martedì 31 dicembre 2019

Classifica 2019

Ed eccoci arrivati, come ogni anno, al bilancio finale di letture e cinema. Come sempre i titoli non sono messi in ordine di preferenza:

1- Il Traditore;
2- Stanlio e Ollio;
3- Il campione:
4- La paranza dei bambini;
5- Aladin;
6- Green Book;
7- Non sposate le mie figlie 2:
8- Dolcissime;
9- C'era una volta a Hollywood;
10- Un giorno di pioggia a New York;
11- Frozen II;
12- Il primo Natale.


Come con i libri, nulla di particolarmente entusiasmante, anche se mi sono piaciuti tantissimo "Il campione" e "Il traditore", asssieme a "Green Book", "Stanlio e Ollio" e - strano ma vero- il live action di Aladdin; da segnalare inoltre la mia personale rivalutazione di Tarantino, almeno per quest'ultimo film. 


Sul fronte vita....diciamo che il 2019 si è diviso in due parti: prima parte tutto ok, sopratutto i lavoro, in cui o avuto anche belle esperienze e bei incontri a livello umano. Questo fino a giugno; poi estate di mxxxda (tanto per cambiare), da settembre ripresa del lavoro (Bene) ma - oltre a una situazione lavorativa complicata ora risolta- tutta una serie di sfighe: problemi di salute, gente (amici e parenti) che muore, gente con problemi di salute gravissimi o ai cui familiari più stretti accadono queste cose...mamma mia, solo a scriverlo mi viene male. Senza contare tutto il resto, ovvio.
Insomma seconda parte da dimenticare.
Mi verrebbe da dire "speriamo che il 2020 vada meglio", ma vista la mia esperienza personale in merito non dico più nulla e prendo quello che viene. 

Buon Anno a Tutti!

domenica 29 dicembre 2019

Amici come prima, 2018


Regia di Christian De Sica, con Massimo Boldi (Massimo Colombo), Christian De Sica (Cesare Proietti/Lisa Sandrelli), Lunetta Savino (Carla Proietti), Francesco Bruni (Matteo Proietti), Regina Orioli (Luciana Colombo).

Dopo molti anni di onorato servizio Cesare, direttore di un prestigioso albergo, viene licenziato a causa del passaggio ad altro gruppo aziendale. L'hotel appartiene a Massimo Colombo, che da tempo ha delegato tutto alla figlia Luciana a causa di una malattia fortemente invalidante che lo costringe sulla sedia a rotelle. Non riuscendo a trovare lavoro data l'età, e saputo che la figlia sta cercando una badante per il padre, a Cesare viene un'idea: trasformarsi nell'esperta e sofisticata Lisa, che colpisce subito l'attenzione di Colombo e viene immediatamente assunta.
Peccato che l'imprenditore faccia solo finta di essere invalido come scusa per far dannare coloro che gli stanno intorno e sopratutto che si invaghisca di Lisa senza sospettare la realtà....


Dopo anni di "rottura" professionale e umana, ecco di nuovo riunita la classica coppia dei cinepanettoni per eccellenza: Massimo Boldi e Christian De Sica, con questo scoppiettante film che, sebbene rientri a pieno titolo nella categoria sopranominata, se ne discosta perlomeno per l'ambientazione (non siamo più a Natale).
Il tema di partenza non è il massimo dell'originalità, e il rimando a "Mrs Doubtfire" è più che evidente; come sempre il genere di film va preso per quello che è, intrattenimento senza pretese, con il ripetersi di gag già note al pubblico sopratutto da parte dei due protagonisti. Tuttavia personalmente ho trovato il film abbastanza piacevole, per passare due ore ridendo un po'. E questo mi ha fatto passare sopra anche alla storia ovviamente inverosimile, la cosa che più ho gradito comunque è stato rivedere la coppia comica di nuovo assieme, con la stessa armonia dei vecchi film. 
Insomma niente di nuovo sotto il sole, ma si sa che sotto Natale con un cinepanettone si va sul sicuro...

Visto al cinema a dicembre 2018




giovedì 26 dicembre 2019

Il primo Natale, 2019


Regia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, con Salvatore Ficarra (Salvo), Valentino Picone (Don Valentino), Massimo Popolizio (Erode), Roberta Mattei (Rebecca), Giacomo Mattia (Isacco), Giovanna Marchetti (Sara).


Durante l'Avvento in un paesino siciliano fervono i preparativi per l'annuale presepe vivente, famoso in tutta Italia. Salvo, cinico ladro professionista di arte sacra, cerca di rubare il prezioso Bambinello, ma viene scoperto dal curato Don Valentino; durante il conseguente inseguimento i due finiscono per essere catapultati indietro nel tempo, e per la precisione nella Betlemme dell'anno zero, dove vengono accolti da una piccola comunità di ebrei che segretamente lottano per la liberazione dal giogo di Roma...




Simpatico film natalizio del duo comico Ficarra&Picone, che stavolta vanno a finire addirittura all'epoca del Primo (inconsapevole) Natale: quello dell'anno zero.
A differenza degli altri loro film (dove si partiva sempre come assunto dalla reciproca amicizia) in questo inizialmente i due non si conoscono: Salvo è un cinico ladro professionista esperto in furti di arte sacra, Valentino è il  parroco di un paesino celebre per l'annuale rappresentazione del presepe vivente, grazie al quale il "Don" sfoga la sua vena artistica in modo che oscilla tra il comico e l'ultra pignolesco. Due persone che più diverse non potrebbero essere e che si incontrano (o meglio scontrano) proprio grazie ai preparativi del presepe: Salvo spacciandosi come candidato per il ruolo di Giuseppe ruba il prezioso antico Bambinello ma viene scoperto da Don Valentino che lo insegue. I due si infilano in un canneto....e si ritrovano improvvisamente a Betlemme prigionieri dei romani; dapprima convinti che sia uno scherzo di qualche compaesano, appena vengono messi ai lavori forzati hanno modo di ricredersi completamente e prendere atto dell'incredibile viaggio nel tempo.
Problema principale, oltre a trovare il modo di ritornare a casa, è come sopravvivere in condizioni tanto avverse alla propria (e pericolose).
Per fortuna vengono accolti da una piccola comunità ebrea che li prenderà per dei veri punti di riferimento scambiandoli per dei capi rivoluzionari e li arruola nella loto contro i romani....d qui ovviamente tutta una serie di situazioni comiche che porteranno i nostri addirittura alla corte di Erode, scambiati per i due saggi che secondo la profezia dovrebbero indicare al Re il luogo della nascita di quelle che diventerà il re più potente del mondo. 
Insomma una trama un po' insolita per il duo comico, ma per certi aspetti anche attuale vista l'ottica in cui fa entrare il problema dell'immigrazione, ad esempio, o la difficoltà per molti al giorno d'oggi di avere un rapporto corretto con il credo religioso. Le gag più riuscite sono quelle che riguardano i personaggi che i due vogliono incontrare, cioè Maria, Giuseppe e Gesù: come molti italiani i nostri due hanno un'immagine stereotipata della sacra famiglia, che con tutta probabilità invece era proprio come quella  mostrata nel film. 
Principalmente comunque il film è incentrato sulle riflessioni ispirate al Natale e al suo vero significato, che molto spesso nella società odierna si perde o viene ignorato a favore dell'aspetto più consumistico. Penso si possa quindi annoverare a pieno titolo nel filone della tipica commedia all'italiana, con un po' di perfidia in meno...ma a Natale è giusto anche così.
Tanti auguri (un po' in ritardo) a tutti!




lunedì 23 dicembre 2019

Frozen II- Il segreto di Arendelle (Frozen II), 2019

Regia di Chris Buck e Jennifer Lee, con le voci italiane di: Serena Autieri (Elsa), Serena Rossi (Anna), Paolo De Santis (Kristoff), Enrico Brignano (Olaf),Massimo Vitossi (Mattias).

