sabato 7 febbraio 2015

Monica Scattini

una triste notizia per il cinema italiano: è morta a Roma dopo una lunga malattia l'attrice Monica Scattini, aveva 59 anni.
Nata a Roma ma di origini toscane, l'attrice ha avuto una lunga carriera lavorando in film e fiction con i nomi più famosi del cinema italiano, specializzandosi in ruoli da commedia, non sempre comici ma spesso con risvolti amari o drammatici (penso a "Parenti serpenti", ad esempio).
Tra i suoi film ricordiamo "Fatti di gente perbene" di Mauro Bolognini, "Parenti serpenti" di Mario Monicelli, "Maniaci sentimentali" di Ricky Tognazzi, con cui vinse il David di Donatello come migliore attrice non protagonista, "La famiglia" di Ettore Scola," La vera vita di Antonio H." di Carlo Mazzacurati, "selvaggi" e "Vacanze di Natale 2000" dei fratelli Vanzina,"Lezioni di cioccolato" di Claudio Cuppellini,"Nine" di Rob Marshall e molti altri.
In tv la si ricorda per tre belle fiction: "Lo zio d'America", "Elisa di Rivombrosa 2" e la serie "Un ciclone in famiglia".









martedì 3 febbraio 2015

Gone Girl-L'amore bugiardo, 2014


Regia di David Fincher, con Ben Affleck (Nick Dunne), Rosamunde Pike (Amy Dunne),Kim Dickens (Rhonda Boney),Carrie Cunn (Margot Dunne),Tyler Perry (Tanner Bolt),Neil Patrick Harris (Davis Collins).


Nel luglio 2012 una giovane donna, Amy Dunne , scompare dalla sua  casa nel Missouri  nel giorno del quinto anniversario di matrimonio.
Da subito il marito Nick e i familiari vengono coinvolti in una girandola di interrogatori della polizia e pubblici appelli a Amy e a chi potrebbe averla rapita...perchè, avendo trovato tracce di colluttazione e di sangue in casa, si dà per scontato che qualcuno l'abbia rapita in casa.
Passano i giorni e tutti gli indizi sembrano portare a Nick, dato che il matrimonio non era certo idilliaco; messo sotto accusa dall'opinione pubblica all'uomo non resta che cercare di fare di tutto per difendersi....


Tratto da un romanzo di  ; il mio primo film dell'anno cinematografico è quello che ha fatto discutere e arrabbiare le femministe di tutto il mondo, dato che mostra una figura di donna particolarmente odiosa: quella che si costruisce un'immagine di vittima a scapito dell'uomo innocente da lei accusato.
Ovviamente delle critiche di cotante persone ideologicizzate a livelli da ISIS non bisogna fidarsi: "Gone girl"  un ottimo thriller psicologico, direi con molte affinità con i migliori Hitchock, con una protagonista femminile particolarmente perfida nella sua complessità e un protagonista maschile che, nonostante le simpatie che non può non suscitare alla fine dato che è la vera vittima della psicopatica, non è certo esente da colpe o responsabilità.
Lo spettatore viene tenuto molto abilmente sul filo dell'incertezza: come mai Amy è scomparsa?E' scomparsa oppure ha fatto una brutta fine?E il colpevole è Nick?Il film è come diviso in due parti: la prima riguarda il mistero della scomparsa di Amy, la seconda invece svela piano piano la realtà in cui finora lo spettatore era rimasto incerto, e non solo; svela il diabolico piano di Amy, la sua mente criminale e psicopatica, la piega che prendono gli avvenimenti sino al finale, drammatico e inaspettato come tutto il resto del film.
Eccellente l'interpretazione di Rosamunde Pike nei panni di Amy, certamente diabolica e psicopatica ma anche molto complessa: bambina vittima di genitori che mettono in piazza la sua infanzia per scrivere una serie di libri per bambini con cui fanno un sacco di soldi, giovane donna che forse, a modo suo, è alla ricerca di un equilibrio e di una normalità che non troverà, perché già da giovanissima manipolatrice crudele e indifferente al dolore altrui. Bravo anche Ben Affleck nel ruolo di Nick, innocente certo, ma comunque sia marito già da tempo manchevole verso la moglie che odiava e che pagherà cara la sua scempiaggine.
Due personaggi comuni e anonimi, che vivono una tragedia anonima fino a quando i media non si appropriano della loro vita, distorcendola in maniera sanguinaria (e anche questo punto ha fatto arrabbiare le femministe, vista la tacita critica al programma stile "amore criminale" che viene mostrato nel film, di cui tacitamente si rivela la crudeltà e stupidità) e provocando ancora più problemi; una storia in cui tutte pensano di sapere tutto degli altri, ma alla fine sono solo pedine in mano alla mente criminale di Amy.
Il ritmo è serrato e avvincente, non c'è un minuto di noia e questo, vista anche la lunghezza del film (2 h e 40) è molto importante. Anno cinematrografico che comincia quindi molto bene per me con un ottimo film, a cui non è andata altrettanto bene, dato che è stato vergognosamente snobbato alle nomination per l'Oscar, chissà perché.....



