sabato 29 novembre 2014

Andiamo a quel paese, 2014


Regia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, con Salvatore ficarra (Salvo), Valentino Picone (Valentino), Tiziana Lodato (Donatella),Fatima Trotta (Roberta),Lilly Tirinnanzi (Zia Lucia), Mariano Rigillo (padre Benedetto), Nino Frassica (Il barbiere).


Valentino e Salvo, due amici disoccupati, decidono di tornare (Da Palermo) al paese natale Valentino e di Donatella( moglie di Salvo), dove la vita costa di meno e potranno contare sull'aiuto degli anziani parenti, tutti con buona pensione.
Proprio l'età avanzata dei parenti ispira Salvo a creare un ricovero casalingo a casa della suocera, ospitando gli anziani in cambio della loro pensione; peccato che, quando uno dopo l'altro vengono a mancare per cause naturali (o quasi), si rischia di tornare da capo. A questo punto Salvo cerca di convincere Valentino (che nel frattempo spera di riconquistare la ex fidanzata Roberta) a sposare zia Lucia, l'ultima anziana rimasta, per assicurarsi la pensione.....


Ancora una volta la coppia comica Ficarra&Picone fa centro al cinema con questo simpatico film che tratta un tema purtroppo attualissimi: la crisi economica che ha messo in crisi, di riflesso, un'intera società, con giovani- o anche non più tanto giovani- che non riescono a trovare lavoro e che quindi sono costretti ad appoggiarsi ai risparmi e alle pensioni dei familiari anziani.
Un tema non proprio leggerissimo che i nostri comici scelgono di affrontare in maniera comica, anche se la cosa dà comunque da pensare in vari momenti; nonostante tutto il risvolto comico è presto risolto e consiste non solo nell'ideare un "ricovero familiare" dove confluiscono tutte le pensioni messe a disposizione dai parenti, ma nel far vivere alle anziane del paese una seconda primavera in quanto ambitissime prede dai maschi...per motivi economici, ovviamente.

La vicenda si risolverà con un quasi ritorno alla normalità, anche troppo, visto che per trovare un lavoro i due protagonisti saranno costretti a fare quello che fino ad ora avevano aborrito: scegliere l'italica strada della raccomandazione...anche se, in questo caso, sui generis.
Si ride e si riflette in questo film, e le risate sono- a volte- amare; ma è un film comico gradevole, ben diretto e con buoni attori (oltre ai due protagonisti, Tiziana Lodato nel ruolo della moglie di Salvo,Lilly Tirinnanzi nel ruolo malinconico di zia Lucia e anche una partecipazione di nino Frassica nel ruolo del barbiere del paese).
Come da titolo, l'ispirazione viene dalla famosa canzone di Alberto Sordi, non  a caso scelta come colonna sonora del film.




martedì 25 novembre 2014

Buon compleanno, Sofia!

Arrivo con due mesi circa di ritardo....questo perchè inizialmente non avevo pensato di scrivere questo post. Di solito quando si tratta di compleanni mi accodo sempre ad altri blogger più autorevoli di me, ma stavolta nessuno ha pensato a un Sophia Loren's day....e mi sono detta: "e perchè non posso fare un post mio personale, se mi fa piacere?". Francamente non credo che nessuno mi sbranerà.
Il 20 settembre 2014 Sophia Loren (ma io preferisco sempre togliere il "ph"), l'attrice italiana più famosa al mondo (non dico la più brava, perchè secondo me la più brava attrice italiana di tutti i tempi è Anna Magnani), ha compiuto 80 anni: è nata infatti il 20 settembre 1934.
La mia preferenza verso di lei è dettata, oltre al suo fondamentale contributo al cinema italiano, anche da un ricordo affettivo personale: durante la mia adolescenza è stata una degli "amici" cinematografici che mi hanno fatto compagnia, che mi hanno divertito, consolato, raccontato storie e mostrato mondi diversi....per questo scelgo di farle gli auguri con la recensione di uno dei miei preferiti fra i suoi film:

Peccato che sia una canaglia, 1954

Regia di Alessandro Blasetti, con Sofia Loren (Lina Stroppiani ), Marcello Mastroianni (Paolo Silvestrelli ), Vittorio De Sica(Professor Stroppiani), Marcella Melnati (nonna Stroppiani),Memmo Carotenuto (il commissario).

