domenica 22 settembre 2019

Mio fratello rincorre i dinosauri, 2019

Regia di Stefano Cipani, con Alessandro Gassman (Davide), Isabella Ragonese (Marta ), Francesco Gheghi (Jack), Lorenzo Sisto (Giò), Rossy De Palma (Zia Dolores), Roberto Nocchi (Vitto), Arianna Bacheroni (Arianna).


Nella famiglia Mazzariol nasce l'ultimo figlio, Giovanni detto Giò, affetto da sindrome di Down. Per spiegare questa cosa i genitori raccontano al piccolo Giacomo di cinque anni che il nuovo fratellino è così perchè ha dei superpoteri; per alcuni anni Giacomo ci crede e ne è felicissimo, ma quando comincia a crescere e capire la verità comincia anche a reagire con fastidio all'esuberanza di Giò...





Tratto dal romanzo omonimo (2016 ) di Giacomo Mazzariol, è uno spaccato di vita quotidiana di una normale famiglia italiana tra i cui componenti c'è un bambino Down, Giò. Il tutto narrato dal punto di vista di Jack (ovvero Giacomo), fratello di Giò a cui per spiegare la "diversità" del fratellino, è stato detto che Giò è un eroe con superpoteri, e quindi "speciale" e un po' diverso dagli altri.
Tralasciando il fatto che sia una cosa molto comune e che io non codnvido personalmente, Jack effettivamente ci mette un po' di anni a capire che Giò non ha alcun superpotere: per tutta la durate dell'infanzia mette continuamente l'ignaro Giò alla prova in modi fantasiosi, che gli confermano puntualmente la specialità di suo fratello. Quando raggiunge la problematica età di 14 anni però queste dolci illusioni hanno già lasciato da tempo il posto non solo a una visione più realistica della situazione del fratello, ma anche a qualcosa di nuovo finora sconosciuto: l'imbarazzo che la presenza di Giò spesso gli prova. 
Sarò impopolare: sono dinamiche che esistono in famiglie con un disabile o un malato grave, e dato che in Italia questo tipo di tematiche è trattato con grandissima ipocrisia si preferisce fare finta che non sia così e si passa tra due estremi: o escludere i disabili oppure al contrario. Ed è in questo modus operandi che inizialmente si colloca la famiglia nei confronti del piccolo Giacomo che chiede spiegazioni sul fratellino, anche se i loro genitori lo fanno con affetto e dolcezza, anche con una sorta di ingenuità. 
Tornando ai due fratelli, Jack cerca in tutti i modi di "combattere" l'imbarazzo che gli provoca Giò (e dietro cui si nasconde la tipica difficoltà adolescenziale di ragazzo che sta crescendo e si sta affrancando dalla famiglia come persona): arriva addirittura a dire che è morto e a montare un caso mediatico mobilitando tutto il paese inventando la storia di un gruppo neonazista che odia i disabili e vorrebbe aggredire Giò. Cose che francamente sono poco comprensibili a livello umano, e non fanno fare una gran figura al personaggio, per il resto circondato da grandi personaggi di eccezionali persone normali: i due genitori Isabella Ragonese e Alessandro Gassman, che affrontano questa durissima prova con il sorriso sulle labbra e tanto amore, sia fra loro che per la loro famiglia; l'attrice spagnola Rossy De Palma, famosa per i film di Almodovar, nei panni della stravagante zia Dolores. Bravi i giovani attori che interpretano Jack, Giò e il loro amico Vitto; pollice verso per le giovani attrici che interpretano le due sorelle per quella che interpreta Arianna (insopportabile, ma forse è proprio il personaggio che è così),
Il ritmo del film è leggero anche quando deve affrontare parti drammatiche.


mercoledì 18 settembre 2019

The white princess, 2017



Inghilterra, 1485: dopo aver vinto la battaglia di Bosworth e aver sconfitto Riccardo III, Enrico Tudor viene proclamato re d'Inghilterra con il nome di Enrico VII. Sposa Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV, che inizialmente lo odia; pian piano, complice la nascita del primogenito Arturo, tra i due coniugi nasce l'amore, messo costantemente a dura prova non solo dalla scarsa popolarità di cui Enrico sembra godere, ma anche dai complotti della regina madre Elisabetta Woodville per favorire il ritorno sul trono del figlio Riccardo, che sarebbe il legittimo erede.
Infatti il principino si sarebbe in realtà salvato e nascosto per anni dalla madre; rintracciato dalla zia Margherita di York, viene educato


