giovedì 28 gennaio 2016

Perlasca, un eroe italiano, 2002




Regia di Alberto Negrin, con Luca Zingaretti (Giorgio Perlasca),Amanda Sandrelli (Magda),Franco Castellano (Adam),Jerome Anger (Avvocato Farkas),Giuliana Lojodice (Madame Tournè), Christiane Filangieri (Eva).


Budapest, 1944: Giorgio Perlasca è un commerciante italiano che si trova in Ungheria per conto della ditta per cui lavora. Nonostante sia un fascista convinto, assitendo alle persecuzioni degli ebrei decide di fare qualcosa per aiutarli: sfruttando un biglietto firmato dal generale Franco che gli era stato consegnato alla fine della guerra civile spagnola (per la quale aveva combattuto), finge di essere Jorge Perlasca, console spagnolo, e strappa alla morte circa 5000 ebrei trovando rifugio per loro nei palassi di proprietà dell'ambasciata spagnola.....




In occasione del giorno della Memoria, ecco una delel mie fiction preferite in assoluto, ispirata al libro "La banalità del bene" di Enrico Deaglio: la storia- rimasta nascosta per più di cinquant'anni a causa della modestia del protagonista- di Giorgio Perlasca, italiano fascista convinto che in Ungheria salvò circa 5000 ebrei fingendosi console spagnolo e mettendo quindi a rischio la sua stessa vita.
Una storia bellissima di coraggio e altruismo che viene molto ben raccontata in questa appassionante fiction, che mette in risalto la figura umana di Perlasca (interpretato da un ottimo Luca Zingaretti), uomo di buon cuore, con una buona dose di arroganza e incoscienza che gli permettono di mettere in piedi una grossa truffa ai danni dei tedeschi, che riesce a portare avanti grazie all'aiuto di alcuni complici, a tanta caparbietà e trovate fantasiose e rischiose.
Accanto a lui si intrecciano alcune storie di altri personaggi, tra cui hanno molta importanza quella della ex maestra Magda e di sua figlia Lily e quella di Adam e di sua figlia. Ho trovato che  ogni attore recita in maniera sentita la propria parte, questo ovviamente contribuisce all'ottima riuscita della fiction.
Come sempre quando si parla di fatti di questo tipo, i momenti drammatici e toccanti abbondano, e purtroppo è inevitabile che non vada tutto così liscio come lo spettatore- seppure consapevole di ciò che sta guardando- spera sempre; ma quando alla fine ci si trova dvanti alle persone salvate che ringraziano il loro salvatore, non si può che essere grati anche noi a quest'uomo che tanto ha fatto per gli altri, tanto da essere insignito nel 1989 da Israele del riconoscimento di "Giusto fra le nazioni".
Una storia da far conoscere il più possibile, un esempio per tutti.
Per non dimenticare.





domenica 24 gennaio 2016

Toy story- Il mondo dei giocattoli (Toy story), 1995



Regia di John Lasseter, con le voci italiane di: Fabrizio Frizzi (Woody),Massimo Dapporto (Buzz Lightyear), Lorenzo De Angelis (andy),Angelo Nicotra (Mr Potato),Carlo Valli (Rex),Cinzia De Carolis (Bo),Laura Lenghi (Sid).




A casa di Andy tutto è sottosopra per via dell'imminente trasloco; nonostante ciò la mamma di Andy ha deciso di organizzare comunque la festa per il compleanno del figlio, mettendo in allarme i giocattoli del bambino, che hanno paura arrivi qualcuno che possa sostituirli e farli finire nel dimenticatoio.
L'unico a non avere timore è il cowboy Woody, il gioco preferito di Andy, che infatti accoglie con gioia anche il nuovo arrivato fra i regali di compleanno: lo space ranger Buzz Lightyear, che purtroppo in poco tempo sembra sostituire proprio Woody, cosa che farà nascere invidie e gelosie fra i due....






