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venerdì 20 maggio 2022

Bridgerton 2: Il visconte che mi amava (The viscount who loved me), 2022


 Regia di     con Jonathan Bailey (Anthony Bridgerton), Phoebe Dynevor (Daphne Bridgerton), Claudia Jessie (Eloise Bridgerton), Luke Thompson (Benedict Bridgerton), Ruth Gemmel (Lady Violet Bridgerton), Luke Newton (Colin Bridgerton), Simone Ashley (Kate Sharma), Chartinthra Chandran (Edwina Sharma), Ruby Strokes (Francesca Bridgerton), Nicola Coughlan (Penelope Featherington), Polly Walker (Lady Portia Featherington), Golda Rosheuvel (Regina Charlotte), Adjoa Andoh (Lady Danbury),Sheley Conn (Mary Sheffield), Bessie Carter (Prudence Featherington), Harriet Cains (Philippa Featherington),Rupert Young (Jack Featherington).


All'età di 30 anni Anthony Bridgerton ha finalmente deciso di mettere la testa a posto e sistemarsi prendendo moglie. Come futura sposa sceglie Edwina Sharma, la più bella tra le giovani debuttanti dell'anno, la quale però notoriamente non si sposerà senza aver ricevuto l'approvazione della sorella maggiore Kate, alla quale è molto affezionata.

E notoriamente Kate Sharma odia i libertini, categoria ben rappresentata da lord Bridgerton, personaggio che lei ha già scartato a priori come marito adatto per la sorella. Deciso a mettere in atto il proprio proposito (non per amore, in quanto ha deciso di non innamorarsi) Anthony non demorde e decide che riuscirà a fare in modo di conquistare l'approvazione di quella che lui considera la donna più terribile che abbia mai conosciuto....



Grazie a Shonda     per aver rovinato in maniera pressochè totale non solo la serie di libri di Julia Quinn dedicata alla famiglia Bridgerton, ma sopratutto il più bello dei romanzi nonchè (ovviamente) la mia coppia preferita.

Già dalla visione della precedente stagione avevo  la quasi certezza che la trasposizione t fosse quanto di più lontano dalla storia narrata nei romanzi; quando poi qualche mese fa è stata resa nota l'attrice interprete di Kate la percentuale di sconforto è arrivata al 95%; volendo tuttavia proseguire nella visione di 'sto obbrobrio unicamente per seguire la storia di Colin e Penelope mi sono rassegnata e, turandomi il naso (Cit. Montanelli), ho seguito anche la seconda parte. Una sofferenza: non ho trovato UNA cosa positiva.

Al di là della questione "blackwashing" (di cui ho già parlato nella recensione della precedente stagione), la storia è stata infarcita di stupidaggini femministe del femminismo più becero, quello de "una donna ha sempre ragione qualunque cosa dica o faccia" , "una donna è sempre comunque vittima" o anche, quello che scambia prepotenza, maleducazione e arroganza per emancipazione o "carattere forte e indipendente" solo se le portatrici di queste virtù sono donne. a questo proposito il personaggio simbolo è l'insopportabile Eloise, una Michela Murgia di fine '700: sempre totalmente bastiana contraria verso chiunque, prepotente nel voler imporre la propria visione del mondo alla povera Penelope (vittima predestinata degli sproloqui dell'amica in quanto unica persona disposta ad ascoltarli), sprezzante verso le altre donne del proprio ceto sociale considerandole inferiori a prescindere (comprese madre e sorelle) quando pare evidente che sia LEI quella che non sa tenere una normale conversazione educata e rispettosa. Giuro che se non sapessi che la serie è tratta da dei romanzi non avrei mai collegato il personaggio televisivo a quello letterario.


Non c'è n'è uno che si salvi: Anthony una banderuola al vento che arriva addirittura ad abbandonare la sposa all'altare per la sorella, Kate prepotente e maleducata arriva a fregare il marito alla sorella, Edwina una marionetta nelle mani di Kate, Lady Violet con gravi problemi di incomunicabilità con i propri figli, Daphne petulante "signorina so- tutto-io", Benedict inutile; perfino Penelope e Colin vengono rovinati per alcune pieghe poco simpatiche dati ai propri personaggi. Per non parlare della ricomparsa (per fortuna breve) di Marina, personaggio che merita solo il dimenticatoio ma che qui è assurto a simbolo del femminismo assoluto. 

Alla fine la migliore era, paradossalmente, la sorella sciocca di Penelope: almeno è coerente!

