martedì 29 gennaio 2013

La tunica (The robe), 1953



Regia di Henry Koster, con Richard Burton (Marcello Gallio), Jeanne Simmons (Diana), Victor Mature (Demetrio), Michael Rennie (Pietro), Jay Robinson (Caligola), Betta St.John (Miriam).

Roma, primi anni dell’era cristiana.
Il tribuno Marcello Gallio, noto donnaiolo più interessato alle relazioni sentimentali/se ssuali che a quelle pubbliche e politiche, si innamora della casta Diana, ora diventata schiava.
Dopo uno sgarbo all’imperatore Caligola, Gallio viene spedito in Palestina e coinvolto nella crocifissione di Cristo, di cui ha vinto la tunica ai dadi…




Tratto dal romanzo omonimo  (1929) di Lloyd C. Douglas   , è passato alla storia del cinema per essere stato il primo film a venire distribuito con la nuova tecnica del Cinemascope.
Come si capisce dalla trama fa parte del genere “peplum- religioso”  tanto in voga all’epoca, con molte somiglianze (non volute: entrambi i film sono tratti da romanzi scritti in epoche diverse e ben distinti) con BEN HUR, o QUO VADIS? E un’evidente componente “melò” (altro genere che in quegli anni fece furore.
Attori perfettamente in parte, da notare la grazia della dolce e verginale Jean Simmons che quasi quasi fa temere “soccomba” alla passione del rude e sciupafemmine (non solo nella finzione cinematografica) Richard Burton.
A mio avviso,come gradimento un pelino sotto i due kolossal sopracitati, comunque un film gradevole per chi ama il genere.
Nel 1953 vinse un Golden Globe come miglior film drammatico, ed ebbe cinque nominations all’Oscar (di cui una come miglior film e una come miglior attore a Burton), vincendone due (migliore scenografia e costumi).
Nel 1954 venne girato un seguito, I GLADIATORI, con protagonista lo schiavo interpretato da Victor Mature.

P.S- mia considerazione personale: sia in questo film che nel seguito a tutti coloro che trovano la tunica di Gesù capitano talmente tante disgrazie che viene da pensare che è meglio tenersene lontano, ancorchè santa…..

 

domenica 27 gennaio 2013

Il cuore di Cosette (Re Mizeraburu: Shōjo Cosette), 2007


 

 
Regia di Hiroaki Sakurai, serie tv in 52 episodi trasmessa da Italia 1 dal marzo 2012.

Sigla cantata da Cristina D’avena.

 

Nel 1815 Jean Valjean, forzato che è in galera da vent’anni per un furto, riesce ad evadere: la sua vita cambia grazie all’incontro con il caritatevole vescovo Myriel, che gli insegna l’importanza del perdono e lo convince indirettamente a rifarsi uan vita. Valjean cambia vita, col nome di Madeline diventa sindaco della cittadina di Montreuil sur mer, dove apre una fabbrica che tratta i lavoratori umanamente e con giustizia.Tutti lo amano, ma l’ispettore Javert che da anni lo insegue riesce a rintracciarlo. La vicenda di Valjean si incrocia con quella di Fantine, una giovane vedova che dopo essere stata licenziata ingiustamente dalla fabbrica si riduce in povertà per mantenere la figlia Cosette, affidata ai locandieri Thenardier, che la usano come servetta trattandola crudelmente.Quando Fantine muore, Valjean promette di rintracciare la bambina e prendersene cura…

 

A pochi giorni dall’uscita del’attesissimo film ho avuto la sorpresa di trovare su Youtube questo bellissimo cartone animato tratto (come si sarà capito dalla trama) da I MISERABILI di Victor Hugo.

Quando ero piccola molti cartoni erano tratti da romanzi, e ricordo di aver visto anche un cartone de I MISERABILI che però si fermava solo alla parte in cui Cosetta e Jean Valjean sfuggono ai Thenardier e partono per cominciare una nuova vita. Mi fa piacere vedere che qualcuno ha pensato di “recuperare” questa corrente,e spero che seguiranno altri cartoni tratti da romanzi; e, consentitemelo, mi farebbe altrettanto paicere che se questi cartoni vengano trasmessi su Mediaset non vengano messi a orari impossibili (tipo le sei di mattina)…

Tornando al cartone animato, ho trovato che sia fatto davvero molto bene, fedele al romanzo nonostante alcuni cambiamenti ovvi( dato che è indirizzato a un pubblico di bambini, Fantine diventa una vedova e dopo che è stata licenziata dalla fabbrica non mostrano che si prostituisce ma semplicemente che si ammala e non avendo soldi non può curarsi), e altri tipici dei cartoni animati (la presenza del cane Shu Shu, l’amicizia tra Cosette e Gavroche, i dispetti di Eponine contro Cosette da bambine, il parroco che cerca di aiutare Cosette di nascosto, non presenti nel romanzo); tra l’altro,assieme allo sceneggiato RAI del 1965, è l’unica delle versione cinematografiche o televisive che racconta- correttamente- del fatto che Gavroche non è un semplice monello di strada ma è il figlio dei Thenardier e quindi fratello di Eponine e Azelma).

Anche dal punto di vista grafico i personaggi sono disegnati bene- a parte Cosette adulta,a  mio avviso piuttosto bruttina- e in alcuni casi riflettono nel fisico il carattere del personaggio (i Thenardier e Javert  sono brutti, Azelma insignificante, Cosette la solita bionda buona ed Eponine la solita castana antagonista, Gavroche ha i capelli rossi e le lentiggini); sono ben delineati anche come caratteri e non vengo o trascurati nemmeno i personaggi minori (Suor Semplice, Montparnasse e la sua banda, Papà Mabeuf, il nonno e la zia di Marius).

