domenica 4 dicembre 2011

I miserabili (Les miserables), 2000

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Regia di Josee Dayan, con Gerard Depardieu (Jean Valjean), John Malckovich (Ispettore Javert), Charlotte Gainsbourg (Fantine), Christian Clavier (Monsieur Thenardier), Virginie Ledoyen (Cosette), Enrico Lo Verso (Marius Pommercy), Asia Argento (Eponine), Giovanna Mezzogiorno (Suor Semplicie), Jeanne Moreau ( Madre Innocente), Veronica Ferres (Madame Thenardier).


Nel 1815 Jean Valjean, forzato che è in galera da vent’anni per un furto, riesce ad evadere: la sua vita cambia grazie all’incontro con il caritatevole vescovo Myriel, che gli insegna l’importanza del perdono e lo convince indirettamente a rifarsi una vita. Valjean cambia vita, col nome di Madeline diventa sindaco della cittadina di Montreuil sur mer, dove apre una fabbrica che tratta i lavoratori umanamente e con giustizia. Tutti lo amano, ma l’ispettore Javert che da anni lo insegue riesce a rintracciarlo. La vicenda di Valjean si incrocia con quella di Fantine, una giovane che dopo essere stata licenziata ingiustamente dalla fabbrica è costretta a prostituirsi per mantenere la figlia Cosetta, affidata ai locandieri Thenardier, che la usano come servetta trattandola crudelmente. Quando Fantine muore, Valjean promette di rintracciare la bambina e prendersene cura…

Ultima versione televisiva del capolavoro di Victor Hugo, è un moderno sceneggiato non del tutto riuscito, ma nemmeno disprezzabile; anzi, devo dire che all’epoca mi era piaciuto parecchio nonostante presentasse varie pecche.
Infatti a mio avviso il trio dei protagonisti Depardieu- Malckovich- Clavier è perfetto nei panni dei rispettivi personaggi:in particolare ho trovato, in molti punti (tra cui quello del suicidio) molto più efficace ( e non me ne voglia nessuno perché non sto mettendo in discussione la bravura dell’attore!) di Tino Carraro, interprete dello sceneggiato del 1964: l’attore dà al suo personaggio una mefistofelica impenetrabilità nella sua ostinata ossessione della ricerca di Jean Valjean, mentre Depardieau a sua volta è un perfetto contraltare nella sua bontà non proprio perfetta, anzi piuttosto tormentata (qui messa più in evidenza rispetto ad altre versioni). Pura cattiveria, avida e malvagia, traspare invece dal personaggio di Christian Clavier.
Ottima ricostruzione storica tra ambientazioni e costumi, bellissima colonna sonora (mi è piaciuta molto in particolare la sigla d’apertura).
Le pecche? Prima di tutto, la scelta di alcuni attori: essendo una produzione internazionale Francia- Italia- Inghilterra, per regolamento è d’obbligo scelgiere attori tra tutti e tre i Paesi che partecipano alla coproduzione; quindi, per contratto dovevano per forza esserci anche attori italiani. Ok, perfetto: ma….davvero non c’erano attori più adatti dell’improbabile Enrico Lo Verso nei panni di Marius (troppo meridionale per essere credibile nei panni di un giovane nobile francese) e dell’inguardabile Asia Argento, che con il suo strenuo attaccamento al binomio “personaggio maledetto”- “romanaccia pura” rovina( non sempre per colpa sua: basti vedere la scena della morte) Eponine, uno dei personaggi più belli della letteratura? Ma poi mi chiedo: qualcuno le avrà fatto notare che al mondo esiste un’altra lingua oltre al romanesco, che quell’accento è inapplicabile alle popolane parigine dell’800 come (deja vu) alle cantanti parigine sempre della stessa epoca( riferimento a IL FANTASMA DELL’OPERA) o alle madri single disadattate della provincia americana (INGANNEVOLE E’ IL CUORE PIU’ DI OGNI COSA)?
Tra gli italiani si salva solo Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Suor Simplicie, la suora che aiuta Valjean in alcune occasioni; essendo però un ruolo molto marginale, praticamente gli italiani ci fanno l’ennesima figuraccia, tra tante star internazionali.
Oltre a ciò. Alcune parti della lunga storia sono trattate in modo abbastanza sbrigativo, a discapito della narrazione storica, mentre sono state privilegiate, forse giustamente, el vicende umane e i caratteri dei personaggi.
Insomma, non lo sconsiglio del tutto, anzi….ma per quanto riguarda l’Italia potevano farci fare una figura migliore!