Tratta dai romanzi "Una principessa per due re" e "La maledizione del re" di Philippa Gregory, è in pratica il seguito di "The white queen" e copre gli ultimi due libri della serie dedicata alla "Guerra delle due rose".
Come tutti sapete ho amato moltissimo Riccardo e Anna d "The white queen", e odiato cordialmente le due Elisabette; per questo avevo deciso di non vedere la serie tv e di non leggere i due libri da cui è stata tratta, visto che già sapevo almeno in parte che piega avrebbero tenuto.
Poi però per cause che non ho saputo spiegarmi (masochismo?) ho cambiato idea e quindi ecco quest'estate la visione della continuazione.
Devo dire che il cambio attoriale ha favorito una maggiore empatia con i personaggi, e oltretutto ha permesso di ristabilire un minimo di equità nelle età dei personaggi (con l'altra serie gli attori non erano nemmeno stati invecchiati, con il risultato di avere nel 1485 la stessa Elisabetta Woodville del 1464). Certo la trovata di tenere in vita la già anziana duchessa Cecilia molto più della durata ffettiva della sua vita è comunque allo stesso livello di ridicolo.
Abbiamo quindi le protagoniste della precedente serie tv, Elisabetta Woodville e Margaret Beaufort, ormai anziane  e normalmente destinate a un naturale declino in favore dei due figli, Henry ed Elizabeth; senonchè  entrambe non si arrendono e non smettono di tessere intrighi e complotti, la Woodville con lo scopo di riportare in Inghilterra e poi sul trono il figlio sopravvissuto Riccardo.
Fa niente se per fare ciò mette costantemente in pericolo la vita della figlia Lizzie e del nipote Arturo, e fa niente se tutto ciò va contro la volontà della giovane regina, decisa invece a trovare dell'armonia nel rapporto con il proprio consorte. E' vero che si passa dal "odio Henry" a "Amo Henry" nel giro di due puntate e quindi anche questa cosa risulta poco credibile, ma d'altra parte le puntate sono solo otto quindi la serie tìene per forza un ritmo veloce.
L'altra protagonista della serie è Margaret, la figlia dei defunti George e Isabel, personaggio storico particolarmente colpito dalla cattiva sorte (verificare per credere), qui nei panni di giovane "parente povera" di cui la regina si occupa per carità e che alla fine viene tirata dentro a forza nei complotti; Margaret vorrebbe solo una vita tranquilla lontano dalla corte con il marito, invece gli interessi familiari la obbligheranno giocoforza a ben altro. 
Alla fine la vera eroina è lei, mentre la cugina diventa una stronza capace di sacrificare il proprio fratello e il cugino pur di mantenere il potere.
Non mancano elementi paradossali: la stronzaggine di Margherita di York, l'omicidio di Jasper Tudor da parte della Beaufort e in particolare l'incontro tra i reali d'Inghilterra e quelli di spagna per contrattare il matrimonio dei rispettivi figli, scena in cui la piccola Caterina D'Aragona viene mostrata ai futuri suoceri mentre balla il flamenco (ballo che all'epoca ancora non esisteva!). 
Per non parlare della super-cavolata non solo di riesumare (male) il personaggio di Francis Lovell (il migliore amico di Riccardo) che nella precedente serie era stato completamente eliminato (per fortuna sua, aggiungerei) ma di rimetterlo male, senza spiegarne la storia o la funzione...sembra uno capitato così per caso!
Tra i giovani interpreti nessuno brilla per particolari doti recitative, anche se la giovane Rebecca Benson è più piacevole da vedere degli altri; restano a dividersi la scena i "vecchi" della situazione, tra cui spicca la ex Catelyn Stark de "Il trono di spade" Michelle Fairley. 
Nonostante tutto passabile.





domenica 15 settembre 2019

La verità sul caso Harry Quebert (The truth about Harry Quebert affair), 2019

Regia di Jean Jacques Annaud, con Patrick Dempsey (Harry Quebert), Ben Schetzner (Marcus Goldman), Kristine Froseth (Nola Kellergan), Matt Frewer (David Kellergan), Tessa Mossey (Jenny Quinn Giovane),Victoria Clarke (Jenny Quinn adulta),Josh Close (Luther Caleb),Damon Wyans jr (Perry Galawood).

Marcus Goldman è un giovane scrittore in crisi creativa, che decide di andare a trovare il suo mentore  ed ex professore universitario, il noto scrittore Harry Quebert, nella speranza che lo possa aiutare. Poco dopo il suo arrivo però Harry viene arrestato con l'accusa di aver ucciso Nola, un'adolescente scomparsa trent'anni prima, i cui resti sono stati ritrovati sepolti nel giardino di casa sua.
Harry proclama con convinzione la propria innocenza e Marcus decide di aiutarlo indagando in proprio...


Tratto dal romanzo omonimo di Joel Dicker (2012), è una miniserie molto attesa che ho guardato senza conoscere il libro e partendo con un lieve pregiudizio dovuto alla presenza di Patrick Dempsey, attore che non sopporto dai tempi di "Grey's anatomy".
Il giudizio finale non è negativo anche se ho trovato il tutto piuttosto noioso, con un po' troppi personaggi che si intersecano e quindi a volte generano confusione e un ritmo a volte troppo lento;  il che probabilmente sulla carta produce più un effetto riflessivo riguardo agli avvenimenti narrati, ma in tv a mio avviso produce solo un effetto soporifero.
L'incipit è tutt'altro che originale: Marcus, giovane scrittore autore di un best seller di successo mondiale (oltretutto era al primo libro), è in crisi creativa: la casa editrice preme per l'uscita del secondo romanzo, ma lui non ha ancora scritto nemmeno una riga e non sa che fare. Stufo della fama il giovane decide così di andare a visitare  Harry Quebert, suo ex professore universitario a sua volta autore del best seller "Le origini del male", ritiratosi da tempo in un paesino del      . L'incontro non sortisce inizialmente alcun effetto, ma dopo poco tempo la bomba: nel giardino della casa vengono trovati i resti di Nola, una quindicenne scomparsa trent'anni prima, figlia del pastore del luogo. 
L'ex professore viene arrestato e nonostante proclami la sua innocenza, la scoperta (per sua stessa ammissione) di una relazione sentimentale fra i due non fa che aggravare la sua posizione, visto oltretutto che non ha un alibi. 

L'unico a credergli è Marcus che si incarica di investigare per conto suo, e comincia un sua personale indagine parlando con i vari abitanti del paesino: l'ex pastore e padre della vittima, la proprietaria del locale caffè (nel quale Nola lavorava come cameriera), sua figlia Jenny e molti altri. Ovviamente vengono alla galla segreti di ogni tipo, e va da sè che Marcus attingerà a questa vicenda per il secondo libro. 
Come detto, non sopporto Dempsey ma qui non sfigura del tutto, anche se io essendo di parte non riesco proprio a valutare con obiettività le sue capacità attoriali. Validi anche gli altri attori, finale inaspettato (secondo me), ma una volta finito non mi ha lasciato molto (anzi, direi quasi nulla).
Tuttavia penso possa piacere agli appassionati del genere.



venerdì 13 settembre 2019

Moschettieri del re, 2018

Regia di Giovanni Veronesi, con Piefrancesco Favino (D'artagnan), Rocco Papaleo (Athos), Valerio Mastandrea (Porthos), Sergio Rubini (Aramis), Margherita Buy (Regina Anna), Matilde Gioli (Costanza), Anna Mouglasis (Milady), Alessandro Haber (Cardinale Mazarino)





1650 circa: dopo vent'anni dalle vicende che li resero famosi e ormai ritiratisi a vita privata D'artagnan, Athos, Porthos e Aramis vengono richiamati dalla Regina Anna per salvare la Francia, devastata dalle guerre di religione. Cinici, disillusi ma sempre abilissimi con spade e moschetti accetteranno di portare a termine la rocambolesca missione...




