Regia di Tony Richardson, con Albert Finney (Tom Jones), Susannah York (Sophie Western),George Devine (Mr Allworty), Hugh Griffith (Mr Western),Joan Grinwood (Lady Bellaston).
Nell’Inghilterra di fine ‘700, il nobile Mr Allworty alleva come figlio adottivo un trovatello a cui ha dato nome Tom Jones. Divenuto adulto il giovane mostra un carattere buono e gioviale ma fin troppo vivace e spensierato, tanto da essere continua fonte di chiacchiere per l’intera famiglia. Ciononostante il suo tutore gli è talmente affezionato da non mutare la sua posizione, con grande scorno del nipote Bilfil, da sempre invidioso di Tom. Quando questi si innamora, ricambiato, della giovane Sophie Western , figlia del vicino Mr Western, cominciano i guai…
Finalmente dopo tanti anni di ricerca, ho visto questo vecchio film inglese che all’epoca ebbe gli onori della ribalta nel cinema mondiale a causa dei quattro Oscar vinti, e che è tratto dall’omonimo romanzo (1749) di Henry Fielding, un classico della letteratura inglese del ‘700. Ho sempre letto cose molto positive su questo film e devo dire che quasi tutte sono state confermate: è un film piacevole, divertente, avventuroso, romantico, un vero classico che sarebbe da riscoprire. Molto bravi tutti gli interpreti, dal protagonista Albert Finney (qui nel suo primo ruolo importante) che dona al suo personaggio non solo carattere e fascino ma anche una notevole fisicità, ai comprimari, in particolare Hugh Griffith nel ruolo del bizzarro padre di Sophie, e Susanna York (giovane attrice inglese allora in voga, ma poi credo persa per strada) nel ruolo della dolce ma non troppo ingenua Sophie. Inutile dire che scenografie , costumi e colonna sonora accurati, un ritmo sempre incalzante e dialoghi ironici e spesso con doppi sensi contribuiscono non poco formare un prodotto che unisce evasione e qualità. Nel 1963 vinse quattro premi Oscar (su nove nominations): miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura originale e migliore colonna sonora. Albert Finney vinse la Coppa Volpi come miglior attore al Festival del Cinema di Venezia.
E' morto a Roma all'età di 72 anni dopo una lunga malattia lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami, tra i più noti autori del cinema italiano: allievo di Pasolini, cominciò come aiuto regista per poi approdare alla carriera di sceneggiatore. Tra i suoi lavori "Casotto" di Sergio Citti (1977 ), "Colpire al cuore" di Gianni Amelio (1983 ). "Il piccolo diavolo" di Roberto Benigni ( ), "Il mostro" sempre di Benigni (1993), "Manuale d'amore" di Giovanni Veronesi (2004), "Tutta colpa del Paradiso" di Francesco Nuti (1985),"Mortacci" di Sergio Citti (1989), "Il viaggio di Capitan Fracassa" (1990) di Ettore Scola, "Johnny Stecchino" (1991) di Roberto Benigni, "L fame e la sete" (1999) e "Il nostro matrimonio è in crisi" (2001) di Antonio Albanese (in cui recitava la figlia Aisha) e molti altri. Forte il suo sodalizio con Benigni, assieme al quale ottenne fama mondiale nel 1997 con "La vita è bella" per la quale fu anche candidato all'Oscar. Tra i suoi lavori anche due film per la tv: "I ragazzi di via Panisperna" di Gianni Amelio (1989) e "Il giovane Mussolini" (1993) di Gianluigi Calderone. Famoso anche il suo romanzo "Un borghese piccolo piccolo", dal quale nel 1977 venne tratta dallo stesso Cerami la sceneggiatura per il famoso film con Alberto Sordi, Shelley Winters e Vincenzo Crocitti.
Regia di Elisa Fuskas, con Diane Fleri (Nina), Luca Marinelli (Fabrizio), Ernesto Mahieux (prof. De Luca),Luigi Catani (Ettore),Marina Rocco (Marta).
Nina rimane sola nella calda estate romana occupandosi della casa e degli animali di un amico. Tra una lezione di canto, una passeggiata col cane Omero e una lezione d’arte con uno strambo professore c’è spazio anche per pochi ma interessanti incontri…
Tipico esempio di film denominato “d’essai” o “d’autore”, dove lo spettatore leggendo le due definizioni deve interpretare “film di cui non si capisce una mazza”. La trama sulla carta sembrava carina, invece mi sono trovata davanti a un enorme punto di domanda: di cosa parla questo film? Dove vuole andare a parare? A parte forse il senso di solitudine e precarietà della protagonista che si riflette nella solitaria ambientazione, per quanto irreale (vabbè che siamo a Roma in agosto, ma possibile che in strada non c’è nemmeno un cane o una bicicletta con tutto il traffico che c’è di solito?!), altro non c’è. Anzi, diciamocela tutta, la protagonista è una cretinetti inconcludente con evidenti problemi di bulimia che, a parte un bel monologo, altri non fa per tutto il film, dando pure il nervoso a chi – come la sottoscritta- ha la sua età e non si sobbarca lavoretti precari perché non sa cosa fare ma perché non trova altro. Diane Fleri è brava ma da sola (letteralmente, gli altri sono poco più che comparse, anche se ho trovato molto bravo il bambino) non basta. Incomprensibili inquadrature architettoniche strambe infilate alla carlone, incomprensibili almeno fino a che non si scopre che la regista è figlia di un noto architetto al quale queste inquadrature vorrebbero rendere omaggio….
