sabato 16 agosto 2014

Non son degno di te, 1965

Regia di Ettore Maria Fizzarroti, con Gianni Morandi (Gianni Traimonti), Laura Efrikian (Carla Todisco),Nino Taranto (Maresciallo Antonio Todisco),Dolores Palumbo (Santina Todisco),Vittorio Congia (Nando Tazza), Stelvio Rosi (Giorgio di Bassano), Fabrizio Capucci (Luigi Addora),Gino Bramieri (Gino Traimonti), Raffaele Pisu (zio Lele).


Gianni e Carla, finalmente riappacificati,si fidanzano ufficialmente; nel frattempo anche la carriera di Gianni come cantante procede a gonfie vele, visto che il ragazzo viene addirittura chiamato a Roma dalla RCA per incidere il suo primo 45 giri!
Mentre Gianni è a Roma però, Giorgio- un commilitone anch'esso innamorato di Carla, comincia a corteggiare la ragazza, e nonostante il suo fermo  rifiuto, creerà dei grossi equivoci fra i due fidanzati....


A un anno di distanza, ecco il seguito di "In ginocchio da te": trama a parte, nessuna modifica, stesso cast, stessa ambientazione, stessa colonna sonora.Nessuna sorpresa quindi, un film tranquillo e rasserenante, meno bello del primo, ma comunque gradevole.
Uno spaccato dell'Italia primi anni '60 raccontato da quello che allora era il cantante e attore di punta, attorniato dall'allora fidanzata "vera" Laura Efrikian- all'epoca era la coppia più amata dagli italiani-e da un cast di comprimari noti all'epoca, tutti molto bravi nel caratterizzare i loro personaggi, dando vita a vicende sentimentali e sociali in cui la maggior parte delle persone può tutt'ora riconoscersi.
Al limite se proprio vogliamo possiamo notare l'incongruenza con un particolare rispetto alla trama precedente, in cui Giorgio non conosce quasi Carla, mentre qui addirittura se ne innamora....ma pazienza, più di tanto non ci si fa caso.
Uno di quei film che si rivede sempre volentieri quando si vuole andare sul sicuro!






giovedì 14 agosto 2014

Lauren Bacall

Dopo Robin Williams, è morta un'altra grande  star del cinema, l'attrice Lauren Bacall, scomparsa all'età di 90 anni a New York.
Nata a New York nel 1924 e figlia di immigrati polacchi, il suo vero nome era Betty Jane Perske ed esordì come modella e in tale veste fu notata su una copertina della rivista Harper's Bazaar in cui un suo splendido primo piano catturò l'attenzione del regista Howard Hawks, che la fece debuttare nel 1944  nel film "Acque del sud", accanto ad Humprey Bogart; nonostante quest'ultimo avesse 25 anni fra i due nacque l'amore, coronato dal matrimonio (1945) e dalla nascita di due figli.
L'attrice proseguì la sua carriera con molti altri film, tra i quali "Il grande sonno" ( ), "L'isola di corallo" ( ), "come sposare un milionario" ( ), con Marylin Monroe e Betty Grable,"La donna del destino" (1957), "come le foglie al vento" (1956); dopo gli anni '50/'60 le sue apparizioni diradarono, anche se si ricordano i suoi ruoli in "assassinio sull'Orient Express" (1974), "misery non deve morire" (1989), "L'amore ha due facce"(1997)."Dogville" (2003), "Birth-Io sono Sean" (2006).
Nel 2009 ricevette l'Oscar alla carriera.
Ho sempre pensato che negli ultimi anni fosse un'attrice molto sottoutilizzata rispetto al suo talento, e un'intervista rilasciata molti anni fa su ciak in cui la stessa attrice si lamentava di essere disponibile a lavorare per vari ruoli e con vari registi ma di non essere chiamata ha confermato questi sospetti...peccato perchè oltre a essere una bellissima donna era davvero una grande attrice!