Sono rimasta molto soddisfatta in particolare da come viene rappresentata uno dei miei personaggi preferiti,la sfortunata Eponine, tra l’altro davvero molto bella; particolarmente  toccante la scena della sua morte, come già nel romanzo.

Me lo sono vista e goduto tutto d’un fiato. Mi raccomando se avete bambini fateglielo vedere!





lunedì 21 gennaio 2013

Cheri, 2009



Regia di Stephen Frears, con Michelle Pfeiffer (Lea de Lonval ), Katy Bates (Madame Peloux), Rupert Friend (Cheri), Felicity Jones (Edmee).

Parigi, 1910 circa. La bella cortigiana Lea de Lonval riceve dall'amica Madame Peloux l'incarico di fare da "nave scuola" al figlio Fred, detto "Cheri", ragazzo bello e viziato per cui la madre ah già in programma un matrimonio combinato con Edmee, la giovane figlia di un'altra cortigiana.
La relazione tra Lea e Cherie dura però sei anni, andando un po' oltre lo scopo prefissato; finchè arriva il momento di separarsi per l'imminente matrimonio...


Tratto dall'omonimo romanzo (1920 ) di Colette-con un rimando- nel finale, al suo seguito LA FINE DI CHERI,sempre della stessa autrice-  è un film ben fatto tecnicamente ma che non mi è piaciuto.
A parte la bella e profonda interpretazione di Michelle Pfeiffer, la storia non mi ha proprio preso: diciamo che difficilmente rimango conquistata da storie d'amore con due protagonisti con età molto differenti fra loro, se ci aggiungiamo che non ho ben capito come si faccia  a perdere la testaper un tipo come Cheri, che oltre a essere viziato,antipatico e superficiale è pure bruttarolo fisicamente (una specie di Edward Cullen senza la scusante di essere un vampiro), il pollice verso è purtroppo assicurato.
Rimane comunque lo spaccato di un'epoca a Parigi vissuta con grande intensità dal punto di vista artistico e culturale, e sicuramente è stata meritata la nomination agli Oscar per i bellissimo costumi.
Mi ha fatto molta pena il personaggio di Edmeè, ragazza sola, abbandonata dalla madre,data in moglie a uno che non se la filava per nulla e infine pure abbandonata dal marito...che tristezza!





sabato 19 gennaio 2013

Ragazze a Beverly Hills (Clueless), 1995

 

Regia di Amy Heckerling, con Alicia Silverstone (Cher Horowitz), Stacey Dash (Dionne Davenport),Brittany Murphy (Taj Fraiser), Paul Rudd (Josh Lucas),Dan Hedaya (Mel Horowitz).

La sedicenne Cher vive a Beverly Hills col padre vedovo e trascorre il suo tempo tra scuola, feste e shopping, assieme all'inseparabile amica Dionne.
Ma l'aspirazione primaria di Cher è quella di darsi da fare perchè la vita tutti coloro che la circondano sia il più felice possibile; in nome di questo principio si intromette nella vita privata di professori, conoscenti, compagni di scuola, con risultati imprevedibili....

Versione moderna (come dichiarato dalla stessa regista) di EMMA di Jane Austen ( ), è un film che all'epoca (avevo 15 anni....!) fu considerato un piccolo cult per adolescenti, molto pubblicizzato da MTV e lanciò quella che in quel periodo era considerata uan delle attrici giovani più promettenti, poi caduta- a mio avviso immeritatamente- nel dimenticatoio, cioè Alicia silverstone, che aveva già una certa fama per aver girato due video di canzoni degli Aerosmith, tra cui la splendida CRAZy assieme a Liv Tyler, figlia di STeven Tyler e altra attrice giovane emergente.
Il film non è affatto male, nonostante sia ormai catalogato come "film per adolescenti" credo possa rappresentare una piacevole visione anche per gli adulti, in quanto fornisce la satira della ricca società californiana e dei suoi abitanti in modo ironico e intelligente, usando una protagonista tutto sommato simpatica e carina nonosante i suoi evidenti difetti comportamentali (come,del resto, lo era Emma nel romanzo della Austen).
Impossibile provare antipatia per la generosa Cher, nonostante la sua generosità non sia proprio disinteressata, anche perchè essa alla fine imparerà dai suoi errori il vero signficato della parola "altruismo".
Trovo inoltre che il film sia curato anche nei dettagli (vestiti, trucco, look dei personaggi, che li descrivono e li rappresentano qui più del solito), ottima colonna sonora (tipica delle generazioni anni '90), insomma, come detto da qualcuno, lo spaccato di una generazione (beh, con qualche evidente modifica rispetto ai coetanei italiani! :) ).
Il film diede inoltre origine al termine "cluelessly", mai arrivato in Italia ma che in USA in quegli anni denominava il gergo degli adolescenti.
Per questo film Alicia Silverstone vinse un MTV movie awards"  come miglior attrice.
Da recuperare nell'ambito di un'operazione nostalgia, ma di quelle forti!!




mercoledì 16 gennaio 2013

Miracolo a Sant'Anna (Miracle at St’Anna’s ) , 2009

Regia di Spike Lee, con Derek Luke (Sergente Aubrey Stamps), Michael Early (Michael Bishop), Omar Benson Miller (Sam Train), Laz Alonso (Hector Negro), Valentina Cervi (Renata), Matteo Sciabordi (Angelo), Pierfrancesco Favino (Peppe), John Leguizamo (Enrico).

