sabato 31 dicembre 2016

Toy story 3- La grande fuga




Regia di Lee Unkrich, con le voci italiane di: Fabrizio Frizzi (Woody),Massimo Dapporto (Buzz Lightyear),Ilaria Stagni (Jessie), Angelo Nicotra (Mr Potato),Cristina Nocri (Mrs Potato),Pietro Tiberi (Slinky),Carlo Valli (Rex),Riccardo Garrone (Lotso),Claudia Gerini (Barbie), Fabio De Luigi (Ken),Matteo Leoni (Andy), Giorgio Faletti (Chuck il clown).


Sono passati molti anni dalla vicenda narrata nel primo TOY STORY: Andy è cresciuto e ora sta per andare al college.
La sua stanza viene quindi svuotata e i vecchi giocattoli sono in ansia per la loro sorte: verranno relegati in soffitta, dove almeno potranno restare tutti insieme? O verranno buttati nella spazzatura?
Per loro fortuna Woody, Buzz, Barbie, Jessie & C. vengono donati a un asilo, così potranno fare felici altri bambini. Inizialmente va tutto benissimo, bambini scatenati a parte: all’asilo conoscono altri giocattoli, come Ken, L’Orso e Bimbo; ma presto impareranno sulla loro pelle che non è tutto oro quello che luccica, e verrà il momento in cui dovranno darsi alla fuga.


Temporalmente, sono passati quindici anni dal primo TOY STORY; nella storia ne sono passati una decina.
Gli anni passano, i bimbi crescono….e i loro giocattoli? I piccoli amici che hanno fatto compagnia e allietato tante giornate?
Spesso, ahimè, vengono gettati via, altre volte invece vengono regalati ad altri bambini; ma loro cosa provano?
Ovviamente questo film pone la domanda, con relative risposte, dalla prospettiva dei giocattoli, i quali chiaramente non gradiscono di venire abbandonati, anche se ciò è inevitabile quando un bambino cresce.
Ritroviamo i simpatici personaggi già conosciuti coi caratteri di sempre (ma qualcuno manca: segno anche questo, ahimè, del passare del tempo), ma stavolta alle prese con un problema per molti versi insolvibile: certo è triste che i giochi vengano dimenticati, ma d’altronde tutti crescono….
Però, e credo sia questo il messaggio del film, ci saranno sempre altri bambini pronti a voler bene ai vecchi giocattoli, e questi davvero non saranno mai dimenticati nemmeno dai bambini cresciuti.
Certo però prima di arrivare a questo consolante finale le cose si svolgono in modo piuttosto inquietante: l’asilo in cui finiscono  Woody, Buzz & Co, oltre a essere pieno di bambini pestiferi che non sanno giocare e arrivano a “divorare” i poveri malcapitati, si rivela essere una prigione gestita da alcuni leader che non esitano ad adottare soluzioni piuttosto spicce con chi non si allinea alla loro; questa in effetti l’ho trovata una parte un po’ inquietante considerato che il film è rivolto ai bambini.
Per il resto il film è permeato di suspence (devo ammetterlo, sono rimasta sulle spine soprattutto nella parte della discarica!), e le migliori scene sono riservate alla coppia Barbie- Ken (a proposito: io ce l’avevo la casa a tre piani con l’ascensore!) alternata con la malinconia.
Un film davvero gradevole, una perfetta conclusione di questa dolce trilogia Disneyana.



venerdì 30 dicembre 2016

Classifica 2016

Dice un proverbio: "anno bisesto, anno funesto": e stavolta per quanto mi riguarda, il 2016 ha mantenuto questa promessa, visto che sicuramente è stato uno degli anni più brutti della mia vita!!!! Tra persone amiche rivelatesi false come poche, amicizie perse per stupidate (e non per colpa mia),problemi di salute di alcuni familiari, disoccupazione per buona parte dell'anno, due concorsi andati male, problemi personali sempre più accentuati, decisamente non vedo l'ora che finisca!!
Per non parlare di ciò che è successo nel resto del mondo: terremoti, attentati terroristici, treni deragliati...davvero quest'anno è stato peggio di altri.
Anche a livello di film non è che sia stato  entusiasmante: pochi film e pochissimi che mi hanno entusiasmato, quasi tutti italiani.
Ecco la mia classifica del mio 2016 al cinema:


- Veloce come il vento


- Ridendo e Scherzando


- Lo chiamavano Jeeg Robot


-The Dressmaker- Il diavolo è tornato


-L'ultima parola: la vera storia di Dalton Trumbo

-In guerra per amore

- 7 minuti


Speriamo che il 2017 vada meglio, in tutti i sensi.

Buon anno a tutti!!




giovedì 29 dicembre 2016

Debbie Reynolds

Alla  notizia della morte della figlia Carrie Fisher, si è sentita progressivamente poco bene e ciò probabilmente le ha causato un ictus: è morta così, a due giorni di distanza dalla figlia, l'attrice Debbie Reynolds, una delle più note interpreti di musical e commedie negli anni '50 e 60.
L'attrice era nata a  El Paso nel 1932, vero nome Mary Frances Reynolds, a 14 anni vinse un concorso di bellezza per ragazzine, grazie al quale fu scoperta e scritturata dalla MGM: il debutto nel mondo del cinema avvenne l'anno dopo con il film "Vorrei Sposare", ma il successo arriva nel 1952 con "Cantando sotto la pioggia" accanto a Gene Kelly. 
Tra gli altri suoi film si ricordano: "Tre ragazze a Broadway" (1953), "voglio essere amata in un letto d'ottone" (1964), "Pranzo di nozze" (1956),"Cominciò con un bacio" (1959), "La conquista del West" (1962), "Guardia del corpo" (1992), "In & out" (1998). 
In tv ha invece interpretato i telefilm: "Alice" (1982), "Love Boat", "Hotel", "Pappa e ciccia","Il tocco di un angelo" e "Will & Grace".




mercoledì 28 dicembre 2016

Fuga da Reuma Park, 2016



Regia di Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, con Aldo, Giovanni, Giacomo, Salvatore Ficarra (Salvatore), Valentino Picone (Valentino), Silvana Fallisi (Ludmilla).


Italia, nel futuro: Aldo Giovanni e Giacomo sono tre anziani ex comici che si ritrovano nella strana "casa di riposo" "Reuma Park", una specie di inquietante Luna Park per anziani dal quale si vocifera che nessuno, nemmeno chi vi è entrato per sbaglio o contro la propria volontà, sia mai riuscito ad uscirne.Stanchi delle vessazioni dell'energica capo infermiera Ludmilla, i tre decidono di fuggire e andare in Brasile. Ma per arrivarci, devono prima uscire dalla struttura; e non sarà cosa semplice....




