sabato 3 dicembre 2011

Il piccolo lord (Sokoshi Cedie), 1988




Regia di , serie animata di 43 episodi.
Trasmesso da Italia 1 nel 1989, sigla cantata da Cristina D’avena.

Il piccolo Cedric Errol,orfano di padre, vive una vita felice anche se povera nei sobborghi di New York con la mamma. La loro vita cambia completamente quando si fa vivo l’avvocato del nonno paterno, che il bimbo non conosce, e che è nientemeno che  un potente conte inglese.Il padre del bambino infatti era l’erede del vecchio conte, ma aveva rinunciato a tutto per sposare la moglie,americana e povera,rompendo in tal modo i rapporti col padre;ora che l’uomo è morto, il vecchio conte vuole che il titolo passi al nipote.
Cedric e la madre vanno così in Inghilterra, e qui il bimbo saprà presto conquistarsi l’affetto del
burbero e inaridito nonno…

Tratto dal romanzo omonimo di Frances H. Burnett, ho visto questo cartone una sola volta e non credo lo rivedrei, era carino ma legato a un periodo particolarmente brutto della mia vita, per questo non lo ricordo volentieri.
Detto ciò, rispetto ad altri cartoni è abbastanza fedele al romanzo, ci sono pochi cambiamenti: il più significativo è sicuramente il fatto che, all’inizio della storia, compare anche il padre di Cedric( nel libro, è già morto all’inizio),spiegando così in maniera diretta la storia della causa del disaccordo che aveva portato l’uomo ad abbandonare la nobiltà ed essere diseredato dal padre.
Per allungare un po’ il brodo e far vivere varie avventure al piccolo protagonista viene inserito qualche nuovo personaggio, come la piccola figlia della governante con cui fa amicizia e il finto (suo malgrado) cugino, presente anche nel libro ma con meno spazio rispetto a quello che gli viene dedicato nel cartone.
Da notare la somiglianza tra i due protagonisti (il nonno e Ceddie) e i loro interpreti nel film del 1980 (Alec Guinnes e Ricky Scrhoeder).




venerdì 2 dicembre 2011

Riflessioni Tuailaittiane

   
in occasione dell'uscita dell'ultimo film BREAKING DAWN (addirittura in due parti! Ma come avranno fatto a ricavarle?!),voglio tornare per un momento sulla serie  capolavoro dell’anno, del secolo, del millennio.
Come già detto, il film fenomeno e la serie fenomeno, per me sono stati solo unicamente fenomeni di cinema comico involontario, con tutte le caxxate che sparano, perfino tenendo conto del fatto che è un film fantasy…. Ed ecco quindi, le riflessioni che le vicende di edward, bella e soci hanno stimolato nel mio cervellino che ancora non capisce il fascino di questi personaggi e della loro storia. Alcune le avevo già condivise con voi, le altre ve le espingo ora:

1- vogliamo fare una storia fantasy con vampiri, ma siccome volgiamo narrare l’amore tra un vampiro e un’umana volgiamo rendere più umani gli stessi “mostri”? ok, ma allora: c’è bisogno non di cambiarli, ‘sti vampiri, ma di stravolgerli completamente?! perché i vampiri della serie, ivi compresi edward e famiglia vivono di giorno ( e quindi via la classica avversione alla luce del sole che gli è fatale), sono vegetariani ( e quindi non uccidono per nutrirsi di sangue), non dormono nelle bare ma nei letti come tutti gli altri…praticamente, alla fine, non si distinguono dagli umani! anche perché quando vengono colpiti dal solo risplendono….tipo swarowsky! ma allora che razza di vampiri sono?!

2- ma in quella città c’è qualcuno di normale oltre a bella e a suo padre?! e manco è new york...no, in una piccola cittadina della provincia americana si concentra una quantità di vampiri, licantropi e chi più ne ha più ne metta superiore al resto del mondo;

3- chi fa i capelli a carlisle?!