Paolo, ingenuo e onesto tassista romano, s'innamora di Lina, una bella ladra figlia di un'intera famiglia di ladri di antica dinastia che non solo non capisce dove sbaglia, ma addirittura ha tutta l'intenzione di continuare per la propria strada.
Con il suo amore Paolo spera comunque di poter redimere Lina, ma data al vicinanza della famiglia di lei la cosa si fa piuttosto difficoltosa....


Nella sua recente biografia intitolata "Ieri, oggi e domani- La mia vita", Sofia Loren dedica una parte speciale a questo film, dato che su questo set conobbe Marcello Mastroianni, amico di una vita. Una delle frasi con cui descrive la lavorazione del film è "Quanto ci divertivamo!Eravamo giovani e incoscienti e il mondo ci sorrideva".


Credo che questa frase riassuma perfettamente lo spirito di questo film, perlomeno è quello che è arrivato a me giovanissima spettatrice (avevo 15 anni la prima volta che lo vidi): un film divertente e gioioso, in cui anche gli attori di divertirono a girare mettendo non solo il loro talento ma anche molta spontaneità, inoltre è ben evidente la sintonia e il legame che si era creato tra i due giovani attori Loren e Mastroianni, "guidati" dal vecchio leone De Sica.
La commedia - tratta da "Il fanatico", un racconto di Alberto Moravia contenuto nella raccolta "Racconti romani"- è simpatica e incentrata, a mio avviso, più sui caratteri che sulla trama in sè. Alessandro Blasetti era uno dei registi di punta del cinema italiano all'epoca dei "telefoni bianchi" e, sopravvissuto alla guerra e alla rivoluzione del neorealismo, mostra di non aver perso il suo smalto e gira un film dal ritmo agile e con due personaggi non comuni (De Sica e la Loren), che riesce a rendere simpatici nonostante siano, di fatto degli imbroglioni e ladri che vivacchiano approfittando della sbadataggine altrui.
Come non rimanere affascinati dalle schermaglie d'amore dei due giovani protagonisti sullo sfondo di una Roma appena uscita dal duro dopoguerra, e che si sta riprendendo tra corse in macchina, in Vespa, bagni estivi nel fiume, locali da ballo? A ben vedere è un film che in qualche modo anticipa quel filone di "neorealismo rosa" che arriverà solo l'anno dopo con "Poveri ma belli".
Inutile poi parlare degli attori, bravissimi, vivaci, e belli. Insomma, un film di quelli che si rivedono sempre volentieri e che trasmettono tanta allegria!








domenica 23 novembre 2014

Vita da strega (Bewitched),1964-1972




Regia di William Asher , con Elizabeth Montgomery (Samantha Stephens),Dick York/Dirk Sargent (Darrin Stephens), Agnes Moorhead (Endora), David White (Larry Tate),Marion Lorne (zia Clara),Alice Pearce (Gladys Kravitz),George tobias (Abner Kravitz),Erin Murphy (Tabatha Stephens),David Lawrence (Adam Stephens), Maurice Evans (Maurice).


Samantha e Darrin Stephens sono due simpatici coniugi americani con una vita normale: lui pubblicitario, lei casalinga. C'è solo un piccolo particolare: Samantha è in realtà una strega che ha rinunciato a vivere nel mondo della magia per amore, ma che ha mantenuto intatti i propri poteri. Pur cercando di vivere il più normalmente possibile senza i poteri magici le situazioni in cui la particolarità di Samantha viene fuori sono sempre in agguato, anche a causa dei vari parenti di Samantha che gravitano attorno a casa Stephens, a cominciare dalla terribile madre Endora, che non ha mai accettato la decisione della figlia e per questo è sempre ai ferri corti con il genero....


