martedì 26 dicembre 2017

Up!, 2009


Regia di Pete Docter e Bob Peterson, con le voci di Edward Asner(Carl Frederiksen), Jordan Nagai(Russel), Delroy Lindo(Beta), Christopher Plummer(Charles Muntz),Bob Peterson (Doug).

Carl Friederiksen è un 78enne ex venditore di palloncini che vive nel ricordo dell’amata moglie Ellie, custodendo gelosamente la loro vecchia casa che dovrebbe essere abbattuta per fare posto a nuovi moderni edifici.Lui ed Ellie avevano un sogno, da giovani: viaggiare nell’America del Sud fino alle cascate Paradiso. Ora Carl ha deciso, in barba a tutto e tutti, di concretizzare questo sogno….e infatti trova il modo di far volare la casa attaccata a migliaia di palloncini, diretta proprio verso le cascate! Ma involontariamente è salito a bordo Russel, un boy scout di nove anni che da tempo cercava di rendersi utile a Carl, il quale nonostante la seccatura decide di non rimandarlo indietro. La grande avventura è solo all’inizio…

Sebbene continui a rimpiangere i vecchi cartoni con disegni, non posso dire di disdegnare anche film come questo, soprattutto visto che negli ultimi anni questo tipo di produzione si sta affinando come tecnica e come messaggio.
UP è un film delizioso, coinvolgente, divertente e anche molto toccante. La parte iniziale , quella che descrive in breve la vita della coppia Carl- Ellie, non è priva di malinconia, così come il vedere il pensionato ormai solo coi suoi ricordi in un mondo divenuto troppo veloce per dare importanza ai sentimenti e ai sogni fa davvero tristezza. Eppure questo mix di malinconia e comicità(che inizia quando compare il piccolo Russel) è reso in maniera davvero ottima,sensibile senza turbare, così come ottima è la trovata di far volare la casa attaccata ai palloncini(diciamocelo, a chi non piacerebbe?) segnando così il percorso che porterà Carl a una “rinascita”, a ricominciare una nuova avventura, intesa come vita, in compagnia dei suoi nuovi amici.Ognuno dei quali sarà a sua volta arricchito dall’avventura vissuta suo malgrado.
Forti i riferimenti cinefili (Carl assomiglia a Spencer Tracy, Muntz a Vincent Price)in un film davvero carino, che ha aperto il Festival di Cannes di quest’anno.




sabato 23 dicembre 2017

Lilli e il Vagabondo (Lady and the Tramp), 1955


 Regia di Hamilton Luke, Wilfred Jackson e Clyde Geronimi, con le voci italiane di: Flaminia Jandolo (Lilli), Stefano Sibaldi (Biagio), Tina Lattanzi (Gilda), Lauro Gazzolo (Wishky), Mario Besesti (Fido), Luigi Pavese (Boris).


Lilli è una graziosa cockerina che vive con i padroni Gianni e Tesoro: la sua vita si è sempre svolta nell'agiatezza dato che gli affettuosi padroni l'hanno sempre ricoperta di coccole, cibo buono e una casa accogliente e calorosa. Lilli è molto amica dei due cani dei vicini, Whisky e Fido, che più anziani di lei tentano talvolta di istruirla riguardo il mondo circostante. Nel quartiere vive anche Biagio, un cane randagio  che al contrario di Lilli è sempre stato abituato a ricorrere a vari trucchi ed espedienti per sopravvivere. Quando nasce il bimbo dei padroni, Lilli viene momentaneamente mesa da parte; la cockerina soffre della cosa e quando in casa arriva per qualche tempo la severa zia Sara con i suoi gatti siamesi, la piccola non resiste e fugge di casa, incontrando subito mille pericoli.
Per fortuna fa amicizia con Biagio....