4- ‘sti vampiri sono vegetariani e quindi non bevono sangue umano; però anche il protagonista di intervista col vampiro era vegetariano e quindi beveva il sangue degli animali. Questi invece, nemmeno quello…e allora di che si nutrono?!

5- come mai jackob gira perennemente senza maglietta come se fosse in spiaggia….anche quando si trova con edward e bella a tremila metri d’altezza con una tempesta di neve, e mentre la stessa bella (vestita con dieci maglioni) rischia di morire congelata, lui gira come se fosse in spiaggia…qui ho scoperto di avere qualcosa in comune con edward: quando si domanda : “ma non ce l’ha una camicia?!”

6- in eclispe edward si è diplomato; i genitori alla cerimonia applaudivano commossi! bè dai..avrà fatto fatica! se sono cento anni che ha 17 anni, vuol dire che sono pure cento anni che studia le stesse cose (e, riguardo alla storia moderna, qualcuna l’avrà anche vissuta)….se non si diplomava lui! sospetto maligno 1: non è che i genitori erano così felici perché pensavano “finalmente abbiamo finito di pagargli gli studi!”

7- sono ormai tre film che i due fidanzati stanno insieme, e mentre bella insiste dolcemente per fare “il grande passo” (ovvero, ********), edward per tre film ha sempre ribadito il suo “no”, per questione di rispetto, di “non sei la solita botta e via” ecc…non solo: non mostra il minimo desiderio per la fidanzata. Sospetto maligno 2: non è che i gusti sessuali di edward sono dell’altra sponda?

8- una parte di new moon è ambientata nella cittadine italiana di montepulciano (confesso: non so dov’è.). Nella quale a quanto pare si usa girati con incappucciati con mantelli rossi e dove risiedono i terribili volturi, che fanno sparire schiere di ignari turisti e abitanti..senza che nessuno se ne accorga?!

9- last but not least, l’interrogativo più inquietante di tutti: ma come si fa dire che edward è bellissimo, è fighissimo, addirittura eleggerlo sex symbol?!

grazie a chi risolverà questi quesiti...

Lolita, 1962


Regia di Stanley Kubrick, con Sue Lyon ( Lolita),James Mason ( Humbert),Shelley Winters ( Charlotte Haze), Peter Sellers ( Clare Quilty).

Il maturo professore Humbert Humbert( ma che nome, scusate!) affita una stanza in casa della vedova Charlotte Haze, dove conosce la figlia di lei, l’adolescente Lolita, per la quale prende un’enorme sbandata, che si trasforma pian piano in un passione morbosa a causa della quale Humbert perde completamente la testa.
Dapprima, pur di stare vicino all’amata, ne sposa la madre, che però dopo poco muore in un incidente; rimasto libero, Humbert  intraprende con la ragazzina, che ricopre di morbose attenzioni un viaggio per l’America, dove il rapporto tra lui e Lolita comincia risentire di alti e bassi, che culminano nell’incontro della ragazza con un famoso e affascinante critico cinematografico…