Negli anni’80 in un ufficio postale un impiegato di colore una mattina spara a bruciapelo contro un cliente bianco e lo uccide.
Arrestato, durante la perquisizione della sua casa viene trovata la testa di una statua che nel 1944 ornava il ponte sull’Arno a Firenze. L’assassino in realtà nasconde una storia particolare: nel 1944 era in un battaglione di soldati di colore impegnati nella liberazione dell’Italia che era stato isolato dai compagni in uno sperduto paesino sull’Appennino, Sant’Anna di Stazzema, dove qualche giorno prima si era consumata un’orrenda rappresaglia nazista…


Tratto dal romanzo omonimo (2008 ) di James McBride, è un film che ha suscitato uan certa dose di scalpore per vari motivi. Il primo dei quali è il fatto che molti non hanno trovato accettabile che il primo regista a fare un film dove si parla di quella che forse è la più atroce rappresaglia nazista nel nostro Paese (Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944, 560 morti)- ma del resto io mi dico: è colpa sua se in più di 60 anni a nessun regista italiano è venuto in mente di trattare il tema?!- anche se il film è affatto una ricostruzione storica della tragedia e anzi, come sempre nelle traposizioni cinematografiche di fatti avvenuti in terra altrui, gli americani ci mettono proprie interpretazioni che esulano dal contesto e dalla realtà storica dei fatti.
Innanzitutto la vicenda si svolge qualche giorno dopo il massacro della popolazione civile ad opera dei nazisti, e racconta più che altro una specie di favola in cui vengono coinvolti un bambino e la testa di una statua trafugata da un soldato di colore bonaccione che la porta con sé come un portafortuna; a questa si intrecciano le storie di civili, partigiani e tedeschi, tra le quali notiamo la presenza di attori italiani come Valentina Cervi nei panni di una bella e coraggiosa popolana, Pierfrancesco Favino nei panni di un capo partigiano e Matteo Sciabordi, nei panni di Angelo, il bambino “adottato” dal contingente americano.
Tutto sommato non è un brutto film, solo non mi ha colpito più di tanto, e certamente chi cerca una narrazione dei fatti dal punto di vista storico lasci perdere perché qui non la troverà; nella fattispecie il film si basa sulla teoria che il massacro fu causato dal tradimento di un partigiano appartenente al gruppo comandato da Favino, cosa mai storicamente né accertata né ipotizzata.
Parte del film è stata girata davvero a Sant’Anna, oltre che a Colognora di Pescaglia e Roma e il regista Spike Lee ha affermato di essersi ispirato, per girarlo, ai film del neorealismo italiano.





 

martedì 15 gennaio 2013

Una classe di monelli per Jo ((Wakakusa Monogatari Nan to Jou Sensei), 1994

Regia di  Kozo Kuzuha e Nobuaki Nakanishi, serie animata in 40 episodi, trasmessa in Italia nel 1995 su Italia 1. Sigla cantata da Cristina D’avena.

Sono passati molti anni dai fatti narrati in PICCOLE DONNE: Jo è cresciuta, non è diventata scrittrice come sognava ma ha sposato professore, Fritz Baher, e assieme al marito ha aperto una scuola per ragazzi poveri o con problemi particolari.
Tra di loro, i gemelli Demi e Daisy, figli della sorella Meg; Nat, un bambino orfano sempre vissuto per strada che suona benissimo il violino; il monello Tommy e Nan , vivacissima bambina che assomiglia molto alla sua insegnante da piccola…


Tratto da PICCOLI UOMINI (1871 ) di Louisa May Alcott, è appunto la versione animata del terzo libro della serie dedicata alla sorelle March. Essendo stato il libro uno dei “cult” della mia infanzia, avevo molte aspettative sul cartone animato (che ho visto solo una volta molti anni fa, in compagnia di mia sorella piccola), e non ne sono rimasta affatto delusa, anzi: alcuni personaggi erano anche graficamente come me li ero immaginati io anni prima leggendo il libro!
Seppure con qualche cambiamento (sopratutto nel finale, dove vengono anticipate le sorti da adulti dei protagonisti, in realtà narrate nell’ultimo libro) il cartone rimane fedele al romanzo sia nella storia che nella caratterizzazione dei personaggi; graficamente inoltre, Jo è stata rappresentata molto somigliante alla mamma in UNA PER TUTTE, TUTTE PER UNA,e Daisy a Beth sempre nello stesso cartone (dato che il personaggio ricorda molto la defunta zia.)
Ricordo che mi era piaciuto molto e mi farebbe piacere rivederlo. Unica nota negativa: la sigla, una delle più orrende di Cristina D’avena!




 

sabato 12 gennaio 2013

Mariangela Melato

Ho deciso di dedicare un post anche in questo blog in ricordo di una grande attrice italiana scomparsa nei giorni scorsi, Mariangela Melato.