E' passato qualche tempo dai fatti narrati nel precedente film: ora Elsa e Anna vivono felicemente nel palazzo reale assieme a Kristoff, Olaf e Svenn. Tutto va bene fino a quando Elsa comincia a sentire uno strano richiamo e, cercando di seguirlo, risveglia gli elementi di acqua, fuoco, terra e aria che provocano un terremoto che rischia di distruggere il regno. Dopo essere riusciti a mettere in salvo tutti gli abitanti, i nostri eroi si incamminano verso la Foresta Incantata nella quale si nasconde un segreto di vitale importanza per la sopravvivenza del regno, e che riguarda da vicino il passato della Famiglia Reale delle due ragazze...


Il seguito di "Frozen" è stato molto atteso e ora finalmente uscito, e contrariamente a quanto accade di solito con i sequel non mi ha deluso, anzi, si è dimostrato più interessante (sotto certi aspetti) del precedente.
Sono passati tre anni dal capitolo precedente e la serenità pare regnare nel piccolo reame di Arendelle governato dalla regina Elsa, che evidentemente non ha più problemi con i suoi poteri; assieme a lei la sorella Anna, il fidanzato di lei Kristoff, l'affettuoso pupazzo di neve Olaf e la renna Svenn; gli ultimi tre vivono anch'essi a palazzo stabilmente, con molta libertà rispetto alle regole dell'etichetta.
Le due sorelle amano spesso ricordare i loro genitori defunti e la loro infanzia, in particolare una storia che la mamma raccontava loro quando erano piccole su un misterioso popolo, i Nortundri, con cui il loro nonno aveva stabilito un trattato di pace costruendo una diga. Tuttavia per ragioni ignote si verificò una rivolta in cui il nonno rimase ucciso, anche se poi fu vinta dal padre delle principesse.

Questa storia sarà molto importante più avanti (e anche un po' telefonata), nel frattempo notiamo che Elsa nonostante si dica soddisfatta della propria vita comincia a cedere a un richiamo stile "sirena" che sente da tempo, e che pensa la potrà aiutare a conoscere sè stessa.
In linea di massima i protagonisti sono cresciuti e quindi maturati, per questo anche la storia costruita per loro risulta più intrigante. Purtroppo qualche difetti si fa sentire: ad esempio il personaggio di Kristoff qui è sostanzialmente inutile se non per le gag riguardanti il fatto di non riuscire a fare ad Anna la fatidica proposta di matrimonio, con relativi siparietti comici. La sua canzone poi è proprio la più inutile del film.
La parte del leone come sempre  è riservata alle sorelle Elsa e Anna: la prima avrà sicuramente deluso tutti coloro che da tempo la davano per certa come "prima icona gay della Disney" (non si sa esattamente il perchè)  e continua nel suo percorso di conoscenza di sè stessa, la seconda è più matura  e avrà un ruolo molto più marcato rispetto al primo film ma mantiene le caratteristiche buffe del proprio personaggio. Nota di merito anche per la fotografia, che sottolinea la maggiore maturità rispetto al primo film con colori più scuri e posati  e meno colori pastello. 
Non mancano comunque i difetti: oltre a qualche buco di sceneggiatura piuttosto notevole, parliamo delle canzoni: io capisco che l'epoca di "Bibbidi-Bobbidi-Bu", "Ehi-ho", "Provate a fischiettar", "Puoi volar!", ma anche "Bella notte", "Crudelia De Mon", "Bimbo mio" o dei più moderni temi degli anni '90 ("La Sirenetta", "La bella e la bestia", Il mondo è mio", "Il cerchio della vita") sia ormai finita, ma davvero non si può fare  a meno di queste canzoni troppo adulte per i bambini, che non rimangono assolutamente nella loro memoria e nemmeno in quella degli adulti per cui sono state concepite? Perchè diciamolo, la necessità che si è venuta a creare negli ultimi anni di realizzare film per bambini che strizzano l'occhio anche agli adulti ha avuto come immediata conseguenza la cosiddetta "adultizzazione" anche nel settore cinematografico. E secondo me non è un bene.
Infine, una mia piccola curiosità: come mai gli outfit di Anna sono sempre più brutti di quelli di Elsa?
Qui va già un po' meglio ma nel primo film la poverina era proprio inguardabile....




martedì 17 dicembre 2019

Io ricordo. Piazza Fontana, 2019

Regia Francesco Miccichè, con Giovanna Mezzogiorno (Francesca Dendena adulta), Nicole Fornero (Francesca Dendena giovane), Anna Ferruzzo (Luigia Dendena),Stefano Fregni (Pietro Dendena), Niccolò Ferrero (Paolo Dendena), Lorenzo Cervasio (Bruno Chiesa).


Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppia alla Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, uccidendo 17 persone, tra cui Pietro Dendena, che lascia la moglie e due figli, Francesca e Paolo. Proprio Francesca, all'epoca 17enne,  per reagire al dolore si farà portavoce della memoria di quanto accaduto....




In occasione del cinquantenario della strage di Piazza Fontana, primo attentato terroristico in Italia e considerato ufficialmente il primo evento cui si può fare risalire la cosiddetta "strategia della tensione", la Ra manda in onda questo docufilm con protagonista e voce narrante Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Francesca Dendena, figlia di una delle vittime e fondatrice e presidentessa (fino l 2010, anno in cui è mancata) dell'associazione dei Familiari delle Vittime di Piazza Fontana, impegnata per tutta la sua vita non solo a seguire le vicende giudiziarie riguardanti il fatto in questione ma anche a tenere viva la memoria di quanto accaduto.
Attraverso le immagini di repertorio e gli interventi di vari personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda viene ripercorsa la vicenda giudiziaria e umana delle vittime della strage e delle loro famiglie, tra depistaggi, ergastoli tramutati in assoluzioni, anni di processi vanificati che a tutt'oggi hanno portato solo ad accertare la matrice neofascista della strage; ma anche fra legami di amicizia e solidarietà che si sono formati tra queste persone, spesso proprio per reagire al proprio dolore e tappare i buchi che lo Stato lascia nella vita quotidiana dei familiari delle vittime.
Molto forte e sentita l'interpretazione della Mezzogiorno, in primo piano, ma anche degli altri attori coinvolti nel filmato. 
Girato con uno stile asciutto e senza sbavature, è un prodotto che tuttavia colpisce non solo chi viene a conoscenza della vicenda solo oggi (magari perchè è giovane) ma anche quelli che all'epoca c'erano e hanno seguito la vicenda attraverso i media. 



sabato 14 dicembre 2019

Aladdin, 2019

Regia di Guy Ritchie, con Mena Massoud (Aladdin), Naomi Scott (Jasmine), Will Smith (Genio), Marwan Kenzari (Jafar), Nasim Pedrad (Dalia), Navid NEghban (Sultano).