Tratto dall’omonimo romanzo ( 1955)di Vladimir Nabokov( che collaborò personalmente alla stesura della sceneggiatura del film, finendo per rimanere in disaccordo con i tagli a tal punto da andarsene) uno dei più grandi scandali letterari del secolo( con accuse nemmeno tanto velate di pedofilia) in quanto racconta una storia d’amore morbosa e proibita: quella tra un uomo maturo e una ragazzina appena adolescente.
Proprio per la sua morbosità la storia di Lolita non mi è mai piaciuta, ma devo dire che in questo film Kubrick rende al massimo il clima ambiguo della storia, un mix di innocenza e perversione per il quale, nonostante i film in Technicolor ci fossero da parecchio tempo, è stato scelto il vecchio, e a seconda di come viene usato inquietante, bianco e nero.
Nella parte della ninfetta Lolita troviamo Sue Lyon, all’epoca esordiente ( e subito dopo scomparsa dagli schermi), scelta personalmente da Nabokov,che fornisce un’interpretazione diventata talemten di culto che ormai nell’immaginario cinematografico ogni volta che si nomina il termine “ninfetta” si pensa esclusivamente alla sua immagine nella prima scena in cui appare a Humbert: mentre prendo il sole in giardino in bikini, con un enorme cappellone sulla testa; oppure all’immagine-icona del manifesto del film, mentre succhia un lecca lecca…praticamente un’innocente tentatrice.
L’apparentemente algido Humbert è interpretato da James Mason, ossessivo nella sua tragica passione fino a sprofondare in un ingorgo di perversione che lo porterà all’omicidio; notevoli anche Shelley Winters nel ruolo della provinciale e dozzinale madre di Lolita, la cui morte verrà causata inconsapevolmente dalla scoperta dell’insana passione del marito, e Peter Sellers in quello dell’antagonista spregiudicato di Humbert.
Nel 1997 venne girato un remake del film, con protagonisti Jeremy Irons,Dominique Swain e Melanie Griffith: nonostante l’ottima scelta del cast , un film  completamente privo di bravura e del fascino che traspare comunque dall’originale.





Tiziana

Mary Reilly, 1996

maryreilly

Regia di  Stephen Frears, con Julia Roberts (Mary Reilly), John Malckovich (Dottor Henry Jekill), Glenn Close (Mrs Farraday), Michael Sheen (Bradshaw).

 

Mary Reilly  è la domestica della signorile casa del dott. Henry Jekill. Lavora lì con piacere ed è soddisfatta del suo padrone di cui è segretamente innamorata. Il dottore informa tutti i suoi domestici che ha bisogno di un assistente e quindi di non preoccuparsi se per casa circolerà il signor Hyde, anche in orari insoliti.
Ma,proprio in concomitanza con l’arrivo del signor Hide, la città comincia a essere periodicamente sconvolta da una serie di omicidi:un misterioso killer uccide brutalmente varie persone…


Tratto dal romanzo LA GOVERNANTE DEL DOTTOR JEKYLL di Valerie Martin (1991), è la rivisitazione in un’inedita chiave sentimentale dell’immortale storia IL DOTTOR JEKYLL E MR HIDE, narrata da Robert L.Stevenson. Questa interpretazione della storia dà modo al regista di narrare non solo l’eterno conflitto con il lato oscuro che c’è in ognuno di noi, ma anche del fascino spesso inconsapevole che la parte cattiva esercita sugli altri. Tutto ciò è ben rappresentato dal personaggio di Mary (una Julia Roberts efficace in un ruolo per lei inusuale), giovane cameriera che assiste inconsapevole al dramma che si svolge attorno a lei, dapprima ignara dei collegamenti tra i vari eventi e soprattutto tra Jekyll e il signor Hide, poi il dubbio si insinua in lei in un crescendo di angoscia e sospetto,fino al drammatico finale; John Malckovich invece interpreta un ambiguo (giustamente,vista la parte) dottor Jekill, forse più ambiguo che tormentato rispetto alla storia originale. Non certo un film indimenticabile, anzi un poco confuso in certe parti (non si capisce bene se Mary ama Jekill o Hide), tuttavia per gli amanti di questa storia potrebbe essere interessante vederla narrata da un punto di vista diverso dal solito.

La guerra dei Roses (The war of the Roses), 1989


Regia di Danny deVito, con Michael Douglas (Oliver Rose), Kathleen Turner (Barbara Rose), Danny de Vito (Gavin D’Amato).


