giovedì 20 novembre 2014

Il cliente (The client),1994



Regia di Joel Schumacher, con Susan Sarandon (Regina Love), Brad Renfro (Mark Sway), Tommy Lee Jones (Roy Foltrigg ), Mary Louise Parker (Diane Sway),Anthony La Paglia (Barry Muldanno).

L'undicenne Mark Sway si trova suo malgrado in una situazione terribile: poco prima di uccidersi un ex avvocato della mafia gli confida alcuni segreti, rendendo il ragazzino un'ambitissima preda per i killer mafiosi, ma anche per l'FBI che lo cerca per il motivo opposto, ovvero carpirgli le confidenze ricevute e usarlo come testimone in un importante processo di mafia.
L'unica persona che si schiera al fianco di Mark è l'avvocatessa Reggie Love, che cerca di ottenere per lui e la madre un cambio d'identità....



Nei primi anni '90  ci fu un'impennata di film tratti dai romanzi di John Grisham, di cui questo fa parte; come giallo mi è sembrato abbastanza buono, anche se a essere sinceri credo che la figura che catalizza l'interesse dello spettatore sia l'energica avvocatessa interpretata dalla Sarandon, una donna di valore provata dalla vita fino a ridursi dipendente dall'alcol, che proprio in questo caso e nel rapporto che ne nascerà con  Mark (l'astro nascente dell'epoca Brad Renfro, che non ha mantenuto le promesse ed è poi finito male) ragazzino per cui sarà come una seconda madre dato che la mamma in carica è una donna fragile e spostata.
Certo, se da un certo punto di vista è assolutamente comprensibile il desiderio di un ragazzino e della sua famiglia di poter vivere una vita normale senza la paura di essere inseguiti dalla mafia, c'è da dire che è altrettanto comprensibile il fatto che l'FBI cerchi testimoni per un processo contro la stessa...si chiama legalità, non dimentichiamocelo.E in questo film ho avuto proprio l'impressione che i cattivi "canonici (i mafiosi) vengano accomunati alla legge.
Tutto sommato un buon film, forse agli appassionati del genere potrà piacere di più.




domenica 16 novembre 2014

E' un po' magia per Terry e Maggie (Mirakuru☆Gāruzu),1993


Serie animata in 51 episodi, trasmessa in Italia per la prima volta nel 1996.
Sigla cantata da Cristina D'Avena.



Terry e Maggie sono due gemelle adolescenti come tante: vanno a scuola, hanno degli hobby, degli amici e sono anche fidanzate, rispettivamente con Calvert e Nelson.
Hanno però una particolarità: fin da piccolissime prendendosi per mano sono in grado di effettuare il teletrasporto, arrivando in pochi secondi in qualsiasi luogo desiderino....



Qualche tempo fa girovagando su youtube ho trovato alcuni spezzoni di questo cartone animato degli anni '90, che ricordavo bene in quanto uno dei preferiti di mia sorella quando era piccola (e non solo, lo guardavano anche alcune mie compagne di scuola!).
Come tanti anche questo è tratto da un manga, che comprende quattro serie: due dedicate a ognuna delle due gemelle (in originale, Tomomi e Mikage); la serie italiana però tralascia completamente i primi due dedicati a Terry per cominciare direttamente dal terzo- cioè da primo dedicato a Maggie .
Per questo, nonostante l'adattamento ripercorra comunque anche parte della storia precedente quando serve, negli spettatori viene lasciata l'impressione che nonostante le protagoniste siano due venga dedicato più spazio a Maggie; tuttavia non mi pare che ciò causi grandi mancanze o buchi della sceneggiatura.
E' un cartone allegro, divertente, positivo: non ci sono grandi tragedie (Terry e Maggie sono fra i pochi protagonisti di cartoni animati a non essere orfane di almeno un genitore....), grandi problemi o difficoltà, persino il loro potere magico viene inizialmente usato quasi esclusivamente per agevolare le due sorelle quando devono andare da qualche parte e sono in ritardo. E' tutto molto concentrato sullo spaccato di vita di due sorelle adolescenti con i problemi tipici dell'età, in particolare i problemi di cuore, visto che le due sono fidanzate con due ragazzi della loro età carini e simpatici (e anche loro senza grandi tormenti, al contrario dei vari Terence, Abel, Mirko ecc); al limite si può segnalare il distacco forzato tra Maggie e Calvert quando lui decide di andare a studiare in Inghilterra. Situazione da cui scaturirà la seconda parte del cartone, quella che coinvolge i personaggi in un giallo che movimenta la storia quel tanto che basta per non ripetere sempre le stesse situazioni fino alla fine.
Anche gli unici due "cattivi" sono, appunto, cattivi fra virgolette: il professore mezzo pazzo che vorrebbe smascherare il segreto delle gemelle per fare fortuna è in realtà uno di quei cattivi-comici, mentre Marie, la ragazza antipatica e viziata che segue Calvert al ritorno in Giappone in realtà nasconde una triste storia familiare e cambierà nel corso della storia.
All'epoca lo seguivo poco anche se lo sentivo sempre nominare, oggi mi piacerebbe recuperarlo.....