Uno dei più amati classici Disney è questo "Lilli e il Vagabondo", che per me ha anche un ricordo personale visto che è stato uno dei primi libri che ho avuto (con cassetta). Non può mancare una sua programmazione ogni Natale,  tra l'altro periodo in cui la storia inizia e finisce.
E' una storia con uno schema abbastanza classico, ovvero quella della brava ragazza e del "bad boy" ribelle che finisce da lei addomesticato, l'originalità ovviamente è che il tutto viene raccontato in versione canina: proprio per questo gli umani si vedono pochissimo, e quasi mai in viso, proprio per mantenere costante il punto di vista del cane. Come spesso capita nei cartoni con animali, anche qui abbiamo caratteri ben definiti e "umanizzati" (in senso buono): Lilli è la cagnolina viziata, reginetta - e tiranna- della casa e dei padroni, che non conosce nulla del mondo appunto perch ha vissuto sempre nel suo mondo ovattato; Biagio  all'opposto è il cane vagabondo che, non avendo mai vissuto in una famiglia, è talmente avezzo ai pericoli e disagi della strada da preferirli comunque al calore di una casa in nome della libertà; Wisnky è il cagnetto anziano che sa tutto lui e Fido il cane anziano e tranquillo che al momento giusto saprà tirare fuori le unghie. Anche fra i cani che Lilli incontra ne canile ci sono varie tipologie "umane". 
Come sempre disegni e animazione superlativi, fotografia e colonna sonora molto curate; inutile poi dire che il cartone contiene una delle scene più famose della storia del cinema, ovvero quella di Lilli e Biagio che mangiano gli spaghetti e si scambiano per sbaglio il primo bacio con in sottofondo "Bella notte" una delle più belle canzoni disneyane.
Il tutto dà vita a una storia gradevole e simpatica, che nel    ha avuto un seguito (senza infamia e senza lode, ma penso comunque gradito ai bambini)  uscito solo in VHS: "Lilli e il Vagabondo 2- Il cucciolo ribelle" con protagonista appunto uno dei cuccioli della coppia. 




Peluche di Lilly che era di mia sorella da bambina.


mercoledì 20 dicembre 2017

Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), 2017



 Regia di Kenneth Branagh, con Kenneth Branagh (Hercule Poirot), Johnny Depp (Samuel Ratchett), Michelle Pfeiffer (Caroline Hubbard), Judy Dench (Natalia Dragomiroff), William Defoe (Gerard Hardman), Penelope Cruz (Pilar Estravados), Josh Gad (Hector McQueen), Leslie Odom jr ( Mr Aburthnot),Daisy Radley (Mary Debenham),Lucy Boynton (Helena Andrenyi),Serhij Poulin (Rudoplh andrenyi). Derek Jacobi (Henry Masterman).




L'investigatore Hercule Poirot è tra i passeggeri dell'Orient Express che va da Instanbul a Calais quando uno dei passeggeri, l'americano Mr Ratchett, che il giorno prima aveva tentato di assumere Poirot raccontandogli di avere subito minacce alla propria vita, viene effettivamente trovato assassinato nel proprio scompartimento. Dato che dalla nottata precedente il treno è fermo per una forte nevicata, l'assassino non può che essere uno dei passeggeri dello scompartimento. Ma chi? E per quale motivo?

Indagando con il solito fiuto, Poirot scoprirà che l'americano  è in realtà Cassetti, capo della banda che due anni prima sequestrò e uccise la piccola Daisy Armstrong, la cui morte provocò indirettamente anche quelle dei genitori e di una cameriera suicidatasi perchè sospettata di aver aiutato i sequestratori.
Certo il fatto suscitò grandissimo sgomento e indignazione tra l'opinione pubblica, ma chi poteva davvero avere interesse nell'uccidere il colpevole?


Tratto dall'omonimo romanzo (1934 ) di Agatha Christie, è una buona versione della storia, con qualche difetto ma comunque godibile anche se causa ritmo serrato e fitto intreccio, anche psicologico, richiede un'attenzione pressochè costante.