Primo episodio di una fortunata trilogia e primo lungometraggio animato in computer grafica  della neonata Disney Pixar (il che ha rivoluzionato il mondo del cinema animato), è un film che oltre a segnare un'epoca e introdurre un nuovo modo di fare animazione, appassiona e diverte ancora oggi adulti e bambini.
Il tema dei giocattoli dotati di vita propria è presente da sempre anche nelle fiabe, qui vengono sviluppati due aspetti principali: la paura di essere abbandonati e il conflitto fra vecchio e nuovo, incarnato dal due Woody&Buzz. 
Vecchio e nuovo inteso non solo come "giocattolo novità", ma anche come tecnologia, visto che Buzz è uno "space ranger" dei cartoni, un giocattolo ipertecnologico dotato di luci e suoni e che quindi per qualche tempo sembra risultare molto più appetibile del più classico pupazzo da cowboy.
Tutto ciò dà il via a una serie di situazioni semplici  ma divertenti e interessanti, dove i due giocattoli dovranno mettere da parte le rispettive divergenze per far fronte contro il comune nemico Sid, bambino terribile che si diverte a vivisezionare i giocattoli.

A differenza dei cartoni classici le canzoni sono meno numerose e hanno meno spazio, ma perlomeno erano ancora più a misura di bambino ("Un amico in me" di Riccardo Cocciante entrò per qualche tempo anche in classifica); ora invece sono troppo elaborate, troppo indirizzate agli adulti, ben lontane dagli orecchiabili motivetti che tutti ancora oggi ricordiamo; e questo purtroppo è un lato negativo dei cartoni moderni.
Per il resto, tanto colore, tanto divertimento e anche una spruzzatina di cultura cinefila: molte sono infatti le citazioni da film presenti nel cartone.
L'immediato successo di pubblico e critica del film fu accompagnato anche, nel 1996, dalla vittoria di un Premio Oscar speciale a John Lasseter (per il primo lungometraggio interamente animato al computer), più tre nomination in altre categorie, e svariati altri premi tra cui due nomination ai Golden Globe.






venerdì 22 gennaio 2016

Quo vado?, 2015




Regia di Gennaro Nunziante, con Luca Medici (Checco Zalone), Sonia Bergamasco (Dottoressa Sironi),Ludovica Modugno (mamma di Checco), Maurizio Micheli (padre di Checco),Lino Banfi (Nicola Binetto),Eleonora Giovanardi (Valeria Nobili),





A 38 anni Checco vive la vita ideale che aveva sempre sognato fin da bambino: vive ancora con i genitori con la mamma che gli fa trovare le camicie perfettamente stirate e il cibo perfettamente cucinato, è fidanzato con una donna che non ha alcuna intenzione di sposare e sopratutto, ha il posto fisso nell'ufficio comunale davanti casa.
La sua vita perfetta viene sconvolta dall'abolizione delle province; come molti dipendenti pubblici in Italia, Checco viene convocato a Roma dalla dirigente Sironi, che gli prospetta due scelte: dimissioni volontarie o trasferimento in altra sede.
Checco, lungi dal voler abbandonare il suo posto fisso, mette a dura prova i nervi della Dottoressa Sironi facendosi trasferire in ogni parte d'Italia; non riuscendo a ridurlo a più miti consigli, la donna arriva a farlo trasferire al polo Nord presso una spedizione italiana, dove conosce Valeria......