La storia d'amore principale non funziona,difetti dei personaggi a parte  tra i due protagonisti non c'è alcuna chimica, sono state banalizzate le tematiche che portano Anthony e Kate ad avvicinarsi l'uno con l'altra (ma in fondo questa critica non ha senso: cosa non è stato banalizzato qui dentro?!), rovinate o tolte alcune scene chiave del romanzo...altro che "serie tv", qui c'è da rimpiangere le telenovele di Rete 4 dei primi anni '90! In confronto a questi i personaggi interpretati da Grecia Colmenares, Eduardo Palomo, Andrea Del Boca & soci erano pirandelliani, ve lo dico io!


Peccato perchè uona parte degli attori ( Joathan Bailey, Phoebe Dynevor, Nicola Coughlan,Polly Walker, Ruth Gemmler) non stonano affatto di per sè come interpreti dei loro personaggi: ma è quello che di questi ultimi ne hanno fatto gli sceneggiatori a rovinarli completamente.

Unica cosa che ho apprezzato: costumi e musiche, amo molto la tecnica di trasformare canzoni di oggi in musiche classiche inserendole nella colonna sonora. 


P.S: da mesi leggo di gente che si è messa a lutto per 



giovedì 5 agosto 2021

The Spanish Princess- stagione 2


 Ideata da Emma Frost, Matthew Grahm, con Charlotte Hope (Catherine), Ruairi O'Connor (Henry VIII),Laura Carmichael (Margaret Pole),Stephanie Levi-John (Lina),Aaron Cobham (Oviedo),Georgie Henley (Margaret Tudor),Philip Combus (Thomas Wolsey),Andrew Buchan (Thomas Moore),Chloe Harris (bessie Blount),Olly Rix (Edward Stafford), Sai Bennet (Mary Tudor).


I primi anni di regno di Enrico e Caterina sono felici: i due sposi si amano, nasce un erede (il piccolo Enrico), e il Paese prospera. Il piccolo principe però muore a pochi mesi di vita, e con la sua morte iniziano i problemi...



A mio avviso sarebbe stato meglio concludere la storia  di Caterina D'aragona con la prima serie, ma ormai è quasi scontato che quando una serie ha successo ci sia almeno la seconda parte. E così è stato anche stavolta. 


Nella mia precedente recensione avevo scritto "Come sempre quando a capo degli sceneggiatori c'è la Pippa Gregory possiamo avere due certezze: 1- che la storia non sarà storicamente attendibile; 2- che verrà stravolto perfino ciò che la stessa autrice ha raccontato nei suoi romanzi". Ecco, con questa  seconda serie si va al di là di tutto ciò: si riscrive completamente la storia In pratica, un fanfiction, e non delle migliori.

Tanto per cominciare difficile capire il passare degli anni all'interno della storia, dato che la maggior parte degli attori nel corso di vent'anni di storia non subisce alcun cambiamento, a aprte Henry a cui viene appiccicata un orrenda barbetta posticcia; tant'è vero che all'inizio della storia i figli di Margaret Pole (ancora bambini nell'ultima puntata della precedente serie) sono improvvisamente adulti, e Maria (figlia di Catherine ed Henry) viene fatta passare come coetanea di Henry Fitzroy. E vabbè.

Caratteristica immancabile di questo filone di serie tv è la visita ufficiale mai realmente avvenuta : stavolta tocca a Re Ferdinando recarsi in Inghilterra. Il monarca spagnolo viene rappresentato come il classico suocero rompiballe che quando viene a casa tua critica qualunque cosa: gli offrono del vino? "Buono...ma in Spagna abbiamo di meglio!", gli mostrano un quadro? "Bello...ma in Spagna dipingono meglio!"; è stato l'unico momento in cui ho provato solidarietà per Henry, che abbozza tranquillo invece di rimandarlo in Spagna con la prima nave, come avrebbe meritato.

Abbiamo anche Carlo V, mostrato due volte: la prima quando accompagna il nonno in Inghilterra e viene ritratto come uno zerbino, la seconda quando interviene come ospite (sic!) al "Campo del Drappo d'Oro", con la scusa che voleva salutare sua zia. Come no.

Per il resto una vera e propria recensione non è possibile farla, perchè in pratica in quest serie ci sono quasi solo momenti e cose trash, credo che basti elencarli:

- Nè Henry nè Catherine vogliono bene a Mary, in quanto femmina quindi non degna della loro attenzione; addirittura Henry picchia la bambina e si fa vedere da lei mentre bacia e abbraccia Henry Fitzroy, ignorandola del tutto;

- Abbiamo una liaison (platonica) tra Margaret Pole e Thomas Moore;

- Margaret (sorella di Henry e regina di Scozia) impazzisce e ne combina di tutti i colori, andando avanti e indietro dall'Inghilterra con la pretesa che il fratello rimedi a tutte le sue pazzie;