Un lutto inaspettato nel mondo del cinema e teatro italiano: è morta a 71 anni l'attrice Mariangela Melato, una delle migliori attrici del cinema italiano e del teatro, da tempo malata di tumore al pancreas.
L'attrice era nata a Milano nel 1941 e da ragazza aveva lavorato alla Rinascente per pagarsi i corsi di recitazione; cominciò la sua carriera teatrale accanto a Dario Fo nel 1961 e nel cinema nel 1970 con il film THOMAS E GLI INDEMONIATI di Pupi Avati (mai sentito prima, ndr).
Nonostante la sua carriera sia legata prevalentemente al teatro, riuscsì a ritagliarsi un buon spazio anche nel cinema, sopratutto negli anni '70 con film quali MIMì METALLURGICO FERITO NELL'ONORE, TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL'AZZURRO MARE D'AGOSTO (entrambi di Lina Werthmuller e con Giancarlo Giannini), LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO (1971), TODO MODO (1976), CARO MICHELE (1976), CASOTTO (1976), MORTACCI (1988) e molti altri. Sempre per il cinema vinse molti premi: 5 David di Donatello e 5 Nastri D'argento e addirittura un Golden Globe per il film MIMI' METALLURGICO.
A teatro- rimasta co,unque la sua carriera principale- ha intereptato Sofocle, Shakespeare, Pirandello e tutti i principali autori; l'anno scorso in televisione è apparsa nella riduzione teatrale per la tv di FILUMENA MARTURANO, di Eduardo de Filippo, assieme a Massimo Ranieri.


venerdì 11 gennaio 2013

La leggenda del pianista sull'Oceano, 1999

Regia di Giuseppe Tornatore, con Tim Roth (Novecento), Pruitt Taylor Vince (Max Tooney), Harry Ditson (Capitano del Virginia), Melanie Thierry (una passeggera).

 

Novecento è un orfano, allevato da un macchinista che l’ha trovato in fasce nella sala macchine della sua nave, e cresciuto su di essa; fin da piccolo ha sempre dimostrato un notevole talento per il pianoforte, tanto che da adulto diventa il pianista ufficiale della nave.

Passerà la sua vita sul transatlantico, nonostante in molti cerchino di farlo scendere…

 

Tratto dal monologo NOVECENTO di Alessandro Barrico (1994 ), è un ottimo film dal punti di vista tecnico, come tutti quelli di Tornatore, ma sinceramente mi è sembrato talmente curato da risultare un poco privo di anima.

Non tanto per la storia, in sé affascinante, e nemmeno per gli attori, tra i quali giocoforza spicca un ottimo Tim Roth, quanto , forse, perché un po’ troppo manierato, freddo, inquadrato nonostante racconti di una vita indubbiamente fuori dagli schemi.

La vita di Novecento si svolge interamente sul transatlantico dove è nato, dove cresce, dove studia diventando pianista, dove lavora nel corso degli anni; è il suo piccolo mondo dove però ogni tanto fa capolino il desiderio, ma anche la paura, di scendere a conoscere l’ignoto: insomma, una specie di “Barone Rampante” del secolo scorso.

Devo dire che questo tipo di storia solitamente mi angoscia abbastanza , e anche in questo caso non è andata diversamente, forse anche questo mi ha impedito di apprezzare il film.

Naturalmente impeccabile colonna sonora di Ennio Morricone, composta da una trentina di brani e vincitrice nel 2000 di un Golde Globe per la colonna sonora.Curiosamente, nonostante abbia ricevuto vari premi, il film non ha avuto alcuna nomination all’Oscar.
 
 


domenica 6 gennaio 2013

Revolutionary road, 2009



Rgia di Sam Mendes,con Leonardo di Caprio( Frank Weelher),Kate Winslet( April Weehler),Katy Bates(Mrs Givings),Michael Shannon (John Givings).
 
 
 Anni ’50.Frank e April Weeleher sono due giovani e benestanti coniugi che vivono in una bella casa con I due figlioletti e si trovano spesso con amici e vicini. La tipica famiglia da “Happy days”, dunque? Assolutamente no, anzi…i due più passa il tempo sono infelici e insoddisfatti di tutto, e sempre più si sentono alieni nel loro mondo, in cui nemmeno la loro famiglia serve a dare loro uno scopo.Nel tentativo di rivitalizzare la loro vita decidono di trasferirsi a Parigi,convinti che là li attenda una vita splendida e speciale…
 
 
Tratto dall’omonimo romanzo(1961) di Frank Yates,è un film non brutto stilisticamente parlando,ma a livello di “feeling”con lo spettatore,almeno per me:io l’ho trovato davvero angosciante e senza un minimo di speranza, sin dall’inizio.
Ovvero, non ho mai avuto alcun dubbio che April e Frank sarebbero andati incontro a una brutta fine,nemmeno quando erano così entusiasti per il loro progetto di andare a vivere a Parigi.Infatti non basta cambiare posto per ridare vita a un morto, e appare chiaro fin dall’inizio che il loro è un rapporto morto, che si trascina non solo perché conformismo, ma soprattutto perché, nonostante le loro parole, le loro decisioni e ribellioni, i protagonisti non hanno la forza di cambiare.Non è colpa loro se sono fatti così, così come non è colpa loro se tutto sfugge loro di mano. E’ che a volte, è proprio il destino, la vita, le cose che hanno la meglio su di noi.
Leonardo di Caprio e Kate Winslet forniscono ciascuno un’ottima interpretazione (anche se sinceramente non ce la faccio proprio a vedere lui come un adulto quale in effetti è, con quella faccia da eterno bimbo!!!), entrambi interpretano in maniera ora misurata ora esasperata due creature infelici e prigioniere non solo del bigottismo, della moralità ,del falso perbenismo della società americana, ma anche delle proprie vite, delle proprie responsabilità e persino dei propri desideri insoddisfatti e dei loro rimpianti;non riescono, e forse non lo vogliono neppure, a vedere che anche in ciò che li circonda forse c’è qualcosa di bello e interessante, anche in loro stessi, nella loro famiglia…non sono capaci di andare oltre una loro dimensione fantastica, e proprio per questo migliore e perfetta. Non sono speciali, ma crederlo a dispetto di ttute le loro parole li distrugge.A supportarli una scenografia composta, che suggerisce idealmente ciò che si cela dietro a tutta questa perfezione: una prigione da cui è impossibile evadere.




