venerdì 21 marzo 2014

Viva L'Italia, 2012


Regia di Massimiliano Bruno, con Michele Placido (Michele Spagnolo), Alessandro Gassman (Valerio Spagnolo), Raoul Bova (Riccardo Spagnolo), Ambra Angiolini (Susanna Spagnolo), Rocco Papaleo (Tony), Edoardo Leo (Marco).



Durante un comizio l'onorevole Spagnolo, leader del partito "Viva L'Italia", viene colpito da malore e ricoverato in ospedale: al suo risveglio, si scopre che il leggero ictus ha leso la parte di cervello dove risiedono i freni inibitori, e quindi l'uomo non ha più controllo alcuno su quello che dice, parlando completamente a ruota libera e dicendo qualsiasi cosa gli passi per la mente.
I suoi tre figli Valerio, Riccardo e Susanna decidono di alternarsi al fianco del padre per evitare che rimanga da solo combinando guai a non finire: sarà l'occasione per rinsaldare rapporti familiari deteriorati da tempo e risolvere alcuni problemi personali, causati proprio dal loro ingombrante nome.
E per lo stesso onorevole sarà l'occasione di riflettere sul proprio operato politico e umano e di fare finalmente qualcosa di buono...






Una commedia amarognola, a tratti cattivella ma sempre veritiera, uno spaccato dell'Italia di oggi partendo da quella che purtroppo è la sua parte più marcia, la politica.
L'onorevole interpretato da Placido è proprio un tipico rappresentante di questa categoria: intrallazzone, ipocrita, disonesto, menefreghista verso i valori più importanti, a causa della malattia che lo colpisce (o forse usandola come scusa) perde i freni inibitori e comincia a vuotare il sacco, dicendo tutto quello che gli passa per la mente a tutti, familiari in primis: alla moglie che prontamente lo lascia e ai tre figli, due dei quali (Gassman e Angiolini) non brillano per particolari capacità: il primo, ritenuto lo scemo di famiglia, è presidente di una società di ristorazione che manda nelle mense prodotti non solo di dubbia qualità, ma proprio scaduti, la seconda- afflitta da zeppola-è un'attrice di fiction dalle dubbie (per non dire nulle) capacità. Entrambi i figli occupano quei posti proprio per intervento del padre, perchè "all'onorevole Spagnolo non si può dire di no", frase che ricorre abbastanza spesso nel film. Seguendo la storia, appare sempre più certo che non solo il padre non ha fatto un favore ai figli aiutandoli in quel modo, dato che ha bloccato ogni loro capacità di crescita e di realizzazione, ma li ha proprio messi in ridicolo dimostrando che anche lui pensa che non valgano nulla. Una cosa a mio avviso molto triste.
Il terzo figlio (Bova) è quello "diverso": se n'è andato di casa a vent'anni, studiando medicina e mantenednsoi da solo, rifiutando qualsiasi aiuto da parte del padre e costruendosi con tanti sacrifci una carriera come medico apprezzato e stimato da tutti nello scassatissimo ospedale in cui lavora. Ha talmente in odio la figura del padre e quello che rappresenta che rifiuta anche di chiedergli aiuto per l'ospedale, che manca di macchinari, dove i pazienti sono ricoverati nei corridoi e cade letteralmente a pezzi. Alla fine si scopre però che anche lui ha ricevuto- suo malgrado- un aiutino da parte del padre; ciò lo farà infuriare ma abbasserà un po' la cresta nei confronti degli altri, seppure ritengo che comunque non sia stata colpa sua, visto che della raccomandazione non ne sapeva nulla.
Sono tre figure di figli molte ben tratteggiate, non si può non provare una certa simpatia per loro e sicuramente nessuna invidia nonostante le possibilità della vita che hanno avuto con un padre onorevole, vista l'incapacità come uomo, marito, padre (come gli rinfaccia appunto il figlio Bova); ma almeno, si può notare che forse una punta di rimorso in lui c'è, e proprio per quello decide a modo suo di fare in modo di ricompattare almeno i tre fratelli.
Bravi tutti i protagonisti (con un Placido forse un po' sopra le righe in alcuni punti), ben assortiti come gruppo, sopratutto nella scena in cui i tre fratelli si ritrovano abbracciandosi dopo tanti anni; anche presi singolramente personaggi ben tratteggiati, che fanno tenerezza perchè è evidente che i figli siano rimasto schiacciati dalla personalità del padre, che non sopportano ma da cui contemporaneamente vorrebbero venire apprezzati. Solo una domanda, ma possibile che questi due genitori con tutti i soldi che hanno non sia mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di porta<re la figlia dal logopedista?!


mercoledì 19 marzo 2014

Wolf children- Ame e Yuki, i bambini lupo, 2012

Regia di Mamoru Housoda, con le voci di: Antonella Baldini (Hana),Emanuela Ionica (Yuki),Alessio Puccio (Ame).



