mercoledì 12 ottobre 2016

Pericle il Nero, 2016

 Regia di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio (Pericle Scalzone), Marina Fois (Anastasia), Gigio morra (Don Luigi),Valentina Acca (Anna).



Pericle Scalzone vive e lavora da sempre al soldo del boss Luigi Pizza; il suo compito è quello di punire chi si oppone al suo capo. Un giorno, durante uan spedizione per punire un prete troppo chiacchierone per i gusti del boss, per errore colpisce Signorinella, sorella di un'altro boss che in quel momento era presente in parrocchia. Credendo di averla uccisa, si confida con Luigi Pizza che lo invita a nascondersi mentre lui rimette tutto a posto; ma dopo aver scoperto che i sicari del boss fratello della presunta vittima lo stanno cercando, scappa e arriva fino a Calais. Qui incontra Anastasia, una donna sola e con due figli che lavora in una panetteria....


Tratto dal romanzo omonimo (1991 ) di Giuseppe Ferrandino, è un film duro,cupo, pieno di rabbia e solitudine. Pochissima luce, pochissima speranza, anche se nel finale aperto non tutto è perduto.
Si regge tutto sull'interpretazione di Riccardo Scamarcio ( che è anche produttore del film, qui in versione dimessa e coatta, con un gran bisogno di essere messo sotto una bella doccia) che da subito ci presenta con indifferenza la sua professione: "faccio il culo alla gente" nel vero senso della parola e spiegandoci anche come. Al più basso livello anche nella scala  della criminalità, usato come bassissima manovalanza, Pericle in fondo è un personaggio che mi ha fatto tanta tenerezza: completamente solo al mondo, considerato quasi zero anche dal boss e dalla sua famiglia, in fondo quello che desidera è il calore di una donna e di una famiglia (si, dai, lo so cosa penserete di me...non ditemelo!ma mi ha commosso quando ha detto che tante volte ha provato a immaginarsi una famiglia con una moglie e deu bambine, a cui parlava anche); per una volta sono stata d'accordo con Mymovies  quando dice "Occhi grandi affondati nel buio e affamati di affetto, Pericle è solo sulla faccia della terra e si muove lungo la frattura che si genera spesso fra ciò che siamo, o ciò che sentiamo di essere, e ciò che gli altri vedono in noi". Pericle si esprime con lunghi monologhi che ci fanno conoscere i suoi pensieri, la sua insoddisfazione per una vita che non è vera vita e che lo spinge ad assumere sostanze stupefacenti nel tentativo di riempire il vuoto che sente dentro di sè. Ad un certo punto, si chiede perfino perchè scappare, perchè non lasciare che lo ammazzino.
La sua vita subisce una svolta con l'incontro con Anastasia, una donna non giovane e non bella (o perlomeno, non di quella bellezza patinata che colpisce subito), una madre sola con due figli abituata al lavoro e alla fatica: in pochi giorni con lei Pericle conosce l'amore a prima vista e intravede uno sprazzo di normalità, quella normalità tanto desiderata in fondo che forse è ancora possibile. Ma perchè essa si avveri non basta decidere da sè di chiudere i conti con il proprio passato, quando è il passato a venirti a cercare...
Per raccontare questa storia il regista usa un tono asciutto e concentrato sul personaggio, senza sbavature sentimentali e a volte fin troppo realista, trasportando l'azione in un luogo (Bruxelles) più freddo e buio dell'originale Napoli del romanzo. Certo bisogna passare sopra alcuni passaggi non del tutto credibili (Anastasia nel giro di un giorno passa dallo schifare Pericle a portarsi uno sconosciuto di cui nemmeno sa il nome non solo a letto ma a lasciarlo da solo nella prorpia casa e addirittura assieme ai propri figli?!), ma tutto sommato la storia fila, anche sechi è troppo sensibile è meglio che lasci perdere.
Il film ha avuto un buon successo al Festival di Cannes 2016 nella sezione "Un certain regard".

P.S: Pericle /Riccardo, tesoro, vieni da me che ti prendo io, passando sopra al tuo mestiere: parafrasando il finale d "A Qualcuno piace caldo"...."Nessuno è perfetto!"

P.S 2: La cosa più inquietante del film è stata scoprire una quantità abbastanza grande di punti in comune con il protagonista.....





martedì 4 ottobre 2016

L'estate addosso, 2016

 Regia di Gabriele Muccino, con Brando Pacitto (Marco),Matilda Anna Ingrid Luz(Maria),Taylor Frey (Matt),Joseph Haro (Paul).