Oliver e Barbara Rose sono una coppia felicemente sposata da venticinque anni. Un modello per tutti,fino a quando un incidente fa loro capire che la loro felicità è fasulla e che il loro matrimonio e finito. Ed è qui che iniziano i guai:nel tempo, e con i sacrifici di entrambi, hanno costruito bella casa e ottenuto una posizione sociale di tutto rispetto, due cose alle quali nessuno dei due ha intenzione di rinunciare. Ma siccome non vogliono rinunciare nemmeno al divorzio e rifiutano qualsiasi accordo, la guerra è inevitabile…




Tratto dall’omonimo romanzo (1986) di Warren Adler, il film narra, in modo un po’ estremo ma a volte non lontanissimo dalla realtà, la fine di una bella e lunga storia d’amore e quello che succede dopo. Come purtroppo accade a molte coppie che si separano, Oliver e Barbara ingaggiano una vera e propria guerra dove tutto è permesso pur di non concedere nulla all’altro, per ripicca, per dispetto e soprattutto, alla fin fine, per l’incapacità di riconoscere veramente che la loro storia è finita e che tutto quello che rappresenta la loro storie appartiene a entrambi, in quanto entrambi ne facevano parte… Certo le tattiche di guerra dei due ex coniugi sono a volte terribili e sadiche (la scena dei cani e il finale sopra tutti), ma se ci pensiamo nella realtà spesso succedono cose molto simili… Sullo sfondo lo sguardo distaccato e a volte cinico e disincantato del narratore della storia, l’avvocato e amico Gavin, che rappresenta anche la piccola speranza che si apre alla fine del film. Gavin è interpretato dallo stesso regista del film, Danny de Vito, mentre Michael Douglas e Kathleen Turner, che tornano a fare coppia sullo schermo per la terza volta dopo ALL’INSEGUIMENTO DELLA PIETRA VERDE e IL GIOIELLO DEL NILO, sono due perfetti Oliver e Barbara: innamorati, furiosi, odiosi, e che in fondo ci fanno un po’ pena. Una commedia nera meritatamente famosa, il cui titolo è diventato sinonimo di divorzio ”movimentato”.

Le due facce dell'amore, 2010



Regia di Monica Vullo e Maurizio Simonetti , con Daniele Liotti( Alessandro, detto il Duca), Nathalie Rapty Gomez (Caterina), Lola Ponce(Jessica), Lorenzo Flaherty (Diego Torre ), Francisco Bass (Giovanni), Silvia Kutica (Laura).
 