martedì 12 agosto 2014

Robin Williams

Come tutti ormai saprete, l'attore Robin Williams, 63 anni, è morto nella sua casa di Tiburon; si è suicidato a causa di una grave depressione di cui soffriva da tempo.
Credo di non esagerare dicendo che è stato uno degli attori moderni più amati, conosciuto sopratutto per i suoi ruoli comici ma molto bravo anche in quelli drammatici.
Come succdede a tanti, Robin Williams era diventato famoso inizialmente grazie a un telefilm, "Mork e Mindy", molto famoso negli anni '80 (in Italia ancora oggi è celebre la sigla italiana, con il ritornello "Na-no, Na-no"), poi era passato definitivamente al cinema (anche se il suo esordio avvenne nel 1980 nel film "Popeye", ovvero Braccio di Ferro); ottiene subito un discreto successo con "Il mondo secondo Garp" (1982), ma viene definitivamente consacrato con due film drammatici: "Good morning Vietnam" (1987, con il quale ottenne la sua prima nomination all'Oscar) e "L'attimo fuggente" (1989): in questo film, ancora oggi molto amato, interpreta John Keating, un professore atipico che riesce a far appassionare i suoi ragazzi alla poesia.
Seguono altri film, sia drammatici che comici: "Risvegli" (1990), "La leggenda del re pescatore"(1991), "Hook- Capitan Uncino"(1992),"Mrs Doubtfire" (1993), "Aladin" in cui dà la voce al Genio, fino ad arrivare al 1998, anno in cui viene premiato come miglior attore protagonista per "Will Hunting- Genio Ribelle".
Dopo l'Oscar continua sempre proficuamente la propria carriera alternando ruoli drammatici e comici: "L'uomo bicentenario", "Patch Adams", "One hour photo" (un giallo dove interpreta uno psicopatico veramente da brivido), "Al di là dei sogni",Jakob il bugiardo" (film intenso ambientato nel ghetto di Varsavia), i due "Una notte al museo", dove interpreta il presidente Roosevelt, interpretato anche (stavolta in chiave seria) nel recente "The butler- un maggiordomo alla Casa Bianca".
Per quanto mi riguarda, nonostante non sia tra i miei favoriti, è un'attore che ho sempre apprezzato molto per la sua capacità di far ridere (la sua mimica era davvero straordinaria!) che di interpretare ruoli drammatici in maniera toccante senza cadere nel sentimentalismo.
Lo conresso: "Al di là dei sogni" è una delle cacchiate pazzesche della storia del cinema, "L'attimo fuggente" non mi ha mai detto granchè, come Peter Pan cresciuto era un po' imbarazzante e il telefilm di Mork e Mindy non è mai stato tra i miei favoriti...per me i suoi ruoli migliori sono stati Mrs Doubtfire ("Sono donna da un giorno e ho già le vampate!") e il prete de "Un amore sotto l'albero", un piccolo ruolo molto intenso che ancora oggi ricordo con piacere e commozione.
Che la terra ti sia lieve...





domenica 10 agosto 2014

Dietro la maschera (Mask), 1986



Regia d Peter Bogdanovich, con Cher (Rusty), Eric Stoltz (Rocky Dennis ),Sam Elliot (Gar),Laura Dern (Diane).


Rocky Dennis è un comune adolescente americano; ama il baseball, la musica, sogna di girare l'Europa in moto con un amico...unica particolarità: è affetto da una malattia rarissima, chiamata leontiasi, che gli ha completamente deformato il volto.
Nonostante le difficoltà causate dal suo aspetto "mostruoso", Rocky (che vive con la madre Rusty in un ambiente "alternativo") a causa della sua intelligenza  e del suo carattere allegro e socievole, non fatica ad essere apprezzato da compagni e insegnanti. Ma non basta...