"Vita da strega" è sicuramente uno dei telefilm più amati della storia della tv, tanto da aver dato il via (assieme al quasi contemporaneo "Strega per amore")a un filone di telefilm "Fantasy" che continua ancora oggi; tant'è vero che la serie è stata citata più volte in uno dei telefilm in questione ("Streghe", in cui c'è stata addirittura una puntata-omaggio) e nel titolo italiano di un'altra ("Sabrina, vita da strega").
I meriti del successo possono essere tanti: una trama semplice e simpatica con elementi fantastici, un cast di attori bravi e affiatati, una buona regia e sceneggiatura, assenza di violenza e volgarità che forse sarebbe da riscoprire: tutti elementi che nei vecchi telefilm americani non mancavano mai, se ci si pensa.
E' uno dei telefilm della mia infanzia, lo guardavo sempre con mia mamma (fan della prima ora)e- come credo tutti i bambini che abbiano mai visto una sola puntata- quante volte ho provato a muovere il naso come Samantha?!

Su "mymovies" ho trovato scritto questo: "Vita da strega" è stata una delle tante serie televisive ed una delle più sciocche. Una di quelle appunto che hanno contribuito ad instupidire le masse tra nuvole di zucchero filato e la rappresentazione della classe media americana, obbligata ad uno status banale e convenzionale. Erano le avanguardie dei personaggi di Oltre il giardino e Forrest Gump, vale a dire: statevene a casa e fate i bravi. Ed infatti il personaggio del marito della protagonista era interpretato da Dick York, attore mediocre dall'espressione stolida. Era il trionfo del matriarcato. Nata negli anni 60, la serie si è protratta oltre il sopportabile. La protagonista era l'insipida figlia dell'attore Robert Montgomery, di qualche fama negli anni 40: Elisabeth Montgomery."...non sono proprio d'accordo!
A parte che bisognerebbe smetterla di prendere noi poveri spettatori come degli idioti che prendono per oro colato tutto ciò che arriva dal tubo catodico (e in questo caso si sta prendendo per rintronati almeno due generazioni di persone in tutto il mondo...tutti deficienti?), è chiaro che la trama oggi risulta anacronistica, ma è anche vero che rappresenta una classe media americana che, per molti aspetti viveva così. Non sono nemmeno d'accordo sul fatto che Elizabeth Montgomery fosse insipida: è vero, non l'ho mai vista in altri ruoli, ma l'ho sempre trovata bella, simpatica, un personaggio e un'attrice gradevole; a volte anche questo può bastare. Agnes Moorhead era un'attrice che prima di approdare alla tv con il ruolo di Endora ha fatto molto cinema e uno dei due attori che hanno interpretato Darrin (non ricordo più se Dick York o Dick Sargent) ha lavorato anche nella serie Tv "Alfred Hitckock presenta"...tutti cretini?!
Forse certi critici prima di scrivere dovrebbero recuperare il piacere di vedere un prodotto senza sovrastrutture e senza considerarsi dei onnipotenti sempre dalla parte della ragione rispetto a noi poveri mortali.
Solo così forse potrebbero godersi i battibecchi con  la terribile guastafeste Endora (che non rinuncia mai a mettere lo zampino per fare un dispetto al povero Darrin), a ridere delle strampalate idee dello zio Arthur e della svampitaggine della zia Clara, o dei vicini: l'impicciona Signora Kravitz, sempre sul punto di scoprire quale segreto nascondono quelli che ritiene una strana coppia, e l'impassibile Abner.
O forse potrebbero anche apprezzare la bella sigla a cartoni animati, chissà che non li addolscisca un po' e non ritrovino il piacere di telefilm come questo nel marasma di serie tv piene di omicidi, violenza e cadaveri a cui, a quanto pare, si sono purtroppo abituati!