Questo film celebra i 25 anni di attività del trio, ed è per questo che la trama non è che sia importantissima, dato che alla fin fine è un riproporre i più famosi personaggi e sketch dei tre comici: troviamo veramente tutti: Rezzonico, Gervasoni e la guardia giurata, Phdor figlio di Kmer, l'insegnante d'inglese, persino la famigerata gamba del primo film e spezzoni dei vari spettacoli teatrali con cui aldo Giovanni e Giacomo in questi 25 anni ci hanno allietato facendoci ridere e divertire.
L'inizio è xome un "consegna del testimone" da parte dei comici "storici"  a due giovani: Ficarra e Picone, nei panni dei figli di Aldo che abbandonano l'anziano padre al ricovero proprio la mattina di Natale e che, in pochi minuti, riescono comunque ritagliare due ruoli caustici e divertenti allo stesso tempo. 
La casa di riposo "Reuma Park" non è certo un ricovero come tutti gli altri: è situata in un vecchio luna park in disuso, dove gli ospiti alloggiano in piccole roulottes e dove la routine è decisa dall'energica capo infermiera russa Ludmilla, che a suon di frustate se necessario, obbliga gli ospiti a partecipare agli agghiaccianti momenti di svago e aggregazione previsti dal programma.
Qui Aldo ritrova gli amici Giacomo e Giovanni: dopo aver constato le inumane condizioni a cui dovrebbero sottostare (e aver scoperto che Giovanni è proprietario di una barca e Giacomo di svariati miliardi) decidono di mettere a punto un piano per fuggire in Brasile, tanto più rischioso quanto per il fatto che dalla terribile casa di riposo sembra non sia mai uscito nessuno vivo, sopratutto a causa del controllo della terribile Ludmilla...ovviamente tutto ciò scatenerà una seie di dinamiche che porterà il trio a riproporre alcuni pezzi forte del loro repertorio, omaggiando contemporaneamente la città di Milano (come già in altri film).
Nulla di particolare, e sicuramente non sarà un film memorabile, ma come sempre Aldo Giovanni e Giacomo sono bravissimi, simpatici e adatti per trascorrere due ore in allegria; poi io non è che sia proprio imparziale, li adoro e sono una loro fan della primissima ora!






Carrie Fisher

E' morta A Los Angeles all'età di 60 anni l'attrice Carrie Fisher, famosa per aver interpretato la principessa Leila nella prima serie (quella storica) di "Guerre Stellari".
Carrie Fisher era nata nel 1956, figlia d'arte (i genitori erano Debbie Reynolds e Eddie Fisher).
Il suo debutto al cinema avvenne nel 1975 nel film "Shampoo", la fama vera e propria arrivò subio dopo, nel 1977, con il ruolo della principessa Leila in "Guerre stellari", ruolo che oltre a catapultarla nell'Olimpo delle star è rimasto tra i più famosi della storia del cinema. Purtroppo come spesso avviene, la fama planetaria portò più danni che altro alla giovane Carrie, che cominciò ad avere problemi di droga e alcol, non sapendo reggere la pressione e le aspettative che questo tipo di fama comporta. A causa dell'essere diventata un'icona grazie alla celebre saga di Lucas e sopratutto ai suddetti problemi, la sua carriera d'attrice fu molto ballerina e non decollò mai completamente, rimanendo sempre legata al suo personaggio più famoso.
Nel 1987 scrisse il libro autobiografico "Cartoline dall'inferno", da cui nel 1990  fu tratto un film con protagoniste Shirley McLaine (nel ruolo di Debbie Reynolds) e Meryl Streep (nel ruolo della Fisher).




mercoledì 21 dicembre 2016

Barbie e il Canto di Natale (Barbie in a Christmas Carol),2008


Regia di William Lau, con el voci italiane di: Emanuela Pacotto (Eden),Domitilla D'amico (Katrine), Francesco Pezzulli (Freddie),Eleonora Reti (Spirtio del Natale Passato).

Eden Starling è una famosa cantante d'opera che gira l'Europa con la sua compagnia teatrale di cui fa parte,come sua costumista, Katrine, la sua unica amica fin dall'infanzia.
Eden ha un carattere capriccioso, egoista e dispotico, a tal punto da voler costringere tutti a lavorare anche la sera di Natale, pena il licenziamento.La notte prima però Eden riceve la visita di tre spiriti: Natale passato, presente e futuro, che le mostreranno un nuovo modo di vivere....




Anche Barbie ha interpretato la sua versione del classico natalizio dickensiano che ormai conosciamo in tutte le salse; data la protagonista, non poteva essere che una versione al femminile e con varie modifiche per alleggerire la storia (visto che il target è preferibilmente il pubblico dei bambini). Ecco quindi entrare in scena un'allegra compagnia teatrale desiderosa di festeggiare degnamente il Natale, in contrasto con quella che è la loro datrice di lavoro, la famosa cantante Eden Starling (versione femminile di Ebenezer Scrooge): viziata, egoista, abituata a seguire solo il suo volere, Eden non vede altro che il proprio interesse. Ma in realtà non è sempre stata così, come scopriamo nella parte dedicata al Natale passato: da bambina Eden viveva in una famiglia ricca ma incapace di amare, tant'è che quando poteva preferiva passare il tempo (e anche il pomeriggio di Natale) con la famiglia della sua migliore amica Katherine, persone povere ma che la accoglievano sempre con calore e affetto. Purtroppo gli ostacoli e le difficoltà che Eden ha incontrato per realizzare il suo sogno di diventare cantante hanno indurito il suo cuore, ma che per lei non tutto sia perduto lo si evince già dal fatto che ha da sempre tenuto con sè al suo fianco l'amica d'infanzia, che contrariamente a lei è buona, gentile e amata da tutti. Ad esempio Eden scopre che Katherine festeggia il Natale portando regali ai bambini dell'orfanotrofio cittadino, ai quali lei non ha mai dedicato nemmeno un pensiero; via di questo passo (e con l'aiuto, oltre che degli altri due spiriti dei Natali, anche della fedele amica) la giovane cambierà, salvandosi da un destino di solitudine e vuoto affettivo.
Canzoni inascoltabili, ma atmosfera natalizia, tanti colori e una storia classica che- seppure rivisitata- è sempre bella da rivedere rendono anche questa versione tutto sommato piacevole, anche se non rientra certo tra le migliori trasposizioni del racconto.




sabato 17 dicembre 2016

Rocco Schiavone, 2016



Regia di Michele Soavi, con Marco Giallini (Rocco Schiavone), Ernesto D'Argenio ( ), Isabella Ragonese (Marina), Giorgia Wurth ( ), Massimo Olcese


Rocco Schiavone è un vicequestore romano trasferito ad Aosta come punizione per i suoi metodi poco ortodossi. Profondamente romano nell'animo, Rocco odia la nuova destinazione e lo dimostra in tutti i modi: nonostante il clima si ostina a mettere il loden e le Clarks, con conseguenze prevedibili.
Anche ad Aosta- tra finti suicidi, omicidi sulle piste da sci, rapimenti, cadaveri scambiati- il da fare non manca, ma la grande passione di Rocco è la moglie Marina, morta qualche anno prima, che però continua  a fagli compagnia sotto forma di fantasma...




Quando ho saputo che si stava girando una serie tratta dai romanzi di Antonio Manzini con protagonista Rocco Schiavone, sono stata contentissima visto che sono una fan quasi della prima ora del vicequestore romano. Personalmente mi sono sempre figurata Rocco con il volto di Piefrancesco Favino e Marina con quello di Chiara Mastroianni (in un'intervista a Manzini ho letto che anche lui avrebbe scelto quest'attice), e tutt'ora continuo a vederli così, ma tanto di cappello ai bravissimi Marco Giallini e Isabella Ragonese!