Rispetto al romanzo c'è qualche lieve variazione, nulla di fastidioso, la trama è invece fedele al romanzo e oltretutto il film ha il pregio- non di poco conto visti i tempi che corrono- di essere diretto da un Signor Regista come Branagh, che sarà anche un po' megalomane e autocelebrativo ma dietro la macchina da presa sa il fatto suo.
Dico "megalomane e autocelebrativo" perchè impossibile non notare che Branagh, oltre a essersi assegnato il ruolo del protagonista, compare praticamente in quasi ogni scena del film, spesso ripreso in primo piano a schermo intero(forse per meglio deliziare il pubblico con la vista di quei bei baffoni posticci?), alternando spiegoni filosofici non proprio attinenti con la vicenda a inutili scene dove sospira nel ricordo di una donna amata di cui poi però non si viene a sapere null'altro (quindi a che servono quelle parti?). Senza di essi si poteva sfoltire un poco in film, e non sarebbe stata una cattiva idea. Ma visto che possiede le qualità registiche sopra dette, possiamo pure perdonarlo.
Tra gli altri interpreti la migliore mi è sembrata Michelle Pfeiffer nel ruolo più sofferto e drammatico (ho davvero sofferto con lei nel suo discorso nella parte finale!), anche gli altri fanno bene il loro lavoro, in particolare ho rivisto con piacere Johnny Depp che mi è sembrato più in forma rispetto a com'era ridotto da qualche tempo. 
Altro dettaglio veramente meritevole del film, la scenografia e fotografia, che mettono in risalto gli spettacolari paesaggi innevati degli Urali (almeno nel romanzo si trovavano più o meno lì). Una sola cosa: in più di scena Branagh e l'amico scende dal treno nel bosco, con temperature certamente molto sotto lo zero, con la sola giacca....quando io in sala stavo guardo il film con il giubbino addosso ?! Ma che è, sono io che sto invecchiando?!





domenica 17 dicembre 2017

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the prisoner of Azkaban), 2004

 Regia di Alfonso Cuaròn, con Daniel Radcliffe (Harry Potter), Rupert Grint (Ron Weasley), Emma Watson (Hermione Granger),Tom Felton (Draco Malfoy), Gary Oldman (Sirius Black), Alan Rickman (Severus Piton), Emma Thompson (Sibilla Cuman).



Harry & soci si apprestano a cominciare il nuovo anno scolastico, quando una notizia sconvolge Hogwarts: Sirius Black, il pericoloso criminale che ha causato la morte dei genitori di Harry e di molte altre persone, è fuggito dal carcere di Azkaban dove era rinchiuso e ora si appresta a finire ciò che aveva cominciato, uccidendo Harry...





Tratto dall'omonimo romanzo (1999) di Joanne K. Rowling, è il film che più mi è piaciuto fra quelli che ho visto (non tutti, visto che non sono un'appassionata della serie) dopo il secondo.
Sono passati molti anni (precisamente, 13) da quando ho visto il film al cinema e, per correttezza, devo specificare che non lo ricordo proprio tutto benissimo; ricordo però che mi era sembrata una buna storia in stile "giallo" riguardante il misterioso Sirius Black, temibile assassino responsabile del tradimento che condusse alla morte dei genitori di Harry, e che è evaso dal carcere di Azkaban per completare l'opera, ovvero uccidere il giovane maghetto.
In realtà la verità è tutt'altra, e ci si arriverà piano piano con un sottile gioco di indizi svelati a poco a poco, dove ogni cosa è tutt'altro rispetto a ciò che è veramente. Nulla di nuovo riguardo ai vari personaggi, se non che percepiamo meglio il difficile ruolo di Severus Piton, che dal primo episodio sembra proprio essere il più cattivo della situazione e invece si intuisce anche lui nasconda un segreto dietro l'aspetto inquietante. Molto bravi gli attori più giovani, ottimi i più grandi con personaggi di secondo piano ma molto caratteristici, come spesso si usa in questo tipo di film.
Atmosfere più "dark" rispetto ai film precedenti, sottolineate da colori molto spesso scuri.




giovedì 14 dicembre 2017

Natale al Sud, 2016


Regia di Federico Marsicano, con Massimo Boldi (Peppino Colombo), Biagio Izzo (Ambrogio Esposito), Debora Villa (Bianca Colombo), Barbara Tabita (Celeste Esposito), Anna Tatangelo (Eva), Simone Paciello (Simone), Riccardo Dose (Riccardo), Enzo Salvi (Checco ), Paolo Conticini (Leo).


