sabato 7 luglio 2012

Salviamo Cinecittà!!


Da tempo circola una brutta notizia per chi, come me, ama il cinema: Cinecittà, i famosi studi cinematografici di Roma, la Hollywood italiana, rischia di chiudere.
Ormai da anni i lavoratori di Cinecittà cercano in tutti i modi di far sentire la loro voce contro il piano che prevederebbe la chiusura di Cinecittà per relizzare al suo posto il solito SpA con ristoranti, alberghi, palestre ecc…cose di cui se ne sente gran bisogno, no?
Tutto ciò però cancellerà inevitabilmente non solo un mondo che custodisce ancora cimeli el suo grande passato, ma che ha ancora grandi potenzialità- volendo!- ; soprattutto perderanno il lavoro moltissimi artigiani del cinema, veri e propri professionisti che con la loro abilità e cultura cinematografica  hanno contribuito a realizzare migliaia di film e fiction. Anche a loro il mondo del cinema deve molto….
Dato che finora sono stati completamente ignorati nonostante scioperi, appelli e manifestazioni, in questi giorni i lavoratori di Cinecittà stanno compiendo l’estremo tentativo di farsi almeno ascoltare dalle istituzioni: l’occupazione degli studios e uno sciopero della fame.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/07/05/news/studios_occupati_i_lavoratori_piantono_tende_a_cinecitt-38537326/

Molte le cose tristi in questa vicenda: la scarsa considerazione della politica per una parte importante del mondo della cultura; il declino- voluto- della nostra “fabbrica dei sogni”; la preoccupazione per le sorti dei lavoratori in un momento già fortemente in crisi; ma soprattutto, a mio avviso, il totale silenzio da parte di chi potrebbe fare tanto e invece non fa nulla: ovvero attori, registi e sceneggiatori famosi. Le persone che hanno più visibilità nel mondo del cinema, che guadagnano di più grazie a questo lavoro  e che quindi dovrebbero avere più a cuore le sorti di chi gli ha permesso di avere fama e di realizzare il proprio desiderio di lavorare nel mondo del cinema. Dove sono tutte queste persone? Inutile dire che essendo più famosi possono avere più influenza , se non altro per portare avanti la protesta…ma invece non c’è nessuno. A tutt’oggi ho visto solo Massimo Ghini, Dante Ferretti e  Sabina Guzzanti,che ha lanciato un appello da firmare sul suo blog:

http://www.sabinaguzzanti.it/

Non sto qui a ricopiare l’appello, se volete firmarlo (io l’ho già fatto) cliccate sul link qui sopra. Spero davvero si possa fare qualcosa per salvare Cinecittà…sarebbe una grandissima perdita per il nostro Paese!

mercoledì 4 luglio 2012

Marilyn (My week with Marylin), 2011


 Regia di Simon Curtis, con Michelle Williams (Marylin Monroe), Eddie Redmayne (Colin Clark), Kenneth Branagh (Laurence Olivier), Julia Ormond (Vivien Leigh), Judy Dench (Sybil Tohrndike), Dpugray Scott (Arthur Miller).

Estate 1956, in Inghilterra si gira il film “Il principe e la ballerina” con Laurence Olivier e Marylin Monroe, e Colin, giovane neolaurendo di nobile famiglia, riesce a farsi assumere come terzo assistente alla regia.
Il lavoro è duro, accontentare i capricci di star e registi non è facile, ma comunque il ragazzo ottiene le sue soddisfazioni, visto che riesce ad assistere alla nascita del filme  soprattutto, ad entrare nelle simpatie della fragile Marylin, piena di insicurezze, ossessioni, dubbi e schiacciata dallo star system che non le dà tregua costringendola a recitare perennemente una parte. L’infatuazione tra Colin e la star però è destinata ad essere di breve durata…