 

Anna Karenina, 1948

Anna karenina
Regia di Julien Duvivier, con Vivien Leigh (Anna Karenina),Kieron Moore (Conte Vronsky),Ralph Richardson (Alexej Karenin),Sally Ann  Howes (Kitty).


Anna Karenina, moglie del diplomatico  Alexej Karenin, vive in una prigione dorata : la sua vita si trascina monotona e frustrante tra piccoli screzi in famiglia,la cura dell’amato figlio Segeij, un marito gentile ma assente.Fino a quando incontra l’affascinante conte Vrosnky, militare in carriera dell’esercito, col quale è amore a prima vista.Inizialmente combattuta dai dubbi, Anna sceglie di fuggire col conte: ma dopo i primi tempi la nostalgia per il figlioletto e lo sfumare del sogno d’amore nella quotidianità di tutti i giorni aprono gli occhi ad Anna. Ma ormai è troppo tardi…


Tratto dal capolavoro ( 1877) di Lev Tolstoj,è un film incentrato quasi esclusivamente sulla bellissima interpretazione di Vivien Leigh, che da volto e soprattutto anima a una sofferta e sentita Anna, donna capace di grandi passioni che sacrifica tutto per amore e da questo amore viene distrutta.vivien212annaNon è da escludere ( ma questa è solo la mia impressione…)che l’attrice abbia messo molto di sé stessa, delle proprie insicurezze e sofferenze emotive in questo forte  personaggio,attorno alla cui storia ruotano comprimari bravi ma che scompaiono di fronte alla grandezza e bravura della protagonista;in particolare mi è sembrato molto incolore Kieron Moore,che pare fosse stato scelto anche in quanto all’epoca era un sex simbol…ma tant’è.Il film per il resto è molto accurato, ricostruendo perfettamente la società nobile russa dell’epoca;del romanzo di Tolstoj esistono altre due versioni: quella del 1935, diretta da Clarence Brown, con Greta Garbo ( Anna),Basil Rathborne ( Karenin),Frederich March ( Vronskj), e una del 1997 di Bernard Rose con Sophie Marceau ( Anna),Sean Bean ( Vronskj).



Montecristo (The count of Montecristo), 2002


Regia di Kevin Reynolds, con Jim Caviziel (Edmond Dantes), Guy Pearce (Fernando Mondego), Dagmara Domincyz(Mercedes), Richard Harris (abate Faria), Luiz Guzman (Jacopo).

Edmond Dantes e Fernando Mondego sono due giovani e promettenti marinai, entrambi innamorati della bella Mercedes, che sceglie Edmond; la gelosia cancella l’amicizia  e Fernando denuncia Edmond come cospiratore al servizio di Napoleone. Il poveretto pur essendo innocente non viene creduto e viene condannato alla prigione a vita nel carcere di Montecristo, dove conosce l’abate Faria che gli rivela il segreto per entrare in possesso di un grande tesoro.
Dopo 13 anni di prigionia Edmond riesce a fuggire e ad entrare in possesso del tesoro: assume il nome di Conte di Montecristo e rientra in società, pianificando la sua vendetta contro Fernando, che nel frattempo ha sposato Mercedes…

Ultima versione cinematografica de  IL CONTE DI MONTECRISTO  di Alexander Dumas padre, il film è entrato, ancora prima della fine, nella mia personale “schifo lista”, cioè la lista dei film più brutti che abbia mai visto.
Sono rimasta orribilmente schifata da quello che è,scusate il termine, lo stupro di uno dei miei romanzi preferiti: ma scusate, non è possibile!Ma se uno vuole rimaneggiare completamente le storie altrui snaturandole, a questo punto, che se ne inventi una per sé e non rovini quello che altri hanno scritto!
Non mi dilungherò sulle interpretazioni di livello scarso, quando non addirittura nullo: è proprio lo stravolgimento di storia e personaggi la cosa più fastidiosa!
In questo film Fernando fa tutto da solo, gli latri complici Caderousse e Danglars vengono completamente eliminati; Fernando, seppur bastardo, è davvero innamorato di Mercedes e lo rimane fino alla fine…qui invece si trasforma in un bastardo anche con lei; Albert è figlio di Fernando e Mercedes, mentre qui si scopre essere figlio di Edmond; il servo italiano Bertuccio qui è Jacopo, e viene eliminata tutta la vicenda che lo vede protagonista..come del resto gran parte del romanzo.
Insomma, recatami la cinema quasi sicura di vedere un bel film, ne sono uscita letteralmente disgustata..e poi dicono che solo i film italiani hanno un impianto televisivo!Evidentemente quelli che lo dicono non hanno visto questo film…fortunati loro!
A noi fedelissimi non resta che consolarci con le le altre trasposizioni (peraltro numerosissime)al cinema e in tv.Tra queste ricordiamo:

-          IL CONTE DI MONTECRISTO(1929), prima trasposizione cinematografica diretta da Henri Fescourt;
-          Ia trasposizione del 1934, diretta da Rowlnad Lee, con Robert Donat;
-          La versione del 1946, di Henry Levin, con Louis Hayward;
-          La versione del 1975, con Richard Chamberlain;
-          Lo sceneggiato televisivo del 1966 diretto da Edmo Fenoglio, con Andrea Giordana;
-          Lo sceneggiato televisivo del 1998 diretto da Josee Dayan, con Gerard Depardieu;
-          Un cartone animato giapponese del 2004.

Tiziana

La maschera di ferro (The man with the iron mask), 1998


Regia di Randall Wallace , con Leonardo di Caprio(Luigi e Filippo),Gabriel Byrne(D’Artagnan),John Malkovich (Athos),Gerard Depardieu (Porthos),Jeremy Irons (Aramis).


Luigi XIV di Francia è un re ambizioso e arrogante mentre il popolo francese muore di fame a causa delle guerre volute dal sovrano. D’artagnan,capitano dei moschettieri, è il suo protettore anche se spesso non approva il suo comportamento crudele e libertino.
Invaghitosi di Christine,fidanzata di Raoul, figlio dell’ex moschettiere Athos(amico di D’artagnan), per conquistarla manda il giovane in battaglia con una pericolosa missione nella quale il poveretto perde la vita(come Luigi sperava).Sconvolto dalla perdita del figlio Athos giura vendetta e rintraccia gli altri due ex moschettieri, Porthos e Aramis, per ideare un piano, sapendo che anche loro sono contro le crudeltà di Luigi.In particolare Aramis è a conoscenza di uno scottante segreto:nelle segrete della Bastiglia è rinchiuso da sempre un giovane della stessa età di Luigi che infatti è il suo gemello Filippo, che il re ha fatto rinchiudere obbligandolo a portare n viso una maschera di ferro per evitare che qualcuno lo riconosca, non volendo dividere il trono con nessuno. I moschettieri liberano Filippo e lo addestrano per prendere il posto del fratello, ma il giovane seppur fisicamente identico, è tutto l’opposto del fratello come personalità:è buono,nobile e corretto…