Grazie all'intervento del lontano amico Fumo, il 18enne Marco progetta la "vacanza della maturità" a San Francisco, ospite di due amici del primo. Il giorno prima della partenza scopre che con lui verrà anche Maria, la secchiona della classe, che Marco non sopporta.
Appena arrivati scoprono che Paul e Matt, i due ragazzi che li ospiteranno, sono una coppia gay....





Probabilmente ho una certo tendenza al masochismo estremo, dato che non solo ho deciso di vedere un tipo di film che- per alcune tematiche trattate- sapevo già avrebbe toccato in me corde dolorose, ma questo film è pure di Gabriele Muccino, regista che ("L'ultimo bacio"a parte) ha sempre realizzato film che mi hanno fatto venire il latte alle ginocchia.
E anche stavolta è stato così, ho faticato a reprimere la tentazione di uscire prima della fine: oltretutto, non voglio sembrare cattiva, ma Muccino secondo me ha dei problemi irrisolti con sè stesso oppure non riesce ad accettare il tempo che passa, visto che continua a fare quasi esclusivamente film che trattano un determinato target di età (max trentenni).
La storia inizia con Marco, 18enne il cui investimento in motorino porta fortuna: il risarcimento che gli spetta gli darà modo di poter organizzare l'agognato "viaggio della maturità" dopo l'esame di Stato, che altrimenti non si sarebbe potuto permettere. Il ragazzo contatta un amico che studia all'estero che, a sua volta, chiede ed ottiene la disponibilità di due amici americani di ospitarlo a San Francisco per una settimana , ma anche la fortuna ha uno scotto da pagare: solo il giorno prima della partenza Marco viene a sapere che sua compagna di viaggio sarà Maria, una ragazza della sua stessa scuola nota per essere una specie di suora anche nei valori; ragazza che Marco non sopporta e che a quanto pare,a sua insaputa è amica dello stesso amico che senza chiedere nulla a nessuno dei due interessati, ha combinato l'accoppiata a casa dei due amici americani.
Appena arrivati, scoprono che Paul e Matt, i due giovani che li ospitano, sono una coppia gay: grande sconcerto inizialmente per Maria, ma poi alla fine tra i quattro componenti nasce una profonda amicizia che porterà Marco e Maria a fermarsi ben oltre la settimana prevista e a viaggiare per mete dell'ultimo minuto, tipo New Orleans e Cuba. Come scontato, la vacanza rimarrà nella memoria di tutti per i cambiamenti esistenziali apportati (Maria abbandonerà i suoi timori e le sue inibizioni, la coppia gay uscirà un po' più slida e un po' più sbalestrata allo stesso tempo) e renderà l'estate indimenticabile.


Personalmente, a differenza di quanto letto nelle anticipazioni, non ho trovato il personaggio di Maria così irritante e bigotto, e non capisco perchè venga presentata così: certo ha inizialmente delle riserve sulla coppia gay, ma in verità è lei quella che inizialmente mostra apertura e amicizia nei confronti di Marco senza giudicarlo, è lei quella che per metà film viene perculata per come si veste, perchè non beve, non fa casino...quindi perchè presentarla per forza in maniera negativa? perchè prega, perchè ha dei valori?Non mi è piaciuta questa cosa, bisogna per forza sballarsi, vestirsi alla moda e scosciata, voler fare casino in discoteca fino alle sei di mattina ogni fine settimana per essere consdierati giusti, socialmente accettabili? In realtà, nessuno fra i personaggi h davvero voglia di conoscere Maria (che per carità, ha anche bisogno di cambiare un po') o di accettarla per quello che è, vogliono sol che cambi come vogliono loro. In particolare ho trovato davvero antipatico Marco, a cui basta vedere Maria con un'altro vestito  per passare dall'odio feroce e ingiustificato al trattenere a stento il desiderio di saltarle addosso. Molto meglio la coppia gay che- a parte lo squallido dettaglio della sorella di lui, ma sarebbe stato cosi anche se fosse stata una coppia etero- viene mostrata in modo non macchiettistico e rispettoso dei sentimenti dei due personaggi presi assieme.Per il resto banalità a bizzeffe, interrogativi esistenziali che rimangono li dove sono e finale sconclusionato che non risolve nulla; nel complesso film molto noioso,
Muccino...non mi freghi più!


sabato 1 ottobre 2016

Il vedovo, 1958



Regia di Dino Risi, con Alberto Sordi (Alberto Nardi), Franca Valeri (Elvira Almiraghi),Livio Lorenzon (Marchese Stucchi),Leonora Ruffo (Gioia), Nando Bruno (Zio di Alberto).