Il giovane Aladin vive di espedienti nella città di Agrabah assieme alla scimmietta Abù, arrangiandosi di giorno in giorno e sperando in una vita migliore. Un giorno al mercato salva una ragazza che aveva rubato una mela e se ne innamora, scoprendo che in realtà è la principessa Jasmine, figlia del Sultano, la quale a sua volta si era travestita da donna comune per uscire un po' da palazzo e sfuggire alla soffocante logica che le impone di sposarsi al più presto possibile, anche se lei non è d'accordo.
Per conquistarla decide come prima cosa di diventare ricco e quindi accetta l'allettante offerta di un misterioso uomo (in realtà Jafar, Gran Visir del Sultano) di introdursi nottetempo in una misteriosa grotta per recuperare una vecchia lampada a cui egli sembra tenere particolarmente, nonostante la grotta contenga inestimabili ricchezze (promesse ad Aladdin come ricompensa)....


Non sono un'amante dei live action che vanno tanto di moda ultimamente alla Disney, anche se mi è piaciuta la rilettura di "Cenerentola" del 2015 e inizialmente ho apprezzato il primo "Maleficent"; avevo perfino pensato di non andare a vedere il nuovo "Aladdin" (come non ho visto tutti gli altri a parte quelli nominati), ma poi per il solito caso ho cambiato idea e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa, visto che il film mi è piaciuto molto.
Rispetto alla versione del 1992 quella del 2019 presenta alcune modifiche: innanzitutto lo stampo "femminista" che già si intravedeva all'epoca con il personaggio di Jasmine qui è ovviamente molto più marcato e fondamentale, a tal punto che è stata aggiunta un'apposita scena musicale con relativa canzone non presente nella storia originale, oltre all'aggiunta del personaggio di Dalia, ancella e amica della principessa, personaggio secondario ma delineato nettamente con i propri desideri e la propria personalità, per cui spicca la forte complicità femminile tra le due ragazze.

Inoltre si trovano svariati accenni a tematiche di pacifismo e antirazzismo che non stonano con la storia ma anzi la rendono più interessante, tenendo conto comunque che l'impianto è prevalentemente favolistico.
Parlando dei personaggi, ho trovato molto bravi e in parte i due attori che interpretano Aladdin e Jasmine: ho trovato ci fosse una buona alchimia tra i due come coppia (cosa non sempre scontata) e funzionano anche come singoli personaggi. Mena Massoud in particolare dimostra anche buone capacità fisiche utili alle scene d'azione (il cosiddetto "Phisiquè du role"), Naomi Scott è un' affascinante Jasmine, principessa con un piglio deciso anche per le questioni politiche. Nota di merito per Will Smith, sul quale non avrei scommesso una lira prima di vedere il film, ancorata come sono al personaggio del cartoon: e invece mi ha stupito in positivo con una bella caratterizzazione che unisce al personaggio che già conosciamo un tocco personale e aggiornato.
Ottime coreografie musicali e non, coloratissime e a tratti kitshc ma nella maniera giusta; costumi splendidi e ambienti sia interni che esterni affascinanti completano un film d'intrattenimento nel senso più classico di questa parola. 

Visto al cinema ad aprile 2019




mercoledì 11 dicembre 2019

Aladdin, 1992

Regia di Ron Clements e John Musker, con le voci italiane di: Massimiliano Alto (Aladin), Gigi Proietti (Genio), Manuela Cenciarelli (Jasmine), Massimo Corvo (Jafar), Marco Bresciani (Jago), Gianni Vagliani (il Sultano).

Il giovane Aladin vive di espedienti nella città di Agrabah assieme alla scimmietta Abù, arrangiandosi di giorno in giorno e sperando in una vita migliore. Un giorno al mercato salva una ragazza che aveva rubato una mela e se ne innamora, scoprendo che in realtà è la principessa Jasmine, figlia del Sultano, la quale a sua volta si era travestita da donna comune per uscire un po' da palazzo e sfuggire alla soffocante logica che le impone di sposarsi al più presto possibile, anche se lei non è d'accordo.
Per conquistarla decide come prima cosa di diventare ricco e quindi accetta l'allettante offerta di un misterioso uomo (in realtà Jafar, Gran Visir del Sultano) di introdursi nottetempo in una misteriosa grotta per recuperare una vecchia lampada a cui egli sembra tenere particolarmente, nonostante la grotta contenga inestimabili ricchezze (promesse ad Aladdin come ricompensa)....




A essere sincera, il 31mo classico Disney all'epoca non mi prese tantissimo, a una prima visione. A parte il personaggio del Genio e l'incredibile doppiaggio di Gigi Proietti, mi occorse più di una visione per apprezzarlo come merita. Il riferimento letterario è, ovviamente, la favola "La lampada di Aladino" rimaneggiata in versione attualizzata nonostante il contesto sia quello classico; in questo modo si inserisce appunto il personaggio di Jasmine, moderna principessa con un ruolo molto più attivo rispetto alla controparte originale letteraria. Il desiderio di Aladin di vivere una vita migliore invece è un "sempreverde"ma anche in questo caso Aladin dovrà darsi molto da fare per ottenere ciò che vuole, anche se dapprima (forse) con metodi non del tutti corretti visto che si fa trasformare dal Genio in un ricco principe...alla fine capirà che non è possibile avere tutto rinnegando del tutto la propria personalità.
Ma la vera star del film è il Genio: pasticcione, geniale, iperattivo,tuttofare e trasformista  nel vero senso della parola, a mio avviso è uno dei personaggi più riusciti dei film Disney anni '90, fisicamente modellato su Robin Williams (mentre Aladdin è fisicamente ispirato a Tom Cruise), suo doppiatore in originale. In Italia lo abbiamo potuto apprezzare tramite il doppiaggio di cui sopra, che francamente non ha nulla da invidiare a quello del compianto collega. 


