giovedì 16 agosto 2012

Ho cercato il tuo nome (The lucky one), 2011



Regia di  Scott Hicks , con Zac Efron (Logan Thibault), Taylor Schilling (Elizabeth Green), Blythe Danner (Nonna ), Jay R. Ferguson (Keith Clayton), Riley Thomas Stewart (Benjamin Clayton).

Il marine Logan è sopravissuto alla sua terza missione, dove ha visto morire il suo migliore amico e altri soldati; il giovane ritiene che il merito sia della foto di una donna sconosciuta che ha trovato per strada, e che gli ha portato fortuna.

Una volta congedatosi, decide di andare alla ricerca della sconosciuta per ringraziarla e riesce a trovarla: è Beth, che gestisce un canile e vive con la nonna e il figlio Ben. Logan viene assunto come tuttofare nel canile, ma inizial,ente non incontra le simpatie di Beth che è chiusa in suo mondo di dolore dopo la morte del fratello marine….



Tratto dall’omonimo romanzo ( 2008 ) di Nicholas Sparks, è proprio il caso di dirlo: FINALMENTE!!!!

Era ora infatti che quest’ autore scrivesse una storia a lieto fine !

Ed è una storia piacevole, rasserenante anche se parte da un presupposto tragico e mostra non pochi momenti drammatici.

I due protagonisti sono due persone che nella vita hanno sofferto molto, e questa sofferenza li ha portati a chiudersi in sé stessi; l’incontro tra le due solitudini porterà l’amore ma anche qualche problema in più del previsto, per fortuna risolto anche se con un a soluzione a mio avviso troppo drammatica.

D’accordo, Zac Efron  non sarà il nuovo Laurence Olivier, ma diciamocelo: riguardo alla voce “anche l’occhio vuole la sua parte” fa la sua proca figura, nonostante solitamente non mi piacciano i tipi molto muscolosi!

Un po’ insipida la lei di turno, molto meglio la saggia nonna intepretata da Blythe Danner, il simpatico figlioletto della protagonista e l’ex marito disturbato.

Come sempre, paesaggi bellissimi valorizzati da un’attenta fotografia.




lunedì 13 agosto 2012

La leggenda del cacciatore di vampiri (Abrahm Lincoln, the Vampire Hunter), 2011


Regia di Timur Bekmambetov , con Benjamin Walker(Abraham Linclon), Mary Elizabeth Winstead (Mary Todd), Dominic Cooper (Henry Sturgess),Rufus Sewell (Adam), Jimmy Simpson (Joshua Speed).

Agli inizi del 1800 il piccolo Abrahm Lincoln assiste all’omicidio della madre da parte di un vampiro. Da allora la sua vita è segnata: il desdierio di vendetta lo port, da adulto a dare la caccia al vampiro che ha ucciso la madre e, dopo l’amicicia con Henry Sturgess, un vampiro buono che combatte i suoi simili, a sterminare qualunque vampiro trovi sul suo cammino.
La gravosa missione non gli impedisce di studiare legge, sposarsi con Mary  e diventare presidente degli Stati Uniti..

Decisamente, in questi anni per quanto riguarda il filone vampiresco si è visto di tutto, persino la versione “zombie” di ORGOGLIO E PREGIUDIZIO e  I PROMESSI SPOSI (in letteratura…). Ma mai avrei pensato che qualcuno avrebbe avuto l’idea di far diventare cacciatore di vampiri addirittura Abramo Lincoln!!!
Ma nel cinema, come nella vita, tutto è possibile e quindi ecco servito questo fumettone (tratto dal solito romanzo di  Seth Grahm Smith) in realtà non proprio da buttare ma- sarà perché rivolto prevalentemente a un target di adolescenti- che a me ha ispirato un sacco di grasse risate!
Già di per sé la storia è surreale, ma se ci mettiamo un Lincoln che trova il tempo per : studiare, lavorare, allenarsi fisicamente, cacciare vampiri, corteggiare la fidanzata, fare politica, diventare presidente degli Stati Uniti,          ma che è?! Superman?
Poi, notare la rilettura della storia americana:  durante la guerra di Secessione quelle poche battaglie che i sudisti hanno vinto le hanno vinte per un semplicissimo motivo: oltre a essere sudisti bastardi erano pure tutti vampiri! Per fortuna Lincoln ha scoperto il complotto e si è potuto organizzare dotanto l’esercito nordista di una cospiscua quantità di argento ( che i vampiri non tollerano), così da Gettysburg in poi hanno vinto la guerra.