La giovane studentessa Hana si innamora, ricambiata di un compagno di college, che si rivela essere un licantropo. Ciò non scoraggia la storia d'amore fra i due, che mettono al mondo due bimbi, Yuki e Ame, i quali ereditano dal padre la doppia natura.
Quando il compagno muore improvvisamente Hana si ritrova sola a crescere due figli abbastanza particolari....




Grazie a E-mule sono riuscita a recuperare questa chicca, uscita qualche mese fa per un solo giorno come "evento speciale" nelle sale.
Un cartone animato molto bello, forse con qualcosa di più rispetto ai normali "cartoni": una storia delicata di sentimenti, un "romanzo di formazione" cinematografico se vogliamo, che fa riflettere e lascia tanto a livello di emozioni a chi lo guarda.
La giovane protagonista è una ragazza normale e semplice che si trova, per amore, a vivere una situazione più grande di lei, con tutto quello che ciò comporta: vive la natura del compagno e la loro vita assieme come la cosa più normale del mondo, ma quando lui rimane ucciso si trova a gestire al suo meglio una situazione del tutto disorientante: ad esempio, quando i figli si ammalano non sa se deve rivolgersi a un pediatra o a un veterinario, non può mandarli a scuola, non può nemmeno portarli a giocare per paura che i bimbi (come tutti i bambini poco facilmente controllabili) mostrino prima o poi pubblicamente la loro doppia natura.
Proprio a causa della paura che gli vengano portati via (i vicini, insospettiti da questo stile di vita troppo riservato, minacciano di chiamare gli assistenti sociali) decide di andare a vivere in un villaggio vicino alle montagne, in una zona semiisolata dove dovrà adattarsi a ristrutturare una casa diroccata e a lavorare nei campi per un anziano signore apparentemente insensibile e duro, e dove scoprirà il contatto con la natura che gran parte ha nella natura propria dei due figli (già dai nomi da loro imposti si capisce: Yuki significa "neve", Ame "pioggia"). 

Hana non sempre capisce cosa è bene e cosa è male per i due bambini, anche se i suoi sforzi tendono al massimo in questa direzione; data la particolarità non sempre capisce la natura dei figli, ma proprio questo suo essere imperfetta la rende la migliore delle mamme.
I due piccoli Yuki e Ame fanno tenerezza e mostrano le diverse implicazioni della loro situazione:Yuki più vivace e socievole, sogna una vita normale a scuola e con gli altri bambini, Ame più solitario si trova a suo agio solo nei boschi, e la sua migliore amica è una volpe che gli fa anche da maestra di vita.
I due percorsi di accettazione di sé stessi e di scelta della loro vita si intersecano con scontri e incontri psicologicamente ben caratterizzati, che coinvolgono lo spettatore rendendolo in qualche modo partecipe delle peripezie dei personaggi.
lo stile è molto simile ai cartoni di Myazaki,sicuramente è un film che piacerà sopratutto agli amanti degli anime, ma ritengo che possa soddisfare qualsiasi pubblico.
A questo punto, da recuperare in _DVD....




lunedì 17 marzo 2014

Saving Mr Banks, 2013


Regia di John Lee Hangock, con Tom Hanks (Walt Disney), Emma Thompson (Pamela Lyndon Travers), Colin Farrell (Travers Geoff), Ruth Wilson (Margaret Geoff),Paul Giamatti (Ralph), Jason Scwartzman (Richard Sherman), B.J. Novak (Robert Sherman).




Usa,1961: da una ventina d'anni Walt Disney sta cercando di ottenere dalla scrittrice Pamela L. Travers i diritti d'autore per girare un film sul suo romanzo per bambini più famoso, "Mary Poppins", come promesso alle figlie quando erano piccole. Alla fine l'autrice, in difficoltà economica, accetta di volare Los Angeles per discutere la cosa con Disney e imporre le sue condizioni sul film: niente cartoni, niente canzoni, niente "lustrini e scintilliii"...insomma la Travers ci tiene in maniera maniacale a che i suoi personaggi e la sua storia non vengano in alcun modo modificati rispetto a come li ha concepiti.