- Mary (sorella di Henry e regina di Francia) sposa Charles Brandon nonostante nella serie i due scambino a malapena due parole in croce nel corso degli anni. Lo stesso Charles Brandon è un personaggio che non conta nulla, nella maggior parte della storia non si capisce nemmeno che sia amico del re. Oltretutto è interpretato da un attore totalmente incolore, siamo ben lontani dall'Henry Cavill di "The Tudors";

- Catherine aiuta Bessie Blount a partorire praticandole addirittura una sorta di cesareo; nonostante tutto ciò che accade Bessie rimane a palazzo durante tutta la gravidanza e anche dopo la nascita di suo figlio, assieme a lui, continuando a fare smorfie stile "visto? gne gne!" ogni volta che incrocia la regina;

-Edward Stafford, che nella serie precedente era uno strxxo totale per via del trattamento riservato a Rosa (l'altra dama di compagnia di Catherine), qui diventa improvvisamente un santo, fedelissimo ai sovrani e in particolare alla regina, l'unico sincero in una corte di infidi. Fino appunto al martirio;

 - viene sottinteso che anche Henry, oltre a Margaret, impazzisce ( e vabbè qui possiamo anche farci venire qualche dubbio che la cosa sia vera!);

- all'incontro con il Re di Francia che suggella il fidanzamento tra la principessa Mary e il Delfino, il suddetto Re davanti a tutti continua a criticare la bambina trovandole difetti fisici, arrivando a mettere in dubbio la sua legittimità (ripeto, davanti a due intere corti);

-Henry vorrebbe uccidere Catherine, Catherine vorrebbe uccidere Henry ma per fortuna entrmabi si danno una calmata prima di fare qualcosa di irreparabile.

Insomma alla fine i personaggi più credibili e meglio fatti sono quelli inventati, ovvero Lina e Oviedo. 

Nota di demerito per il doppiaggio italiano: amo i doppiatori italiani e il loro lavoro, che difendo sempre, ma qui è stato fatto con i piedi: i francesi parlano con il tipico accento francese, gli spagnoli con il tipico accento spagnolo; solo gli inglesi parlano normalmente. La cosa rislta ridicolissima, per non parlare della doppiatrice di Meg che urla continuamente (probabilmente per sottolineare la pazzia del personaggio).


IL FINALE

Alla fine Margaret Pole, timorosa di perdere i suoi beni,  spiffera ad Henry la verità, ovvero che Catherine e Arthur avevano consumato il matrimonio. Come ricompensa viene nominata governante di Henry Fitzroy, abbandonando Mary. Per evitare il processo Catherine decide di sua spontanea volontà di andarsene e lascia la corte (per andare non si sa dove), portandosi dietro la figlia di cui non le era mai importato nulla nell'indifferenza generale.

Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti. 


giovedì 19 gennaio 2017

Braccialetti rossi 3, 2016




Regia di  Giacomo Campiotti, con Carmine Buschini (Leo), Aurora Ruffini (Cris), Brando Pacitto (Vale),Pio Luigi Piscitelli (Tony), Denise Tantucci (Nina),Cloe Romagnoli (Flam),Maria  Melandri (Margi),Silvia Mazzieri (Bella),Nicolò Bertonelli (Bobo),Daniel Lorenz Alviar Tenorio (Chicco), Manila Nicoli (Mela) Carlotta Natoli (D.ssa Lisandri). Giorgio Marchesi (Dott.   ), Francesca Chillemi ( ), Luca Ward (Leone), Andrea Tidona (Dott.


Continuano le avventure dei Braccialetti: tornato dalla vacanza sull'isola, Leo ha deciso di farsi operare nonostante le scarse chance; Flam scopre di avere una sorella maggiore, Margi, la quale potrebbe donare le cellule staminali compatibili per la cura che le gioverebbe; Nina deve rimanere in ospedale e sottoporsi ad ulteriori cure dato che non sta rispondendo bene alle attuali; Tony fa sempre il portantino e sogna di diventare infermiere; in camera con Leo viene ricoverato Bobo, uno scontroso ragazzo in attesa di un trapianto di cuore....