venerdì 14 novembre 2014

Ultimo tango a Parigi, 1972



Regia di Bernardo Bertolucci, con Marlon Brando (Paul ), Maria Schneider (Jeanne),Jean Pierre Leaud (Tom),Massimo Girotti (Marcel),Laura Betti (Miss Blandish)


A Parigi, il maturo americano Paul,rimasto vedovo dopo il suicidio della moglie, incontra la giovane Jeanne, che sta per sposarsi con un coetaneo. Trai due scatta un'attrazione animalesca, per cui intrecciano una relazione sessuale senza nemmeno sapere i rispettivi nomi....


Altro film passato alla storia del cinema e considerato un indiscutibile capolavoro, che però alla sottoscritta ha fatto meno effetto delle acrobazie del criceto nella gabbietta.
Sarà perchè i film dove si abbonda con il sesso mi provocano l'effetto contrario all'eccitazione o anche solo alla curiosità, sarà perchè -senza mettere in discussione la bravura del regista- ho sempre sospettato che se non fosse stato per la sovrabbondanza di scene di sesso e conseguente censura durata anni, questo film non sarebbe diventato tutta 'sta leggenda.
Lapidatemi pure, ma l'ho trovato un film noioso, volutamente  pruriginoso (in effetti è dichiaratamente ispirato alle fantasie sessuali del regista),tecnicamente ben girato ma freddo; avrebbe anche l'obiettivo di esplorare l'animo umano nei suoi abissi, ma a mio avviso non è mettendo il sesso (per quanto fondamentale) in primo piano che si esplorano tali problematiche.
Recentemente il film è tornato alla ribalta per una polemica strumentalizzata dalla femministe riguardo alla famosa "scena del burro": Maria Schneider, morta nel 2011 tempo fa avrebbe dichiarato che la scena non era prevista nel copione e che si girò solo grazie a un "inganno" perpetrato dal regista ai suoi danni. Le femministe hanno accusato Bertolucci di essere uno stupratore, ma la cosa per me è assurda: su un set non c'è solo il regista, allora operai, tecnici assistenti e lo stesso Brando dovrebbero ricevere tutti la stessa accusa....assurdo.
I due interpreti si mostrano adeguati ma in stile "compitino svolto", non li ho trovati per nulla coinvolgenti e tantomeno sensuali; in particolare un Brando già sfatto che, a dire la verità non mi ha mai fatto impazzire come attore.
Ricordo di essere arrivata alla fine di questo film con un grande sospiro di sollievo...e il solito dubbio amletico: è film-fuffa o sono i che non capisco nulla di cinema?





martedì 11 novembre 2014

Come un delfino, 2011




Regia di Stefano Reali, con Raoul Bova (Alessandro Dominici), Ricky -memphis (Don Luca Palmisano), Barbara Bobulova (Valeria Viti),Maurizio Mattioli (Spartaco Ciarlantini),Damiano Russo (Nazi),Tommaso Ramenghi (Nico),Gianluca Di Gennaro (Andrea Esposito),Andrea Troina (Bibi Sciacca),Gianluca Petrazzi (Rocco Canizzaro),Paolo Ricca (Ciro Scalese).


