venerdì 24 marzo 2017

Cino Tortorella

E' morto a 90 anni il celebre presentatore televisivo Cino Tortorella, il celebre  "Mago Zurlì" che ha accompagnato e divertito generazioni di bambini in tv con le sue trasmissioni.
Vero nome Felice, era nato a Ventimiglia nel 1927. Sin da giovane coltivò la passione per il teatro, tanto che partecipò alla selezione per la Scuola D'Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, e fu trai 15 vincitori (su 1500); grazie anche a questa sua esperienza nel 1956 promosse la messa in scena di uno spettacolo teatrale per ragazzi intitolato "Zurlì, mago Lipperlì", dalla quale fu tratta la sceneggiatura del suo primo programma televisivo  "Zurlì, il mago del giovedì", andato in onda nel 1959. Fu Umberto Eco, allora tra i principali funzionari Rai, a proporlo per la tv di Stato dell'epoca, dove nel 1959 andò in onda la prima puntata del programma da lui ideato: lo "Zecchino D'oro", un festival di canzoni per bambini da lui stesso presentato nel ruolo del "Mago Zurlì". Con questo programma (che penso non abbia bisogno di presentazione per nessuno) non solo ha fatto la storia della tv italiana ma è anche entrato nel Guinnes dei Primati come "trasmissione presentata per più anni di seguito dallo stesso conduttore", dato che ne fu il conduttore fino al 2008.
In seguito, fu autore e regista di altre storiche trasmissioni, quasi tutte indirizzate a bambini e ragazzi: "Chissà chi lo sa?", "Dirodorlando", "Birimbao", "Telebigino" (una trasmissione andata in onda su Antenna 3 e condotta assieme a Roberto Vecchioni, in cui i ragazzi in difficoltà con i compiti a casa ricevevano aiuto e consigli dal cantautore all'epoca ancora insegnante), "Bravo bravissimo".
Nel 2009, una grave decisione: sia lui che tutti i più importanti persnaggi dello Zecchino vengono "fatti fuori" dal nuovo direttore dell'Antoniano di Bologna, volto a modernizzare la trasmissione, che rimasta cosi snaturata negli ultimi anni ha sicuramente perso quasi tutto il suo smalto. Tortorella ci rimase malissimo, giustamente visto che ne era l'autore e creatore!
Fino all'ultimo ha lavorato e collaborato a progetti per l'infanzia e per i ragazzi, purtroppo non sempre ascoltato nella tv di oggi, dove evidentemente una persona con competenza e sensibilità adeguate risulta fuori luogo e dove la tv dei bambini ormai non esiste più, se non come mero proporre cartoni animati. Niente più programmi di intrattenimento dove però potevi anche imparare qualcosa , come poteva anche essere "Bim Bum Bam".
E pensare che nonostante tutto, Cino Tortorella ancora si dava da fare ideando progetti per bambini e ragazzi, ultimo dei quali nel sociale, intitolato "anche io ho qualcosa da dire": un progetto portato in giro per le scuole, riguardante bullismo, cyberbullismo e i pericoli che la Rete può nascondere per i giovanissimi.
A riguardo, ecco l'articolo di qualcuno che l'ha conosciuto bene:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/24/cino-tortorella-voglio-ricordarti-come-eri/3472266/

Malinconicamente, un'altro pezzettino che se ne va di un'epoca ormai sempre più lontana. 
Un professionista serio e una persona generosa che ha fatto tanto per i bambini e i ragazzi di tante generazioni, regalando loro sorrisi e sogni. Mi spiace davvero tanto!