In linea generale tutto il film comunque è ben fatto  godibile, con bei paesaggi e ambientazioni suggestive e momenti musicali piuttosto azzeccati (il tema principale "Il mondo è mio", ma anche "Il principe Alì" o l'iniziale "Le notti d'Oriente") e personaggi canonici ben caratterizzati: oltre ai due protagonisti e al Genio, il perfido Jafar, il comico Sultano, gli immancabili animali-amici dei protagonisti e perfino il tappeto magico, che pur essendo senza occhi nè bocca riesce perfettamente a fare capire il propri pensieri e stati d'animo.
Nel 1993 il film vinse due premi Oscar per la migliore colonna sonora e migliore canzone (" A whole new world"); inoltre fu il primo classico Disney ad avere un seguito "Il ritorno di Jafar" (1994) a cui a sua volta seguì "Aladdin e il re dei ladri" (1996). Nel 2019 ne è stato realizzato uno dei live action che vanno tanto di moda oggi alla Disney...





domenica 8 dicembre 2019

Un giorno di pioggia a New York ( A Rainy day in New York), 2019




 Regia di Woody Allen, con Timotheè Chalamet (Gatsby Wells), Elle Fanning (Ashleigh Enright), Selena Gomez (Shannon), Jude Law (Ted Davidoff), Diego Luna (Francisco Vega), Liev Schreiber (Roland Pollard).

Gatsby e Ashleigh, due giovani fidanzati universitari, devono trascorrere un weekend a New York, città di origine di lui, per un breve impegno lavorativo di lei; per il resto del tempo hanno previsto un weekend romantico in giro per la città. Ovviamente nulla andrà come previsto...



Il nuovo film di Woody Allen è un ritorno allo stile dei primi film, una commedia sentimentale semplice e simpatica, che nasconde l'ennesimo omaggio a New York. Solo il finale non mi ha soddisfatto ma pazienza....
I protagonisti sono due giovani studenti universitari fidanzati: Ashleigh e Gatsby. Lei sogna di diventare giornalista, lui perde tempo all'università cercando di capire cosa vuole fare nella vita e nel frattempo si guadagna da vivere con un' enorme talento per i giochi d'azzardo dato che vince cifre consistenti. Entrambi vengono da famiglie facoltose e coltivano il gusto per i film "di nicchia", e sarà proprio da ciò che parte l'input del film: Ashleigh infatti viene scelta per andare a New York a fare un'intervista con il famoso regista Roland Polland. Dato che l'intervista occuperebbe non più di mezza giornata, i due giovani ne approfittano per organizzare un intero week end nella Grande Mela, che Gatsby vuole fare conoscere bene alla fidanzata visto che è la sua città di origine. 

Purtroppo Polland si rivela il classico artista egocentrico e affascinante che dapprima "sequestra" l'ingenua Ashleigh con la promessa di farle importanti rivelazioni per il suo articolo, poi l'abbandona a sè stessa dimenticandosene in preda alle proprie paturnie. Le ore così passano mentre entrambi i giovani, da parti opposte della città, trascorrono separati la giornata: lei in una girandola di incontri con vip fuori di testa, lui che reincontra una vecchia conoscenza a cerca a tutti i costi di evitare il party serale della madre a cui è invitato. Tutto ciò metterà in evidenza molto chiaramente le differenze tra i due, il tutto in una New York piovosa ma quanto mai affascinante, e con personaggi di contorno stravaganti quanto ci si può aspettare in un film di Allen.
Certo appare un po' improbabile che possa servire una giornata sola ad arrivare alla conclusione finale, d'altra parte nella vita si è visto di peggio...il ritmo del film è buono, non mancano le gag surreali e gli attori, sia i due giovani protagonisti (attualmente tra gli attori emergenti più quotati) che quelli di contorno, tutti perfettamente in parte e molto abili a caratterizzare i loro personaggi a e a interagire fra di loro. 
Sì, se non fosse per il finale poteva perfino rientrare nei miei film preferiti del regista....


lunedì 2 dicembre 2019

La famiglia Addams (The Addams family), 2019

Regia di Conrad Vernon e Greg Tiernan , con le voci italiane di: Pino Insegno (Gomez Addams), Virginia Raffaele (Morticia Addams), Loredana Bertè (Nonna Addams), Eleonora Gaggero (Mercoledì), Luciano Spinelli (Pugsley), Raoul Bova (Zio Fester), Roberta Pellini (Margot),Chiara Fabiano (Parker).

La famiglia Addams (composta dai genitori Gomez e Morticia, dai figli Mercoledì e Pugsley, dal maggiordomo Lurch, dallo zio Fester, dalla nonna e da Mano) vive in un'isolata magione su una collina, perennemente avvolti dalla nebbia, isolati e nel più tipico stile dark (che tutti conosciamo).
Ma quando la spregiudicata imprenditrice Margot fa bonificare la sottostante palude trasformandola in un ridente villaggio, e si mette in testa di modificare anche casa Addams perchè con la sua tetraggine rovina il paesaggio circostante, sono costretti a uscire dal loro "guscio" e interagire con il mondo dei "normali"...



La famosa e simpatica famiglia della vecchia serie tv ogni viene aggiornata e riproposta al pubblico, e così è accaduto con questo lungometraggio che ho visto a novembre ma che ho tenuto da parte fino ad oggi per inaugurare la consueta carellata di film natalizi. Certo, non è un film proprio a tema, ma è comunque un cartone e i cartoni vanno sempre bene in qualunque salsa.
Se si riesce a passare sopra alla brutta grafica (ammettiamolo, questi personaggi sono veramente fatti male!) il film non delude: dopo un breve prequel in cui ci vene mostrato che Mortizia, Gomez & soci nonostante la loro natura     sono in realtà pacifici e costretti a ritirarsi nel vecchio palazzo sulla collina dai "normali" che non li accettano, entriamo nel vivo della storia.
Sono passati molti anni da quel giorno, la famiglia si è allargata con la nascita di Mercoledì e Pugsley, e tutti vivono sereni e contenti (a modo loro, s'intende).... fino a quando la sottostante palude (che garantiva alla magione familiare l'isolamento richiesto) viene bonificata e costruito un ridente villaggio "Assimilazione", ad opera di Margot, imprenditrice e conduttrice di un celebre reality che si svolge appunto nel villaggio, e a cui la grigia dimora sulla collina comincia a dare fastidio perchè rovina le possibilità di guadagni. Così, complice anche la crisi esistenziale di Mercoledì, desiderosa di conoscere la realtà del mondo al di fuori del proprio, l'intera famiglia è catapultata ad avere a che fare con i "normali", con i risultati comici che conosciamo sia dalla serie tv classica che dai film. Il tutto proprio mentre ci si appresta ad un importante raduno familiare dove Pugsley, figlio minore degli Addams, dovrà dimostrare di ballare perfettamente la danza tipica di famiglia per essere considerato un vero Addams....