Riccardo e Simone sono due amici entrambi fidanzati virtualmente con due ragazze conosciute sul sito di incontri "Cupido. 0", che però non hanno mai davvero incontrato di persona. I rispettivi genitori sono molto preoccupati per questa realtà virtuale dei loro figli, e a loro insaputa organizza per entrambi una vacanza in Puglia con le rispettive fidanzate virtuali, con le quali si incontreranno per la prima volta. Peccato che nei piani rientra il fatto che entrambe le coppie di genitori andrà in vacanza "in incognito per controllare come andrà la vacanza....




Mi sa tanto che il cinepanettone come l'avevamo sempre conosciuto è ufficialmente deceduto. So bene che in molti lo disprezzano, ma a me i vecchi cinepanettoni non sono mai dispiaciuti del tutto, presi esclusivamente per quello che sono, ovvero film con evasione di poche pretese per strappare una risata e un sorriso. Ma ormai da qualche tempo a questa parte- in particolare dopo la rottura del sodalizio tra boldi e De Sica, principali protagonisti del genere- ormai non si ride nemmeno più, non c'è una trama anche labile, ma solo uan serie di gag deficienti che non invogliano nemmeno a scaricare il film da Emule, figuriamoci spendere otto euro al cinema!
A parte che non si capisce il bisogno di mettere il Natale nel titolo quando poi il resto del film è ambientato in estate (sic!)....cosa ci sarebbe da dire? Al limite, posso notare l'idea (apprezzabile sulla carta) di deridere gli odierni modi di usare il web e i social network, ma poi tutto viene cancellato dalla recitazione pessima di ogni singolo membro del cast, da gag che come ho detto non fanno ridere nemmeno i polli e...da tutto il resto. Non c'è una cosa che si salvi in questo film!
















lunedì 11 dicembre 2017

Sirene, 2017




Regia di Davide Marengo, con Valentina Bellè (Yara), Denise Tantucci (Irene), Rozy Franzese (Daria), Maria Pia Calzone (Marica), Ornella Muti (Ingrid), Luca Argentero (Salvatore), Massimiliano   (Carmine), Michele Morrone (Ares),



Quando il tritone Ares scompare improvvisamente nei vicoli di Napoli dopo aver assunto forma umana senza dare più notizie di sè, la sirena Yara- sua fidanzata- decide di fare la stessa cosa per andare a cercarlo, accompagnata dalla madre Marica e dalle sorelle Irene e Daria.
Le ex sirene si trovano ad avere a che fare con un mondo totalmente diverso da loro, e diverso anche da ciò che di questo mondo loro hanno sempre conosciuto: infatti nel mondo delle sirene gli umani sono descritti come esseri orribili e senza cuore, mentre da subito le nostre trovano molte eccezioni, a cominciare da Salvatore, un gentile insegnante di ginnastica che le ospita nel suo bed & Breakfast sopportando le manìe dietro cui celano la loro reale natura (compresa quella di fare lunghi bagni in acqua salata ogni 12 ore, altrimenti rischiano di morire).
Le sirene hanno solo un mese di tempo per riuscire nel loro intento, poi dovranno tornare in mare....





Simpatico tentativo di Ivan Controne di realizzare una fiction in stile fantasy, un genere trascurato dalla nostra tv e dal nostro cinema. Il risultato non è male, e ha il pregio di uscire in un periodo dove molta gente chiede almeno in Tv più leggerezza e positività, in un'offerta che dà quasi esclusivamente serie cupe o violente con una marea di morti ammazzati. Pur con tutti i suoi difetti.
Le nostre protagoniste sono delle sirene, personaggi che da sempre affascinano la fantasia delle persone; solo, siamo sempre stati abituati a vederle o in Grecia o in altri mari sconosciuti e lontani, mai a Napoli,in casa nostra. E invece proprio dal golfo di Napoli "sorge" un'intera famiglia di sirene: Marica, la madre, con le figlie Yara, Irene  e Daria. Tutte e quattro sono alla ricerca di Ares, il tritone fidanzato di Yara che improvvisamente ha assunto forma umana ed è sparito nella città, sttratto comprensibilmente dalla vita dei terrestri; in fondo al mare infatti vige il matriarcato più severo, i maschi non contano nulla se non per la riproduzione, sono le donne che comandano e Ares è stufo sia di Marica che di Yara. 
Il modo in cui le nostre sirene si adatteranno a un mondo tanto diverso dal loro nel bene e nel male, rimanedone contaminate, è simpatico anche se la trama a mio avviso è piena di cose inutili forse messe per allungare il brodo: ad esempio non ho molto capito il senso della "storia" fra Irene e Michele, la mezza storia fra Marica e Carmine, quella fra Ares e Francesca e tra la stessa Francesca e Salvatore. Così come ho trrovato assurdo che Salvatore si confidi così tanto con tre suoi studenti (adolescenti); ho poco sopportato i tic e gli scatti nervosi della Bellè che francamente mi hanno reso Yara non proprio simpatica rispetto alle altre tre (spero che la cosa sia limitata a questo ruolo e che non sia una caratteristica dell'attrice): ho apprezzato invece molto Maria Pia Calzone nel ruolo di Marica, una dura che non è tale, visto che nonostante tutto ciò che dice è molto attratta dal mondo degli umani, al punto da custodire gelosamente un segreto: trent'anni prima aveva salvato alcune persone da un naufragio e ora le cerca per vedere che cosa hanno fatto di quelle vite che lei gli aveva salvato. Mi sono piaciuti anche Argentero e la piccola Rosy Franzese.
Strampalato ma gradevole.







