sabato 1 aprile 2017

La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast), 2016



Regia di Bill Condon,con Emma Watson (Belle), Dan Stevens (Bestia),Kevin Kline (Maurice), Luke Evans (Gaston), Emma Thompson (Mrs Brick), Ewan McGregor (Lumiere), Ian McKellen (Tockins), Josh Gad (Le Tont), Nathan Mack (Chicco).




La giovane Belle vive in un paesino di campagna col padre Maurice, stravagante inventore.Anche la figlia, ragazza intelligente a cui piace leggere e immergersi in altri mondi,viene considerata dal paese “diversa”, nonostante sia corteggiata (in malo modo e piuttosto insistentemente)dall’antipatico Gaston, l’uomo più popolare del paese.
Un giorno Maurice si perde nel bosco e trova rifugio in un vecchio castello abbandonato;come il poveretto terrorizzato non tarda a scoprire, il padrone di casa è un individuo mezzo uomo e mezzo bestia, che lo minaccia di morte per aver violato la sua casa.Per fortuna arriva Belle che si offre come ostaggio al posto del padre,accettando di rimanere a vivere con la bestia.Dopo qualche iniziale incomprensione, e grazie all’aiuto dei simpatici domestici Tockins, Lumiere e Mrs Brick ( un orologio, un candelabro e una teiera),i due imparano a conoscersi bene e nasce una dolce simpatia tra di loro, che però dovrà affrontare mille pregiudizi e…un magico incantesimo.



Sono già passati 25 anni (26 dalla realizzazione del film) da quando, in terza media, andai a vedere al cinema "La bella e la Bestia" di Walt Disney, rimasto nel tempo uno dei film d'animazione mai realizzati a mio avviso. Ed ecco che oggi mi ritrovo al cinema a vedere questo remake con attori in carne ed ossa, di cui non mi pare si sentisse il bisogno ma pazienza....

Iniziamo dicendo che è , in sè, un film gradevole e carino, che si lascia vedere e coinvolge lo spettatore quel tanto che basta. Purtroppo il paragone con l'originale è inevitabile, e ne esce sconfitto seppure con alcuni punti di forza.
L'atmosfera gotica spesso presente nel cartone è andata perduta, cosi come la forza dei personaggi di contorno come i servitori-mobili: Tockins, Lumiere, Mrs Brick, Spolverina, l'armadio ecc- seppure finemente riprodotti con la tecnologia- non regalano lo stesso brio alle scene in cui compaiono come invece  succedeva nel cartone animato, cosa che fece dei piccoli personaggi caratteristi uno dei punti di forza del film. E il cambiamento delle canzoni che senso ha? Hanno preso e ridoppiato le stesse canzoni del film del 1991, cambiando alcune parole, in alcuni casi facendo diventare la cosa un po' ridicola :ad esempio, nella "Canzone di Belle" iniziale, Belle dice "è dal giorno in cui arrivammo/ che mio padre e io pensiamo che sia cosi provinciale", riferito al paesino dove vive. Ora, a parte che fa passare Belle come una snob che non può apprezzare la vita semplice di un piccolo villaggio e i suoi abitanti...ma che cosa pensavano di trovare in uno sperduto paesino di provincia, la vita della metropoli parigina da cui provenivano?!


Per quanto riguarda invece gli attori, non mi è dispiaciuta Emma Watson nei panni di Belle, una ragazza dinamica e moderna che lotta per realizzare le sue aspirazioni, mi è sembrato un tantinello incolore    nei panni della Bestia- e spesso si sforza troppo di imitare quello del cartone- mi è piaciuto molto Luke Evans nei panni di Gaston, ridicolo e orribile allo stesso tempo. In generale tutti funzionano bene, senza grandi picchi. 
Una novità che mi è piaciuta molto è il personaggio di Le Tont: non più l'amico cretino sempre agli ordini di Gaston, ma un personaggio con una sua personalità, un po' ridicolo ma non stupido e cattivo, che alla fine si redime. La presunta polemica sulla sua "omosessualità" per me è fondata sul nulla: per tutta la durata del film infatti il personaggio non fa o dice nulla che possa far pensare, anche solo lontanamente, al fatto che sia innamorato di Gaston (e non ci sarebbe stato nulla di male), e solo alla fine, nella scena del ballo, si intravede per due secondi Le Ton che balla con un uomo, ma la cosa viene fatta passare per un semplice scambio di ballerini mal riuscito. 
Nel complesso comunque promosso, se preso come film a sè- e come ennesima traposizione cinematografica della favola- è un film molto godibile per tutti.



lunedì 27 marzo 2017

Una notte con la regina (A Royal Night out), 2016



Regia di Julian Jarrold, con Sarah Gadon (Elizabeth),Bel Powley (Margaret),Emily Watson (Regina Elizabeth),Rupert Everett (Re George), Jack Reynor (Jack Hodge).

8 maggio 1945: la guerra è appena terminata e l'Inghilterra si prepara a festeggiare la fine del conflitto. Anche le giovani principesse Elizabeth e Margaret vorrebbero uscire e unirsi a balli e festeggiamenti, ma la regina madre è fermamente contraria in quanto sarebbe inappropriato oltrechè rischioso per la loro incolumità. dopo qualche battibecco familiare, il padre Re Giorgio dà alle figlie il permesso di partecipare a un ballo che si terrà al Ritz; peccato che una volta arrivate le ragazze scoprano che il ballo è riservato solo a nobili parrucconi molto più vecchi di loro. Approfittando di una distrazione delle due guardie del corpo che le scortano, Margaret fugge e scompare nella notte londinese mescolandosi alla folla; Elizabeth si lancia all'inseguimento della sorella aiutata da Jack, giovane soldato da poco rientrato in patria....


