sabato 18 novembre 2017

American Pastoral, 2017



Regia di Ewan McGregor, con Ewan (McGregor (Seymour Levov), Jennifer Connely (Dawn Levov), Dakota Fanning (Meredith Levov)


Seyomur Levov, detto "Lo Svedese", giovane ebreo nipote di immigrati, è il ragazzo più invidiato tra i suoi conoscenti: atleta eccellente ai tempi della scuola, bello, erede della fabbrica di famiglia, sposa Dawn, ex Miss New Jersey, e vanno a vivere nella tranquilla e pittoresca cittadina di Old Rimrock e hanno una figlia, Merry.
Chi più di lui ha le carte in tavola per una vita perfetta e priva di fallimenti?
Ma non è tutto oro ciò che luccica, e per lo Svedese dopo anni di vita felice il destino riserverà la più tragica delle sorprese....



Tratto dal romanzo omonimo (1997) di Philip Roth, rappresenta l'esordio alla regia di Ewan McGregor, uno dei miei attori favoriti da sempre. Sicuramente è un romanzo molto complesso e non facilmente adattabile per il grande schermo, e difatti il risultato è stato fortemente avversato dalla critica e non ha nemmeno avuto particolare successo di pubblico.

Tuttavia ritengo che come primo tentativo per un regista non sia un brutto film, sebbene sia inevitabile che ciò che viene mostrato è solo la superficie di quello che accade in realtà, visto che nel romanzo l'introspezione psicologica dei personaggi è molto profonda. 
La narrazione del film quindi si concentra prettamente su ciò che accade nella famiglia felice dello Svedese, Seymour Levov, quando la figlia adolescente Merry  aderisce a uno dei tanti groppuscoli di lotta contro la guerra del Vietnam ( e sopratutto contro la borghesia e il Sistema Americano) diventando terrorista e arrivando addirittura a fare saltare in aria l'emporio del loro paese, causando la morte del proprietario che in quel momento era dentro.
Se prima di allora la vita si era svolta felicemente- tanto che lo Svedese per chi lo conosceva era l'incarnazione della realizzazione del Sogno Americano- da quel momento in poi Seymour e Dawn precipitano in un abisso di disperazione  da cui non si risolleveranno mai più. Ho trovato gli interpreti molto efficaci, nonostante Dakota Fanning sia anch'essa penalizzata dalla sceneggiatura che modifica il suo personaggio in maniera troppo superficiale, sopratutto in alcuni punti, come ad esempio  nella parte finale.
Da non buttare del tutto....






mercoledì 15 novembre 2017

Il secondo, tragico Fantozzi, 1976

 Regia d Luciano Salce, con Paolo villaggio (Ugo Fantozzi), Liù Bosisio (Pina Fantozzi), Gigi Reder (Rag. Filini), Anna Mazzamauro (sig.na Silvani), Plinio Fernando (Mariangela Fantozzi),Giuseppe Anatrelli (Geom. Carboni), Mauro Vestri (Guidobaldo Maria Riccardelli), Paolo Paoloni (Megadirettore Galattico),Nietta Zocchi (Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare).


Continuano le disavventure del ragioniere Ugo Fantozzi: il Duca Conte, suo superiore, sorteggia il suo nome per farsi accompagnare al Casinò di Montecarlo come portafortuna, incarico da cui avrà solo disagi; a cena dalla Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare viene preso di mira dal gigantesco alano di quest'ultima; trova il modo di ribellarsi alle angherie del professor Guidobaldo Maria Riccardelli, che da anni costringe i dipendenti a partecipare obbligatoriamente a un cineofrum aziendale dove vengono tresmessi esclusivamente film di registi russi in lingua originale; viene insidiato dalla signorina Silvani che in realtà lo sta solo usando per vendicarsi del marito, il geometra Calboni.....



Secondo appuntamento con il ragioniere più amato e sfortunato d'Italia, anch'esso tratto dai romanzi di Paolo Villaggio. Non ci sono grandi cambiamenti e si continua sostanzialmente sulla falsariga del primo film, al limite si può notare come le disavventure del nostro ragioniere siano sempre più catastrofiche e improntate a quel "tragico" cui si riferisce il titolo. 

Ed in effetti, il film contiene alcune delle gag più famose della serie, nonchè quella diventata famosa a livello anche sociale e di cultura: parlo ovviamente della mitica scena in cui un coraggioso (una volta tanto) Fantozzi sale sul palco del cineforum aziendale - dove per l'ennesima volta i dipendenti sono stati costretti a vedere in lingua originale "La corazzata Potemkin", compresa la sera in cui alla tv c'è la finale degli Europei di calcio!- e urla la mitica frase "La corazzata Potemkin è una caxxxta pazzescaaaaaaaaa!", dando il via a una rivolta che si concluderà come sempre nel nulla, ma dando un guizzo di reazione al personaggio, che per una volta tanto con il suo grido di liberazione si rifiuterà di subire passivamente. Non credo che questa scena abbia bisogno di spiegazioni ulteriori!
Famose anche la cena dalla contessa Serbelloni e la"vendetta" della Silvani ai tradimenti di Calboni, nel complesso un film godibile e "prolungamento" del primo. E' anche l'ultimo dove la Pina è interpretata da Liù Bosisio.



giovedì 9 novembre 2017

Hannah Montana_ Il film (Hannah Montana: The Movie), 2009




Regia di Peter Chelsom ,con Miley Cyrus(Miley Stewart/Hannah Montana),Billy Ray Cyrus (Robbie Ray Stewart),Jason Earles(Jackson Stewart),Lucas Till (Travis),Margo Martindale(nonna Ruby).


Hannah Montana, la pop star californiana idolo di milioni di adolescenti, è in realtà Miley Cyrus, una semplice sedicenne che vive una vita comune a tante sue coetanee.Solo il padre (che è anche manager della figlia),il fratello, la migliore  amica e la nonna conoscono il suo segreto;finora Miley ha saputo giostrarsi bene tra le sue due vite, ma una serie di incidenti fa capire al padre che la ragazza rischia di “esplodere”,inducendo l’uomo a riportare  la figlia nel nativo Montana per un periodo di vacanza.
La cosa sembra funzionare,infatti Miley riprende contatto con una vita meno stressante e si innamora anche di un ex compagno di scuola, ma l’ombra di Hannah incombe…