Amenità a parte, tutto sommato il film non è malaccio, gli attori forniscono buone prove (notare la somiglianze del protagonista Benjamin Walker con l’attore Liam Neeson: sembra proprio suo figlio!), il ritmo della storia regge, il film in fondo in fondo si lascia vedere…come ho detto,poi, da un certo punto di vista le grasse risate abbondano.
A quando un George Washington, un Sandro Pertini, un Winston Churchill ecc cacciatori di vampiri?

N.B:in extremis, mentre sto per postare, scopro che Seth Grahm Smith, autore del romanzo da cui il film è stato tratto, è lo stesso che ha scritto “orgoglio, pregiudizio e zombie” sopra citato….brrrrrrrrrrrrrrrrr!!! Dovremo aspettarci ancora altre pastrocchiature del genere?



domenica 5 agosto 2012

L'ape Maia ((Mitsubachi Maya no Boken) , 1975


Regia di Hiroshi Saito, Seijei Endo, Mitsuo Kaminashi, con le voci italiane di :Antonella Baldini (Maya),Fabio Bccanera (Willi),Gino Pagani (Flip),Francesca Palopli (signora Tecla).
Trasmesso in Italia per la prima volta nel 1979, con la sigla cantata da Katia Svizzero.


Maya è una piccola ape gentile e simpatica, cresciuta dall’ape regina Cassandra. I suoi amici sono Willi, il grillo Flip,il topo Alessandro, il lombrico Max, la signora Tecla il ragno….tutti animali del bosco, che vivono varie avventure.

Tratto da LE AVVENTURE DELL’APE MAIA, un libro per bambini di  Waldemar Bonsels ( 1912), è uno dei più popolari cartoni arrivati in Italia alla fine degli anni ’70, i primi cartoni a episodi che hanno segnato l’infanzia di almeno due generazioni di bambini.
Il pubblico di riferimento della serie in questione è sicuramente quello dei piccolissimi, sia per la semplicità delle storie che per i tratti teneri e simpatici dei personaggi e la vivacità dei colori.
Ancora oggi è molto popolare e ormai la simpatica Maya è un personaggio “simbolo”, un po’ come il Winni –the Pohh disneyano. Nel 2006 i personaggi hanno avuto un “lifting”, però le immagini di riferimento rimangono quelle originali.
E’ uno dei cartoni che ha avuto più sigle: la prima,quella più famosa, cantata da Katia Svizzero:



la seconda, sempre cantata dalla Svizzero, intitolata L’APE MAIA VOLA A CASA ,era la sigladi chiusura:



terza sigla: L’APE MAIA VA, molto carina!



Quarta sigla: APE APE MAIA…bruttina, ce ne’era proprio bisogno?!






sabato 28 luglio 2012

Metello, 1970


Regia di Mauro Bolognini, con Massimo Ranieri (Metello Salani), Ottavia Piccolo (Ersilia Pallesi), Lucia Bosè (Viola), Renzo Montagnani (Poldo Salani), Tina Aumont (Ida), Mariano Rigilio (Olindo).



Firenze, inizio ‘900. Metello Salani è un giovano muratore orfano, lavorando in cantiere aderisce pian piano alla lotta a favore dei diritti degli operai,abbracciando l’ideale socialista e partecipando attivamente a scontri e manifestazioni.

Sposa Ersilia, figlia di un suo collega morto sul lavoro



Tratto dal romanzo omonimo (1955 ) di Vasco Pratolini, il film uscì nel 1970, in piena constestazione, il periodo migliore per proporre film sulla lotta per i diritti dei lavoratori, anche se ambientati settant’anni prima.

E’ un bel film, fedele al romanzo, ben interpretato anche se (a mio avviso), rimane misteriosa la logica che ha portato alla scelta del napoletano Massimo Ranieri per interpretare il toscano Metello Salani, anche se l’interprete ha fatto un buon lavoro imparando bene il toscano.

Ranieri è un attore bravo e credibile nel suo ruolo, cosi come lo sono Ottavia Piccolo nel ruolo dell’amata Ersilia (anche se io non me la sono immaginata affatto così) e Lucia Bosè nel ruolo della fastidiosa Viola (ao’,a me questa proprio non è piaciuta, nonostante non sia un cattivo soggetto! Che ve devo dì?!).

Così come nel romanzo,comunque, più dei personaggi conta  la ricostruzione del periodo storico e sociale dell’epoca, e in questo il regista realizza un convincente affresco che rende bene l’idea della Firenze agli inzi del secol, delle tensioni sociali, della povertà.

La colonna sonora è di Ennio Morricone, poco conosciuta ma come sempre molto bella.