La fiction mi è piaciuta molto, l'ho trovata fedele ai romanzi sia nella riproduzione delle vicende che delle ambientazioni e nella caratterizzazione dei personaggi.
Come i fans dei romanzi sanno, l'azione si svolge principalmente ad Aosta, dove Rocco è stato trasferito a scopo punitivo dopo aver pestato uno stupratore figlio di un noto politico; nonostante in questo caso gli si potesse dare ragione, in realtà il personaggio è più complesso e sopratutto politicamente non corretto. E' un poliziotto corrotto, che viene dalla strada e i cui migliori amici sono quasi tutti piccoli delinquenti, non lesina uso di canne e spesso tratta male i suoi sottoposti. Al tempo stesso è anche molto umano, ed essendo anche brillante e capace nel suo lavoro alla fine lo vedi appassionarsi ai casi; in fondo è un buono, che soffre per la morte della moglie che ama ancora molto, al punto di averla come interlocutore fisso quando torna nella casa aostana spoglia; odia Aosta e il freddo e si ostina a girare con il loden e le clarks che poi puntualmente rovina perchè infradiciate dalla neve. Trovo che Giallini abbia saputo rendere molto bene la personalità e le contraddizioni del personaggio, e che ciò vale anche per gli attori di contorno: certo, come già nel libro l'effetto è quello d ricordare di molto il commissario Montalbano e il commissariato di Vigata, ma era un rischio inevitabile e che comunque  non influisce, a mio avviso, sulla godibilità del prodotto. Anche Isabella Ragonese ha reso molto bene Marina, compito tanto più difficile quanto per il fatto del poco tempo a disposizione in scena per il personaggio rispetto agli altri. La trama è abbastanza fedele ai romanzi, i cambiamenti sono pochi, ma la cosa che ho apprezzato più di tutto in questo caso è stato il sottolineare con la fotografia e i colori la differenza, nello stato d'animo del protagonista, tra Roma (la città natale a cui è molto legato, dove vivono le persone a lui care, quella dove ha vissuto con Marina e quindi tutti i ricordi felici a lei legati) e Aosta (la città della punizione, quella della vita attuale grigia e infelice): per la prima colori caldi e solari, per la seconda colori freddi e cupi. La stessa cosa che succede quando in scena compare Marina: i toni si riscaldano, per poi tornare freddi subito dopo.
Non ricordo quanti sono esattamente i romanzi ma chissà se la fiction continuerà comunque?




lunedì 12 dicembre 2016

Natale in crocier, 2007

 Regia di Neri Parenti, con Christian de Sica ( Paolo), Nancy  Brilli ( Francesca), Aida Yespica ( Magda), Alessandro Siani ( Felice), Michelle Hunziker ( Michela), Fabio de Luigi( Luigi).

Quest’anno Paolo, affermato professionista, spera di poter trascorrere le vacanze natalizie in crociera con l’amante Magda, dopo aver mandato la moglie Francesca e il figlio in vacanza a Cortina. Il giorno prima salta tutto a causa di un infortunio del figlio, ma col tentato suicidio del cognato Felice , lasciato dalla fidanzata, Paolo coglie l’occasione di passare le vacanze come aveva progettato: si offre infatti di accompagnare Felice in crociera , ufficialmente per tirarlo su di morale, in realtà una volta sulla nave lo parcheggia dovunque per stare con Magda. Ma non ha calcolato che si deve dividere tra due situazioni diverse, e le bugie hanno le gambe corte…Nel frattempo Michela, fanatica animalista, e Luigi, single misogino, sono invitati  come testimoni al matrimonio di due amici che si svolge sulla medesima nave: i due, già conosciutisi a terra per vari incidenti, proprio non si possono vedere…


Come già detto in precedenza, a me i cinepanettoni come questo piacciono, ma devo dire che questo film mi ha abbastanza deluso: un po’ perché non mi piacciono i film dove ci sono due episodi distinti nettamente fra di loro come in questo caso, un po’ perché i suddetti episodi sono troppo diversi fra loro e non collimano per nulla. L’episodio con Christian de Sica è divertente anche se ricicla la solita storiella dell’uomo che deve fare i salti mortali per passare le vacanze con l’amante, con le solite gag del caso; quello con michelle Hunziker versione Biancaneve disneyana..lasciamo perdere, non si capisce nulla!!! Oltre a essere recitato malissimo( fa un sacco di smorfiette che la rendono antipatica a mille!),non si capisce proprio la logica…e qui dovrei raccontarlo tutto, ma nel caso qualcuno volesse vederlo non posso farlo. Michelle ti prego: rinuncia al cinema e datti all’ippica piuttosto che rovinare così la tua immagine! Non tutti sono fatti per il cinema sai..anche se vanno bene in TV!



venerdì 9 dicembre 2016

La classe degli asini, 2016




Regia di Andrea Porporati, con Vanessa Incontrada (Mirella), Flavio Insinna (Felice), Fabio Troiano (Felice Casale).




Torino, 1964: Mirella è un'insegnante di scuola media, sensibile ma ligia alle regole e al dovere, spesso in contrasto con l'estroso collega Felice, convinto a tal punto che tutti possono imparare se aiutati in maniera particolare da istituire un personale doposcuola che riunisce senza discriminazione persone con handicap fisici e mentali o difficoltà di apprendimento. Quando Mirella e il marito Felice si vedono costretti a ritirare da una scuola speciale la figlia disabile Flavia perchè gli insegnanti ritenevano inutile che una bambina con handicap gravissimo come il suo andasse a scuola, la donna (compllice anche la travagliata vicenda di Riccardo, alunno problematico chiuso in un collegio) comincia a vedere l'esperienza costruita da Felice con altri occhi....