sabato 22 novembre 2014

Mike Nichols

E' morto a New Ork all'età di 93 anni il regista Mike Nichols (vero nome Michael Igor Peschkowsky), famoso per aver diretto nel 1968 il film "Il laureato" con Dustin Hoffman.
Nato nel 1931, aveva esordito al cinema nel 1966 con "Chi ha paura di Virginia Woolf?", con Richard Burton e Liz Taylor, che fruttò l'Oscar come migliore attrice alla Taylor; nel 1968 il suo più grande successo "Il laureato", film sottolineato dalla mitica colonna di Simon & Gurfunkel, per il quale vinse l'Oscar come regista. In seguito diresse "Conoscenza carnale" ( ) con Jack Nicholson,"Silkwood" (1984) con Meryl Streep, "Cartoline dall'inferno" (1987 sempre con la Streep e Shirley McLaine, "Wolf- La belva è fuori"(1994), ancora con Nicholson e Michelle Pfeiffer, "Piume di struzzo"( 1996),con Robin Williams- remake dell'italiano "Il vizietto"- "Closer" (2001) e l'ultimo "La guerra di Charlie Wilson"(2007) con Julia Roberts.






giovedì 20 novembre 2014

Il cliente (The client),1994



Regia di Joel Schumacher, con Susan Sarandon (Regina Love), Brad Renfro (Mark Sway), Tommy Lee Jones (Roy Foltrigg ), Mary Louise Parker (Diane Sway),Anthony La Paglia (Barry Muldanno).

L'undicenne Mark Sway si trova suo malgrado in una situazione terribile: poco prima di uccidersi un ex avvocato della mafia gli confida alcuni segreti, rendendo il ragazzino un'ambitissima preda per i killer mafiosi, ma anche per l'FBI che lo cerca per il motivo opposto, ovvero carpirgli le confidenze ricevute e usarlo come testimone in un importante processo di mafia.
L'unica persona che si schiera al fianco di Mark è l'avvocatessa Reggie Love, che cerca di ottenere per lui e la madre un cambio d'identità....



Nei primi anni '90  ci fu un'impennata di film tratti dai romanzi di John Grisham, di cui questo fa parte; come giallo mi è sembrato abbastanza buono, anche se a essere sinceri credo che la figura che catalizza l'interesse dello spettatore sia l'energica avvocatessa interpretata dalla Sarandon, una donna di valore provata dalla vita fino a ridursi dipendente dall'alcol, che proprio in questo caso e nel rapporto che ne nascerà con  Mark (l'astro nascente dell'epoca Brad Renfro, che non ha mantenuto le promesse ed è poi finito male) ragazzino per cui sarà come una seconda madre dato che la mamma in carica è una donna fragile e spostata.
Certo, se da un certo punto di vista è assolutamente comprensibile il desiderio di un ragazzino e della sua famiglia di poter vivere una vita normale senza la paura di essere inseguiti dalla mafia, c'è da dire che è altrettanto comprensibile il fatto che l'FBI cerchi testimoni per un processo contro la stessa...si chiama legalità, non dimentichiamocelo.E in questo film ho avuto proprio l'impressione che i cattivi "canonici (i mafiosi) vengano accomunati alla legge.
Tutto sommato un buon film, forse agli appassionati del genere potrà piacere di più.




domenica 16 novembre 2014

E' un po' magia per Terry e Maggie (Mirakuru☆Gāruzu),1993


Serie animata in 51 episodi, trasmessa in Italia per la prima volta nel 1996.
Sigla cantata da Cristina D'Avena.



Terry e Maggie sono due gemelle adolescenti come tante: vanno a scuola, hanno degli hobby, degli amici e sono anche fidanzate, rispettivamente con Calvert e Nelson.
Hanno però una particolarità: fin da piccolissime prendendosi per mano sono in grado di effettuare il teletrasporto, arrivando in pochi secondi in qualsiasi luogo desiderino....



