mercoledì 17 maggio 2017

Let it be- Un giorno con i Beatles (Let it be), 1969



Regia di Michael Lindsay Hogg, con John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr, George Harrison, Yoko Ono. Mal Evans


L'ultimo lungometraggio dei Bealtes, girato quando il gruppo era sull'orlo della separazione, è praticamente un mini documentario su come si svolge un normale giorno di regsitrazione del gruppo, la cui parte migliore è il finale, ovvero la ripresa dello storico concerto sul tetto della casa discografica Apple che fu la vera ultima esibizione dal vivo dei Fabs.
Non è che ci sia tantissimo da dire: le tensioni di un gruppo un cui ormai ognuno faceva per sè e ci si riuniva solo quando estremamente necessario, rinfocolate (consapevolmente o meno) dalla presenza di compagne "forti" come Yoko e Linda e in cui bastava una parola o uno sguardo di troppo per litigare sono più che evidenti. Non si avverte più - a pelle- quella coesione che per lungo tempo aveva caratterizzato il gruppo, ognuno scrive i propri pezzi e poi li registrava e stop.
Tuttavia per ogni beatlesiano che si rispetti è un documento fondamentale sopratutto- come già detto- per il mitico concerto sul tetto della Apple, che effettivamente fu l'ultimo del gruppo e la cui esibizione improvvisata causò fermento per le strade e i palazzi nei dintorni (qualcuno arrivò addirittura ad allertare le forze dell'ordine per disturbo alla pubblica quiete! Inutilmente, credo, visto che pare che  i vigili si misero lì a godersi lo spettacolo). E ovviamente, per le canzoni, grazie alle quali il gruppo vinse uno (scontatissimo, ammettiamolo) Oscar per la migliore colonna sonora.




sabato 13 maggio 2017

Il sogno di Fausto e Iaio, 2016



Regia di Daniele Biacchessi.



Il 18 marzo 1978 a Milano furono ucciso due amici 18enni, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, che frequentavano il centro sociale Leoncavallo. Anche se a 38 anni di distanza è uno dei tanti omicidi mai risolti degli anni di piombo, e anche se sicuramente gli assassini provenivano da ambiente neofascista, il caso è però ancora avvolto nel mistero. Alcuni giovani sconosciuti, ad esempio, vennero visti aggirarsi nella zona da alcuni testimoni, solo per quella sera però. Chi erano? Uno dei tre oltretutto, corrisponde come descrizioni a Massimo Carminati, uno dei boss della Banda Della Magliana: che interesse poteva avere un simile personaggio a uccidere due innocui ragazzi? Gli interrogativi ancora oggi sono tanti....




Tratto dal libro "Fausto e Iaio: la speranza muore a 18 anni", è dedicato appunto ai due ragazzi uccisi durante i cosiddetti "anni di piombo", vittime riconosciute del terrorismo in una città, Milano, che assieme a Roma e Torino ha pagato il prezzo più alto in quegli anni.
La loro storia + comunque considerata abbastanza anomala rispetto a quella di altre vittime: nonostante fossero innegabilmente di sinistra, è probabile che quella fosse solo una scusa che nascondeva altro. Ma cosa?
Fausto e Iaio si interessavano al problema della diffusione della droga nel loro quartiere in maniera attiva, stavano anche realizzando un dossier con tanto di interviste registrate e documentate; ed è anche lì che si sono concentrate le ricerche- che ripeto, a tutt'oggi sopo 40 anni non hanno dato esiti definitivi- sulla loro morte.
Purtroppo devo dire che questo documentario non mi ha soddisfatto molto: già dalla presentazione in sala ho notato nel regista una tendenza a divagare abbastanza fastidiosa, che nel filmato sfocia nel solito e noioso complottismo a mio avviso spesso inutile: d'accordo che la mala romana e il traffico di droga c'entri qualcosa, ma che senso ha mettere la pulce sui soliti servizi deviati, CIA, massoneria e quant'altro? Sembra che ogni cosa che succede in Italia sia da ricondurre lì! Si perde così il punto di vista principale, la storia di due ragazzi come tanti in quegli anni, e la loro figura risulta sbiadita: conosciamo poco di loro, della loro vita, sopratutto non ci viene spiegato quale sia quel sogno cui fa riferimento il titolo:  forse il sogno di una società più giusta? il sogno di ripulire il loro quartiere dalla droga? Sono tutte ipotesi che lo spettatore può fare, ma che tali restano visto che il regista non chiarisce nulla a riguardo.
E così Fausto, Iaio e la loro storia vengono messi un po' in disparte.
Molto bella la scelta di presentare i personaggi con una particolare animazione colorata e originale, e molto bella la colonna sonora che ricalca i gusti  musicali dei due ragazzi. Un lavoro comunque utile, ma si poteva fare di meglio.






domenica 7 maggio 2017

Maradonapoli, 2017



Regia di Alessio Maria Federici



Il documentario racconta gli anni "napoletani" di Diego Armando Maradona, ricostruendo cosa ha voluto dire il calciatore per la popolazione e per la cultura, non solo sportiva, della città....



Nonostante non segua quasi per nulla il calcio, ho voluto andare a vedere ugualmente questo documentario in quanto Maradona è stato sicuramente uno dei personaggi famosi che ha segnato la mia infanzia negli anni '80: chi non ha mai cantato, giocando, la canzoncina "ho visto Maradona, ho visto Maradona"?Chi- mi riferisco a a chi giocava a calcio- non lo ha mai imitato, magari sognando di diventare come lui? Oserei dire che è stato il calciatore più importante di quegli anni...ma non me ne intendo di calcio, e quindi prendete il mio parere in tal senso.
E' indubbio che per la città di Napoli e i napoletani è stato qualcosa di molto più di tutto questo, se ancora oggi (cosa sottolineata più volte durante il filmato) nascono bambini chiamati Diego proprio in suo onore, e se ancora oggi ragazzi che non erano nemmeno nati negli anni d'oro del Napoli lo prendono come modell e come mito, spinti non solo dai racconti di genitori e nonni. Oserei dire che Napoli ha un vero e proprio culto per Maradona, amato al pari di San Gennaro (in alcuni dipinti mostrati nel documentario, Maradona è seduto accanto a San Gennaro in Paradiso...), che ancora oggi rappresenta una parte molto importante della città.
Il perchè non è difficile capirlo, se si conosce anche poco la storia del calciatore (che lui stesse spiega in una breve intervista mostrata nel filmato): Maradona nasce in Argentina da una famiglia povera, vive la sua infanzia e la sua prima giovinezza per le strade, faticando, facendo sacrifici, spesso non avendo il necessario. Il calcio lo salva e proietta lui e la sua famiglia nel benessere. Per questo , in una città purtroppo molto problematica, con vari dislivelli sociali, e all'epoca ancora piagata dal terremoto del 1980, lui rappresenta il simbolo di chi ce l'ha fatta, un esempio per tutti i ragazzi di strada come è stato anche lui; rappresenta il riscatto che lo sport (in generale, non solo il calcio) offre ancora oggi a molti.
Nel filmato vengono intervistate molte persone. sopratutto di quartieri poveri, che raccontano il loro legame con Maradona, i loro ricordi, la loro passione: è un omaggio sincero, affettuoso e caloroso, che perdona gli errori dell'uomo facendolo entrare di diritto nel mito. Affetto che Maradona ha sempre ricambiato, del resto.
Una visione interessante non solo per gli amanti del calcio e di Maradona.


giovedì 4 maggio 2017

L'uomo perfetto, 2005



Regia di Luca Lucini, con Riccardo Scamarcio (Antonio), Francesca Inaudi (Lucia ), Gabriella Pession (Maria ), Giuseppe Battiston ( ).