Ispirato all’episodio più celebre  del romanzo IL VISCONTE DI BRAGELONNE ( ), di Alexandre Dumas padre, è l’ennesimo film tratto dalla celeberrima saga dello scrittore francese. I famosi moschettieri ormai li abbiamo visti davvero in tutte le salse e in tutte le epoche, e questa versione non è certo la più brutta, seppur con alcuni cambiamenti davvero strampalati( la storia del concepimento di Luigi e Filippo in testa…), che Dumas non solo non ha insinuato ma che probabilmente non sarebbe nemmeno mai arrivato ad immaginare, pur con tutta la sua fervida fantasia!
Da super amante di questi romanzi sono rimasta un po’ disturbata da certe trovate narrative, nonostante tutto posso dire che questo film mi è piaciuto abbastanza. Gli attori principali sono tutti adatti alla loro parte, tranne un Gabriel Byrne troppo..stonato come D’artagnan; soprattutto perché il povero D’Artagnan viene completamente snaturato come personaggio rispetto ai romanzi!Il colpo di scena finale sulla nascita di Filippo e Luigi non l’ho ancora digerito…e l’ho trovato davvero di pessimo gusto, oltreché improbabile!
Gerard Depardieu è un Porthos sfatto, godereccio, malinconico e simpatico allo stesso tempo, Jeremy Irons è un Aramis freddo e compassato, ma anche furbo e pronto all’azione(confesso però che quest’attore non mi è mai piaciuto) e John Malkovich un sofferto Athos, il moschettiere che ho trovato più riuscito tra i quattro.
La scena è però dominata dalla star dell’epoca Leonardo di Caprio(il film uscì un anno dopo TITANIC), qui in un difficile doppio ruolo che, a dir la verità, sostiene egregiamente :perfido Luigi, arriva a farlo veramente odiare agli spettatori; dolce, sensibile e leale Filippo, tutti parteggiano per lui. Di Caprio è stato bravo a rendere entrambi i ruoli convincenti con varie espressioni appropriate per i due diversi personaggi, certo non mi ha mai conquistata come attore ma trovo che questo sia uno dei suoi film migliori.
Al di là degli strafalcioni sopracitati, la storia cattura l’attenzione dello spettatore in un mix di avventura, intrigo, sentimento(non necessariamente amoroso), e soprattutto colpisce lo spirito degli anziani moschettieri mai indomiti…insomma nonostante tutto un film piacevole da vedere. Costumi e scenografia notevoli.
Di questa storia esistono altre versioni cinematografiche: le più famose sono quella del 1929 con protagonista Douglas Fairbanks e quella del 1973(dal titolo L’UOMO CON LA MASCHERA DI FERRO), con protagonista Richard Chamberlain.


Sorelle Materassi, 1972


 Regia di Mario Ferrero , con Rina Morelli (Carolina Materassi), Sarah Ferrati (Teresa Materassi), Nora Ricci (Giselda Materassi), Ave Ninchi (Niobe), Giuseppe Pambieri (Remo).

Le sorelle Teresa e Carolina Materassi sono due anziane e rinomate cucitrici e ricamatrici di biancheria e corredi da sposa. Sacrificando la loro vita al lavoro, non solo hanno pagato i debiti lasciati in eredità dal padre, ma hanno raggiunto anche una certa agiatezza che permetterebbe loro di trascorrere una vecchiaia senza preoccupazioni. Con loro vivono la domestica Niobe e Giselda, la sorella più giovane e bistrattata.
Alla morte di una quarta sorella viene loro affidato Remo, il figlio, per le quali le due zie maggiori (Teresa e Carolina) e Niobe perdono letteralmente la testa; e da grande i risultati si vedranno…

Tratto dall’omonimo romanzo (1933) di Aldo Palazzeschi, questo sceneggiato in tre puntate riproduce   perfettamente il romanzo da cui è tratto, ancora meglio del film del   1942 con protagoniste Irma ed Emma Gramatica.
La storia drammatica ma narrata con momenti comici-amari delle due anziane zitelle che si rovinano la vita per l’adorato nipote che invece le sfrutta è resa concentrando le tre puntate sull’evidente adorazione cieca e immeritata che le due zitelle hanno, frutto evidente di una vita e di una gioventù sacrificate al lavoro, non vissute, ma i cui desdieri ancora covano sotto la cenere a dispetto dell’età ormai avanzata.
Su tutto ciò fa leva il nipote, interpretato da Giuseppe Pambieri in modo eccellente, che rende al massimo il suo cinismo, la sua cattiveria e insensibilità verso chiunque non sia sé stesso; non una maschera, ma un atteggiamento vero che non fa trasparire alcun sentimento verso nessun’altro.
Sarah Ferrati e Rina Morelli sono Teresa e Carolina, una apparentemente più forte e la’ltra apparentemente più timida, unite però dallo siprito di sacrificio e se vogliamon pure dalla dabbenaggine dimostrata nella loro situazione.
Molto intensa l’interpretazione dell’attrice Nora Ricci nei panni di Giselda, la sorella ingiustamente denigrata e bistrattata, che in realtà nasconde un buon cuore che non verrà mai apprezzato nemmeno alla fine.
La narrazione è incorniciata non solo dai paesaggi (ancora in bianco e nero) toscani, ma anche da titoli di testa e coda scritti in modo classico e ottocentesco.