Come quasi sempre ormai, ho deciso di trascorrere il mio Ultimo dell'anno al cinema; e quest'anno chi meglio dei miei amati moschettieri poteva traghettarmi nel 2019? La cosa, devo dire, mi fa sperare bene per il nuovo anno!
In un'intervista a Ciak il regista Giovanni Veronesi ha definito il film "un regalo di Natale" del regista agli spettatori; se è così è davvero da ringraziare!
Prima di tutto c'è da dire che non è una rivisitazione fedele del romanzo, nè del suo seguito "Vent'anni dopo", anche se si svolge appunto proprio vent'anni dopo dai fatti più famosi.
I nostri moschettieri da anni hanno appeso la spada al chiodo, le loro strade si sono separate e hanno vissuto vite totalmente diverse, invecchiando non benissimo: D'Artagnan è un proprietario terriero con famiglia non proprio felice, Aramis ha preso i voti, Athos di diletta in avventure sessuali di poco gradimento e Porthos, affetto da depressione, vive schiavo dell'oppio e del vino e inizialmente si vergogna talmente tanto della sua condizione che nemmeno si fa trovare dai suoi vecchi amici.
Anche la Regina Anna è invecchiata, è svanita, ma deve tirare avanti perchè il figlio Luigi XIV è un incapace e per di più di salute cagionevole causa stravizi; la Francia però è devastata dalle guerre di religione e la sovrana non riesce a venire a capo di tutti questi problemi. In extremis le viene in mente ci chiedere l'aiuto di quelli che un tempo furono i suoi uomini più fidati, trovandosi di fronte una specie di Armata Brancaleone", dotata però di tanta voglia di riscatto. Non è il massimo ma non ci sono alternative, e così i nostri moschettieri, accompagnati da un servitore chiamato "Servo Muto" (ma D'artagnan lo chiama Sergio) parton per quella che sarà soprannominata la "penultima missione".
Da qui tutta una serie di avventure a volte troppo strampalate pur considerando lo stile e il contesto del film, una riproposizione della storia dei moschettieri in salsa pop, con elementi classici che si mescolano a elementi moderni, sopratutto nel look dei personaggi, in un susseguirsi che riesce comunque a mantenere  un buon ritmo narrativo filare fino alla fine del film, nonostante qualche buco nella trama e sopratutto un finale in salsa moderna che non c'entra nulla e francamente si poteva evitare. 

Gran parte del merito va anche al cast  di attori, bravissimi e affiatati: ai quattro moschettieri di Favino (un D'artagnan sempre in bilico tra il romantico e lo sporcaccione), Papaleo (Athos disilluso), Rubini (Aramis saggio) e Mastandrea (Porthos votato alla massima sincerità) si aggiungono le donne, la svanita Regina Anna di Margherita Buy, la vivace dama di compagnia Matilde Gioli e la Milady di Anna Mouglasis a cui viene data per la prima volta un interpretazione un po' diversa ma realistica: è cattiva, sì, ma diventata tale a causa di tutte le violenze e sofferenze subìte nella sua vita. E il finale che la riguarda la scia sul suo personaggio un retrogusto amaro. 
Da non trascurare la colonna sonora, perfettamente in linea con lo stile del film, che mischia brani classici a brani di musica pop.
Insomma è proprio il caso di dire "cominciamo bene", ma in senso buono!

Visto il 31 dicembre 2018




mercoledì 11 settembre 2019

Alberto Sironi

Il 5 agosto è morto ad Assisi all'età di 79 anni il regista Alberto Sironi, famoso per aver diretto tutta la serie del Commissario Montalbano da 1997.
Era nato a Busto Arsizio nel 1940, e si era formato alla scuola d'arte del "Piccolo Teatro di Milano" e dopo varie esperienze teatrali negli anni '70 cominciò a collaborare con la Rai con alcune inchieste sportive e di cronaca.
Nel 1978 esordisce come sceneggiatore di due telefilm tratti dalla raccolta "Il centodelitti" di Giorgio Scerbanenco.
Tra i suoi lavoris si ricordano: "Il grande Fausto" (1995), "Una sola debole voce" (1998), "Salvo D'Acquisto" (2003), "Virginia, la monaca di Monza" (2004), "Pinocchio" (2008), "Eroi per caso" (2011).



martedì 10 settembre 2019

Arrivederci professore! (The Professor), 2019

Regia di Wayne Roberts, con Johnny Depp (Richard) Rosemay De Witte (Veronica),Odessa Young (Olivia), Danny Houston (rettore).

Richard, professore universitario di letteratura, scopre di avere circa un anno di vita a causa di un male incurabile. Decide così di modificare drasticamente la propria vita: caccia dalle lezioni gli studenti che non gli aggradano, affronta il fallimento del proprio matrimonio con la moglie Veronica, si dà ai bagordi mentre cerca di ottenere un permesso dal lavoro per realizzare il sogno di scrivere un romanzo....


Un film che cerca di ricalcare (negli intenti e in parte della trama) il celeberrimo "L'attimo fuggente", non riuscendoci. Johnny Depp è bravo come sempre ma da solo non può sempre bastare nei film, e qui abbiamo una trama che si perde per strada e poco supportata dalla sceneggiatura.
Il protagonista è Richard, professore universitario stanco del suo lavoro e di un matrimonio evidentemente fallito (visto che oltretutto la moglie lo tradisce proprio con il rettore della sua Università), al quale viene dato al massimo un anno di vita per un tumore ormai inoperabile.
La notizia ovviamente sconvolge il poveretto, il quale decide di rivoluzionare la sua vita permettendosi d fare e dire tutto ciò che fino ad allora non aveva fatto. Si lascia quindi andare a tutta una serie di esperienze di vario tipo di cui non si intuisce bene il senso, anche perchè lui dichiara che il suo più grande desiderio è scrivere un romanzo nel breve lasso di tempo che gli rimane da vivere; ma nessuna di queste esperienze può servirgli qualche modo.
Gli unici rapporti positivi sono quelli con la figlia e il migliore amico (un po' insistente ma generoso); anche il rapporto con gli alunni sotto sotto non è così libero e spontaneo come vuole far credere, a mio avviso è apparso molto forzato. Non parliamo poi del rapporto amore- odio con la moglie, che per quanto possa risultare veritiero lascia un senso di amaro, visto che nemmeno di fronte all'imminente tragedia questa coppia sembra risolvere qualcosa, nemmeno quando hanno un lacunoso chiarimento finale. 
Il film si trascina stancamente fino al misterioso epilogo, che anch'esso ricalca un famoso film, "Cast away" con Tom Hanks. 
Insomma, la tipica occasione persa.

