sabato 7 gennaio 2012

Sherlock Holmes (Meitantei Holmes), 1984





Prodotta da Hayao Miyazaki e Marco Pagot, serie televisiva in 26 episodi, trasmessa in Italia su Raiuno nel 1987. Conosciuto anche con il titolo “Il fiuto di Sherlock Holmes”.
Sigla cantata da I Complotto.


Nella Londra Vittoriana vive Sherlock Holmes, il detective più abile di Scotland Yard, famoso per riuscire a risolvere anche i casi più difficili e complicati,con l’aiuto del suo fido aiutante, il dottor Watson.
Accerrimo nemico di Holmes il diabolico professor Moriarty, che aiutato dai suoi scagnozzi Todd e Smiley cercherà ogni volta di mettere i bastoni ra le ruote all’investigatore…

La visione del film con Robert Downey jr e Jude Law mi ha fatto venire in mente che quando ero piccola esisteva anche un cartone su Sherlock Holmes, che potevo guardare poco in quanto in concomitanza di orari con altri cartoni che preferivo, ma che comunque mi sembrava molto carino. E difatti non mi sbagliavo; su youtube ho potuto visionare alcune puntate e devo dire che questa trasposizione animata mi è parsa molto azzeccata e curata, soprattutto nella scelta degli animali antropomorfizzati: qui i protagonisti sono tutti cani, scelti con vari tipi a seconda delle caratteristiche del personaggio che impersonano, ad esempio il protagonista Sherlock Holmes è un segugio (per questo il titolo inglese della serie è “Sherlock Hound”), Mrs Hudson una levriera ecc…
Il cartone in Italia è poco noto e ha avuto una vicenda travagliata: venen mandato in onda la prima volta nel 1984,ma non ebbe alcun successo per via delle puntata assurdamente spezzettate in vari segmenti, poi nel 1988 venne riproposto – stavolta con puntate giuste- ma poco pubblicizzato e quindi anche   stavolta l’accoglienza fu tiepida. Peccato perché mi è parso molto carino, un buon modo per far conoscere ai giovanissimi anche i libri a cui la serie è ispirata.
Anche la sigla è molto bella e ben fatta, paicevole da ascoltare; oltretutto ricalaca fedelmente l’orginale inglese. il doppiaggio italiano fu particolarmente curato e apprezzato anche dalla casa produttrice giapponese che distribuiva il cartone. Da rivedere sicuramente, nel caso lo rifacessero!


Il campo del vasaio, 2010




REGIA DI Alberto Sironi, con Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Fazio), Angelo Russo (Catarella), Belen Rodrguez (Dolores Alfano), Gigio Morra (Totò Riina), Carmelina Gentile (Beba), Roberto Nobile (Niccolò Zito).

Al commissariato di Vigata tira aria di crisi: Mimì Augello non è piùlo stesso, è turbato, nervoso, litigioso. Montalbano scopere che Miì ha una relazione extraconiugale con una misteriosa donna di cui Salvo intende scoprire l’identità incaricando la fidata amica Ingrid di pedinarlo.
Intanto viene ritrovato nel campodi un vasaio  un cadavere a cui è impossibile dare un nome: potrebbe essere quello del marito di Dolores, una bella colombiana he ne aveva denunciato la scomparsa tempo prima….

Tratto dal romanzo omonimo (2008) di Andrea Camilleri, appartiene ovviamente all’ormai inesauribile e amatissimo filone dedicato alle indagini del commissario Montalbano.
Nulla di nuovo riguardo alla bravura degli attori, un gruppo ormai assodato e per il quale si può ben dire “squadra che vince non si cambia”, o sulla storia sempre interessante. Un elemento nuovo è la presenza come attrice della showgirl Belen Rodriguez, che dimostra (come già in precedenza successo ad altre sue colleghe come Alessia Merz) come un bravo regista riesce a far funzionare anche un’attrice che, fino a dora, non risulta avere particolari capacità attoriali; ho trovato la sua interpretazione ben fatta e sensuale, come descritto nel romanzo.
Insomma si va sul sicuro con un prodotto che non delude davvero mai.

giovedì 5 gennaio 2012

La mia casa è piena di specchi, 2010

Regia di Vittorio Sindoni, con Sofia Loren (Romilda Villani), Margaret Madè(Sofia Loren), Xilda Lapardhaja (Maria Scicolone), Enzo Decaro (Riccardo Scicolone), Carla Cassola (madre di Romilda), Nicola di Pinto(Padre di Romilda), Gea Martire (Dora Villani),Raffaele Esposito (Romano Mussolini), Giovanni Carta (Carlo Ponti).