Questo toccante film è-purtroppo- tratto da una storia vera: su Internet esistono ancora delle foto del vero Rocky Dennis e vi assicuro che il trucco posto nel film sul viso dell'attore che lo interpreta riprende fedelmente il modello reale.
E' una storia molto intensa, narrata con leggerezza unita a profondità e- almeno così mi è parso- a un forte senso di predestinazione (nel senso che già dall'inizio possiamo intuire come andrà a finire...certo con una malattia del genere non è difficilissimo!).
Mi è piaciuta molta la scelta del regista di presentare Rocky come un qualunque adolescente al di là della sua malattia, fin dalle prime inquadrature: il film inizia presentando una visione della camera del ragazzo, con i poster dei cantanti preferiti, le foto dei giocatori di baseball, i dischi, lo stereo,i libri di scuola, i vestiti buttati dove capita capita...e poi mostrare il protagonista con il suo viso deforme. E' una scelta che fa capire già da subito che la pellicola narra una storia commovente senza indulgere nel sentimentalismo ed evitando l'effetto "lacrima facile".
Rocky Dennis era affetto da una rarissima malattia (colpisce un bambino su 22.000.000!!!) chiamata leontiasi, che deforma le ossa del viso e del cranio dando al volto un aspetto deforme (per certi aspetti simile a quello di un leone, da qui il nome della malattia) e facendolo soffrire di atroci dolori al capo: al bambino erano stati diagnosticati pochi mesi di vita, ma riuscì comunque ad arrivare ai 18 anni studiando con profitto e a diplomarsi con ottimi voti.
Un ruolo non facile sopratutto vista la giovanissima età del protagonista, Eric Stoltz, che però riesce a rendere bene  il personaggio di Rocky nelle sue varie sfaccettature: studente modello, ragazzo gentile e disponibile con tutti, molto ironico anche riguardo alla sua malattia, con tanti sogni ma sopratutto il desiderio di fare un viaggio in moto in Europa con il migliore amico; ma anche sofferente per la sua malattia e la sua inevitabile diversità o adolescente ribelle in contrasto molte volte con la madre (talvolta avendo anche ragione, nel caso della sua dipendenza dalla droga). 

Rocky nella sua breve vita conoscerà anche l'amore, quello di Diane, una ragazza cieca che quindi può vedere solo la sua vera essenza. Un amore vissuto brevemente per vari motivi, ma molto più vero di tanti altri.
Bravissima Cher nel ruolo (per il quale vinse anche il premio come migliore attrice al Festival Di Cannes del 1985) della madre Rusty, una donna anticonformista e forte, che ha dovuto lottare duramente per dare al figlio non solo le cure ma anche i diritti fondamentali, ha dovuto combattere con i pregiudizi della gente non solo sulla malattia di Rocky ma anche sul suo stile di vita (i migliori amici di Rusty e Rocky sono un gruppo di bikers....anch'essi un bel gruppo che tratta Rocky come uno di loro senza differenze). Ma allo stesso tempo ha anche varie fragilità:la dipendenza dalla droga e il passare da un uomo all'altro senza riuscire ad affidarsi all'unico che invece ama e che ama sia lei che Rocky; diffidenza dovuta probabilmente all'abbandono da parte del padre del ragazzo.
La storia di Rocky è breve e semplice: in fondo, la storia di un ragazzo americano con un problema. Ma rimane impressa nella mente in modo molto potente.
Particolare toccante: nella scena in cui Rocky legge alla madre una poesia da lui scritta, quella poesia è opera del vero Rocky Dennis.







giovedì 7 agosto 2014

Braccialetti rossi, 2014



Regia di Giacomo Campiotti, con Aurora Ruffino (Cris), Carmine Buschini (Leo),Brando Pacitto (Vale),Pio Luigi Piscitelli (Tony),Lorenzo Guidi (Rocco),Mirko Trovato (Davide),Michela Cescon (Piera), Laura Chiatti (Lilia),Carlotta Natoli (D.ssa Lisandri),Federica De Cola (Asia).


In un ospedale di una non specificata città italiana si intrecciano le vicende di alcuni giovanissimi ricoverati con vari problemi: Vale e Leo, che a causa di un tumore hanno entrambi perso una gamba, Cris, ragazza anoressica, Tony, ingessato dopo un incidente, Davide ricoverato per problemi al cuore e Rocco, in coma dopo un tuffo pericoloso in piscina. Su idea di Leo i sei ragazzi formano il gruppo dei "braccialetti rossi"(i braccialetti che devono portare le persone che vengono operate in oncologia, che Leo regala agli amici)e assieme affronteranno la degenza,le dolorose cure e i vari problemi che una vita "diversa" come la loro può dare.....