Tratto dai diari originali di Colin Clark, usciti con il titolo LA MIA SETTIMANA CON MARYLIN  , è un ritratto fedele di Marylin Monroe all’apice della propria carriera, con tutte le inquietudini, ossessioni, tormenti che accompagnarono la vita di questa sfortunata attrice.
Girare un film con Laurence Olivier, probabilmente già all’epoca uno dei più grandi attori che siano mai esistiti, rappresentava per Marylin un’occasione cruciale per la sua carriera, per dimostrare che lei era un’attrice serie dato che nonostante il successo mondiale venne spesso relegata a ruoli da commedia e da svampita, messa in risalto più che altro per il suo sex appeal. Marylin all’epoca era appena sposata con il terzo marito Arthur Miller, che lei vedeva come un Pigmalione che poteva aiutarla culturalmente, e veniva costamente seguita da Paula   , insegnante del metodo 
Da tutto ciò si può capire il notevole livello di insicurezza che la dominava, e tutto ciò è perfettamente rappresentato nel film da un’intensa Michelle Williams, molto somigliante a Marylin fisicamente e perfettamente calata nel ruolo, anche se forse in alcuni punti manca un poco la verve comica che l’attrice sfoggiava in pubblico mettendo la sua maschera; che però è ben evidente in parecchie scene, sopratutto in quelle in cui chiama “lei” Marylin, per distinguerla dalla reale persona Norma Jean. 
Dato che la maggior parte della storia narrata del film è nota, così ome sono oti i problemi che attanagliarono la vita dell’attrice, mi preme sottolineare la bravura degli interpreti di personaggi “reali”: oltre alla già citata Williams (che per questo ruolo ha avuto una nomination all’Oscar) Kenneth Branagh nl ruolo di Olivier, affascinato da Marylin e contemporaneamente insofferente delle sue paturnie e Julia Ormond nei panni di una sfiorita Vivien Leigh- che da lì a poco subirà la stessa sorte della rivale.
Il ragazzo Colin quasi completamnte incolore, se non come elemento da usare per raccontare la storia…se proprio vogliamo ha più spessore, anche fisicamente, il breve ruolo di Emma Watson nei panni di una costumista.
Credo che ai fan di Marilyn Monroe potrà piacere questo film, anche se ovviamente sapendo cosa succederà dopo è inevitabile provare una sensazione di amarezza, alla fine.



La carica dei 101 (One hundred and one dalmatians), 1961


Regia di Clyde Geronimi, Wolfgang Reitherman e  , con le voci italiane di

Anita e Rudy vivono felici con i loro cani  dalmata Pongo e Peggy ed i loro 15 cuccioli; ma Crudelia, amica di Anita e appassionata di pellicce, fa rapire i cuccioli dai suoi scagnozzi Orazio e Gaspare per realizzare una pelliccia maculata con il loro mantello.
Con l’aiuto di altri animali Pongo e Peggy adranno alla ricerca dei loro cuccioli….e ne troveranno altri 99!

In questo perido al cinema hanno rimesso alcuni classici Disney e ho deciso di godermi la versione “Cinema” di uno dei miei preferiti, tratto dal un libro per bambini di Dodie Smith intitolato "I 101 dalmata" (1956).
Che dire? Quando ero piccola era una delle poche storie con protagonisti animali che mi piacevano, complice il fatto che fu uno dei primi libri letti e il fatto che avevo il filmino super otto come si usava all’epoca. A scuola era uno dei primi film in VHS che ci fecero vedere…
Al di là dei ricordi personali, è proprio la storia che mi è piaciuta, ottima perché alterna momenti divertenti e drammatici, e questi ultimi sono trattati in modo da non angosciare o spaventare i bambini. Anche  i cattivi Crudelia, Orazio e Gaspare sono tratteggiati in modo da avere vari tratti comici; personalmente poi trovo che Crudelia sia la più strepitosa cattiva del cinema! Nota personale: secondo me ha vari tratti in comune con la perfida Alexis del serial DINASTY, girato però una ventina di anni dopo…
Sicuramente però il nome del gatto che aiuta i cuccioli è un’omaggio al cinema e all’ispettore Tibbs dell’omonimo film…





venerdì 1 giugno 2012

Il Generale Della Rovere, 1959

Regia di Roberto Rossellini, con Vittorio De Sica (Emanuele Bardone), Hannes Messemer (Colonnello Muller), Vittorio Caprioli (Bacchelli),Sandra Milo (Olga).

Genova, 1943. Emanuele Bardone è un giocatore d’azzardo che vive di piccoli espedienti; sfruttando la sua parlantina e la sua notevole mancanza di scrupoli si inventa un ingobile mestiere: con la complicità del colonnello Muller, un ufficiale tedesco, estorce denaro ai familiari di detenuti politici fingendo di fare da mediatore per la loro liberazione.
Ma viene presto scoperto e denunciato; così il colonnello gli propone un patto per salvarsi: fingersi il generale Della Rovere, un importante ufficiale badogliano che i tedeschi avrebbero dovuto catturare vivo ma che invece hanno ucciso per errore. Tramite questa nuova identità dovrà conquistarsi le simpatie degli altri detenuti politici e con l’inganno estorcere loro informazioni sulle bande partigiane, in particolare scoprire la vera identità di uno dei capi.
Ma la conoscenza con gli altri carcerati cambierà profondamente Bardone, al punto che piano piano dentro di sé diventerà davvero il generale Della Rovere e passerà dalla parte dei partigiani…


