane, ma anche a francesi e americane e a qualunque personaggio abbia interpretato…
Praticamente, la storia di amore, morte e musica mirabilmente narrata da Gaston Leroux è stata presa e totalmente stravolta da Dario Argento e soci, che hanno mantenuto solo qualche situazione originale e i personaggi principali(di nome…), cambiando tutto il resto: il fantasma non è più un povero deforme che non può vivere fuori dai sotterranei del teatro ma un orfano abbandonato lì alla nascita e allevato dai ratti( una specie di Mowgli urbano insomma!), non uccide per amore di Christine o per odio verso il genere umano che l’ha relegato nei sotterranei ma per vendicarsi di tutti quelli che vogliono fare del male ai suoi amati “fratelli”; Raoul non è un giovane visconte timido e impacciato ma, al contrario, un assiduo frequentatore di bordelli e consumatore di oppio; il fantasma e Christine indulgono spesso e volentieri in scene di sesso esplicite; i sotterranei dell’Opera vengono trasformati in cunicoli cavernosi più simili alle tane delle talpe, con un qualcosa di claustrofobico che mi ha parecchio disturbato(sarà perché sono claustrofobica…).Aggiungiamoci un episodio di pedofilia punita, probabilmente messo lì per far ulteriormente capire che il fantasma non è cattivo…insomma, ci siamo capiti: altro che “pasticciaccio brutto”, per prendere in prestito il titolo di un famoso romanzo di Carlo Emilio Gadda!
Unico punto a favore, l’accuratezza delle ambientazioni, soprattutto quelle sotterranee e la bellissima colonna sonora di Ennio Morricone, davvero sprecata per un film del genere; per quanto riguarda la recitazione, della suddetta Asia ho già detto, ed è meglio lasciarla lì dov’è, anche se di certo gli spettatori maschili apprezzeranno l’esibizione generosa delle sue grazie; l’efebico Julian Sands interpreta un “fantasma” sgraziato, furente, impressionante nel peggiore senso della parola; l’interprete di Raoul si limita a fare la bruttissima copia, fisicamente parlando, di Johnny Depp.Carattere del personaggio pari a zero. Si salva solo Nadia Rinaldi nei panni della diva capricciosa e ridicola(e che ovviamente fa una brutta fine).
Insomma, la vecchiaia è brutta..anche per i grandi maestri del cinema!



Tiziana

giovedì 24 novembre 2011

Rose Red, 2002

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Regia di Craig R. Baxtley, con Nancy Travis (Joyce Reardon), Julian Sands(Nick Hardway), Kimberly J. Brown (Annie Weaton ), Matt Ross (Emery Waterman),Laura Kenny (Rachel Weaton), Julia Campbell (Ellen Rimbauer), Matt Keeslar (Steve Rimbauer).

Miniserie Tv in due parti.

Joyce Reardon, docente universitaria col pallino del paranormale, organizza un gruppo di spedizione a Rose Red, un’antica dimora da tempo chiusa in cui , dalla costruzione nel 1910 in poi , sono scomparse molte persone, in particolare abitanti della casa, come il marito e la figlia della prima proprietaria Ellen Rimbauer. Il gruppo riunito da Joyce è formato da alcuni sensitivi tra cui una portentosa bambina autistica, e lo scopo della spedizione sarebbe carpire i segreti più remoti di Rose Red…


Tratto dal romanzo ROSE RED ( ) di Stephen King, è una miniserie tv arrivata in Italia solo in DVD.
E’ un tipico prodotto di quelli tratti dalla maggior parte dei romanzi dello scrittore americano, un giallo con elementi horror e paranormali.
La vicenda è affascinante, tratta di una misteriosa e antica dimora che sta per essere demolita, per volere dell’ ultimo erede della famiglia proprietaria; una casa che è diventata un luogo leggendario, per via dei misteriosi fatti (scomparse e morti) che si sono avvicendati nel corso dei decenni; insomma, una tipica casa dell’orrore.
Joyce, docente universitaria con la passione per il paranormale, è talmente ossessionata dai misteri di Rose Red che, pur di potervi organizzare la spedizione che è il sogno della sua vita, intreccia una relazione col suddetto erede per potervi accedere senza problemi, ed è disposta a spendere cifre esorbitanti anche di tasca propria per avere i migliori medium del Paese. Nel corso della storia la sua ossessione si farà sempre più palese e sempre più pericolosa per lei e per gli altri, fino al punto di trasformarsi in vera e propria follia paranoica, di cui inevitabilmente rimarrà vittima.
le vicende del gruppo di spedizione riunito da Joyce si intrecciano sempre più strettamente con le vicende passate degli ormai defunti abitanti della casa, con dei flashback che raccontano la storia dei coniugi Rimbauer.
Alla fine solo alcuni dei partecipanti sopravvivranno a una spedizione in cui molti di loro inizialmente non credevano(e a cui hanno accettato di partecipare solo per soldi), ma sicuramente è palese la sensazione che tutto ciò che hanno vissuto ha cambiato per sempre le loro vite.
Gli attori presenti in questa miniserie sono tutti a me sconosciuti (tranne Julian Sands), nondimeno mi auguro di vederli in altri lavori, visto che li ho trovati tutti quanti ottimi nei loro differenti caratteri e personaggi, che a volte nascondono misteri quasi pari alla casa che li ospita.Ma sicuramente il punto di forza della miniserie è una regia forte e capace di creare l’atmosfera giusta per tenere avvinto lo spettatore.
Discostandosi un poco dall’horror così come lo si intende comunemente, potrebbe non piacere ai puristi del genere;consiglio comunque di provare a vederlo, se lo trovata, perché penso sia davvero un prodotto che merita.


