domenica 22 dicembre 2013

Momo alla conquista del tempo, 2001


Regia di Enzo D'alò, con le voci di  Erica Necci (Momo),Diego Abatantuono (Mastro Hora),Giancarlo Giannini (Presidente dei Signori Grigi),NEri Marcorè (uno dei Signori Grigi),Sergio Rubini (Vicepresidente dei Signori Grigi), Giulio Renzi Ricci (Gigi).

Momo è una dolce piccola orfana, che scappata dall'orfanotrofio fa amicizia con beppo, un anziano solo che la tratta come una nipotina, con Gigi e altri bambini suoi amici. Momo è molto speciale: vive da sola, assieme alla tartaruga Cassiopea, in un piccolo anfiteatro, è affettuosa, pura e sincera, piena di fantasia sa inventare mille storie e giochi con cui tenere compagnia agli amici e farsi benvolere.
Un giorno la città viene invasa dai cattivi Signori Grigi, che vogliono conquistare il mondo attraverso il denaro facendo diventare tutti uguali...



Tratto dall'omonimo romanzo di Michael Ende, è uno dei miei cartoni animati preferiti, bellissimo e poetico, che nulla ha da invidiare ai cartoni Disney o Pixar,  anzi, posso dire che rispetto ad alcuni degli ultimi anni ha una qualità nettamente superiore come disegno, colori, doppiaggio e animazione.
A mio avviso un gioiellino per l'intero cinema italiano, del resto il regista D'Alò ci ha abituato finora a un tipo di cartone classico, pulito, senza effetti speciali, vecchio stile possiamo dire.
La storia è abbastanza fedele al libro, la trama rispetta il classico andamento da fiaba: buoni, cattivi, momenti di magia e serenità  che i cattivi mirano a togliere, combattimento da parte della piccola protagonista che riusciràa a sconfiggere i cattivi e riportare tutto come prima; il tutto però ben raccontato e coinvolgente sia per i grandi che per i più piccini; bei disegni sia tra i paesaggi che tra i personaggi (in particolare Momo è davvero carinissima) e ottima colonna sonora a cura di Gianna Nannini.
Una storia che diverte ma insegna anche valori importanti come l'amicizia, la solidarietà, il rispetto della diversità.







venerdì 20 dicembre 2013

Blue Jasmine, 2013

Regia di Woody Allen, con Cate Blanchet (Jasmine),Sally Hawkins (Ginger), Alec Baldwin (Alan),Bobby Cannavale (Chili).

Dopo il suicidio in carcere del marito,uno squalo della finanza  la ricca Jasmine è costretta  a chiedere aiuto e ospitalità alla sorella Ginger, divorziata con due figli e cassiera in un supermercato.
Jasmine cerca faticosamente di riprendere in mano la sua vita, nonostante grosse difficoltà mentali: trova un modesto lavoro e cerca di prendere un diploma di arredatrice online, ripiangendo sempre il lusso a cui era abituata e sognando disperatamente un uomo che la porti via di lì. Il rapporto tra le due sorelle (una l'opposto dell'altra) non è facile, e la cosa è aggravata dai continui diverbi tra Jasmine e Chili, l'irruento nuovo fidanzato di Ginger...