domenica 1 febbraio 2015

Ieri, oggi e domani- La mia vita, di Sophia Loren


Anno di pubblicazione: 2014


Ambientazione: Italia/America/Svizzera, dal 1934 a oggi.

Alla Vigilia di Natale Sophia Loren apre per i nipotini e per tutti i suoi fans il suo personale "Baule dei ricordi", rievocando la sua vita: dall'infanzia povera e difficile a Pozzuoli, figlia di una ragazza madre e di un padre assente, all'adolescenza nell'immediato dopoguerra con i primi sogni di gloria, al viaggio a Roma alla scoperta di Cinecittà e i primi passi come attrice di fotoromanzi.
E poi l'incontro con tante persone: Vittorio De Sica, uno dei primi a scoprirla e credere in lei per tanti film, Marcello Mastroianni, l'amico fraterno di una vita e sopratutto Carlo Ponti, che diventerà suo marito dopo tante difficoltà.
E poi l'avventura hollywoodiana, la nascita degli amati figli Carlo jr ed Edoardo, i guai con la giustizia nei primi anni '80, la carriera che continua anche se diradata....



E' stato davvero un gradito regalo questo libro per il mio compleanno: dato che, come scrivo nel mio blog di cinema (http://dalromanzoalfilm.blogspot.it/2014/11/buon-compleanno-sofia_25.html ) sono molto affezionata al personaggio di Sofia Loren, era un libro che davvero desideravo leggere.
Ed è stata un'ottima lettura: non so se l'attrice lo abbia scritto di suo pugno o abbia usato (come fanno tanti famosi) un "Ghostwriter", comunque sia nonostante sia un un libro corposo la lettura è stata scorrevole e intrigante. Mi sono letteralmente immersa nella storia (che già conoscevo, comunque) della ragazzina di Pozzuoli cresciuta in una famiglia povera ma piena di amore che, inizialmente spinta dalla madre che vede in lei una possibilità di riscatto per quanto non ha potuto fare nella vita (la madre di Sofia, Romilda Villani, aveva vinto un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer per cercare una sosia di Greta Garbo, ma i genitori non la lasciarono andare in America), le fa prendere lezioni di recitazione da un maestro napoletano per poi portarla a Cinecittà, dove ottengono entrambe un primo ingaggio come comparse sul set di "Quo vadis"; della giovane che comincia con i fotoromanzi per approdare al cinema sotto l'ala di Carlo Ponti e di Vittorio De Sica, diventando in breve un'icona del cinema italiano..ma anche della donna che desidera avere dei figli e per questo motivo dovrà patire molto; della sorella affettuosa, dell'amica...., se vogliamo anche della nonna che grazie alla presenza degli amati nipotini è ancora capace di pensare a  cosa farà da grande:insomma non solo il lato pubblico di un'attrice.
In un certo senso, un po' una favola; la ragazzina povera e bruttina figlia di un padre che non si è mai occupato della famiglia e addirittura tempo dopo arrivò a denunciarla,la giovane donna improvvisamente sbocciata che poco a poco riesce a mettere a frutto la sua bellezza in modo positivo....talvolta si ha anche l'impressione che qualcosa non venga detto, che non sia proprio tutto così limpido.
Ma è solo un'impressione, in realtà anche la vicenda giudiziaria in cui fu coinvolta negli anni '80 pare solo un brutto capitolo, un qualcosa che può capitare...della serie "nessuno è perfetto". O forse la loren si è fidata delle persone sbagliate....penso possa capitare anche questo. Quello che mi ha colpito molto invece è l'affetto vero e sincero che traspare verso alcuni colleghi (Oltre a De Sica e Mastroianni anche Cary Grant e Richard Burton), la stima per altri...segno che anche nel mondo dello spettacolo non è poi davvero impossibile trovare persone con cui stringere amicizie autentiche.
Nella parte poi della giovinezza e degli esordi, abbiamo anche un interessante spaccato dell'Italia dei primi anni '50, da poco uscita dalla guerra e con tanta volgia di guardare al futuro.
Per il libro infatti ha scelto come titolo quello, tra i suoi film, a cui ancora oggi rimane più legata.
Posso dirlo? La lettura di questo libro, oltre ad essere interessante come appassionata di cinema , è stata anche rasserenante; ho chiuso il libro alla fine con un sorriso e una sensazione di speranza nel cuore.
Grazie Sofia!