Visto a giugno 2019





lunedì 9 settembre 2019

Raffaele Pisu

Il 31 luglio è morto all'età di 94 anni l'attore e presentatore Raffaele Pisu.
Era nato a Bologna nel 1925 esordì ai microfoni di Radio Bologna nell'immediato dopoguerra in trasmissioni di varietà.
Nel 1951 esordì al cinema con "Il padrone del vapore" e con l'avvento della tv aveva esordito anche lì in ruoli da spalla comica. Il grande successo arriva nel 1961 con la trasmissione "L'amico del giaguaro".
Nel 1968 nella trasmissione "Vengo anch'io" lanciò il personaggio del pupazzo Provolino, molto amato dagli spettatori, sopratutto bambini, tant'è che Verrà ripreso molti anni dopo con la conduzione di "Striscia la notizia" e di altre trasmissioni".
Tra i suoi fil si ricordano: "Padri e figli"( 1957), la serie di musicarelli con Gianni Morandi "In ginocchio da te"(dove interpretava lo zio Lele), "Italiani brava gente" (1966), SMS- sotto mentite spoglie (2007).















domenica 8 settembre 2019

Ilaria Occhini

E' morta il 20 luglio a Roma all'età di 85 anni l'attrice Ilaria Occhini.
Era nata a Firenze nel 1934, debttò nel cinema a 19 anni con il film "Terza liceo" per poi diplomarsi all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica.
Ha avuto una lunga carriera sia al cinema che in tv che a teatro.

Tra i suoi film si ricordano: "I promessi sposi" (1964), Benvenuti a casa Gori" (1990), "Domani" (2001),"Mine vaganti" (2010), "Una famiglia perfetta" (2012); in tv : "Jane Eyre" (1956), "Graziella" (1961), "Puccini" (1973), "Don Milani, l priore di Barbiana" (1999), "Provaci ancora prof!" (2005-2013). 







sabato 7 settembre 2019

La befana vien di notte, 2017

Regia di Michele Soavi, con Paola Cortellesi (Paola ), Stefano Fresi (Mr Johnny), Fausto Maria Scialappa (Giacomo), Cloe Romagnoli (Sveva), Odette Adado (Emilia), Diego Delpiano (Ivan), Robert Ganea (Leo), Francesco Mura (Riccardo).


Paola, maestra elementare in un paesino della Val D'Aosta, nasconde un segreto: è in realtà la Befana, che durante tutto l'anno lavora con alacrità per confezionare i regali per i bambini e poi, la notte del 6 gennaio, li consegna a cavallo della scopa. 
Un giorno Paola viene rapita da Mr Johnny, uno stravagante inventore di giocattoli a cui quando era bambino, per errore, aveva rovinato la Befana innescando una serie di eventi che portarono alla separazione dei suoi genitori; diventato adulto vuo,e vendicarsi e impadronirsi del suo ruolo.
Ma alcuni alunni di Paola scoprono la cosa e decidono di correre in aiuto della maestra...




Una simpatica favoletta natalizia per i bambini, che però non è un granchè come film e sopratutto non lascia molto alla fine di esso. Non amo particolarmente la Cortellesi ma talvolta è brava a interpretare ruoli gradevoli e comici, e qui è uno di questi casi: il film si basa quasi totalmente sulla sua performance e su quella del più bravo Fresi, altrimenti non esisterebbe visto che  nè l'attore che interpreta il fidanzato nè i giovani attori che interpretano gli alunni di Paola brillano per doti recitative o di presenza.
E anche la vicenda è piuttosto sconclusionata: non si sentiva molto la necessità di una Befana "svecchiata", con fidanzato inconsapevole al seguito, che di giorno fa la maestra e di notte nel suo laboratorio segreto confeziona i giocattoli per i bambini (e quando dorme?!); forse sulla carta l'idea era più appetibile, ma il film risulta alla fine noioso, un po' troppo allungato in certe parti e forzato come trama in altre, e pure nel finale. Si salva un po' il messaggio finale "uniti si vince", però più di tanto non c'è. Tra gli attori adulti ho trovato molto bravo Stefano Fresi, ma anche lì non è stato molto aiutato dalla trama che lo riguarda. 
C'è di peggio intendiamoci...


Visto il 26 dicembre 2018




venerdì 6 settembre 2019

Rutger Hauer

Il 19 luglio è morto all'età di 75 anni l'attore Rutger Hauer.
Era nato in provincia di Amsterdam nel 1944 e tra in suoi film si ricordano: "Il seme dell'odio" (1975), "I falchi della notte" (1981), "Blade Runner"( 1982), "Lady Hawke" (1985), "La leggenda del santo bevitore" (1989), "Confessioni di una mente pericolosa" (2003), "Sin city"( 2005), "Batman Begins" (2005). 




mercoledì 4 settembre 2019

Dolcissime, 2019


Regia di Francesco Ghiaccio, con Alice Manfredi (Alice), Margherita De Francisco (Mariagrazia), Giulia Barbuto (Chiara), Giulia Fiorellino (Letizia), Valerina Solarino (madre di Mary), Vinicio Marchioni (padre di Alice).

Mary, Letizia e Chiara sono tre amiche accomunate da un enorme problema: l'obesità, che le ha rese mira di alcuni bulli a scuola e che provoca loro tante insicurezze e disagi, sia fisici che psicologici e sociali. Il tutto culmina con un video, ripreso e diffuso da Alice (carina, magra e campionessa di nuoto), in cui le tre ragazze vengono mostrate mentre sono in piscina a fare acqua gym e per il quale vengono messe alla berlina da tutta la scuola.
Per vendicarsi le tre ragazze decidono di iscriversi ai campionati di nuoto della scuola e farsi allenare proprio da Alice...