 


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Elisa di Rivombrosa, 2003






Regia di Cinzia Th Torrini, con Vittoria Puccini (Elisa Scalzi), Alessandro Preziosi (Fabrizio Ristori), Antonella Fattori (Anna Ristori), Jane Alexander (Lucrezia Van Necker), Luca Ward (Ottavio Ranieri), Kaspar Capparoni (Giulio Drago), Cesare Bocci (Antonio Ceppi), Antonino Iuorio (Alvise Radicati), Linda Batista (Isabella),


Nell’Italia del ‘700, Elisa Scalzi è la dama di compagnia dell’anziana contessa Ristori; a causa del cattivo stato di salute della madre torna a Palazzo il conte Fabrizio, figlio della contessa, del quale Elisa s’innamora ricambiata.
Dopo la morte della madre Fabrizio decide di restare a Rivombrosa assumendosi le responsabilità che gli competono, ma cominciano i problemi; non solo quelli legati al tentativo di salvare la tenuta, ma anche i pregiudizi che lui ed Elisa dovranno combattere per coronare la loro storia d’amore e i complotti ai danni del re Vittorio Emanuele III.
Tutto ciò ordito principalmente dalla perfida Lucrezia Van Necker, ex fidanzata di Fabrizio che vorrebbe riconquistarlo ad ogni costo, e dal duca Ottavio Ranieri, amante di Lucrezia; insieme i due non lesineranno imbrogli e anche omicidi pur di annientare Fabrizio ed Elisa…


Nel 2004 (ma la messa in onda iniziò nel dicembre 2003) l’Italia rivisse per qualche tempo l’epoca degli sceneggiati di successo che catalizzavano la totale attenzione del pubblico negli anni ’60 e ’70, totalizzando a ogni puntata milioni di spettatori e fermando l’Italia del boom economico davanti alla televisione una sera a settimana.
ELISA DI RIVOMBROSA fu il primo sceneggiato - in 13 puntate - dopo almeno due decenni, a riportare in auge questo genere con una storia “feuilleton” (del resto, è ispirato al romanzo PAMELA di Samuel Richardson) praticamente del genere da noi tanto amato, il romance.
La storia della bella e coraggiosa Elisa, che da dama di compagnia diventa contessa conquistando il cuore dell’amato conte Ristori e insieme a lui sventa vari complotti ai danni del Re Vittorio Emanuele III fino all’apoteosi finale, dove finalmente entrerà di diritto a far parte della categoria con tutti gli onori, ha letteralmente conquistato il cuore degli italiani diventando un fenomeno di costume (è stata realizzata anche una Barbie italiana con le sembianze della protagonista), arrivando a totalizzare una media di otto/dieci milioni di spettatori a puntata, arrivando ai 12.080.000 dell’ultima puntata… un vero record!
Un successo a mio avviso meritatissimo: la serie è un esempio di come in Italia, con impegno e volontà, si possa realizzare un prodotto televisivo avvincente, che incontri il favore del pubblico e contemporaneamente sia ben fatto e curato.
Innanzitutto gli attori: la giovanissima sconosciuta Vittoria Puccini, che grazie a questo ruolo viene catapultata nell’Olimpo delle celebrità, è non solo bellissima come ci si aspetta da un’eroina romantica, ma anche ottima attrice che dà volto a un personaggio non facilissimo e scontato come potrebbe apparire: Elisa è una donna che conosce la povertà (essendo figlia di un’umile rilegatore) e la sofferenza, quindi abituata a lottare per sopravvivere e farsi valere, e che quindi non si tira indietro davanti quando nasce l’amore per un conte, vincendo dubbi, perplessità e anche la sofferenza nel dover abbandonare inevitabilmente  il mondo che aveva sempre conosciuto - quello del popolo - per entrare in uno nuovo e non tanto dorato quanto sembra - quello della nobiltà -, e accettando anche pregiudizi, critiche (per un periodo è costretta ad essere solo l’amante di Fabrizio) e cattiverie pur di riuscire a coronare il suo sogno. Tutto ciò senza venire meno alla propria integrità e dignità.