Il silenzio degli innocenti (The silence of the lambs), 1990


 Regia di Jonathan Demme , con Jodie Foster (Clarence Sterling), Anthony Hopkins (Hannibal Lecter), Scott Glenn (Jack Crawford), Brooke Smith( Catherine Martin).

La detective Clarice Sterling sta indagando su un serial killer che scuoia le sue vittime; per questo è costretta a interrogare un altro serial killer, Hannibal Lecter, rinchiuso in ospedale psichiatrico da ormai otto anni, e soprannominato “The Cannibal” per le sue…chiamiamole così, preferenze culinarie.
Già da subito la nostra Clarice si trova, suo malgrado, a subire il fascino di un individuo spietatissimo e anormale, ma anche dotato di un’intelligenza eccezionale, a tal punto che la donna per riuscire a continuare la sua indagine deve combattere non solo con Hannibal, ma anche con i fantasmi del proprio passato…

Tratto dal romanzo omonimo (1988) di Thomas Harris, il film è uno degli esempi più lampanti di giallo-horror letterario perfetto per l’adattamento cinematografico. Il film è permeato da una atmosfera di orrore, tensione, macabro ma  anche fascino e ammirazione sottili per una mente sì criminale, ma di un’intelligenza senza pari.
Jodie Foster non mi ha mai convinto del tutto come attrice, se non in ruoli appunto come questo: Clarice è un personaggio di una durezza quasi granitica, che viene piano piano scalfita dai vari flashback del suo passato, insomma una che si è costruita una solida corazza; una fredda, dura come ho detto..certo un  personaggio che non può del tutto piacermi, ma che comunque questa attrice ha interpretato davvero molto bene.
La scena viene però totalmente calamitata dallo strepitoso Anthony Hopkins in quello che forse è migliore ruolo della sua carriera, quell’ Hannibal che è stato votato all’unanimità come il miglior cattivo della storia del cinema:intelligente, freddo, disumano….un personaggio e un’interpretazione a mio avviso totalizzanti.
Inutile dire che il film ha vinto tantissimi premi, a cominciare dai 5 Oscar nel 1991 nelle categorie più importanti: miglior film, attore e attrice protagonista, regista e sceneggiatura non originale.




Carrie- Lo sguardo di Satana ( Carrie), 1977


 Regia di Brian de Palma, con Sissy Spacek( Carrie White),Piper Laurie (Margaret White),Amy Irving(Sue Snell),William  Katt (Tommy Ross),John Travolta(Billy Nelson),Betty Buckley(Miss Collins).

La povera Carrie White è un’adolescente timida e insicura che conduce una vita da incubo:vittima di terribili scherzi e insulti da parte dei  compagni di scuola e vessata da una madre fanatica religiosa che considera peccato anche le cose più naturali,come il sesso o le mestruazioni:già detta così la sua vita fa spavento, figuriamoci a viverla…e il peggio deve ancora arrivare:quando a Carrie vengono le mestruazioni si manifesta in lei un potere telecinetico finora latente, che la ragazza esercita saltuariamente e che porterà la disastro…

Tratto dal racconto CARRIE(1975) di Stephen King, viene notoriamente classificato come film dell’orrore ( e lo stesso per il racconto da cui è tratto)nonostante sia invece più drammatico che horror, probabilmente per la fama del suo autore.Il film inoltre calca davvero su alcuni elementi soprannaturali,soprattutto sul potere di Carrie che,rimasto latente fino all’adolescenza,esplode con violenza terribile nella fase più delicata dello sviluppo(evidente l’analogia tra le mestruazioni,che la protagonista vive in modo drammatico,e il sangue con cui viene imbrattata nel finale e che dà l’avvio alla carneficina).
In realtà il film,secondo me, tratta principalmente,in modo realistico e davvero non esagerato(purtroppo!),il problema del bullismo nelle scuole(in America molto più accentuato che da noi)e di come i maltrattamenti subiti a scuola sotto forma di scherzi crudeli possa influire sulla vita di una persona, e infatti Carrie è diventata il simbolo di molte associazioni che in America si battono contro questo crudele fenomeno.
La poverina è vittima due volte:la prima di una madre pazza e fanatica religiosa che addirittura punisce la figlia perché le sono venute le mestruazioni, e che ha fatto di lei una ragazza paurosa dei suoi simili, che non l’hanno certo aiutata e anzi,nonostante le loro critiche l’hanno solo maltrattata e tenuta a distanza, usandola per il loro divertimento.
Solo una compagna capisce di aver sbagliato e tenta di aiutare Carrie a uscire dal suo guscio, ma ormai sembra proprio che il suo destino sia segnato,e d è questo un altro elemento che ho percepito forte in questo film:l’ineluttabilità di ciò che deve accadere, come se nonostante tutto per Carrie davvero non ci potesse essere un altro finale.
Il film presenta varie differenze rispetto al libro, le più importanti riguardano la professoressa che tenta di aiutare Carrie e il tragico finale.
Gli attori sono tutti molto incisivi:Sissy Spacek è una Carrie perfetta, non avrei pensato davvero a un’altra attrice per questo ruolo, ha saputo rendere bene le paure, le insicurezze e soprattutto la sofferenza e l’ingenuità del personaggio;l’attrice Piper Laurie interpreta con convinzione e altrettanto bene il ruolo della madre crudele e fanatica, mentre nel ruolo di uno dei “bulli”che maltrattano Carrie e che sarà la causa principale della tragedia troviamo un giovanissimo John Travolta pre LA FEBBRE DEL SABATO SERA.
Un film che consiglio davvero di vedere ,e fosse per me dovrebbero pure farlo vedere nelle scuole dato l’argomento trattato.
Nel 1977 il film ebbe due nomination all’Oscar per le migliori attrici, Piper Laurie(non protagonista)e Sissy Spacek(Protagonista).







Tiziana