Il petroliere (There will be blood), 2008


 Regia di Paul Thomas Anderson, con Daniel Day Lewis ( Daniel Plainview), Dillon Frasier ( H.W .Plainview bambino), Paul Dano ( Elah),Kevin O’Connor ( Henry).


Daniel Plainview è un cercatore d’oro che alla fine dell’800 trova casualmente del petrolio e da allora comincia la sua scalata al successo: comincia infatti a girare l’America in compagnia del figlio H.W., convincendo al gente a cedergli terreni dove si trova il petrolio e diventando cosi uno dei petrolieri più importanti.
Quando il giovane Paul lo informa che nel terreno di famiglia molto probabilmente c’è del petrolio, Daniel e il figlio si recano presso la famiglia Sunday e Daniel li convince a cedergli il terreno, cominciando a trivellare e a costruire una nuova comunità composta dalle famiglie dei suoi lavoratori, nella quale il fanatico Elah Sunday  fonda una chiesa di cui è a capo. Da subito sorgono contrasti tra lui e Daniel, ma per il nostro petroliere il peggio comincia quando, a causa dell’esplosione di un pozzo, il figlio perde l’udito….


Tratto dal romanzo PETROLIO!( 1927) di Upton Sinclair, è un film duro e spietato, proprio come il suo protagonista, interpretato da un ottimo Daniel Day Lewis, meritato premio Oscar per questo ruolo. Daniel Plainview non è certo un personaggio facile:un uomo temprato dalla fatica, dal sudore, dallo sporco,dal sangue versato per la ricerca dell’agognato petrolio, una persona che conduce affari senza scrupoli, che non ha tempo per i sentimenti…e al tempo stesso, mi pare di aver intuito, un uomo solo, che anche se non lo ammetterà mai, e spesso si comporterà secondo la sua nomea di spietato, ha bisogno di fidarsi, di volere bene a qualcuno.Su questa base secondo me si spiega il rapporto con il figlio H.W: è vero che sfrutta il figlio per dare un’apparenza di rispettabilità che in realtà non ha, ma è anche vero che a modo suo dimostra di volergli bene, non lo rifiuta, lo porta sempre con sé coinvolgendolo nelle sue attività senza gravarlo di pesi esagerati per un bambino.Quando diventa sordo decide a malincuore di mandarlo in un istituto per sordi,e la sua reazione a questa decisione ovviamente può apparire terribile e spietata, ma per lui è stata davvero una decisione sofferta.




Per il resto, un personaggio così totalizzante lascia spazio solo per il rivale Elah, un fanatico dei più viscidi e odiosi mai visti sullo schermo, un falso servitore di Dio che cerca di sfruttare l’ignoranza e la superstizione degli altri né più né meno come Daniel, anche se per fini opposti.
Il terzo protagonista del film è il petrolio, estratto da paesaggi brulli e aspri ( che corrispondono in natura al protagonista) che rendono difficile la vita per chi vi abita. Come detto all’inizio un film duro, che non nasconde lo sporco e la misera non sono materiale ma soprattutto morale dei personaggi.
Il film ha ricevuto 5 nomination agli Oscar( miglior film, regista, sceneggiatura originale, attore protagonista, fotografia), vincendone due per le ultime due categorie nominate.

sabato 5 gennaio 2013

Cime tempestose, 1956

Regia di Mario Landi, con Annamaria Ferrero (Catherine Earnshaw / Caty Linton), Massimo Girotti (Heathcliff), Alberto Bonucci (Hindley Earnshaw), Giancarlo Sbragia (Edgar Linton), Irene Galter (Isabella Linton), Margherita Bagni (Ellen).


 Nell’Inghilterra dei primi ‘800, l’agiato Mr. Earnshaw, vedovo, vive con i figli Hindley e Catherine. Durante un viaggio di lavoro trova uno zingarello abbandonato e lo porta a casa sua, lo chiama Heathcliff e lo cresce insieme ai suoi figli considerandolo un terzo figlio. Divenuti adulti Catherine e Heathcliff si innamorano, ma la loro felicità viene distrutta quando, alla morte di Mr.Earnshaw, diventa capofamiglia il crudele e inetto Hindley, che avendo sempre odiato Heathcliff lo riduce al rango di servitore e lo maltratta in tutti i modi possibili. Per qualche tempo i due giovani continuano la loro storia clandestinamente, ma quando l’ambiziosa Catherine conosce Edgar Linton, un ricco vicino che la corteggia, tutto cambia. Per una serie di equivoci Heatcliff decide di andarsene a cercare fortuna senza dire nulla a nessuno; Hindley ne approfitta per far credere alla sorella che il giovane è morto, e lei dopo una lunga malattia causata dal dolore, rassegnata sposa il gentile Edgar.Ma dopo alcuni anni Heatcliff torna, ricchissimo e deciso a sposare la sua Cathy: quando scopre cosa è successo nel frattempo, decide di vendicarsi e la sua vendetta sarà spietata.