Qualche tempo fa girovagando su youtube ho trovato alcuni spezzoni di questo cartone animato degli anni '90, che ricordavo bene in quanto uno dei preferiti di mia sorella quando era piccola (e non solo, lo guardavano anche alcune mie compagne di scuola!).
Come tanti anche questo è tratto da un manga, che comprende quattro serie: due dedicate a ognuna delle due gemelle (in originale, Tomomi e Mikage); la serie italiana però tralascia completamente i primi due dedicati a Terry per cominciare direttamente dal terzo- cioè da primo dedicato a Maggie .
Per questo, nonostante l'adattamento ripercorra comunque anche parte della storia precedente quando serve, negli spettatori viene lasciata l'impressione che nonostante le protagoniste siano due venga dedicato più spazio a Maggie; tuttavia non mi pare che ciò causi grandi mancanze o buchi della sceneggiatura.
E' un cartone allegro, divertente, positivo: non ci sono grandi tragedie (Terry e Maggie sono fra i pochi protagonisti di cartoni animati a non essere orfane di almeno un genitore....), grandi problemi o difficoltà, persino il loro potere magico viene inizialmente usato quasi esclusivamente per agevolare le due sorelle quando devono andare da qualche parte e sono in ritardo. E' tutto molto concentrato sullo spaccato di vita di due sorelle adolescenti con i problemi tipici dell'età, in particolare i problemi di cuore, visto che le due sono fidanzate con due ragazzi della loro età carini e simpatici (e anche loro senza grandi tormenti, al contrario dei vari Terence, Abel, Mirko ecc); al limite si può segnalare il distacco forzato tra Maggie e Calvert quando lui decide di andare a studiare in Inghilterra. Situazione da cui scaturirà la seconda parte del cartone, quella che coinvolge i personaggi in un giallo che movimenta la storia quel tanto che basta per non ripetere sempre le stesse situazioni fino alla fine.
Anche gli unici due "cattivi" sono, appunto, cattivi fra virgolette: il professore mezzo pazzo che vorrebbe smascherare il segreto delle gemelle per fare fortuna è in realtà uno di quei cattivi-comici, mentre Marie, la ragazza antipatica e viziata che segue Calvert al ritorno in Giappone in realtà nasconde una triste storia familiare e cambierà nel corso della storia.
All'epoca lo seguivo poco anche se lo sentivo sempre nominare, oggi mi piacerebbe recuperarlo.....



venerdì 14 novembre 2014

Ultimo tango a Parigi, 1972



Regia di Bernardo Bertolucci, con Marlon Brando (Paul ), Maria Schneider (Jeanne),Jean Pierre Leaud (Tom),Massimo Girotti (Marcel),Laura Betti (Miss Blandish)


A Parigi, il maturo americano Paul,rimasto vedovo dopo il suicidio della moglie, incontra la giovane Jeanne, che sta per sposarsi con un coetaneo. Trai due scatta un'attrazione animalesca, per cui intrecciano una relazione sessuale senza nemmeno sapere i rispettivi nomi....


Altro film passato alla storia del cinema e considerato un indiscutibile capolavoro, che però alla sottoscritta ha fatto meno effetto delle acrobazie del criceto nella gabbietta.
Sarà perchè i film dove si abbonda con il sesso mi provocano l'effetto contrario all'eccitazione o anche solo alla curiosità, sarà perchè -senza mettere in discussione la bravura del regista- ho sempre sospettato che se non fosse stato per la sovrabbondanza di scene di sesso e conseguente censura durata anni, questo film non sarebbe diventato tutta 'sta leggenda.
Lapidatemi pure, ma l'ho trovato un film noioso, volutamente  pruriginoso (in effetti è dichiaratamente ispirato alle fantasie sessuali del regista),tecnicamente ben girato ma freddo; avrebbe anche l'obiettivo di esplorare l'animo umano nei suoi abissi, ma a mio avviso non è mettendo il sesso (per quanto fondamentale) in primo piano che si esplorano tali problematiche.
Recentemente il film è tornato alla ribalta per una polemica strumentalizzata dalla femministe riguardo alla famosa "scena del burro": Maria Schneider, morta nel 2011 tempo fa avrebbe dichiarato che la scena non era prevista nel copione e che si girò solo grazie a un "inganno" perpetrato dal regista ai suoi danni. Le femministe hanno accusato Bertolucci di essere uno stupratore, ma la cosa per me è assurda: su un set non c'è solo il regista, allora operai, tecnici assistenti e lo stesso Brando dovrebbero ricevere tutti la stessa accusa....assurdo.
I due interpreti si mostrano adeguati ma in stile "compitino svolto", non li ho trovati per nulla coinvolgenti e tantomeno sensuali; in particolare un Brando già sfatto che, a dire la verità non mi ha mai fatto impazzire come attore.
Ricordo di essere arrivata alla fine di questo film con un grande sospiro di sollievo...e il solito dubbio amletico: è film-fuffa o sono i che non capisco nulla di cinema?