Una delle mie canzoni preferite dice: " Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando/ in un marzo di polvere di fuoco/ e come il nonno di oggi sia stato il ragazzo di ieri..."; ed in effetti oggi a molti potrebbe sembrare impossibile pensare che c'è stato un tempo in cui la compassata Regina D'Inghilterra era un'adolescente ribelle che combatteva con i genitori per avere il permesso di andare a ballare....
Eppure è stato proprio cosi: l'episodio in questione accadde veramente, anche se Julian Jarrold in questo film ha poi ricamato una vicenda di fantasia molto carina, godibile e anche divertente.
Mentre il padre Giorgio V prepara il discorso alla nazione per annunciare la fine della guerra, le due giovani figlie Elizabeth e Margaret sono in fibrillazione per gli imminenti festeggiamenti per le strade di Londra,  a cui vorrebbero tanto partecipare; ma l'inflessibile Regina Madre non ammette deroghe all'etichetta reale, nmmeno in casi eccezionali. Le principesse non demordono e si apre una divertente scena di battibecchi familiari tipici di chi ha figli adolescenti, solo con la consapevolezza che la famiglia in questione non è certo come tutte le altre...infine-come spesso accade anche nelle famiglie comuni, papà Giorgio V si mostra più malleabile della moglie (un po' per buonsenso, un po' perchè stressato dalla preparazione dell'imminente discorso alla nazione) e finalmente dà il suo consenso a che le figlie partecipino ai festeggiamenti, con il particolare ordine a Elizabeth di osservare  e riferire le reazioni della gente al suo discorso.
Peccato che il ballo in questione sia...come descritto nella trama, e quindi quanto di più lontano da ciò che le giovani principesse speravano! Ma ci pensa Margaret, la ribelle di famiglia, a movimentare la serata, eludendo la sorveglianza e costringendo la saggia e controllata Elizabeth ad inseguirla per riportarla indietro sana e salva. Cosa che si rivela assolutamente necessaria visto che la vivace principessa si ficca davvero in situazioni pericolose, venendo scambiata addirittura per una prostituta e abbordata da alcuni squallidi individui! Elizabeth invece vivrà una romantica- e platonica- avventura con Jack, un giovane soldato che ignora la sua identità ma decide di aiutarla a cercare la sorella, e grazie al quale aprirà un po' gli occhi sulla guerra, vedendo le cose da una nuova prospettiva.
Nulla di eclatante, comunque un film molto carino ben interpretato dalle due protagoniste- anche se go trovato Margaret talvolta eccessivamente caricata- e dai comprimari Emily Watson e Rupert Everett nel duplice ruolo di coppia reale e genitori di due adolescenti.




domenica 26 marzo 2017

Giorgio Capitani

E' morto a Viterbo all'età di 90 anni il regista Giorgio Capitani.
Nato a Parigi nel 1927, inizia la sua carriera negli anni '50 con film di tipo mitologico o commedie ("che notte, ragazzi" (1966), "L'arcangelo" (1969)," Pane,burro e marmellata" (1977),"Vai avanti tu che mi vien da ridere" (1982), "Missione eroica- I pompieri 2" (1987).
Contemporaneamente realizza anche lavori televisi ("Un cane sciolto", "E non se ne vogliono andare!", "Un prete fra noi"), diventando nella seconda metà degli anni '90 uno dei principali registi del genere con due dei prodotti più amati dal pubblico: "Il maresciallo Rocca" e "Commesse". Tra i suoi lavori anche "Papa Giovanni" (2000), "Rita da Cascia" (2002), "Edda Ciano" (2005), "Mai storie d'amore in cucina" (2003), "Papa Luciani- Il sorriso di Dio" (2006), "Il generale Dalla Chiesa" (2008), "Ho sposato uno sbirro" (2008), "Il restauratore" (2012).





venerdì 24 marzo 2017

Cino Tortorella

E' morto a 90 anni il celebre presentatore televisivo Cino Tortorella, il celebre  "Mago Zurlì" che ha accompagnato e divertito generazioni di bambini in tv con le sue trasmissioni.
Vero nome Felice, era nato a Ventimiglia nel 1927. Sin da giovane coltivò la passione per il teatro, tanto che partecipò alla selezione per la Scuola D'Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, e fu trai 15 vincitori (su 1500); grazie anche a questa sua esperienza nel 1956 promosse la messa in scena di uno spettacolo teatrale per ragazzi intitolato "Zurlì, mago Lipperlì", dalla quale fu tratta la sceneggiatura del suo primo programma televisivo  "Zurlì, il mago del giovedì", andato in onda nel 1959. Fu Umberto Eco, allora tra i principali funzionari Rai, a proporlo per la tv di Stato dell'epoca, dove nel 1959 andò in onda la prima puntata del programma da lui ideato: lo "Zecchino D'oro", un festival di canzoni per bambini da lui stesso presentato nel ruolo del "Mago Zurlì". Con questo programma (che penso non abbia bisogno di presentazione per nessuno) non solo ha fatto la storia della tv italiana ma è anche entrato nel Guinnes dei Primati come "trasmissione presentata per più anni di seguito dallo stesso conduttore", dato che ne fu il conduttore fino al 2008.
In seguito, fu autore e regista di altre storiche trasmissioni, quasi tutte indirizzate a bambini e ragazzi: "Chissà chi lo sa?", "Dirodorlando", "Birimbao", "Telebigino" (una trasmissione andata in onda su Antenna 3 e condotta assieme a Roberto Vecchioni, in cui i ragazzi in difficoltà con i compiti a casa ricevevano aiuto e consigli dal cantautore all'epoca ancora insegnante), "Bravo bravissimo".
Nel 2009, una grave decisione: sia lui che tutti i più importanti persnaggi dello Zecchino vengono "fatti fuori" dal nuovo direttore dell'Antoniano di Bologna, volto a modernizzare la trasmissione, che rimasta cosi snaturata negli ultimi anni ha sicuramente perso quasi tutto il suo smalto. Tortorella ci rimase malissimo, giustamente visto che ne era l'autore e creatore!
Fino all'ultimo ha lavorato e collaborato a progetti per l'infanzia e per i ragazzi, purtroppo non sempre ascoltato nella tv di oggi, dove evidentemente una persona con competenza e sensibilità adeguate risulta fuori luogo e dove la tv dei bambini ormai non esiste più, se non come mero proporre cartoni animati. Niente più programmi di intrattenimento dove però potevi anche imparare qualcosa , come poteva anche essere "Bim Bum Bam".
E pensare che nonostante tutto, Cino Tortorella ancora si dava da fare ideando progetti per bambini e ragazzi, ultimo dei quali nel sociale, intitolato "anche io ho qualcosa da dire": un progetto portato in giro per le scuole, riguardante bullismo, cyberbullismo e i pericoli che la Rete può nascondere per i giovanissimi.
A riguardo, ecco l'articolo di qualcuno che l'ha conosciuto bene:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/24/cino-tortorella-voglio-ricordarti-come-eri/3472266/

Malinconicamente, un'altro pezzettino che se ne va di un'epoca ormai sempre più lontana. 
Un professionista serio e una persona generosa che ha fatto tanto per i bambini e i ragazzi di tante generazioni, regalando loro sorrisi e sogni. Mi spiace davvero tanto!