Film che affronta la tematica del bullismo, in particolare quello contro le persone grasse. Cosa sempre esistita, ma di cui oggi per fortuna se ne parla, anche se il cammino verso    sembra sempre piuttosto in salita.
Avendo vissuto, e vivendo tutt'ora, il problema in prima persona, ho scelto di vedere questo film da sola perchè non sapevo come avrei potuto reagire di fronte a molte cose; tutto sommato è andata bene ma l'impatto emotivo è stato molto forte comunque, sopratutto nelle scene con la madre di una delle tre ragazze. Quelle cose le ho vissute in prima persona e le vivo tutt'ora, a volte anche in modo molto peggiore che nel film.
Le tre protagoniste (Mary, Chiara e Letizia) sono per certi versi un tantino stereotipate, perlomeno in alcuni momenti: le tipiche ciccione felici e solari, stereotipo da cui raramente si riesce a discostarsi. Per fortuna intervengono le situazioni personali delle tre ragazze a riequilibrare le cose: Mary è figlia di una ex campionessa di nuoto, ora diventata allenatrice, che non sopporta il fatto di avere una figlia obesa e la vessa in mille modi inqualificabili pur di farla dimagrire; Letizia è spesso a casa da sola costretta a occuparsi di due fratellini più piccoli; Chiara vive in una famiglia che, al contrario di Mary, idolatra il cibo in modo esagerato e non si rende conto di danneggiare in questo modo la ragazza, non aiutandola nel suo obiettivo di mangiare correttamente e perdere peso. In più, chatta da tempo con un ragazzo che vorrebbe conoscerla, ma lei non ha il coraggio per paura che lui la rifiuti.
Cè anche una quarta ragazza, Alice: al contrario delle tre compagne, è la bella della scuola, magra, fisico perfetto, campionessa di nuoto (e anche allieva- cocca della mamma di Mary) e bulletta a tempo perso, visto che un giorno che le tre ragazze si trovano in piscina per un corso di acqua gym le filma e mette il video su Youtube per sfotterle. Personaggio quindi che si presenta antipatico, ma poi, andando avanti con la storia, rivelerà anche lei una ragazzina fragile con una situazione familiare difficile alle spalle e costretta nel suo ruolo di campionessa nonostante la fatica che ciò comporta per lei, per non deludere le aspettative dei familiari.
Anche le tre "buone" a loro volta svelano qualche difettuccio, visto che pure loro fanno un video ad Alice mentre è insieme  ad un uomo misterioso e poi la ricattano minacciando di metterlo su Yotube (come lei aveva fatto con loro) se non le allenerà per la gara di nuoto sincronizzato; obiettivo che si sono date per riscattarsi davanti a tutti, sè stesse comprese.
Il ruolo dei social nei problemi di bullismo è messo molto bene in evidenza in questo film, come amplificatore di qualunque cosa; un problema gravissimo che in Italia ha già generato casi di cronaca tragici e sul quale siamo ancora lontani dal trovre una soluzione, sia a livello pratico che culturale.
Le interpreti nn sono bravissime e la sceneggiatura ha qualche buco e qualche riempitivo di troppo; tuttavia la figura che mi ha più colpito è quella della madre, Valeria Solarino bravissima nella sua durezza e crudeltà che solo alla fine sarà un po' smorzata (e solo probabilmente per interesse personale),una madre come purtroppo ce ne sono non poche, a dispetto di ciò che si possa pensare.
Un film che merita comunque di essere visto (e fatto vedere ai più giovani) per le tematiche di cui parla e i problemi che solleva.





venerdì 30 agosto 2019

Valentina Cortese

Il 10 luglio è morta all'età di 96 anni  l'attrice Valentina Cortese.
Era nata a Milano nel 1923, debuttò nel cinema nel 1940 in "L'orizzonte dipinto"; la notorietà arrivò con "la cena delle beffe" (1942) che la consacrò come la più importante giovane attrice del cinema italiano degli anni '40 assieme ad Anna Magnani e Alida Valli.
Ha avuto anche una lunga carriera teatrale e televisiva, ed era nlto nota anche all'estero.
Tra in suoi film si ricordano: "I miserabili" (1948), "Le amiche" (1955), "La contessa scalza" (1955), "Barabba" (1961), "Giulietta degli spiriti" (1964), "Quando muore una stella" (1968), "Effetto notte" (1973),"fratello sole, sorella luna" (1973), "Storia di una capinera" (1993), "Via Montenapoleone" (1987), "Diva!" (2017).




Peter Fonda

Il 16 agosto è morto a Los Angeles l'attore Peter Fonda, all'età di 79 anni.
Figlio d'arte (il padre era l'attore Henry Fonda), fratello dell'attrice Jane e padre dell'attrice Bridget, era nato a New York nel 1940, come molti figli d'arte non ebbe un'infanzia facile: diviso tra un padre donnaiolo e assente e una madre spesso ricoverata in clinica per problemi mentali, fu traumatizzato dal suicidio della madre quando aveva dieci annie l'anno dopo da un grave incidente mentre giocava con un'arma trovata in casa.
Dopo aver studiato recitazione e aver lavorato in teatro, esordisce nel mondo del cinema nel 1963 nel film "Tammy and the doctor" (inedito in Italia). Per alcuni anni lavra assiduamente, ma con l'arrivo  della controcultura vi aderisce cominciando una vita sregolata che però gli portò anche fortuna, visto che il grande successo di pubblico arriva con "Easy Rider" (1967), accanto a Dennis Hopper e Jack Nicholson. Il film diventa in breve il manifesto della controcultura e del movimento hippie e pacifista di quegli anni, considerato il "road movie" per eccellenza e uno dei migliori film del '900. 
In particolare la figura di Capitan America, il personaggio interpretato da Fonda, diventò iconica.
Tra i suoi film si ricordano anche : "Fuga da Hollywood" (1971), "La corsa più pazza d'America" (1981), "Fuga da Los Angeles" (1996), "L'oro di Ulisse" (1999), "Ocean's Twelve" (2004), "Quel treno per Yuma" (2007), "Ghost Rider" (2007), "Un viaggio stupefacente" (2018).







mercoledì 28 agosto 2019

Maria, regina di Scozia (Mary- Queen of Scotland), 2018

Regia di Josie Rourke, con Saoirse Roan (Mary Stuart), Margot Robbie (Elizabeth I), Joe Alwyn (Robert Dudley), Jack Lowden (Henry Darnley),Guy Pearce (William Cecil), Ismael Cruz Cordova (Davide Rizzio),Gemma Chan (Bess di Hardwick).