Caterina è una studentessa universitaria, la tipica brava ragazza, semplice e giudiziosa; lavora per pagarsi gli studi e vive con la mamma impiegata in un call center  e il fratello meccanico. Alessandro, detto il Duca, è un noto boss della malavita romana; entrambi si erano conosciuti anni da prima, quando lei era una bambina e lui un ragazzino, ma poi si erano persi di vista.
Finchè le loro strade tornano a incrociarsi e, nonostante i due non possano essere più diversi (soprattutto per gli ambienti di provenienza), nasce l’amore.
Di solito si dice che l’amore supera qualunque ostacolo, ma nel caso di Caterina e del Duca non è detto che sia così: i loro mondi sono troppo diversi e soprattutto popolati da persone che non vedono di buon occhio la loro unione, come Jessica, ex fidanzata del Duca e prostituta d’alto bordo, o come l’ispettore di polizia Diego Torre, il quale sospetta che Alessandro sia coinvolto in un omicidio e in traffici ben più  grossi di quelli a lui noti….
Trasmessa per due puntate su Canale 5 e poi spostata (senza alcun preavviso e tra le giuste proteste- ovviamente inascoltate- dei telespettatori) su La5, questa fiction di sei puntate è la trasposizione di un’omonima serie colombiana intitolata colombiana “Sin tetas no hay Pariso”, tratta dal romanzo di Gustavo Moreno Bolivar “.Senza tette non c’è Paradiso”.
La versione italiana è abbastanza ripulita rispetto all’originale, soprattutto manca l’aspetto accennato nel titolo originale: sia il romanzo che la fiction colombiana  raccontano la storia di un gruppo di ragazze povere che per uscire dai quartieri malfamati dove vivono puntano a mettersi con dei ricchi boss malavitosi, e per riuscire nel loro scopo non esitano nemmeno a rifarsi il seno nel tentativo di rendersi più desiderabili ai  loro occhi.
Dopo essere riuscita faticosamente (il mercoledì sera non sono a casa e col digitale non si può registrare!) a  vedere anche le restanti quattro puntate, devo dire che il mio giudizio su questa fiction è abbastanza incerto: che dire?
Le prime due puntate mi hanno completamente appassionato: come penso molte persone, la storia dell’amore nato tra una brava ragazza onesta e di solidi principi come è Caterina, e un malavitoso che, sin dalla nascita, non ha mai conosciuto altro mondo che quello della delinquenza come è Alessandro non può che catturare l’attenzione da subito; aggiungiamo pure, per le spettatrici femminili, la prestanza fisica del protagonista (inutile nasconderlo: qualche volta anche l’occhio vuole la sua parte!), e anche un accenno di giallo, che non guasta mai…ed ecco che, per le prime due puntate, il gioco è fatto.
Poi però la storia si complica; eh si, perché i personaggi cominciano a rivelare varie facce e sfaccettature e lati oscuri diametralmente opposti a quelli presentati finora.
Ad esempio il Duca: fascinoso finchè vuoi, innamorato finchè si vuole ma…alla terza puntata, qualche dubbio su questo personaggio viene: l’amore non dovrebbe spingere ad essere migliori? E invece lui persiste bellamente nel suo percorso criminale, addirittura si “espande” collaborando con i narcotrafficanti dell’ America latina, fatto che darà il via a tutta una serie di avvenimenti disastrosi e drammatici; e non mostra cenni di ravvedimento alcuno, né di volerci nemmeno provare….
Certo, già il fatto che nella seconda puntata sia coinvolto nell’omicidio del fratello dovrebbe già insospettirci; ma in fondo, visto che il fratello era un cattivo- cattivissimo (aveva anche tentato di aggredire Caterina), gli spettatori sono portati a sorvolare su questa cosa.
Passiamo a Caterina: da brava ragazza semplice, pulita e onesta in breve tempo, adottando alla lettera il motto “per amore si fa qualunque cosa”, decide che per diventare la donna del Duca deve adeguarsi al suo mondo il più possibile; e quindi non solo look appariscente e vita sregolata, ma entra pure nel giro delle squillo aiutata dalla rivale Jessica (forse il personaggio più coerente: finge di diventare amica di Caterina e di volerla aiutare, ma in realtà si capisce bene che tutto quello che fa e tutti i consigli che le dà sono volti al tentativo di screditare la ragazza agli occhi dell’amato bene). Alessandro non apprezza molto questa trasformazione, ma lascia fare…bah!
Gli avvenimenti dell’ultima puntata contribuiscono ancora di più a confermare queste impressioni; tra l’altro, ho notato che sta prendendo piede nel mondo delle fiction la moda dei “finali aperti”, ovvero finali che non finiscono nulla per lasciare spazio ad una seconda serie. Il guaio che, nel nostro caso, è già stato deciso che la seconda serie non si farà….e quindi, se volete sapere come continuerà la storia, mettetevi l’animo in pace.
Certo, so bene che i detrattori della fiction italiana avranno da ridire non solo sulla qualità della recitazione -e non del tutto a torto, soprattutto nel caso di Natalie Rapty Gomez, attrice abbastanza scialba; un po’ meglio la rivale Lola Ponce, che sa rendere il suo personaggio antipatico e sgradevole come deve essere, mentre Lorenzo Flaherty gioca bene nel suo solito ruolo di bello e buono), e su qualche imperfezione della sceneggiatura (anche qui, qualche falla che imbarca acqua è innegabile); ma penso che a volte bisogna prendere un prodotto di intrattenimento per quello che è.
In fondo è innegabile che il sentimento fra i due protagonisti è molto forte e appassionante, ed è questo quello che conta….o no?
A voi l’ardua sentenza….