La fiction racconta la storia vera di Mirella Casale, insegnante prima, preside poi e madre di una bambina gravemente disabile, che fu tra le prime a portare avanti la lotta per abolire le cosiddette "classi speciali" (abolizione ufficilamente avvenuta nel 1977). Le classi speciali erano quelle dove venivano mandati, oltrw agli alunni disabili, anche alunni che in realtà non avevano alcun tipo di problema, se non irrequietezza (magari per disagi familiari), o perchè magari non capivano bene l'italiano venendo da famiglie emigrate da altre terre, o semplicemente catalogati come "difficili" o problematici (a volte, perfino chi era troppo timido!).
Oltre all'assurdità di rinchiudere bambini e ragazzi che con un po' di pazienza potevano recuperare perfettamente e che non avevano problemi di alcun tipo, lo svantaggio per i veri disabili era doppio: oltre a essere raggruppati in un'accozzaglia senza alcuna attenzione ai problemi del singolo handicap, venivano tenuti divisi dagli altri bambini e gli insegnanti di quelle classi non erano affatto specializzati  per qualsivoglia tipo di disabilità, oltre a essere malvisti dal resto dei colleghi.
Fatte così, non servivano a nulla, e pur se ancora oggi la strada da fare è ancora molta, qualcosa è già migliorato rispetto a quei tempi. Il film è semplice ma efficace e intenso nella rappresentazione della situazione scolastica e sociale dell'epoca riguardo alla disabilità e ai problemi dei ragazzi problematici: per questi ultimi l'alternativa alla classe speciale spesso era il cosiddetto "istituto di correzione", dove non si lesinavano botte e abusi contro i quali poco si riusciva a fare. La stessa Mirella, interpretata con bravura e sensibilità dalla Incontrada, inizialmente è un'insegnante vecchio stampo, pur dotata di sensibilità ed empatia: per lei sono fondamentali le regole, che servono per vivere meglio e mantenere l'ordine. Non che il concetto sia del tutto sbagliato, ma piano piano la sua esperienza con la figlia disabile la metterà di fronte al fatto che le regole sono importanti, ma si possono anche cambiare se ingiuste. Ad affiancarla nel suo personale percorso di presa di coscienza, due "Felice": il marito- che, più apprensivo di lei nei confronti della figlia, a sua volta inizierà un percorso per "lasciarsi un po' andare" - e un collega che inizialmente la stessa Mirella osteggia, ritenendolo troppo innovativo e sopra le regole (appunto). Poi, col tempo, saprà apprezzare anche il suo modo di fare e di vedere le cose, originale di sicuro ma più umano ed inclusivo.
Ho trovato gli attori molto bravi e in parte e la storia, seppure semplificata, raccontata molto bene. Come ho detto più volte, giusto raccontare queste storie e questi personaggi rendendoli noti al pubblico più giovane, come esempi positivi da seguire in questo tempo in cui ce n'è molto bisogno.




martedì 6 dicembre 2016

La favola del principe Schiaccianoci (The Nutcracker prince),1990



Regia di Paul Schibli, con le voci italiane di : Francesco Bulckaen (Schiaccianoci),Giorgia Lepore (Clara),Francesco Vairano (Topo Re),Isa Di Marzio (Topo Regina), Alvise Battain (Zio Dosselmeier).


Alla vigilia di Natale, la piccola Clara riceve come regalo dallo zio uno "schiaccianoci", uno strano bambolotto di legno. Grazie al giocattolaio che ha venduto il giocattolo, Clara scopre che lo schiaccianoci in realtà è Hans, il nipote dello stesso giocattolaio, vittima di un terribile incantesimo per aver offeso la Regina dei Topi: l'incantesimo sarebbe spezzato  solo se Hans sconfiggerà il Re dei Topi e diventasse Re del Paese dei Giocattoli, ma per fare ciò ha bisogno dell'aiuto di una fanciulla coraggiosa e gentile di animo....


Tratto dal racconto  "SChiaccianoci e il re dei Topi" ( ) di E.Hoffman, è la versione animata del famoso musical, un cartone non molto conosciuto ma carino e meritevole, particolarmente adatto al periodo natalizio data la storia e l'ambientazione. 
E' un film carico di magia e , rispetto a molti altri, mi è sembrato che attraverso i colori caldi e vivaci della fotografia trasmetta anche allo spettatore il calore del Natale, nonostante qualche sfumatura nostalgica: da più parti si intravede che per Clara sarà l'ultimo Natale da bambina, dato che ha undici anni e già il prossimo anno avrà esigenze più da "signorina". Per lei è arrivato il tempo di crescere, e nonostante qualche tentazione (in questo il personaggio ricorda la Wendy di Peter Pan), il passaggio alla fine verrà affrontato con serenità...e ci saranno sicuramente altri bellissimi Natali.
Per il resto la trama è lineare, con la lotta tra buoni e cattivi, un giovane (non principe) imprigionato da un terribile incantesimo, giocattoli che si animano di notte e una musica intramontabile.. insomma, anche se il film non è famosissimo, a mio avviso è da riscoprire.


sabato 3 dicembre 2016

Antonio Polese

So che non c'entra nulla con il mondo del cinema, ma non posso proprio non ricordarlo: è morto all'età di 80  anni Don Antonio Polese, il mitico "boss delle cerimonie" dell'omonima trasmissione di Real Time, uno dei pochi programmi tv che seguo che non siano fiction.
Don Antonio era il titolare del ristorante "La Sonrisa", di Sant'Antonio Abate (Na), ristorante- albergo  immortalato anche nel film "Reality" di Matteo Garrone e reso famoso dal programma di Real time da quattro anni a questa parte, la cui caratteristica principale- oltre a un certo trash, ammettiamolo, è stata quella di portare  a conoscenza di tante persone che vivono in varie parti d'Italia uno spaccato di napoletanità e di come vengono vissuti e concepiti eventi come matrimoni, compleanni, comunioni, battesimi....a volte in maniera sicuramente eccessiva ed esagerata, ma sempre con spontaneità e simpatia. 
Don Antonio- che da poco aveva festeggiato i 50 anni di matrimonio con la signora Rita-  era coadiuvato nel suo lavoro dalla figlia Imma, dal genero Matteo e dai collaboratori Ferdinando e Davide, ultimamente si era unito anche il nipote Antonio Jr.
A me era simpatico, trasmetteva buonumore e allegria, mi spaice molto che sia morto...ciao Don Antonio!







martedì 29 novembre 2016

La segretaria dei Beatles (Good Ol' Freda), 2014



Regia di Ryan Kelly, con Freda Kelly, John Lennon, George Harrison, Ringo Starr, Paul McCartney.





Freda Kelly fu per otto anni la segretaria di Brian Epstein, e quindi dei Beatles: dopo 45 anni di silenzio decide di raccontare la sua esperienza praticamente a fianco dei Fab....



C'è un detto che recita: "dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna": dietro quattro grandi, I Beatles, c'è stata per tutti i dieci anni della loro carriera come band una piccola grande donna, Freda Kelly, segretaria di Brian Epstein e guida del fan club ufficiale dei Fab dal 1963 fino alla fine.
La quale, dopo la fine della parabola beatlesiana, ha continuato la sua vita lontano dalle luci della celebrità dedicandosi alla famiglia e al lavoro; avrebbe potuto sfruttare la fama riflessa che le era derivata dal suo ruolo per guadagnarci qualcosa, invece per anni ha vissuto tranquillamente nell'ombra  fino a quando, nel 2014, ha deciso di aprire la sua persona "scatola dei ricordi"  a beneficio di noi fans.
Certamente il suo è un punto di vista ristretto e privilegiato (come ho letto in altre recensioni) ma non potrebbe essere altrimenti, visto che chiaramente  i ricordi della segretaria dei Beatles interesseranno principalmente ai fans dei Fab e non a quelli dei Pink Floyd o dei Queen; al di là quindi delle facili polemiche, bellissimo ripercorrere la storia del gruppo attraverso le parole della loro segretaria, una ragazza che quando fu assunta aveva poco meno della loro età e che ebbe il merito di creare e dirigere il primo fans club ufficiale del gruppo, un lavoro di non poco conto, sommato a tutto il resto!
Freda Kelly mi ha dato l'impressione di essere una persona semplice che si è ritrovata a vivere in un periodo straordinario cose straordinarie, e le racconta con tanta normalità come nulla fosse: a noi sembra davvero incredibile sentire parlare dei Fab, delle loro mogli o fidanzate, delle loro famiglie, degli altri personaggi che hanno costellato questa stupenda storia musicale in modo talmente normale...
Nonostante non racconti granchè di nuovo per i più esperti, è sicuramente da vedere per ogni beatlesiano che si rispetti...come resistere agli annedoti della buona, vecchia Frida? :) 






domenica 27 novembre 2016

Fai bei sogni, 2016



Regia di Marco Bellocchio, con Valerio Mastandrea (Massimo), Beatrice Bejo (Elisa),Nicolò Cabras (Massimo bambino),


31 dicembre 1969: Massimo, nove anni,rimane orfano di madre, morta per un infarto fulminante. Il bambino soffre moltissimo e fatica ad accettare l'evento, diventando un adulto sfuggente e problematico, finchè a 40 anni scoprirà che le cose non sono affatto andate come gli hanno sempre raccontato....