A causa di problemi cardiaci, il campione di nuoto Alessandro Dominici è costretto ad abbandonare momentaneamente la carriera. Decide quindi di accettare la proposta di Don Luca, un amico prete che dirige una piccola comunità per ragazzi tolti dalla strada: per il periodo di fermo allenerà i ragazzi della comunità al nuoto.
Dopo notevoli difficoltà iniziali, la squadra diventa così brava da poter partecipare ai Campionati Italiani Assoluti di Roma,ma  a questo punto il boss Ciro Scalese, già infastidito dal fatto che Don Luca e Alessandro ha sottratto alla camorra preziosa manovalanza, decide di agire per stroncare i progetti di Don Luca....


Una bellissima fiction insolitamente ambientata nel mondo dello sport (dico così perchè le fiction a sfondo sportivo non sono fra le mie preferite), per l'esattezza del nuoto; mondo del quale il protagonista Raoul Bova ha fatto parte prima di intraprendere la carriera d'attore, essendo stato un campione di nuoto.
Forse per questo mi è sembrato particolarmente a suo agio, ritengo che questo sia uno dei suoi ruoli migliori, meglio interpretati e più sentiti; mi ha davvero colpito in maniera positiva questo campione di nuoto in crisi che si trasforma in allenatore- e alla fine, non solo nello sport- per i ragazzi disagiati di una comunità, a volte carnefici ma anche vittime di famiglie degradate e quartieri lasciati allo sbando dove il più forte è il cirminale di turno.
Attraverso lo sport i ragazzi, dapprima strafottenti, impareranno valori come amicizia e impegno, ma anche la disciplina e matureranno la coscienza che li porterà a credere che una vita diversa è possibile.
Oltre a Bova mi sono piaciuti tutti gli attori presenti: Ricky Memphis nel ruolo del prete anticamorra e Maurizio Mattioli, sempre scanzonato e divertente ma nel ruolo drammatico di un educatore con un doloroso segreto. Non mi è piaciuta molto la Bobulova, inutile e rigidina, come inutile è anche l'accenno di storia- improbabile- con il personaggio di Bova; bravi anche il gruppo di ragazzi"difficili", ognuno con la propria storia, ognuno con la propria personalità, all'inizio ostili e divisi ma che poi diventeranno amici.Mi sono poi letteralmente innamorata dei paesaggi delle Eolie che fungono da location per buona parte della fiction...stupendi, mi piacerebbe tantissimo andarci!
Nel 2013 è stata realizzata una miniserie (con risultato molto inferiore a questo) seguito intitolata "Come un delfino- La serie".





venerdì 7 novembre 2014

Soap opera, 2014



Regia di Alessandro Genovesi , con  Fabio De Luigi (Francesco), Cristiana Capotondi (Anna), Ricky Memphis (Paolo), Caterina Guzzanti (Patrizia), Elisa Sednaoui (Francesca ), Chiara Francini (Alice), Diego Abatantuono (Gaetano),Alessandro Besentini (Gianni),Francesco Villa (Mario).

Alla vigilia di Capodanno una piccola palazzina milanese viene sconvolta dal suicidio di uno dei suoi inquilini.
Tra gli altri abitanti (I gemelli Gianni e Mario, Francesco che vive con il rimorso per aver tradito la ex fidanzata Anna, Alice attriccetta di una soap opera con la mania del sesso e degli uomini in divisa,Paolo amico di Francesco depresso e con un figlio in arrivo ma convinto di amare l'amico) nessuno aveva particolari rapporti di amicizia con Pietro- il suicida- ma l'evento li scuote abbastanza da darsi da fare per aiutare Francesca, la fidanzata del defunto arrivata da Parigi, mentre l'appuntato dei carabinieri Gaetano indaga....