Per il ruolo di Ersilia Ottavia Piccolo vinse tre premi: Nastro D’Argento, Festival Di Cannes e David Di Donatello come migliore attrice. Premio come miglior attore (al David di Donatello) a Massimo Ranieri.



Pinocchio, 2002




Regia di Roberto Benigni, con Roberto Benigni (Pinocchio), Nicoletta Braschi (Fata Turchina), Kim Rossi Stuart (Lucignolo), Carlo Giuffrè (Geppetto), Fichi D’India (Gatto e Volpe),Corrado Pani (il Giudice).



Dopo il successo mondiale de LA VITA E’ BELLA Roberto Benigni potè dedicarsi a realizzare la storia e il ruolo verso cui, per sua stessa ammissione, da sempre si sentiva portato: ovvero Pinocchio , in quello che è il terzo adattamento italiano del secondo libro tradotto al mondo.
L’atteso ritorno del toscanaccio avviene in quello che rimane- almeno per ora- il film più costoso della storia del cinema italiano ( 45 milioni di euro!); operazione riuscita anche se con qualche perplessità (mia…da parte dei critici sono state molto di più dato che molti lo hanno demolito…secondo me in maniera esagerata).
La storia, finalmente,è abbastanza fedele al romanzo (sinceramente mi sono stufata di vedere Pinocchi tirolesi, tecnologici, magici e chi più ne ha più ne metta delle versioni americane!):viene ripristinata come ambientazione la Toscana, ci sono i carabinieri, il cane Medoro, il vestituccio di carta e il berretto di mollica di pane, la carrozza della Fata…e Benigni è un Pinocchio perfetto, incontenbile monello, gioioso e in fondo, felice di essere appunto un moellaccio.
Oddio, a volte ho avuto lìimpressione che fosse scatenatamente forzato….ma non credo: Benigni lo conosciamo tutti, è incontenibile di suo! 
Al limite non si può non notare una rilettura di alcuni personaggi, in particolare un bellissimo (non solo fisicamente…) Lucignolo interpretato con grande bravura da Kim Rossi Stuart; visto non più come l’antipatico falso amico che inguaia Pinocchio per malizia e cattiveria, ma come uno spirito libero amante della libertà a tutti i costi, con tutto quello che essa comporta, che ne acceta pure le conseguenze (in particolare la scena della morte è piena di significato e poesia).
Lo scatenato monellaccio impazza, al pari della gentile consorte Nicoletta Braschi, punto debole del film: nostante il bel look fiabesco, la sua perenne monoespressività inficia il ruolo della Fata al punto che diventa importante  o interessante solo quando è presente anche Pinocchio.
Bravi tutti gli altri attori, persino i solitamente insipidi e appassiti Fichi D’India nei ruoli dekl gatto e della Volpe: come già successo nello sceneggiato di Luigi Comencini vengono intepretati da una coppia di comici, a mio avviso la scelta ideale per questi due personaggi.
Presente nel suo ultilo ruolo – il Giudice- anche l’attore Corrado Pani, che morirà qualche mese dopo le riprese del film.
Belllissime  ricostruzioni di ambienti, oggetti (splenida la carrozza) e splendide riprese esterne: fatalmente il film incassò bene in Italia ma pochissimo all’estero, in America fu addirittura demolito con sei nominations ai Razzie Awards: ‘sti americani, credono davvero di aver inventato tutto loro!



domenica 22 luglio 2012

Angelica (Angelica, Marquise Des Anges),1964



Regia di Bernard Borderie, con Michele Mercier (Angelica Sancé de Monteloup), Robert Hossein (Jeoffreys de Peyrac),Giuliano Gemma (Nicholas), Jean Rochefort (Desgrez).



Francia, 1600. Angelica è la bellissima figlia del barone   ; innamorata del povero Nicholas, è costretta dal padre a sposare il barone di Peyrac, un ricchissimo nobile rimasto sfregiato in battaglia. 

Inizialmente Angelica soffre per questo matrimonio imposto, ma Peyrac si rivela essere un uomo di animo nobile e gentile, nonché uomo dotato di grande intelligenza e fascino; tra i due coniugi nasce l’amore, ma l’avidità di Luigi   causerà loro molti guai…



Tratto dal primo delle celebre serie di romanzi scritti dai coniugi Anne e Serge Golon (in tutto 13 romanzi, di cui il primo intitolato ANGELICA, LA MARCHESA DEGLI ANGELI), fu uno dei film campione d’incasso del 1964, destinato a rimanere nel cuore degli spettatori per vari motivi.