Lucia, giovane e brillante pubblicitaria, è da sempre innamorata dell'amico Paolo che però le ha preferito Maria, migliore amica della stessa Lucia. Quando la ragazza viene  sapere che i due intendono sposarsi, decide di giocare il tutto e per tutto: così assolda Antonio, attore disoccupato in cerca di un ingaggio,  lo prende sotto la sua ala insegnandogli a diventare l'uomo perfetto che (nelle sue intenzioni) conquisterà Maria allontanandola dal promesso sposo.
Il diavolo però crea le pentole ma non i coperchi...




Graziosa commedia dello stesso regista di "Tre metri sopra il cielo", basata sul vecchio schema "triangolo tra amici" con inserimento di un estraneo che sconvolgerà gli equilibri, anche se in maniera non prevista.
Certo Lucia, la protagonista, non ci fa proprio una bellissima figura: pur volendo bene a Maria ed essendo la sua migliore amica, non può fare a meno di cercare di metterle i bastoni fra le ruote separandola da Paolo, perchè anche lei innamorata di quest'ultimo (o almeno è quello che crede).La salva il fatto che oltre a ciò, Lucia è veramente convinta che Paolo non sia l'uomo giusto per Maria, almeno per come la conosce lei: per questo assolda Antonio, aspirante attore spiantato, per istruirlo nella parte del presunto uomo perfetto per Maria. Ma qual'è davvero l'uomo perfetto? Lucia conosce cosi  bene i suoi amici, e anche sè stessa?
A scompigliare tutto è proprio Antonio, che man mano che la storia prosegue assume un ruolo più importante di quello che ha all'inizio, dato che anche lui non è solo il belloccio stupido che crede Lucia...niente di particolarmente nuovo insomma, ma una storiella gradevole che fila fa anche un po' sognare.bravi tutti gli attori, in particolare l'apparentemente svampita Pession e Scamarcio (che ve devo dì, a me piace!).






martedì 2 maggio 2017

Pocahontas, 1995


Regia di Mick Gabriel ed Eric Goldberg, con le voci italiane di: Ilaria Stagni (Pocahontas),Pino Insegno (John Smith), Remo Girone (Powathan),Zoe Incrocci (Nonna Salice),Monica Ward (Nakoma),Andrea Ward (Kokoum),Franco Chillemi (Radcliffe).


Inghilterra, 1607: una spedizione di marinai capitanata dal pomposo governatore Radcliffe parte alla scoperta del Nuovo Mondo. Tra i marinai c'è il capitano John Smith,marinaio esperto e studioso degli usi e costumi degli indigeni.
La parte di terra scelta dagli inglesi per la loro spedizione è quella dove vive la tribù di Powthan, saggio capo e padre della giovane Pocaonthas, che il padre stesso ha promesso in sposa al guerriero Kokoum. Ma la giovane principessa, da carattere fiero e molto intelligente, ha molti dubbi riguardo a questa unione. Dubbi che diventeranno certezze quando la giovane indiana incontra il capitano bianco....



Nel 1995 la Disney scelse come soggetto del classico cartone di Natale una storia vera: quella di Pocaonthas, principessa indiana  che nel 16   , dopo aver sposato il colono inglese John Rolfe, si trasferì in Inghilterra ma morì poco dopo a causa di malattie che nella sua terra non esistevano.
E' quindi un cartone più maturo rispetto agli standard disneyani, e sicuramente tende a celebrare anche a cultura dei nativi americani (pare comunque che la comunità indiana non lo abbia apprezzato ritenendolo poco accurato dal punto di vista storico), e sopratutto introduce una principessa particolare anche per anni in cui le principesse- grazie alle precedenti Ariel, Belle e Jasmine- sono diventate più moderne, attive e agguerrite rispetto a Biancaneve e Cenerentola.
Pocaonthas è in infatti una giovane nativa cresciuta in modo libero dal padre, che le ha insegnato a pensare e ragionare con la sua testa; in questo, la giovane viene aiutata dalla saggia Nonna Salice, la vecchia nonna defunta il cui spirito si è incarnato nell'omonimo albero, e che in questa veste è ancora in contatto con l'amata nipote. Pur essendo un padre per certi aspetti moderno e rispettoso della propria figlia, Powathan è pur sempre un capo tribù indiano del 1600, e quindi quando la ragazza raggiunge l'età da marito decide di darla in sposa al valoros guerriero Kokoum, pur senza imporglielo in maniera dittatoriale; tuttavia per quanto Pocaonthas stimi il giovane innamorato di lei, sente che il suo destino non è quello: l'inquietudine che prova si concretizza quando il suo cammino si intreccia con quello di John Smith, un capitano inglese che guida una spedizione volta - inutile negarlo- a saggiare le possibilità di conquista del territorio.


Due nemici quindi, che dovrebbero odiarsi e combattersi a priori e che invece finiscono per essere attratti uno dall'altra: non parlerei propriamente di amore, o almeno io non l'ho mai percepito come tale, ma di una infatuazione positiva per entrambi, perchè permette loro di guardare la persona al di là di ciò che essa rappresenta come stereotipo (i selvaggi, gli inglesi conquistatori cattivi) e abbattere in qualche modo il muro di odio che sembra inevitabile cresca fra i due popoli.
Sicuramente un  messaggio importante contro il razzismo, anche se il cartone mi pare non sia proprio fra i più amati ancora oggi: Pochaontas non è stata nemmeno "ammessa" nel gruppo delle "Principesse Disney", anche se ne avrebbe tutto il diritto visto che è una principessa a tutti gli effetti. Anche la colonna sonora, da sempre colonna portante della produzione Disney, è poco ricordata.
Il non lieto fine classico lascia aperta la porta al seguito (come del resto da storia vera), realizzato nel 1998 e intitolato "Pocahontas: Viaggio nel Nuovo Mondo", in cui si ripercorre appunto la seconda parte della vita della giovane indana (e che personalmente ho apprezzato di più).



venerdì 28 aprile 2017

La signora mia zia (Auntie Mame), 1958



Regia di Morton De Costa, con Rosalind Russel (Mame Dennis), Roger Smith (Patrick Dennis bambino), Forrest Tucker (Beau Burnside),Connie gilchrist (Nora),Fred Clark (Dwight Babcock),Coral Brown (Vera Charles).