Che cosa spinse ormai otto anni fa ,in una calda sera di maggio, una trentenne in perenne crisi esistenziale a vedere questo tipico  teen movie invece di IL SANGUE DEI VINTI, film che la interessava molto di più e di cui da tempo attendeva l’uscita?Voglia di vedere qualcosa di leggero dopo una settimana pesante,regressione al bel tempo andato,un pizzico di curiosità nei confronti di questo famoso personaggio di cui parlano anche molti bambini all’asilo…certo non è che avessi grandi aspettative verso questo film.
Devo però dire, nonostante tutto, che sono uscita dal cinema con un piacevole senso di leggerezza e con la sensazione di non aver sprecato i 7 euro e 50 del biglietto(visto che non mi sono ricordata di prendere quello gratis ho dovuto pagare).Il film è carino,scorrevole,piacevole:la protagonista canta delle graziose canzoncine, è simpatica e carina( fisicamente molto più bella nei suoi panni reali che come Hannah!),anche gli altri personaggi sono simpatici.Certo la storiellina è piuttosto banale e piena di gag stracotte(incidenti con porte girevoli,indirizzi appositamente sbagliati,la protagonista che non riesce a entrare al suo stesso concerto non essendo stata riconosciuta dal suo stesso staff in quanto si è presentata come Miley e non come il suo alter ego),con messaggi un po’ troppo retorici(ma forse la vedo così perché sono in un periodo di pessimismo),come “la vita di campagna e più sana e vera di quella di città” e “il bruco diventa farfalla”( a questo purtroppo non ci credo più!),ma chi come me cercava solo un po’ di evasione credo rimarrà soddisfatto.Del resto sarebbe sbagliato pretendere da un teen movie cose che non può dare…fa comunque riflettere come queste giovani star siano a contatto con una vita che rischia di bruciarli, ma questo è un altro discorso.
Il film è la versione cinematografica di una sitcom per adolescenti prodotta dalla Disney, che ha avuto un successo planetario tra i giovanissimi,pari al precedente HIGH SCHOOL MUSICAL.La protagonista mantiene nel nella finzione il suo vero nome, così come il padre di Miley è interpretato dal vero padre di Miley,Billy Ray Cyrus, cantante country trasformatosi nel manager della figlia.





martedì 17 ottobre 2017

Il comandante e la cicogna, 2012

Regia di Silvio Soldini, con Valerio Mastandrea (Leo), Claudia Gerini (Teresa ), Alba Rorwarcher (Diana), Luca Zingaretti (Avvocato Malaffano), Giuseppe Battiston (amanzio), Serena Pinto (Maddalena),Luca Dirodi (Elia).

Il vedovo Leo Buonvento cresce da solo i due figli Maddalena ed Elia, dialogando ancora con la moglie morta; la sua monotona vita subisce una brusca impennata quando la figlia, 17 anni, viene coinvolta in uan imbarazzante situazione riguardante un video hard messo in rete dall’ex fidanzato per vendetta.

Leo si rivolge così a  Malaffano , avvocato intrallazzone che ha commissionato un affresco kitch a Diana, sfortunata artista piena di debiti e affitti arretrati al padrone di casa,Amanzio, uno strano tipo di moralizzatore urbano con cui Elia fa amicizia…


Una commedia carina e leggera ma non banale, con un’impostazione un po’ favolistica e un’idea a mio avviso particolarmente originale: far parlare tra di loro le statue di vari personaggi famosi, che dall’alto del loro podio osservano la vita degli umani di oggi e ne traggono le dovute conseguenze.

La vicenda che mi ha coinvolto di più è stata quella della famiglia Buontempo, anche per lo strano personaggio interpretato da Claudia Gerini, che pian piano rivelerà al pubblico il suo mistero; inoltre ho trovato particolarmente interessante, credibile e bello il ruolo di Mastandrea, padre che cerca in maniera goffa e difficoltosa, tra qualche sbaglio e disattenzione, di crescere i propri figli e trovare un rapporto con loro mentre ancora non riesce a rielaborare il lutto per la perdita della moglie. Devo dire che mi ha anche un po’ commosso….

Altro personaggio che mi è piaciuto quello di Giuseppe Battiston, ipocrita moralizzatore ma non del tutto, mentre ho trovato piuttosto incolore Alba Rorwarhwr, forse perché comunque era quello che il suo personaggio richiedeva. Bravo Luca Zingaretti ma inguardabile con la parrucca con i capelli lunghi!

Molto belle le scene girate in esterno, soprattutto di notte.




domenica 8 ottobre 2017

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 (My big fat Greek wedding 2 ), 2017

 Regia di Kirk Jones, con Nia Vardalos (Toula Portokalos),John Corbett (Ian Miller), Elena Kampouris (Paris Miller),Michael Costantine (Kostantine Portokalos), Laine Kazan (Maria Portokalos),Andres Martin (Zia Voula),Mark Margos (Panos Portokalos).



Sono passati molti anni dal primo episodio, ma la famiglia Portokalos non è cambiata: dopo il fallimento dell'agenzia di viaggi dove lavorava, Toula è tornata nel ristorante di famiglia, dove si occupa così anche degli anziani genitori, Maria e Costa; a ciò si aggiungono i problemi adolescenziali della figlia Paris, che sogna di andare al college in un'altra città per distaccarsi dalla soffocante presenza della grande famiglia greca.
Durante una ricerca sulle sue origini Costa scopre che il certificato di matrimonio fra lui e Maria, avvenuto cinquant'anni prima, non è stato firmato e quindi il loro matrimonio non è valido; i due decidono di risposarsi, e Maria stavolta è intenzionata ad avere la bella cerimonia che non potè avere la prima volta a causa della guerra.
Ovvio che anche per questo matrimonio si movimenti in massa la famiglia Portokalos....



"Il mio grosso grasso matrimonio greco" è uno dei miei film favoriti, e Toula è il personaggio cinematografico a me più vicino, visto che- lieto fine a parte- è praticamente identica a me;  per questo motivo ho deciso di vedere anche questo sequel venuto molti anni dopo non si sa il perchè, dato che- come nella maggior parte dei casi- non se ne sentiva minimamente il bisogno.
Risultato: il film si lascia vedere per la simpatia e l'affetto che suscitano i personaggi, ma sinceramente non è nulla di che. La trama è abbastanza sciocca e realizzata in modo sciatto, senza nessun tipo di approfondimento, al punto che spesso vengono ripetute gag e situazioni del primo film che qui non hanno alcun motivo di essere (come il nonno che dice alla nipote diciottenne "ti devi fidanzare perchè sei troppo vecchia", come lo diceva nel primo film alla di lei madre; nel primo film la gag aveva un senso, qui no). Gli stessi personaggi per quanto simpatici appaiono a tratti irritanti: Costa con la sua ossessione per la cultura di origine, Maria con quella per la cerimonia greca, la stessa Toula con l'attaccamento alla figlia: francamente quando ha gridato "perchè vuoi andare via da me?!" in maniera tragica alla notizia che la ragazza ha scelto un college in un'altra città, non ho potuto non provare la massima solidarietà per la povera Paris. 
Gli unici personaggi meritevoli (il fratello di Costa, zia Voula e la bisnonna) sono molto abbandonati a sè stessi: solo la bisnonna riserverà qualche sorpresa. Ma ovviamente non basta.





sabato 30 settembre 2017

Non sposate le mie figlie! (Qu'est-ce qu'on a fait au Bon Dieu?), 2014

 Regia di Philippe de Chauveron, con Christian Clavier (Claude), Chantal Lauby (Marie), Frederique Bel (Isabelle), Julia Piaton (Elodie), Emile Caen (Segolene),Elodie Fontane (Laure),Frederic Chau  (Chao), Ary Abittan (David), Medi Sadoun (Rachid), Noom Diawara (Charles).