Non solo il successo della seire di romanzi a cui è ispirato (che in Italia, ad esempio, fino a quel momento non è che fossero notissimi), ma prima di tutto l’ambientazione: la Francia del ‘600, dai tre moschettieri in poi ha sempre avuto un notevo,e successo come ambinetazione di storie in cui amore, avventura e intrigo formano un mix perfetto per tenere avvinto lo spettatore di entrambi i sessi.

Secondo motivo, la notevole prestanza fisica (più ancora che bravura, coem comunque non manca) dei due protagonisti: la bellissima Michele Mercier, sensuale senza mai essere volgare né spogliarsi completamente (effetto vedo non vedo, che per una donna penso sia il meglio…), e l’affascinante Robert Hossein,due attori che come coppia funzionano molto bene con una notevole chimica sia sul piano fisico che su quello emozionale dei personaggi. Certo che definire sfregiato uno per una righetta sul viso mi sembra esagerato, ma tant’è…

Terzo motivo: splendide ricostruzioni di paesaggi, interni e costumi, una delizia per gli occhi e per chi ama quel periodo storico.

Quarto: attori comprimari degni di nota, tra cui il nostro Giuliani Gemma nel ruolo del primo amore di Angelica, personaggio che poi ritroveremo alla fine del film e nel secondo episodio della serie.

E’ uno di quei film che si rivedono sempre con molto piacere, e devo dire fra tutti i cinque della serie cinematografica il migliore.

In totale la serie è composta da cinque film:



-       Angelica (1964);

-       La meravigliosa Angelica (1965);

-       Angelica alla corte del re (1966);

-       L’indomabile Angelica (1967);

-       Angelica e il gran sultano (1968)













mercoledì 18 luglio 2012

I promessi sposi, 1967



Regia di Sandro Bolchi, con Nino Castelnuovo (Renzo Tramaglino), Paola Pitagora (Lucia Mondella), Massimo Girotti (Frà Cristoforo), Lea Massari (la monaca di Monza),Giancarlo Sbragia (il Narratore), Lila Brignone (Agnese), Tino Carraro (Don Abbondio), Elsa Merlini (Perpetua), Luigi Vannucchi (Don Rodrigo), Glauco Onorato (il Griso), Salvo Randone (Innominato), Carlo Cattaneo (Conte Attilio), Aldo Soligo (Egidio).

Nella Lecco del 1860 i due giovani popolani Renzo e Lucia non possono sposarsi perché Don Rodrigo,signorotto locale invaghito della ragazza, ha minacciato il parroco Don Abbondio se celebrerà le nozze.I nostri due non si arrendono,ma le peripezie che dovranno affrontare saranno davvero dure: una fuga precipitosa, un rapimento,i tumulti, la peste…


Tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Manzoni, un capolavoro della letteratura italiana diventato capolavoro della televisione italiana (quella di una volta, beninteso….!); ancora oggi questo sceneggiato è ricordato non solo come uno dei più belli e importanti, ma anche portato ad esempio per la sua eccellente qualità tecnica, visiva  e per le interpretazioni degli attori.
I due protagonisti sono interpretati dai giovani e allora sconosciuti Paola Pitagora e Nino Castelnuovo, ai quali lo sceneggiato diede subito grande popolarità, facendo da trampolino per due carriere rivelatesi proficue: i due attori sono bravi nei loro ruoli, fedeli ai caratteri manzoniani anche se come coppia a mio avviso sono un po’ incolori…del resto non è che gli originali facessero faville.
Mi sono rimasti più impressi i comprimari: il pavido Don Abbondio di Tino Carraro, l’energica Perpetua di Elsa Merlini, il tenace Fra Cristoforo di Massimo Girotti, momentaneamente prestato alla Televisione dopo l’esperienza di dieci anni prima con CIME TEMPESTOSE (cosa che facevano molto spesso gli attori dell’epoca).
La maggior parte degli attori, come sempre in questi sceneggiati, era di stampo teatrale e questo aumenta, a mio avviso, la fedeltà quasi esatta al romanzo originale con cui questa trasposizione è stata realizzata (gli autori della sceneggiatura usufruirono della consulenza dell’allora direttore del Centro Nazionale di Studi Manzoniani Claudio Secchi).
Al limite si può notare un senso di cupezza e oscurità molto spesso imminente, quasi come la profezia di Fra’ Cristoforo a Don Rodrigo,….questo mi ha un poco disturbato, anche se  in fondo è un particolare irrilevante.
Ogni puntata è preceduta da un riassunto letto da Giancarlo Sbragia, che nello sceneggiato è il narratore.