Inutile dire che, come sempre, per molti aspetti i più normali risulteranno proprio gli strani Addams, tutto sommato famiglia unita di buoni e validi sentimenti, e particolarmente interessante (e divertente) la parte in cui Mercoledì fa amicizia con Parker, la figlia di Margot, aiutandola a sconfiggere alcune bulle che imperversano a scuola. 
Anche se i personaggi non sono particolarmente approfonditi il film risulta comunque gradevole anche per chi già conosce i personaggi. Ottimo il lavoro dei doppiatori e, alla fine del film, quando parte la storica sigla, inevitabile che tutta la sala provasse a fare lo schiocco delle dita....


venerdì 29 novembre 2019

La paranza dei bambini, 2018

Regia di Claudio Giovannesi, con Francesco di Napoli (Nicola), Alfredo Turitto (Biscottino), Viviana Aprea (Letizia), Ciro Pellecchia (Lollipop), Mattia Piano de Balzo (Briatò), Roberto Carrano (Dentino), Luca Nacarlo (Cristian).


La "paranza" del titolo è quella formata da Nicola e dai suoi amici, gruppo di giovanissimi alle prese con i primi passi nel mondo della camorra. Tutti intorno ai 16 anni, sono nati e cresciuti nel rione di Forcella, si conoscono da una vita e dividono amicizia ed esperienze, compreso il sogno di diventare padroni del quartiere (e magari, in futuro, dell'intera Napoli). Per questo non esiteranno a vendere le loro vite alla camorra...




Tratto dall'omonimo romanzo (2016 ) di Roberto Saviano, è una versione abbastanza fedele dell'opera letteraria e di conseguenza non è un film semplice da vedere, dato l'argomento trattato.
Nel realizzare il suo film il regista ha tratto ispirazione dal genere criminoso di maestri come Scorsese e De Palma, attento però a non forzare la mano e non perdere le caratteristiche della realtà napoletana narrata da Saviano. Come interpreti principali è stato scelto un gruppo di attori giovanissimi e quasi tutti esordienti, e nonostante ciò molto bravi nel caratterizzare i loro personaggi, giovanissimi vittime e carnefici allo stesso tempo in un sistema di vita che difficilmente lascia scampo. La loro ferocia e l'ambizione che li divora e che sarà anche causa della loro fine convivono tranquillamente con ingenuità e tenerezze tipiche di molti adolescenti, quali alla fine essi sono.
Come già sottolineato nella recensione al romanzo, non tutti di loro provengono da famiglie malavitose, ad esempio proprio Nicola è figlio di un insegnante di ginnastica e di una stiratrice; eppure in un contesto di quel tipo è estremamente difficile rimanere non farsi accalappiare da logiche criminali, tant'è che il ragazzo- nonostante abbia visto che cosa comporta la richiesta del pizzo per i commercianti, data l'esperienza della stireria materna- si ritrova a pensare che una volta diventato lui il capo eliminerà il pizzo ma solo per quelli del suo quartiere. Chi riesce a restare fuori totalmente da questa logica- come il padre- viene visto come un debole e un deficiente; tant'è vero che colpisce anche la debolezza di questi adulti che - nonostante s rendano perfettamente conto della strada su cui si sono incamminati i figli- non fanno nulla per impedirglielo nonostante non approvino (la scena dove la madre abbraccia Nicola dopo che gli ha comprato i mobili nuovi è emblematica in questo senso). 

Film molto duro data la tematica che affronta, e con un senso di cupezza e tragedia sempre incombente, non è proprio per i palati di tutti; eppure a mio avviso vale la pena di vederlo (è anche molto meno pesante di "Gomorra", sempre tratto da un romanzo dello stesso autore); come tema principale della colonna sonora è stato scelto "No surprises", un brano dei Radiohead che musicalmente mi sembra molto azzeccato (ma non conosco il testo della canzone). 
Il film ha vinto l' Orso D'Argento per la migliore sceneggiatura al Festival di Berlino 2019, ottenendo anche una candidatura per l'Orso D'oro come miglior film.

Visto al cinema a marzo 2019






domenica 24 novembre 2019

Stanlio & Ollio (Stan and Ollie), 2018

Regia di Jon S. Baird, con Steve Coogan (Stan Laurel), John C. Reilly (Oliver Hardy), Shirley Henderson (Lucille Hardy), Nina Arianda (Ida Laurel).


Nel 1953 Stanlio e Ollio, amatissimi attori degli anni '30  e ora in declino, accettano per motivi economici (e non solo) di ricomporre il duo comico per una tournee in Inghilterra; i due si erano separati artisticamente 16 anni prima a causa di dissapori di vario tipo. Tra vecchi rancori e cose mai dette, ricomporre la coppia non è facile ma piano piano, con il supporto delle mogli, i due attori sapranno riunirsi non solo artisticamente...




Stanlio e Ollio sono ancora oggi due attori amatissimi dal pubblico di ogni età e anche io come tutti ho avuto modo di apprezzarli, pur non essendo stata una loro grande fan: normale quindi che attorno a questo film ci fosse un'aspettativa molto alta, a mio avviso pienamente soddisfatta.
Si parte con una retrospettiva di quanto avvenuto all'interno del duo comico: negli anni '30, all'apice della loro carriera, i due attori sono oberati dai debiti causati da vari divorzi e stravizi, e i loro pur lauti guadagni non bastano a scongiurare il rischio del collasso economico; per di più, Stanlio scopre che non solo i loro compensi sono inferiori agli introiti generati in tutto il mondo dai loro film, ma che il loro contratto non li tutela molto proprio sotto il punto di vista economico. Il comico ingaggia una lotta con il loro produttore che vince solo in parte, visto che riuscirà a recidere il contratto per passare alla 20th Century Fox, ma Ollio, temendo di non potere fare fronte ai propri debiti e anzi di farne di nuovi, accetterà di girare un ultimo film con il precedente produttore , da solo.
La coppia così si divide.
16 anni dopo, il mondo è nettamente cambiato: dopo la guerra mondiale, non più giovani e con grossi problemi di salute, in USA sembrano destinati al viale del Tramonto ma in Europa vengono ancora considerati delle star. Per quest entrambi accettano di mettere da parte le loro incomprensioni per "Riunirsi" per l'occasione in una tournèè in Inghilterra, che non parte benissimo: tra alberghi e teatri di quarta categoria, i due attori non si sentono valorizzati come invece meriterebbero (e sanno di meritarsi). Nonostante l'impegno professionale e umano, riaffiorano recriminazioni e attriti da parte di entrambi, e pure problemi di salute. Inutile dire che il viaggio non sarà solo fisico ma anche all'interno della loro amicizia, per arrivare a una pacificazione sentita da entrambi e non forzata dalle circostanze. 