Claude e Marie sono una coppia di borghesi cattolici praticanti con quattro figlie, ognuan delle quali ha sposato un uomo di cultura non occidentale: Isabelle Ha sposato il mussulmano Rachid, Odile l'ebreo David e Segolene il cinese Chao. anche se i suoceri amano definirsi liberali e di larghe vedute, gli incontri familiari non sempre sono facili, non solo tra i suoceri cattolici e i generi, ma anche fra i tre cognati che non mancano di punzecchiarsi e fare battute sulle rispettive culture di origine.
Durante la cena di Natale tutta la famiglia però compie enormi sforzi per mettere da parte permalosità e motivi di discussione e creare un clima di serenità e affetto, riuscendoci. Ed è proprio questo che incoraggia la figlia minore, Laure, ad annunciare di essere fidanzata con Charles e di avere deciso di accettare la sua proposta di matrimonio.
Quello che i genitori non sanno è che Charles è di origine africana....





"Indovina chi viene a cena?", forse il primo film a trattare il tema della coppia mista, è del 1967 ; da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, ma anche al giorno d'oggi film di questo tipo continuano a essere spunto per interessanti riflessioni e anche per divertenti film che possono servire allo scopo, visto che la multiculturalità è un concetto molto ampio e spesso
In questa versione francese e contemporanea la modernità ci mette lo zampino, ma sostanzialmente l'argomento rimane lo stesso: ora abbiamo tre generi di etnie e culture completamente diversi, seppure nati e vissuti in Francia, che entrano nella famiglia di due suoceri fermamente cattolici. Gli Equivoci, le battute volute o meno si sprecano, e non solo con i due cattolici ma anche fra di loro- molto bella questa decisione, i quanto illustra che il razzismo sono è solo ed esclusivamente di bianchi contro neri o europei contro arabi- inpltre, quando verrà introdotta la famiglia africana, viene mostrato come anch'essi abbiano dei pregiudizi verso i bianchi. Qui in particolare sono i due padri, nonostante litighino sempre per le loro culture, a fare fronte comune quando si tratta di annullare il matrimonio dei due figli, mentre le madri, più sagge, di adopereranno a risolvere la situazione.
Anche fra le quattro sorelle la situazione non è delle migliori: alla notizia del matrimonio col giovane africano, le prime tre protestano contro l'ultimogenita dicendo che non è giusto sconvolgere l'equilibrio faticosamente costruito dai genitori con i loro mariti....comodo eh?
L'assunto di base del film, in realtà, è espresso in una frase del personaggio di David, che afferma che in fondo siamo tutti un po' razzisti. 
Gli attori mi sono sembrati tutti ottimi e in parte, e in particolare mi hanno divertito i duetti della "strana coppia" Clavier e N'zonzi, padri terribili intenti a scongiurare le odiate nozze che verrano ricondotti alla ragione dalle rispettive mogli.
Molto interessante e attuale.





giovedì 28 settembre 2017

Nel mondo di Alice, 1971




Regia di Guido Stagnaro, con Milena Vukotic (Alice),Ave Ninchi (Regina di Cuori),Franca Valeri (La Duchessa), Giustino Durano (il Cappellaio Matto), Bruno Lauzi (Trullalì), Ricky Gianco (Trullalà).


La piccola Alice sta seguendo la noiosa lezione di storia tenutale dalla sorella Anna, quando all’improvviso la sua attenzione viene attratta da un bizzarro e misterioso coniglio bianco che corre dicendo di essere in ritardo; la bambina lo segue e quando lui entra nel buco di un albero, anche lei vi scivola dentro, finendo in un tunnel che sbuca nel fantastico Paese delle Meraviglie. Qui Alice, mentre cerca il coniglio, vivrà mille avventure bizzarre con personaggi come il Cappellaio Matto, lo Stregatto, la Regina di Cuori, il Leprotto Bisestile, Pinco Panco e Panco Pinco.Ma non sarà solo un sogno?



E' proprio vero che non si finisce mai di imparare: girovagando per il sito Rai ho scoperto esserci anche uno sceneggiato italiano su "Alice nel paese delle meraviglie", la mia fiaba favorita quando ero piccola, che ancora adoro. Ovviamente me lo sono guardata, e seppure non possa dire di essermelo goduta fino in fondo l'ho apprezzato in quanto ben fatto e originale rispetto anche a molte versioni straniere.

La protagonista stavolta è interpretata da Milena Vukotic,che nonostante sia universalmente nota come la Pina di Fantozzi e la nonna di "Un medico in famiglia" è un'attrice con alle spalle un vasto curriculum sia cinematografico che teatrale. Qui è mattatrice quasi assoluta dato che anche i personaggi secondari sono molto defilati nonostante siano anch'essi interpretati da grandi del cinema e del teatro: ma è Alice, con il suo viso buffo, le sue riflessioni un po' saccenti e il suo scontro con il mondo reale e quello ideale il vero fulcro della storia. La rappresentazione si muove su fondi colore pastello e con disegni originali opera del disegnatore Emanuele Luzzati, che ha realizzato anche la sigla cantata dalla stessa Vukotic. Alcune situazioni forse sono tirate un po' per le lunghe, ma lo sceneggiato riesce a coprire tutto il libro e alla fine la sensazione che si ha è quella davvero di svere appena visto un sogno, come capitato ad Alice.
Da riscoprire.







domenica 24 settembre 2017

Buffy l'ammazzavampiri (Buffy-The vampire slayer), 1997-2003



Serie tv ideata da  Joss Wheadon  , con Sarah Michelle Gellar (Buffy Ann Summers), David Boreanaz (Angel),Nicholas Brandon (Alexander Harris),Allison Hannigan (Willow Rosenberg),Anthony Head (Rupert Giles),Michelle Tatchnberg (Dawn Summers),James Masters (Spike),Emma Caulfield (Anya Jenkins),Charisma Carpenter (Cordelia Chase),Amber Benson (Tara Finley),Kristine Sutherland (Joyce Summers), Juliet Landau (Drusilla).


L'adolescente Buffy si trasferisce con la madre nella cittadina di Sunnydale e comincia a frequentare il liceo; dietro l'apparente normalità la giovane nasconde un segreto: è la prescleta per il ruolo di Cacciatrice, ovvero colei che ha il compito di combattere mostri,demoni e vampiri di ogni sorta.
Assieme agli amici Willow e Xander e al professor Giles fonderà un gruppo chiamato "Scooby Gang" e dedito alla lotta ai mostri.....