giovedì 23 marzo 2017

Tomas Millian

E' morto oggi a Miami, all'età di 84 annii, il celebre attore Tomas Millian, in Italia diventato un personaggio cult degli anni '70 con la serie di film trash in cui iinterpretava il famoso "ER Monnezza".
Vero nome Tomas Quintin Rodriguez Millian, era nato a L'Avana nel 1933, lasciò assieme alla madre il paese natale a 12 anni dopo il suicidio del padre, ed emigrarono gli Stati Uniti, dove il ragazzo crebbe e si iscrisse all'Università dell'Accademia teatrale di Miami.
Dopo aver esordito a Broadway e in alcune serie tv americane, arrivò in Italia nei primi anni '60,lavorando inizialmente con alcuni dei più grandi registi dell'epoca (Pasolini, Bolognini, Visconti), per poi approdare al cinema popolare: negli anni '70 diventa un divo dei cosiddetti "poliziotteschi" nel ruolo di Nico Giraldi, detto "er Monnezza", poliziotto supertrash dai modi poco ortodossi, il personaggio più celebre della sua carriera.
Dopo l'ezploit degli anni '70, tornò un po' in ombra anche se continuò a lavorare sia in Italia che in USA (dove si è trasferito nei primi anni '90), non solo al cinema ma anche in tv e a teatro.
Alcuni suoi film: "Il bell'Antonio" (1960), "Gli indifferenti" (1974), "Il tormento e l'estasi" (1975),"La resa dei conti" (1967), "Banditi a Milano" (1968), "squadra volante" (1974),"Milano odia: la polizia non può sparare" (1975), "Il giustiziere sfida la città" (1975), "Il trucido e lo sbirro" (1976),"squadra antimafia" (1978), e tantissimi altri.
Stupiti di vedere che un attore che ha trovato la popolarità con un personaggio trash in realtà aveva studiato molto e lavorato con registi italiani e USA? ricordatevi che è molto più difficile far ridere che far piangere....












lunedì 20 marzo 2017

Il Commissario Montalbano: Un covo di vipere, 2017



Regia di, con Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Fazio), Valentina Lodovini (Giovanna ), Sonia Bergamasco (Livia),



Il commissario Montalbano è alle prese con l'uccisione di Cosimo Barletta, pensionato ragioniere trovato morto nella sua villetta, e a quanto pare "ucciso due volte": prima è stato avvelenato e poi qualcuno gli ha sparato in faccia.

Barletta, vedovo con due figli, non era uno stinco di santo: non solo praticava in segreto anche l'attività di usuraio che ha mandato sul lastrico tante persone, ma aveva il vizietto delle donne belle e giovani, che fotografava di nascosto durante gli amplessi e poi spesso ricattava quando volevano lasciarlo.
Di carne al fuoco insomma ce n'è tanta, considerando anche il fatto che il defunto aveva intenzione di redigere un testamento dove faceva notevoli differenze tra i due figli.
Nel frattempo, Montalbano e Livia fanno amicizia con un senzatetto che bazzica per le loro strade e vive in una grotta poco lontano..



Arriva puntuale (stavolta pubblicizzata anche al cinema) la trasposizione di uno dei più controversi libri di Andrea Camilleri, forse uno di quelli più difficili da rendere sullo schermo per la complessità dei caratteri dei personaggi e la scabrosità della vicenda.

Alla galleria di "femme fatale" che spesso compaiono nelle storie di Camilleri si aggiunge questa terribile Giovanna della Bravissima Valentini Lodovini, che nasconde un agghiacciante segreto a cui si arriva pian piano e che supera le più fosche aspettative di Montalbano, che pure è ben abituato agli abissi dell'animo umano.
Come da trama, il defunto Cosimo è uno dei personaggi più abietti che si possa immaginare: usuraio, sfruttatore e ricattatore di donne giovani e indifese, e come se nn bastasse viscido e subumano anche in famiglia. Non che i figli siano meglio, e in effetti complimenti agli sceneggiatori che hanno saputo tratteggiare questo vero e proprio "covo di vipere" senza morbosità, esagerazioni o patetismo, visto che il rischio era dietro l'angolo. Unico personaggio positivo fra quelli nuovi, il senza tetto interpretato  benissimo da Alessandro Haber.
Bello vedere come la coppia Montalbano-Livia, ormai matura, vive tranquillamente nel proprio equilibrio e ha superato gli scossoni a cui è stata sottoposta nei precedenti episodi: a mio avviso Sonia Bergamasco non fa rimpiangere Katharina Bohm e anzi, dà un tono più leggero e ironico al suo personaggio.
Piccolo appunto: sarà il periodo particolare, sarà l'età...ma non posso non notare segni di invecchiamento nei vari personaggi storici, come Mimì, Fazio, Catarella...unico a non cambiare mai l'irascibile e golosissimo dottor Pasquano. La cosa è ovviamente fisiologica, dato che ormai sono passati vent'anni dalla messa in onda del primo episodio, eppure mi ha messo un po' di malinconia, oltre a rinsaldare l'affetto che provo per questi personaggi, in fondo cresciuti con me.....





domenica 12 marzo 2017

Beata ignoranza, 2017



Regia di Massimiliano Bruno,con Alessandro Gassman (Filippo), Marco Giallini (Ernesto), Teresa Romagnoli (Nina),Valeria Bilello (Margherita) Carolina Crescentini (Marianna),


Ernesto e Filippo sono due professori in un liceo, dalle personalità completamente opposte e dalle opposte vedute riguardo alla tecnologia: se Ernesto è contro la tecnologia e orgogliosamente estraneo al mondo dei social network, Filippo non può farne a meno e la utilizza pure in classe. Ciò è causa di continui battibecchi fra i due, fino a una terribile lite che viene filmata e messa in rete da uno studente, e che in pochissimo tempo diventa virale.
A questo punto nella vita dei due rientra Nina, figlia di Ernesto che da anni non ha rapporti con il padre e che, decisa a realizzare un video  che tratta dell'influenza della tecnologia sui rapporti sociali, lancia loro una sfida: mettersi ognuno nei panni dell'altro per qualche tempo. E quindi, Ernesto dovrà accedere al mondo dei social network mentre Filippo dovrà disintossicarsene.
I due accettano la sfida, ma ovviamente le cose non saranno semplici....