venerdì 8 dicembre 2017

La ragazza del mondo, 2016


Regia di  con Michele Riondino (Libero), Sara Serraiocco (Giulia), Marco Leonardi (Costantino), Pippo Delbono (Giacono), Stefania Montorsi (Costanza).




Giulia è una giovane liceale Testimone di Geova assieme a tutta la sua famiglia. La sua vita ruota attorno a questo mondo: le adunanze, il lavoro parti time per avere tempo per predicare, il non poter assecondare il suo talento per la matematica perchè considerato vanesio dalla sua religione. L'insoddisfazione cova dentro di lei, esplodendo nel giorno in cui conosce Libero, un "ragazzo del mondo" appena uscito dal carcere, con cui intreccia una storia che le costa l'espulsione dalla comunità....


Film che avrebbe meritato più attenzione di quella ricevuta da parte del pubblico, data la qualità con cui a mio avviso è stato realizzato e come viene raccontata un'ambientazione non semplice: quella dei Testimoni di Geova. Sarebbe stato molto facile scadere nella banalità e nello stereotipo tratteggiando ambientazione e personaggi, ma il regista di questo film è riuscito dell'impresa di non farlo.
Ed è un merito non da poco.
La storia d'amore, in sè, non mi ha colpito particolarmente come mi aspettavo: non ho trovato il personaggio di Libero così positivo come descritto in altre recensioni, e non certo per i suoi trascorsi poco puliti, ma perchè nel corso della storia non sembra proprio prestare molta attenzione a Giulia e ai suoi bisogni, e sopratutto a lei come persona. Mi ha dato più l'impressione di essere innamorato dell'immagine di lei che lui si è costruito: non capisce l'importanza che ha per lei il suo mondo religioso anche quando decide di lasciarlo, addirittura la mette in pericolo mettendola in contatto con gli spacciatori con cui fa affari e non si tira indietro nel riversarle addosso sensi di colpa per situazioni di cui lei  effettivamente non ha alcuna colpa. Non proprio un tipo onesto nei sentimenti...
Anche Giulia del resto pare coinvolta solo perchè inesperta e già orientata vers il cambiamento; è probabile comunque che sia proprio questa la chiave di lettura che il regista vuole dare: Libero è lo "strumento" (so che è una brutta parola ma non me ne viene una meglio) attraverso cui Giulia troverà il coraggio di emanciparsi da una comunità affettuosa ma che le andava stretta.
Quello che ho veramente apprezzato in questo film è il riuscire a rendere i Testimoni di Geova come persone reali, non per forza dei cattivi bigotti fuori di testa; anche quando sbagliano, anche i capi che sottopongono a giudizio Giulia sono persone umane, davvero convinte di ciò che predicano e- nei limiti del possibile- anche comprensive: si nota in particolare come nella scena del "processo" si accostano a Giulia senza offenderla nè aggredirla, e come anche quando le portano il giudizio negativo siano dispiaciuti per lei. 
Molto bravi i due interpreti Riondino e Serraiocco, e anche le figure comprimarie.