Rimasto improvvisamente orfano di padre, l'undicenne Patrick viene affidato a zia Mame, l'eccentrica sorella del padre che non ha mai visto prima. Per lui inizia una vita davvero piena di colpi di scena....



Tratto dal romanzo "Zia Mame" di Patrick Dennis (1956), è una commediola simpatica ma molto poco approfondita, sopratutto a livello di personaggi. Per ovvi motivi la mattatrice assoluta è Rosalind Russell nel ruolo di zia Mame, donna esuberante, eccentrica e decisamente sopra la righe. che dalla morte del fratello dedica la sua vita al nipote Patrick affidatole appunto dal defunto. Mame e Patrick, assieme ai fedeli domestici Nora e Hito, costituiscono una stravagante ma affettuosa famiglia, grazie sopratutto alla capacità (sarebbe meglio dire fortuna) di Mame di riuscire a cadere sempre in piedi in qualsiasi situazione si trovi, anche la più spiacevole. Vari i cambiamenti significativi rispetto al libro: ad esempio  zio Beau (il gentiluomo del Sud che Mame sposa) non muore poco dopo le nozze ma vari anni dopo, quando il nipote è all'università; Mr Babcock diventa per Patrick un affettuoso tutore tanto che lui arriva a chiamarlo "zio", e varie altre cose. Il tutto però viene svolto in maniera molto superficiale, addirittura tante volte si ha proprio la sensazione di "tirare via" senza nemmeno aver fatto il minimo indispensabile: ad esempio, vedendo il film nessuno si aspetterebbe che Patrick e Pegeen si sposano, visto che non hanno nemmeno interagito fra loro! Per non dire di tutto il resto, i personaggi sono purtroppo proprio poco approfonditi anche a livello minimo di motivazione. Ed a mio avviso è spiacevole anche se il film alla fin fine si lascia guardare perchè  è divertente, ma non rimane molto di esso allo spettatore una volta spento il video....




mercoledì 26 aprile 2017

Erin Moran

Sabato 22 aprile è morta per un male incurabile (notizia letta ora) all'età di 56 anni Erin Moran, l'attrice americana che negli anni '70 interpretò il ruolo di Joanie, la sorellina di Riky Cunningham in "Happy Days",soprannominata "Sottiletta" da Fonzie...personaggio che credo non abbia bisogno di presentazione, quindi.
L'attrice era nata nel 1960 e il ruolo in Happy days le diede fama mondiale ma anche tanti problemi: purtroppo, come molte star, la sua vita fu costellata da problemi di droga e alcol, instabilità sentimentale e incapacità di affrancarsi dal suo ruolo più famoso per  costruirsi una solida carriera.
Mi è spiaciuto molto perchè "Happy days" è uno dei  ricordi più cari della mia infanzia, e ricordo in particolare quante volte da piccola tentavo di girare con l'hula hop come faceva lei nella sigla (inutilmente, che ve lo dico a fà!), e spesso quando giocavo facevo finta di essere una sua amica che andava a trovarla a casa Cunnigham.....







lunedì 24 aprile 2017

Il permesso- 48 ore fuori, 2017



Regia di Claudio Amendola, con Claudio Amendola (Luigi), Luca Argentero (Donato), Giacomo Ferrara (Angelo), Valentina Bellè (Rossana).


Quattro detenuti dello stesso carcere ricevono un permesso premio di 48 ore: Donato vuole cercare la mogie Irina, di cui da tempo non ha più notizie; Angelo trova ad aspettarlo gli amici di sempre; Rossana viene prelevata dall'autista perchè la ricca madre è via per lavoro e non ha tempo da dedicare alla propria figlia;Luigi torna dalla moglie e dal figlio Michele, ma avrà un'amara sorpresa...




Film duro ma bello e ben fatto, tematica interessante anche se personalmente dubito che in un normale permesso di 48 ore possa succedere di tutto come accade ad alcuni dei protagonisti di questo film.
Abbiamo quattro personaggi, quattro detenuti nello stesso carcere mai incrociatisi fra loro prima (e anche durante il film, solo Rossana e Angelo si incontreranno): di loro non sappiamo nemmeno esattamente cosa abbiano fatto per la maggior parte del tempo, a parte Angelo di cui sappiamo subito essere in carcere per una rapina.
Li vediamo per la prima volta all'uscita dal carcere per il famoso permesso: non c'è nessuno ad aspettarli, si incamminano da soli verso la libertà "a tempo" probabilmente tanto desiderata; solo Rossana trova ad aspettarla Walter, l'autista di famiglia. Sono persone di ambienti, età culture molto diversi, accomunati solo da quel luogo che stanno lasciando, e dal non sapere come effettivamente verranno accolti una volta tornati nella società civile e dalle stesse famiglie. Donato ha una moglie, Irina, di cui da tempo non sa più nulla se non che il boss per cui lavorava l'ha ridotta alla prostituzione; l'uomo la cerca disperatamente finendo per essere risucchiato tra le spire di quel mondo che in realtà avrebbe voluto tenere lontano. Luigi invece sogna, una volta scontata la pena, di passare il resto della sua vita accanto alla moglie "come un qualunque pensionato" (come dice lui); ma una volta a casa scopre che il figlio Michele lo ha mitizzato a tal punto da aver seguito le sue orme, compiendo però un gravissimo errore, visto che ha truffato un pericoloso boss dello spaccio di droga.Anche a Luigi quindi nn resta che ritornare sulla strada del crimine, con finale tragico. In fondo ai due personaggi più adulti è stata riservata la sorte più pesante e senza speranza, forse per quel loro inconscio attaccamento alla vita delinquenziale nel senso più "fatale": vorrebbero una vita diversa, ma non riescono più a uscire dall'ambiente criminale.
Agli altri due personaggi, i più giovani, è riservata una storia intrecciata e che dà speranza: Rossana è una ragazza ricca e viziata ma anche molto sola, in carcere perchè ha tentato di introdurre vari kg di droga dopo un viaggio all'estero, solo per gioco; Angelo proviene dalle borgate, è in galera perchè ha tentato una rapina con alcuni amici, è l'unico che è stato arrestato ma non ha fatto i nomi dei compagni. Pe entrambi il ritorno a casa è in solitudine: il nonno di Angelo è morto lasciandogli la casa, madre di Rossana è all'estero per lavoro e si disinteressa della figlia, affidandola al buon cuore dell'autista. Entrambi progettano di trovare in quelle poche ore i soldi per lasciare l'Italia e non dover più tornare in galera, entrambi non hanno ancora persona la speranza di un futuro diverso e migliore e sono anche in grado di ricostruirselo, forse assieme. Sono loro che costituiscono la parte positiva del film, a controbilanciare al drammaticità delle altre due storie.
Un film con uno stile asciutto e con poche concessioni al sentimentalismo, nonostante qualche buco nella sceneggiatura e una colonna sonora tavolta sparata ad alto volume. Non nuovo nel panorama del cinema italiano ma ccomunque interessante.


sabato 1 aprile 2017

La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast), 2016



Regia di Bill Condon,con Emma Watson (Belle), Dan Stevens (Bestia),Kevin Kline (Maurice), Luke Evans (Gaston), Emma Thompson (Mrs Brick), Ewan McGregor (Lumiere), Ian McKellen (Tockins), Josh Gad (Le Tont), Nathan Mack (Chicco).