Commedia carina con due dei migliori attori italiani che si dividono la scena in un incontro- scontro su un tema molto attuale: l'influenza che la tecnologia ha sulle nostre vite, volente o nolente.
Qui abbiamo due personaggi che a riguardo sono totalmente agli antipodi: se Ernesto si vanta di non sapere nemmeno accendere un pc (ritenendo la tecnologia il male assoluto), Filippo ne è dipendente in modo patologico e patetico: sempre sui social, sempre a farsi selfie da postare in ogni occasione, con una schiera di followers virtuali da far invidia a una star, addirittura lo usa come strumento didattico in classe (cammuffando cosi la sua incapacità come insegnante). Entrambi professori nello stesso liceo, sono agli antipodi anche come caratteri: Ernesto, intellettuale e un poco chiuso; Filippo zuzzerellone e immaturo a 50 anni, convinto di essere un grande latin lover e cin uns vita perennemente da studente universitario.Durante il film scopriamo il motivo della reciproca antipatia: in realtà da giovani i due erano amici, ma poi Marianna, fidanzata con Filippo, lo lasciò per sposare Ernesto, con cui ebbe una figlia, Nina. Tutto bene per anni, fino a quando un banale controllo medico non fece scoprire che la ragazza in realtà era figlia di Filippo. Ernesto lasciò cosi la moglie e da quel momento ha sempre vissuto solo, rifiutando perfino la figlia. Ed è proprio Nina, anni dopo, diventata regista di video, a rintracciare i due padri e lanciare loro la sfida di mettersi in gioco. Sfida che ovviamente darà il via ad una serie di situazioni esilaranti per entrambi, ma che servirà anche a farli riavvicinare non solo fra loro ma pure alla giovane (Marianna nel frattempo è morta).Oltre, ovviamente, a introdurli a un rapporto più sano con la tecnologia, senza farsi dominare da essa.
Gassman e Giallini si dividono la scena diventando mattatori quasi assoluti- a parte la giovane Nina, gli altri interpreti non è che siano molto incisivi- in una storia simpatica, apparentemente leggera ma che fornisce molti spunti per pensare alla nostra realtà. Entrambi son bravissimi nel tratteggiare i propri personaggi, una perfetta "strana  coppia", regalando ovviamente i momenti migliori del film.
Per la cronaca, io sono più Ernesto....;)






sabato 4 marzo 2017

Gli ultimi saranno ultimi, 2016



Regia di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi (Luciana), Alessandro Gassman (Stefano), Fabrizio Bentivoglio (Antonio), Irma Carolina di Monte (Manuela),Stefano Fresi (Bruno).

Luciana è un'operaia in un'azienda tessile e vive felicemente nel paese natale, assieme al marito Stefano; dopo tanti anni la donna finalmente rimane incinta del tanto desiderato figlio. Purtroppo, proprio a causa di questa gravidanza viene licenziata; dato che anche il marito è disoccupato la coppia precipita in ua spirale sempre crescente di problemi, a tal punto che la tranquilla Luciana prenderà una decisione drastica....



Una storia semplice, un piccolo dramma che chissà quanti vivono in silenzio; per riprendere il titolo, un "dramma degli ultimi", in cui tutti
Luciana è una donna semplice e felice: vive nel paese natale assieme al marito Stefano, disoccupato fanfarone che cerca sempre di mettere in atto affari da intrallazzone senza combinare nulla, ma di buon cuore e innamorato della moglie. La coppia vive bene nel suo equilibrio anche se si intuiscono qua e là delle ombre, dovute al fatto che dopo tanti anni non sono ancora riusciti ad avere un figlio. In realtà si scopre che Luciana ha avuto vari aborti, ma quando l'ennesimo tentativo va  a buon fine la gioia è grande; peccato che l giorno d'oggi i diritti dei lavoratori siano ridotti al minimo, e quindi ecco alla gioia affiancarsi i primi problemi dato che Luciana viene licenziata dalla fabbrica dove lavorava da anni a tempo determinato. Un fulmine a ciel sereno, dato che la coppia viveva proprio con quel stipendio. Da quel momento è un cadere pian piano, quasi senza accorgersi, in un baratro: porte chiuse, sopratutto dato che Luciana è incinta...e tutti sappiamo come viene vista una donna incinta- o anche già madre- che nel nostro Paese dovesse pure avere la pretesa di poter lavorare, giusto? La tranquilla e solare Luciana (molto ben tratteggiata dalla Cortellesi che sa anche donarle dei lati di oscurità brevi, ma significativi e premonitori), come tanti lavoratori al giorno d'oggi (anche la sottoscritta ci è passata) viene gettata in un abisso dal quale non riesce più a rialzarsi nonostante la buona volontà, da un qualcosa che oltretutto esula dalla sua volontà: non è certo colpa sua se le leggi italiane sono contro i lavoratori e ti impediscono di costruirti una vita dignitosa obbligandoti al precariato! 
Il film alterna quindi fasi serene (la vita con gli amici, la vita della coppia, l'attesa del figlio) a fasi dolorose, in un crescendo che porterà al dramma finale. Il tutto, alternato alla vicenda (inizialmente separata, ma poi piano piano si intreccerà con l'altra) di Antonio, timido poliziotto veneto trasferito con disonore (e durante il film scopriremo che anche lì c'è un passato doloroso) e per questo da subito inviso ai nuovi colleghi e superiori, che non fanno altro che bullizzarlo in mille modi sottili; lui stesso però, non è scevro da comportamenti fastidiosi, visto che prende in giro l'unica collega gentile con lui perchè grassa.Ma anche li, in una toccante scena ambientata durante un solitario "ultimo dell'anno", avrà modo di ricredersi e correggersi. come avrà modo di ricredersi e correggersi riguardo a Manuela, donna trans per cui aveva da subito provato simpatia ma, appena saputa la sua identità, aveva reagito trattandola male. Anche qui abbiamo alcuni "ultimi", persone con tanti dolori e vissuti sofferti e differenti, che contribuiscono al concentrato di umanità varia che anima questo film. Attori tutti molto bravi, anche i caratteristi. 
Credo che chi vedrà questa storia non potrà non ritrovarci qualcosa di sè stesso, o di qualche amico, persona cara, anche conoscente, in quanto tratta di un problema (il precariato) troppo attuale per tutti.Un film molto sensibile, con interpreti maturi e sensibili a loro volta. Passato purtroppo inosservato. Ma se vi capita, ve lo consiglio caldamente.


giovedì 2 marzo 2017

Notte degli Oscar 2017

Domenica notte si è svolta a Los Angeles la    Notte degli Oscar.
Dopo quattro giorni in cui blogger continuava a bloccarsi impedendomi di pubblicare il post, ecco a voi i premi principali e le foto dei vincitori.





MIGLIOR FILM: "Moonlight" di Barry Jenkins






MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA: Maershala Alì per "Moonlight"



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA: Emma Stone per "La la Land"






MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA: Casey Affleck per "Manchester by the sea"




MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: Viola Davis per "Barriere"



MIGLIORE REGISTA: Damien Chazelle per "La La Land"



MIGLIORE FILM STRANIERO: "Il cliente" di Ashgar Faradhi.