Ho recuperato ora questa fiction che quest'inverno ha avuto grande successo, e mi sono accodata ai suoi fan: mi sono davvero appassionata alla vicende dei "Braccialetti rossi"e le sei puntate mi sono sembrate troppo poche!
Il format originale è una serie spagnola "Poiseres vermellas", ispirata all'omonimo libro di Albert Espinosa, scrittore spagnolo che ha passato dieci anni della sua gioventù in ospedale, malato di cancro,prima di riuscire a sconfiggere la malattia.
Non ho letto il libro nè visto la versione originale spagnola, quindi non so dire quanto fedele sia la trasposizione italiana all'originale, comunque sia mi è piaciuta molto.
Certo,avrei  preferito che la serie fosse più lunga sopratutto perche così si sarebbero potute meglio sviluppare alcuni aspetti, storie e personaggi: ad esempio mi era piaciuto il personaggio di Olga, la ragazza grassa messa in camera con Cris in uno degli episodi, e sarebbe stato interessante introdurlo come fisso; oppure si sarebbe potuto sviluppare meglio alcuni personaggi del gruppo dei ragazzi più grandi apparentemente bulli. 
Ma a parte ciò, la storia è toccante ma narrata in modo leggero e talvolta scanzonato, presentando i protagonisti prima di tutto con i loro caratteri e personalità, al di là delle rispettive malattie, che influiscono (e ciò sarebbe inevitabile, visto anche Vale e Leo sono ricoverati in oncologia ognuno con una gamba amputata a causa di un tumore, mentre Cris è anoressica), facendo a volte dimenticare il loro "problema".

La voce narrante è quella di Rocco, il bambino in coma da mesi per un tuffo pericoloso in piscina, che comunica con gli altri amici grazie a Tony, il ragazzo meno grave, ma con la storia più drammatica alle spalle e con il "potere", appunto, di percepire ciò che dice Rocco dal suo limbo. Un personaggio immobile ma fondamentale per tutti.
Giovani attori sconosciuti (a parte Aurora Ruffino, già vista in "Questo nostro amore" e "bianca come il latte,rossa come il sangue") vengono affiancati da attori adulti già noti al pubblico, che riescono a caratterizzare i loro personaggi di genitori, medici, pazienti adulti lasciando senza prevaricare i più giovani.
Certo i genitori non ne escono benissimo come figure: il padre di Leo non va mai nè a trovarlo nè a parlare con i medici delegando tutto alla figlia maggiore, i genitori di Cris idem, il padre di Vale antepone (almeno inizialmente) la carriera alla degenza del figlio, il padre di Rocco se n'è andato all'estero e non si fa mai sentire...ma come si fa?!
compensano però la mamma di Rocco (Licia Cescon),i genitori di Davide (molto brava Laura Chiatti nel ruolo della compagna, nemmeno mamma del bambino, ma che gli vuole bene come fosse suo), la severa dottoressa Lisandri in realtà persona saggia e sensibile, Nicola l'anziano paziente amico di Leo... 

Per quanto riguarda i protagonisti i miei preferiti sono Vale, ragazzo sensibile e intelligente, e il simpatico Tony, sempre allegro ma anche riflessivo (non per nulla Rocco lo scelgie come suo tramite); Cris invece a volte mi ha messo il nervoso, è una ragazza che soffre ma talvolta è anche superficiale (con Olga) ed egoista (con la sorella), anche se presumo che anche questo aspetto faccia parte della sua malattia.
Leo è coraggioso e simpatico, anche tenero visto che gli piace visitare i bimbi appena nati, ma la dura esperienza ospedaliera gli ha fatto sviluppare anche un carttere che dietro la strafottenza nasconde il volersi difendere.
Davide....bè chi se l'aspettava!!!! Da bulletto prepotente aveva appena scoperto il suo vero essere.....ma era proprio necessario farlo morire?! 
Unico neo: ma è credibile che dei pazienti di un ospedale possano scorazzare da un reparto all'altro a tutte le ore del giorno e della notte,o anche correre nei corridoi con la carrozzina, od organizzare una partita di basket sul tetto dell'ospedale?!
Ora sto aspettando che arrivi la seconda serie...vedremo se sarà all'altezza della prima!!!