E dietro a tutto ciò c'è un motivo: i romanzi su Mary Poppins sono la trasposizione di storie che l'autrice da bambina inventava per fuggire da una dolorosa realtà familiare, comprendente una madre depressa e un padre amatissimo ma alcolizzato, oltre  a una zia particolare....



Dopo la ciofecona "Storia d'inverno", il 2014 cinematografico si risolleva di colpo e mooooolto bene con questo bellissimo film sulla storia della lavorazione di uno dei classici più amati del cinema "Mary Poppins" di Walt Disney.






Sapevo già che la lavorazione del film fu particolarmente problematica a causa della supervisione di Pamela L. Travers, l'autrice del romanzo da cui il film venne tratto, severissima e maniacale a livelli impossibili per l'umana tollerabilità, resa benissimo nel film dalla rigida Emma Thompson (attrice che ha un certa rigidità di suo, diciamocelo....); è stato comunque interessante vedere trasposte cinematograficamente le varie fasi della lavorazione con conseguente interazione/duello tra i due personaggi principali e interessante lavoro psicologico da parte di entrambi per comprendere l'altro.
Forse lo sforzo (almeno secondo il film) è stato più da parte di Disney (premio Oscar per la pazienza, visto che per vent'anni ha continuato a chiedere di incontrare l'autrice nonostante i continui rifiuti!), comunque sia a mio avviso qualcosa si è visto da parte anche della Travers, visto che alla fine ha concesso i diritti e ha dato l'ok per la realizzazione del film.
Del resto la sua rigidità diventa umanamente comprensibile guardando scorrere sullo schermo la storia della sua infanzia, attraverso cui si snoda il significato della sua opera e dei suoi personaggi: la Travers (il cui vero nome era Helen Geoff) crebbe in una famiglia con gravi problemi, a partire dal padre alcolizzato che, pur amando la famiglia, ne combinò veramente di tutti i colori, incurante delle difficoltà e della depressione in cui di conseguenza precipitò la moglie a tal punto da tentare il suicidio (sventato dalla piccola Helen).
La ragazzina, dotata di una fervida fantasia, cominciò così a inventare per sé e i fratelli minori racconti con protagonista Mary Poppins, una magica tata (ispirata a una zia che a un certo punto arrivò in casa tentando di aiutare la famiglia) che alla fine salverà Mr Banks - e non i bambini, come la maggior parte della gente pensa- facendogli capire l'importanza della famiglia e riportandolo sulla retta via; al personaggio letterario verrà quindi data l'opportunità che la vita non diede al padre reale dell'autrice.

Il film è talmente bello e ben fatto che mi ha fatto persino apprezzare Colin Farrell (già protagonista della ciofeca precedentemente recensita e attore la cui mia  definizione personale la potete trovare nella recensione del suddetto film); il padre di Helen mi ha davvero commosso, pur con tutte le sue debolezze il padre ideale che tutti vorremmo avere. C'è da dire - un poco malignamente, lo ammetto- che il ruolo del beone è forse quello che si addice di più a quest'attore vista la sua vita reale.... vabbè.
Bravo anche Tom Hanks nel ruolo- difficile, visto il mito del personaggio- di Walt Disney, abile affarista e imprenditore (del resto, se non fosse stato tale non sarebbe riuscito a mettere in piedi l'impero che ha costruito) ma anche sognatore ed ex bambino con un padre amato ma difficile.
Il personaggio migliore però, a mio avviso, è quello apparentemente secondario dell'autista interpretato da Paul Giamatti, intelligente e discreto che però alla fine si rivelerà molto prezioso soprattutto per la Travers.
Ovviamente il film è un tripudio di colori, musiche, allegria, lustrini (quelli tanto odiati dall'autrice) e non potevano mancare le musiche "in divenire" di Mary Poppins.
Da vedere, se non l'avete visto!




martedì 11 marzo 2014

Non è mai troppo tardi, 2014





Regia di  Giacomo Campiotti, con Claudio Santamaria (Alberto Manzi),Nicole Grimaudo (Ida Manzi ),Giorgio Colangeli (direttore del carcere minorile),Andrea Tidona (Galbiati), Edoardo Pesce (Eugenio Berti).