Tratto dal romanzo omonimo (2013 ) di Massimo Gramellini, il titolo del film probabilmente è da leggersi come un augurio del regista all'incauto spettatore che dovesse decidere di trascorrere una serata al cinema scegliendo questo noiosissimo film.
In teoria la storia non sarebbe male: è la storia di un'assenza che- come spesso succede- arriva a pesare a volte più della presenza delle persone reali, forse anche perchè idealizzata. La mamma di Massimo nel film viene presentata- attraverso i flashback dei ricordi del figlio- viene presentata come una donna dolce e madre affettuosa, ma probabilmente infelice e depressa, il cui malessere viene nascosto e represso fino a sfociare nel gesto fatale.
La repressione, anche se a fin di bene, si perpetuerà attuata dai familiari nei confronti del figlio: a Massimo verranno raccontate una serie di grosse bugie nel tentativo di proteggerlo, anche davanti a i numerosi interrogativi che via via il ragazzino pone, e che causeranno un grosso blocco esistenziale in lui, blocco che verrà risolto solo svelando la verità. Il tutto avverrà solo dopo una serie continua  di saltelli tra passato e presente, con un ritmo che- a dirla cosi- potrebbe pure sembrare frenetico e invece  noioso e basta, come noiosi e basta alla fine fine sono la maggior parte dei ragionamenti affidati ai vari personaggi, che sarebbero anche interessanti se i loro bravi interpreti fossero sorretti da una sceneggiatura come si deve.E invece nisba, Bellocchio perde tutto nelle spiegazioni e situazioni psicanalitiche che lo hanno reso famoso, per cui alla fine l'unica cosa interessante del film appare il famoso album con le foto dei cantanti che rappresentava l'unico hobby della mamma del protagonista, ispirato forse all'album di Sofia Loren in "Una giornata particolare" di Ettore Scola.
Un po' poco, francamente....



venerdì 18 novembre 2016

7 minuti, 2016



Regia di Michele Placido, con Ottavia Piccolo (Bianca), Violante Placido (Marianna), Ambra Angiolini (Greta), Isabella Ragonese (Hira), Fiorella Mannoia (Ornella ), Cristiana Capotondi (Isabella), Maria Nazionale (Angela),Balkissa Maiga (Kidal), Erika D'Ambrosio (Alice).

Un'azienda tessile viene acquisita da una mutlinazionale francese. La nuova proprietaria, assieme ai vecchi padroni, propone un accordo con la rappresentante sindacale delle operaie: nessuna sarà licenziata, ma in cambio dovranno rinunciare a 7 minuti sulla pausa pranzo. Tutte esultano, ma Bianca, l'operaia più anziana nonchè rappresentante, invita alla riflessione: e se questa proposta nascondesse in realtà qualcosa di più serio?




Con questo film la lotta di classe operaia torna al cinema dopo decenni in cu sembrava scomparsa. In questo arco di tempo, come tutti sappiamo, il mondo del lavoro è totalmente cambiato in peggio: piano piano, causa globalizzazione e interessi di ogni tipo, hanno annullato tutte le lotte e i risultati cnseguiti in tanti anni di sacrifici, e siamo ridotti come sappiamo.
In particolare le donne soffrono diverse difficoltà, ad ogni età, e sono quelle più a rischio di non trovare nessun lavoro in caso di licenziamento; questo film è una perfetta panoramica di quello che accade oggi a tantissime persone, colpevoli solo di volersi garantire una dignità attraverso un lavoro sicuro.
Le operaie di questo film sono uno spaccato del mondo del lavoro femminile di oggi: c'è la giovane neoassunta, alla quale il lavoro consentirebbe di aprire finalmente un mutuo col fidanzato; la giovane quasi madre; le due veterane, memori di un tempo in cui i loro diritti erano tutelati; la ex tossica per la quale il lavoro significa una seconda possibilità; le due immigrate; l'operaia con marito disoccupato e la ex operaia diventata impiegata dopo che un incidente sul lavoro l'ha lasciata paralizzata. A tutte loro non sembra vero di sentire che l'unica cosa che devono fare per garantirsi il lavoro necessario è rinunciare a soli sette minuti di pausa...tutte sono pronte a firmare subito!Per fortuna Bianca, la più anziana del gruppo nonchè loro rappresentante, sa bene- per averlo visto nel corso degli anni- che una soluzione così facile nasconde ben altro, e invita le compagne alla riflessione, ottenendo inizialmente un muro alzato e risposte piccate: per queste donne perdere il lavoro significherebbe, oltre a perdere un sostentamento che in alcuni casi è la sola fonte di reddito con cui vivono loro e le loro famiglie, perdere anche la dignità e la possibilità di trovarne un'altro con identici vantaggi.
Non ci sono differenze tra straniere e italiane, tutte sono realmente sulla stessa barca. E alla fine, dopo un tormentato ragionamento, capiranno davvero che è come dice Bianca, che nn solo sotto c'è ben altro, ma che il tutto ha già cominciato a dare i suoi frutti negativi: il dubbio si è insinuato fra loro, hanno già cominciato a guardarsi con sospetto, a pensare che alcune potrebbero trarre dei vantaggi facendo fuori le altre, o che alcune hanno più diritto e bisogno di lavoro di altre. Insomma, il primo risultato è stato incrinare la loro unità come lavoratrici, e si sa che questo è solo il primo passo....
Molto bravo e ben assortito il gruppo di attrici, in cui spiccano due straordinarie Ottavia Piccolo e Fiorella Mannoia nei panni delle veterane e Balkissa Maiga nei panni della "filosofa" (ma non troppo) Kidal. Al contrario non ho apprezzato molto l'aggressività sopra le righe con cui Ambra Angiolini denota il suo personaggio, secondo me in certe scene era pure fuori luogo.
Film con un buon ritmo e, visto l'argomento, particolarmente interessante, toccante e coinvolgente.

martedì 15 novembre 2016

Bernadette (The song of Bernadette),1943




Regia di Henry King, con Jennifer Jones (Bernadette Soubirous),Romahn Bohen (Francoise Soubirous),Anne Revere (Louise Soubirous), Charles Bickford (reverendo Peyramale),Lee J. Cobb (dott.Cousz), Gladys Cooper (suor Marie Therese).