martedì 5 agosto 2014

Frozen- Il regno di ghiaccio (Frozen),2013



Regia di Chris Buck e Jennifer Lee, con le voci italiane di :Serena Rossi (Anna), Serena Autieri (Elsa),Paolo de Santis (Kristoff),Enrico Brignano (Olaf),Giuseppe Russo (Hans).


Elsa, principessa di Arendelle, è nata con un magico potere: con un tocco delle mani può creare ghiaccio e neve. Da bambina Elsa si diverte giocando con la sorella Anna a creare montagne di ghiaccio, piste per pattinare, pupazzi di neve; ma un giorno, a causa di un incidente in cui Anna rischia la vita (Elsa la colpisce per sbaglio alla testa e solo l'intervento di uno gnomo magico salva la piccola dal congelamento), i genitori chiudono le porte del palazzo isolando le figlie- sopratutto Elsa- per controllare il potere.
Le due sorelle vengono così separate, e quando anni dopo i due genitori muoiono in un naufragio ed Elsa diventa regina, tra loro si è creata una frattura che sembra insanabile, sopratutto quando Anna (ignara del potere della sorella) la accusa di egoismo perchè rifiuta di dare il suo consenso alle nozze con l'appena conosciuto principe Hans.
Elsa reagisce scappando e creando un proprio regno di ghiaccio dove vive da sola, lasciando però che il gelo si impossessi di Arendelle; sta ora ad Anna convincerla a tornare indietro....


Vagamente ispirato alla favola di Hans Christian Andersen "La regina delle nevi",è un bel cartone semplice e allo stesso tempo affascinante, che traduce in realtà una mia fantasia ricorrente da bambina (e qui in esclusiva solo per voi...!): creare un regno tutto fatto di ghiaccio,con palazzo di ghiaccio scale di ghiaccio..io ero arrivata a immaginare pure mobili fatti di ghiaccio. Insomma, ero una potenziale Elsa...:)
Infatti, nonostante l'età sono rimasta molto affascinata dal  personaggio di Elsa, una giovane regina afflitta da un potere che per lei rappresenta una maledizione, dato che fin  da piccola è stata addirittura isolata per paura che lo si scoprisse o che involontariamente facesse del male a qualcuno. 

A Elsa sono stati negati affetto, amicizia, è stato cancellato il forte legame che aveva con la sorellina...è cresciuta sola dovendosi vergognare di una cosa di cui non aveva responsabilità; quando finalmente può liberarsi, non viene capita, nessuno fa uno sfrozo pervenirle incontro, da lei si pretende solo.
Ecco perchè poi quando fugge rimanendo da sola si sente libera, anche se comunque sola..
Essendo un cartone , il lieto fine è ovviamente assicurato anche per lei,però lo sviluppo del personaggio e dei suoi sentimenti è molto più profondo rispetto ad altri cartoni, anche recenti.
Insolito per un film Disney anche la storia che riguarda Anna e Hans: lei che inizialmente si innamora di lui tramite il famoso colpo di fulmine e vorrebbe sposarlo, litiga con Elsa perchè questa non dà il suo assenso....salvo poi capire, attraverso vari fatti nel corso della storia (fondamentale ovviamente l'incontro con Kristoff),la differenza fra Amore e infatuazione. Un modo maturo e intelligente di affrontare il tema a mio avviso,sopratutto di questi tempi... e devo dire che anche il personaggio di Hans è stato reso molto bene: fino a quando non si è scoperto da solo non avevo capito che tipo era!