Nel 90% dei casi, la lunga serialità non solo annoia ma rischia pure di rovinare un buon prodotto. "Braccialetti rossi" purtroppo, rientra nella percentuale: se già la seconda serie zoppicava riuscendo comunque a mantenere un risultato narrativo dignitoso, qui si arriva al livello "fondo del barile raschiato": situazioni squallide e inutili, vistosi errori rispetto a ciò che era stato narrato finora, personaggi nuovi e interessanti trascurati, il tutto condito con  un ritmo narrativo da abbiocco e da continui spostamenti d'orario per le prime puntate (una addirittura alle 22!). Tanto che stavolta non sono nemmeno riuscita ad arrivare alla fine, e l'affetto per i personaggi nulla ha potuto.
Partiamo dalla riconfermata volontà degli sceneggiatori di presentarci per la maggior parte figure genitoriali di mxxxa (evidentemente, qualcuno ha avuto enormi problemi a riguardo): stavolta la Palma D'oro vai ai genitori di Flam e Margi, o meglio ai soli genitori della prima, vista la storiaccia di cui inspiegabilmente li hanno omaggiati gli autori. Non bastava mettere che Margi era figlia del primo matrimonio del padre?No, hanno dovuto cucire addosso al poveretto la squallida storia di aver mollato la prima moglie e la figlia per la sua migliore amica, facendo passare oltretutto la tradita per la brutta strega cattiva e infamona che odia la povera bimba cieca. Di meglio non potevano fare. Per fortuna salvano tutto le figliole, davvero tenere e dolci nel loro rapporto tra sorelle.
E che dire della trovata di inserire il personaggio di Luca Ward, con  annessa storia retrospettiva della mamma di Leo?Almeno ora abbiamo chiaro perchè il padre  si è disinteressato del figlio malato in ospedale; patetica, oltretutto, la storia del "diario della mamma e Leo", visto che la donna pareva anche in vita non ricordarsi di avere un'altra figlia (Asia, la sorella di Leo presentata nella prima serie come sempre vicina a lui, e che qui misteriosamente sparisce lasciando, oltre a un vuoto narrativo, il poveretto completamente solo in ospedale). Insomma una poveretta che oltre a essere morta di cancro viene presentata non proprio nel migliore dei modi. Velo pietoso sulla famiglia di Cris.
Anche tra i ragazzi le storie non sono al massimo: Vale finalmente non è più solo ma si fidanza con Bella, rischiando però perennemente di mettere in crisi il rapporto per la sua incapacità di staccarsi- almeno un pochino-dagli amici: ok che questi ultimi sono importanti, ma a tutto c'è un limite, e per fortuna Nina e Cris in almeno due occasioni si schierano a fianco della poveretta.Oltre a Margi viene introdotto un nuovo personaggio,Bobo, uno scostante ragazzo malato di cuore e appassionato di musica, con una mamma giovanissima ed esuberante, che si trova in ospedale aspettando un trapianto; la maggior parte degli spettatori ha giudicato male questo personaggio giudicandolo estremamente antipatico anche se dopo si lascerà andare, ma credo non abbiano capito che tutto ciò deriva dalla profonda sofferenza che il ragazzo ha sempre patito per la sua malattia, le sue aspettative di cura spesso andate in fumo, oltrechè per la sua situazione familiare.Al personaggio più simpatico, Chicco, è stato riservato uno spazio minimo, mentre la coppia potenzialmente più interessante e simpatica (Toni e Mela) è stata relegata in un angolo e poco approfondita rispetto a quello che si poteva fare. Come sempre però, la storia più incredibile (da ogni punto di vista) è stata quella di Leo e Cris, con lei che rimane incinta (quando si sa perfettametne che nella realtà una persona sottoposta a tanti cicli di chemio come Leo diventa quasi sempre sterile, ma vabbè, mettiamo sia un'eccezione) con tanto di conseguente matrimonio, a 18 anni, nel 2016. Non sono del tutto contraria a queste cose per carità, ma in questo caso mi è sembrato tutto tirato per i capelli. 
Ma tranquilli, che a riportare tutti alla realtà provvederà la morte della povera Nina, che donerà i suoi organi...e indovinate a chi andrà il cuore? Roba da diario delle superiori. Recitazione non proprio al massimo, colonna sonora lagnosa, narrazione approssimativa al massimo fanno il resto nel rendere questa fiction un prodotto moribondo; ma sospetto che questo sia solo il cosiddetto "canto del cigno" e che ci sarà almeno una quarta serie....


P.S: dimenticavo: siamo alla terza serie e ancora nessuno si  è degnato di spiegarci cosa abbia Ruggero, anche lui da anni in ospedale ma non malato di cancro come Leo e gli altri. Forse guarderò la quarta serie nel tentativo di scoprirlo....






mercoledì 23 settembre 2015

Il ritorno di Ulisse, 2014



Regia di Stephane Giusti, con Alessio Boni (Ulisse), Caterina Murino (Penelope),Niels Schneider (Telemaco), Karina Testa (Clea),Augustin Legrand (Antinoo),Carlo Brandt (Laerte).





A vent'anni dalla sua partenza per la guerra di Troia, Ulisse riesce finalmente a tornare a casa nell'isola di Itaca, dove trova la fedele moglie Penelope, il figlio Telemaco ormai divenuto uomo e l'anziano padre Laerte;dopo aver sgominato i Proci che a tradimento cercavano di insidiarsi per comandare l'isola, Ulisse riprende il suo legittimo posto come Re, le cose non sono così semplici: dopo vent'anni tutto è cambiato, la moglie è stata troppo tempo sola, il figlio è cresciuto e si scontra con lui, lui stesso è troppo amareggiato dalle esperienze fatte e non sa più di chi deve fidarsi o meno.
Tutto ciò lo indebolisce, mentre i parenti dei Proci tramano vendetta...