giovedì 23 marzo 2017

Tomas Millian

E' morto oggi a Miami, all'età di 84 annii, il celebre attore Tomas Millian, in Italia diventato un personaggio cult degli anni '70 con la serie di film trash in cui iinterpretava il famoso "ER Monnezza".
Vero nome Tomas Quintin Rodriguez Millian, era nato a L'Avana nel 1933, lasciò assieme alla madre il paese natale a 12 anni dopo il suicidio del padre, ed emigrarono gli Stati Uniti, dove il ragazzo crebbe e si iscrisse all'Università dell'Accademia teatrale di Miami.
Dopo aver esordito a Broadway e in alcune serie tv americane, arrivò in Italia nei primi anni '60,lavorando inizialmente con alcuni dei più grandi registi dell'epoca (Pasolini, Bolognini, Visconti), per poi approdare al cinema popolare: negli anni '70 diventa un divo dei cosiddetti "poliziotteschi" nel ruolo di Nico Giraldi, detto "er Monnezza", poliziotto supertrash dai modi poco ortodossi, il personaggio più celebre della sua carriera.
Dopo l'ezploit degli anni '70, tornò un po' in ombra anche se continuò a lavorare sia in Italia che in USA (dove si è trasferito nei primi anni '90), non solo al cinema ma anche in tv e a teatro.
Alcuni suoi film: "Il bell'Antonio" (1960), "Gli indifferenti" (1974), "Il tormento e l'estasi" (1975),"La resa dei conti" (1967), "Banditi a Milano" (1968), "squadra volante" (1974),"Milano odia: la polizia non può sparare" (1975), "Il giustiziere sfida la città" (1975), "Il trucido e lo sbirro" (1976),"squadra antimafia" (1978), e tantissimi altri.
Stupiti di vedere che un attore che ha trovato la popolarità con un personaggio trash in realtà aveva studiato molto e lavorato con registi italiani e USA? ricordatevi che è molto più difficile far ridere che far piangere....












lunedì 20 marzo 2017

Il Commissario Montalbano: Un covo di vipere, 2017



Regia di, con Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Fazio), Valentina Lodovini (Giovanna ), Sonia Bergamasco (Livia),



Il commissario Montalbano è alle prese con l'uccisione di Cosimo Barletta, pensionato ragioniere trovato morto nella sua villetta, e a quanto pare "ucciso due volte": prima è stato avvelenato e poi qualcuno gli ha sparato in faccia.

Barletta, vedovo con due figli, non era uno stinco di santo: non solo praticava in segreto anche l'attività di usuraio che ha mandato sul lastrico tante persone, ma aveva il vizietto delle donne belle e giovani, che fotografava di nascosto durante gli amplessi e poi spesso ricattava quando volevano lasciarlo.
Di carne al fuoco insomma ce n'è tanta, considerando anche il fatto che il defunto aveva intenzione di redigere un testamento dove faceva notevoli differenze tra i due figli.
Nel frattempo, Montalbano e Livia fanno amicizia con un senzatetto che bazzica per le loro strade e vive in una grotta poco lontano..



Arriva puntuale (stavolta pubblicizzata anche al cinema) la trasposizione di uno dei più controversi libri di Andrea Camilleri, forse uno di quelli più difficili da rendere sullo schermo per la complessità dei caratteri dei personaggi e la scabrosità della vicenda.

Alla galleria di "femme fatale" che spesso compaiono nelle storie di Camilleri si aggiunge questa terribile Giovanna della Bravissima Valentini Lodovini, che nasconde un agghiacciante segreto a cui si arriva pian piano e che supera le più fosche aspettative di Montalbano, che pure è ben abituato agli abissi dell'animo umano.
Come da trama, il defunto Cosimo è uno dei personaggi più abietti che si possa immaginare: usuraio, sfruttatore e ricattatore di donne giovani e indifese, e come se nn bastasse viscido e subumano anche in famiglia. Non che i figli siano meglio, e in effetti complimenti agli sceneggiatori che hanno saputo tratteggiare questo vero e proprio "covo di vipere" senza morbosità, esagerazioni o patetismo, visto che il rischio era dietro l'angolo. Unico personaggio positivo fra quelli nuovi, il senza tetto interpretato  benissimo da Alessandro Haber.
Bello vedere come la coppia Montalbano-Livia, ormai matura, vive tranquillamente nel proprio equilibrio e ha superato gli scossoni a cui è stata sottoposta nei precedenti episodi: a mio avviso Sonia Bergamasco non fa rimpiangere Katharina Bohm e anzi, dà un tono più leggero e ironico al suo personaggio.
Piccolo appunto: sarà il periodo particolare, sarà l'età...ma non posso non notare segni di invecchiamento nei vari personaggi storici, come Mimì, Fazio, Catarella...unico a non cambiare mai l'irascibile e golosissimo dottor Pasquano. La cosa è ovviamente fisiologica, dato che ormai sono passati vent'anni dalla messa in onda del primo episodio, eppure mi ha messo un po' di malinconia, oltre a rinsaldare l'affetto che provo per questi personaggi, in fondo cresciuti con me.....





domenica 12 marzo 2017

Beata ignoranza, 2017



Regia di Massimiliano Bruno,con Alessandro Gassman (Filippo), Marco Giallini (Ernesto), Teresa Romagnoli (Nina),Valeria Bilello (Margherita) Carolina Crescentini (Marianna),