Un film di Allen diverso dagli altri, una storia drammatica trattata con toni da commedia,il che non sminuisce la tragedia che pian piano prende forma sotto gli occhi dello spettatore.
La tragedia di una donna ridicola, ma in fondo molto umana e proprio per questo quindi molto vicina a noi; nonostante il personaggio obiettivamente non ispiri grandi simpatia, chiunque non può non sentirsi in fondo solidale con Jasmine, una donna che ha visto la sua vita sconvolta in poco tempo, completamente ribaltata e costretta a vivere e adattarsi a un ambiente che è quanto di più lontano da quello a cui era abituata; cosa che non riesce a fare, nonostante i tentativi-anche apprezzabili, a mio avviso- di ricostruire qualcosa partendo da sè stessa.
Jasmine è prigioniera dell'immagine ideale di sè che con gli anni si è costruita: reginetta dell'Upper Class, moglie perfetta che per amore del marito ha smesso anche di andare all'università (tanto a cosa le serviva, visto che ormai si era sistemata?), ha passato la sua vita arredando case di lusso, facendo shopping-yoga-riunioni di beneficenza-feste-cene, accontentandosi e senza sforzarsi troppo,vivendo protetta nella sua bolla in cui il marito l'ha rinchiusa, con il suo stesso beneplacito, e di cui non riuscirà a liberarsi, e ciò la porterà alla follia. E' una donna molto sola e bisognosa di dialogare con qualcuno tant'è che arriva anche a raccontare la storia della sua vita a una sconosciuta vicina in aereo e ai due nipoti bambini che non la conoscono, perchè alla fin fine parla comunque da sola.
Nemmeno con la sorella riuscirà a costruire un rapporto sereno o comunque a recuperarlo, perchè- anche se non se ne accorge- il suo obiettivo è cambiarla.
Bravissima Cate Blanchett, che da sola tiene primeggia su tutti gli altri, anche se la sorella interpretata da Sally Hwkins non è da meno: perfettamente contrastanti in tutto e per tutto, a loro insieme sono affidate le scene più interessanti. 
Il finale non è proprio una sorpresa, ma è toccante e unico.






mercoledì 18 dicembre 2013

Edward mani di forbice (Edward scissor's hands), 1990



Regia di Tim Burton, con Johnny Depp (Edward), Winona Ryder (Kim), Dianne Wiest (Peggy),Vincent Price (l'inventore),Anthony Michael All (Jim),Robert Olivieri (Kevin).

Peggy, presentatrice Avon senza troppo successo, visitando un vecchio castello abbandonato sulla cima della collina della cittadina dove vive vi trova uno strano giovane che vive lì da solo, e che al posto delle mani ha delle lame affilate. Si tratta di Edward,  un uomo artificiale creato da un inventore, che morì per un infarto prima di poterlo completare.
Realizzando che Edward è innocuo Peggy lo porta a vivere con sè e la propria famiglia: nonostante il suo aspetto Edward, di carattere mite, sensibile e ingenuo, conquista tutto il quartiere anche grazie alle mirabolanti creazioni e ai lavori utili che riesce a fare con le sue lame.
L'unica a irritarsi per la sua presenza è Kim, figlia di Peggy, di cui Edward si innamora...


Probabilmente il film più famoso di Tim Burton e sicuramente uno dei migliori, questa favola moderna sulla diversità e l'amicizia è ancora oggi uno dei film più amati dagli spettatori.
E' il film che segna non solo il primo successo commerciale del regista, ma anche il suo lungo sodalizio con Johnny Depp e con il compositore Danny Elfmann, autore della colonna sonora; entrambi saranno presenti anche in molti altri film del regista.Per le cronache mondane segnò anche l'inizio della storia d'amore tra Depp e Winona Ryder, una delle coppie più famose dei primi anni '90.
Tornando al film, si nota che l'ambientazione non è collocata in un tempo preciso, anche se da alcuni particolari si può sospettare che la vicenda si svolga negli anni '50 o giù di lì; si nota molto anche il contrasto fra la cittadina (dipinta con colori pastello) i suoi abitanti (persone a loro modo stravaganti non più del diverso Edward) e il castello isolato sulla collina, luogo gotico e misterioso; tutto ciò fa da sfondo a una storia tenera, romantica e crudele al tempo stesso, dove non ci sarà un lieto fine, ma nemmeno un dramma vero e proprio. Solo tutto tornerà come prima per quasi tutti, almeno apparentemente. 
La purezza di cuore di Edward viene dapprima vezzeggiata e ammirata, poi sfruttata sminuita e violata; il nostro eroe rimarrà un incompreso, condannato alla solitudine lenita solo dal ricordo dell'esperienza più straordinaria della sua vita. 
Attori bravissimi, compreso il cameo di Vincent Price, noto attore degli anni '30 caduto nel dimenticatoio e ripescato da Burton suo grande estimatore, appena in tempo (morì durante le riprese del film, tant'è che le ultime due scene con lui furono girate al pc). Purtroppo nessun  Oscar per nessuno di loro, nemmeno per lo straordinario Johnny Depp o la dolce Winona Ryder, protagonisti- nella parte natalizia- di una delle più romantiche scene della storia del cinema, almeno secondo la sottoscritta.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro su questo film che tutti conoscono, se non che nel 1991 vinse un solo Oscar, perlatro meritatissimo, come miglior trucco.