Tratto dal racconto omonimo (1959 ) di Indro Montanelli, è un dei film italiani più belli,commoventi, emozionanti… insomma uno dei capolavori del cinema italiano di ogni tempo.
Il tutto grazie a un mix di elementi difficilmente ripetibile: l’abilità di regista  di Roberto Rossellini, particolarmente portato per storie vere (non per nulla fu uno dei maestri del cinema neorealista); la straordinaria performance di Vittorio De Sica, che pare immedesimarsi nel personaggio tratteggiandone perfettamente il passaggio da sbruffone, arido, egoista, senza scrupoli a eroe che sacrifica la propria vita per una giusta causa, riscattando così una vita di miseria morale (in questo mi ha ricordato molto il personaggio di Vittorio Gassman in LA GRANDE GUERRA); sceneggiatori (fra cui lo stesso Montanelli) che trasportano il racconto letterario su pellicola ricreando alla perfezione anche dal punto di vista empatico: si percepisce infatti un costante senso di angoscia, di miseria umana e materiale dovuta alla guerra, ma anche di libertà interiore e di lotta per la libertà.
Mi fermo qui perché di questo film si potrebbero veramente dire moltissime cose ma non basterebbe…occorre proprio vederlo.
Nel 1960 fu premiato con il Leone D’oro al Festival di Venezia e col David di Donatello come miglior film.



lunedì 14 maggio 2012

Robin Hood, principe dei ladri (Robin Hood, prince of thieves), 1991




Regia di Kevin Reynolds, con Kevin Costner (Robert de Locsley), Morgan Freeman (Azeem), Christian Slater (Will Scarlett), Mary Elizabeth Mastrantonio (Lady Marian),Alan Rickman (Sceriffo di Nottingham) Nick  Brimble (Little John), Michael McShane (Frate Tuck), Walter Sparrow (Duncan).


Inghilterra, XII secolo. Il nobile Robin de Locksley torna in patria dopo aver partecipato alle crociate assieme all’amico moro Azeem. Tutto è cambiato: il principe Giovanni, fratello del Re Riccardo,  ne ha usurpato il posto sul trono vessando la popolazione con tasse e terribili vendette contro chi non può pagare o chi si rifiuta di giurare fedeltà all’usurpatore.
Robin sceglie quindi di darsi alla macchia fuggendo nella foresta di Sherwood ed aggregandosi ad un gruppo di briganti ( che altri non sono che contadini fuggiti alle rappresaglie dello sceriffo di Nottingham) di cui ben presto diventa il capo, pianificando una rivolta in favore del re…

Ennesima versione della famosa leggenda inglese, trasformata in romanzo da Alexandre Dumas padre ( ), è probabilmente anche quella più famosa, assieme a quella Disney e a quella degli anni ’30 con Errrol Flynn.
Personalmente da ragazzina ho amato molto questo film, ho consumato la cassetta tanto che lo sapevo a memoria! Ed ero innamorata di Will Scarlett…
Anche oggi è sempre un piacere rivederlo.
Lo stile è quello tipico del filmone Hollywoodiano, che punta molto agli incassi, però con un certo stile; è scattante, avventuroso,divertente, romantico nel modo giusto, senza esagerazioni.
Vero è che buona parte del film è data probabilmente dalla presenza dell’allora divo Kevin Costner all’apide della sua notorietà, che saggiamente evita il confronto con il suo predecessore più famoso (Erroll Flynn appunto) mettendo un po’ in disparte la fisicità del personaggio (dato che a me, a differenza di altri- e sopratutto altre- non è sembrato così atletico, ma solo cammuffato...), dando più risalto al carattere del personaggio. Nel complesso una buona interpretazione.
Ottimo Alan Rickman nei panni dell’odioso sceriffo, con tratti di evidente disturbo mentale, mentre invece mi è piaciuta molto poco Mary Elizabeth Mastrantonio come Marian: poca alchimia con Costner e poca alchimia col personaggio stesso.
Bravi anche I comprimari, I vari briganti della foresta e Morgan Freeman in quello che secondo me è uno dei suoi ruoli migliori.
Nella scena finale, nel ruolo di Re Riccardo, compare Sean Connery, che per un'apparizione di un minuto circa ha ricevuto come compenso....no, non ve lo dico! Ma sappite che con quei solid voi e io ci saremmo campati comodamente un anno!
Stupenda la colonna sonora, capeggiata dalla canzone “Everything I Do I Do It for You” di Bryan Adams, che ricevette una nomination all’Oscar come migliore canzone.






sabato 12 maggio 2012

Il partigiano Johnny, 2000


Regia di Guido Chiesa, con Stefano Dionisi (Johnny), Fabrizio Gifuni (Ettore), Andrea Prodan (Pierre), Claudio Amendola (Nord), Alberto Gimignani (Il Biondo), Chiara Muti (Elda).