Ben prima di Stephanie Meyer e Lisa Jane Smith e i loro vampiri monopolizzatori di cinema, letteratura e tv, l'apripista del genere fu, verso la fine degli anni, la cacciatrice Buffy con le avventure della sua "Scooby band" e gli amori con i vampiri Angel e Spike.
L'idea in realtà fu presa da un film di scarso successo dei primi anni '90, tra i cui  interpreti si annoverava Luke Perry, diventato poi famoso come il Dylan di "Beverly Hills 90210"; tenuta la base ma cambiata la storia su più ampia scala, il successo fu assicurato  e ancora oggi il telefilm è considerato una pietra miliare del genere fantasy- horror in tv, unico nel suo genere anche perchè caratterizzato da numerosissimi riferimenti alla cultura pop, da dialoghi brillanti e da situazioni con molteplici livelli di lettura.
Tra i riferimenti più evidenti, il nome della protagonista (Buffy Summers era la piccola protagonista della vecchia serie tv "Tre nipoti e un maggiordomo" o il nome del gruppo "Scooby gang", ma sono davvero tantissimi visto anche che il telefilm durò sette stagioni.
Inizialmente Buffy è la tipica adolescente americana non troppo brillante a scuola che arriva in una nuova città e si iscrive a una nuova scuola: in breve, la giovane scoprirà non solo di essere la Cacciatrice Prescelta per combattere il Male (motivo per cui aveva subito degli attacchi misteriosi che l'avevano costretta a cambiare città), ma anche che la scuola si trova proprio sopra la Bocca dell'Inferno (posizione ottimale per una scuola, direi!)e che il ridente paesino pullula di demoni, vampiri, streghe, mostri ecc che si nascondono sotto i più insospettabili cittadini, compresi i timidi e innocui amici di Buffy: inizialmente Xander (l'unico veramente umano e senza poteri) e Willow (una strega), a cui si aggiunge come capo e mentore il professor Giles e in seguito il vampiro Angel, un vampiro "buono" con cui la protagonista vivà una travagliata storia d'amore. 

Devo ammettere che per le prime serie non ho seguito tantissimo il telefilm, che invece ho cominciato a seguire assiduamente quando è entrato in scena il personaggio di Spike, il vampiro che prenderà il posto di Angel nella storia e anche- faticosamente e col tempo- nel cuore della nostra Cacciatrice. Con l'entrata in scena di questo personaggio le puntate hanno cominciato davvero a entusiasmarmi, anche se i personaggio originali e interessanti non erano mancati nemmeno prima, ad esempio Cordelia o Anya. 
Raccontare una serie così lunga in un post sarebbe troppo complicato, diciamo solo che l'originalità della trama assieme alla bravura di interpreti e sceneggiatori ha permesso alla serie di raggiungere una longevità non da poco (sette stagioni) e uno dei maggiori successi della tv per parecchio tempo. Ciononostante non mancano gli scivoloni e gli svarioni, su tutti quello che riguarda Dawn, la sorella minore di Buffy (Premio Personale per il personaggio più inutile della storia della tv): per alcune stagioni non c'è proprio, non si fa alcun riferimento a lei nemmeno come vivente altrove (visto che i genitori delle due ragazze sono separati, poteva anche starci), poi improvvisamente la si inserisce inventando una delle storie più rocambolesche e inverosimili di cui sia a conoscenza. 
Tutto sommato il prodotto è comunque notevole nel suo genere, e francamente trovo che sia molto meglio di tanti film o serie con argomento vampiresco ormai di moda oggi. 
Di questa serie tv esiste uno spin off, "Angel" con protagonista ovviamente il vampiro primo amore di Buffy.



mercoledì 20 settembre 2017

Matrimonio al Sud, 2015



Regia di Paolo Costella, con Massimo Boldi (Lorenzo Colombo ), Biagio Izzo (Pasquale Esposito), Barbara Tabita (Anna), Deborah Villa ( Giulia), Paolo Conticini (Gegè), Fatima Trotta (Sofia), Enzo Salvi (Lello),Luc Peracino (Teo).





I giovani Teo e Sofia decidono di sposarsi, ma c'è un problema: lui è figlio di un industriale con fabbrichetta nel Nord, lei di un pizzaiolo napoletano. ed entrambi i genitori sono attaccatissimi alla propria terra d'origine, con gravi pregiudizi per quella altrui.....



Come sapete io i cinepanettoni non li disprezzo a priori: è un genere di intrattenimento che va preso così com'è, un genere che altro scopo non ha se non far passare due ore spensierate ridendo un po'.
Negli anni mi è capitato di vederne di carini come di orrendi, e questo sicuramente appartiene s quest'ultima categoria; un film  talmente sciocco e inutile che anche i tre euro del noleggio mi sono sembrati sprecati. Trama raffazzonata, personaggi tremendi, e come umorismo più in là del meridionale che dic e"polentone" a quello del Nord e quello del Nord che dice "terrone" a quello del Sud non si va. E ovviamente questo NON E' umorismo.
Usare come ambientazione "La Sonrisa", il celebre castello ristorante di Don Antonio Polese reso celebre dal programma "Il boss delle cerimonie" non basta e non aiuta. E speriamo che il povero Don Antonio non si sia rivoltato nella tomba....

domenica 17 settembre 2017

Il padrino- parte II (The Godfather- Part II), 1974

 Regia di Francis Ford Coppola, con Al Pacino (Michael Corleone), Robert De Niro (Vito Corleone giovane), Robert Duvall (Tom Hagen),John Cazale (Fredo Corleone), Talia Shire (Connie Corleone), Diane Keaton (Kay Adams), Michael V. Gazzo (Frankie Petrangeli),Lee sTrasberg (Hyman Roth).


Dopo la morte di Don Vito Corleone suo figlio Mike, succedutogli, si trasferisce nel Nevada per guidare gli affari nel campo del gioco d'azzardo. Sposato con Kay e padre di due figli, si ritrova come previsto a dover fronteggiare molti nemici ch ambiscono a farlo fuori, ivi compresi alcuni membri della sua famiglia...;
In parallelo, abbiamo la storia di Don Vito: mandato dalla madre in America da bambino per sfuggire a una vendetta mafiosa, il giovane Vito inizialmente è un immigrato come tanti, che lavora come commesso presso un fruttivendolo e vive in ristrettezze con la giovane moglie e il figlio piccolo; quando il padrone è costretto a licenziarlo in favore di un boss Vito giura che non sarà da meno. E da lì parte la scalata al crimine....



Raramente i seguiti sono allo stesso livello del primo film; solitamente non riescono, oppure sono solo una ripetizione con poche varianti della storia originale. Questo secondo capitolo del "Padrino" (anch'esso tratto dalla seconda parte del romanzo omonimo di Mario Puzo) rappresenta una delle poche eccezioni alla regola, anzi, per quanto mi riguarda l'ho trovato in alcune parti ancora più coinvolgente del primo. Sempre a mio modesto avviso, è anche il  migliore della trilogia.
Don Vito Corleone, morto alla fine del primo film, qui rivive nella sua gioventù interpretato da Robert De Niro, che non fa certo rimpiangere Brando e anzi, tratteggia ottimamente il giovane Vito al punto da far davvero pensare che il personaggio nei due film sia stato interpretato dallo stesso attore.