Tornato dalla guerra, il giovane maestro Alberto Manzi accetta un lavoro che molti altri prima di lui avevano rifiutato: un incarico come maestro presso un carcere minorile.
Le difficoltà iniziali (ostilità degli alunni, del direttore del carcere) non sminuiscono il suo entusiasmo: il maestro, con metodi innovativi e anche fuori dagli schemi, riesce non solo conquistarsi l'affetto degli alunni, ma soprattutto a portarli a un minimo di alfabetizzazione, tanto che arriveranno anche a realizzare un giornalino che spediranno al Ministero della Pubblica Istruzione, e a cambiare le condizioni interne al carcere migliorandole.
Finito l'incarico al carcere Manzi lavora in una scuola elementare, inimicandosi la severa direttrice, che nel 1959 coglie al volo l'occasione: la Rai chiede che ogni scuola d'Italia mandi un maestro a fare i provini per un nuovo programma che stanno realizzando, intitolato "Non è mai troppo tardi": una scuola in tv per tutti gli analfabeti italiani (all'epoca ancora numerossisimi).
Manzi viene mandato e supera il provino....



Davvero molto bella questa fiction che ricorda una delle più amate figure della televisione italiana degli anni '60: il maestro Alberto Manzi, conduttore della trasmissione "non è mai troppo tardi", una vera e propria scuola tv grazie alla quale centinaia di italiani analfabeti impararono a leggere e scrivere, prendendo la licenza elementare. La trasmissione tra l'altro dimostrò che la televisione poteva diventare un ottimo mezzo pedagogico.
Il film tratta in particolare la giovinezza di Manzi,il suo impegno come maestro in un carcere minorile dove già mise alla prova le doti che lo contraddistinsero come professionista: l'umanità, la capacità di uscire da schemi e giudizi prefissati e la totale idiosincrasia per gli stessi, l'abilità nell'interessare gli alunni (sia delle scuole vere che televisivi)..doti che serviranno a lui in futuro, ma che sono servite a migliaia di persone per uscire dall'analfabetismo e costruire un posto nella società.
Ho apprezzato molto Claudio Santamaria, a mio avviso uno dei migliori attori italiani di oggi, che ha interpretato il maestro Manzi con semplicità, allegria, umanità e passione, ma anche Nicole Grimaudo nel ruolo della fedele moglie Ida sempre sostenitrice del marito, i vari ragazzi del carcere, ognuno dei quali spicca con la propria personalità  rendendosi diverso dagli altri...la storia è narrata con semplicità ed efficacia, e ricorda non solo i cari vecchi sceneggiati dell'epoca di Manzi, ma anche i romanzi di formazione.
Non è certo una fiction dove domina l'azione, ma l'ho trovata davvero coinvolgente e interessante, oltre all'utilità di celebrare e riscoprire una figura centrale per la Tv e la cultura del secolo scorso, che magari potrebbe servire (ma qui si entra nell'utopia...) a pensare qualche programma del tipo "non è mai troppo tardi" indirizzato agli stranieri che non parlano bene italiano....





domenica 9 marzo 2014

Storia d'inverno (A Winter's tale) 2013



Regia di Akiva Goldsman , con Colin Farrell (Peter Lake), Jessica Brown Findlay (Beverly Penn),Russell Crowe (Pearly Soames), Jennifer Connelly(Virginia Gamely),  Will Smith (Il giudice), Willian Hurt (Isaac Penn),Eva Marie Saint (Willa Penn anziana).

Nella New York del primo  '900, il ladro di strada Peter Lake si innamora, ricambiato, della ricca Beverly Penn, la quale però, malata di tisi, ha poco da vivere.
Il boss ( e qualcosa di più...)Pearly Soames, padre adottivo di Peter dal quale il giovane si è separato per via della sua crudeltà diventando da allora il suo nemico più acerrimo, tenta di impedire questo amore, swnza riuscirci a causa di una profezia che permetterà ai due giovani di vivere un amore brevissimo ma talmente intenso da valicare i confini del tempo...