La giovane Belle vive in un paesino di campagna col padre Maurice, stravagante inventore.Anche la figlia, ragazza intelligente a cui piace leggere e immergersi in altri mondi,viene considerata dal paese “diversa”, nonostante sia corteggiata (in malo modo e piuttosto insistentemente)dall’antipatico Gaston, l’uomo più popolare del paese.
Un giorno Maurice si perde nel bosco e trova rifugio in un vecchio castello abbandonato;come il poveretto terrorizzato non tarda a scoprire, il padrone di casa è un individuo mezzo uomo e mezzo bestia, che lo minaccia di morte per aver violato la sua casa.Per fortuna arriva Belle che si offre come ostaggio al posto del padre,accettando di rimanere a vivere con la bestia.Dopo qualche iniziale incomprensione, e grazie all’aiuto dei simpatici domestici Tockins, Lumiere e Mrs Brick ( un orologio, un candelabro e una teiera),i due imparano a conoscersi bene e nasce una dolce simpatia tra di loro, che però dovrà affrontare mille pregiudizi e…un magico incantesimo.



Sono già passati 25 anni (26 dalla realizzazione del film) da quando, in terza media, andai a vedere al cinema "La bella e la Bestia" di Walt Disney, rimasto nel tempo uno dei film d'animazione mai realizzati a mio avviso. Ed ecco che oggi mi ritrovo al cinema a vedere questo remake con attori in carne ed ossa, di cui non mi pare si sentisse il bisogno ma pazienza....

Iniziamo dicendo che è , in sè, un film gradevole e carino, che si lascia vedere e coinvolge lo spettatore quel tanto che basta. Purtroppo il paragone con l'originale è inevitabile, e ne esce sconfitto seppure con alcuni punti di forza.
L'atmosfera gotica spesso presente nel cartone è andata perduta, cosi come la forza dei personaggi di contorno come i servitori-mobili: Tockins, Lumiere, Mrs Brick, Spolverina, l'armadio ecc- seppure finemente riprodotti con la tecnologia- non regalano lo stesso brio alle scene in cui compaiono come invece  succedeva nel cartone animato, cosa che fece dei piccoli personaggi caratteristi uno dei punti di forza del film. E il cambiamento delle canzoni che senso ha? Hanno preso e ridoppiato le stesse canzoni del film del 1991, cambiando alcune parole, in alcuni casi facendo diventare la cosa un po' ridicola :ad esempio, nella "Canzone di Belle" iniziale, Belle dice "è dal giorno in cui arrivammo/ che mio padre e io pensiamo che sia cosi provinciale", riferito al paesino dove vive. Ora, a parte che fa passare Belle come una snob che non può apprezzare la vita semplice di un piccolo villaggio e i suoi abitanti...ma che cosa pensavano di trovare in uno sperduto paesino di provincia, la vita della metropoli parigina da cui provenivano?!


Per quanto riguarda invece gli attori, non mi è dispiaciuta Emma Watson nei panni di Belle, una ragazza dinamica e moderna che lotta per realizzare le sue aspirazioni, mi è sembrato un tantinello incolore    nei panni della Bestia- e spesso si sforza troppo di imitare quello del cartone- mi è piaciuto molto Luke Evans nei panni di Gaston, ridicolo e orribile allo stesso tempo. In generale tutti funzionano bene, senza grandi picchi. 
Una novità che mi è piaciuta molto è il personaggio di Le Tont: non più l'amico cretino sempre agli ordini di Gaston, ma un personaggio con una sua personalità, un po' ridicolo ma non stupido e cattivo, che alla fine si redime. La presunta polemica sulla sua "omosessualità" per me è fondata sul nulla: per tutta la durata del film infatti il personaggio non fa o dice nulla che possa far pensare, anche solo lontanamente, al fatto che sia innamorato di Gaston (e non ci sarebbe stato nulla di male), e solo alla fine, nella scena del ballo, si intravede per due secondi Le Ton che balla con un uomo, ma la cosa viene fatta passare per un semplice scambio di ballerini mal riuscito. 
Nel complesso comunque promosso, se preso come film a sè- e come ennesima traposizione cinematografica della favola- è un film molto godibile per tutti.



lunedì 27 marzo 2017

Una notte con la regina (A Royal Night out), 2016



Regia di Julian Jarrold, con Sarah Gadon (Elizabeth),Bel Powley (Margaret),Emily Watson (Regina Elizabeth),Rupert Everett (Re George), Jack Reynor (Jack Hodge).

8 maggio 1945: la guerra è appena terminata e l'Inghilterra si prepara a festeggiare la fine del conflitto. Anche le giovani principesse Elizabeth e Margaret vorrebbero uscire e unirsi a balli e festeggiamenti, ma la regina madre è fermamente contraria in quanto sarebbe inappropriato oltrechè rischioso per la loro incolumità. dopo qualche battibecco familiare, il padre Re Giorgio dà alle figlie il permesso di partecipare a un ballo che si terrà al Ritz; peccato che una volta arrivate le ragazze scoprano che il ballo è riservato solo a nobili parrucconi molto più vecchi di loro. Approfittando di una distrazione delle due guardie del corpo che le scortano, Margaret fugge e scompare nella notte londinese mescolandosi alla folla; Elizabeth si lancia all'inseguimento della sorella aiutata da Jack, giovane soldato da poco rientrato in patria....