martedì 11 novembre 2014

Come un delfino, 2011




Regia di Stefano Reali, con Raoul Bova (Alessandro Dominici), Ricky -memphis (Don Luca Palmisano), Barbara Bobulova (Valeria Viti),Maurizio Mattioli (Spartaco Ciarlantini),Damiano Russo (Nazi),Tommaso Ramenghi (Nico),Gianluca Di Gennaro (Andrea Esposito),Andrea Troina (Bibi Sciacca),Gianluca Petrazzi (Rocco Canizzaro),Paolo Ricca (Ciro Scalese).


A causa di problemi cardiaci, il campione di nuoto Alessandro Dominici è costretto ad abbandonare momentaneamente la carriera. Decide quindi di accettare la proposta di Don Luca, un amico prete che dirige una piccola comunità per ragazzi tolti dalla strada: per il periodo di fermo allenerà i ragazzi della comunità al nuoto.
Dopo notevoli difficoltà iniziali, la squadra diventa così brava da poter partecipare ai Campionati Italiani Assoluti di Roma,ma  a questo punto il boss Ciro Scalese, già infastidito dal fatto che Don Luca e Alessandro ha sottratto alla camorra preziosa manovalanza, decide di agire per stroncare i progetti di Don Luca....


Una bellissima fiction insolitamente ambientata nel mondo dello sport (dico così perchè le fiction a sfondo sportivo non sono fra le mie preferite), per l'esattezza del nuoto; mondo del quale il protagonista Raoul Bova ha fatto parte prima di intraprendere la carriera d'attore, essendo stato un campione di nuoto.
Forse per questo mi è sembrato particolarmente a suo agio, ritengo che questo sia uno dei suoi ruoli migliori, meglio interpretati e più sentiti; mi ha davvero colpito in maniera positiva questo campione di nuoto in crisi che si trasforma in allenatore- e alla fine, non solo nello sport- per i ragazzi disagiati di una comunità, a volte carnefici ma anche vittime di famiglie degradate e quartieri lasciati allo sbando dove il più forte è il cirminale di turno.
Attraverso lo sport i ragazzi, dapprima strafottenti, impareranno valori come amicizia e impegno, ma anche la disciplina e matureranno la coscienza che li porterà a credere che una vita diversa è possibile.
Oltre a Bova mi sono piaciuti tutti gli attori presenti: Ricky Memphis nel ruolo del prete anticamorra e Maurizio Mattioli, sempre scanzonato e divertente ma nel ruolo drammatico di un educatore con un doloroso segreto. Non mi è piaciuta molto la Bobulova, inutile e rigidina, come inutile è anche l'accenno di storia- improbabile- con il personaggio di Bova; bravi anche il gruppo di ragazzi"difficili", ognuno con la propria storia, ognuno con la propria personalità, all'inizio ostili e divisi ma che poi diventeranno amici.Mi sono poi letteralmente innamorata dei paesaggi delle Eolie che fungono da location per buona parte della fiction...stupendi, mi piacerebbe tantissimo andarci!
Nel 2013 è stata realizzata una miniserie (con risultato molto inferiore a questo) seguito intitolata "Come un delfino- La serie".





venerdì 7 novembre 2014

Soap opera, 2014



Regia di Alessandro Genovesi , con  Fabio De Luigi (Francesco), Cristiana Capotondi (Anna), Ricky Memphis (Paolo), Caterina Guzzanti (Patrizia), Elisa Sednaoui (Francesca ), Chiara Francini (Alice), Diego Abatantuono (Gaetano),Alessandro Besentini (Gianni),Francesco Villa (Mario).