Nel 1561, alla morte del marito Francesco II di Francia, Mary Stuart ritorna in Scozia e si stabilisce presso il fratello James allo scopo di rivendicare il trono del proprio paese e farsi riconoscere come successore dalla cugina, Elizabeth I d'Inghilterra. In Inghilterra però la prospettiva di avere in futuro una regina cattolica non è affatto ben vista e Mary quindi è vista come un grosso pericolo da tenere sotto controllo; a tale scopo Elizabeth ordina a Mary di maritarsi con un nobile inglese ed ella sceglie Lord Darnley, che però le darà più problemi che altro. Nel frattempo anche in Scozia le rivolte contro Mary aumentano....



I film ad ambientazione storica mi attirano quasi sempre, e questo non ha fatto eccezione. E' stata una bella visione, pur non potendo non notare il difetto di strizzare troppo l'occhio a tematiche moderne che all'epoca non esistevano e che qui sono state inserite in maniera palesemente forzata.
Punto di forza principale sono sicuramente le due bravissime protagoniste, Saoirse Roan e Margot Robbie, meritatamente tra le giovani attrici emergenti più quotate. In un certo senso si mangiano letteralmente la scena pur avendone una sola  in comune (scena inventata, perchè storicamente non ci fu mai alcun incontro tra Mary ed Elizabeth), dando vita a due personaggi femminili in un certo senso soli contro tutti, a volte discriminate perchè donne nonostante il potere, abituate a vivere tra intrighi e tradimenti e a non fidarsi realmente di nessuno. Insomma alla fin fine non il massimo della vita, ho pensato io.
Due donne forti con tante debolezze (per entrambe il desiderio di amare ed avere figli, per Mary il desiderio di essere accettata dalla sua gente, per Elizabeth il dolore di non averne e in più anche il dolore per l'aspetto fisico decadente per via delle vecchiaia e delle malattie), capaci tuttavia di prendere decisioni difficili se non spietate; purtroppo il mondo a quell'epoca era davvero molto complicato.

Il film scorre, nulla da dire, ma come ho accennato prima cede a quella che è una moda del momento: infilare a tutti i costi tematiche "moderne" in trame che nulla c'entrano con esse, sopratutto per le epoche in cui è ambientata la storia. Due esempi su tutti: il presunto femminismo di Mary ed Elizabeth con accenna a una presunta "sorellanza" che ci dovrebbe essere fra loro (quando Mary scrive che loro due si dovrebbero sostenere perchè sole in un mondo di uomini, cosa vera solo fino a un certo punto) o la solita omosessualità, precisamente nella coppia Rizzio- Darnley,infilata stravolgendo la realtà storica: ci furono delle voci riguardo a ciò, ma Rizzio fu ritenuto anche l'amante di Mary per lungo tempo, quindi non capisco perchè dare per certe quelli che erano solo pettegolezzi di palazzo.
Il finale della vicenda è ben noto, da notare come può essere curioso il destino: Elizabeth fece di tutto per ostacolare Mary fino a tenerla in prigione quasi vent'anni e condannandola poi a morte, ma dato che lei di figli non ne ebbe poco prima della sua morte fu costretta  nominare proprio erede James, il figlio di Mary.
Nel 2019 il film ha ricevuto tre nominations agli Oscar: trucco, acconciatura e costumi.

Visto al cinema nel febbraio 2019.




martedì 27 agosto 2019

Carlo delle Piane

E' morto a Roma all'età di 82 anni il grande attore italiano Carlo Delle Piane.
Era nato a Roma nel 1936 e aveva esordito nel 1948, la notorietà arrivò nel 1951 con il   film "Guardie e ladri", dove interpretava il figlio di Totò, rinsaldata subito dopo con   "Un americano a Roma" (1954) dove interpreta il migliore amico del protagonista, Alberto Sordi. Da allora la sua carriera è sempre stata in salita, seppure poco da protagonista, ma con ruoli caratteristici che sono rimasti impressi nella memoria del pubblico. Ha lavorato con i più grandi registi italiani dagli anni '50 in poi, e anche in molte produzioni minori; si ricorda in particolare il suo sodalizio con Pupi Avati, cominciato negli anni '70 dopo che l'attore si era appena ripreso da un grave incidente automobilistico, a causa del quale era rimasto in coma per un mese. Il primo film del loro sodalizio fu "Tutti defunti...tranne i morti" (1974), che mise in luce la bravura dell'attore anche nelle parti drammatiche.  Con Pupi Avati girò vari film: "REgalo di Natale" (1986 ) e il suo seguito "La rivincita di Natale" (2004 ), "Festa di laurea" (1985 ), "Una gita scolastica" (1983 ), "La via degli angeli" (1999 ), "Dichiarazioni d'amore" (1994). 
Tra gli altri film si ricordano: "La famiglia Passaguai" (1951), "Ladro lui, ladra lei" (1958), "L'amico del giaguaro" (1959), "Ferragosto in bikini" (1960), "Il monaco di Monza" (1963), "Totò e Cleopatra" (1964), "Pensiero d'amore" (1969), "Teresa la ladra" (1973), "I cavalieri che fecero l'impresa" (2001), "Chi salverà le rose" (2017).
Carlo delle Piane ha vinto la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia come miglior attore per "Regalo di Natale" nel 1986, il Nastro D'argento come miglior attore per "Una gita scolastica" nel 1984 e nel 2013 il Premio "Massimo Troisi" alla carriera.