Una delle mie canzoni preferite dice: " Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando/ in un marzo di polvere di fuoco/ e come il nonno di oggi sia stato il ragazzo di ieri..."; ed in effetti oggi a molti potrebbe sembrare impossibile pensare che c'è stato un tempo in cui la compassata Regina D'Inghilterra era un'adolescente ribelle che combatteva con i genitori per avere il permesso di andare a ballare....
Eppure è stato proprio cosi: l'episodio in questione accadde veramente, anche se Julian Jarrold in questo film ha poi ricamato una vicenda di fantasia molto carina, godibile e anche divertente.
Mentre il padre Giorgio V prepara il discorso alla nazione per annunciare la fine della guerra, le due giovani figlie Elizabeth e Margaret sono in fibrillazione per gli imminenti festeggiamenti per le strade di Londra,  a cui vorrebbero tanto partecipare; ma l'inflessibile Regina Madre non ammette deroghe all'etichetta reale, nmmeno in casi eccezionali. Le principesse non demordono e si apre una divertente scena di battibecchi familiari tipici di chi ha figli adolescenti, solo con la consapevolezza che la famiglia in questione non è certo come tutte le altre...infine-come spesso accade anche nelle famiglie comuni, papà Giorgio V si mostra più malleabile della moglie (un po' per buonsenso, un po' perchè stressato dalla preparazione dell'imminente discorso alla nazione) e finalmente dà il suo consenso a che le figlie partecipino ai festeggiamenti, con il particolare ordine a Elizabeth di osservare  e riferire le reazioni della gente al suo discorso.
Peccato che il ballo in questione sia...come descritto nella trama, e quindi quanto di più lontano da ciò che le giovani principesse speravano! Ma ci pensa Margaret, la ribelle di famiglia, a movimentare la serata, eludendo la sorveglianza e costringendo la saggia e controllata Elizabeth ad inseguirla per riportarla indietro sana e salva. Cosa che si rivela assolutamente necessaria visto che la vivace principessa si ficca davvero in situazioni pericolose, venendo scambiata addirittura per una prostituta e abbordata da alcuni squallidi individui! Elizabeth invece vivrà una romantica- e platonica- avventura con Jack, un giovane soldato che ignora la sua identità ma decide di aiutarla a cercare la sorella, e grazie al quale aprirà un po' gli occhi sulla guerra, vedendo le cose da una nuova prospettiva.
Nulla di eclatante, comunque un film molto carino ben interpretato dalle due protagoniste- anche se go trovato Margaret talvolta eccessivamente caricata- e dai comprimari Emily Watson e Rupert Everett nel duplice ruolo di coppia reale e genitori di due adolescenti.




domenica 26 marzo 2017

Giorgio Capitani

E' morto a Viterbo all'età di 90 anni il regista Giorgio Capitani.
Nato a Parigi nel 1927, inizia la sua carriera negli anni '50 con film di tipo mitologico o commedie ("che notte, ragazzi" (1966), "L'arcangelo" (1969)," Pane,burro e marmellata" (1977),"Vai avanti tu che mi vien da ridere" (1982), "Missione eroica- I pompieri 2" (1987).
Contemporaneamente realizza anche lavori televisi ("Un cane sciolto", "E non se ne vogliono andare!", "Un prete fra noi"), diventando nella seconda metà degli anni '90 uno dei principali registi del genere con due dei prodotti più amati dal pubblico: "Il maresciallo Rocca" e "Commesse". Tra i suoi lavori anche "Papa Giovanni" (2000), "Rita da Cascia" (2002), "Edda Ciano" (2005), "Mai storie d'amore in cucina" (2003), "Papa Luciani- Il sorriso di Dio" (2006), "Il generale Dalla Chiesa" (2008), "Ho sposato uno sbirro" (2008), "Il restauratore" (2012).





venerdì 24 marzo 2017

Cino Tortorella

E' morto a 90 anni il celebre presentatore televisivo Cino Tortorella, il celebre  "Mago Zurlì" che ha accompagnato e divertito generazioni di bambini in tv con le sue trasmissioni.
Vero nome Felice, era nato a Ventimiglia nel 1927. Sin da giovane coltivò la passione per il teatro, tanto che partecipò alla selezione per la Scuola D'Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, e fu trai 15 vincitori (su 1500); grazie anche a questa sua esperienza nel 1956 promosse la messa in scena di uno spettacolo teatrale per ragazzi intitolato "Zurlì, mago Lipperlì", dalla quale fu tratta la sceneggiatura del suo primo programma televisivo  "Zurlì, il mago del giovedì", andato in onda nel 1959. Fu Umberto Eco, allora tra i principali funzionari Rai, a proporlo per la tv di Stato dell'epoca, dove nel 1959 andò in onda la prima puntata del programma da lui ideato: lo "Zecchino D'oro", un festival di canzoni per bambini da lui stesso presentato nel ruolo del "Mago Zurlì". Con questo programma (che penso non abbia bisogno di presentazione per nessuno) non solo ha fatto la storia della tv italiana ma è anche entrato nel Guinnes dei Primati come "trasmissione presentata per più anni di seguito dallo stesso conduttore", dato che ne fu il conduttore fino al 2008.
In seguito, fu autore e regista di altre storiche trasmissioni, quasi tutte indirizzate a bambini e ragazzi: "Chissà chi lo sa?", "Dirodorlando", "Birimbao", "Telebigino" (una trasmissione andata in onda su Antenna 3 e condotta assieme a Roberto Vecchioni, in cui i ragazzi in difficoltà con i compiti a casa ricevevano aiuto e consigli dal cantautore all'epoca ancora insegnante), "Bravo bravissimo".
Nel 2009, una grave decisione: sia lui che tutti i più importanti persnaggi dello Zecchino vengono "fatti fuori" dal nuovo direttore dell'Antoniano di Bologna, volto a modernizzare la trasmissione, che rimasta cosi snaturata negli ultimi anni ha sicuramente perso quasi tutto il suo smalto. Tortorella ci rimase malissimo, giustamente visto che ne era l'autore e creatore!
Fino all'ultimo ha lavorato e collaborato a progetti per l'infanzia e per i ragazzi, purtroppo non sempre ascoltato nella tv di oggi, dove evidentemente una persona con competenza e sensibilità adeguate risulta fuori luogo e dove la tv dei bambini ormai non esiste più, se non come mero proporre cartoni animati. Niente più programmi di intrattenimento dove però potevi anche imparare qualcosa , come poteva anche essere "Bim Bum Bam".
E pensare che nonostante tutto, Cino Tortorella ancora si dava da fare ideando progetti per bambini e ragazzi, ultimo dei quali nel sociale, intitolato "anche io ho qualcosa da dire": un progetto portato in giro per le scuole, riguardante bullismo, cyberbullismo e i pericoli che la Rete può nascondere per i giovanissimi.
A riguardo, ecco l'articolo di qualcuno che l'ha conosciuto bene:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/24/cino-tortorella-voglio-ricordarti-come-eri/3472266/

Malinconicamente, un'altro pezzettino che se ne va di un'epoca ormai sempre più lontana. 
Un professionista serio e una persona generosa che ha fatto tanto per i bambini e i ragazzi di tante generazioni, regalando loro sorrisi e sogni. Mi spiace davvero tanto!