Inizialmente ero decisa a non vedere affatto questo film, complice sopratutto la presenza di Fabio De Luigi, uno dei miei personali X files, assieme ai colleghi hollywoodiani Nicholas Cage e Gwyneth Paltrow (al cinema), Dario FO (a teatro), Vasco Rossi (in musica), Fabio Volo (scrittore e personaggio pubblico).
Poi, al cinema con due amiche che l'avevano scelto, mi sono adeguata...e devo dire che, anche se non ne sono rimasta così delusa, anzi mi sembra un momentino meglio di come mi aspettavo.
Innanzitutto ho apprezzato il fatto che, come stile, ricordi un poco certi film muti o dei primissimi anni del sonoro; l'ho notato in certe inquadrature e certe musiche presenti nel film.
Anche la trama è un po' meno banale di come potrebbe sembrare di primo acchito: il tema, a quanto ho capito, è incentrato sulla solitudine, anche quando si vive circondati da persone. A parte i gemellli, uniti comunque da uno strano rapporto di amore-odio che non viene del tutto spiegato durante il film , tutti gli altri personaggi vivono da soli (solo Paolo è ospite momentaneo di Francesco), hanno dei rapporti di amore o di amicizia tra di loro ma non troppo profondi, e anzi c'è molta incomunicabilità: nessuno dei personaggi sembra davvero conoscere gli altri o perlomeno essere veramente interessato a farlo, anche se sono pieni di buone intenzioni. tutti sarebbero addirittura destinati a passare l'ultimo dell'anno da soli, se non fosse che le circostanze inducono uno di loro a fare la proposta di passarlo tutti insieme; Pietro muore da solo, la sua fidanzata arriva qui da sola e anche nel finale è sola.Qualcosa si ricompone nel finale, ma lascia comunque un retrogusto amaro. Notare l'ambinetazione quasi esclusivamente in interno, e il mostrate il palazzo da fuori nei vari appartamenti.
Attori simpatici e interessanti (tranne de Luigi), in particolare Abatantuono con dentoni posticci e la Francini attriccetta di una penosa soap che gira con gli abiti fi scena anche nella vita.





lunedì 3 novembre 2014

Poveri ma belli, 1957



Regia di Dino Risi, con Renato Salvatori (Salvatore ), Maurizio Arena (Romolo), Marisa Allasio (Giovanna), Lorella de Luca (Marisa ),Alessandra Panaro (Annamaria ), Memmo Carotenuto (Alvaro).


 Salvatore e Romolo sono due  ragazzi romani amici fin dall'infanzia che passano le giornate a divertirsi e corteggiare ragazze, completamente indifferenti ad Annamaria e Marisa, le rispettive sorelle innamorate ognuna dell'amico del fratello.
Un giorno conoscono Giovanna, ragazza esuberante e civetta, abituata a fare strage di cuori e fra loro si instaura una divertente rivalità...


Prototipo per eccellenza della commedia all'italiana, ancora oggi è tra i film italiani più amati, e giustamente: dopo tanti anni non ha perso la sua freschezza e vitalità, e rappresenta ancora lo spaccato di un'epoca di povertà pre-boom economico dove si era più ingenui e ottimisti, convinti (a ragione) che la strada dell'Italia fosse ancora in salita.
Tra i miei film preferiti è uno di quelli a cui sono più affezionata: da ragazzina mi ha fatto tanta compagnia (se non vi è chiaro cosa intenda dire non preoccupatevi, forse un giorno ve ne parlerò meglio), mi divertiva e mi permetteva di vedere come poteva essere la vita "giusta" di ragazzi della mia età, seppure in un'epoca molto lontana da quella in cui io vivevo (anni '90).
Per il film venne coniato un nuovo genere, "neorealismo rosa" per sottolineare come da una parte ci si rifacesse ancora alla lezione dei maestri del neorealismo dell'immediato dopoguerra, parlando di persone povere, che vivono in quartieri popolari -spesso in famiglie numerose- e che devono far fronte ai problemi della vita di ogni giorno,ma dall'altro lato fosse assente la tragicità propria del genere "padre", dato che qui si puntava sopratutto su intrecci di tipo amicale o sentimentale. 