A mio avviso proprio la parte che riguarda la storia di vito è la più interessante, dato che sembra segnata dal destino mafioso fin dall'inizio: il piccolo Vito infatti viene messo dalla madre da solo su una nave in partenza per l'America per essere salvato da una vendetta mafiosa, che già ha sterimanto suo padre. Completamente solo, il ragazzino cresce affidato a un'altro immigrato che gestisce un piccolo negozio di frutta e verdura, e fino ad un certo punto la sua vita è quella di un qualunque altro immigrato: lavora nel negozio del suo benefattore, si sposa, vive in ristrettezze ma onestamente. Qualcosa in lui cambia quando subisce un sorpruso grave, e anzichè capire di lottare contro chi lo ha messo in atto, decide di passare dalla loro parte vedendoli come dei vincenti.
Parallelamente abbiamo la storia di Mike, il figlio che nel primo film è passato dall'essere contro la mafia e deciso a non occuparsi delle attività di famiglia a diventarne addirittura il capo dopo la morte del padre: il suo potere si consolida, ma ne fanno le spese i legami familiari, primo fra tutti quello con la moglie Kay, che non accetta più di vivere in un mondo di delinquenti, ma anche quello con la sorella Connie e il fratello Fredo; questa parte a mio avviso è molto malinconica, Mike è un uomo che piano piano rimane solo e che arriva a sacrificare anche gli affetti familiari come un sacrificio doloroso ma inevitabile. 
Come già nel primo film Mike è interpretato ottimamente da Al Pacino, affiancato dagli altri membri del cast altrettanto ottimi: in particolare Diane Keaton nel ruolo di Kay, personaggio il cui amore viene crudelmente disilluso, e John Cazale nel ruolo del debole e forse ingenuo Fredo, che pagherà caro il suo lasciarsi trascinare dalla brama di potere altrui.
La narrazione sui due piani temporali si alterna senza infastidire la visione complessiva del film (contrariamente a quanto succede solitamente, almeno per me), e la fotografia calda e scura alternata permette di sottolineare meglio l'atmosfera generale del film. 
Come sempre ottima colonna sonora di Piergiorgio Farina e Nino Rota.
Nel 1976 il film vinse sei premi Oscar: miglior film, miglior regista, attore non protagonista a Robert De Niro (che per prepararsi al ruolo e imparare il siciliano prima delle riprese del film visse sei mesi nella zona di Corleone), miglior scenografia, sceneggiatura non originale.




mercoledì 13 settembre 2017

Cattivissimo me 3 (Despicable me 3), 2017



Regia di  Pierre Coffin, , con le voci italiane di Max Giusti (Gru e Dru), Arisa (Lucy), Paolo Ruffini (Balthazar Bratt), Rossa Caputo (Margo),




Gru e Lucy perdono il lavoro alla Lega Anticattivi, ma apprendono che Gru in realtà ha un fratello gemello, Dru, che vive in un altro paese. Si recano a conoscerlo, e qui Gru scopre che i fratello, finora dedito all'attività di famiglia come allevatore di maiali, in realtà sogna di dimostrare  a tutti che anche lui può essere cattivissimo.
non avendo però alcuna esperienza si mette per forza di cose agli insegnamenti del fratello, che per riavere il lavoro deve rubare il diamante più famoso del mondo in possesso di Balthazar Bratt, ex bambino prodigio degli anni '80 ora diventato un pericoloso criminale....



Terzo Capitolo di questa simpatica serie ("I Minions" era uno spin off), questo cartone è incentrato su un grosso colpo di scena: Gru ha infatti un gemello di nome Dru, che non sapeva di avere, in quanto i genitori si separarono poco dopo la nascita dei due figli e si accordarono sul tenerne uno a testa. La rivelazione sconvolge positivamente Gru e arriva in un momento abbastanza difficile: Gru e la moglie Lucy sono stati licenziati dalla Lega Anticattivi per essersi fatti scappare Balthazar Bratt, pericoloso criminale con il pallino degli anni '80. Tra l'altro, Gru sta attraversando un periodo di crisi personale: è felice con la famiglia che si è creato, ma contemporaneamente ha anche nostalgia delle imprese che compiva da "cattivo".
L'incontro con Dru- che è identico a lui tranne per il fatto di vestirsi di bianco e avere una folta capigliatura bionda- porta alla luce un lato di Gru che già da prima stava riaffiorando: Ovvero, il lato cattivo, ormai addomesticato dalla vita familiare. Che però non se n'è mai andato del tutto, a differenza dei  Minions che, per protesta contro il fatto che Gru non si decideva a tornare cattivo, lo hanno abbandonato. E il film infatti è incentrato quasi del tutto sul rapporto tra i due fratelli e su questa "crisi d'identità" di Gru; i Minions, Lucy e le bambine qui hanno dei ruoli abbastanza marginali anche se comunque molto divertenti. In particolare, vediamo Lucy alle prese con il suo nuovo ruolo di madre, che adora ma che comporta comunque qualche difficoltà...
Ma la vera star di questo terzo capitolo è lui, Balthazar Bratt, il cattivo di turno: ex bambino prodigio di un famoso telefilm degli anni '80, all'avvento della pubertà come tanti è caduto nel dimenticatoio, da cui non è più riuscito ad uscire. Risultato: oltre a indossare un tutina viola fosforescente e a regalare al film una colonna sonora tipica anni '80, è mago dei passi della dance di quegli anni  e vive circondato da tutta una serie di oggetti, giochi e gadget che chi ha la mia età non farà certo fatica a riconoscere....
Insomma, il cartone si conferma come molto carino anche se poteva essere fatt meglio, ma è godibile, simpatico e divertente. Anche se alla fine avei preferito un incontro tra Dru e la terribile mamma dei due fratelli (che non ha mai visto il figlio dopo la separazione)....





domenica 10 settembre 2017

Non c'è più religione, 2017

Regia di Luca Miniero, con Claudio Bisio (Cecco ), Alessandro Gassman (Bilal), Angela Finocchiaro (Suor Marta), Nabiha Akkari (Aida), Laura Adriani (Maddalena)

Da "Coming Soon":


"Una piccola isola del Mediterraneo e un presepe vivente da realizzare come ogni anno per celebrare il Natale. Purtroppo quest'anno il Gesù Bambino titolare è cresciuto: ha barba e brufoli da adolescente e nella culla non ci sta proprio. A Porto Buio però non nascono più bambini da un pezzo ma bisogna trovarne un altro a tutti i costi: la tradizione del presepe è infatti l'unica "resistenza per non scomparire". Il sindaco Cecco, fresco di nomina, vorrebbe chiederne uno in prestito ai tunisini che vivono sull'isola: peccato che fra le due comunità non corra buon sangue. Ad aiutarlo nell'impresa due amici di vecchia data: Bilal, al secolo Marietto, italiano convertito all'Islam e guida dei tunisini, e Suor Marta, che non ne vuole sapere di "profanare" la culla di Gesù. I tre si ritroveranno uno contro l'altro, usando la scusa della religione per saldare i conti con il proprio passato...."