Alla vigilia di Capodanno una piccola palazzina milanese viene sconvolta dal suicidio di uno dei suoi inquilini.
Tra gli altri abitanti (I gemelli Gianni e Mario, Francesco che vive con il rimorso per aver tradito la ex fidanzata Anna, Alice attriccetta di una soap opera con la mania del sesso e degli uomini in divisa,Paolo amico di Francesco depresso e con un figlio in arrivo ma convinto di amare l'amico) nessuno aveva particolari rapporti di amicizia con Pietro- il suicida- ma l'evento li scuote abbastanza da darsi da fare per aiutare Francesca, la fidanzata del defunto arrivata da Parigi, mentre l'appuntato dei carabinieri Gaetano indaga....



Inizialmente ero decisa a non vedere affatto questo film, complice sopratutto la presenza di Fabio De Luigi, uno dei miei personali X files, assieme ai colleghi hollywoodiani Nicholas Cage e Gwyneth Paltrow (al cinema), Dario FO (a teatro), Vasco Rossi (in musica), Fabio Volo (scrittore e personaggio pubblico).
Poi, al cinema con due amiche che l'avevano scelto, mi sono adeguata...e devo dire che, anche se non ne sono rimasta così delusa, anzi mi sembra un momentino meglio di come mi aspettavo.
Innanzitutto ho apprezzato il fatto che, come stile, ricordi un poco certi film muti o dei primissimi anni del sonoro; l'ho notato in certe inquadrature e certe musiche presenti nel film.
Anche la trama è un po' meno banale di come potrebbe sembrare di primo acchito: il tema, a quanto ho capito, è incentrato sulla solitudine, anche quando si vive circondati da persone. A parte i gemellli, uniti comunque da uno strano rapporto di amore-odio che non viene del tutto spiegato durante il film , tutti gli altri personaggi vivono da soli (solo Paolo è ospite momentaneo di Francesco), hanno dei rapporti di amore o di amicizia tra di loro ma non troppo profondi, e anzi c'è molta incomunicabilità: nessuno dei personaggi sembra davvero conoscere gli altri o perlomeno essere veramente interessato a farlo, anche se sono pieni di buone intenzioni. tutti sarebbero addirittura destinati a passare l'ultimo dell'anno da soli, se non fosse che le circostanze inducono uno di loro a fare la proposta di passarlo tutti insieme; Pietro muore da solo, la sua fidanzata arriva qui da sola e anche nel finale è sola.Qualcosa si ricompone nel finale, ma lascia comunque un retrogusto amaro. Notare l'ambinetazione quasi esclusivamente in interno, e il mostrate il palazzo da fuori nei vari appartamenti.
Attori simpatici e interessanti (tranne de Luigi), in particolare Abatantuono con dentoni posticci e la Francini attriccetta di una penosa soap che gira con gli abiti fi scena anche nella vita.





lunedì 3 novembre 2014

Poveri ma belli, 1957



Regia di Dino Risi, con Renato Salvatori (Salvatore ), Maurizio Arena (Romolo), Marisa Allasio (Giovanna), Lorella de Luca (Marisa ),Alessandra Panaro (Annamaria ), Memmo Carotenuto (Alvaro).


 Salvatore e Romolo sono due  ragazzi romani amici fin dall'infanzia che passano le giornate a divertirsi e corteggiare ragazze, completamente indifferenti ad Annamaria e Marisa, le rispettive sorelle innamorate ognuna dell'amico del fratello.
Un giorno conoscono Giovanna, ragazza esuberante e civetta, abituata a fare strage di cuori e fra loro si instaura una divertente rivalità...


Prototipo per eccellenza della commedia all'italiana, ancora oggi è tra i film italiani più amati, e giustamente: dopo tanti anni non ha perso la sua freschezza e vitalità, e rappresenta ancora lo spaccato di un'epoca di povertà pre-boom economico dove si era più ingenui e ottimisti, convinti (a ragione) che la strada dell'Italia fosse ancora in salita.
Tra i miei film preferiti è uno di quelli a cui sono più affezionata: da ragazzina mi ha fatto tanta compagnia (se non vi è chiaro cosa intenda dire non preoccupatevi, forse un giorno ve ne parlerò meglio), mi divertiva e mi permetteva di vedere come poteva essere la vita "giusta" di ragazzi della mia età, seppure in un'epoca molto lontana da quella in cui io vivevo (anni '90).
Per il film venne coniato un nuovo genere, "neorealismo rosa" per sottolineare come da una parte ci si rifacesse ancora alla lezione dei maestri del neorealismo dell'immediato dopoguerra, parlando di persone povere, che vivono in quartieri popolari -spesso in famiglie numerose- e che devono far fronte ai problemi della vita di ogni giorno,ma dall'altro lato fosse assente la tragicità propria del genere "padre", dato che qui si puntava sopratutto su intrecci di tipo amicale o sentimentale. 