sabato 17 agosto 2019

Franco Zeffirelli

Il   luglio è morto a 96 anni  Franco Zeffirelli, uno dei registi italiani più noti al mondo.
Aveva    anni ed era da tempo malato.
Zeffirelli era nato nel 1923 a Firenze, ed era figlio illegittimo; dopo aver frequentato l'Accademia     , esordì nel secondo dopoguerra come scenografo curando la messa in scena di "Troilo e Cressidra", di Luchino Visconti.
Sempre con Visconti compì i primi passi nel mondo del cinema, come aiuto regista in SEnso e LA terra trema"; esordì come regista di teatro nel 1954 con "La Cenerentola", mentre sul grande schermo esordì nel 1957 con "Camping".
Da allora nella sua carriera ha sempre alternato il cinema e il teatro. La sua passione per quest'ultimo e in particolare per l'opera di Shakespeare unì i due mondi nel 1967 con "La bisbetica domata" e nel 1968 con il celeberrimo "Romeo e Giulietta", film che lo portò alla ribalta internazionale vincendo anche due premi Oscar (costumi e fotografia) e svariati altri riconoscimenti.
Nel 1966 aveva diretto "Per Firenze" un documentario sull'alluvione della città. 
Del 1971 è "Fratello Sole, Sorella Luna", sulla vita di San Francesco e Santa Chiara.
Nel 1974 curò la regia televisiv in mondovisione dell'Apertura dell'Anno Santo.
Del 1976 è "gesù di Nazareth" che uscì in due parti al cinema per poi essere riadattato per la Tv; a seguire "Il campione" (), "Amore senza fine ( ), "Il giovane Toscanini" ( ), "Amleto" (1990), "Storia di una capinera" (1993), "Jane Eyre" (1996), "Un tè con Mussolini" (1999), "Callas Forever" (2002). 
Nel frattempo continua sempre la sua attività teatrale, sterminata.
Purtroppo nonostante il CV di tutto rispetto (è un eufemismo), dopo la sua morte Zeffirelli - che da ragazzo fu partigiano in una formazione liberale- è stato oggetto di insulti sui social network , per il fatto di essere sceso in politica a fianco di Sivlio Berlusconi negli anni '90, militando anche come senatore della Repubblica, interessandosi prevalentemente a temi culturali e ambientali. 
Segno che la stupidità di certa gente non ha proprio limiti....



martedì 23 aprile 2019

Se "The white Queen", fosse un film di animazione...

Rieccomi qui dopo mesi di assenza....anche se non so se tornerò definitivamente. Ma intanto rompo di nuovo il ghiaccio.
La nascita di questo post risale a qualche mese fa, quando una mia amica, vedendo la copertina di diario su FB (un disegno fatto dall'autrice Elisabetta Borsetti raffigurante Anne Neville e Richard III) mi ha chiesto che cartone fosse (visto che per lo stile dei personaggi ricordano molto un cartone).
La mia mente si è così attivata con il solito lavorìo di fantasia che, quando corre, è impossibile da fermare. E quindi...se "The White Queen" fosse un film di animazione, chi potrebbero essere i vari personaggi?
Ho cercato di dare una risposta utilizzando personaggi di cartoon già esistenti (sia Disney che non).
Ed ecco il risultato...


Edoardo IV : La Bestia quando diventa Principe (da "La bella e la bestia)






Elisabetta Woodville: Aurora "




George, duca di Clarence: Febo de "Il gobbo di Notre Dame"




Isabella Neville: Belle 




Richard, duca di Gloucester: Il protagonista de "L'incantesimo del lago"

Anne Neville: Anna di "Frozen" (con outfit decente, perchè ammettiamolo, la poverina è vestita da schifo in quel film!), oppure la protagonista de "L'incantesimo sul lago" con diverso colore di capelli (Anne era rossa).




Francis Lovell (personaggio fondamentale nella storia però eliminato dalla serie tv): John Rolf di "Pocaontas 2: viaggio nel nuovo mondo"




Margherita D' Angiò: la regina di "Biancaneve e i sette nani"




Edoardo di Lancaster: Caio de "La spada nella roccia"




Margaret Beaufort: Madre Gothel di "Rapunzel"




Lord Stanley: Gaston de "La bella e la bestia" (un po' meno imbecille)




Henry Tudor: Taron de "Taron e la pentola magica"




Elisabetta di York bambina & fratelli e sorelle: Wendy di "Peter Pan" (Elisabetta), Elsa da piccola (Cecily), Semola (Edward), Zephyr de "Il gobbo di Notre Dame 2" (Richard).

Non sono riuscita a trovare un prestavolto per Warwick e Jacquetta...

giovedì 7 marzo 2019

Luke Perry

Una notizia che davvero non avrei mai voluto sentire, e come penso la maggior parte di quelli della mia generazione: è morto Luke Perry, l'attore che per vari anni ha interpretato il ruolo di Dylan in "Beverly Hills 90210", telefilm che ha segnato gli anni '90.
Luke Perry aveva 52 anni e qualche giorno fa era stato colpito da un ictus, da subito era risultato gravissimo; oltre a Beverly Hills aveva girato anche vari film, tra cui "Buffy l'ammazzavampiri" (da cui poi deriverà la famosa serie tv), "8 secondi" e "vacanze di Natale '95", e la serie Tv "Riverdale".

Per me è davvero un giorno molto triste: quando è iniziato Beverly Hills avevo 12 anni, ero alle medie ed è stato un telefilm che ho seguito per molti anni (non fino alla fine perchè le ultime stagioni non le ho viste) e che ha segnato la mia adolescenza: quanti ricordi, ma davvero!
Da qualche parte ho ancora due scatoloni con album di figurine, poster, foto, gadget, articoli di giornale...avevo anche tre magliette, di cui una proprio con Brenda & Dylan; ricordo il piacere di apsettare il giovedì sera, appuntamento fisso, e poi il giorno dopo parlare della puntata con i compagni di classe (cosa che oggi, con il moderno modo di fruire delle serie tv, credo si sia persa), e anche il piacere di rimanere con il fiato sospeso visto che era molto difficile avere anticipazioni in tempi brevi, e quelle che venivano pubblicate dai giornali spesso erano false.
Ricordo la gioia quando vinse il Telegatto come migliore telefilm straniero (due volte credo). 
Ricordo scambiare materiali con compagne di scuola fan di altre cose, ricordo quando andavamo al mercato e cercavamo le magliette, o le litigate con i genitori che pensavano avessi troppi poster in camera...insomma, di ricordi che mi legano a questa serie tv ce ne sono un infinità.
Questo anche se non fosse stata, come invece è- uno spartiacque nei programmi tv per adolescenti: finalmente era il primo telefilm che parlava di ragazzi  adolescenti (seppure con interpreti un po' più in là negli anni...) e dei lor problemi a tutto tondo, seppure in un ambiente edulcorato come quello di Beverly Hills. 
Che dire....da oggi mi sembra davvero che la gioventù se ne sia andata definitivamente.
Ciao Luke!




