giovedì 24 novembre 2011

Piccole donne (Little Women), 1950

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 Regia di Mervyn Le Roy, con Janet Leigh ( Meg), June Allyson ( Jo), Margaret O’ Sullivan ( Beth), Liz Taylor ( Amy), Peter Lawford ( Laurie), Rossano Brazzi ( Prof. Baher).


Durante la Guerra di Secessione le quattro sorelle March, Meg, Jo, Beth e Amy vivono insieme alla madre una vita felice e serena, pur se tra le ristrettezze e la preoccupazione per il padre soldato.Tra le quattro ragazze, molto unite tra di loro seppur tanto diverse di carattere, spicca come personalità Jo,che avrebbe voluto nascere maschio, aspira all’indipendenza e sogna di fare la scrittrice; è lei la voce narrante del film, che ci racconta anche del loro amico Laurie, un ragazzo ricco ma solo, di suo nonno, un uomo apparentemente burbero e severo ma col cuore d’oro, della severa zia March, che però è sempre pronta ad aiutare le nipoti nel momento del bisogno.e soprattutto ci racconta di lei e delle sue sorelle: Meg, la maggiore, che ama l’eleganza anche tra le ristrettezza cui è costretta; Beth, la sorella dolce e tranquilla, che ama suonare il piano; Amy, la più piccola,un poco capricciosa e vanesia, con la passione per il disegno e l’arte.


La seconda versione cinematografica più famosa del romanzo di Louisa May Alcott è sempre stata universalmente snobbata dai critici come un rifacimento senz’anima di quella, molto più apprezzata, del 1934, è invece la mia preferita, probabilmente soprattutto per motivi affettivi( è uno dei film del cuore della mia infanzia), comunque trovo che quel non so che di “sopra le righe” che  caratterizzava a tratti la precedente versione qui non ci sia, e mi fa piacere.La storia scorre gradevole e toccante, anche se con qualche svarione che nell’infanzia non avevo notato: per esempio, le ragazze March sono povere, però vivono in una villetta a due piani con 4 camere da letto, e in quasi ogni scena indossano abiti diversi e alla moda, per l’epoca( almeno mi pare!).Persino l’abito rovinato di Jo è davvero molto bello…
Ho anche preferito l’interpretazione di Jo fatta da June Allyson a quella, seppur magistrale, di Katharine Hepburn, perché l’ho trovata per molti versi molto più somigliante a come mi ero immaginata Jo leggendo il libro ( non solo da bambina ma anche da grande); più sbarazzina e fresca, più “simpatica”, mentre ho sempre trovato fuori parte Liz Taylor nei panni di Amy, con una innaturale parrucca bionda e un modo troppo lezioso e affettato i interpretare il personaggio.Ho trovato il personaggio di Beth un po’ troppo infantile e lagnoso, soprattutto nell’ultima parte….ma per il resto, non ho nulla da ridire sugli altri personaggi, soprattutto sulla bisbetica Zia Martha dal cuore d’oro e sulla saggia Mamy
Un appuntino: ma questo Rossano Brazzi era così bravo da metterlo, a quell’epoca, in auna marea di film?Anche lui è davvero poco credibile nei panni del tedesco professor Baher!Io l’ho sempre trovato scipito e incolore come il collega Leslie Howard….
Ottime scenografie e musiche.



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