Nel 1933 Romilda Villani, bellissima giovane di Pozzuoli, vince un concorso indetto dalla Paramount per trovare la sosia di Greta Garbo. In palio c’è un viaggio a Hollywood e un contratto della Paramount per lavorare come controfigura della diva, ma la madre di Romilda le impedisce di realizzare il suo sogno.
Vent’anni dopo, Romilda, che ha cresciuto da sola Sofia e Maria, le due figlie avute da un uomo che non se ne volle occupare, decide di tentare la fortuna e insieme alla primogenita Sofia parte alla volta di Cinecittà, decisa ad aiutare la bellissima figlia a costruirsi la carriera che lei non ebbe…


Tratto dall’omonimo libro autobiografico(  di Maria Scicolone, come si capisce dalla trama è la storia della vita delle celebre attrice Sofia Loren. La storia della sua famiglia e soprattutto della madre Romilda, una donna forte e tenace, che ha sempre lottato per le figlie e anche per sé stessa. Alla quale in fondo si deve un po’ del merito del successo della figlia, visto che fu lei a spronarla nel perseguire la carriera…Sofia infatti era un po’ timida e inizialmente nemmeno particolarmente interessata al mondo del cinema, se non per guadagnare qualcosa.

Davvero una bella fiction, una storia che parla di sentimenti, di forza, di gioie e insuccessi e anche del complesso rapporto tra genitori e figli: se per aiutare la carriera della figlia Sofia mamma Romilda lottò con le unghie e con i denti e a volte si buttò anche a capofitto con qualche bugia(per le comparse su set di QUO VADIS? Cercavano persone che sapessero parlare in inglese, e Romilda si propose anche se non era vero), ostacolò invece a forza i tentativi di Maria di trovare il suo posto nel mondo…non solo impedendole di tentare una carriera come cantante(in effetti, forse non ci siamo persi molto), ma anche ostacolando l’amore fra la ragazza e il primo marito Romano Mussolini( a ben vedere ne aveva tutte le ragioni!) e tiranneggiandola in vari modi, anche blandi, pur di tenersela vicino.
E chi potreva interpretare questa donna particolare e complessa meglio della figlia Sofia Loren? E infatti, eccola in un ruolo in cui l’ho trovata molto convincente, probabilmente cioè è dovuto anche la fatto che Sofia queste situazioni della madre le ha viste e vissute dal vivo, quindi nessuno meglio di lei poteva sapere come aveva reagito la madre. Sempre brava, affascinante e fiera, la Loren però non è sempre credibile: colpa del regista che ha scelto di fare interpretare Romilda dalla figlia per tutto il film, compresi gli anni giovanili; e per quanto truccata e impomata, è impossibile vedere la 75enne Sofia nei panni della poco più ch ventenne Romilda…. Il risultato , diciamolo francamente, talvolta è pure ridicolo, soprattutto nelle scene in coppia con Enzo de Caro, che interpreta Riccardo Scicolone, il padre scapestrato delle due sorelle. Lui è convincente nel ruolo dell’irresponsabile e superficiale uomo di mondo che inganna la giovane Romilda e poi si rifiuta di prendersi le proprie responsabilità; ma certamente insieme non trasmettono un granchè!
Molto brava Margaret  Madè nei panni di Sofia, bella, solare, affascinante e molto espressiva; forse definirla la sua erede è un po’ esagerato, ma penso che se continuerà la sua carriera sarà un’attrice interessante da seguire.
Un plauso anche agli attori che interpretano i familiari di Romilda, in particolare al padre: hanno proprio dato l’pressione di una  famiglia tradizionalista ma “vera” che non fece mancare mia nulla in termini di affetto alla donna e alle sue figlie, anche se illegittime( e a quell’epoca purtroppo la cosa era ancora motivo di scandalo, tant’è che molte venivano cacciate!).
Per il resto, come c’è da aspettarsi, location bellissime, costumi splendidi(mamma che invidia non essere nata a quell’epoca!)….una storia interessante, che mostra come spesso anche dietro una grande diva, famosa, bella e ricercata, ci può essere una storia fatta anche di fame, sofferenze, durezza.
Mi è piaciuto davvero molto,  se non l’avete visto consiglio di recuperarlo.
E mettere magari da parte i pregiudizi sui prodotti italiani…

Il nome della rosa ( Der name der rose), 1986


Regia di Jean Jacques Annaud , con Sean Connery (Guglielmo da Baskerville ), Christian Slater (Adso da Melk), F. Murray Abrahm( Bernardo Gui),Elya Baskin(Severino),William Hickey(Ubertino da Casale).