In questo avranno un ruolo importante anche le rispettive mogli, Ida (moglie di Stan) e Lucille (moglie di Ollie), molto diverse tra loro e apparentemente in secondo piano, ma fedeli e affettuose compagne dei loro uomini. 
Il film è bellissimo: divertente e toccante, fa rivivere due leggende facendole scoprire nel loro lato più umano, riprendendo la non nuovissima storia delle star in declino che rivivono un ultimo momento di gloria - con la differenza che stavolta la storia è vera- senza lesinare sui loro rispettivi difetti. I due protagonisti sono bravissimi a esprimere i due personaggi anche con la gestualità e la fisicità, e a volte si finisce per confonderli con gli originali. Il film ha un buon ritmo e a mio avviso non risulta mai banale. 
Davvero mi sento di consigliarlo a tutti coloro-anche non fans- che vogliono rivere l'epopea di una Hollywood dei tempi d'oro con gli occhi di due Grandi con la G maiuscola. 

visto al cinema il 1 maggio 2019








sabato 9 novembre 2019

Maria Perego

E' morta all'età di 95 anni Maria Perego, animatrice italiana e inventrice di tanti pupazzi e personaggi, tra cui (assieme al marito Federico Caldura) il celeberrimo Topo Gigio, personaggio che credo non abbia bisogno di presentazioni!
Era nata a Venezia nel 1923, e negli anni '50 cominciò a lavorare in Rai creando numerosi pupazzi, tra cui nel 1959 Topo Gigio, personaggio destinato a diventare famoso in tutto il mondo e ancora oggi amatissimo da grandi e piccini (e penso non abbia bisogno di presentazioni!). Oltre a lui, si ricordano anche la sua fidanzata Rosy, Cappuccetto a pois, le margherite che affiancavano Topo Gigio in tante scenette...e ovviamente tanti altri, che hanno allietato generazioni di bambini italiani e li allietano ancora oggi. 
Nonostante l'età l'artista continuava a portare la sua arte in vari programmi tv e fiere del Giocattolo in tutta Italia, e stava lavorando a un rilancio di Topo Gigio in Rai. 






Omero Antonutti

E' morto All'età di 84 anni l'attore e doppiatore friulano Omero Antonutti.
Era nato a Basiliano nel 1935, esordì nel cinema nel 1966 con "Le piacevoli notti"; la notorietà arriv nel 1977 con "Padre Padrone", tratto dal romanzo di Gavino Ledda.
Altri film: "La notte di San Lorenzo" (1984), "Sacco e Vanzetti" ( ), "Kaos" (1984), "Un eroe borghese" (1993), "Farinelli- Voce Regina" (1995), "Miracolo a Sant'Anna" (2008).






sabato 2 novembre 2019

L'amica geniale, 2018- puntata 3 e 4

Regia di Saverio Costanzo, con Margherita Mazzucco (Lenù). Gaia Gerace (Lila), Anna Rita Vitolo (Immacolata Greco), Luca Gallone (Vittorio Greco), Dora Ro,an (Maestra Oliviero), GEnnaro de Stefano (Rino Cerullo), Giovanni Amura (Stefano Carracci), Eduardo Scarpetta (Pasquale Peluso), Francesca Pezzella (Carmen Peluso), Francesco Serpco (Nino Sarratore), Giovanni Buselli (Enzo Scanno), Elvis Esposito (Marcello Solara), Rosaria Langelotto (Gigliola Spagnuolo), Valentina Acca (Nunzia Cerullo), Alessio Gallo (Michele Solara).



Sono passati tre anni dalla precedente puntata: Lila e Lenù sono cresciute e ormai adolescenti, la prima ha dovuto abbandonare gli studi per dividersi tra l'aiuto alla madre casalinga e quello al padre nella sua bottega, la seconda ha invece potuto proseguire gli studi. Ciò le ha apparentemente divise perchè Lila si mostra gelosa dell'opportunità dell'amica di studiare. Intanto al rione Don Achille Carracci viene ucciso, e il suo posto viene preso da Manuela Solara, il cui figlio Marcello si innamora di Lila e la corteggia, seppure rifiutato...


La prima parte della serie tv "L'amica geniale", tratta dalla celeberrima serie di Elena Ferrante, prosegue e a questo giro, come da trama, sono passati tre anni dal precedente episodio e quindi cambiano gli attori che interpretano i personaggi principali, ora adolescenti o poco più: prima tra tutte le due giovani protagoniste, Lila (qui interpretata da Gaia Gerace) e Lenù (Qui interpretata da Margherita Mazzucco).
Le due nuove giovani attrici non fanno affatto rimpiangere le precedenti attrici- bambine, anzi nonostante riescono mlto bene  a dare continuità ai loro personaggi ora rappresentati in una fase molto delicata della vita: l'ingresso nell'adolescenza, mai facile per nessuno, figuriamoci in quell'epoca e con quel tipo di vita. Per cominciare, le due vengono separate nel loro percorso di istruzione: se i genitori di Lenù pure con dubbi decidono di iscriverla alle medie, quelli di Lila- nonostante l'insistenza della maestra Oliviero che aveva intuito il potenziale dell'alunna- non sono altrettanto lungimiranti e impongono alla figlia di rimanere in casa ad aiutare la madre. Un percorso molto comune alle ragazze dell'epoca, ma completamente inadatto a Lila che, per la frustrazione, finisce per prendere le distanze dell'amica di cui è gelosa, anche se la sua determinazione è così forte che non solo legge da sola tutti i romanzi della biblioteca di quartiere, ma in combutta col fratello Rino comincia a coltivare ambizioni per un allargamento del negozio paterno, progettando addirittura delle nuove paia di scarpe. D'altro canto, viene trattato anche il tema dello sviluppo del corpo femminile nella pubertà e i diversi modi di affrontare questa fase della vita: per Lenù è molto difficile accettarsi e gestire tutti i cambiamenti, al punto che non si riconosce più quando si guarda allo specchio; per Lila invece a queste sensazioni si aggiunge la scoperta di un enorme potere seduttivo nei confronti dei maschi che- almeno per ora- la infastidisce anche se intuisce che è un qualcosa che può usare a suo vantaggio. 


Nel frattempo il quartiere viene sconvolto (si fa per dire visto che per molti risulta essere una liberazione) dall'omicidio di Don Achille, per il quale viene arrestato il padre di Pasquale e Carmen (che però si proclama innocente); la sensazione di libertà che pervade parte del quartiere e che rende felice Lila che vede in questo fatto una svolta dura poco, visto che il posto lo prendono i Solara, che si rivelano essere ancora peggio del predecessore; i loro figli spadroneggiano con prepotenza e in particolare Marcello Solara (che comunque sembra più ragionevole del fratello Michele) mette gli occhi addosso a Lila e comincia a corteggiarla nonostante l'aperta ostilità della ragazza, arrivando ad accattivarsi la povera famiglia facendo loro costosi regali e comprando il televisore..
In generale la narrazione è buona ma purtroppo una critica che è stata mossa a questa serie tv è quella di avere un ritmo troppo lento (a me non è sembrato), e di usare prevalentemente il napoletano (con sottotitoli) come lingua: scelta normalissima se si pensa al contesto in cui si svolge l'azione. Però a molti queste cose hanno dato fastidio, anche se per me personalmente non ritengo siano un difetto. 
Attori bravi e in parte come sempre, a cominciare dalle due giovani protagoniste; per me prodotto più che soddisfacente.






domenica 27 ottobre 2019

Il testimone invisibile, 2018

 Regia di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio (Adriano Doria), Miriam Leone (Laura), Fabrizio Bentivoglio (Tommaso Garri), Maria Paiato (Elvira Garri).