Nella scorsa stagione televisiva è andata on onda sulla Rai questa fiction, un "seguito" delle avventure di Ulisse dopo il termine dell'Odissea.
Ora, nonostante non sia particolarmente nostalgica della famosa "Odissea" del 1968 con Bekim Femiu, amo molto la storia di Ulisse perchè- per me- è uno dei miti della mia primissima adolescenza; e si sa, quando si toccano i miti personali.... tra l'altro, in quel periodo avevo pure rivisto UNA puntata della serie tv dedicata ai tre moschettieri (rifattissimi, OH My GOOOOOOD) e avevo scoperto che hanno fatto una nuova serie dei "Cavalieri dello zodiaco" con protagonisti i figli dei "vecchi cavalieri", e oltretutto con una grafica orribile. 
Figuratevi voi in che stato d'animo mi accingevo a vedere questo seguito de "L'Odissea"....
E infatti, quando ho deciso di guardare questo prodotto tv, già ero scettica, ma vedendolo il mio scetticismo è diventato proprio orrore; se Alessio Boni da solo poteva essere un Ulisse anche accettabile, è tutto ciò che gli hanno messo attorno che farebbe rivoltare il buon Omero: a parte le performance di Caterina Murino nel ruolo di Penelope (non certo l'ideale ma dipendeva anche dai momenti) e del terribile "attore" (le virgolette sono d'obbligo) che interpreta Telemaco, vi sono vari  incredibili svarioni a livello di logica della storia: se le navi di Ulisse non erano ancora tornate da Troia, com'è possibile che alla corte di Itaca ci fossero delle principesse troiane divenute schiave?! 

E poi, dai, capisco che Ulisse dopo vent'anni di lontananza si senta praticamente un estraneo a casa sua ma da qui a  dipingerlo come uno psicopatico che non si fida di nessuno e vede complotti dappertutto?!
Per non parlare della fine che la povera Nausicaa, sposata a Telemaco come da mito, deve fare per far trionfare l'amore tra lo stesso Telemaco e la schiava Clea....bè se fossi stato il padre della giovane avrei mosso una guerra a Itaca!
Non tutte le trovate sono male, ad esempio quella del figlio di uno dei Proci che vuole vendicare il padre e quindi cerca di insidiarsi a Itaca per carpire la fiducia dei sovrani e poi realizzare il proprio piano, ma devo dire che tutto il resto mi ha abbastanza schifata.
In conclusione: se volete fare una VOSTRA storia personale, lasciate stare i vecchi classici che vanno benissimo così come sono!








giovedì 12 settembre 2013

Il peccato e la vergogna, 2010








 Regia di Luigi Parisi, con Gabriel Garko (Nito Valdi), Manuela Arcuri (Carmen  Tabacchi), Giuliana De Sio (Bigiù), Eros Galbiati (Giulio Fontamara), Francesco Testi (Giancarlo Fontamara), Victoria Larchencko (Elisa Fontamara), Martine Brochard (Sylvie).

Nei primi anni del Novecento, il piccolo Nito viene abbandonato dalla madre e cresce in un collegio.
Da adulto, verso la fine degli anni trenta, lavora alle dipendenze di un boss della mafia romana; conosce e s’innamora di Carmen, figlia di una delle vittime del boss, una giovane esuberante e determinata a uscire dalla povertà in cui è sempre vissuta.
Nito però ha una natura violenta e cattiva, che esplode quando Carmen lo lascia dopo averlo visto picchiare a sangue un uomo; da quel momento la giovane non avrà pace, visto che Nito sviluppa nei suoi confronti una vera e propria ossessione che lo porterà a perseguitarla nel corso degli anni, usando ogni mezzo per indurla a tornare con lui…


Questa premiatissima (negli ascolti) fiction risale a settembre 2010; visto il risultato del prodotto, avevo deciso che non valeva la pena dedicargli un post.
Ma settimana scorsa ho avuto la ferale notizia che a breve andrà in onda la seconda serie euro e mi è venuto un soprassalto di coscienza: posso permettere che qualche incauto spettatore che abbia perso la messa in onda Tv, attirata dal fatto che la fiction è stata pubblicizzata come ”una grande storia d’amore e di passione”, spenda anche solo mezz'ora del suo prezioso tempo per cercare di vedere questo polpettone malfatto e indigesto? No, non sarebbe giusto!