Gli interpreti sono giovani, vivaci, spontanei e simpatici; la loro fisicità ha una certa importanza (Maurizio Arena e Renato Salvatori sono i tipici fustaccioni, Marisa Allasio è la ragazza procace e civetta, la Panaro e la De Luca invece sono le due ragazzine sottili e ingenue) ma solo ai fini di inquadrare anche i caratteri dei personaggi, senza comunque esaurirli del tutto(in particolare le tre ragazze riserveranno qualche sorpresa ai maschietti).
Le schermaglie amorose e scherzose tra i vari personaggi lasciano spazio anche a qualche cammeo ben azzeccato, come quello di Carotenuto nel ruolo di Alvaro, pensionante spione e impiccione o l'apprensivo papà di Giovanna.
Non sono molto imparziale in questa recensione: tra i miei film preferiti è uno dei miei film del cuore.












sabato 1 novembre 2014

Amore, cucina e curry (The Hundred foot journey), 2014




Regia di Lasse Hallstrom, con Helen Mirren (Madame Mallory),Om Puri (Papa Kadam), Manish Hayal (Hassan Kadam),Charlotte Lebon (Marguerite),Arnit Shar (Mansur Kadam),Farzana Dua Hale (Mahira Kadam).


§Dopo la tragica morte nell'incendio del ristorante di famiglia appiccato da avversari politici, la famiglia Kadam si trasferisce in Europa per ricominciare una nuova vita. Dopo tanto girovagare, arrivano in un paesino della Francia dove decidono di fermarsi e aprire un ristorante indiano, proprio di fronte al locale ristorante di Madame Mallory, che ovviamente non prende troppo bene la cosa. tra i due ristoranti comincia una guerra senza esclusione di colpi, ma l'attrazione del giovane Hassan e di Marguerite (cuoca nel locale di Madame) e alcuni eventi inaspettati cominceranno a far sciogliere il ghiaccio tra le due fazioni.....


Stesso regista di "Chocolat", stesso tema (differenze culturali e pregiudizi abbattuti dalla cucina), ma appeal e risultato molto minore, nonostante il film in sè non sia certo disprezzabile.
Oddio, pensandoci bene questo film è proprio uan copia di "Chocolat" 14 anni dopo, quindi riveduta, corretta e aggiornata: lo scontro culturale è tra due nazioni e popolazioni diverse (francesi contro indiani), non solo sul piano culinario ma anche su quello economico (insomma, due ristoranti uno di fronte all'altro è normale  che agiscano così!); grande protagonista, più di colui che in realtà dovrebbe esserlo (e cioè il figlio Hassan) è Papa Kadam, interpretato con convinzione dal bravissimo Om Puri, che conquista non solo il cuore degli spettatori, ma anche dell'algida Madame Mallory (che, come già il sindaco di "Chocolat" non è davvero cattiva o razzista e saprà dimostrarlo al momento giusto), interpretata da una brava ma un po' troppo fissa Helen Mirren.
La vicenda che coinvolge invece i due giovani Hassan e Marguerite non coinvolge invece più di tanto, anzi a mio avviso, nonostante sia la prima a essere presentata agli spettatori, passa piuttosto sottotono.
alcune cose che ho apprezzato in questo film  sono la stradina che separa i due ristoranti e l'attraversarla come metafora dell'avvicinarsi tra le due culture e la valigetta con le spezie preferite di Hassan e dei fratelli, che ricorda loro il loro passato e, in un certo senso, ha un senso di unità familiare.
Tutto sommato gradevole, seppure non certo originale.