Come scritto nel precedente post, non sono riuscita a vedere questo film con serenità e obiettività. Non sono una fan di Zalone, ma il precedente "Sole a catinelle" mi aveva reso simpatico questo personaggio e la sua comicità, almeno quel tanto che basta per non disdegnare a priori un suo film.
Ma stavolta beh....che dire: da italiana che dopo 16 anni di precariato sogna il posto fisso (perchè non me ne importa un fico secco di andare a vivere in Africa o di girare il mondo e vivere un po' qui e un po' li...sarà un mio diritto o no?!), perchè sa benissimo che solo con uno stipendio fisso puoi costruirti una vita degna di questo nome, l'ironia di Zalone sui dipendenti pubblici non mi ha fatto per nulla ridere.
Certo il comico è stato ben attento a prendere di mira alcune categorie di dipendenti pubblici, mentre altre le ha lasciate stare forse consapevole che insegnanti, medici, infermieri e forze dell'Ordine non sono poi così inutili e fannulloni, e che spesso devono affrontare problemi come : mancato rinnovo del contratto, tagli, regole che cambiano da un giorno all'altro e sopratutto insulti e pregiudizi che colpiscono a prescindere chiunque lavori nella PA (anche i precari!); ma vista la situazione (in cui viene tra l'altro ribadito che i diritti in realtà sono "privilegi") ciò mi ha provocato amarezza e non mi ha affatto divertito.
Ho apprezzato molto Sonia Bergamasco in un ruolo comico, ho apprezzato la colonna sonora e altre varie cose, ma per il resto non mi sono affatto goduta lo spettacolo.
Che ve devo dì....

P.S: a quando un film sui negozianti e le partite IVA che evadono le tasse? Quelli non rovinano l'Italia vero?




mercoledì 20 gennaio 2016

Ettore Scola

L'anno comincia davvero male per il cinema: a pochi giorni di distanza sono scomparsi vari personaggi che hanno contribuito con la loro arte e il loro talento al cinema mondiale o nazionale.
Dopo Silvana Pampanini, Alan Rickman e Franco Citti, il cinema italiano dà l'addio a uno dei suoi più grandi registi, Ettore Scola, scomparso ieri sera a Roma all'età di 84 anni.
Era nato a Trevico nel 1931 e aveva esordito nel mondo del cinema negli anni '50 dapprima come sceneggiatore di commedie e film sentimentali (come "Due notti con Cleopatra", "Un americano a Roma", "Il conte Max", "Il magnifico cornuto" e molti altri), poi dal 1964 come regista: il primo film si intitolava "Se permettete parliamo di donne".
Da allora, con i suoi film ha raccontato l'Italia che cambiava attraverso le varie epoche, usi, costumi, vizi e virtù degli italiani come popolo e come società,l usando un linguaggio profono ma non noioso per caratterizzare i suoi personaggi, piccoli ingranaggi della storia.
Il cinema italiano ricorda quasi tutti i suoi film : "Riusciranno i nostri eroi....?" (1968), "C'eravamo tanto amati"(1974), "Una giornata particolare" (1977), "Brutti, sporchi e cattivi" (1976), "I nuovi mostri"(1977), "La terrazza"( 1980),"La famiglia" (1987), "Il viaggio di CApitan Fracassa" (1990),"La cena"( 1998), "Concorrenza sleale"(2001).
Il suo utlimo lavoro è stato "Che strano chiamarsi Federico" (2013), film-documentario dedicato alla figura di Federico Fellini; nel 2015 le figlie Paola e Silvia hanno realizzato un documentario sulla figura del padre, intitolato "Ridendo e scherzando", non ancora uscito sugli schermi.
Nel corso della sua carriera ha vinto sei David di Donatello, un Leone D'oro al Festival di Cannes per "Brutti, sporchi e cattivi" e quattro nomination all'Oscar per il miglior film straniero.








domenica 17 gennaio 2016

Introduzione alla recensione di "Quo vado?"