 Tratto dall’omonimo romanzo di Emily Bronte, è uno dei primi sceneggiati della Tv italiana, e si vede: girato con esterni chiaramente finti (si vedono bene gli sfondi dipinti), con i titoli iniziali che scorrono con uno scroll manuale, e soprattutto effetti sonori “artigianali”, su tutti il vento che soffia ululando come nei vecchi film dell’orrore! A vederlo oggi magari fa sorridere, ma bisogna pensare che per l’epoca in cui è stato girato era un prodotto di alta fattura, del resto usavano i mezzi a loro disposizione…
Lo sceneggiato si basa quasi totalmente sull’interpretazione (nettamente di stampo teatrale) degli attori, che puntano molto sull’espressività dei volti e del fisico.
 Massimo Girotti è un Heathcliff sicuramente diverso da quello che chiunque potrebbe immaginarsi durante la lettura del romanzo (come lo era, del resto, Laurence Olivier nella versione cinematografica del 1939); fisico imponente, volto tragico e tormentato che rimane tale anche nei momenti di cattiveria più pura; Annamaria Ferrero è convincete nel doppio ruolo di Catherine, anch’essa maschera tragica e sofferente, e della figlia Cathy, sofferente sì, ma ribelle e imbronciata, segno di un carattere meno arrendevole grazie al quale cambierà il suo destino. Gli altri attori seguono più o meno anch’essi questo copione recitativo.
 Tra gli interpreti riconosciamo la giovanissima futura doppiatrice Ludovica Modugno nel ruolo di Catherine bambina.
 Il tutto permeato da un’atmosfera tipicamente gotica, anche grazie al bianco e nero, che riporta bene lo spirito del romanzo nonostante le numerose modifiche; le parti più crudeli della storia sono state infatti modificate (così come del resto nella maggior parte delle versioni del romanzo), probabilmente considerandole inadatta non solo alla sensibilità del pubblico ma alla fama romantica della storia stessa.


Nota: a causa del fatto che questo sceneggiato è vecchissimo e praticamente introvabile, non sono riuscita a trovare immagini che lo riguardassero. Mi scuso di ciò con tutti i miei lettori.

La porta proibita (Jane Eyre), 1944


Regia di Robert Stevenson, con Joan Fontaine (Jane Eyre), Orson Wells (Rochester), Margaret O’Brien (Adele), Agnes Moorhead (Mrs Reed).

La giovane Jane Eyre, orfana, è cresciuta in casa degli ziii. Alla morte dello zio la crudele zia che non l’ha mai sopportata la manda all’orfanotrofio, dove Jane cresce e riceve l’istruzione necessaria per diventare istitutrice.  Diventata adulta, viene assunta dal nobile Edward Rochester per occuparsi di Adele, una piccola orfana di cui si è fatto carico. Nonostante il fare misterioso del suo datore di lavoro e altrettanto misteriosi rumori che risuonano ogni tanto nella magione di Tornhfield Hall, Jane si trova benissimo, tanto da conquistarsi prima la stima e poi l’amore (ricambiato)del duro Rochester. Ma quello che sembrerebbe un lieto fine è solo l’inizio di un periodo durissimo, in cui vengono a galla rivelazioni sul turbinoso passato di Rochester che mettono alla prova l’amore tra di loro.
 


Tratto dall’omonimo capolavoro di Charlotte Bronte (1847), il film è la versione più classica della storia di Jane Eyre. Nonostante le modifiche e i tagli rispetto al romanzo (soprattutto nella parte finale) consiglio vivamente di vederlo in quanto è la trasposizione cinematografica che più di tutte tiene in grande considerazione l’atmosfera gotica del romanzo, ricreandola secondo alla perfezione (aiutata anche dal bianco e nero della pellicola). Interpreti efficaci,soprattutto Orson Wells in un’insolito ruolo romantico; interessante e convincente anche Joan Fontaine nei panni della protagonista, anche la scelta di questa bella attrice per interpretare Jane evidenzia una scelta comune a molte trasposizione classiche della storia, cioè quella di trascurare l’aspetto fisico di Jane, in realtà bruttina, come se non fosse un elemento rilevante della storia (cosa che invece nel romanzo è). Da segnalare, nei panni della governante, una giovane Agnes Moorhead, attrice che tutti noi ricordiamo nel ruolo della terribile Endora nel telefilm VITA DA STREGA, ma che prima del grande successo in Tv aveva alle spalle una lunga carriera cinematografica.





L'ultimo dei Mohicani, 2006



Regia di Giuseppe Laganà, serie animata in 26 episodi
Trasmessa per la prima volta su Rai due nel 2006.