giovedì 23 marzo 2017

Tomas Millian

E' morto oggi a Miami, all'età di 84 annii, il celebre attore Tomas Millian, in Italia diventato un personaggio cult degli anni '70 con la serie di film trash in cui iinterpretava il famoso "ER Monnezza".
Vero nome Tomas Quintin Rodriguez Millian, era nato a L'Avana nel 1933, lasciò assieme alla madre il paese natale a 12 anni dopo il suicidio del padre, ed emigrarono gli Stati Uniti, dove il ragazzo crebbe e si iscrisse all'Università dell'Accademia teatrale di Miami.
Dopo aver esordito a Broadway e in alcune serie tv americane, arrivò in Italia nei primi anni '60,lavorando inizialmente con alcuni dei più grandi registi dell'epoca (Pasolini, Bolognini, Visconti), per poi approdare al cinema popolare: negli anni '70 diventa un divo dei cosiddetti "poliziotteschi" nel ruolo di Nico Giraldi, detto "er Monnezza", poliziotto supertrash dai modi poco ortodossi, il personaggio più celebre della sua carriera.
Dopo l'ezploit degli anni '70, tornò un po' in ombra anche se continuò a lavorare sia in Italia che in USA (dove si è trasferito nei primi anni '90), non solo al cinema ma anche in tv e a teatro.
Alcuni suoi film: "Il bell'Antonio" (1960), "Gli indifferenti" (1974), "Il tormento e l'estasi" (1975),"La resa dei conti" (1967), "Banditi a Milano" (1968), "squadra volante" (1974),"Milano odia: la polizia non può sparare" (1975), "Il giustiziere sfida la città" (1975), "Il trucido e lo sbirro" (1976),"squadra antimafia" (1978), e tantissimi altri.
Stupiti di vedere che un attore che ha trovato la popolarità con un personaggio trash in realtà aveva studiato molto e lavorato con registi italiani e USA? ricordatevi che è molto più difficile far ridere che far piangere....












lunedì 20 marzo 2017

Il Commissario Montalbano: Un covo di vipere, 2017



Regia di, con Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Fazio), Valentina Lodovini (Giovanna ), Sonia Bergamasco (Livia),



Il commissario Montalbano è alle prese con l'uccisione di Cosimo Barletta, pensionato ragioniere trovato morto nella sua villetta, e a quanto pare "ucciso due volte": prima è stato avvelenato e poi qualcuno gli ha sparato in faccia.

Barletta, vedovo con due figli, non era uno stinco di santo: non solo praticava in segreto anche l'attività di usuraio che ha mandato sul lastrico tante persone, ma aveva il vizietto delle donne belle e giovani, che fotografava di nascosto durante gli amplessi e poi spesso ricattava quando volevano lasciarlo.
Di carne al fuoco insomma ce n'è tanta, considerando anche il fatto che il defunto aveva intenzione di redigere un testamento dove faceva notevoli differenze tra i due figli.
Nel frattempo, Montalbano e Livia fanno amicizia con un senzatetto che bazzica per le loro strade e vive in una grotta poco lontano..



Arriva puntuale (stavolta pubblicizzata anche al cinema) la trasposizione di uno dei più controversi libri di Andrea Camilleri, forse uno di quelli più difficili da rendere sullo schermo per la complessità dei caratteri dei personaggi e la scabrosità della vicenda.

Alla galleria di "femme fatale" che spesso compaiono nelle storie di Camilleri si aggiunge questa terribile Giovanna della Bravissima Valentini Lodovini, che nasconde un agghiacciante segreto a cui si arriva pian piano e che supera le più fosche aspettative di Montalbano, che pure è ben abituato agli abissi dell'animo umano.
Come da trama, il defunto Cosimo è uno dei personaggi più abietti che si possa immaginare: usuraio, sfruttatore e ricattatore di donne giovani e indifese, e come se nn bastasse viscido e subumano anche in famiglia. Non che i figli siano meglio, e in effetti complimenti agli sceneggiatori che hanno saputo tratteggiare questo vero e proprio "covo di vipere" senza morbosità, esagerazioni o patetismo, visto che il rischio era dietro l'angolo. Unico personaggio positivo fra quelli nuovi, il senza tetto interpretato  benissimo da Alessandro Haber.
Bello vedere come la coppia Montalbano-Livia, ormai matura, vive tranquillamente nel proprio equilibrio e ha superato gli scossoni a cui è stata sottoposta nei precedenti episodi: a mio avviso Sonia Bergamasco non fa rimpiangere Katharina Bohm e anzi, dà un tono più leggero e ironico al suo personaggio.
Piccolo appunto: sarà il periodo particolare, sarà l'età...ma non posso non notare segni di invecchiamento nei vari personaggi storici, come Mimì, Fazio, Catarella...unico a non cambiare mai l'irascibile e golosissimo dottor Pasquano. La cosa è ovviamente fisiologica, dato che ormai sono passati vent'anni dalla messa in onda del primo episodio, eppure mi ha messo un po' di malinconia, oltre a rinsaldare l'affetto che provo per questi personaggi, in fondo cresciuti con me.....





domenica 12 marzo 2017

Beata ignoranza, 2017



Regia di Massimiliano Bruno,con Alessandro Gassman (Filippo), Marco Giallini (Ernesto), Teresa Romagnoli (Nina),Valeria Bilello (Margherita) Carolina Crescentini (Marianna),


Ernesto e Filippo sono due professori in un liceo, dalle personalità completamente opposte e dalle opposte vedute riguardo alla tecnologia: se Ernesto è contro la tecnologia e orgogliosamente estraneo al mondo dei social network, Filippo non può farne a meno e la utilizza pure in classe. Ciò è causa di continui battibecchi fra i due, fino a una terribile lite che viene filmata e messa in rete da uno studente, e che in pochissimo tempo diventa virale.
A questo punto nella vita dei due rientra Nina, figlia di Ernesto che da anni non ha rapporti con il padre e che, decisa a realizzare un video  che tratta dell'influenza della tecnologia sui rapporti sociali, lancia loro una sfida: mettersi ognuno nei panni dell'altro per qualche tempo. E quindi, Ernesto dovrà accedere al mondo dei social network mentre Filippo dovrà disintossicarsene.
I due accettano la sfida, ma ovviamente le cose non saranno semplici....




Commedia carina con due dei migliori attori italiani che si dividono la scena in un incontro- scontro su un tema molto attuale: l'influenza che la tecnologia ha sulle nostre vite, volente o nolente.
Qui abbiamo due personaggi che a riguardo sono totalmente agli antipodi: se Ernesto si vanta di non sapere nemmeno accendere un pc (ritenendo la tecnologia il male assoluto), Filippo ne è dipendente in modo patologico e patetico: sempre sui social, sempre a farsi selfie da postare in ogni occasione, con una schiera di followers virtuali da far invidia a una star, addirittura lo usa come strumento didattico in classe (cammuffando cosi la sua incapacità come insegnante). Entrambi professori nello stesso liceo, sono agli antipodi anche come caratteri: Ernesto, intellettuale e un poco chiuso; Filippo zuzzerellone e immaturo a 50 anni, convinto di essere un grande latin lover e cin uns vita perennemente da studente universitario.Durante il film scopriamo il motivo della reciproca antipatia: in realtà da giovani i due erano amici, ma poi Marianna, fidanzata con Filippo, lo lasciò per sposare Ernesto, con cui ebbe una figlia, Nina. Tutto bene per anni, fino a quando un banale controllo medico non fece scoprire che la ragazza in realtà era figlia di Filippo. Ernesto lasciò cosi la moglie e da quel momento ha sempre vissuto solo, rifiutando perfino la figlia. Ed è proprio Nina, anni dopo, diventata regista di video, a rintracciare i due padri e lanciare loro la sfida di mettersi in gioco. Sfida che ovviamente darà il via ad una serie di situazioni esilaranti per entrambi, ma che servirà anche a farli riavvicinare non solo fra loro ma pure alla giovane (Marianna nel frattempo è morta).Oltre, ovviamente, a introdurli a un rapporto più sano con la tecnologia, senza farsi dominare da essa.
Gassman e Giallini si dividono la scena diventando mattatori quasi assoluti- a parte la giovane Nina, gli altri interpreti non è che siano molto incisivi- in una storia simpatica, apparentemente leggera ma che fornisce molti spunti per pensare alla nostra realtà. Entrambi son bravissimi nel tratteggiare i propri personaggi, una perfetta "strana  coppia", regalando ovviamente i momenti migliori del film.
Per la cronaca, io sono più Ernesto....;)






sabato 4 marzo 2017

Gli ultimi saranno ultimi, 2016



Regia di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi (Luciana), Alessandro Gassman (Stefano), Fabrizio Bentivoglio (Antonio), Irma Carolina di Monte (Manuela),Stefano Fresi (Bruno).