L'imprenditore Adriano Doria viene accusato dell'omicidio della propria amante Laura; dichiaratosi innocente, accetta il consiglio del proprio avvocato di avere un colloquio con una nota penalista che non ha mai subìto una sconfitta in tribunale. La donna dovrà farsi raccontare la verità approntando la migliore difesa per il suo cliente, ma la verità è difficile da fare emergere....




Un thriller insolito nel panorama cinematografico italiano, con un ritmo solido e una continua suspance in un gioco che finirà per rimescolare ogni carta e ogni indizio dato sia all'inizio che durante la storia.
Inizialmente la storia parte molto banalmente: Adriano Doria è un imprenditore sposato con una figlia che tradisce la moglie con l'avvenente fotografa Laura; un giorno al ritorno da uno dei loro incontri su un sentiero isolato di montagna hanno un incidente con un'altra auto guidata da un giovane uomo che dopo l'impatto non dà segni di vita.
Da qui nasce un'ingarbugliata vicenda in stile "non tutto è ciò che sembra" che si dipana con un ritmo di tensione crescente dovuto ai vari colpi di scena spesso inaspettati che rimescolano continuamente le carte in tavola ribaltando addirittura tutto quanto visto fino ad allora. 

Ho trovato gli attori sufficientemente in parte, tutti quanti in perenne bilico nella dualità "Buono/Cattivo", "Vittima/Carnefice" a seconda dei punti di vista e dei colpi di scena.
Un po' angoscioso ma tutto sommato un buon thriller, anche piuttosto insolito nel panorama cinematografico italiano.

Visto a Dicembre 2018






lunedì 21 ottobre 2019

C'era una volta...a Hollywood (Once upon a time...in Hollywood), 2018



Regia di Quentin Tarantino, con Brad Pitt (Cliff Booth) Leonardo Di Caprio (Rick Dalton), Margot Robbie (Sharon Tate); Luke Perry (wayne Maudner), Rafael Zawieruscha (Roman Polansky), Mike Moh (Steve McQueen), Damon Harriman (Charles Manson), Emile Hirsch (Jay Sebring).


1969: Rick Dalton è un ex divo della tv e del cinema anni '50, specializzato in western e film d'azione, in crisi artistica e personale dato che ormai il cinema sta cambiando e punta su attori e generi cinematografici molto diversi dal suo. Tuttavia per sbarcare il lunario Rick accetta qualunque proposta lavorativa, sempre affiancata dalla sua storica controfigura Cliff Booth, che ormai è il suo migliore amico e tuttofare, e anch'esso in cris visto che se non lavora uno non lavora nemmeno l'altro.
I vicini di casa di Rick sono il giovane regista rivelazione Roman Polansky e sua moglie, l'attrice Sharon Tate....



Solitamente Tarantino non mi piace, ma stavolta ero decisa a vedere questo suo ultimo film proprio perhè tocca in parte la storia di Sharon Tate, l'attrice moglie di Roman Polansky uccisa nel 1969 dalla setta Manson assieme ad alcuni amici. E devo dire che non solo non me ne sono pentita, ma anzi, incredibilmente mi è piaciuto e sul finale mi sono pure commossa: magari fosse andata veramente così!
I protagonisti del film sono Rick Dalton, ex star degli anni '50 caduta in declino, e la sua controfigura Cliff, trascinata nella crisi assieme a lui per ovvie ragioni: se non lavora il primo, non lavora nemmeno il secondo. Il rapporto tra i due è molto stretto anche al di fuori dal lavoro, sembrano quasi due fratelli che si sostengono a vicenda (anzi, è più Cliff che sorregge Rick nei suoi momenti di crisi occupandosi di lui che il contrario). Parallelamente abbiamo la figura di Sharon Tate, giovane attrice emergente, sposata con il regista di punta del momento (Polansky, la cui figura appare solo brevemente), incinta del primo figlio e insomma con una vita invidiabile. Rick e Sharon sono vicini di casa in Cielo Drive, anche se per via dei rispettivi impegni non si sono ancora conosciuti.

Abbiamo così i due punti di vista di una Hollywood che non c'è più: da una parte un attore specializzato in western e film d'azione che oltre al cinema ha molto lavorato anche nelle serie tv degli anni '50, dall'altra gli artisti emergenti di film particolari che anticipano il cinema più impegnato degli anni '70 (non a caso viene proprio citato quello che all'epoca era il film dell'anno, "Rosemary's baby", proprio di Polansky). Rick è un po' piagnone e vittimista, ma allo stesso tempo non si dà per vinto e cerca in tutti i modi di risalire la china, a costo di venire in Italia a girare gli spaghetti western (viene citato il regista Sergio Corbucci) e di rinnovarsi girando per registi sperimentali, per questo il personaggio mi è piaciuto, e ho trovato molto bravo Di Caprio  a destreggiarsi tra i vari toni del personaggio, passando dal dramma della depressione per il periodo di crisi ai toni grotteschi a quelli trionfanti.

Il suo alter ego è Cliff, personaggio con un passato misterioso (si vocifera che abbia ucciso la moglie, e d in effetti certi scoppi di violenza del personaggio sarebbero perfettamente in linea con ciò) e una carriera mai decollata, se non come controfigura; è lui che si prende cura di Rick facendogli quasi da angelo custode, lui che a metà film avrà un inquietante "incontro ravvicinato" con quelli della setta Manson, lui che giocherà un ruolo fondamentale nell'ultima parte del film (in fondo il suo primo da protagonista). Anche qui ottima interpretazione di Brad Pitt in grado di cogliere tutte le sfumature del suo personaggio.
Bravissima anche la Robbie nei panni della Tate, con la quale  è chiaro l'intento del regista di fare empatizzare lo spettatore con lei: bella, gentile, che si emoziona andando al cinema a vedere un suo film, simpatica...stringe il cuore ancora di più pensando alla fine cui è destinata.
La violenza splatter tipica dei film tarantiniani stavolta è presente solo in parte, come si evince dal titolo il regista si è concentrato più sulle icone hollywoodiane di una stagione del cinema, quella stagione d'oro che in quegli anni stava tramontando lasciando spazio ai film impegnati degli anni '70. Un omaggio del regista a quello che è stato probabilmente il cinema della sua infanzia, quello che aveva nel cuore quando ha cominciato questo mestiere, con un occhio di riguardo al cinema italiano di cui Tarantino è da sempre estimatore: nella fattispecie quello degli "spaghetti western".
In un breve ruolo compare anche il compianto Luke Perry, l'attore di BH 90210 morto a marzo.
Aggiungiamoci una colonna sonora curata e di tutto rispetto e il film cult è servito!



domenica 29 settembre 2019

Tutta un'altra vita, 2019





Regia di Alessandro Pondi, con Enrico Brignano (Gianni), Ilarian Spada (Lola), Paola Minaccioni (lorella), Giorgio Colangeli (Alfredo).