Accanto a lei quello che - galeotto fu il set - diventerà il suo compagno non solo nella finzione ma anche nella vita per otto anni, Alessandro Preziosi, attore di solida formazione teatrale ma che già aveva lavorato in tv nella soap VIVERE, nel  ruolo del conte Fabrizio Ristori, personaggio che nel corso della storia avrà uno sviluppo più visibile rispetto a quello - tutto sommato lineare - di Elisa: all’inizio è infatti un giovane nobile simpatico ma scapestrato cui non importa nulla di prendersi qualche libertà con la dama di compagnia della madre, visto che tanto è di ceto inferiore; ma l’amore che sboccia improvviso e violento non solo gli darà la forza per combattere tutti gli ostacoli (primi fra tutti i pregiudizi della nobiltà) che si frappongo fra loro, ma anche di maturare pian piano assumendosi tutte le responsabilità che derivano dal suo ruolo e anche la paternità di Martino, un piccolo orfano che vive di espedienti e che si scopre essere il figlio illegittimo di Fabrizio, di cui egli non conosceva l’esistenza.
Parere personale di chi scrive: come bellezza, il Preziosi non mi ha mai detto nulla; come attore l’ho trovato molto meno efficace della Puccini, anzi, mi pare piuttosto… fisso, diciamo così. Probabilmente funziona di più in teatro. Ma evidentemente ho dei gusti diversi vista l’ammirazione che l’attore ha riscosso presso il pubblico femminile…

A fare da contraltare alla coppia dei due buoni Elisa e Fabrizio, i due cattivi: la diabolica Lucrezia Van Necker e l’infido Ottavio Ranieri, che ordiranno vari complotti contro Ristori ma anche contro la corona. Due cattivi d’antan, cattivi cattivissimi cui manca anche solo una buona qualità; non hanno scrupoli di alcun tipo, tra loro non c’è alcun sentimento, e non nutrono sentimenti di amore o perlomeno di amicizia o affetto per nessun’altro.
Anche in questa coppia la palma d’oro per la recitazione va alla donna, ovvero la splendida attrice Jane Alexander che tratteggia una Lucrezia bellissima, perfida, odiosa, a tal punto che arriva a sfruttare il piccolo Martino per far credere a Fabrizio di essere lei la madre (la donna infatti dieci anni prima dei fatti narrati era stata fidanzata col conte, ma l’aveva lasciato per sposare un uomo più ricco), e uccidere la fedele serva Isabella quando questa si ribella alla sua cattiveria.
Ranieri è invece interpretato da Luca Ward, uno dei migliori doppiatori italiani, che ogni tanto si propone anche come attore nonostante per lui valga lo stesso discorso fatto su Preziosi, ovvero: è bravo ma un po’ troppo ingessato!
Anche i personaggi minori sono delineati con cura e interpretati in modo efficace, al punto di ritagliarsi ognuno il proprio spazio all’interno della storia in modo da non rimanere semplicemente sullo sfondo; tra questi ricordiamo la marchesa Anna, sorella di Fabrizio, una donna vittima di un matrimonio infelice che l’ha resa rigida e bacchettona, ma che con grande sforzo e sofferenza riuscirà a seguire le orme del fratello e a ricostruirsi una vita felice; il conte Giulio Drago, scapestrato amico di Fabrizio, il personaggio che forse riserva più sorprese nella storia, in quanto sotto il giovane scapestrato e sbruffone si rivelerà un amico leale e sincero e un uomo capace di vero amore; il marchese Alvise Radicati, marito di Anna, uomo infido e depravato (odiosissimo); il medico di famiglia Antonio, un nobile diseredato perché aveva sposato una donna di ceto inferiore.
Simpatica la vicenda che coinvolge i due bambini, Martino ed Emilia (figlia di Anna).

Passando ai dettagli di tipo tecnico, anche qui non si può certo notare con quanta cura e professionalità sono stati realizzati gli splendidi costumi, interamente cuciti a mano da professionisti del settore; o i bellissimi luoghi dove la vicenda è ambientata, che si trovano realmente in Piemonte (dove la vicenda è ambientata), in particolare Palazzo Ristori, che è in realtà il Castello Ducale di Agliè e che in quell’anno ebbe un notevole boom di visitatori grazie appunto alla visibilità regalatagli dalla serie; ma compaiono anche la Palazzina di caccia di Stupinigi, il Palazzo Reale e il Castello di Racconigi, e infine Palazzo Madama a Torino.