Simpatica e divertente commedia riguardante il tema della multiculturalità, non troppo approfondito e che scade molto spesso nell'improbabilità ma comunque piacevole da vedere.
Un minuscolo paesino risente in particolar modo di uno dei problema maggiori della nostra epoca, ovvero il fatto che nascano pochissimi bambini; l'ultimo ormai ha dieci anni....
Il problema comincia a toccarsi con mano quando- appunto per la sopraggiunta crescita dell'ultimo bambino- non c'è più nessuno che possa fare Gesù nel presepio vivente che è l'orgoglio del paesino e dei suoi abitanti.
Così  a Cecco, sindaco del paese in quanto unico candidato, non rimane che proporre una soluzione: rivolgersi alla comunità islamica che convive- con qualche difficoltà- con gli abitanti autoctoni. A capo di questa comunità c'è Bilal, che in realtà era Marco, amico d'infanzia di Cecco convertitosi all'Islam per sposare la moglie Aida, e da allora ripudiato dal resto del paese. Bilal pur dimostrandosi aperto e disponibile in apparenza, vuole sfruttare l'occasione per pareggiare i conti in sospeso, che risalgono addirittura all'adolescenza e dipingono un improbabile quadretto assieme a Suor Marta: all'epoca entrambi i ragazzi erano innamorati di lei ma Marco, tradendo l'amico la baciò, rompendo amicizia ed equilibri. A quanto pare i tre non hanno superato il fatto nemmeno dopo tanti anni....e questa è la parte più ridicola del film , peraltro non troppo approfondita.
Cecco decide comunque di sottomettersi alle stravaganti richieste di Bilal per avere il piccolo Gesù (che tra l'altro sarà proprio il figlio che Bilal aspetta dalla moglie); tutto ciò darà l'avvio a una serie di  incontri- scontri tra le due comunità, in momenti divertenti ma anche di riflessione su varie problematiche che nel nostro Paese vengono vissute molto meno serenamente rispetto al film. Certo la concessione alla mentalità moderna appare molto forzata e  non necessaria.....sopratutto alla fine.
Simpatici gli attori anche se, purtroppo mi tocca ripetermi, i ruoli sono davvero molto improbabili, frettolosamente abbozzati e poco credibili. 




sabato 26 agosto 2017

Brooklyn, 2015





Regia di John Crowley, con Saoirse Roan (Ellis), Jim Braodbent (Padre Flood), Fiona Glascott (Rose),Emory Cohen (Tony),



Nel 1954, la giovane Eillis lascia l'Irlanda, suo paese natale (dove rimangono la madre e la sorella Rose) per emigrare negli USA. Qui, aiutata da padre  Flood (un sacerdote irlandese che si occupa degli immigrati della madre patria) trova una sistemazione presso una pensione con altre ragazze e un lavoro come commessa dei grandi magazzini. Il periodo di adattamento, lontana dai suoi affetti, è dura, ma pian piano Ellis si abitua nella nuova vita: frequenta un corso di contabilità per trovare un lavoro più adatto alle sue aspirazioni, fa amicizia con le altre pensionanti e si fidanza con Tony, un ragazzo di origine italiana.
Improvvisamente arriva la tragica notizia della morte della sorella; Ellis è costretta a tornare in Irlanda per un periodo....




Tratto dal romanzo omonimo () di Colm Tolbin, è un film che mi è piaciuto molto sopratutto perchè come stile ricorda i vecchi film anni '50 e '60, periodo in cui è ambientata la storia. In particolare, la fotografia che alterna colori caldi a colori più modesti mi ha colpito molto. E' una storia semplice, se fosse un libro si potrebbe anche defininire "romanzo di formazione"), di crescita e maturità di una giovane donna irlandese, Ellis.
Inizialmente, Ellis vive in Irlanda con la madre vedova e la sorella Rose: lavora la domenica come commessa in una forneria gestita da una tirannica donna ed esce con la migliore amica. Purtroppo, le ristrettezze economiche e sopratutto la scarsità di prospettive induce la giovane a una scelta dolorosa: emigrare in USA, dove grazie all'assistenza di un prete amico di famiglia, c'è già un lavoro e una sistemazione che l'aspettano. Ellis parte, con paure e speranze; e inizialmente le cose non sono affatto facili. E' sola, lontana dai suoi affetti più cari, in un mondo molto diverso da quello in cui è vissuta finora; in un certo senso, è come se dovesse reimparare daccapo a vivere, con nuove abitudini, nuovi modi di fare, nuove persone. 
Eppure pian piano le cose cominciano a funzionare : il lavoro ingrana, le ragazze della pensione si rivelano amichevoli e simpatiche, Ellis comincia ad acquisire sicurezza in sè stessa e nelle proprie capacità, tant'è che si iscrive a un corso di contabilità per riuscire ad avverare il suo desiderio: diventare impiegata. 
Elis scopre quindi che la nuova patria è davvero ricca di grandi opportunità, non solo lavorative: ellis scopre la gioia di un nuovo look, di andare a ballare e perfino l'amore, con un giovane operaio italiano (per fortuna non troppo stereotipato).
Tutto bene, dunque, fino a quando la tragica notizia della morte improvvisa della sorella non la costringerà a tornare in Irlanda, dove si presenta la possibilità di rimescolare le carte....
Mattatrice quasi assoluta della storia è Saoirse Roan, la ex bambina di "Espiazione", ormai cresciuta e confermata attrice di grande talento e spessore, che tratteggia molto bene i vari passaggi della crescita esistenziale di Ellis, ragazza qualunque determinata a essere considerata come donna e come persona che cerca il proprio posto nel mondo. 
Nel 2016 il film ha ricevuto tre nominatiom all'Oscar, tra cui quella come miglior film e quella a Saoirse Roan come migliore attrice protagonista.



martedì 22 agosto 2017

Prima di domani (Before I fall), 2017



Regia di Ry Russo-Yung, con Zoey Deutch (Samantha),Roisin Nicosia (Lindsay),Cinthy Wu (Ally),Medalion Rahimi (Elodie), Logan Miller (Kent), Elena Kampouris (Juliet).




Samantha è una diciottenne americana come tante altre: frequenta l'ultimo anno di liceo, è brava a scuola e popolare all'interno della stessa, è fidanzata con il ragazzo più bello e divide il tempo con le sue tre migliori amiche Lindsay, Ally e Elodie. Una sera le ragazze vanno a una festa, ma tornando a casa in macchina hanno un incidente e Samantha muore.
Tuttavia, il giorno dopo si risveglia nel suo letto...e la giornata ricomincia esattamente come il giorno prima, fino all'ora dell'incidente. La mattina dopo, di nuovo....