sabato 24 gennaio 2015

I cavalieri dello zodiaco: Asgard (Saint Seya: Asgard)





Dopo la fine della battaglia al Grande Tempio, Pegasus e soci si prendono un  meritato periodo di riposo di cui approfittano per far forgiare ai Cavalieri D'Oro rimasti delle nuove armature. Durante la loro assenza Lady Isabel viene attaccata nel giardino di casa da Mizar, un Cavaliere di Asgard, città del Nord governata dalla regina Ilda di Polaris. il quale annuncia alla giovane che la loro regina intende dare battaglia per conquistare il mondo e il diritto a terre più calde. Ovviamente tutto ciò metterebbe in serio pericolo la pace e Lady Isabel, accompagnata dai Cavalieri, decide di recarsi ad Asgard per verificare di persona la situazione. Grazie all'aiuto di Flare, sorella di Ilda, capisce che la regina è soggiogata da un maleficio derivato da un misterioso anello dal quale non si separa mai, e per questo non solo ha dichiarato guerra ma ha anche smesso di pregare il Dio Odino perchè mantenga alti i ghiacci, che infatti si stanno sciogliendo rapidamente mettendo in ancor più grave pericolo la già precaria situazione dell'umanità. Isabel si offre così di pregare lei stessa, mentre i Cavalieri- tramite il Maestro dei Cinque Picchi- scoprono che per rompere il maleficio dovranno impossessarsi dei sette zaffiri incastonati nelle cinture di ognuno dei sette Cavalieri di Asgard: Thor, Luxor, Artax, Mime, Mizar, Megres e Orion. Per farlo hanno solo sette ore di tempo.....



In realtà il consueto post mensile sul cartone animato doveva riguardare altro soggetto; ma come molti di voi sapranno, si è verificato un fatto molto grave: lo stupro di una delle serie animate più belle della storia del cartone animato a opera di   , regista del film da poco uscito nella sale "  ".
Da amantissima dei VERI  Cavalieri - e non di questa innominabile schifezza trash!!!- ho deciso quindi di controbattere a cotanto oltraggio con il secondo post dedicato alla seconda serie, la saga dei Cavalieri del Nord.,;
Questa serie in realtà è stata realizzata appositamente per il passaggio tv, nel manga non esiste; come da trama, la storia si rifà ai miti della mitologia nordica e ogni cavaliere è rappresentato da una stella della costellazione dell'Orsa Maggiore.
All'epoca (primi anni '90) la serie era la mia preferita per via del mezzo inciucio mostrato tra Crystal (il mio cavaliere preferito) e Flare, ma riguardandola ad anni di distanza ho trovato molti elementi che confermano questa preferenza, nonostante la prima serie sia la migliore in assoluto: ad esempio ho notato che in ben tre casi narra storie di difficili rapporti familiari e soprattutto drammatici e sofferti rapporti genitori-figli: molto toccante la vicenda di Mime e del padre adottivo Folken, altrettanto particolare quella d Mizar e del gemello segreto Alcor o la vicenda del padre di Megres, ma abbiamo anche le due sorelle Hilda e Flare, divise dal maleficio che ha soggiogato la prima.
Si nota come i Cavalieri di Asgard vengano investiti delle loro armature solo quando la loro terra è in pericolo e soprattutto come solo alcuni abbiano ricevuto un addestramento per diventare cavalieri, mentre altri lo ricevono per vi ereditaria; ciò non diminuisce il loro valore e la loro preparazione.