Lourdes, 1858: Bernadette Soubirous è una ragazza povera e malata, figlia di un mugnaio caduto in disgrazie che vive con la famiglia in una ex prigione malsana. La mattina dell'11 febbraio la giovane, assieme alla sorella e a un'amica, viene mandata a raccogliere legna in un boschetto, ma non riuscendo ad attraversare il fiumiciattolo per paura di bagnarsi i piedi (e quindi aggravare la sua asma) rimane sola; improvvisamente, viene attirata dalla luce proveniente da una piccola grotta, in cui vede una bellissima signora vestita di bianco che le parla, chiedendole di tornare per quindici giorni a pregare con lei.....




E' la versione più celebre- e romanzata- della vita di una delle sante ancora oggi più amate, Bernadette Soubirous (1844-1879 ), la pastorella protagonista della serie di visioni a Lourdes nel 1858.
E' uno dei miei film preferiti del periodo "post comunione", quando sognavo di farmi suora e vedere la Madonna come Bernadette (vabbè ero piccola dai!)...periodo per fortuna passato alla sveltissima, tant'è che oggi metto piede in chiesa solo per i funerali. Non che abbia nulla contro la religione, ma non mi ci ritrovo.
Tornando al film, la prima cosa che si nota è la notevole sproporzione tra la protagonista Jennifer Jones, all'epoca 24enne in buona salute ancorchè magrolina, e la vera Bernadette, 14enne che a causa delle gravi privazioni familiari e della salute minata dimostrava ancora meno della sua età; l'interpretazione dell'attrice tuttavia appare appassionata e coinvolgente, tale da far dimenticare questo "difetto" ai puristi come me, e primeggia su quelle degli altri personaggi, che comunque non sono di minore intensità, tra cui spiccano i genitori della giovane, persone semplici trascinate in qualcosa di più grande di loro che riescono difficilmente a gestire, e il parroco del paese, dapprima severo perchè pensa che la ragazza si stia inventando tutto, la cui fede viene messa a dura prova dai dubbi che alla fine è costretto a riconoscere di fronte al grande miracolo.
Il film a mio avviso mette bene in evidenza il clima di fanatismo misto a fede sincera e incrollabile che la povera Bernadette dovette affrontare in paese, assieme a quello più duro della commissione e delle persone che la reputavano pazza o doppiogiochista o al limite, desiderosa di popolarità.
Grande successo all'epoca, il film fu il primo a vincere il Golden Globe come miglior film drammatico nel 1944. Ricevette sette nominations agli Oscar, di cui due vinte: miglior attrice protagonista (Jennifer Jones), e migliore colonna sonora.






domenica 13 novembre 2016

In guerra per amore, 2016


 Regia di Pierfrancesco Diliberto, con Pif (Arturo Giammarresi), Miriam Leone (Flora),Andre Di Stefano (Philip Catelli), Maurizio Marchetti (Don Calò),Maurizio Bologna (Mimmo),Sergio Vespertino (Saro),Samuele Segreto (Sebastiano).



New York, 1943: Arturo e Flora sono innamorati, ma lui è un semplice cameriere mentre lei è la nipote del proprietario di una nota catena di ristoranti italo americani, ed è stata promessa sposa al figlio del braccio destro di Lucky Luciano.
L'unico modo di risolvere la cosa è ottenere dal padre della ragazza il permesso per sposarla; peccato che il padre viva in Sicilia, dove c'è la seconda guerra mondiale e dove gli alleati stanno per sbarcare. Arturo non si dà per vinto e approfittando dell'imminente sbarco si arruola nell'esercito americano, finendo proprio a Crisafulli, il paese dove vive il padre di Flora. Qui fa amicizia con il tenente Philip Castellani, italo americano in guerra per amore del suo paese, l'America....





Come protagonisti del suo secondo film Pif sceglie quelli che- per sua stessa ammissione in un'intervista- potrebbero essere i nonni ideali degli Arturo e Flora degli anni '90 protagonisti de "La mafia uccide solo d'estate"; il tema invece è sempre quello della lotta contro la mafia, analizzando stavolta i considerevoli intrecci avvenuti anche nel 1943 con lo sbarco degli Alleati e che purtroppo sono continuati anche dopo, come tutti sappiamo.
Pur abbastanza diverso dal primo film come ritmo narrativo e sopratutto,  anche qui abbiamo da subito personaggi di contorno che ci conquistano:  la vecchina con la Madonnina e il vecchietto con la statua del Duce  che lottano fra di loro per chi deve passare per primo mentre corrono al rifugio (entrami destinati a due scene indimenticabili seppure diversissime tra loro), il piccolo Sebastiano che attende il ritorno del padre e cerca fra gli americani qualcuno che gli canti la canzone che lui gli cantava, il temibile Lucky Luciano che dalla galera comanda con uno solo sguardo, sia che si tratti di spostare i mobili in cella che di combinare il matrimonio tra Carmelo e Flora, e sopratutto i due personaggi che più mi sono rimasti nel cuore, Mimmo e Saro, il cieco e lo zoppo, due personaggi teneri e poetici come al cinema non se ne vedeva da un po'.
Per quanto riguarda i protagonisti invece, vediamo Pif nel consueto ruolo di "Candido", un po' sfortunato e un po' no, un Romeo innamorato che per conquistare la sua bella affronta addirittura una guerra mondiale  un rivale protetto da Lucky Luciano, che grazie agli avvenimenti cui si troverà ad assistere maturerà anche una coscienza sociale più profonda; Miriam Leone nei panni della bella e vivace Flora, tenace nel suo amore e che combatte la sua personale battaglia per rimandare il matrimonio non desiderato; Andrea di Stefano nel ruolo dell'integerrimo tenente Catelli, in guerra perchè crede profondamente nei valori dell'America e che rimarrà altrettanto profondamente deluso da ciò che vede aaccadere  attorno a sè; Maurizio Marchetti nel ruolo comico e terribile allo stesso tempo di Don Calò, molto "Gattopardiano" a mio avviso nel suo cambiare tutto per non cambiare in realtà nulla; la mafia governava prima, ha fatto i suoi interessi anche durante la guerra e comanderà anche dopo, facendosi anche passare per democrazia. Il discorso finale è di una violenza verbale davvero notevole per far comprendere ciò.
Tantissime le citazioni cinematografiche all'interno del film, da "L?armata Brancaleone" a "Forrest Gump" a "La grande guerra", in una storia dedicata ad Ettore Scola, uno dei grandi della commedia italiana, filone che Pif sta perseguando discretamente.









martedì 1 novembre 2016

C'era una volta...Pollon ( Ochamegami monogatari korokoro Poron),1982



Serie animata in 46 episodi, trasmessa per la prima volta in Italia nel 1984 da Canale 5, con la sigla "Pollon, Pollon combinaguai" cantata da Cristina D'Avena.

 Pollon, unica figlia del dio Apollo, vive con il padre e le altre divinità sull'Olimpo ed è una bambina vivace e curiosa che ama passeggiare per la Terra incontrando gli umani assieme al suo migliore amico Eros, dio dell'Amore. Simpatica e gentile, il sogno di Pollon è quello di diventare una dea brava come tutte le sue zie dell'Olimpo, per questo nonno Zeus le ha regalato un magico salvadanaio a forma di trono: per ogni buona azione che Pollon compierà in favore degli altri lui le regalerà una moneta....