Per la prima volta nella mia storia di blogger ammetto, già dal principio, che non riuscirò a fare una recensione obiettiva del film "Quo vado?" di Checco Zalone, e mi sento in dovere di dedicare un post alla spiegazione dei motivi che mi impediscono di usare la solita obiettività in un argomento in cui purtroppo mi sento fortissimamente coinvolta da sempre.
La sottoscritta terminato l'Istituto Magistrale a giugno 1999, cominciò subito a cercare lavoro, spaziando negli annunci e disposta ad adattarsi ad ogni tipo di lavoro, visto che a) aveva assoluto bisogno di un lavoro con cui realizzare il suo desiderio di andarsene di casa; b) le era stato insegnato che dimostrare capacità di adattamento in varie situazioni era positivo perchè dimostrava che uno ha voglia di lavorare.
Dopo vari colloqui, il primo lavoro arriva a fine 1999: un mese e mezzo come cassiera part time in un centro commerciale per il periodo natalizio. Dopo di esso, nonostante cv spediti dappertutto, curriculum, iscrizione a qualsivoglia agenzia interinale, seguono cinque mesi di disoccupazione fino a quando trovo un lavoro in un MacDonald's: sempre part time, orari che cambiano ogni giorno, lavoro che....lasciamo perdere, dico solo che era quanto di più lontano facesse per me.
Nonostante ciò, sempre convinta che tutto è meglio della disoccupazione, rimango lì per sei mesi, fino a quando non trovo il lavoro che desideravo: impiegata in un'agenzia immobiliare. Peccato che lavoro lì per un mese in nero, senza essere ovviamente pagata, e poi...arrivederci e grazie.
dopo altri sei mesi di disoccupazione, corsi dei più svariati tipi proposti dalle agenzie interinali, colloqui di ogni tipo, a settembre 2001 vengo assunta presso una cooperativa come assistente ad personam di un bambino disabile in una scuola elementare: rimango lì due anni, sempre part time, ma nel 2003 la cooperativa perde l'appalto e di nuovo...arrivederci e grazie.
In preda allo sconforto, decido di sfruttare il mio diploma magistrale per ciò che inizialmente non avevo pensato di fare proprio perchè volevo evitare il precariato sicuro: ovvero, le supplenze nelle scuole materne. Ho abbastanza fortuna perchè vengo assunta da dicembre a giugno in una scuola privata a 35 km da casa, i primi tre mesi per due ore al giorno, poi a tempo pieno; nel frattempo, da aprile, lavoro anche come baby sitter dopo la scuola. In quel periodo esco di casa alle 7.30 di mattina e torno alle 21 di sera. Sempre in quel periodo quando capita, ogni tanto (solitamente sotto qualche periodo festivo o di ponte) un'agenzia interinale mi chiama a fare da tappabuchi (con contratti di uno-due-tre giorni) in alcuni supermercati della città.
Da settembre 2004- dopo superamento apposito test- entro a far parte della graduatoria delle supplenti GIORNALIERE del comune della mia città: da quel giorno divento maestra d'asilo, non precaria ma precarissima. Non so mai se lavorerò, quando, per quanto tempo, con chi; non ho maternità o malattia, e le mie ferie si chiamano "disoccupazione". Può accadere di fare in una settimana cinque scuole.....questo ovviamente quando le cose andavano bene e comunque si lavorava: dal 2010 in poi, gli anni sono stati a dir poco altalenanti, per sforare in lunghi periodi di disoccupazione dipendenti da crisi, tagli e nuove regole che nel mondo della scuola non mancano mai (ad esempio da quest'anno non si può chiamare la supplente per un giorno).
E' capitato anche di avere l'incarico annuale, certo....ed è capitato anche di averlo per due annate di fila questo incarico, ma siccome non siamo nel privato dopo due rinnovi di contratto non hai l'obbligo di assumere (alla faccia di chi dice che noi lavoratori del pubblico- pure precari!- abbiamo millemila privilegi).
Non che non abbia cercato altro, anzi: ho continuato a cercare, ma con il tempo i colloqui hanno cominciato a scemare, fino a non esserci proprio più, visto che dopo i 28 anni vieni considerato troppo vecchio anche solo per imparare un lavoro (di qualsiasi tipo, persino l'operaio non ti fanno più fare!).Ho smesso anche di andare al collocamento quando, all'età di 31 anni, mi dissero: "signora, ma lei ha passato i 30, ha esperienza solo nella scuola e pretende pure di trovare un lavoro?! Stia a casa a dormire che almeno risparmia tempo!". E non hanno torto, è proprio così.
Voi direte: "ma il tuo sogno di andartene di casa?", ebbene, è rimasto un sogno, appunto: chiuso in un cassetto da dove ormai non uscirà più. Senza contare tutto il resto, di cui non vi posso parlare ma...che ha un peso.
Ecco quindi, perchè la sottoscritta  non sopporta quelli che snobbano il posto fisso? Quelli che "quant'è bello il precariato!!!!", "i diritti e le tutele sono privilegi" o "quant'è bello non avere alcuna certezza!"?
Non voglio arrivare al punto di dire che il signor Medici- ora miliardario- non abbia mai patito il precariato in vita sua; ma un conto è farlo per scelta scegliendo professioni come quella artistica (precaria per forza di cose), un'altro è essere costretti a patirlo perchè altri hanno deciso che il posto fisso (a tempo indeterminato) è il male assoluto. Peccato che a me risulti che quando l'indeterminato era la norma, andava tutto meglio di adesso...