Regia di Luigi Cecinelli , con Emanuele Propizio (Augusto), Federico Costantini (Leonardo),Vincenzo Alfieri (Guglielmo),Guglielmo Amendola (Mattia),Maria Chiara Augenti (Regina), Serena Autieri (Madre di Leo), Gianmarco Tognazzi (Padre di Guglielmo), Massimo Ghini (padre di Augusto),Paolo Calabresi (padre di Mattia).
Augusto (Internet-dipendente), Mattia ( narcolettico), Guglielmo (affetto da sindrome di Tourette) e Leonardo (maniaco della pulizia ossessivo compulsivo) sono quattro ventenni che vengono mandati un’estate dai genitori a Villa Angelica per curare i rispettivi disturbi psicologici e comportamentali. I ragazzi (di cui due ospiti fissi della clinica già da varie estati) però decidono di passare la loro estate come le persone “normali”: rubano l’auto del direttore e si dirigono alla volta di Ibiza. Durante il viaggio incontrano Regina, una ragazza in fuga da un uomo con cui ha appena chiuso una burrascosa storia d’amore, che si unisce a loro nel viaggio, mentre i loro genitori li inseguono, finendo per vivere a loro volta una bizzarra avventura on the road….
Una commedia giovanile che parte da un assunto originale ma che poi purtroppo si perde per strada. Originale perché solitamente il tema della malattia mentale al cinema viene trattato sempre con toni seri, mentre è già stato dimostrato (ad esempio in “Si può fare” del 2009) che può essere trattato anche in toni di commedia senza banalizzarlo, magari riuscendo a far percepire al pubblico i protagonisti affetti da questo tipo di problemi in modo “normale”. In questo modo si snoda la prima parte del film, con i quattro amici che decidono di provare per una volta a vivere come i cosiddetti “normali” eludendo la sorveglianza di genitori e medici e partendo per Ibiza, meta agognata da moltissimi giovani, dove cercheranno non solo di trovare una propria indipendenza ma anche di confondersi tra “gli altri”. Fin qui la prima parte, che comprende anche le avventure iniziali della prima parte del viaggio; poi comincia la seconda parte (la capatina a casa Depardieau e l’arrivo a Ibiza) sono invece progressivamente via va più stiracchiate e inverosimili, arrivando al finale veramente tirato per i capelli. Così vengono penalizzati pure gli attori, sia i giovani protagonisti (bravi, a mio avviso) che i famosi comprimari, a cui va riconosciuto il merito di saper interpretare misuratamente i propri personaggi facendosi da parte lasciando spazio ai colleghi più giovani. In sostanza, quella che si dice un’occasione sprecata….
E' morto a Roma l'attore e doppiatore Tonino Accolla, 64 anni, famoso soprattutto per essere la voce di Homer Simpson, ma con un notevole curriculum come attore, doppiatore (tra gli altri ha dato la voce a Eddie Murphy, Ralph Fiennes, Ton Hanks, Mickey Rourke, Kenneth Branagh,Hugh Grant, Jim Carrey, Ben Stiller, Gary Oldman). Nella serie dei Simpson oltre a dare la voce a Homer si è occupato della direzione del doppiaggio.
Come preannunciato nel precedente post, e dopo un lavoraccio (ripercorrere e ri-taggare più di 300 post...e non ho ancora finito: mi sono accorta che, causa probabilmente il trasferimento da Splinder a Blogger, molti post non hanno le immagini o hanno cambiato carattere quindi mi tocca rimettere tutto a posto!), ecco le novità di cui vi avevo anticipato. Come vedete "Dal romanzo al film" è rimasto come tag; ho classificato i film in base al genere o al tipo (commedia, drammatico, romantico, fantasy, horror ecc), ho riservato alcune sezioni a classici (di ogni nazionalità) e cinema italiano, ho raggruppato i miei preferiti sotto il tag omonimo, ho aggiunto "sceneggiati e fiction" e "telefilm2 per la parte dedicata alla Tv, ho segnalato gli orrori tv e cinematografici con i tag "orrifilm" e "orritv" (nel blog sui libri invece ci sono gli "orrilibri"...), e ho creato due sezioni: "colpo di fulmine" per prodotti tv che mi sono particolarmente piaciuti, e "colpo di sonno" (ispirato all'omonima rubrica su Ciak) per quei film che non rientrano negli orrori ma che, comunque sia, consiglio di evitare. Ho aggiunto anche la parte "tutti al cinema!", dove segnalo di volta in volta i film che ho visto al cinema. A parte qualche altro perfezionamento, da ora la veste del blog sarà questa; se avete altri consigli proponete pure!
Come avrete visto, da tempo non scrivo su questo blog: il fatto è che sto pensando di apportare alcune modifiche a questo blog. Mi piacerebbe parlare di cinema a 360 gradi,lasciando "da romanzo al film" solo come sezione, riunirei così tutti i vari post sul cinema e sui film sparpagliati su questo blog e sull'altro. Inoltre potrei parlare anche di sceneggiati e fiction, visto che mi piacciono molto anche quelli. Sto studiando come riorganizzare iltutto, e soprattutto come mantenere i nomi degli autori come tag senza intasare la schermata....