Uno dei mie cartoni preferiti di sempre ha avuto sicuramente il merito di introdurre la mia generazione alla conoscenza della mitologia greca, seppure in modo inusuale- e anticipando di qualche anno "I cavalieri dello zodiaco", che trattava il tema in maniera "seria"; molti infatti (lo so per certo) si sono sentiti incuriositi dalle storie raccontate in questo cartone e, qualche anno dopo, hanno voluto approfondirle anche nei casi in cui non l'avevano studiata a scuola. Certo, c'è ancora chi crede che Icaro si sia salvato o che Apollo avesse davvero una figlia sola, ma tutto sommato mi pare siano solo "effetti collaterali" trascurabili, visto
Nonostante la trama abbastanza lineare caratterizzata da una serie di episodi riguardanti ognuno un mito, un filo conduttore c'è, e divide il cartone in tre periodi: nel primo, Pollon è una semplice bambina che, animata dalle buone intenzioni e dal desiderio di aiutare gli altri, combina un sacco di guai ai quali spesso deve porre riparo nonno Zeus; il secondo inizia quando il nonno, vedendo il forte desiderio della nipote, le regala un magico salvadanaio a forma di trono degli dei: ogni volta che Pollon compirà una buona azione il nonno le regalerà una speciale moneta che lo farà crescere e quando la bambina riuscirà a sedersi su di esso, diventerà una vera Dea. Quindi Pollon è invogliata a maturare e cercare di risolvere i problemi con meno pasticci. Il terzo inizia quando Pollon prende coscienza che una vera Dea deve aiutare gli altri per il piacere di dare gioia e pace all'umanità e non solo per raggiungere uno scopo. Alla fine la nostra piccola amica diventerà la Dea della Speranza, sostituendo la "Dea delle Dee" che tanto l'aveva aiutata nelle sue avventure.
I personaggi sono caratterizzati da una grafica che mantiene le caratteristiche delle rispettive divinità (Apollo il bello, Afrodite vanitosa sempre allo specchio, Atena con l'elmo ecc) ma con personalità totalmente opposte al mito e al compito stesso che essi rappresentano: ad esempio Eros, il dio dell'amore, un bambino bruttissimo e rifiutato dalla sua stessa madre AFrodite (che in pubblico pretende di essere chiamata zia), Apollo pigro e distratto, che spesso si dimentica di far sorgere il sole all'laba provocando manifestazioni di protesta dei greci sotto l'Olimpo, Poseidone un gigante atletico che ha paura dell'acqua perchè non sa nuotare....insomma una divina armata Brancaleone non certo meglio dei terrestri.
Un cartone divertentissimo, la cui sigla fu scritta da Piero Cassano dei Matia Bazar (particolare di cui non ero a conoscenza fino a poco tempo fa); per me una pietra miliare che non mi stanco mai di rivedere!












giovedì 27 ottobre 2016

La verità sta in cielo, 2016



Regia di Roberto Faenza, con Riccardo SCamarcio (Enrico de Pedis), Greta SCarano (Sabrina Minardi), Maya Sansa (Maria), Valentina Lodovini (Rita), Shel Shapiro (John)



Nel 1983 Emanuela Orlandi, una 15enne figlia di un messo pontificio scompare nel nulla dopo essere uscita dalla scuola di musica che frequentava. Il caso rimarrà uno dei più famos misteri irrisolti nella storia italiana.
Nel 2015, approfittando della vicenda di Mafia Capitale Maria, giornalista italiana che vive  a Londra, viene mandata dal suo capo nella madrepatria per indagare sui lontani collegamenti con questo caso, e lo fa rintracciando Rita, la giornalista di "Chi l'ha visto?" che nel 2008 raccolse la testimonianza di Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico de Pedis, boss della Banda Della Magliana, la quale affermava che Emanuela Orlandi fosse stata rapita dalla Banda per un misterioso ordine di qualcuno in Vaticano.....



Quello di Emanuela Orlandi è uno dei "cold case" italiani che da trent'anni appassionano di più il pubblico, non solo per la triste sorte toccata a una ragazzina di 15 anni ma sopratutto per l'intreccio tra politica, criminalità e Vaticano che questo caso ha inevitabilmente portato alla luce, anche se credo che talvolta molte tesi esposte nel corso degli anni siano state abbondantemente sopravalutate.
Roberto Faenza realizza questo film documentario che ho trovato molto noioso, e mi spaice dirlo perchè le potenzialità per farne una storia interessante c'erano tutte. Ma qui,oltre a snocciolare tesi che non sempre stanno in piedi (sì. sono convinta anche io che c'entri il Vaticano, ma non ai livelli di cui molti sospettano, visto anche che la maggior parte delle informazioni raccontate dalla Minardi nel 2008 si sono rivelate infondate), si arriva all'effetto "lezione imparata e ripetuta a memoria", dato che il regista non fornisce una possibile chiave di lettura originale che possa riuinire la "lista" di informazioni che snocciola, e in cui l'eventuale spettatore che dovesse aver seguito il caso a sprazzi rischia di non capire proprio nulla. E tra tanti intrighi l'unica ad essere quasi persa di vista è proprio la povera Emanuela.
Del resto, nemmeno io ho capito quale potesse essere ad esempio, il motivo per cui De Pedis avrebbe rapito e ucciso la ragazzina: che ci guadagnava? L'unica parte interessante-sembra brutto dirlo- è quella in cui si racconta la storia tra De Pedis e la Minardi, interpretati da due bravi Scamarcio e Scarano (e qui, lasciatemelo dire: nonostante il personaggio posso capire lei, nel film ovviamente).
Mi è piaciuta molto la scena della scala a chiocciola dove Maria crede di vedere Renatino. Per il resto, come molti, sono convinta che la verità non stia in cielo, ma purtroppo molto più vicino di quanto si creda...





giovedì 20 ottobre 2016

Cafè Society, 2016

Regia di Woody Allen, con Jesse Eisenberg (Bobby Dorfman), Kirsten Stewart (Vonnie Sybil),Steve Carrel (Phil Stern),Corey Stoll (Ben Dorfman),Sari Lennick (Evelyn Dorfman), Blake Lively (Veronica Hayes).


Los Angeles, anni '30: il giovane Bobby si trasferisce da New York per tentare la strada nel mondo del cinema, chiedendo aiuto allo zio Phil, uno dei più noti agenti cinematografici. Quest'ultimo non prende molto sul serio il nipote assumendolo come tuttofare e affidandolo alle cure di Vonnie, la sua segretaria incaricata di fargli conoscere la città. Bobby si innamora di Vonnie ma non sa che la ragazza è l'amante dello zio....