Nel 1327, alcuni terribili omicidi sconvolgono un'abbazia benedettina sperduta sui monti del Nord-Italia. Nel monastero dovrà svolgersi un importante concilio francescano a cui è chiamato a partecipare il dotto frate Guglielmo da Baskerville . Nel contempo, l'abate affida a Guglielmo le indagini degli omicidi in virtù della sua esperienza di inquisitore, senza dimenticare le vociferazioni sull'Anticristo che da sempre circolano nell'abbazia. Il francescano, insieme al suo giovane novizio Adso, si ritrova in un ambiente ostile, un'abbazia piena di libri e di cultura ma anche segreta e spaventosa, su cui dovrà indagare prima dell'arrivo della Santa Inquisizione…

Tratto dall’omonimo best seller internazionale (1980)di Umberto Eco, è un giallo medievale curato e avvincente, credo potrebbe piacere anche a chi solitamente non ama questo genere.Il  film, con il consenso di Umberto Eco, è stato tratto dal suo romanzo del tutto liberamente e autonomamente, tant'è che nei titoli di testa non è stato scritto "tratto dal romanzo di Umberto Eco", ma "dal palinsesto del Nome della Rosa di Umberto Eco".
Il film presenta quindi parecchie differenze rispetto al romanzo, soprattutto per il fatto che per ovvi motivi sono state eliminate, ad esempio, le lunghe e ,ammettiamolo, noiose(anche se necessarie)discussioni filosofiche presenti nel romanzo e che vedono spesso protagonista Guglielmo, in quanto impossibile riportarle al cinema. Gli stessi personaggi sono più delineati e privi di sfumature resi comunque bene dalle prove attoriali di interpreti di valore quali Sean Connery nel ruolo principale del sagace Guglielmo da Baskerville, e F.Murray Abrham nel ruolo dell’abate Bernardo. Buono anche il resto del cast, anche se sinceramente il film più di tanto non m è rimasto impresso…
L’ambientazione medievale è stata in parte ricreata a Cinecittà e in parte girata nella Rocca Calascio, in Abruzzo.
Nel 1987 il film vinse vari premi, tra cui 4 David di Donatello: migliore fotografia, migliori costumi, miglior produzione, migliore scenografia.


mercoledì 4 gennaio 2012

LE REGOLE DELLA CASA DEL SIDRO (The cider house rules), 2000



Regia di Lasse Hallstrom , con Tobey Maguire (Homer Wells), Michael Caine (Wilbur Larch ), Charlize Theron (Candy ).

Homer Wells è un orfano cresciuto nell’orfanotrofio di St Cloud’s gestito dal dottor Wilbru Larch, che clandestinamente pratica anche aborti o aiuta a partorire donne che poi lasceranno lì i loro neonati.
Appena diventato adulto il giovane, nonostante l’affetto per il luogo in cui è cresciuto e per quello che considera il suo padre adottivo, sente il bisogno di fare nuove esperienze e quindi parte, raggiungendo Candy e Wally, una coppia che aveva conosciuto quando si erano rivolti all’orfanotrofio…



Tratto dal romanzo omonimo (1985) di John Irving, è un film molto bello che nel 2000 rappresentò un caso, in quanto nonostante avesse ottenuto poco successo di pubblicò ottenne ben otto candidature al premio Oscar, compresa quella per il miglior film.
Nonostante la storia aia ambientata negli anni ’40 atmosfera , storia e personaggi sono di evidente ispirazione dickensiana. Omaggio più evidente dal fatto che il dottore ogni sera legge ai piccoli orfani qualche pagina dei romanzi di Dickens e che ha dato loro nomi di personaggi dickensiani.
Il protagonista Homer è un moderno Finn di GRANDI SPERANZE, catapultato da uan realtà difficile come quella dell’orfanotrofio ma a suo modo affettuosa e familiare, nel mondo reale con problemi d’amore, di lavoro, di guerra e- purtroppo- di violenze familiari.
Se fino a quel momento “entrare nel mondo” era tutto quello che il giovane aveva desiderato, snobbando la piccola realtà in cui era cresciuto, la sua maturazione lo porterà ad apprezzare progressivamente proprio quel piccolo mondo,che comunque non nasconde difetti e brutture.
Volto azzeccato per questo personaggio è quello di Tobey Macguire, attore che non ha mia mostrato particolare talento attoriale ma che comunque qui funziona bene, anche se la scena gli viene rubata dal fantastico Michael Caine: il dottor Larch è uno dei personaggi che più mi ha toccato il cuore del cinema di questo primo decennio del nuovo millennio, un personaggio ironico, sentimentale, drammatico, che riuscirà a essere per il protagonista il padre che non ha mai avuto, sia per l’affetto che corre fra loro che per l’esempio dato.
In mezzo la bella Charlize Theron in un ruolo a dire la verità non troppo significativo e un po’ troppo scontato, ma comunque interpretato in maniera dignitosa.
A tratti noioso e con un lieve sentore di sfiga, ma se si passa sopra a questo è davvero un bel film.