Dopo l’8 settembre 1943 lo studente universitario Johnny decide di disertare e si rifugia nella sua casa in collina in provincia di Alba. Qualche tempo dopo entra a far parte dei partigiani e durante la lotta prenderà coscienza che la guerra non è quell’avventura eroica ed epica che molti-compresi i suoi professori- descrivevano…

Tratto dall’omonimo romanzo (1968) di Beppe Fenoglio, uno dei capisaldi della letteratura italiana sulla Resistenza, è un film pregevole, che sicuramente soddisferà gli amanti del genere anche perché non tradisce lo spirito del romanzo.
Devo ammettere che, personalmente, a me il romanzo non è piaciuto, non sono nemmeno riuscita a terminarne la lettura; per il film la cosa è stata leggermente diversa, anche se non posso dire rientrerà mai nei miei preferiti.
Ho apprezzato il clima cupo (ben sottolineato dalla fotografia), a tratti anche pesante (soprattutto all’inizio , nella parte in cui Johnny è nascosto nella villa in una situazione stagnante da cui aspetta di uscire), che facilita il fatto di vedere quel periodo per quello che fu, una guerra civile, al di là degli schieramenti e degli ideali.
I personaggi sono ben interpretati e azzeccati, dal protagonista – abbastanza tormentato Stefano Dionisi, ai suoi compagni di lotta. Particolarmente ben resa la scena dove il professore illustra agli studenti dei casi di lotta (se hai un fratello fascista lo denunci?)  che loro – inesperti- ritengono estremi facendo loro capire che tutta la guerra è estrema e basta.
Molto efficace anche la scena del rastrellamento, che permette di capire cosa fosse la paura in quei momenti anche fisicamente parlando.
Una cosa però che non è chiara sia nel romanzo che nel film è il finale: Johnny muore o no?
Credo che la cosa sia dovuta al fatto che il romanzo rimase incompiuto…ma non vorrei sbagliarmi e magari è un finale aperto…



martedì 8 maggio 2012

The Rum Diary- Cronache di una passione, 2012

Regia di Bruce Robinson, con Johnny Depp (Paul Kemp), Aaron Eckhart (Sanderson), Amber Heard (Chenault),Giovanni Ribisi (Moberg), Michael Rispoli (Bob Sala).

All’inizio degli anni ’60 l’aspirante scrittore Paul Kemp si trasferisce a Puerto Rico pserando di far eil salto di qualità e in cerca di ispirazione per un romanzo che intende scrivere; trova lavoro per un quotidiano locale sull’orlo del fallimento. Entra in contatto con Sanderson, un americano riccone che ha comprato un’isoletta incontaminata con l’intenzione di trasformarla in zona turistica di lusso, e conosche così Chenault, la bellissima fidanzata dell’uomo, della quale si innamora…

La passione per un attore del cinema (in questo caso, Johnny Depp) fa fare qualsiasi cosa, ad esempio andare a vedere un film che già leggendo la trama non ha attirato il tuo interesse dati i rimandi dell’abinetazione e della storia con SULLA STRADA romanzo Di Kerouac che non ti è mai piaciuto e di cui ti sei sempre chiesta a cosa fosse dovuta ‘sta benedetta fama di capolavoro mondiale della letteratura di tutti i tempi di cui gode.
Film che si è rivelato una noia mortale, a tal punto che non sono nemmeno riuscita a resistere fino alla fine, e me ne sono andata via dopo 1 h e 45 circa ( che però a me sono sembrate il doppio!).
Motivi principali: un ritmo narrativo molto lento, nonostante le numerose scene di corse in macchina o di episodi con personaggi stravaganti che interagiscono col protagonista; scene continue di sbevazzamenti a gogò di qualsiasi cosa liquida passi sottomano dei personaggi (e qui devo dire una cosa: sarò eccessivamente sensibile ma vedere gente che si riempie così di alcol mi ha fatto venire una leggera nausea!); poca alchimia nella coppia di amanti….insomma, a parte costumi, ambientazione e colonna sonora apprezzabili,tutto il resto è stato noia (come dice la famosa canzone di Franco Califano).
Un appunto su Johnny Depp, che a quasi 50 anni riesce a interpretare in modo credibile (per quanto ancora?!) un personaggio che ha la metà degli anni; la lei di turno è la solita biondona stile Scarlett Johnasson, niente di che. Molto meglio i comprimari Giovanni Ribisi e Ben Sala.
Basta, mi sto annoiando pure a scriverne la recensione!