Tifavo per "La la land", ma devo dire che, pur non avendo visto il film vincitore, ha una tematica molto interessante e quindi spero che lo ridiano nei cinema visto il premio. 
Per quanto riguarda l'Italia, nonostante la delusione per "Fuocammare" di Francesco Rosi, si sono comunque aggiudicati un Oscar i truccatori di "Suicide Squad".
Come sempre, sono andata a cercarmi la mia parte preferita della cerimonia, ovvero "In memoriam", dove si ricordano personaggi del mondo del cinema scomparsi nell'anno precedente. L'anno scorso ce ne sono stati veramente molti, ma anche stavolta- come da qualche anno a questa parte- il filmato è stato veramente un misero omaggio: hanno fatto proprio il minimo indispensabile, anche a livello di musica e montaggio. Per truccatori, costumisti, sceneggiatori  ecc non è stato segnalato nemmeno un titolo dei film di cui si sono occupati, e per quanto riguarda attori e registi, solo alcuni hanno avuto l'onore di essere ricordati con una scena tratta dai qualche film. Se penso ai filmati dei primi anni 2000 e a come erano coinvolgenti e commoventi....

sabato 18 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), 2016

 Regia di Mel Gibson, con Andrew Garfield (Desmond Doss),Theresa Palmer (Dortohy),Vince Vaughn (Setgente Howell),Hugo Wearing (Thomas Doss), Sam Wartinghton (Capitano Glover).



Dopo l'attacco di Pearl Harbor Desmond Doss, un giovane di 23 anni, si arruolla come tanti suoi connazionali nell'esercito. In esso si distingue per una particolarità: essendo un non violento e appartenendo agli "Avventisti del settimo giorno", non ha nessuno intenzione di imbracciare un'arma per distruggere delle vite, il suo desiderio è invece quello di salvarle.
Incredibilmente e contro mille difficoltà, ce la farà, salvando 75 soldati feriti e abbandonati da tutti nella battaglia di Okinawa...



Vale davvero la pena di vedere questo film, anch'esso in lizza (meritatamente) per gli Oscar di quest'anno ( ), e tratto da una storia vera: quella di Desmond Doss, un giovane soldato che da solo e senza armi salvò 75 commilitoni feriti e altrimenti spacciati nella battaglia di Okinawa.
La scelta pacifista e non violenta del soldato Doss viene da lontano ed è particolarmente sentita: figlio di un reduce della Prima Guerra Mondiale che ha avuto la mente sconvolta da questa esperienza e che sfoga i suoi fantasmi picchiando moglie e figli, sin da piccolo (da quando colpendolo durante una litigata rischiò di uccidere il fratello) rifugge la violenza vedendola come qualcosa di innaturale e negativo, che oltretutto poco risolve nella vita delle persona, portando invece odio e sofferenze indicibili.
Tuttavia, il giovane è anche profondamente convinto non solo della giustezza della causa antinazista (e difensiva, visto che gli americani entrarono in guerra solo dopo essere stati attaccati), ma anche della sua decisione di arruolarsi per servire il suo paese. Cosa che desta perplessità in chiunque lo conosca: ed in effetti come è possibile che queste due cose convivano? Nel film la cosa è spiegata in modo semplice e non banale: per Doss, la guerra era giusta in quanto guerra di difesa, ed era convinto dell'utilità di persone che salvassero vite invece di toglierla ad altri esseri umani. Perchè per lui ogni vita umana  è davvero sacra e imperdibile, anche quella dei nemici (e difatti ha salvato anche alcuni giapponesi)
Da qui una storia molto bella e coraggiosa, non solo per il personaggio di Doss, ma anche per il punto di vista pacifista che propone; certo ammetto che molto spesso ho avuto seri dubbi sulla sua veridicità, quando pare impossibile che Doss, completamente solo e disarmato in un luogo pieno di giapponesi bastardi che sbucavano dappertutto come formiche, per lungo tempo si sia esposto cosi tanto completamente disarmato facendosi poche ferite, e che si sia ferito vistosamente solo dopo l'ultima battaglia, ma del resto la storia è vera (raccontata anche in un libro) e quindi ....

Un film molto ben fatto che alterna momenti di inevitabile violenza realistica ("Salvate il soldato Ryan" ha davvero fatto scuola in tal senso) a momenti di riflessione (dovuti in gran parte alla figura del padre di Doss, molto ben interpretata da Howell che tratteggia un personaggio umano e profondo per cui non si può non provare compassione nonostante tutto) e momenti di tenerezza (quelli con la fidanzata Dorothy). Ogni personaggio è caratrerizzato in maniera umana e non banale anche quando non ha grandissimo spazio (tutti i commilitoni di Doss, in particolare il "soldato stupido" che inizialmente era suo nemico e che poi ha saputo ammettere il suo errore e riconoscere la sua grandezza), e altra figura molto bella è quella del sergente interpretato da Vince Vaughn, che sotto i modi simili a quelli del tenente di "Full metal jacket" nasconde una grande umanità e intelligenza. Per quanto riguarda il protagonista, per ui parlano i suoi ideali e la sua aria da ragazzo semplice e umile, di cui conquista il bel sorriso.
Fil  molto bello anche se molto duro (la sottoscritta nelle scene più dure ha tenuto per buona parte gli occhi chiusi, altrimenti non avrebbe retto), ma che vale la pena di vedere. E francamente, tifo anche per lui ai prossimi Oscar.








sabato 4 febbraio 2017

La La Land, 2016

 Regia di Damien Chazelle, con Ryan Gosling (Sebastian Wilder), Emma Stone (Mia Dolan),John Legend (Keith),Rosemarie De Witt (Laura Wilder).


Il pianista jazz Sebastian e l'aspirante attrice Mia si incontrano e si innamorano a Los Angeles, mentre da tempo sbarcano il lunario cercando di realizzare i rispettivi sogni. Vanno a vivere insieme ma quando al fortuna comincerà a girare dalla loro parte cominceranno anche le difficoltà sentimentali....




Il film più atteso di questo inizio 2017, trionfatore ai Golden Globes (con sette premi vinti) e dato per favorito alla prossima cerimonia dell'Oscar è un musical di stampo "classico" che dimostra come questo genere, seppure non più in auge come negli anni '50/'60, non è affatto spacciato come molti lo considerano.
La storia ha importanza fino a un certo punto: i veri "mattatori" in questo film sono la musica (giustamente, visto il genere), e la parte visiva del film, ovvero costumi, colori, scenografia. Non ho trovato infatti molto coinvolgente la storia d'amore tra i due protagonisti, anzi non sono proprio riuscita a vederli come coppia se non nelle scene di ballo e canto;e anche  i due personaggi presi da soli, nonostante la bravura dei due interpreti (anche se non capirò mai come Emma Stone possa essere ritenuta una delle attrici più belle del momento, visto che mi sembra piuttosto bruttarola) non mi hanno particolarmente interessato: lei dal talento piuttosto dubbio, lui indubbiamente talentuoso ma troppo rigido (come in seguito gli fa notare l'amico/collega), sicuramente entrambi due sognatori a dispetto di tutto, come del resto recita la dedica del film rivolta appunto "ai folli e ai sognatori". Per questo sicuramente teneri e simpatici, si finisce comunque per tifare per loro, e si prova una punta di delusione alla fine. Ma ho visto personaggi decisamente migliori.
Mi sono goduta appieno invece la parte musicale e visiva del film: ambientato in una Los Angeles dei giorni nostri ma che ricorda molto quella classica dei musical anni '50- sopratutto per il fatto di essere ambientata in luoghi dove si girano film e spettacoli, sempre di rimando ai sogni dei due protagonisti- anche nell'abbigliamento dei personaggi rispecchia questo stile, ho amato molto i costumi di Mia e quelli delle sue amiche, sopratutto nella scena dove escono per andare a una festa, le scene al planetario (in particolare il ballo tra le stelle), o la scena sulla panoramica della città (ripresa anche dalla locandina del film; il regista a mio avviso dimostra di conoscere il suo mestiere piuttosto bene dato che il film "fila" molto bene e, seppure in certi momenti sembra si dilunghi un po', non cade nella noia che si rischia sempre con questo tipo di film.
come dicevo sopra, il film è il super favorito ai prossimi Oscar con ben 14 candidature, eguagliando il record di "Eva contro Eva" e "Titanic. Io faccio il tifo!!!