America, 1757: il guerriero Hawkeye in realtà è un bianco che, trovato neonato da una tribù indiana, è stato adottato e cresciuto come uno di loro dal capo Chingachgook assieme a suo figlio Uncas.
I due indiani, assieme a un terzo che poi si rivelerà una spia, vengono incaricati di scortare le sorelle Cora e Alice Munroe , figlie del comandate Munroe, fino al fortino dove si trova il padre con il suo battaglione. Durante il viaggio, pieno di pericoli tra Hawkeye e Cora nasce l’amore…




Quando ero piccola molti cartoni animati erano tratti da romanzi per ragazzi; una buona abitudine che poi nel corso degli anni è andata perduta, ma che sta lentamente riaffiorando in questi ultimi anni.
Questo cartone, tratto dal romanzo omonimo di James Fenimore Cooper ( ) che al cinema ha ispirato alcuni film (tra cui il più famoso è sicuramente quello con protagonista Daniel Day Lewis), ne è un esempio.
Pur avendolo seguito solo saltuariamente, ho potuto constatare che è un buon prodotto adattato per i bambini (sono stati inseriti i soliti animaletti antropomorfizzati e anche un bambino amico dei protagonisti che nel romanzo ovviamente non c’è), buona grafica e bei colori, personaggi ben delineati, vicende alternativamente drammatiche, divertenti e anche romantiche.
Altra grande differenza è l’inversione delle coppie rispetto al romanzo e ai film: invece di Uncas- Alice e Hwakeye- Cora, abbiamo il contrario, con un ulteriore cambiamento rispetto al personaggio di Alice (qui descritta come inizialmente antipatica e viziata rispetto alla dolce sorella Cora, ma il personaggio cambierà nel corso della storia).
Speriamo di poterne vedere presto altri, i romanzi non mancano certo!




Settimo cielo (Seventh Heaven), 1927



Regia di Frank Borzage, con Janet Gaynor ( Diane),Charles Farrell ( Chico).

Parigi,1914.Diane è una giovane donna che vive nei bassifondi di Parigi con la crudele sorella che la maltratta e, a un suo tentativo di scappare, cerca di ucciderla.In suo difesa interviene Chico, uno spazzino che mette in fuga la cattiva e cerca di dissuadere la sventurata Diane dall’idea del suicidio.Mosso a compassione dalla sorte cui andrebbe incontro Diane, che è sola al mondo come lui, il giovane decide di ospitarla in casa propria, una soffitta di un palazzo popolare, da cui si vede tutta Parigi.
Vivendo insieme i due s’innamorano e si sposano, ma scoppia la Prima Guerra mondiale e Chico è costretto a partire…


Tratto da un racconto dello sconosciuto ( almeno per me, non ho trovato nulla su questo autore nemmeno su Internet) Austin Strong-intitolato anch’esso SETTIMO CIELO,1922-, mi rendo conto che ora quasi nessuno lo conosce:ed è veramente un peccato.Perchè questo è un film talmente bello,talmente ben fatto ( il regista Borzage denota una maestria e una sensibilità rare), talmente…super, che in un breve commento non trovo tutte le parole per descriverlo come merita. Vedere la storia d’amore tra i due giovani poveri che trovano il loro angolo di paradiso in una soffitta è come leggere una poesia, e questo film è una vera poesia d’amore. E’ un film muto, ma sicuramente molto più espressivo di molti film sonori( soprattutto di oggi), e non solo grazie alla bravura del regista,ma anche grazie all’alchimia tra i due protagonisti Charles Farrell e Janet Gaynor, una delle coppie più belle mai viste al cinema,alla fotografia che ci mostra le fantastiche vedute di Parigi dalla soffitta in un’aura quasi magica e la bellissima colonna sonora ( ovviamente, per la nostra epoca, abbastanza datata, ma a me è piaciuta tantissimo.
 Per cercare di dare un’ulteriore idea della bellezza e della poesia espresse in questo film cito il parere di Martin Scorsese nel suo documentario VIAGGIO NEL CINEMA AMERICANO:” …Borzage non era una persona colta, il suo stile era istintivo…ciò che lo ispirava era la forza stessa delle emozioni.Era questo il grande mistero che elevava i suoi melodrammi al rango di pure canzoni d’amore”.
Il film fu uno dei grandi protagonisti della prima Notte Degli Oscar nel 1928:vinse tre premi Oscar ( Borzage come miglior regista, Janet Gaynor come miglior attrice e miglior sceneggiatura.

giovedì 3 gennaio 2013

Qui dove batte il cuore (Where the heart is), 2000


 
Regia di Matt Williams , con Natalie Portman (Novalee Nation), Ashley Judd (Lexie Coop), Stockard Channing (Thelma Husband),Dylan Bruno (Willy Jack),Joan Cusak (Ruth Meyers),James Frain (Forney)

 

La 18enne Novalee, incinta, viene abbandonata dal fidanzato in un grande magazzino mentre si stavano recando in California. Senza soldi la giovane si nasconde lì per qualche giorno fino a quando, in preda alle doglie viene soccorsa da un fotografo e portata in ospedale, dove partorisce una bambina chiamata Americas.

Dopo il parto tutta la cittadina adotta mamma e figlia, che costruiranno lì il loro futuro….

 

 

Tratto dal romanzo omonimo (1998) di Billie Leets, è una commediola zuccherosa, non proprio brutta ma di una banalità sconcertante.

Non per colpa dei dignitosi interpreti, ma è proprio la storia stessa e i personaggi che lasciano molto a desiderare!

In primis, i personaggi non brillano per particolare acume: l’ostetrica (Sic!!!) interpretata da Ashley Judd ha sei figli tutti avuti da uomini diversi perché di volta in volta di dimenticava o non prendeva precauzioni bevendosi anche eventuali cacchiate del partner di turno; la protagonista nonostante venga abbandonata agli sgoccioli della gravidanza non pensa minimamente di chiedere aiuto a chicchessia e l’unica soluzione che trova è quella di nascondersi in un grande magazzino; il fidanzato della protagonista l’abbandona incinta per strada perché pensa che lei e il bambino saranno un’ostacolo alla sua grande carriera di musicista, salvo poi dedicarle delle canzoni che un diabetico è meglio che non ascolti perché rischia grosso….insomma, non si sa se ridere o piangere.