Luciana è un'operaia in un'azienda tessile e vive felicemente nel paese natale, assieme al marito Stefano; dopo tanti anni la donna finalmente rimane incinta del tanto desiderato figlio. Purtroppo, proprio a causa di questa gravidanza viene licenziata; dato che anche il marito è disoccupato la coppia precipita in ua spirale sempre crescente di problemi, a tal punto che la tranquilla Luciana prenderà una decisione drastica....



Una storia semplice, un piccolo dramma che chissà quanti vivono in silenzio; per riprendere il titolo, un "dramma degli ultimi", in cui tutti
Luciana è una donna semplice e felice: vive nel paese natale assieme al marito Stefano, disoccupato fanfarone che cerca sempre di mettere in atto affari da intrallazzone senza combinare nulla, ma di buon cuore e innamorato della moglie. La coppia vive bene nel suo equilibrio anche se si intuiscono qua e là delle ombre, dovute al fatto che dopo tanti anni non sono ancora riusciti ad avere un figlio. In realtà si scopre che Luciana ha avuto vari aborti, ma quando l'ennesimo tentativo va  a buon fine la gioia è grande; peccato che l giorno d'oggi i diritti dei lavoratori siano ridotti al minimo, e quindi ecco alla gioia affiancarsi i primi problemi dato che Luciana viene licenziata dalla fabbrica dove lavorava da anni a tempo determinato. Un fulmine a ciel sereno, dato che la coppia viveva proprio con quel stipendio. Da quel momento è un cadere pian piano, quasi senza accorgersi, in un baratro: porte chiuse, sopratutto dato che Luciana è incinta...e tutti sappiamo come viene vista una donna incinta- o anche già madre- che nel nostro Paese dovesse pure avere la pretesa di poter lavorare, giusto? La tranquilla e solare Luciana (molto ben tratteggiata dalla Cortellesi che sa anche donarle dei lati di oscurità brevi, ma significativi e premonitori), come tanti lavoratori al giorno d'oggi (anche la sottoscritta ci è passata) viene gettata in un abisso dal quale non riesce più a rialzarsi nonostante la buona volontà, da un qualcosa che oltretutto esula dalla sua volontà: non è certo colpa sua se le leggi italiane sono contro i lavoratori e ti impediscono di costruirti una vita dignitosa obbligandoti al precariato! 
Il film alterna quindi fasi serene (la vita con gli amici, la vita della coppia, l'attesa del figlio) a fasi dolorose, in un crescendo che porterà al dramma finale. Il tutto, alternato alla vicenda (inizialmente separata, ma poi piano piano si intreccerà con l'altra) di Antonio, timido poliziotto veneto trasferito con disonore (e durante il film scopriremo che anche lì c'è un passato doloroso) e per questo da subito inviso ai nuovi colleghi e superiori, che non fanno altro che bullizzarlo in mille modi sottili; lui stesso però, non è scevro da comportamenti fastidiosi, visto che prende in giro l'unica collega gentile con lui perchè grassa.Ma anche li, in una toccante scena ambientata durante un solitario "ultimo dell'anno", avrà modo di ricredersi e correggersi. come avrà modo di ricredersi e correggersi riguardo a Manuela, donna trans per cui aveva da subito provato simpatia ma, appena saputa la sua identità, aveva reagito trattandola male. Anche qui abbiamo alcuni "ultimi", persone con tanti dolori e vissuti sofferti e differenti, che contribuiscono al concentrato di umanità varia che anima questo film. Attori tutti molto bravi, anche i caratteristi. 
Credo che chi vedrà questa storia non potrà non ritrovarci qualcosa di sè stesso, o di qualche amico, persona cara, anche conoscente, in quanto tratta di un problema (il precariato) troppo attuale per tutti.Un film molto sensibile, con interpreti maturi e sensibili a loro volta. Passato purtroppo inosservato. Ma se vi capita, ve lo consiglio caldamente.


giovedì 2 marzo 2017

Notte degli Oscar 2017

Domenica notte si è svolta a Los Angeles la    Notte degli Oscar.
Dopo quattro giorni in cui blogger continuava a bloccarsi impedendomi di pubblicare il post, ecco a voi i premi principali e le foto dei vincitori.





MIGLIOR FILM: "Moonlight" di Barry Jenkins






MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA: Maershala Alì per "Moonlight"



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA: Emma Stone per "La la Land"






MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA: Casey Affleck per "Manchester by the sea"




MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: Viola Davis per "Barriere"



MIGLIORE REGISTA: Damien Chazelle per "La La Land"



MIGLIORE FILM STRANIERO: "Il cliente" di Ashgar Faradhi.


Tifavo per "La la land", ma devo dire che, pur non avendo visto il film vincitore, ha una tematica molto interessante e quindi spero che lo ridiano nei cinema visto il premio. 
Per quanto riguarda l'Italia, nonostante la delusione per "Fuocammare" di Francesco Rosi, si sono comunque aggiudicati un Oscar i truccatori di "Suicide Squad".
Come sempre, sono andata a cercarmi la mia parte preferita della cerimonia, ovvero "In memoriam", dove si ricordano personaggi del mondo del cinema scomparsi nell'anno precedente. L'anno scorso ce ne sono stati veramente molti, ma anche stavolta- come da qualche anno a questa parte- il filmato è stato veramente un misero omaggio: hanno fatto proprio il minimo indispensabile, anche a livello di musica e montaggio. Per truccatori, costumisti, sceneggiatori  ecc non è stato segnalato nemmeno un titolo dei film di cui si sono occupati, e per quanto riguarda attori e registi, solo alcuni hanno avuto l'onore di essere ricordati con una scena tratta dai qualche film. Se penso ai filmati dei primi anni 2000 e a come erano coinvolgenti e commoventi....

sabato 18 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), 2016

 Regia di Mel Gibson, con Andrew Garfield (Desmond Doss),Theresa Palmer (Dortohy),Vince Vaughn (Setgente Howell),Hugo Wearing (Thomas Doss), Sam Wartinghton (Capitano Glover).