Tratto dall'omonimo romanzo (2016 ) di Lauren Oliver, è un film che ho trovato interessante nonostante il target di riferimento sia rivolto agli adolescenti: ma come sapete questo non mi ha mai fermato dall'apprezzare o meno un film o un romanzo.
Il tema è molto importante: che immagine hanno di noi gli altri? Immagine non in senso fisico o visivo, ma immagine propria come persona. Se dovessimo morire che ricordo lasceremmo? Quanto possono esser importanti le nostre azioni e le nostre parole nel rapporto con chi ci circonda? Il film cerca di affrontare tutto ciò in modo abbastanza originale anche se non proprio nuovo: prima del finale, la protagonista è costretta a rivivere più volte in un loop il suo ultimo giorno, arrivando a modificarlo ogni volta con piccoli gesti o parole, inizialmente con lo scopo di evitare l'incidente fatale, poi più concentrata sulle persone che la circondano, più consapevole degli effetti che le nostre parole e i nostri comportamenti possono aver sugli altri. Ed ecco che Samantha, da ragazza popolare e quasi bulletta( seppure non attivamente), comincia a prendere in considerazione Kent, l'amico d'infanzia timido che invece è sempre aperto e disponibile per gli altri, Anna, la ragazza isolata perchè lesbica e sopratutto Juliet, la ragazza bullizzata fin da bambina per colpa di Lindsey. Samantha riuscirà a entrate in contatto con Juliet, a percepire il suo dolore, le bugie di Lindsey che non è così forte come tutti pensano....alla fine Samantha riuscirà a cambiare le cose, anche se non nel modo che ci aspetteremmo.
Gli attori sono giovani e sconosciuti (perlomeno io non li avevo mai sentiti), ma bene in parte e sopratutto la giovane attrice che interpreta Samantha a mio avviso promette molto bene. Si segnala, nel ruolo minore della mamma di sam, Jennifer Beals, la ex protagonista di "Flashdance".




mercoledì 16 agosto 2017

La mafia uccide solo d'estate- La serie, 2016



Regia di Luca Ribuoli , con Edoardo Buscetta (Salvatore Giammarresi), Claudio Gioè (Lorenzo Giammaresi),Anna Foglietta (Pia Giammarresi), Angela Curri (Angela Giammarresi),FRancesco Scianna (Massimo), Nino Frassica (Fra Giacinto),Andreina Castellana (Alice),Valentina D'Agostino (Patrizia),Nicola Rignanese (Boris Giuliano),Enrico Gippetto (Fofò),Pierangelo Gullo (Sebastiano), Domenico Centammore (Totò Riina),Maurizio Bologna (Vito Ciancimino), Pif (voce narrante).


Palermo, 1979: il piccolo Salvatore vive con la madre Pia, il papà Lorenzo, e la sorella 16enne Angela, liceale contestatrice, ai quali si aggiungono lo scapestrato zio Massimo e la sua fidanzata Patrizia. La vita della famiglia Giammarresi è la semplice vita di una famiglia tipica dell'epoca: papà impiegato, mamma insegnante precaria, Salvatore si divide felicemente fra la famiglia, la scuola e gli amici Fofò, Sebastiano e Alice, di cui è innamorato segretamente.
Al bar dove a volte fa colazione Salvatore fa amicizia con Boris Giuliano, capo della Squadra mobile di Palermo, e questa amicizia segnerà per sempre la sua vita....



Nel 2013  il film di Pif "La mafia uccide solo d'estate" fu un grande successo di pubblico e critica: in una mescolanza di toni tra l'irriverente e il drammatico, e attraverso la personale storia del protagonista, il film raccontava una delle più sanguinose stagioni della lotta alla mafia, celebrandone gli eroi.
Ora la Rai ha deciso di trarre dal film una serie tv, operazione non sempre facilissima anche se, negli ultimi anni, abbiamo avuto vari esempi di serie tratte da film di successo che a sua volta hanno avuto successo, meritatamente. E anche stavolta l'operazione è riuscita: gli evidenti cambiamenti non hanno scalfito lo spirito originale dell'opera, anzi hanno catturato ancora di più l'interesse dello spettatore

Come nel film, la voce principale della storia, l'occhio che osserva, filtra e ci racconta la realtà dal suo punto di vista, è quella di un bambini di dieci anni, Salvatore (nel film era Arturo): curioso e ingenuo, al nostro piccolo eroe non sfuggono le contraddizioni di una realtà in cui si deve convivere con compromessi a vari livelli, che schivare non è sempre privo di conseguenze, e a volte con fatti drammatici contro cui prendere posizione spesso vuol dire rischiare la vita.
Salvatore è figlio dell'impiegato Lorenzo, persona che conosce bene come va il mondo e che per la sua onestà si è sempre rifiutato di scendere a compromessi, sia nell'ambiente di lavoro che fuori, e di Pia, da anni maestra precaria che vive aspettando la chiamata per l'ennesima supplenza sperando prima o poi di entrare in ruolo, ma che viene puntualmente sorpassata da raccomandati. Piccolo excursus personale: Pia è una figura in cui mi sono ritrovata a pieno visto che anche io sono una maestra precarissima; il suo organizzarsi freneticamente per stare dietro all'ennesima supplenza a km di distanza, il suo pensare "sono una persona brutta" perchè deve sempre sperare che a qualcuno accada qualcosa per poter lavorare, il suo dannarsi l'anima per quel posto fisso cui avrebbe finalmente diritto ma che non arriva mai perchè le passano davanti sempre altri (con le spalle protette da raccomandazioni), sono cose che vivo anche io da 13 anni  che me l'ha fatta sentire molto vicina, grazie anche alla bravissima Anna Foglietta che ha dato vita- di nuovo- a una delle sue migliori interpretazioni. 

Pia e Lorenzo sono due persone normali e oneste, ma che si trovano a vivere in una realtà in cui la mafia, in tutte le sue varie versioni, volente e nolente imbeve società: nella raccomandazione per avere un mutuo, nelle persone che ti scavalcano in graduatoria, persino (si scoprirà più avanti nella storia) nell'aver  avuto un breve filarino con un noto boss mafioso, per finire su cose più tragiche e pesanti: il padre di Pia e Massimo non parla da anni perchè testimone della tragedia accaduta a Giuseppen Letizia, pastorello 13cenne ucciso perchè aveva casualmente assistito all'uccisione del sindacalista Placido Rizzotto. Un fatto gravissimo e finora dimenticato, che qui viene coraggiosamente ricordato assieme a tanti altri vittime della mafia, tra cui Boris Giuliano e Mario Francese.
Come già detto, il curioso e intelligente Salvatore filtra dal suo occhio le vicende di famiglia, e assieme al gruppetto di amici spesso interviene come può; completano il quadro familiare la sorella Angela di 16 anni, impegnata con le lotte femministe, e lo scapestrato zio Massimo assieme alla fidanzata Patrizia. Massimo rappresenta lo stereotipo del siciliano arraffone e indifferente, addirittura di mestiere fa il forestale...che ovviamente non ha quasi mai lavorato un giorno in vita sua. E' ancge il personaggio che avrà l'evoluzione più drammatica- e a mio avviso sgradevole- nel corso di questa prima serie. 
Mi sono dilungata un po' perchè questa serie tv mi ha veramente preso molto,  un prodotto davvero valido. Molte altre sarebbero le cose da dire ma è meglio che ve la guardate a questo punto....





mercoledì 9 agosto 2017

La tenerezza, 2017



Regia di Gianni Amelio, con  Renzo Carpentieri (Lorenzo), Giovanna Mezzogiorno (Elena ), Elio Germano (Fabio), Micaela Ramazzotti (Michela), Arturo Muselli (Saverio).