Don Camillo, 1952


Regia di Julien Duvier,con Fernandel(Don Camillo),Gino Cervi(Peppone),Saro Urzì(Bosco),Franco Interlenghi (Mariolino),Vera Talchi(Gina),Sylvie(Signora Cristina),Ruggero Ruggeri(voce di Gesù),Emilio Cigoli(voce narrante).

Brescello è un paesino della bassa padana dove la vita scorre lenta e tranquilla, movimentata solo dalle dispute di paese, in particolare quelle tra il sindaco comunista Peppone e il parroco Don Camillo,prete sui generis vulcanico e pronto alla lotta quando necessario.Tanto è vero che spesso viene ripreso dal Crocefisso della Chiesa perché esagera… Pur essendo in totale contrapposizione ideologica, prete e sindaco si rispettano e non esitano ad intervenire in favore dell'altro o a rendere omaggio all'avversario, riconoscendone il valore.Così  si risolvono vari episodi, tra cui quello, piuttosto serio, dell’amore contrastato tra due giovani del paese…

E’ il primo dei film tratti dalla celebre serie del fantastico Giovanni Guareschi ( DON CAMILLO- MONDO PICCOLO,1948; DON CAMILLO E IL SUO GREGGE,1953;IL COMPAGNO DON CAMILLO,1963;DON CAMILLO E I GIOVANI D’OGGI, 1969- questi i titoli più noti). Un piccolo capolavoro che dal 1952 è diventato uno dei film italiani più importanti, nonostante il regista sia francese(in Italia si erano rifiutati di farlo perché dicevano che sarebbe stato un sicuro insuccesso!),e che rievoca perfettamente la atmosfere nebbiose e semplici della Bassa Padana in cui è ambientata la storia. Gran parte del merito va senza dubbio alla coppia di protagonisti,entrata praticamente nella leggenda con questo film, e con merito: Fernandel e Gino Cervi formano una coppia unica, la perfetta dimostrazione del fatto che spesso quando si è dissimili ci si compensa!Entrambi testardi e sanguigni, punzecchiandosi e combattendosi (chi non ricorda Don Camillo che suona le campane a tutto spiano mentre Peppone tiene un comizio in piazza?) non fanno altro che rinfocolare l’amicizia e il rispetto che nutrono reciprocamente. Fisicamente Fernandel è completamente diverso dal Don Camillo del libro(un grosso prete romagnolo)- cosa che all’epoca suscitò non poche perplessità e critiche- ma la sua interpretazione è talmente bella da far dimenticare questo particolare anche ai più esigenti spettatori(tra cui la sottoscritta).Ormai entrambi i personaggi sono identificati con i due attori, che rimasero amici per tutta la vita anche dopo aver girato i film della serie, e che strinsero una forte amicizia anche con Guareschi, tant’è vero che furono padrini di battesimo di una delle nipoti dello scrittore. Per il resto che dire:le atmosfere  sonnacchiose della Bassa Padana vengono sottolineate con un’abile fotografia dal sapore un poco antico e malinconico, la voce tranquilla e pacata di Emilio Cigoli, il narratore italiano(nella versione inglese era Orson Welles) ci aiuta a entrare in quel “mondo piccolo”del sottotitolo, un mondo semplice in cui nonostante tutto succedono davvero parecchie cose…per finire, da segnalare l’indimenticabile voce di Ruggero Ruggeri per il Cristo,amico, confidente e bacchettatore dell’irascibile parroco.
Gli altri film della serie con Fernandel e Gino Cervi sono: IL RITORNO DI DON CAMILLO, IL COMAGNO DON CAMILLO, DON CAMILLO E L’ONOREVOLE PEPPONE, DON CAMILLO MONSIGNORE MA NON TRPPO.Negli anni ’70 vene girato anche un remake aggiornato, intitolato DON CAMILLO E I GIOVANI D’OGGI, con la coppia Gastone Moschin(Don Camillo) e Lionel Stander (Peppone), non certo paragonabile ai predecessori, così come l’ancor peggiore DON CAMILLO(1983),con protagonista Terence Hill….le leggende è meglio non toccarle!