Certo, alcuni appunti sono da fare: perché le nuove armature sono così brutte? Perché Lady Isabel va ad Asgard col vestito sbracciato? Lo capivamo comunque che il clima è gelido, almeno uno scialletto poveraccia!E i Cavalieri appaiono notevolmente dimagriti: colpa dei km di scale al Grande Tempio?L'utilità di Kiki e Castalia, stavolta?
Per non parlare delle ripetizioni: Sirio deve combattere accecandosi (ma poveraccio, che sfiga!), Andromeda viene puntualmente tirato fuori dalla peste dal fratello, Pegasus è sempre più il cocco di Atena che immancabilmente affronta la battaglia finale e vince...direi che stavolta qualcosina potevano modificarlo!
Una serie degna di nota, che non fa certo rimpiangere la prima (l contrario dell'orrido film, l'ho capito solo dal manifesto!).




domenica 18 gennaio 2015

Un amore sotto l'albero (Noel),2004


Regia di Chazz Palminteri, con Susan Sarandon (Rose Harrison), Penelope Cruz (Nina Vasquez),Robin Williams (Charlie Boyd), Paul Walker(Mike),Alan Arkin (Artie Venezuela), Marcus Thomas (Jules).



Vigilia di Natale a New York: Nina e Mike sono una giovane coppia in crisi per colpa della gelosia di lui, a tal punto che Nina non vorrebbe nemmeno dirgli che è incinta; Rose è una donna di mezza età sola, a parte la madre malata di Alzheimer che non la riconosce; Artie è un anziano cameriere che parla ancora con la moglie morta da qualche anno e Jules è un giovane ladro di strada che si ferisce volontariamente per passare il Natale al Pronto Soccorso, dove non sarà lasciato solo come al solito.
Le vite di questi personaggi si incroceranno per poco tempo, alla vigilia di Natale...





A dispetto del titolo italiano, che fa pensare a una commedia romantica come ce ne sono tante, questo film in realtà tratta il tema della solitudine che spesso si fa sentire in modo molto più forte durante le feste, sopratutto per persone che vivono situazioni difficili.
Un film in parte commovente e drammatico quindi, anche se con un suo lieto fine almeno per la maggior parte delle storie.
La storia che mi ha colpito di più è quella riguardante Susan Sarandon: una donna che ha saputo costruirsi una felice carriera come editrici di libri per bambini, ma solo perchè si è buttata nel lavoro per dimenticare i dolori che la vita le ha riservato: una figlia morta poco dopo la nascita, un marito che l'ha lasciata per un'altra, una mamma malata di Alzheimer che cura con amore ma che non la riconosce più. E' quindi destinata a passare un Natale solitario e consapevole che ormai tutte le possibilità di rifarsi uan vita sono ormai svanite.C'è una scena  cui ogni tanto ripenso ancora oggi: lei che, per le strade addobbate e festose, incontra dopo tanti anni una ex compagna di scuola che le le chiede come va e cosa ha fatto, raccontandole di avere una famiglia e di essere impegnatissima per il periodo di Natale dato che le due figlie gemelle torneranno per le vacanze dall'università....questo per non far vedere che in realtà è sola. 