lunedì 16 dicembre 2013

Vacanze di Natale a Cortina, 2011

 Regia di Neri Parenti, con Christian De Sica (Roberto ), Sabrina Ferilli (Elena), Ricky Memphis ( Massimo), Valeria Graci (Brunella), Katia Follesa (Wanda),Giuseppe Giacobazzi (Andrea), Dario Bandiera (Lando),Olga Capajiu (Galina).
Natale 2011 : come sempre si intrecciano episodi con vari protagonisti, tutti nella stessa località, Cortina.

- Roberto, avvocato donnaiolo, ha deciso di mettere la testa a posto e dedicarsi esclusivamente alla famiglia; ma per un equivoco pensa che la moglie Elena lo tradisca. La donna, lungi dal chiarire la situazione, decide di approfittarne per far pagare al marito tutte le infedeltà subite…

-Massimo e Brunella sono uan coppia di modesti edicolanti perennemente messi in ridicolo dai due cognati sbruffoni, che quest’anno sbruffoneggiano ancora di più potendosi permettere una vacanza a Cortina; i due sposi decidono allora di ricambiare....

- Lando, autista per un politico da strapazzo,conosce la bella russa Galina, con la quale ha una breve avventura. Subito dopo scopre che è la moglie di un importante imprenditore russo con cui il suo datore di lavoro deve concludere un accordo vitale per l’Italia, e che rischia di andare a monte proprio a causa della gelosia del marito….

Ultimo film della serie che ha creato il genere del cinepanettone,  che o si ama o si odia. A me piace, nella consapevolezza di considerarlo per quello che è, ovvero pur intrattenimento e stop.
 Sostanzialmente è come gli altri a livello di trama, ma si differenzia per il fatto di contenere molta meno volgarità rispetto ad alcuni suoi predecessori (nella fattispecie, gli ultimissimi).
Il titolo e l’ambientazione italiana (dopo tanti Natali in giro per il mondo, anche con ambientazioni improbabili) rendono  omaggio al primo VACANZE DI NATALE del 1983, capostipite della serie, di cui è rimasto l’inossidabile Christian De Sica; personalmente la vicenda che ho preferito è quella con protagonisti la coppia di cognati Ricky Memphis- Valeria Graci e Giuseppe Giacobazzi e Katia Follesa, coi primi due semplici e simpatici che riusciranno a conoscere casualmente e fare amicizia con vari vip (Simona Ventura, Emanuele Filiberto, Renato Balestra, Cesare Prandelli ecc…)  a dispetto dell’altra coppia fissatissima e superba.
Divertente anche l’assunto del primo episodio con protagonisti De Sica e la Ferilli.




Joan Fontaine

E' morta a 96 anni nella sua villa in California l'attrice Joan Fontaine, apprezzata attrice sia di gialli (in particolare lavorò con Hitckock) che di melò, e sorella dell'attrice Olivia De Havilland.
L'attrice era nata in Giappone da genitori inglesi ma vissuta in USA dall'età di due anni, l'attrice aveva iniziato la sua carriera nel 1935 (così come la sorella, con cui matenne un rapporto di accesa rivalità), specializzandosi in ruoli di eroina fragile e insicura, vittima di drammi psicologici e in cerca di riscatto.
Trai suoi film "REbecca, la prima moglie", Il sospetto" con cui nel 1942 vinse l'Oscar come migliore attrice, "La porta Proibita", "lettera da una sconosciuta", "Ivanhoe", "Donne" e molti altri.