Alberto Nardi è un industriale ambizioso ma incapace: titolare di una ditta di ascensori, è riuscito a piazzarne pochissimi e oltretutto difettosi, e  le varie speculazioni d'affari da lui tentate si sono sempre rivelate disastrose. Finora è stato economicamente soccorso dalla moglie Elvira, che al contrario del marito non solo è milionaria di suo ma è anche imprenditrice di successo e con il talento negli affari.
Dopo l'ultimo fallimento Elvira decide di chiudere i rubinetti costringendo il marito a rivolgersi a un strozzino, ma proprio quando Alberto è sull'orlo della disperazione ecco la notizia: il treno diretto in Svizzera su cui viaggiava Elvira è deragliato precipitando in un lago, senza lasciare sopravvissuti. Alberto eredita così l'intero patrimonio di Elvira; ma mentre si svolge la veglia funebre e il neo vedovo già favoleggia sull'uso dello sterminato conto in banca ecco che la defunta ricompare: all'ultimo minuto una telefonata di lavoro le aveva fatto perdere il treno....


In assoluto uno dei migliori film italiani, nonchè un esempio perfetto di commedia all'italiana. Stavolta non posso essere accusata di parzialità perchè davvero so che questi due giudizi su questo film sono condivisi in generale dal mondo del cinema e della critica, oltrechè meritatissimi.
Ispirato in parte al "Caso Fenaroli"- un famoso caso di cronaca nera di quegli anni-è un film dove il maestro Dino Risi rivela un insolito "black humor" con una trama che celebra una Milano che non c'è più, quella dell'appena iniziato boom economico, e allo stesso tempo mette alla berlina comportamenti e personaggi tipici dell'epoca: in questo caso uno dei tanti piccoli imprenditori senza capacità che s gettavano nell'avventura pensando di diventare milionari ma che inevitabilmente fallivano proprio per la loro incompetenza.
E' il caso di Alberto Nardi, che oltre ad essere incompetente è pure disonesto visto che cerca di piazzare i suoi ascensori anche se sa benissimo che sono difettati e che prende costantemente per il naso i creditori cui continua a rivolgersi; tanto a saldarli c'è Elvira, la moglie arpia che non sopporta (ampiamente ricambiato) e che oltretutto è tutto il suo opposto: titolare di un patrimonio di circa cento milioni di lire (all'epoca, quindi Elvira è miliardaria), è pure una donna d'affari di successo che non sbaglia un progetto o una speculazione in Borsa. Cosa abbia unito un giorno i due al punto di arrivare al matrimonio non è dato saperlo, e probabilmente nemmeno loro se ne ricordano più (anche se , nel caso si Alberto, il sospetto è evidente e giustificato); per certo lo spettatore sa che attualmente il loro matrimonio è diventato un gioco al massacro fra due personalità che cosi rivelano la loro aridità, cattiveria e piccineria (seppure in modo comico). L'esempio più evidente è il soprannome con cui Elvira si rivolge al marito, quel "cretinetti" volto a umiliarlo palesemente.
Elvira però è sì arpia e stronzetta, ma non certo stupida e quindi ad un certo punto chiude saggiamente i rubinetti di fronte alla follia spendaccione del marito: non potendo separarsi (all'epoca non c'era il divorzio in Italia) prende atto di essere sposata con un imbecille (sue stesse parole) e continua tutto come prima, limitando però i danni economici. Il povero Alberto, assillato da creditori e usurai, se la vede davvero brutta quando arriva il miracolo...e davvero, potete credermi, se già prima il film era godibile da questa parte in poi diventa formidabile. La storia è più o meno nota e quindi non starò a ripeterla- anche per non rovinare la sorpresa di chie eventualmente non l'avesse visto- ma la serie di avvenimenti che si susseguono dalla presunta morte di Elvira, la reazione ipocrita di Alberto, il ritorno della "defunta"in una scena davvero mitica e la conseguente progettazione di un piano per farla fuori di nuovo è davvero coinvolgente per lo spettatore come poche volte succede. Sordi e la Valeri sono una coppia perfetta: due mondi paralleli: lui ambiguo cialtrone che con le chiacchiere copre la propria inettitudine, lei sarcastica e tagliente a scoprire le carte in tavola. Attorno a loro alcuni comprimari perfettamente a loro agio nei rispettivi ruoli ben delineati, che non restano solo sullo sfondo: Livio Lorenzon nel ruolo del marchese Stucchi, vittima e complice del Nardi, Eleonora Ruffo nel ruolo della svampita (ma non troppo) amante di Alberto, e Nando Bruno nel ruolo dello zio, altro complice e-in fondo- dipendente del nipote.
La battuta migliore? Quando Alberto- in un momento in cui tenta di farsi passare per sentimentale- dice a Elvira: "io ti ho dato il mio entusiasmo, la mia allegria...ma tu cosa mi ha dato?" e lei, diretta: "70 milioni in cinque anni!".






martedì 20 settembre 2016

Eight days a week: the touring years (2016)



Regia di Ron Howard, con John Lennon, George Harrison, Paul McCartney, Ringo Starr, Brian Epstein, George Martin.