Ernesto e Filippo sono due professori in un liceo, dalle personalità completamente opposte e dalle opposte vedute riguardo alla tecnologia: se Ernesto è contro la tecnologia e orgogliosamente estraneo al mondo dei social network, Filippo non può farne a meno e la utilizza pure in classe. Ciò è causa di continui battibecchi fra i due, fino a una terribile lite che viene filmata e messa in rete da uno studente, e che in pochissimo tempo diventa virale.
A questo punto nella vita dei due rientra Nina, figlia di Ernesto che da anni non ha rapporti con il padre e che, decisa a realizzare un video  che tratta dell'influenza della tecnologia sui rapporti sociali, lancia loro una sfida: mettersi ognuno nei panni dell'altro per qualche tempo. E quindi, Ernesto dovrà accedere al mondo dei social network mentre Filippo dovrà disintossicarsene.
I due accettano la sfida, ma ovviamente le cose non saranno semplici....




Commedia carina con due dei migliori attori italiani che si dividono la scena in un incontro- scontro su un tema molto attuale: l'influenza che la tecnologia ha sulle nostre vite, volente o nolente.
Qui abbiamo due personaggi che a riguardo sono totalmente agli antipodi: se Ernesto si vanta di non sapere nemmeno accendere un pc (ritenendo la tecnologia il male assoluto), Filippo ne è dipendente in modo patologico e patetico: sempre sui social, sempre a farsi selfie da postare in ogni occasione, con una schiera di followers virtuali da far invidia a una star, addirittura lo usa come strumento didattico in classe (cammuffando cosi la sua incapacità come insegnante). Entrambi professori nello stesso liceo, sono agli antipodi anche come caratteri: Ernesto, intellettuale e un poco chiuso; Filippo zuzzerellone e immaturo a 50 anni, convinto di essere un grande latin lover e cin uns vita perennemente da studente universitario.Durante il film scopriamo il motivo della reciproca antipatia: in realtà da giovani i due erano amici, ma poi Marianna, fidanzata con Filippo, lo lasciò per sposare Ernesto, con cui ebbe una figlia, Nina. Tutto bene per anni, fino a quando un banale controllo medico non fece scoprire che la ragazza in realtà era figlia di Filippo. Ernesto lasciò cosi la moglie e da quel momento ha sempre vissuto solo, rifiutando perfino la figlia. Ed è proprio Nina, anni dopo, diventata regista di video, a rintracciare i due padri e lanciare loro la sfida di mettersi in gioco. Sfida che ovviamente darà il via ad una serie di situazioni esilaranti per entrambi, ma che servirà anche a farli riavvicinare non solo fra loro ma pure alla giovane (Marianna nel frattempo è morta).Oltre, ovviamente, a introdurli a un rapporto più sano con la tecnologia, senza farsi dominare da essa.
Gassman e Giallini si dividono la scena diventando mattatori quasi assoluti- a parte la giovane Nina, gli altri interpreti non è che siano molto incisivi- in una storia simpatica, apparentemente leggera ma che fornisce molti spunti per pensare alla nostra realtà. Entrambi son bravissimi nel tratteggiare i propri personaggi, una perfetta "strana  coppia", regalando ovviamente i momenti migliori del film.
Per la cronaca, io sono più Ernesto....;)






sabato 4 marzo 2017

Gli ultimi saranno ultimi, 2016



Regia di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi (Luciana), Alessandro Gassman (Stefano), Fabrizio Bentivoglio (Antonio), Irma Carolina di Monte (Manuela),Stefano Fresi (Bruno).

Luciana è un'operaia in un'azienda tessile e vive felicemente nel paese natale, assieme al marito Stefano; dopo tanti anni la donna finalmente rimane incinta del tanto desiderato figlio. Purtroppo, proprio a causa di questa gravidanza viene licenziata; dato che anche il marito è disoccupato la coppia precipita in ua spirale sempre crescente di problemi, a tal punto che la tranquilla Luciana prenderà una decisione drastica....