Passando sopra  a ciò non è un film inguardabile, probabilmente però l’unico scopo giustificabile per averlo girato è fornire a due attrici all’epoca ancora emergenti (Portman e Judd) una palestra in cui fare esercizio e a un’attrice navigata come Stockard Channing un’occasione per guadagnarsi la pagnotta, dato che già all’epoca le sue apparizioni erano molto rare.

Ultima nota: propongo una legge che permetta alla sventurata Americas di chiedere un risarcimento alla madre per averle dato quel ridicolo nome!
 
 

mercoledì 2 gennaio 2013

La vita è meravigliosa (It's a wonderful life), 1946

Regia di Frank Capra, con James Stewart (George Bailey), Donna Reed (Mary Bailey),Henry Traverse (Clarence),Thomas Mitchell (Billy Bailey),Lionel Barrymore (Henry Potter).

George Bailey, cittadino onesto e felice padre di famiglia, dopo un guaio finanziario cadde in uan disperazione così profonda da meditare il suicidio  proprio durante le festività natalizie.
Lo salva  Clarence, uno strano angelo che decide di guidarlo in un viaggio nel tempo in modo da mostrargli cosa sarebbe accaduto se lui non fosse mai nato…


Tratto dal racconto THE GREATEST GIFT ( 1930, inedito in Italia ) di Philip Van Doren Stern , è probabilmente il classico di Natale per eccellenza, di quelli che ritrasmettono sempre puntualmente nel periodo delle feste e che puntualmente ottiene sempre dei discreti ascolti.
Il film è in effetti uno dei più riusciti esempi di tipico film hollywoodiano in tutti i sensi, a partire dal messaggio (quando sembra che tutto ti vada male puoi sempre risollevarti), dalle caratterizzazioni dei personaggi (l’onesto e stimato cittadino americano che però fa la differenza, il cinico cattivo, l’angelo insolito, la moglie angelo del focolare), dal periodo in cui la storia viene contestualizzata.
Certo il fatto che il regista sia il grande Frank Capra  e il protagonista James Stewart (forse già un pochetto maturo per interpretare il protagonista anche da giovane….) costituisce già di per sé una garanzia per tutti gli amanti dei vecchi film classici, ma di certo non si possono trascurare le ottime interpretazioni degli altri attori, da Donna Reed a Lyonel Barrymore, in più possiamo pure dire senza esagerare che il film ha già in sé una sorta di magia che conquista lo spettatore facendone uno di quei film che molti (come la sottoscritta) non si stancano mai di rivedere.
Nel 1947 il film ricevette cinque candidature all’Oscar: miglior film, regia, attore protagonista, montaggio e sonoro, senza vincere nulla. Frank Capra però ricevette un Golden Globe come migliore regista. Tutt’oggi fa parte della classifica dei dieci migliori film della storia del cinema.








 

L'esorcista (The exorcist),1973


Regia di William Friedkin, con Ellen Burstyn (Chris McNeil), Linda Blair ( Regan McNeil), Jason Miller (Padre Damien Karras), Max Von Sidow (Padre Lankaster Merrin).

L’attrice Chris McNeil, separata e madre della dodicenne Regan, nota che la figlia comincia a dare segni di squilibrio. Le cure a cui viene sottoposta la ragazzina non solo non servono a nulla, ma peggiorano pure la situazione; nel frattempo la città è sconvolta da una serie di efferrati omicidi, tra cui quello del regista dell’ultimo film di Chris.
La quale terrorizzata capisce che dietro tutto ciò c’è la mano della figlia, evidentemente posseduta dal maligno…



Tratto dal romanzo omonimo (1971) di William Peter Blatty, è uno dei classici dell’horror per eccellenza.
Alla sua uscita fu molto contestato e censurato, ma ciò non ne impedì il planetario successo, meritato, dato che regista, sceneggiatori e interpreti contribuiscono a creare un vero e proprio clima da paura, oltretutto in un crescendo che coinvolge lo spettatore a partire dal giallo fino all’angoscia e all’orrore, ovviamente dapprima solo intuito ma poi mostrato con varie scene rimaste nella storia del cinema, tra cui la più celebre è forse quella della piccola indemoniata che sale le scale piegata al contrario.
A dire la verità questo tipo di film non mi ha mai particolarmente colpita come dovrebbe (è anche vero che non sono una paurosa), quindi nonostante abbia apprezzato le qualità tecniche del film, le interpretazioni e la parte gialla, dopo la prima volta che l’ho visto non mi è più nemmeno venuto in mente.
Da quel che ricordo comunque, è un film che garantisce una buona dose di suspense, girato con accurati effetti speciali (molti dei quali innovatori per l’epoca) e da notare anche l’ottimo lavoro dei truccatori.
Nel 1974 ottenne ben dieci nominations all’Osca, vincendone due: miglior sonoro e miglior sceneggiatura non originale.
Come molti altri film dell’orrore, nel cors degli anni ha avuto un  congruo numero di parodie e seguiti, tra i quali ricordiamo: RIPOSSEDUTA (1990), con la stessa protagonista Linda Blair, L’ESORCISTA 2 (1977), e in Italia L’ESORCICCIO (1975), esilarante parodia con Franco Franchi e ciccio Ingrassia.