Il tassista romano Gianni, stufo della su vita stressante, sogna di cambiare vita vincendo al Superenalotto...vincita che puntualmente non arriva mai.
Un giorno in taxi una coppia facoltosa diretta alle Maldive per una vacanza di dieci giorni dimentica le chiavi della propria villa; Gianni decide di approfittarne per insediarvisi e finisce per adottare (sotto falsa identità) lo stile di vita dei proprietari, con piscina, auto e abiti di lusso, feste esclusive; il tutto a insaputa della moglie Lorella e dei due figli, che continua a raggiungere la sera fingendo di avere lavorato tutto il giorno.
Durante una di queste feste conosce la bella ed esuberante Lola...



Tipica commedia italiana un po' cattivella rovinata da un finale inaspettato  e che,  seppure perfettamente in linea, con la storia, non mi ha pienamente soddisfatto. Non pretendo il lieto fine sempre e comunque, ma un po' più di coerenza non guasterebbe.
Enrico Brignano interpreta con la consueta verve comica e sorniona dietro la quale stavolta si intravede anche una certa profondità Gianni, tassista romano sposato con Lorella e padre di due figli: una vita ordinaria barcamenandosi tra debiti per la casa e l'attività, figli da seguire, soldi che non bastano mai, al punto che la famiglia non può andare nè in vacanza nè in piscina.
L'unico appiglio a cui Gianni si aggrappa nella speranza che accada qualcosa che gli cambi la vita è una vincita al superenalotto che però non arriva mai. 
La vera svolta arriva quando una facoltosa coppia in partenza per le Maldive (come raccontano loro stessi al tassista) dimentica le chiavi della propria villa nel taxi; per Gianni è impossibile resistere alla tentazione e, se dapprima si introdurrà nella villa solo per rinfrescarsi in piscina, finirà per "rubare" la vita dorata che si intravede dietro quel cancello. Barcamenandosi tra l'ignara famiglia e cose che finora aveva solo potuto sognare, si illuderà (perchè alla fin fine è questo quello che succede) di potere davvero appartenere a quel mondo, cosa che per mille motivi non succederà. 

Gianni è il tipico italiano medio delle commedie, uomo comune con qualità e difetti (più i secondi), non cattivo ma certamente nemmeno positivo (nonostante le ristrettezze economiche non si sogna nemmeno di condividere almeno in parte la piscina con la propria famiglia). Non riesce nemmeno a capire che la vita vera, con tutti i suoi difetti, è quella che sta vivendo assieme alla moglie con la quale ha costruito una famiglia e una vita da anni, e che quella da lui sognata è fasulla e comunque nn priva di difetti (le coppie ricche che puntualmente incontra mostrano di non essere felici e di vivere nel rancore per tanti motivi diversi). Alla fine si adegua mantenendo una doppia facciata senza fare una scelta, con unico contentino per il pubblico il fatto che anche la moglie farà la stessa cosa. 
Oltre a Brignano degne di nota sono le due attrici, Ilaria Spada, la simpatica Lola dalla doppia faccia che rappresenta l'equivalente umano della villa di lusso, e Paola Minaccioni, moglie caciarona e non troppo bella (ma nemmeno Brignano è Brad Pitt, eh..) ma con una sua profondità che non si sa se il marito riesce a cogliere o meno. 
Si ride, non sempre per comicità ma talvolta anche amaro, tutto sommato fino alla fine è un film piacevole.



domenica 22 settembre 2019

Mio fratello rincorre i dinosauri, 2019

Regia di Stefano Cipani, con Alessandro Gassman (Davide), Isabella Ragonese (Marta ), Francesco Gheghi (Jack), Lorenzo Sisto (Giò), Rossy De Palma (Zia Dolores), Roberto Nocchi (Vitto), Arianna Bacheroni (Arianna).


Nella famiglia Mazzariol nasce l'ultimo figlio, Giovanni detto Giò, affetto da sindrome di Down. Per spiegare questa cosa i genitori raccontano al piccolo Giacomo di cinque anni che il nuovo fratellino è così perchè ha dei superpoteri; per alcuni anni Giacomo ci crede e ne è felicissimo, ma quando comincia a crescere e capire la verità comincia anche a reagire con fastidio all'esuberanza di Giò...





Tratto dal romanzo omonimo (2016 ) di Giacomo Mazzariol, è uno spaccato di vita quotidiana di una normale famiglia italiana tra i cui componenti c'è un bambino Down, Giò. Il tutto narrato dal punto di vista di Jack (ovvero Giacomo), fratello di Giò a cui per spiegare la "diversità" del fratellino, è stato detto che Giò è un eroe con superpoteri, e quindi "speciale" e un po' diverso dagli altri.
Tralasciando il fatto che sia una cosa molto comune e che io non codnvido personalmente, Jack effettivamente ci mette un po' di anni a capire che Giò non ha alcun superpotere: per tutta la durate dell'infanzia mette continuamente l'ignaro Giò alla prova in modi fantasiosi, che gli confermano puntualmente la specialità di suo fratello. Quando raggiunge la problematica età di 14 anni però queste dolci illusioni hanno già lasciato da tempo il posto non solo a una visione più realistica della situazione del fratello, ma anche a qualcosa di nuovo finora sconosciuto: l'imbarazzo che la presenza di Giò spesso gli prova. 
Sarò impopolare: sono dinamiche che esistono in famiglie con un disabile o un malato grave, e dato che in Italia questo tipo di tematiche è trattato con grandissima ipocrisia si preferisce fare finta che non sia così e si passa tra due estremi: o escludere i disabili oppure al contrario. Ed è in questo modus operandi che inizialmente si colloca la famiglia nei confronti del piccolo Giacomo che chiede spiegazioni sul fratellino, anche se i loro genitori lo fanno con affetto e dolcezza, anche con una sorta di ingenuità. 
Tornando ai due fratelli, Jack cerca in tutti i modi di "combattere" l'imbarazzo che gli provoca Giò (e dietro cui si nasconde la tipica difficoltà adolescenziale di ragazzo che sta crescendo e si sta affrancando dalla famiglia come persona): arriva addirittura a dire che è morto e a montare un caso mediatico mobilitando tutto il paese inventando la storia di un gruppo neonazista che odia i disabili e vorrebbe aggredire Giò. Cose che francamente sono poco comprensibili a livello umano, e non fanno fare una gran figura al personaggio, per il resto circondato da grandi personaggi di eccezionali persone normali: i due genitori Isabella Ragonese e Alessandro Gassman, che affrontano questa durissima prova con il sorriso sulle labbra e tanto amore, sia fra loro che per la loro famiglia; l'attrice spagnola Rossy De Palma, famosa per i film di Almodovar, nei panni della stravagante zia Dolores. Bravi i giovani attori che interpretano Jack, Giò e il loro amico Vitto; pollice verso per le giovani attrici che interpretano le due sorelle per quella che interpreta Arianna (insopportabile, ma forse è proprio il personaggio che è così),
Il ritmo del film è leggero anche quando deve affrontare parti drammatiche.