Una storia semplice, un piccolo dramma che chissà quanti vivono in silenzio; per riprendere il titolo, un "dramma degli ultimi", in cui tutti
Luciana è una donna semplice e felice: vive nel paese natale assieme al marito Stefano, disoccupato fanfarone che cerca sempre di mettere in atto affari da intrallazzone senza combinare nulla, ma di buon cuore e innamorato della moglie. La coppia vive bene nel suo equilibrio anche se si intuiscono qua e là delle ombre, dovute al fatto che dopo tanti anni non sono ancora riusciti ad avere un figlio. In realtà si scopre che Luciana ha avuto vari aborti, ma quando l'ennesimo tentativo va  a buon fine la gioia è grande; peccato che l giorno d'oggi i diritti dei lavoratori siano ridotti al minimo, e quindi ecco alla gioia affiancarsi i primi problemi dato che Luciana viene licenziata dalla fabbrica dove lavorava da anni a tempo determinato. Un fulmine a ciel sereno, dato che la coppia viveva proprio con quel stipendio. Da quel momento è un cadere pian piano, quasi senza accorgersi, in un baratro: porte chiuse, sopratutto dato che Luciana è incinta...e tutti sappiamo come viene vista una donna incinta- o anche già madre- che nel nostro Paese dovesse pure avere la pretesa di poter lavorare, giusto? La tranquilla e solare Luciana (molto ben tratteggiata dalla Cortellesi che sa anche donarle dei lati di oscurità brevi, ma significativi e premonitori), come tanti lavoratori al giorno d'oggi (anche la sottoscritta ci è passata) viene gettata in un abisso dal quale non riesce più a rialzarsi nonostante la buona volontà, da un qualcosa che oltretutto esula dalla sua volontà: non è certo colpa sua se le leggi italiane sono contro i lavoratori e ti impediscono di costruirti una vita dignitosa obbligandoti al precariato! 
Il film alterna quindi fasi serene (la vita con gli amici, la vita della coppia, l'attesa del figlio) a fasi dolorose, in un crescendo che porterà al dramma finale. Il tutto, alternato alla vicenda (inizialmente separata, ma poi piano piano si intreccerà con l'altra) di Antonio, timido poliziotto veneto trasferito con disonore (e durante il film scopriremo che anche lì c'è un passato doloroso) e per questo da subito inviso ai nuovi colleghi e superiori, che non fanno altro che bullizzarlo in mille modi sottili; lui stesso però, non è scevro da comportamenti fastidiosi, visto che prende in giro l'unica collega gentile con lui perchè grassa.Ma anche li, in una toccante scena ambientata durante un solitario "ultimo dell'anno", avrà modo di ricredersi e correggersi. come avrà modo di ricredersi e correggersi riguardo a Manuela, donna trans per cui aveva da subito provato simpatia ma, appena saputa la sua identità, aveva reagito trattandola male. Anche qui abbiamo alcuni "ultimi", persone con tanti dolori e vissuti sofferti e differenti, che contribuiscono al concentrato di umanità varia che anima questo film. Attori tutti molto bravi, anche i caratteristi. 
Credo che chi vedrà questa storia non potrà non ritrovarci qualcosa di sè stesso, o di qualche amico, persona cara, anche conoscente, in quanto tratta di un problema (il precariato) troppo attuale per tutti.Un film molto sensibile, con interpreti maturi e sensibili a loro volta. Passato purtroppo inosservato. Ma se vi capita, ve lo consiglio caldamente.


giovedì 2 marzo 2017

Notte degli Oscar 2017

Domenica notte si è svolta a Los Angeles la    Notte degli Oscar.
Dopo quattro giorni in cui blogger continuava a bloccarsi impedendomi di pubblicare il post, ecco a voi i premi principali e le foto dei vincitori.





MIGLIOR FILM: "Moonlight" di Barry Jenkins






MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA: Maershala Alì per "Moonlight"



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA: Emma Stone per "La la Land"






MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA: Casey Affleck per "Manchester by the sea"




MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: Viola Davis per "Barriere"



MIGLIORE REGISTA: Damien Chazelle per "La La Land"



MIGLIORE FILM STRANIERO: "Il cliente" di Ashgar Faradhi.


Tifavo per "La la land", ma devo dire che, pur non avendo visto il film vincitore, ha una tematica molto interessante e quindi spero che lo ridiano nei cinema visto il premio. 
Per quanto riguarda l'Italia, nonostante la delusione per "Fuocammare" di Francesco Rosi, si sono comunque aggiudicati un Oscar i truccatori di "Suicide Squad".
Come sempre, sono andata a cercarmi la mia parte preferita della cerimonia, ovvero "In memoriam", dove si ricordano personaggi del mondo del cinema scomparsi nell'anno precedente. L'anno scorso ce ne sono stati veramente molti, ma anche stavolta- come da qualche anno a questa parte- il filmato è stato veramente un misero omaggio: hanno fatto proprio il minimo indispensabile, anche a livello di musica e montaggio. Per truccatori, costumisti, sceneggiatori  ecc non è stato segnalato nemmeno un titolo dei film di cui si sono occupati, e per quanto riguarda attori e registi, solo alcuni hanno avuto l'onore di essere ricordati con una scena tratta dai qualche film. Se penso ai filmati dei primi anni 2000 e a come erano coinvolgenti e commoventi....

sabato 18 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), 2016

 Regia di Mel Gibson, con Andrew Garfield (Desmond Doss),Theresa Palmer (Dortohy),Vince Vaughn (Setgente Howell),Hugo Wearing (Thomas Doss), Sam Wartinghton (Capitano Glover).