giovedì 28 febbraio 2019

Notte degli Oscar 2019

Come da consueto domenica notte sono stati assegnati i premi Oscar inerenti all'anno 2018. Ecco i vincitori nelle categorie principali:


MIGLIOR FILM : "Green book" di Peter Farrelly



MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA: Rami Malek per "Bohemian Rapsody"



MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA: Maershala Ali per "Green Book"



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA: Olivia Colman per "La favorita"



MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: Regina King  per "Se la strada potesse parlare"



MIGLIORE REGISTA:  Alfonso Cuaron per "Roma" 



MIGLIORE FILM STRANIERO:  "Roma", di  Alfonso Cuaron ( )




Sono molto soddisfatta in quanto come migliore attore per me era scontato che vincesse Rami Malek, e "Green book" mi è piaciuto davvero molto. Gli altri titoli  non li ho visti quindi non posso giudicare.

mercoledì 2 gennaio 2019

Bohemian Rapsody, 2018

Regia di Bryan Singer, con Rami Malek (Freddy Mercury), Gwilym Lee (Brian May), Ben Hardy (Roger Taylor), Joseph Mazzello (John Deacon), Lucy Boiton (Mary Austin), Tom Hollander (Jim Beach).



Inghilterra, primi anni '70: Farouk Boulsara (che cambia nome diventando Freddy Mercury) è un giovane appassionato di musica che sogna di diventare una grande rockstar; dopo molte vicissitudini, ci riuscirà con quelli che passeranno alla storia come i Queen, gruppo che non ha bisogno di presentazioni. Ma la fama ha il suo prezzo e per Freddy a un certo punto questo vorrà dire fare i conti con la terribile malattia, appena scoperta dell'AIDS...


Visto a novembre 2018

Da tempo attendevo con ansia questo film, dato che sono una fan dei Queen (anche se non allo stesso livello dei Beatles). E finalmente, l'ho visto.
Che dire? Ho sentito molti pareri, positivi e negativi: per me è stato un film bellissimo, che mi ha fatto conoscere un po' meglio la figura di Freddy Mercury (anche se di nuovo non ho trovato nulla, ma non è un problema).
In particolare, non ho potuto non trovare straordinaria l'interpretazione di Rami Malek nel ruolo (difficilissimo, vista anche l'enorme popolarità del personaggio in questione ancora oggi) di uno dei cantanti più amati in assoluto: in alcune scene sembrava proprio di veder il vero Freddy (anche se a me pare che l'originale fosse più alto). La candidatura all'Oscar, a mio avviso, è assicurata. 
Si comincia ovviamente dalle origini, quando il giovane Freddy si chiama ancora Farouk e vive con i genitori (di origine parsi e molto radicati nella loro cultura), sbarcando il lunario come facchino in aereoporto e intanto scrivendo canzoni che non riesce a piazzare; con una bella faccia tosta e sopratutto con l'intima convinzione di essere destinato alla gloria, una sera riesce a farsi ingaggiare da tre ragazzi di un complesso sconosciuto rimasti senza cantante: sono Brian May, Roger Taylor e John Deacon. Nascono così i Queen, ma la strada è ancora tutta in salita: nonostante comincino a farsi un nome, faticano anche a imporsi visto che l'idea dell'album "A Night at the Opera", con relativa canzone "Bohemian Rapsody" viene rifiutata dal produttore che voleva ingaggiarli.

Per fortuna Freddy è dotato di notevole testardaggine e non demorde...il che li porta in breve tempo a fare le scelte giuste con le persone giuste, e quindi alla fama. Che però- come sempre in queste storie- alla lunga presenta un conto salato da pagare: la perdita della privacy, l'allontanamento dalla famiglia di origine, a un certo punto- causa anche la relazione con una persona sbagliata, che cercava di isolare Freddy da tutto e tutti- la crisi del gruppo. 
E ovviamente, la bisessualità (o omosessualità, a essere sincera non ho capito tantissimo questo punto) di Freddy, che la scopre quando è in procinto di sposarsi con la fidanzata Mary alla quale è legato da sincero amore, e per la quale ha scritto una delle sue canzoni più belle "Love of my life"; Mary sarà sempre il suo punto fermo anche se la loro storia finirà, e al di là dei gusti sessuali sarà davvero (in un modo poco comprensibile ai più, compresa la sottoscritta) il suo vero amore, la persona che lo ha conosciuto più a fondo di tutti, quella che gli rimarrà vicino anche quando entrambi avranno altri compagni, nonostante le difficoltà che un tipo di rapporto comporta. 
Il ritmo del film è buono, praticamente non ci si accorge del passare del tempo; e oltre all'ottimo Malek, devo citare anche le altrettanto ottime performance attoriali di Lucy Boiton, una Mary che ha tutte le carte per rimanere nel cuore degli spettatori, e dei tre attori che interpretano gli altri Queen: non solo molto somiglianti, ma a mio avviso in grado- sia nelle scene singole che in gruppo- di richiamare perfettamente i reali personaggi, rendendo molto bene le dinamiche di affetto e rivalità al suo interno.
Superfluo citare la colonna sonora a firma Queen, con ovvio rischio che gli spettatori in sala si mettano a cantare (ma sempre meglio che accendere il telefono!!).
Mi rendo conto che come recensione non è granchè e non dice molto, ma credetemi, questo è uno di quei film che vale davvero la pena di essere visto, magari anche se non siete fan dei Queen.