Woody Allen ha ormai 80 anni, e - non voglio essere maligna, eh- questo film rispecchia molto un certo modo di vedere le cose a quell'età: è un film sulle occasione perdute, sui rimpianti, sui ricordi dolce amari su cosa sarebbe potuto essere e invece non è stato.
Come sempre, il protagonista Bobby è uno dei tanti alter ego del regista, declinato in un'altra epoca: un giovane ingenuo e di belle speranze che, nonostante abbia scelto di tentare la carriera nel dorato mondo hollywoodiano, s accorge subito di sentirsi veramente a posto solo nella sua città, New York: più semplice, meno frivola,meno caotica pur dando possibilità di scalata sociale. A ciò aggiungiamo che lo zio Phil non sembra particolarmente contento di averlo tra i piedi- lo fa attendere due settimane prima di riceverlo per un semplice colloquio!- e che contrariamente alle speranze dei familiari, on fa praticamente nulla per introdurre il nipote nel modo di hollywood o perlomeno per insegnargli qualcosa di utile. Anzi, lo sbologna a Vonnie, sua segretaria e coetanea di Bobby. con il compito di fargli conoscere la città. Probabilmente il giovane tornerebbe al più presto a casa propria se non fosse che lo zio (troppo fiducioso?con evidenti tendenze masochiste?)- per compensare comunque la propria disattenzione- affida il compito di fagli conoscere Los Angeles a Vonnie, una delle sue segretarie con cui ha una relazione segreta. Vonni e Bobby si trovano a trascorrere tanto tempo assieme, accomunati dalla giovane età, dagli stessi interessi, da un certo modo di vedere la vita: quasi scontato che tra loro succeda qualcosa, anche se il colpo di fulmine inizialmente è solo per lui, l'unico veramente ignaro di come sia la situazione reale. 
Vonnie- che dalla sua non è che abbia grande intelligenza o personalità, e nemmeno grande bellezza se non un faccino giovane e fresco, non per nulla è interpretata dalla solita insipida Kirsten Stewart- a un certo punto sceglie di fidanzarsi con Bobby, di cui non è innamorata come del suo potente capo ma che perlomeno le offre prospettive più stabili per il futuro, anche sentimentalmente.Poi però le carte in tavola si ribaltano come nessuno si aspetterebbe: lo zio a quanto pare è veramente innamorato dell'amante e- pur con grande sofferenza- lascia la moglie; a questo punto non resta ai due che rivelare tutto la povero Bobby, che viene prontamente scaricato e torna a New York da solo.
Qui comincia la seconda parte del film, permeata appunto da un senso di rimpianto, di vita docle-amara, di "come sarebbe stato se" di cui parlavo sopra: appare chiaro allo spettatore che Bobby, seppure vada avanti con la sua vita e si costruisca una carriera di successo, non ha mai dimenticato realmente l'amore perduto: non a caso anche la moglie si chiama Veronica...
Devo dire che comunque i personaggi migliori del film, quelli che lo rendono veramente godibile- e relative situazioni- sono i personaggi secondari della famiglia Dorfman, in particolare i due fratelli di Bobby, Ben (gangster dai modi ovviamente spicci che finirà sulla sedia elettrica dopo essersi convertito al cattolicesimo) ed Evelyn assieme al marito Leonard (la loro esiralante odissea col vicino rompi è stata la cosa più gradevole del film).
E' un film molto godibile e che, nonostante il tema, non lascia strascichi spiacevoli (a me utlimamente succede spesso), quando uscite dal cinema....e io ho fatto una recensione lunga un km senza dire praticamente nulla. Scusatemi, non è un periodo buono....


mercoledì 12 ottobre 2016

Pericle il Nero, 2016

 Regia di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio (Pericle Scalzone), Marina Fois (Anastasia), Gigio morra (Don Luigi),Valentina Acca (Anna).



Pericle Scalzone vive e lavora da sempre al soldo del boss Luigi Pizza; il suo compito è quello di punire chi si oppone al suo capo. Un giorno, durante uan spedizione per punire un prete troppo chiacchierone per i gusti del boss, per errore colpisce Signorinella, sorella di un'altro boss che in quel momento era presente in parrocchia. Credendo di averla uccisa, si confida con Luigi Pizza che lo invita a nascondersi mentre lui rimette tutto a posto; ma dopo aver scoperto che i sicari del boss fratello della presunta vittima lo stanno cercando, scappa e arriva fino a Calais. Qui incontra Anastasia, una donna sola e con due figli che lavora in una panetteria....


Tratto dal romanzo omonimo (1991 ) di Giuseppe Ferrandino, è un film duro,cupo, pieno di rabbia e solitudine. Pochissima luce, pochissima speranza, anche se nel finale aperto non tutto è perduto.
Si regge tutto sull'interpretazione di Riccardo Scamarcio ( che è anche produttore del film, qui in versione dimessa e coatta, con un gran bisogno di essere messo sotto una bella doccia) che da subito ci presenta con indifferenza la sua professione: "faccio il culo alla gente" nel vero senso della parola e spiegandoci anche come. Al più basso livello anche nella scala  della criminalità, usato come bassissima manovalanza, Pericle in fondo è un personaggio che mi ha fatto tanta tenerezza: completamente solo al mondo, considerato quasi zero anche dal boss e dalla sua famiglia, in fondo quello che desidera è il calore di una donna e di una famiglia (si, dai, lo so cosa penserete di me...non ditemelo!ma mi ha commosso quando ha detto che tante volte ha provato a immaginarsi una famiglia con una moglie e deu bambine, a cui parlava anche); per una volta sono stata d'accordo con Mymovies  quando dice "Occhi grandi affondati nel buio e affamati di affetto, Pericle è solo sulla faccia della terra e si muove lungo la frattura che si genera spesso fra ciò che siamo, o ciò che sentiamo di essere, e ciò che gli altri vedono in noi". Pericle si esprime con lunghi monologhi che ci fanno conoscere i suoi pensieri, la sua insoddisfazione per una vita che non è vera vita e che lo spinge ad assumere sostanze stupefacenti nel tentativo di riempire il vuoto che sente dentro di sè. Ad un certo punto, si chiede perfino perchè scappare, perchè non lasciare che lo ammazzino.
La sua vita subisce una svolta con l'incontro con Anastasia, una donna non giovane e non bella (o perlomeno, non di quella bellezza patinata che colpisce subito), una madre sola con due figli abituata al lavoro e alla fatica: in pochi giorni con lei Pericle conosce l'amore a prima vista e intravede uno sprazzo di normalità, quella normalità tanto desiderata in fondo che forse è ancora possibile. Ma perchè essa si avveri non basta decidere da sè di chiudere i conti con il proprio passato, quando è il passato a venirti a cercare...
Per raccontare questa storia il regista usa un tono asciutto e concentrato sul personaggio, senza sbavature sentimentali e a volte fin troppo realista, trasportando l'azione in un luogo (Bruxelles) più freddo e buio dell'originale Napoli del romanzo. Certo bisogna passare sopra alcuni passaggi non del tutto credibili (Anastasia nel giro di un giorno passa dallo schifare Pericle a portarsi uno sconosciuto di cui nemmeno sa il nome non solo a letto ma a lasciarlo da solo nella prorpia casa e addirittura assieme ai propri figli?!), ma tutto sommato la storia fila, anche sechi è troppo sensibile è meglio che lasci perdere.
Il film ha avuto un buon successo al Festival di Cannes 2016 nella sezione "Un certain regard".

P.S: Pericle /Riccardo, tesoro, vieni da me che ti prendo io, passando sopra al tuo mestiere: parafrasando il finale d "A Qualcuno piace caldo"...."Nessuno è perfetto!"

P.S 2: La cosa più inquietante del film è stata scoprire una quantità abbastanza grande di punti in comune con il protagonista.....