E così eccomi qui, a parlarvi di questo polpettone senza capo né coda in cui - tanto per attenerci al titolo - l’unico peccato è quello di averlo seguito per tutte le sette puntate e l'unica vergogna quella di perseverare facendone la seconda serie.
Chiedo scusa agli eventuali ammiratori per i toni da me usati; ma la sottoscritta, che al contrario di molti è amante delle fiction italiane e dei loro interpreti (in primis Gabriel Garko e Giuliana De Sio) stavolta non ha potuto fare a meno di riconoscere che questa fiction è la classica ciambella riuscita senza buco…per essere clementi.
Che gli autori della sceneggiatura non si siano sforzati troppo l’avevo già intuito dal titolo, di cui non si capisce il significato, nemmeno proseguendo con la storia. Ma pazienza… non è da un titolo che si giudica un libro , quindi deve valere anche per una fiction, no?
E quindi andiamo avanti.
Fin dalla prima puntata viene il dubbio che non sia proprio una storia d’amore: in pratica, che non sia la storia del solito cattivo redento dalla sua donna. Nito infatti ha una natura violentissima, che più violenta non si può, che si può scusare solo in minimissima parte con il trauma dell’abbandono patito da bambino; e infatti andando avanti con la storia, possiamo ben dire che il “poveretto” altri non è che un malato di mente, ma di quelli pericolosi: a parte che  l’ossessione che sviluppa nei confronti della protagonista già di per sé non è certo normale, ma se poi questa ossessione lo porta a (elenco solo alcune cose):

- portare Carmen in un bordello per costringerla a cedere;

- stuprarla (più di una volta!);

- picchiarla (anche qui più di una volta… ma tra gli sceneggiatori c’era Rosemary Rogers per caso?!);

- ammazzarle il padre

… e altre piacevolezze simili… beh, penso proprio che se la fiction fosse stata ambientata ai giorni nostri, Nito sarebbe stato condannato all’ergastolo per stalking!
Senza contare il fatto che la fiction stessa è impregnata di violenza in modo esagerato: nel corso delle sette puntate Nito stupra più donne, inducendone due al suicidio, tortura più gente che può, ammazza metà della famiglia ebrea Fontamara, ammazza due vecchietti durante una rapina… insomma un’orgia di sangue! Che era cattivo l’avremmo capito anche senza tutte queste esagerazioni…
Basterebbe questo per bocciare la fiction; ma come non nominare la pessima recitazione  di questi tutti gli interpreti, anche di quelli solitamente bravi? Il fatto è che in tutta questa accozzaglia di avvenimenti e personaggi che si susseguono come una  girandola di puntata in puntata è difficile dare ai personaggi una pur minimo spessore psicologico, col risultato che abbiamo una serie di macchiette, tipo il buono che viene inevitabilmente fregato da tutti, la giovane innamorata dolce e ingenua (che a me, scusate, è sembrata una povera stupidina!)  che viene crudelmente tradita, il gaudioso irresponsabile che maturerà (si fa per dire!) con la guerra…e via dicendo. Insomma, approfondimento psicologico o sentimentale zero.



Eccetera eccetera… alle prese con personaggi di questo tipo, è chiaro che la recitazione è quella che è, ovvero ai minimi sindacali, e non sempre per colpa degli attori: se la pur simpatica Manuela  Arcuri ci ha ormai abituati a una pessima recitazione cui alla lunga non sopperisce la sua avvenenza fisica , se il volenteroso Gabriel Garko nonostante riesca a delineare un cattivissimo puro che non suscita alcuna simpatia in nessuno (lo stesso attore in un’intervista ha dichiarato che, quando si è rivisto sullo schermo, si è odiato da solo!), penso che altri personaggi e relativi interpreti, come la prostituta interpretata da Giuliana De Sio, avrebbero potuto dare molto di più.
L’ambientazione? Ovvio che se siamo nel periodo compreso tra la fine degli anni ’30 e la seconda guerra mondiale, ci saranno il fascismo, la persecuzione degli ebrei, la guerra...tutti argomenti importanti trattati come una leggerezza incredibile e sconcertante.
Come se tutto ciò non bastasse, c’è pure lo svarione temporale: nella prima puntata la sorellina di Carmen è una bimba di circa sette anni; la storia prosegue, le puntate coprono vicende in un arco di otto anni circa; arriviamo nell’immediato dopoguerra (1946 circa)… e la bambina è sempre la stessa! Le privazioni della guerra le hanno forse bloccato la crescita?!
Unica nota di merito, splendidi costumi, che stanno molto bene  se vestiti in particolare dalla Arcuri; grazie a ciò visivamente l’attrice ricorda spesso attrici famose  del cinema dei telefoni bianchi, come  Doris Duranti o Luisa Ferida…ma il paragone finisce lì, purtroppo.
Concludo dicendo che l’unico motivo che mi ha spinto a vedere tutte e sette le puntate (già dopo la seconda avrei abbandonato) è stata la curiosità di vedere che fine avrebbe fatto Nito… ma siccome si sta diffondendo la moda dei finali aperti che preludono a una seconda serie, non ho avuto nemmeno questa soddisfazione. E dopo essermi levata questi “sassolini” dalla scarpa, vi lascio libere di decidere delle vostre visioni: la mia coscienza è a posto!