Nel 2001 il film vinse un premio Oscar per la miglior sceneggiatura di John Irving, lo stesso autore del romanzo da cui il film è tratto.






Persuasione ( Persuasion), 1995




Regia di Roger Mitchell, con Amanda Root ( Anne ),Samuel West ( Frederich Wentworth), Sophie Thompson ( Mary).
 
La giovane Anne, figlia di un baronetto, s’innamora ricambiata di Frederick, un giovane militante della Marina, inviso però alla sua famiglia,che la convince a lasciarlo per paura delle chiacchiere della gente ( essendo lui di una classe sociale inferiore).Nove anni dopo, all’età di 28 anni, Anne è ormai considerata una zitella senza speranza, che dolcemente si occupa dell’anziano padre, dei nipotini , delle sorelle.Apparentemente scialba e senza pensieri, in realtà Anne ama ancora il suo Frederick con una passione che nessuno immaginerebbe in lei.E viene premiata quando lo rincontra a un ricevimento di conoscenti:ora lui è un ricco Capitano di Marina, quindi non ci sarebbero problemi, ma è ancora ferito dal rifiuto passato( anche se ancora innamorato).Il film è la storia di un amore che sboccia dopo tanti anni, e che deve superare difficoltà e pregiudizi esterni ed interni ai due protagonisti.

Tratto dall’ultimo romanzo di Jane Austen, pubblicato postumo nel 1818, è un’ottima trasposizione del difficile ( per l’epoca)romanzo:infatti, rispetto ai precedenti romanzi, la Austen narrò una storia un poco più malinconica e profonda, meno briosa, scegliendo stavolta come protagonista una giovane donna intelligente ma anche non bella e  silenziosa,chiusa nel ricordo del suo amore che crede perduto.Giovane per noi, ma per l’epoca già zitella senza speranza:ecco perché dico una protagonista insolita( le precedenti erano tutte giovani e abbastanza svagate), quindi considerata fuori dalla portata di un qualsiasi amore…la Root, attrice di origine shakspiriana,rende molto bene questo personaggio con una interpretazione volutamente silenziosa, scialba, che rifiorisce e prospera dopo aver ritrovato l’amore e superato le difficoltà.Il migliore,secondo me, tra i film tratti dai romanzi della Austen.Da notare anche l’intesa colonna sonora( premiata ai British Awards) e i bellissimi paesaggi della costa e della campagna inglese.Anche la costumista Alexandra Byrne vinse i British Awards nella categoria dei migliori costumi.

L’ereditiera (The heiress,1949)

img_226969_lrgRegia di William Wyler, con Olivia de HAvilland (Catherine Sloper).Montgomery Clift(Morris Towsend),Ralph Richardson ( Dott.Sloper),Miriam Hopkins ( Lavinia Pennimann).

Nella Londra di fine ‘800 vive Catherine Sloper,donna non più giovanissima e per di più timida e bruttina,che per questo non è mai stata corteggiata da nessuno e vive col  padre medico,il dottor Sloper,che non prova molto affetto per la goffa figlia.Incredibilmente per chiunque, e soprattutto per sé stessa, Catherine comincia a essere corteggiata dal bel Morris Towsend,apparentemente un ricco e affascinante sconosciuto, in realtà un cacciatore di dote che cerca di sistemarsi con una ricchissima ereditiera, come è appunto Catherine.Tutto questo viene scoperto dal dottor Sloper che ha indagato sul conto del corteggiatore della figlia e la informa, ma ormai Catherine è innamorata e non gli crede,tant’è vero che anche quando il padre minaccia di diseredarla se sposerà Morris.Lei,che ha già progettato insieme all’amato la fuga(e che ha rivelato i propositi del padre al giovane),accetta il rischio e si presenta all’appuntamento il giorno fissato.Si presenterà lo stesso Morris?