L'anziano Lorenzo è un avvocato in pensione scostante e scorbutico, che non ama nemmeno i figli Saverio ed Elena; quest'ultima nonostante tutto, cerca di occuparsi come può del padre, a cui affida il figlio Francesco quando lei è al lavoro.
Accanto a lui viene ad abitare una giovane coppia con due bambini, con i quali fa amicizia....



Liberamente ispirato al romanzo "La tentazione di essere felici" di     , è un film con titolo fuorviante, dato che di tenerezza ce n'è davvero poca. Anzi, a mio avviso, si può benissimo dire che la tenerezza sia la grande assente di questo film, oppure ciò che ogni singolo personaggio disperatamente cerca, a modo suo.
Come protagonista abbiamo l'anziano e scostante Lorenzo, a tratti veramente insopportabile visto che mette in continua difficoltà i figli, ed in particolare la figlia Elena, madre single che cerca di stargli vicino come può, nonostante il padre rifiuti costantemente con fastidio ogni tentativo di dialogo e ogi premura (anche se adora il nipotino, di cui si prende cura quando la madre lavora). Del resto che dire di un uomo che dice che amava i suoi figli quando erano piccoli ma poi quando sono cresciuti ha smesso? Il figlio sarà pure un'opportunista ma non ha certo torto, un padre così merita solo questo!
Eppure, Lorenzo riesce a trovare una dimensione di umanità fuori dalla famiglia con una giovane coppia che, a modo suo, adotta sostituendoli in qualche modo ai figli: Michela e Fabio, con due figli piccoli, sembrano una coppia serena come tante, anche se da alcune scene intuiamo subito che Fabio ha problemi non di poco conto. Con loro, diventa il padre e il nonno che non è riuscito a essere per i suoi figli, e quando la tragedia piomba, anche la sua vita ne è toccata e distrutta. Non è quindi una persona del tutto insensibile  priva di sentimenti, ma nella sua vita è successo qualcosa che lo ha fatto diventare così, qualcosa che non verrà totalmente chiarito nel corso del film (anche se si intuisce che almeno in parte riguarda il tradimento verso la moglie e la scoperta da parte della stessa).

La figlia Elena in realtà gli somiglia molto: è una donna dura, che cresce un figlio da sola ed è dedita al lavoro; cerca continuamente un contatto affettivo con il padre che però avverarsi solo nel finale. Dietro questa facciata ho intuito un grande dolore e una grande infelicità- anche qui nessuna speigazione vera ma solo accenni- sentimenti sempre soffocati ma che riaffiorano. E ho trovato davvero ottima l'interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, forse la migliore del film assieme a quella di Renzo Carpentieri nel ruolo di Lorenzo.
La storia che coinvolge la coppia Germano- Ramazzotti è invece molto pesante  a livello emotivo, devo dire che ho sofferto abbastanza durante la visione del film per le emozioni che mi ha provocato il tema trattato (non anticipo molto); a volte con i film mi capita.
Tutto sommato comunque un bel film, fatto bene, magari per chi è meno sensibile sarà certamente più godibile.






sabato 5 agosto 2017

Il Commissario Montalbano: Una faccenda delicata, 2016



Regia di Alberto Sironi, con Luca Zingaretti (SAlvo Montalbano), Sonia Bergamasco (Livia),Peppino Mazzotta (Fazio), Cesare Bocci (Mimì Augello), Angelo Russo (Catarella), Ileana Rigano (Maria), Lollo Franco (Peppino),Miriam Dalmazio (Elena).




Stavolta il commissario Montalbano è impegnato in due casi: il primo riguarda un'anziana prostituta, Maria, ritrovata strangolata. Il movente non è chiaro, visto che Maria era una persona benvoluta  e apprezzata da tutti, con una famiglia felice e che non ha mai creato scandalo con il suo mestiere; il secondo caso invece riguarda una faccenda scottante: la mamma di una bambina frequentante la scuola elementare di Vigata denuncia presunte attenzioni "strane" di cui sarebbe stata oggetto la figlia da parte di un maestro. Montalbano indaga....



Dal 1997 (anno della prima messa in onda) sono una fansissima della serie di Montalbano, che trovo veramente ottima sotto tutti i punti di vista, anche come romanzi; gli ultimi episodi però, seppure piacevoli come sempre, non mi avevano particolarmente colpita. Ed ecco invece che arriva questo "Una faccenda delicata", tratto non da un romanzo specifico ma da due distinti racconti pubblicati in due diverse antologie, che mi ha letteralmente tenuta incollata, sia per la suspense che per l'attualità dei temi trattati.
Come sappiamo, la vita di Montalbano e Livia è stata segnata dalla morte tragica di FRancoise, il piccolo tunisino loro figlioccio   ; qui sono passati alcuni mesi e Livia, complice anche l'adozione di una cagnolina, sembra avere superato la depressione in cui era scivolata dopo la morte del ragazzo (che per lei, ricordiamo, rappresentava il figlio che averebbe voluto avere) e passa molto più tempo con Salvo, tra Vigata e Genova. La coppia è ormai equilibrata cosi, anche perchè ricordiamo che entrambi (secondo la narrazione letteraria più che secondo quella televisiva) sono entrambi prossimi alla sessantina....è piacevole vedere come nonostante tutti gli scossoni, imprevisti, tradimenti e sofferenze varie (quella di Livia per la mancata maternità è da sempre ben evidente, anche se non approfondita) la coppia resiste, e ho molto apprezzato l'attrice Sonia  Bergamasco che dà un'interpretazione più ironica e simpatica della un po' troppo rigida Livia.
Ma fermarsi per Salvo Montalbano è un'impresa impossibile (anche perchè, diciamocelo, non vuole): stavolta i casi su cui indagare sono ben due, e non è di aiuto Mimì che almeno per uno di essi avanza ipotesi talmente strampalate che Fazio e Catarella ritengono che il vicequestore sia impazzito improvvisamente!
I due casi trattati in questa puntata sono di grande attualità: se il primo racconto, quello della prostituta Maria, è stato abbastanza modificato rispetto all'episodio letterario introducendo il tema della maternità surrogata, il secondo è invece fedele al soggetto letterario descrivendo molto bene il clima che si crea attorno a una persona accusata (peraltro ingiustamente) di un reato odioso come la pedofilia, e di come sia difficile smascherare questo tipo di persone visto che ci sono di mezzo i bambini; un episodio interessante, coinvolgente e come sempre ottimamente interpretato.