Ma dopo Elsa il mio personaggio preferito è senza dubbio Olaf, il pupazzo di neve che ama "i caldi abbracci" e che sogna 'l'estate....davvero tenero,divertente ma al momento giusto anche saggio!
Canzoni italiane stucchevoli e Anna somigliante alla"Rossella"interpretata da Gabriella Pession (ma forse è una mia impressione) completano il quadro generale. Molto affascinanti le scene del palazzo di ghiaccio.

P.S: tanto perchè lo sappiate,anche io come ormai moltissimi in rete ho "aderito" al plebiscito del web  con cui Elsa è stata ufficialmente fidanzata con Jack Frost de "Le cinque leggende"...guarirò mai da questa mania?!



sabato 2 agosto 2014

12 anni schiavo ( 12 years a slave),2014


Regia di Steve McQueen, con Chiwetel Ejiofor (Solomon Northup),Michael Fassbender (Edwin Epps), Lupita Nyong'O (Patsey),Benedict Cumbertach (William Ford),Sarah Paulson (Mary Epps),Brad Pitt (Samuel Bass).


Nel 1841 Solomon Northup,cittadino nero ma nato libero che vive agiatamente con  la moglie e i due figli, viene rapito e ridotto in schiavitù da due mercanti di schiavi, nella totale imposibilità di dimostrare le sue vere origini, essendo stato privato dei documenti. Gli viene cambiato il nome in Brett e venduto dapprima a William Ford, padrone umano e giusto, poi al crudele Edwin Epps, sadico maltrattatore dei suoi schiavi  che abusa anche della giovane schiava Patsey. Solo dopo 12 lunghi anni di sofferenze indicibili Solomon riuscirà, con l'aiuto dell'abolizionista Samuel Bass, a rintracciare gli amici che possono aiutarlo, ponendo fine alla sua schiavitù.


Storia vera tratta da un romanzo autobiografico ("12 anni schiavo" di Solomon Northup), è il film che quest'anno ha trionfato allaNotte Degli Oscar, aggiudicandosi, oltre alla statuetta come miglior film, quella per la miglior sceneggiatura non originale e quella alla miglior attrice non protagonista, Lupita Nyong'O.
Premi meritati (sopratutto quello alla Nyong'O, davvero bravissima), anche se un po' scontati: da sempre questo tipo di storie,sopratutto se vere, "tirano" molto per l'Academy.
Il film è molto duro, al contrario di altri sull'argomento qui c'è pochissima umanità,quasi tutta ricondotta alla figura del protagonista e alla sua lotta non solo per liberarsi e tornare dalla sua famiglia,ma anche per mantenere la sua dimensione come uomo ed essere umano in un mondo,in un tempo e in una situazione in  cui la maggior parte delle persone la perde.
Molto importante a riguardo la scena dove Solomon rifiuta di accondiscendere alla tragica e disperata richiesta della povera Patsey,la schiava costretta a subire i soprusi sessuali da parte del crudele padrone e le violenze fisiche e psicologiche da parte della di lui moglie, di ucciderla per pietà, per liberarla da tutta quella disperazione: una scene a mio avviso molto più forte delle tante di violenza pur forte presenti nel film.
Solomon riuscirà quasi del tutto nel suo proposito di non perdere la propria umanità, dovrà comunque scendere a compromessi e quando verrà rintracciato non potrà fare comunque nulla per i suoi compagni di sventura.
Attori bravi a rendere i loro personaggi, in particolare Fassbender nel ruolo del crudele e odioso Edwin Epps, personaggio al quale al cinema durante la visione sono stati augurati ad alta voce dagli spettatori i peggiori tormenti umanamente pensabili, e Lupita Nyong' O nei panni di Patsey, un ruolo veramente difficile e doloroso. In alcuni casi i produttori hanno sfruttato nei manifesti il nome di Brad Pitt, messo in primo piano anche rispetto al protagonista, nonostante la sua apparizione  sia molto breve (non più di dieci minuti, nonostante ricopra un  ruolo molto importante, quello dell'abolizionista Samuel Bass)...cosa non si fa per attirare il pubblico!