sabato 28 gennaio 2017

L'ora legale, 2017

Regia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, con Savatore Ficarra (Salvo), Valentino Picone (Valentino), Leo Gullotta (Don Raffaele),Tony Sperandeo (Gaetano Patanè),Vincenzo Amato (Pierpaolo Natoli), Eleonora Di Luca (Betty Natoli), Ersilia Lombardo (Francesca), Antonio Catania (Michele).



A Pietrammare, Valentino e Salvo sono due cognati che gestiscono un chiosco nella piazzetta del paese.  Il loro cognato Pierpaolo viene eletto sindaco dopo che il precedente primo cittadino, Gaetano Patanè, ha perso le elezioni a causa di alcuni abusi edilizi e corruzione da lui perpetrati; Valentino e Salvo, che gestiscono un piccolo chiosco nella piazza del paese e che vorrebbero ampliarlo con un gazebo pensano che finalmente il solo sogno si realizzerà, ma non hanno fatto i conti con il fatto che Pierpaolo ha intenzione di mettere in atto in programma elettorale rivoluzionario: far rispettare le regole e agire nella legalità....




Con il nuovo film di Ficarra e Picone si ride amaro: infatti il ritratto che ne esce dell'Italia e degli italiani, seppure divertente, non è certo dei migliori. E a voler ben vedere, di personaggi proprio positivi in questa storia non ce ne sono: anche Valentino, che dovrebbe rappresentare la parte "seria", quella rispettosa delle regole che ama sbandierare, sotto sotto nel momento del bisogno si rivela meno diverso da Salvo di quello che pensava.
Pietrammare è il tipico paesino dove il caos che rappresenta l'Italia la fa da padrone in piccolo: parcheggi selvaggi, licenze abusive, impiegati pubblici che timbrano e poi passano il tempo al bar, vigili fannulloni, forestali che nemmeno si ricordano di essere tali, spazzatura ovunque, fabbriche inquinanti e poco sicure: non manca davvero nulla e i cittadini, a parole stufi, in realtà sono complici di quest'andazzo ognuno a modo suo, visto che lo tollerano e, nonostante sbandierino a ogni piè sospinto la fatidica parola "cambiamento", quando esso arriva si dimostrano ben refrattari a perdere le cattive abitudini, non essendo mia stati abituati a percorrere la strada della legalità.
Del resto il buon Pierpaolo (che mi ha ricordato in gran parte il sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ucciso dalla mafia nel 2010), pur animato da ottime intenzioni   è abbastanza privo di mordente, poco deciso e sopratutto con una scarsa capacità di ascolto nei confronti dei cittadini, cosa che lo rende troppo rigido. Ma le scene migliori sono affidate al duo comico, e in particolare a Salvo, apertamente furbetto e disonesto, con poca coscienza civica ma irresistibile nella sua simpatia; certo ho provato un po' di amarezza nel vedere alla fin fine Salvo e Valentino che contribuiscono alle false accuse contro il cognato per causarne la caduta politica, e sopratutto nel finale, che conferma il gattopardiano "tutto cambia perchè nulla cambi".
Come già detto, momenti molto divertenti e buon ritmo, ma film comunque amaro.




giovedì 19 gennaio 2017

Braccialetti rossi 3, 2016




Regia di  Giacomo Campiotti, con Carmine Buschini (Leo), Aurora Ruffini (Cris), Brando Pacitto (Vale),Pio Luigi Piscitelli (Tony), Denise Tantucci (Nina),Cloe Romagnoli (Flam),Maria  Melandri (Margi),Silvia Mazzieri (Bella),Nicolò Bertonelli (Bobo),Daniel Lorenz Alviar Tenorio (Chicco), Manila Nicoli (Mela) Carlotta Natoli (D.ssa Lisandri). Giorgio Marchesi (Dott.   ), Francesca Chillemi ( ), Luca Ward (Leone), Andrea Tidona (Dott.


Continuano le avventure dei Braccialetti: tornato dalla vacanza sull'isola, Leo ha deciso di farsi operare nonostante le scarse chance; Flam scopre di avere una sorella maggiore, Margi, la quale potrebbe donare le cellule staminali compatibili per la cura che le gioverebbe; Nina deve rimanere in ospedale e sottoporsi ad ulteriori cure dato che non sta rispondendo bene alle attuali; Tony fa sempre il portantino e sogna di diventare infermiere; in camera con Leo viene ricoverato Bobo, uno scontroso ragazzo in attesa di un trapianto di cuore....