Dopo l'attacco di Pearl Harbor Desmond Doss, un giovane di 23 anni, si arruolla come tanti suoi connazionali nell'esercito. In esso si distingue per una particolarità: essendo un non violento e appartenendo agli "Avventisti del settimo giorno", non ha nessuno intenzione di imbracciare un'arma per distruggere delle vite, il suo desiderio è invece quello di salvarle.
Incredibilmente e contro mille difficoltà, ce la farà, salvando 75 soldati feriti e abbandonati da tutti nella battaglia di Okinawa...



Vale davvero la pena di vedere questo film, anch'esso in lizza (meritatamente) per gli Oscar di quest'anno ( ), e tratto da una storia vera: quella di Desmond Doss, un giovane soldato che da solo e senza armi salvò 75 commilitoni feriti e altrimenti spacciati nella battaglia di Okinawa.
La scelta pacifista e non violenta del soldato Doss viene da lontano ed è particolarmente sentita: figlio di un reduce della Prima Guerra Mondiale che ha avuto la mente sconvolta da questa esperienza e che sfoga i suoi fantasmi picchiando moglie e figli, sin da piccolo (da quando colpendolo durante una litigata rischiò di uccidere il fratello) rifugge la violenza vedendola come qualcosa di innaturale e negativo, che oltretutto poco risolve nella vita delle persona, portando invece odio e sofferenze indicibili.
Tuttavia, il giovane è anche profondamente convinto non solo della giustezza della causa antinazista (e difensiva, visto che gli americani entrarono in guerra solo dopo essere stati attaccati), ma anche della sua decisione di arruolarsi per servire il suo paese. Cosa che desta perplessità in chiunque lo conosca: ed in effetti come è possibile che queste due cose convivano? Nel film la cosa è spiegata in modo semplice e non banale: per Doss, la guerra era giusta in quanto guerra di difesa, ed era convinto dell'utilità di persone che salvassero vite invece di toglierla ad altri esseri umani. Perchè per lui ogni vita umana  è davvero sacra e imperdibile, anche quella dei nemici (e difatti ha salvato anche alcuni giapponesi)
Da qui una storia molto bella e coraggiosa, non solo per il personaggio di Doss, ma anche per il punto di vista pacifista che propone; certo ammetto che molto spesso ho avuto seri dubbi sulla sua veridicità, quando pare impossibile che Doss, completamente solo e disarmato in un luogo pieno di giapponesi bastardi che sbucavano dappertutto come formiche, per lungo tempo si sia esposto cosi tanto completamente disarmato facendosi poche ferite, e che si sia ferito vistosamente solo dopo l'ultima battaglia, ma del resto la storia è vera (raccontata anche in un libro) e quindi ....

Un film molto ben fatto che alterna momenti di inevitabile violenza realistica ("Salvate il soldato Ryan" ha davvero fatto scuola in tal senso) a momenti di riflessione (dovuti in gran parte alla figura del padre di Doss, molto ben interpretata da Howell che tratteggia un personaggio umano e profondo per cui non si può non provare compassione nonostante tutto) e momenti di tenerezza (quelli con la fidanzata Dorothy). Ogni personaggio è caratrerizzato in maniera umana e non banale anche quando non ha grandissimo spazio (tutti i commilitoni di Doss, in particolare il "soldato stupido" che inizialmente era suo nemico e che poi ha saputo ammettere il suo errore e riconoscere la sua grandezza), e altra figura molto bella è quella del sergente interpretato da Vince Vaughn, che sotto i modi simili a quelli del tenente di "Full metal jacket" nasconde una grande umanità e intelligenza. Per quanto riguarda il protagonista, per ui parlano i suoi ideali e la sua aria da ragazzo semplice e umile, di cui conquista il bel sorriso.
Fil  molto bello anche se molto duro (la sottoscritta nelle scene più dure ha tenuto per buona parte gli occhi chiusi, altrimenti non avrebbe retto), ma che vale la pena di vedere. E francamente, tifo anche per lui ai prossimi Oscar.