Gli interpreti sono giovani, vivaci, spontanei e simpatici; la loro fisicità ha una certa importanza (Maurizio Arena e Renato Salvatori sono i tipici fustaccioni, Marisa Allasio è la ragazza procace e civetta, la Panaro e la De Luca invece sono le due ragazzine sottili e ingenue) ma solo ai fini di inquadrare anche i caratteri dei personaggi, senza comunque esaurirli del tutto(in particolare le tre ragazze riserveranno qualche sorpresa ai maschietti).
Le schermaglie amorose e scherzose tra i vari personaggi lasciano spazio anche a qualche cammeo ben azzeccato, come quello di Carotenuto nel ruolo di Alvaro, pensionante spione e impiccione o l'apprensivo papà di Giovanna.
Non sono molto imparziale in questa recensione: tra i miei film preferiti è uno dei miei film del cuore.












sabato 1 novembre 2014

Amore, cucina e curry (The Hundred foot journey), 2014




Regia di Lasse Hallstrom, con Helen Mirren (Madame Mallory),Om Puri (Papa Kadam), Manish Hayal (Hassan Kadam),Charlotte Lebon (Marguerite),Arnit Shar (Mansur Kadam),Farzana Dua Hale (Mahira Kadam).


§Dopo la tragica morte nell'incendio del ristorante di famiglia appiccato da avversari politici, la famiglia Kadam si trasferisce in Europa per ricominciare una nuova vita. Dopo tanto girovagare, arrivano in un paesino della Francia dove decidono di fermarsi e aprire un ristorante indiano, proprio di fronte al locale ristorante di Madame Mallory, che ovviamente non prende troppo bene la cosa. tra i due ristoranti comincia una guerra senza esclusione di colpi, ma l'attrazione del giovane Hassan e di Marguerite (cuoca nel locale di Madame) e alcuni eventi inaspettati cominceranno a far sciogliere il ghiaccio tra le due fazioni.....


Stesso regista di "Chocolat", stesso tema (differenze culturali e pregiudizi abbattuti dalla cucina), ma appeal e risultato molto minore, nonostante il film in sè non sia certo disprezzabile.
Oddio, pensandoci bene questo film è proprio uan copia di "Chocolat" 14 anni dopo, quindi riveduta, corretta e aggiornata: lo scontro culturale è tra due nazioni e popolazioni diverse (francesi contro indiani), non solo sul piano culinario ma anche su quello economico (insomma, due ristoranti uno di fronte all'altro è normale  che agiscano così!); grande protagonista, più di colui che in realtà dovrebbe esserlo (e cioè il figlio Hassan) è Papa Kadam, interpretato con convinzione dal bravissimo Om Puri, che conquista non solo il cuore degli spettatori, ma anche dell'algida Madame Mallory (che, come già il sindaco di "Chocolat" non è davvero cattiva o razzista e saprà dimostrarlo al momento giusto), interpretata da una brava ma un po' troppo fissa Helen Mirren.
La vicenda che coinvolge invece i due giovani Hassan e Marguerite non coinvolge invece più di tanto, anzi a mio avviso, nonostante sia la prima a essere presentata agli spettatori, passa piuttosto sottotono.
alcune cose che ho apprezzato in questo film  sono la stradina che separa i due ristoranti e l'attraversarla come metafora dell'avvicinarsi tra le due culture e la valigetta con le spezie preferite di Hassan e dei fratelli, che ricorda loro il loro passato e, in un certo senso, ha un senso di unità familiare.
Tutto sommato gradevole, seppure non certo originale.