...e per la serie "Le ultime parole famose":

"Comincia molto bene questo 2014 cinematografico!" (Recensione di "American Hustle")

"Prosegue sempre meglio questo 2014 al cinema (mi manca però la recensione di un bel film che ho visto prima di questo "La mia classe", con Valerio Mastandrea) con l'ultima fatica di Scorsese..." (Recensione di "The wolf of Wall Street")

"Non avevo sentito nominare questo film, nemmeno su Ciak, prima che mi venisse proposto; è stata davvero una gradita sorpresa" (Recensione "La mia classe")


...arriva ora la prima ciofecona del 2014 al cinema, presto in effetti, ma d'altronde non è che si possa pretendere. In confronto a questo film (tratto dall'omonimo romanzo-1993 - di Mark Helprin ) anche la mitica "Boiata pazzesca" di fantozziana memoria appare come un film da circolo culturale...del resto ci vuole poco: avrei dovuto capire già dal trailer che un film che riunisce come protagonisti due degli attori più cani del cinema di oggi (Russel Crowe e Colin Farrell) non poteva promettere bene, e infatti inizialmente non era nei miei pensieri andaro a vederlo; ma poi si sa...l'insistenza di un'amica e- MEA MAXIMA CULPA, so che non si fa!!!- una locandina davvero accattivante hanno fatto in modo che dessi una chance a questo film.
Sono stata giustamente punita per la mia superficialità da 113 minuti di st@@@te che si susseguono a ritmo frenetico, non sempre con un filo logico a unirle (ma ovviamente è sbagliato a priori pretenderlo da un film del genere) con vistosi buchi nella sceneggiatura, spiegazioni non date (ho dovuto leggermi alcune recensioni sul romanzo per capire molte cose!), svarioni temnporali (fatemi capire: nel 1914 la piccola Willa ha otto anni...nel 2014 è ancora viva?!) , fatti completamente slegati l'uno dall'altro, avvenimenti improbabili anche per un fantasy (il film è un minestrone di generi, prevalentemente fantasy-romantico-drammatico).

Per non parlare della recitazione ridicola (mi è piaciuta solo Jessica Brown Findlay, davvero luminosa non solo come bellezza ma proprio come presenza), dell'orrido taglio di capelli di Colin Farrell (Balottelli ante litteram)....beh, mi pare davvero abbastanza!!!!
Amo le storie romantiche, sopratutto ambientate nel passato, e se vanno oltre i confini del tempo ancora meglio....ma a tutto c'è un limite, sul serio.
Dato che potenzialmente la storia mi interessava, ho però letto varie recensioni del romanzo, e quasi tutte sono concordi nell'affermare che con il film c'entra poco o nulla (come spesso capita in queste occasioni): ecco, forse darò una possibilità al libro, ma il film è decisamente da dimenticare (e mi permetto di sconsigliarlo anche agli appassionati fanatici integralisti del genere!!!).









venerdì 7 marzo 2014

Gli anni spezzati- L'ingegnere, 2014



Regia di Graziano Diana , con Alessio Boni (Giorgio Venuti ), Paola Pitagora (Nonna Assunta ), Giulia Michelini (Valeria Venuti ), Christiane Filangieri (Clara Costi ), Arianna Jacchia (Silvia Venuti), Enzo DE Caro (Walter Grimaldi), Flavio Pistilli (Gianni Panara).

Torino, 1979: Giorgio Venuti è un'ingegnere  della Fiat.Vedovo, vive con le due figlie Valeria e Silvia e la suocera Assunta.
La vita della città in quegli anni non è semplice: i terroristi la fanno da padroni uccidendo e gambizzando chiunque non ritengano degno senza alcuno scrupolo, come non si fanno alcuno scrupolo di compiere azioni dimostrative che consistono nello sparare agli studenti del corso di economia aziendale in Fiat o sabotare il funzionamento dell'ospedale cittadino- in cui lavora Walter, il migliore amico di Giorgio- mettendo a rischio la vita di pazienti innocenti.
Un giorno a Walter viene chiesto di redigere le lettere di licenziamento per 75 operai sospettati di collaborare in qualche modo con i terroristi; sarà solo la prima delle vicende che porterà il nostro protagonista ad entrare nel mirino dei terroristi, dei quali oltretutto fa parte- a insaputa del padre- la figlia Valeria....