mercoledì 5 settembre 2012

La freccia nera 2006




Regia di Fabrizio Costa , con Riccardo Scamarcio (Marco di Monforte ), Martina Stella (Giovanna Bentifoglio di Fanes), Ennio Fantastichi (Raniero di Rottenburg), Jane Alexander (Magdalia di Toblach), Giulio Berruti (Thomas).

Italia, 1400 circa. Marco di Monforte è un giovane orfano allevato dal potente Raniero; Giovanna Bentivoglio è una giovane nobile, nipote del vescovo di Cusano, cresciuta in convento. I  due giovani sono stati promessi sposi dai loro tutori pur non essendosi mai visti; per evitare questo matrimonio e contemporaneamente difendere l’eredità paterna che le spetta di diritto scappa dal convento e va in guerra fingendosi un uomo; qui conosce e fa amicizia proprio con Marco, ignorando entrambi le rispettive identità…



Della serie: “ma se volete raccontare una storia a modo vostro non potete raccontarla senza dire che è un remake di un grande classico?!”.
Infatti questo sceneggiato ha ben poco a che veder sia con il romanzo si Robert L. Stevenson al quale si ispira , sia all’omonimo sceneggiato del 1968 di cui dovrebbe essere il remake, a partire dal fatto che non è nemmeno ambientato in Inghilterra ma in Italia.
Unica traccia, il fatto che i due giovani protagonisti siano stati promessi dalle famiglie e si innamorino senza conoscersi (e pensando di odiare, ufficialmente, il rispettivo promesso) e il fatto che lei per tentate di sfuggire alla sua sorte si vesta da uomo e- in questo caso,- vada a combattere (insomma: “meglio ammazzata in guerra che moglie tua!”).
I due protagonisti Riccardo Scamarcio e Martina Stella fra loro non funzionano proprio; potrebbero ben definirsi “siamo la coppia più improbabile del mondo”. Zero alchimia, zero passione, sono molto più credibili quando si combattono.
Anche presi singolarmente fanno una magra figura: lei passi, ormai ci siamo abituati; lui- che a mio avviso non è proprio da disprezzare come invece va molto di moda fare- sembra lì proprio per prendere lo stipendio, nonostante anche considerando i cambiamenti, le potenzialità il personaggio le aveva….
Per quello che ho potuto vedere (dato che ho abbandonato la visione dopo due puntate di sofferenza) molto meglio il cattivo Ennio Fantastichini…ma se avessi resistito lo avrei fatto solo per le location.
Da dimenticare (come , credo, la maggior parte del pubblico ha da subito fatto, visti i  non eccelsi ascolti ottenuti)!



domenica 4 dicembre 2011

David Copperfield, 2009


Regia di  ,con Giorgio Pasotti(David Copperfield),Maya Sansa (Agnes Wickfield),Gianmarco Tognazzi (Uriah Heep),Chiara Conti (Clara Copperfield),Larissa Volpentesta (Emily),Stefano Dionisi (Edward Murdstone).

Nella Londra del 1800, il piccolo David Copperfield, maltrattato dal patrigno dopo la morte della madre, fugge e viene allevato da un’eccentrica ma affettuosa zia.Riceve un’ottima educazione in collegio, e da adulto vive la vita di un qualsiasi giovane gentiluomo inglese. Vita comune ma piena di avvenimenti…