Il tutto diretto con mano sicura ed efficace da Cinzia Th Torrini, regista fino ad allora sconosciuta al grande pubblico anche se aveva alle spalle una lunga carriera cinematografica e televisiva sia in Italia (ricordiamo per la tv PICCOLO MONDO ANTICO del 2000, con Claudia Pandolfi e Alessandro Gassman) che in Germania, e che con ELISA DI RIVOMBROSA realizza quello che probabilmente resterà il suo capolavoro, in quanto ha raccontato una storia romantica, avventurosa, di forti passioni e con esatti riferimenti storici ai moti del settecento piemontese che anticipano le lotte risorgimentali che porteranno alla nascita del Regno Italiano.
La serie è stata premiata non solo dal pubblico ma anche dalla critica giornalistica e televisiva: ha vinto 4 Telegatti 2004: come fiction dell'anno, come miglior programma dell'anno, come miglior personaggio maschile (Alessandro Preziosi) e miglior personaggio femminile (Vittoria Puccini).
Lo sceneggiato è stata trasmesso anche in Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna e Ucraina.

Come tutti sapranno, la storia di Elisa ha avuto ben due seguiti: ELISA DI RIVOMBROSA 2, dove dopo qualche puntata il pubblico viene traumatizzato dall’assassinio di Fabrizio, e LA FIGLIA DI ELISA - RITORNO A RIVOMBROSA, dove la protagonista è Agnese, la figlia di Elisa e Fabrizio che vediamo bambina nella seconda serie. Accanto a lei, cresciuti, Martino ed Emilia… e come nemica si ritrova un’invecchiata ma indomabile e soprattutto sempre perfidissima chi? Ma lei, l’inossidabile Lucrezia!
Entrambi i seguiti però, seppur totalizzando buoni ascolti, non hanno avuto il successo il riscontro della prima serie, come spesso accade ai seguiti.

sabato 3 dicembre 2011

La lettera scarlatta (The scarlett letter ), 1995


 

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Regia di, Roland Joffè con Demi Moore (Esther Prym), Gary Oldman (Arthur Dimmensdale), Robert Duvall (Roger Chillworthing), Lisa Joliffe- Adoh (Mituba), Joan Plowright (Harriet Hibbons).

Nel Massachussets del ‘600, Hesther Prynne vive nella comunità puritana, persona stimata da tutti in quanto vedova del medico della comunità, ucciso per mano degli indiani.
Ma la sua vita cambia, dopo una relazione, rimane incinta e non solo si rifiuta di abortire, ma anche di rivelare l’identità del padre del bambino; per questo viene denunciata dal marito ( che ritorna in quanto non era morto), processata e condannata a portare cucita sui vestiti una “A” (Adultera) rossa.
In realtà la donna tace anche per proteggere l’uomo che ama e padre della figlia, il reverendo Arthur Dimmesdale, uno degli uomini più stimati della comunità; il quale all’inizio accetta la situazione, ma poi amore e rimorso prevalgono…


Tratto dal romanzo omonimo (1850), di Nathaniel Hawthorne, è un adattamento superficiale di un romanzo complesso. Rimane in comune il messaggio di condanna di una  società bigotta e ipocrita, ma per il resto non si può dire ci sia molto altro: interpretazione sopra le righe di un Gary Oldman che più che appassionato o tormentato appare il più delle volte spiritato, Interpretazione accettabile di Demi Morre che imprime nella sua Esther un’espressione non solo di sfida ma anche di orgoglio e di fierezza, e interpretazione da cattivissimo per Robert Duvall nel ruolo del marito (che  forse non aveva tutti i torti, eh): tanto per metterlo ancora di più in cattiva luce, rispetto al romanzo sono stati annullati anche i pochi tratti positivi del personaggio.
La migliore del trio è quindi la Moore, anche se devo dire che certamente più che l’interpretazione degli attori in questo film mi hanno colpito molto i bellissimi costumi molto curati e la ricostruzione della vita nella cittadina del ‘600.
31711Peccato per il lieto fine stucchevole- anche se speranzoso- e inesistente nel romanzo, anche questo in tipico stile hollywoodiano (si ha cioè una certa tendenza a cancellare i finali brutti, soprattutto nelle storie d’amore).
Tutto sommato, senza arte né parte ( e difatti mi pare non venga molto ricordato nemmeno da chi l’ha effettivamente visto!)