La donna un tempo aveva avuto un marito e anche una figlia, morta però piccolissima: tutto ciò ha causato la fine del matrimonio e lei, non essendo riuscita a rifarsi una vita, è rimasta sola. Ha solo sua madre, che però è ricoverata in una clinica per malati di Alzheimer, che non riconosce più quella figlia che l'assiste con amore. E' una vita dolorosa, la sua,che in un momento di disperazione si incrocia con quella di uno strampalato senza tetto, che pare materializzarsi sempre nei momenti più disparati (Solo alla fine capiremo chi è veramente). Un ruolo difficile, doloroso, intenso, interpretato ottimamente da Susan Sarandon, attrice attenta e sensibile da sempre a tematiche di questo tipo. 

Altra storia quella della coppia Penelope Cruz (all'epoca chissà scelta spesso per riprendere lo stereotipo della "donna caliente", con risultati abbastanza grotteschi) e Paul Walker, che rischia di separarsi per delle incomprensioni che, a mio avviso, sono delle vere cavolate, soprattutto davanti all'annuncio dell'attesa di un figlio (che lei medita addirittura di non dirgli!), ma a cui come da copione andrà comunque tutto bene, o quella del giovane ladro che per non essere solo a Natale si fa male apposta per farsi ricoverare al pronto soccorso, che scopriamo essere un luogo insospettabilmente legato al periodo felice della sua infanzia.
Solitudini, miserie umane, figure alcune volte forse patetiche ma per cui giustamente viene reclamato il diritto ad avere un Natale (e un'esistenza) più felice.
Per alcun aspetti di esce dal cinema col cuore pesante, ma credo sia un film che valga la pena di vedere.





mercoledì 14 gennaio 2015

Happy Days (1974-1984)



Prodotta da Gary Marshall, con Tom Bosley(Howard Cunningham), Marion Ross (Marion Cunningham), Ron Howard (Richie Cunningham),Erin Moran (Joanie Cunningham), Henry Winkler (Arthur Fonzarelli detto Fonzie), Anson Williams (Potsie Webber ),Donny Most (Ralph Malph),Pat Morita( Arnold Takahashi),Al Molinaro (Alfred Delvecchio), Scott Baio (Charles Acolla, detto Chaky), Lynda Goodfriend (Lory Beth Allen).

Nella cittadina di Milwaukee vive la famiglia Cunningham, composta dal padre Howard, proprietario di un negozio di ferramenta, dalla madre Marion, casalinga, e dai due figli adolescenti Richie e Joanie. Attorno a loro tutto un mondo dove si muovono vari personaggi: Potsie e Ralph, i migliori amici di Richie, Alfred, proprietario del locale dove si riuniscono i giovani della città, Lory Beth, la fidanzata di Richie e sopratutto il meccanico Arthur Fonzarelli, detto Fonzie, vicino di casa dei Cunningham e punto di riferimento per Richie e soci....



Secondo vari sondaggi condotti nel corso degli anni, "Happy days" è probabilmente il telefilm più amato della storia della televisione, e non è certo difficile crederlo: a 41 anni dalla prima puntata è ancora molto seguito dagli spettatori di ogni età e il personaggio di Fonzie è ormai un'icona che conoscono tutti, anche i più giovani (lo sapevate che le patatine "Fonzies" prendono il nome proprio da lui?).
Accusato dai suoi detrattori di buonismo e visione distorta della società americana dell'epoca ( che in effetti negli anni '50 dovette vedersela con la Guerra Fredda, il maccartismo e la conseguente  caccia alle streghe), è da inquadrarsi in un periodo storico che, dopo la terribile tragedia del Vietnam (conclusasi  definitivamente solo nel 1975), guardava agli anni '50 come a un'epoca d'oro dove tutto era meglio, dove tutto era ancora possibile (in meglio), dove la musica, il cinema e la cultura americana avevano dato il loro meglio...prova ne è che, quattro anni dopo "Happy Days", uscì un'altra pietra miliare del filone, "Grease".
Ed infatti nella ridente Milwaukee televisiva non è che succeda granchè: le storie sono tutte incentrate, oltre alle dinamiche di una cittadina di provincia, ai rapporti interpersonali tra i protagonisti e ai  loro caratteri.