Dopo l'attacco di Pearl Harbor Desmond Doss, un giovane di 23 anni, si arruolla come tanti suoi connazionali nell'esercito. In esso si distingue per una particolarità: essendo un non violento e appartenendo agli "Avventisti del settimo giorno", non ha nessuno intenzione di imbracciare un'arma per distruggere delle vite, il suo desiderio è invece quello di salvarle.
Incredibilmente e contro mille difficoltà, ce la farà, salvando 75 soldati feriti e abbandonati da tutti nella battaglia di Okinawa...



Vale davvero la pena di vedere questo film, anch'esso in lizza (meritatamente) per gli Oscar di quest'anno ( ), e tratto da una storia vera: quella di Desmond Doss, un giovane soldato che da solo e senza armi salvò 75 commilitoni feriti e altrimenti spacciati nella battaglia di Okinawa.
La scelta pacifista e non violenta del soldato Doss viene da lontano ed è particolarmente sentita: figlio di un reduce della Prima Guerra Mondiale che ha avuto la mente sconvolta da questa esperienza e che sfoga i suoi fantasmi picchiando moglie e figli, sin da piccolo (da quando colpendolo durante una litigata rischiò di uccidere il fratello) rifugge la violenza vedendola come qualcosa di innaturale e negativo, che oltretutto poco risolve nella vita delle persona, portando invece odio e sofferenze indicibili.
Tuttavia, il giovane è anche profondamente convinto non solo della giustezza della causa antinazista (e difensiva, visto che gli americani entrarono in guerra solo dopo essere stati attaccati), ma anche della sua decisione di arruolarsi per servire il suo paese. Cosa che desta perplessità in chiunque lo conosca: ed in effetti come è possibile che queste due cose convivano? Nel film la cosa è spiegata in modo semplice e non banale: per Doss, la guerra era giusta in quanto guerra di difesa, ed era convinto dell'utilità di persone che salvassero vite invece di toglierla ad altri esseri umani. Perchè per lui ogni vita umana  è davvero sacra e imperdibile, anche quella dei nemici (e difatti ha salvato anche alcuni giapponesi)
Da qui una storia molto bella e coraggiosa, non solo per il personaggio di Doss, ma anche per il punto di vista pacifista che propone; certo ammetto che molto spesso ho avuto seri dubbi sulla sua veridicità, quando pare impossibile che Doss, completamente solo e disarmato in un luogo pieno di giapponesi bastardi che sbucavano dappertutto come formiche, per lungo tempo si sia esposto cosi tanto completamente disarmato facendosi poche ferite, e che si sia ferito vistosamente solo dopo l'ultima battaglia, ma del resto la storia è vera (raccontata anche in un libro) e quindi ....

Un film molto ben fatto che alterna momenti di inevitabile violenza realistica ("Salvate il soldato Ryan" ha davvero fatto scuola in tal senso) a momenti di riflessione (dovuti in gran parte alla figura del padre di Doss, molto ben interpretata da Howell che tratteggia un personaggio umano e profondo per cui non si può non provare compassione nonostante tutto) e momenti di tenerezza (quelli con la fidanzata Dorothy). Ogni personaggio è caratrerizzato in maniera umana e non banale anche quando non ha grandissimo spazio (tutti i commilitoni di Doss, in particolare il "soldato stupido" che inizialmente era suo nemico e che poi ha saputo ammettere il suo errore e riconoscere la sua grandezza), e altra figura molto bella è quella del sergente interpretato da Vince Vaughn, che sotto i modi simili a quelli del tenente di "Full metal jacket" nasconde una grande umanità e intelligenza. Per quanto riguarda il protagonista, per ui parlano i suoi ideali e la sua aria da ragazzo semplice e umile, di cui conquista il bel sorriso.
Fil  molto bello anche se molto duro (la sottoscritta nelle scene più dure ha tenuto per buona parte gli occhi chiusi, altrimenti non avrebbe retto), ma che vale la pena di vedere. E francamente, tifo anche per lui ai prossimi Oscar.








sabato 4 febbraio 2017

La La Land, 2016

 Regia di Damien Chazelle, con Ryan Gosling (Sebastian Wilder), Emma Stone (Mia Dolan),John Legend (Keith),Rosemarie De Witt (Laura Wilder).


Il pianista jazz Sebastian e l'aspirante attrice Mia si incontrano e si innamorano a Los Angeles, mentre da tempo sbarcano il lunario cercando di realizzare i rispettivi sogni. Vanno a vivere insieme ma quando al fortuna comincerà a girare dalla loro parte cominceranno anche le difficoltà sentimentali....




Il film più atteso di questo inizio 2017, trionfatore ai Golden Globes (con sette premi vinti) e dato per favorito alla prossima cerimonia dell'Oscar è un musical di stampo "classico" che dimostra come questo genere, seppure non più in auge come negli anni '50/'60, non è affatto spacciato come molti lo considerano.
La storia ha importanza fino a un certo punto: i veri "mattatori" in questo film sono la musica (giustamente, visto il genere), e la parte visiva del film, ovvero costumi, colori, scenografia. Non ho trovato infatti molto coinvolgente la storia d'amore tra i due protagonisti, anzi non sono proprio riuscita a vederli come coppia se non nelle scene di ballo e canto;e anche  i due personaggi presi da soli, nonostante la bravura dei due interpreti (anche se non capirò mai come Emma Stone possa essere ritenuta una delle attrici più belle del momento, visto che mi sembra piuttosto bruttarola) non mi hanno particolarmente interessato: lei dal talento piuttosto dubbio, lui indubbiamente talentuoso ma troppo rigido (come in seguito gli fa notare l'amico/collega), sicuramente entrambi due sognatori a dispetto di tutto, come del resto recita la dedica del film rivolta appunto "ai folli e ai sognatori". Per questo sicuramente teneri e simpatici, si finisce comunque per tifare per loro, e si prova una punta di delusione alla fine. Ma ho visto personaggi decisamente migliori.
Mi sono goduta appieno invece la parte musicale e visiva del film: ambientato in una Los Angeles dei giorni nostri ma che ricorda molto quella classica dei musical anni '50- sopratutto per il fatto di essere ambientata in luoghi dove si girano film e spettacoli, sempre di rimando ai sogni dei due protagonisti- anche nell'abbigliamento dei personaggi rispecchia questo stile, ho amato molto i costumi di Mia e quelli delle sue amiche, sopratutto nella scena dove escono per andare a una festa, le scene al planetario (in particolare il ballo tra le stelle), o la scena sulla panoramica della città (ripresa anche dalla locandina del film; il regista a mio avviso dimostra di conoscere il suo mestiere piuttosto bene dato che il film "fila" molto bene e, seppure in certi momenti sembra si dilunghi un po', non cade nella noia che si rischia sempre con questo tipo di film.
come dicevo sopra, il film è il super favorito ai prossimi Oscar con ben 14 candidature, eguagliando il record di "Eva contro Eva" e "Titanic. Io faccio il tifo!!!