Come ormai da tempo succede,la moderna trasposizione Tv del romanzo di Dickens,nonché rifacimento del bellissimo sceneggiato del 1965 con Giancarlo Giannini nel ruolo del protagonista, mi ha solo fatto venire voglia di rivedere l’originale!
Certo,essendo una storia così lunga condensata in due puntate (contro le sette dell’originale) non è che mi aspettassi di trovarvi tutto;qualche taglio l’ho messo in conto;ma alla fine il risultato è stato tale che mi è sembrato solo di assistere ad un’accozzaglia di scene con poco senso e poco sugo.
Sugli attori il mio parere è “ni”:Pasotti non era male, ma dovrebbe strabuzzare meno gli occhi, e soprattutto leggersi il libro prima di rilasciare interviste dove dice che “il suo David è meno imbranato, più sveglio e attivo di quello del romanzo”…fa passare il protagonista per un decerebrato(cosa tra l’altro non vera per chiunque abbia letto il libro);Maya Sansa solitamente è una brava attrice, ma non mi è piaciuta nel ruolo di Agnese:troppo matura(come età), anche lei sgrana troppo gli occhioni ed è poco incisiva,sembra sempre stia lì ad aspettare la pappa pronta.La colpa non è del tutto sua, è di qualche sceneggiatore incompetente che ha ridotto Agnese ad una donnina debole e leziosa…
Molto meglio Gianmarco Tognazzi nei panni del perfido e viscido Uriah Heep e Patrizio Roversi in quelli dell’eccentrico e inimitabile Mr Micawber.
Ma per il resto, tutti personaggi privati del loro essere:dove sono la  fedele governante Peggoty,Il suo generoso fratello,la cattiva Jane Murdstone,l’impareggiabile zia Betsy?Certo,sono presenti come personaggi ma ridotti al livello di scarne figurine di contorno.
Ma insomma possibile che non ci si possa limitare a raccontare un libro per quello che è?!Che gusto c’è a stuprare queste storie, soprattutto se sono capolavori della letteratura,volendo per forza vedere messaggi e interpretazioni che NON CI SONO?!


giovedì 24 novembre 2011

Il falco e la colomba, 2009





Regia di Giorgio Serafini , con Cosima Coppola (Elena Campireali), Giulio Berruti (Giulio Branciforte), Sabina Began(Beatrice Campireali), Anna Galiena (Vittoria Colonna), Enrico Lo Verso (Armido ), Adriano Pappalardo(Ugone ), Franco Oppini (Signore di Campireali ), Fabio Testi(Principe Savelli ), Anna Safroncick (Lisetta), Davide Paganini (Fabio Campireali), Vincent Riotta (Cardinale Colonna).

Elena Campireali, figlia dei signori di Campireali, dopo essere stati per anni nel convento dove è stata educata ai suoi doveri di nobildonna, diventata adulta ritorna a casa per sposare l’uomo scelto per lei dai genitori, il principe Savelli. Il matrimonio tra i due, oltre a rafforzare il potere e la ricchezza della famiglia della sposa, consentirà a Fabio, fratello di Elena, di diventare cardinale e combattere per la potenza della Chiesa. La giovane, nonostante il futuro sposo abbia molti più anni di lei, è ben disposta verso la sua nuova vita, fino a che non incontra Giulio Branciforte, brigante e soldato di ventura. Tra i due è amore a prima vista, un amore tormentato e non privo di ostacoli non solo per la diversa estrazione sociale…




Che dire di questo sceneggiato, liberamente ispirato al romanzo LA BADESSA DI CASTRO (1839) di Stendhal? I potenziali ingredienti per farne un successo del tipo ELISA RIVOMBROSA c’erano tutti…eppure, nonostante mi abbia interessato abbastanza per non abbandonarlo, non mi ha conquistato molto.Anzi, a dire la verità ho trovato la vicenda dei due protagonisti piatta e scontata, mentre mi hanno intrigata molto di più i personaggi secondari. Giulio Berruti si lascia vedere, anche se mi è crollato un mito vedendolo con barba e baffi; credo possa fare molto di più come attore, qui non mi è parso del tutto a suo agio. In alcuni momenti esprimeva passione e vitalità, in altri sembrava avesse spento l’interruttore…Anche Cosima Coppola non è male, anche se devo dire che quegli occhioni sgranati e il tono della voce spesso troppo alto sono due caratteristiche che non vanno certo a suo favore; il suo personaggio alla fine risulta un po’ troppo esagitato e sopra la righe.
Davvero brava invece Sabina Began, nel tormentato ruolo della madre di Elena, una donna che anche quando sembra più malvagia combatte in realtà per amore della figlia, pagandone le conseguenze; poteva  risultare una macchietta di solita mamma cattiva, invece l’attrice ha trasmesso tutto il tormento, la sofferenza e contemporaneamente l’amore del suo personaggio.Ho apprezzato molto anche Anna Safroncick nel ruolo della sfortunata Lisetta, il personaggio migliore  a mio avviso insieme a quello della Began e Adriano Pappalardo nel ruolo del brigante Ugone(non è un bravo attore tecnicamente, ma secondo me un attore deve anche saper far appassionare il pubblico al suo personaggio, e lui con la sua simpatia e la sua grinta ci riesce) .
Fabio Testi da pensionamento e Franco Oppini curiosamente insolito in un breve ruolo drammatico.
Sicuramente a farla da padrone, più che la storia e gli attori, gli splendidi paesaggi e soprattutto i bellissimi costumi.Uno dei difetti più grossi, come al solito per le fiction italiane, sono le musiche, spesso assordanti al punto da coprire i dialoghi. Ma regolare il volume no?