Nel 90% dei casi, la lunga serialità non solo annoia ma rischia pure di rovinare un buon prodotto. "Braccialetti rossi" purtroppo, rientra nella percentuale: se già la seconda serie zoppicava riuscendo comunque a mantenere un risultato narrativo dignitoso, qui si arriva al livello "fondo del barile raschiato": situazioni squallide e inutili, vistosi errori rispetto a ciò che era stato narrato finora, personaggi nuovi e interessanti trascurati, il tutto condito con  un ritmo narrativo da abbiocco e da continui spostamenti d'orario per le prime puntate (una addirittura alle 22!). Tanto che stavolta non sono nemmeno riuscita ad arrivare alla fine, e l'affetto per i personaggi nulla ha potuto.
Partiamo dalla riconfermata volontà degli sceneggiatori di presentarci per la maggior parte figure genitoriali di mxxxa (evidentemente, qualcuno ha avuto enormi problemi a riguardo): stavolta la Palma D'oro vai ai genitori di Flam e Margi, o meglio ai soli genitori della prima, vista la storiaccia di cui inspiegabilmente li hanno omaggiati gli autori. Non bastava mettere che Margi era figlia del primo matrimonio del padre?No, hanno dovuto cucire addosso al poveretto la squallida storia di aver mollato la prima moglie e la figlia per la sua migliore amica, facendo passare oltretutto la tradita per la brutta strega cattiva e infamona che odia la povera bimba cieca. Di meglio non potevano fare. Per fortuna salvano tutto le figliole, davvero tenere e dolci nel loro rapporto tra sorelle.
E che dire della trovata di inserire il personaggio di Luca Ward, con  annessa storia retrospettiva della mamma di Leo?Almeno ora abbiamo chiaro perchè il padre  si è disinteressato del figlio malato in ospedale; patetica, oltretutto, la storia del "diario della mamma e Leo", visto che la donna pareva anche in vita non ricordarsi di avere un'altra figlia (Asia, la sorella di Leo presentata nella prima serie come sempre vicina a lui, e che qui misteriosamente sparisce lasciando, oltre a un vuoto narrativo, il poveretto completamente solo in ospedale). Insomma una poveretta che oltre a essere morta di cancro viene presentata non proprio nel migliore dei modi. Velo pietoso sulla famiglia di Cris.
Anche tra i ragazzi le storie non sono al massimo: Vale finalmente non è più solo ma si fidanza con Bella, rischiando però perennemente di mettere in crisi il rapporto per la sua incapacità di staccarsi- almeno un pochino-dagli amici: ok che questi ultimi sono importanti, ma a tutto c'è un limite, e per fortuna Nina e Cris in almeno due occasioni si schierano a fianco della poveretta.Oltre a Margi viene introdotto un nuovo personaggio,Bobo, uno scostante ragazzo malato di cuore e appassionato di musica, con una mamma giovanissima ed esuberante, che si trova in ospedale aspettando un trapianto; la maggior parte degli spettatori ha giudicato male questo personaggio giudicandolo estremamente antipatico anche se dopo si lascerà andare, ma credo non abbiano capito che tutto ciò deriva dalla profonda sofferenza che il ragazzo ha sempre patito per la sua malattia, le sue aspettative di cura spesso andate in fumo, oltrechè per la sua situazione familiare.Al personaggio più simpatico, Chicco, è stato riservato uno spazio minimo, mentre la coppia potenzialmente più interessante e simpatica (Toni e Mela) è stata relegata in un angolo e poco approfondita rispetto a quello che si poteva fare. Come sempre però, la storia più incredibile (da ogni punto di vista) è stata quella di Leo e Cris, con lei che rimane incinta (quando si sa perfettametne che nella realtà una persona sottoposta a tanti cicli di chemio come Leo diventa quasi sempre sterile, ma vabbè, mettiamo sia un'eccezione) con tanto di conseguente matrimonio, a 18 anni, nel 2016. Non sono del tutto contraria a queste cose per carità, ma in questo caso mi è sembrato tutto tirato per i capelli. 
Ma tranquilli, che a riportare tutti alla realtà provvederà la morte della povera Nina, che donerà i suoi organi...e indovinate a chi andrà il cuore? Roba da diario delle superiori. Recitazione non proprio al massimo, colonna sonora lagnosa, narrazione approssimativa al massimo fanno il resto nel rendere questa fiction un prodotto moribondo; ma sospetto che questo sia solo il cosiddetto "canto del cigno" e che ci sarà almeno una quarta serie....


P.S: dimenticavo: siamo alla terza serie e ancora nessuno si  è degnato di spiegarci cosa abbia Ruggero, anche lui da anni in ospedale ma non malato di cancro come Leo e gli altri. Forse guarderò la quarta serie nel tentativo di scoprirlo....






lunedì 16 gennaio 2017

Il matrimonio che vorrei (Hope Springs), 2012


 Regia di David Frankel, con Meryl Streep (May Sommers ), Tommy Lee Jones (Arnold Sommers ), Steve Carrell (Bernie Feld),Susan Misner (Dana Feld).

Dopo 31 anni di matrimonio, Kay è molto preoccupata:sembra proprio che nulla la leghi ancora al marito Arnold oltre a figli, casa in comune e abitudini consolidate da “vecchia coppia”.

Eppure, è convinta che qualcosa covi ancora sotto le ceneri e per questo decide di fare una pazzia: convincere lo scettico marito a partecipare a un seminario di incontri con il dottor  , celebre terapeuta di coppia….


Un bella commedia che tratta il tema dell’amore tra due persone non più giovani , anzi,ormai avviate a una tranquilla vecchiaia. Un tema non molto esplorato ne’ al cinema né in letteratura, quasi che, a dispetto del detto “l’amore non ha età”,questo sentimento sia appannaggio dei soli giovani.

Ed è ancora più meritevole, a mio avviso, per due motivi: 1- La coppia in questione è una coppia con un matrimonio felice sposata da più di 30 anni (e non i soliti alla “seconda occasione” , magari con persone molto più giovani di loro); 2- il film esplora l’amore a tutto tondo, anche affrontando il tema del sesso(anche qui considerato un altro tabù se le persone hanno passato un certo numero di anni).

Ottimi i due interpreti, su Meryl Streep credo ci sia poco da dire tranne che interpreta con la solita straordinaria bravura un personaggio molto bello, una donna tenace, che ci tiene al proprio matrimonio e crede nel cambiamento al punto da passare sopra anche alla riluttanza del marito e sa mettersi in discussione; bravo anche Tommy Lee Jones finalmente in un ruolo non d’azione.

Un film interessante sotto molti punti di vista, con un finale non banale e non scontato.






sabato 7 gennaio 2017

Il principe abusivo, 2012

 Regia di  Alessandro Siani, con Alessandro Siani (Antonio), Sarah Felberbaum (Letizia), Christian de Sica (Anastasio), Serena Autieri (Jessica), Lello Musella (Pino), Nello Iorio (Ivan).

La bella principessa Letizia ha un problema: non se la fila nessuno, schiacciandola nel paragone con una mamma e una nonna bellissime e superstar. Su consiglio del Ciabellano Anastasio deve fingere di innamorarsi di un uomo comune, per poi lasciarlo dopo un po’, quando la sua popolarità sarà aumentata.
La scelta cade sul napoletano Antonio, disoccupato e scroccone, che viene trasferito a Palazzo assieme alla cugina Jessica e agli amici Pino e Iva, dove verrà instradato alla vita di corte. Ben presto la spontaneità di Antonio risulta un po’ troppo incompatibile con l’etichetta….