sabato 16 gennaio 2016

Franco Citti

E' morto a Roma all'età di 80 anni l'attore Franco Citti, famoso per essere stato lanciato da Pierpaolo Pasolini nel film "Accattone"(1961), e in seguito avrebbe interpretato anche "Edipo Re" ( ), "Mamma Roma" ( ), "Il DEcameron" (1971), "I racconti di Canterbury" (1972), "Il fiore delle mille e una nottw" (1974); tra i film non pasoliniani, si ricordano un piccolo ruolo ne "Il padrino" e "il padrino- parte III", "Roma" di Federico Fellini, "La luna" di Bernardo Bertolucci e molti altri.



giovedì 14 gennaio 2016

Alan Rickman

A pochi giorni dalla morte di Silvana Pampanini (grande attrice italiana) e di David Bowie- ai quali ho dimenticato di dedicare un post per distrazione- un'altro grande del cinema ci lascia: è morto a 69 anni a causa di un cancro l'attore inglese Alan Rickman.
Nato in provincia di Londra nel 1946, esordì negli anni '70 e da allora ha alternato a un'ottima e versatile carriera al cinema un'altrettanto riuscita carriera teatrale.
La carriera cinematografica era cominciata nel 1988 con il ruolo del cattivo in "Die hard- Trappola di cristallo", primo film della famosa trilogia con protagonista Bruce Willis; da qui abbiamo una lunga serie di titoli, tra cui "Robin hood principe dei ladri" (1991), in cui interpretava lo sceriffo di Nottingham (ruolo che gli valse un premio BAFTA), "Ragione e sentimento" (1995),"Michael Collins" (1995) "love actually" (2003), "Sweeney Todd. il diabolico barbiere di Fleet Street" (2007) e molti altri; il ruolo a cui sicuramente rimarrà legato nell'immaginario (nonostante a sua versatilità) è però quasi sicuramente quello di Seversu Piton, uno dei professori della scuola di magia di Hogwarts della serie di Harry Potter; un personaggio molto amato a cui l'interpretazione di Rickman ha sicuramente conferito ancora maggiore fama.
L'attore diresse anche due film: "L'ospite d'inverno" (1995), e "Le regole del caos" (2014).
Nella sua carirera, oltre al BAFTA vinto per "Robin Hood", ha avuto numerose nomination e molti premi, tra cui un -golden Globe e un Emmy per la serie tv "Rasputin-Il demone nero" (1997).
Nonostante no sia mai stati tra i miei preferiti, non posso non riconoscere l'indiscutibile talento mostrato da questo attore in ogni suo ruolo, a due dei quali (lo sceriffo di Nottingham e il Giudice Turpin) sono particolarmente affezionata in quanto presenti in due dei miei film preferiti (anche se francamente i pezzi da lui cantati in Sweeney Todd non si possono sentire!).
Come quasi sempre mi spiace che sia morto, poteva ancora dare tanto al mondo del cinema.







venerdì 8 gennaio 2016

I miei personaggi preferiti dei telefilm


Damon Salvatore (The vampire diaries)


Potevo non metterlo per primo? :)

Kate Todd  (NCIS)




Dalla prima e seconda serie (le migliori)....