Tratto dal romanzo WASHINGTON SQUARE ( 1880)di Henry James,è un melodramma molto forte emotivamente, sostenuto dalle robuste interpretazioni di grandi attori della vecchia Hollywood, in primis i due protagonisti:Olivia de Havilland, a quanto pare votata ai ruoli di martire forse per via del suo viso dolce(non è una critica perché è un’attrice che mi piace molto,ma..l’avete mai vista in un ruolo diverso?)-che però si riscatta alquanto nell’ultima parte del film, davvero da brivido, come saprà chi l’ha visto-e Montgomery Clift, che per una volta abbandona i suoi sofferti personaggi per interpretare il cosiddetto bastardo d.o.c,senza scrupoli e desideroso solo di fare la bella vita senza faticare.heredera
Dalla sentita interpretazione della De Havilland non possiamo non sentire, condividere e fare nostri tutti i patimenti, le insicurezze, la crudele disillusione di una ragazza che credeva nell’amore e che viene trattata nel peggiore dei modi, non solo dal suo “innamorato”, ma soprattutto dalle persone che credeva più vicine.
Un grande classico da vedere soprattutto per come sa rendere bene le sensazioni  e sentimenti di tutti i personaggi, e soprattutto per una grandiosa scena finale.
Nel 1949 il film ottenne le candidature più importanti agli Oscar di quell’anno: miglior film, attore non protagonista (Ralph Richardson), miglior regista (William Wyler) e miglior attrice protagonista, Olivia De Havilland, l’unica che vinse la statuetta.




lunedì 2 gennaio 2012

Sherlock Holmes- Gioco di ombre (Sherlock Holmes:a game of shadows), 2011



Regia di Guy Ritchie, con Robert Downey jr (Sherlock Holmes), Jude Law (John Watson), Stephen Fry (Mycroft Holmes),Noomi Rapace (Sim),Jared Harris (Professor Moriarty).

Bombe di supposta matrice anarchica esplodono a Strasburgo e a Vienna, uno scandalo investe un magnate indiano del cotone mentre un industriale americano dell'acciaio muore misteriosamente. Per tutti, eventi casuali, senza connessione;  ma non per Sherlock Holmes, che sospetta fortemente che dietro a questi eventi ci sia il professor Moriarty, e il peggio è che non si sa quale sia il suo piano finale. Così, costringendo l’amico Watson a rinunciare alla propria luna di miele, si mette  a investigare, a modo suo naturalmente…

Il primo episodio mi era piaciuto abbastanza anche se non mi aveva convinto del tutto; questo secondo episodio mi ha fatto lo stesso effetto.
Tra i film di Guy Ritchie che ho visto ritengo che questi due “Sherlock Holmes” siano i migliori, certamente sono due film molto azzeccati e con una rivisitazione interessante del classico personaggio di Arthur Conan Doyle, ma qualche pecca che disturba purtroppo c’è.
Ad esempio, non gradisco questa insinuare (si fa per dire, a me le cose sembrano chiarissime!) un legame omosessuale tra Holmes e Watson; va bene i cambiamenti ma non gli stravolgimenti, che oltretutto non si trovano nei libri, in maniera nemmeno accennata. Possibile non si possa descrivere un legame profondo tra due persone in cui non c’entri la componente sessuale?!
No, bisogna stravolgere tutto pur di metterci di mezzo il sesso. E sì che nelle storie di Sherlock Holmes ce ne sono di elementi narrativi adatti a mantenere alto l’interesse del pubblico!
Lo stile fracassone per cui il regista è famoso poi non aiuta le cose, qui è particolarmente accentuato rispetto al primo film e ho avuto l’impressione che fosse un espediente per tirare in lungo le cose sopperendo a qualche piccola carenza della trama (l’affastellarsi di casi, ad esempio, che può confondere lo spettatore). Noiosi pure i numerosi “rallenty” cui vengono sottoposte le immagini.
D’altra parte, gli interpreti si riconfermano ottimi: oltre ai due protagonisti Downey jr e Law, stavolta troviamo come new entry l’attrice Noomi Raapce nei panni dell svelta e arugta zingara Sim e Jared Harris nei panni del professor Moriarty, accerrimo nemico di Holmes. Robert Downey jr funziona benissimo in coppia sia con Jude Law che con Harris, dando vita con quest’ultimo a un duello di astuzie davvero all’ultimo sangue. Notevole nche il ruolo secondario del fratello di Sherlock, interpretato comicamente da Stephen Fry, già protagonista nel 1998 di WILDE.
Peccato per la perdita della bella Adler, anche se a dire la verità con questo tipo di Sherlock Holmes non si può mai dire….
Tutto sommato un film gradevole, che mi ha traghettato nel 2012( Ebbene sì, essendo a casa da sola ho scelto di passare il Capodanno al cinema!); speriamo che Sherlock Holmes e il dottor Watson siano di buon auspicio!