Va detto che:
- Non amo, già di per sé, le storie (siano esse italiane o americane) di principesse o principi che si innamorano di comuni mortali (“Vacanze romane” a parte);
- Se il lui in questione è Alessandro Siani….le amo ancora di meno;
- Non mi piace Alessandro Siani (tranne in Benvenuti al sud” e “Benvenuti al nord”), un simil Troisi molto più sbiadito rispetto all’originale e nemmeno troppo simpatico;
- Ho visto il film in un periodo premestruale abbastanza pesante e doloroso;
- Dovevo andare a vedere “Gangster squad” che mi interessava mooooolto di più, ma poi gli amici con cui sono andata al cinema hanno scelto questo……
insomma, tirando le conclusioni, per dirla con il protagonista ‘sto film m’ha “sfracantato” ( non so se l’ho scritto giusto, è napoletano) letteralmente, tanto che non solo ho avuto un forte abbiocco ma per metà del film ho avvertito quel fastidioso formicolio alle gambe che solitamente mi viene quando sono stufa di stare seduta. Mi è piaciuta solo la scena dove DE Sica e un’insolita Autieri versione rossa cantavano e ballavano sulle note di “Gocce di pioggia”.
I classici 6.50 (era mercoledi, si pagava il ridotto) gettati dalla finestra.





lunedì 2 gennaio 2017

Miss Peregrine- La casa dei ragazzi speciali (Miss Peregrine and the peculiar's children house), 2016



Regia di Tim Burton, con Asa Butterflied (Jake Portman), Eva Green (Alma Peregrine), Ella Purnell (Emma),Lauren McCrostie (Olive),Finlay McMillan (Enoch), Terence Stamp (Abe Portman),Milo Parker (Hugh),Pixie Davis (Brownyn), Raffaella Chapman (Claire).




Alla morte del nonno Abe, ucciso in circostanze misteriose, il giovane Jake intraprende un viaggio fino a una misteriosa isola del Galles in cui, secondo i racconti fantastici del nonno,dovrebbe trovarsi la casa per Bambini Speciali diretta da Miss Peregrine, dove il nonno sarebbe cresciuto: una casa che ospita bambini dotati di particolari poteri fisici. Incredibilmente Jake trova non solo la casa, ma sopratutto i suoi abitanti, bloccati nel 1943 e costretti a rivivere sempre lo stesso giorno da un "loop temporale" creato da Miss Peregrine, per non fare avverare il destino di rimanere uccisi in un bombardamento. Frequentando Miss Peregrine e i suoi protetti, Jake scopre di essere egli stesso un "bambino speciale" con un potere di cui però non è ancora consapevole....





Nella mia vita di cinefila (forse un po' troppo fissata, lo ammetto) è capitato anche questo: scorrendo l'elenco dei film visti al cinema nella mia vita  ( ), ho notato che, ad ogni anno bello o perlomeno passabile corrispondeva un bel "primo film dell'anno al cinema". E, dato che qualche anno fa avevo deciso di fare l'ultimo dell'anno al cinema e mi era andata bene almeno per gran parte dell'anno (2012), ho deciso quest'anno di rifare la stessa cosa, facendomi traghettare nel 2017 da "Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali", tratto dal primo libro dell'omonima serie (2010 ) di Ransom Riggs.
Pensiero all'uscita: come sarà il mio 2017?
Pensiero n. 1: si spera meglio del 2016, anche se effettivamente ci vuole poco!!!
Pensiero n.2: stando alla logica di cui sopra, non so proprio dirlo....il film è "ni".
Non che non mi sia piaciuto per nulla, anzi, rispetto a quanto pensavo l'ho gradito di più: ma, premettendo che non ho letto il libro, non sono rimasta del tutto soddisfatta, c'è qualcosa che mi è sfuggito.

Certamente la cosa che ho apprezzato di più è stata questa ricerca di una casa ormai abbandonata , partendo da vecchie fotografie sbiadite che però nascondono delle storie, fantastiche o meno che siano: devo confessare infatti che anche io ho una passione per i luoghi abbandonati, dove un tempo ci hanno vissuto o lavorato persone, che un tempo hanno visto risate,dolori, litigi, problemi e gioie...vabbè, smetto e ritorno in argomento!
E difatti la ricchezza di Jake, ragazzino timido e bullizzato cresciuto con i fantastici racconti del nonno Abe, al quale è legatissimo, che parlano di una misteriosa isola del Galles e della casa dove miss Peregrine ospita bambini dotati di particolari poteri, considerati pazzi o deformi dal mondo che non può capirli. Quando il nonno viene ucciso da una misteriosa creatura che solo Jake vede, la psicologa che lo segue consiglia di assecondare il suo desiderio di recarsi nella misteriosa isola- rispettando i dettami del nonno prima di morire- per separare la realtà dalla finzione; il ragazzo parte quindi assieme al padre (completamente disinteressato alla cosa) e riesce a trovare davvero la famosa "casa dei bambini speciali", scoprendo però che è stata distrutta da un bombardamento nel 1943 e che tutti i suoi occupanti rimasero uccisi. Ma, grazie a un "loop temporale" (meccanismo che mi è rimasto poco chiaro), Jake si ritrova nel 1943, incontrando Miss Peregrine e tutti i suoi protetti, che lo conoscono molto bene grazie ai racconti di suo nonno. Nasce subito una simpatia con Emma (che cammina con scarpe di piombo in quanto leggera come aria), che si scoprirà poi essere l'antica fidanzatina del nonno prima che decidesse di vivere nella vita reale; ma anche con gli altri bambini e con Miss Peregrine (che può assumere le sembianze di uccello) è subito affetto profondo. Jake scopre così di essere lui stesso un "bambino speciale", e di avere un potere, quello di essere l'unico a poter vedere le strane creature nemiche che non solo hanno ucciso suo nonno, ma da decenni minacciano i suoi amici. Da ciò prende l'avvio una trama in alcuni tratti avvincente in altri meno, con personaggi interessanti ma poco sviluppati (ho apprezzato sopratutto Olive, Enoch e Brownyn), poteri a mio avviso inutili se non ai bambini stessi (ma che cavolo di potere è avere api che vivono dentro di te? e creare piccole creature mostruose? e pure il potere di Jake non scherza) e qualche punto fastidioso: in pratica Jake si innamora della ex fidanzatina del nonno che- in linea temporale- potrebbe essere sua nonna, ed Emma si innamora di Jake solo perchè identico a Abe (super chiodo scaccia chiodo?)....avrei preferito anche qualche approfondimento sul rapporto tra il padre di Jake e il nonno, e a dirla tutta sebbene in sordina ho apprezzato molto il personaggio del padre, malinconico nel suo rapporto con un padre assente e che cerca goffamente di non replicare lo stesso errore finendo forse per essere un po asfissiante.
Le atmosfere tipiche del regista ci sono, ma forse in alcune parti cade un po' troppo nella tentazione dell'orrido; tra gli interpreti, o trovato molto bravi Terence Stamp, Eva Green e l'attore che interpreta il padre di Jake.
La storia scorre, ma si arriva sul finale con la sensazione che manca qualcosa, che ci sono stati svariati buchi e che sia un film incompleto anche se godibile.
E mentre continuo ad interrogarmi angosciata su come sarà l'anno nuovo visto che il film non è stato chiarificatore in questo (vabbè forse esagero), auguro anche a voi BUON 2017!!