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 Annabeth Chase (CLOSE TO HOME)


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Samantha  (VITA DA STREGA)



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Paige Matthews  ( STREGHE)


Molto meglio lei di Prue!
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Sandra e Raimondo ( CASA VIANELLO)


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George e Louise  JEFFERSON



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Florence  ( I JEFFERSON)



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Cole Turner  (STREGHE)



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Spike ( BUFFY L’AMMAZZAVAMPIRI)



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Addison Montgomery  ( GREY’S ANATOMY)




Divina!
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Izzie Stephens  ( GREY’S ANATOMY)



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Salvo montalbano ( IL COMMISSARIO MONTALBANO)



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Il commissario più amato

mercoledì 6 gennaio 2016

Fuga in tacchi a spillo ( Hot pursuit) 2015



Regia di Anne Fletcher, con Reese Whiterspon (Rose Cooper), Sofia Vergara (Daniela Vega), John Carroll Linch (Capitano Emmett),Richard T. Jones (detective Jackson).



L'agente di polizia Rose Cooper, da due anni relegata in archivio a causa di un madornale errore compiuto con il figlio del sindaco, viene incaricata di scortare a Dallas la moglie di un pentito del clan di Cortèz, boss del narcotraffico.
Peccato che poco dopo l'arrivo in un'imboscata vengano uccisi sia il suddetto pentito che il collega che affiancava Rose; la quale riesce fortunosamente a scappare assieme a Daniela, la moglie della vittima.
Comincia una fuga verso Dallas in cui la strana coppia si troverà a dover fronteggiare più di un inaspettato complotto....




Ennesima variante sul tema "La strana coppia", stavolta al femminile: le brave Sofia Vergara e Reese Whiterspoon interpretano due donne totalmente agli antipodi, sia come fisico che come mentalità e scelte di vita, che non si sarebbero ma incontrate in vita loro se circostanze avverse non le costringessero a una forzata collaborazione, in cui passeranno i soliti stadi (nemiche, complici, rivali ma con stima) tipici delle coppie di questi film

Purtroppo, non sono sostenute da una sceneggiatura fatta come si deve, anzi presenta numerosi buchi e punti stiracchiati o inutili (tipo la storia tra Rose e il ladruncolo, di nessunissima utilità, o la storia della "Cooperata"); alla fine si ha proprio l'impressione che l'unico scopo per cui sia stato girato il film è mostrare le due attrici in coppia. Peccato che in un film non basti, pur dando atto alle interpreti della loro bravura.
Il mio giudizio? Film carino ma deboluccio.




lunedì 4 gennaio 2016

Vacanze ai Caraibi, 2015



Regia di Neri Parenti, con Christian De Sica (Giorgio ), Angela Finocchiaro (Anna ), Massimo Ghini (Ottavio), Luca Argentero (Fausto ), Ilaria Spada (Claudia ), Antonio Bandiera (Adriano).

Ai Caraibi durante le vacanze di Natale succedono varie cose: Giorgio e Anna, due ricconi, sono volati lì per impedire che la giovane  figlia Annapia si sposi con Ottavio, cinquantenne riccone di cui sono ospiti: peccato che sia Giorgio che Ottavio, per cause diverse e di nascosto da tutti, siano finiti sul lastrico e non sapendo le rispettive situazioni ognuno confida nella ricchezza dell'altro...

- Fausto e Claudia vengono colpiti da colpo di fulmine e fortissima passione sessuale e decidono di trascorrere le vacanze assieme; peccato che non solo siano entrambi sposati (non fra loro), ma si rivelino pure totalmente agli antipodi come caratteri e personalità....


- Adriano, drogato di tecnologia, è arrivato ai Caraibi per un raduno di maniaci come lui...peccato che naufraghi su un'isola deserta dove non c'è campo.....