Peter O'Toole

E' morto a 81 anni l'attore irlandese Peter  O'Toole, interprete di celebri film come "Lawrence D'Arabia", "LA Bibbia", "Ciao Pussycat", "007- Casinò Royale"e molti altri.
L'attore era nato in Irlanda nel 1932 ma cresciuto a Leeds in Inghilterra e aveva debuttato negli anni '50 come attore teatrale, per poi passare al cinema, da cui si era ritirato l'anno scorso.
Altri suoi film che si ricordano: "Il leone d'inverno", "Troy", "La notte dei generali", "Ratatouille"(aveva doppiato il critico Anton), e la seconda stagion della serie tv "I Tudor", dove interpretava il Papa che scomunicò Enrico VIII..
Nel 1967 vinse il David di Donatello per il film "La notte dei generali",al contrario l'unico Oscar gli venne assegnato alla carriera nel 2003; detiene infatti un primato particolare assieme a Richard Burton (suo amico nella vita) è stato l'attore con il più alto numero di nomination mai vinte.




sabato 14 dicembre 2013

Adriano Olivetti- La forza di un sogno, 2013


Regia di Franco Bernini, con Luca Zingaretti (Adriano Olivetti), Francesca Cavallin ( Paola Levi), Stefania Rocca (Karen Bates),Serena Rossi (Teresa), Massimo Poggio (Mauro Barale), Francesco Pannofino (Dalmasso).




La fiction ripercorre la carriera professionale e la vita privata di Adriano Olivetti (nonno materno del regista) che nel dopoguerra fu uno dei più grandi imprenditori italiani, fondatore della più importante fabbrica di macchine da scrivere in Italia, che in quegli anni produsse anche la mitica "Lettera 22" esposta anche al Museum of Modern Art di New York.
Come messo in evidenza dalla fiction, Olivetti fu un'imprenditore illuminato e innovativo prima di tutto nel pensiero: riteneva infatti che il benessere e la prosperità dell'azienda coincidesse con quello dei dipendenti e che il tutto coincidesse cn il benessere della comunità intera; per questo non li limitò a fondare una fabbrica dando giusti stipendi ai lavoratori, ma costruì anche case, una scuola, un cinema tutit destinati ai dipendenti e alle loro famiglie, anche per diffondere l'idea del bello che può essere di tutti invece che solo per pochi.
Di imprenditori così, che hanno fatto la fortuna dell'Italia contribuendo anche alla fama del made in Italy all'estero, purtroppo non ne esistono più: oggi si bada solo al profitto ad ogni costo (sopratutto a scapito del lavoratore) e c'è l'idea che "l'imprenditore mica fa beneficenza, lui ci mette i soldi!"...ma non volgio aprire qui un discorso più ampio, mi limito a dire che, vedendo questa fiction e informandosi un po' su Olivetti, si capisce perchè non riusciamo a uscire dalla piaga del precariato.
Due difetti di questa fiction sono ravvisabili nel soffermarsi troppo sulle vicende amorose del protagonista (effettivamente poco interessanti) e nel mettere anonime figure tra i suoi collaboratori che in realtà avevano nomi e  cognomi ben precisi, che non è stato giusto trascurare.
Luca Zingaretti interpreta il protagonista con forza e convinzione, tanto da surclassare gli altri interpreti, in una storia che si lascia vedere e scorre lineare; difetti a parte ritengo comunque che sia importante far conoscere tramite le fiction personaggi italiani come Adriano Olivetti, che hanno fatto la storia della nostra economia e cultura.