L'ultima parte della fiction dedicata agli anni di piombo riunisce, dietro a una vicenda fittizia, varie vicende e personaggi realmente esistiti e accaduti nella Torino degli anni di piombo (Torino fu una delle città più colpite dal fenomeno del terrorismo).
La figura del protagonisti Giorgio Venuti è ispirata a vari ingegneri presi di mira in quegli anni (alla Fiat e non solo) per il loro lavoro all'interno delle fabbriche dei padroni (e due di loro che furono uccisi, Carlo Ghiglieno e Carlo Ala, vengono ricordati durante la storia): persone che si trovarono ad essere prese di mira unicamente perchè facevano il loro lavoro, sia pure poco simpatico dato che spesso dovevano decidere di licenziamenti  o provvedimenti contro operai che propagandavano il terrorismo in fabbrica.
Alessio boni interpreta con bravura e convinzione il ruolo del protagonista, persona retta che cerca di vivere al meglio nei vari ruoli della sua vita, professionista, padre,amico che si ritrova a prendere coscienza della situazione in cui versa la sua città e ad agire di conseguenza, oltre ad affrontare grandi dolori: la morte dell'amico e la scoperta che sua figlia è una terrorista). Gli interrogativi, gli esami di coscienza non mancano e sono spietati ma alla fine Giorgio Venuti riuscirà a far prevalere la sua integrità e onestà ache davanti alle prove più dure (non condivido comunque il suo gesto finale).
Accanto a lui, Paola Pitagora nel bel ruolo della suocera Assunta che lo aiuta in casa con le figlie, Enzo Decaro nel bel ruolo del medico ucciso dagli spietati terroristi perchè faceva il suo dovere, e le due convincenti figlie: una troppo umana Giulia Michelini (non mi è piaciuta tutta questa concentrazione verso i suoi presunti problemi che l'hanno portata sulla strada del terrorismo, l'ho trovata una povera stupida piagnona, incapace di provare qualsiasi sentimento- nemmeno per l'amico di famiglia che lei stessa ha contribuito a uccidere!- se non per le proprie pene....) e una sensibile Arianna Iacchia nel ruolo della figlia Silvia.
Tra le varie vicende fittizie che si ispirano a storie vere, l'uccisione del barista Carmine Civitate da parte di un gruppo di terroristi di Prima Linea, l'uccisione del medico Luigi Marangoni (in realtà direttore del Policlinico di Milano), l'occupazione della Scuola di formazione aziendale con successiva gambizzazione di studenti e docenti (sempre dai soliti di Prima Linea, attivissimi in quel di Torino).





mercoledì 5 marzo 2014

Notte degli Oscar 2014

Con un po' di ritardo causa problemi tecnici (ovvero, pc in riparazione...ora sto scrivendo da quello di mio padre lento come un lumaca!!), ecco il post sulla Notte degli Oscar 2014, svolatasi domenica a Los Angeles.
Quest'anno è stata un'edizione speciale per noi italiani: dopo 15 anni, un film italiano ha vinto l'Oscar come miglior film straniero; sto parlando ovviamente de "La grande bellezza" di Paolo sorrentino, con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Giorgio Pasotti.
Comunque la si pensi sul film (e a me non è piaciuto, ho visto poco più di mezz'ora ieri sera e poi non ce l'ho fatta più, l'ho soprannominato "La grande stufezza") per il cinema italiano è un risultato ottimo e importante.Quindi per ogni vero appassionato di cinema c'è da essere contenti!

Ma passiamo ai vincitori nelle categorie più importanti.

MIGLIOR FILM: 12 anni schiavo, di Steve McQueen




MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Matthew McConaughey per "Dallas Buyers Club"



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA: Cate Blanchett per "Blue Jasmine" di Woody Allen



MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: Lupita Nyong' o per "12 anni schiavo" di Steve McQueen



MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA: Jared Leto per "Dallas Buyers club"



MIGLIORE REGISTA: Alfonso Cuaron per "Gravity"



MIGLIORE FILM STRANIERO :"La grande bellezza" di Paolo Sorrentino (Italia).




A mio avviso quest'anno la maggior parte dei candidati era davvero meritevole, credo ci sia stata più competizione di altre edizioni. Il risultato è soddisfacente.
Come sempre il mio momento clou è "In memoriam", il filmato in cui vengono ricordate le personalità del mondo del cinema scomparse durante l'anno. Il filmato di quest'anno non mi è piaciuto molto, l'ho trovato meno emozionante e un poco più sbrigativo rispetto ad altri anni.