Innanzitutto il nucleo familiare della serie, la mitica famiglia Cunnigham rappresentante la tipica famiglia media americana: mamma casalinga, papà negoziante, due figli adolescenti (curiosamente, nei primi episodi si parla anche di un terzo figlio, il maggiore, all'università: il personaggio venne definitivamente eliminato senza che nessuno lo ricordasse...). Personaggi buoni e simpatici, senza apparenti grandi qualità ma che a lungo andare rivelano pregi caratteriali notevoli: il padre Howard dispensa spesso saggi consigli mirati anche agli amici dei figli e non si sottrae al dialogo con loro, la mamma Marion dispensa dolcezza e affetto ed è capace per prima di "adottare" Fonzie (ed infatti è l'unica persona a cui lui permette di chiamarlo Arthur), lo spensierato Richie è un ragazzo leale e sincero che rifiuta scorrettezze.
Ma il personaggio indubbiamente cult della serie è Fonzie: inizialmente personaggio minore, conseguì ben presto un grosso successo di pubblico per molti motivi: il suo look caratteristico (giacca di pelle, jeans e stivaletti da teddy boys) probabilmente ispirato a James Dean, o la caratterizzazione del personaggio: Fonzie è il ragazzo di strada italoamericano nato e cresciuto in periferia (e quindi contrapposto ai borghesi Cunningham), è un ragazzo scafato e con vasta esperienza di vita, sciupafemmine ma di classe, il classico duro dal cuore tenero che infatti sa essere un vero amico per Richie e soci,  e che a un certo punto accetta di occuparsi del cugino Chucky, per evitare che si metta sulla cattiva strada. Stima i Cunnigham perchè, nonostante i diversi stili di vita capisce che sono persone oneste e sincere; la sua morale e intelligenza è spicciola ma genuina. Tanto è bastato per farne un mito
Attorno a questo nucleo, altri personaggi tutti ben caratterizzati: Ralph e Potsie, i due amici pasticcioni di Richie, che ricordano alcune coppie di comici nei film anni '50, Arnold e alfred, proprietari (in tempi diversi) di "ARnold's", simpatici amici (nonostante la differenza d'età) dei giovani, Chucky, cugino di Fonzie che si fidanzerà con Joanie (il matrimonio dei due segnerà l'ultima puntata del telefilm).

Sulla colonna sonora, ovviamente, nulla da dire: all '50, spesso suonata da Richie e soci alle feste. La canzone "Rock around the clock" di Bill Haley fu inizialmente scelta come sigla della serie tv, poi sostituita dalla celeberrima "Happy days", cantata da Anson Williams, l'interprete di Potsie.
Nota: in un episodio Richie viene rapito dall'alieno Mork: il personaggio (interpretato ovviamente da Robin William) fu così apprezzato che da qui nacque l'idea di dedicargli un telefilm tutto suo, che diventerà il celebre "Mork e Mindy".
che altro dire? Un pezzo di storia delle televisione, ma sono sicura che rappresenta un pezzo di storia anche per molti telespettatori: per me ad esempio  è legato alla mia infanzia, non passava un giorno che non lo guardassi!E anche adesso lo rivedo volentieri, soprattutto in mezzo alle troppe serie piene di stupri e omicidi…








lunedì 12 gennaio 2015

Anita Ekberg

E' morta a 83 anni a Roma l'attrice Anita Ekberg: chi non la ricorda ne "La dolce vita" di Fellini, con il suo celebre bagno nella Fontana di Trevi? Era diventata, ed è rimasta fino alla fine dei suoi giorni, il simbolo principale non solo di un film, ma di un'intera epoca e di un modo di vivere.
L'attrice era nata a Malmo, in Svezia, nel 1931 e si era trasferita in USa nei primi anni '50, dopo aver vinto il concorso di Miss Svezia; qui iniziò la sua carriera di attrice in alcune commedie; il suo primo film importante fu "Guerra e pace" di King vidor (1958). Dopo essersi trasferita in Italia e aver girato due film, la grande occasione con Fellini, nel 1960; durante gli anni '60 l'attrice fece la spola tra Hollywood e L'Italia, costruendosi una carriera di tutto rispetto (anche se, mia opinione personale, non proprio indimenticabile).
Ma la sua notorietà rimase sempre ancorata a quel film, a quel modo di vivere....a quella leggenda.