Non avendo nulla da fare la sera dell'ultimo dell'anno io e una mia amica abbiamo deciso, come fatto anni fa, di fare una semplice serata pizza + cinema. Causa mancanza di altre proposte interessanti (quest'anno anche le uscite natalizie sono state superloffie), la scelta è caduta sul film che ci sembrava più papabile in quanto sicure di fare almeno quattro risate. Non che dalla trama mi interessasse particolarmente ( e come sapete io non sono contraria per principio ai cinepanettoni), ma vabbè, per farsi traghettare nel 2016....
ed in effetti il film non è nulla di che, anzi, purtroppo è uno di quelli che dà ragione ai suoi detrattori visto che le risate sono state pochissime (e tutte concentrate sull'episodio del malato di tecnologia), per il resto molta volgarità, una punta di sadismo nella conclusione dell'episodio con De Sica e Ghini e pochissimo altro.
No, non credo possa piacere nemmeno agli amanti del genere, ma pazienza...c'è sempre di peggio, almeno non ho cominciato il 2016 con il malumore!



sabato 2 gennaio 2016

Mr Holmes e il mistero del caso irrisolto (Mr Holmes), 2015



Regia di Bill Condon, con Ian McKellen (Sherlock Holmes),Laura Linney (Mrs Munro), Milo Parker (Roger Munro),Hattie Moran (Anne Keldon), Hiroyuki Sanada (Umezaki).



All'età di 93 anni Sherlock Holmes vive già da molti anni ritirato nella campagna inglese, dove si dedica all'allevamento delle api e dove la sua unica compagnia sono la governante, Mrs Munro, e suo figlio Roger di dieci anni.
Il celebre investigatori decise di ritirarsi dopo l'ingloriosa fine del suo ultimo caso; dopo aver letto il romanzo pubblicato da Watson a riguardo e non soddisfatto di ciò che ha letto, decide di scriverne la vera versione, ma a causa del progressivo deteriorarsi della memoria fatica molto a ricordare ciò che successe. Troverà un aiuto inaspettato nel piccolo Roger.....




Durante le feste natalizie sono riuscita a recuperare questo bel film, l'ennesimo che vede protagonista il celebre investigatore nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, ma il primo che lo vede da un punto di vista un po' particolare e che esula dal giallo toccando anche tematiche importanti come la vecchiaia e la conseguente decadenza sia sul piano fisico che intellettivo.
Certo il Sherlock Holmes interpretato con grande intensità e maestria dal bravissimo Ian Mckellen non è proprio quello che siamo stati abituati a vedere nelle innumerevoli trasposizioni in tv e al cinema, e nemmeno quello di cui abbiamo letto nei romanzi; l'arguzia, l'attenzione per i particolari, il notevole intelletto ci sono ancora, ma stanno cominciando a decadere assieme al corpo, con grande scorno di un uomo che è sempre bastato a sè stesso e che, inizialmente, ha quasi come un rifiuto nel riconoscere la dolorosa realtà. Oltretutto è tormentato anche da altre cose: la nostalgia per le persone amate (tutte defunte), il desiderio di riuscire a trasmettere qualcosa di suo a qualcun'altro, e sopratutto quel rimpianto dovuto al non ricordarsi più il suo ultimo caso, di cui desidera dare la vera versione. Holmes intraprende così un viaggio all'interno della sua mente ingaggiando una feroce lotta con essa visto che, giorno dopo giorno, la malattia si aggrava e perde pezzi di sè stesso. aiutato in modo inconsapevole da Roger, il figlio del, nuova domestica, bambino che inizialmente l'uomo non può vedere ma a cui col tempo si affezionerà riuscendo a trasmettergli la sua passione e le sue conoscenze per le api.

Le scene della malattia e della decadenza sono molto drammatiche e intense, come lo è la risoluzione del caso che si presenta man mano alla mente di Holmes, ma nel film vengono bilanciate a mio avviso anche da altre trovate più leggere, tra cui quella che mi è piaciuta di più è stata quella di Holmes che - in incognito-va al cinema a vedere uno dei tanti film tratti dai romanzi di cui è protagnista, e ovviamente rimane infastidito dalla sua versione cinematografica, che trova troppo dissimile a sè stesso.
Forse in qualche punto si è troppo dilungato con le scene dei malori e della vecchiaia, ma a parte questo trovo che il film sia molto buono e anche godibile, nonostante la serietà.