Dal 1962 (anno in cui si esibirono ad Amburgo) al 1966 i Beatles cambiarono il mondo con la loro musica: non a caso in quegli anni fu coniata l'espressione "Beatlemania" perchè un tale fenomeno a livello non solo musicale, ma anche d'immagine e mediatico, prima non si era mai visto, In quegli anni i quattro ragazzi di Liverpool girarono il mondo con i loro concerti, fino a dire basta nel 1966 non solo per varie difficoltà tecniche e per stanchezza ma anche perchè i singoli componenti stavano maturando....




 Biglietto prenotato per la prima serata (era da luglio che, periodicamente, andavo alla mutlisala chiedendo informazioni a riguardo che non mi sapevano dare visto il larghissimo anticipo con cui l cercavo...ma mica volevo correre il rischio di rimanere senza!) con un'altra amica beatlesiana arrivo lì gasatissima, portando orecchini dei Beatles perchè non mi è venuto in mente di indossare la maglietta Beatlesiana d'ordinanza come invece ho visto hanno fatto molte altre persone, compreso un bambino.Visto  con grande entusiasmo, bellissima ed emozionante serata Beatlesiana: Ho perdonato perfino quelli che accendevano lo smartphone durante la visione (e, se l'avete visto alla Multisala Oz di Brescia e siete stati fra quelli, vi avviso: avete rischiato grosso!). Ma i Fab sono i Fab e non si discute!
Con collegamento da Londra per la premiere (quasi un'ora di passerella di personaggi famosi + Paul e Ringo con Olivia Harrison e Yoko Ono senza una parola di sottotitoli... ma potevano almeno sprecarsi, eh!), si assiste a un bel documentario che sviscera i primi anni di formazione della band e sopratutto, gli anni in cui i Beatles girarono il mondo con i loro concerti.
Viene messo bene in risalto l'entusiasmo e l'energia dei quattro ragazzi durante le loro esibizioni nei primi anni, pian piano scemato per ovvi e naturali motivi: l stanchezza che subentrava dovendo mostrare per settimane di seguito lo stesso identico entusiasmo e mostrarsi (definizione loro) come un "animale con quattro teste perfettamente uguali", il fastidio davanti alle scene di isterismo e ai disordini spesso causati dalle migliaia di fans che accorrevano a vederli, la pressione subita per soddisfare le aspettative di tutti, l'interesse personale verso altre tematiche o verso altri sound (che poi svilupperanno nel corso della seconda parte della carriera). Lo stress di dover passare in pochi giorni in vari paesi del mondo, passando da un aereo all'altro, da un treno all'altro, da un albergo all'altro (nel filmato uno di loro racconta che spesso quando si svegliava faticava a ricordarsi dov'era esattamente).
La goccia che fece traboccare il vaso fu il concerto allo Shea Stadium   , durante il quale a causa del terribile frastuono provocato dal pubblico i Fab faticarono a sentirsi l'un l'altro nonostante fossero sullo stesso palco; da allora ciò che covava da tempo esplose e 
Il documentario è montato molto bene, e al contrario di quanto è stato pubblicizzato contiene molti pochi inediti, almeno per un vero beatlesiano; comunque sia è davvero emozionante ripercorrere assieme al regista e ai Fab la loro parabola ascendente e i loro anni migliori, sentire in maniera palpabile la loro semplicità e il loro entusiasmo e la gioia di vivere che trasmettevano (una delle cose per cui li ho amati fin da subito).
So che ci sono state molte critiche da puristi ed espertoni, ma a mio avviso questa è gente pedante non in grado di godersi la bellezza che in simile viaggio nel tempo trasmette. sono quelli di cui Ringo Starr diceva: mi ricordo che molte volte leggendo le recensioni dei critici "non capivamo ciò che loro dicevano che noi avevamo voluto dire"....








martedì 13 settembre 2016

Io sono Libero, 2016




Regia di Francesco Miccichè e Giovanni Filippetto, con Adriano Chiaramida (Libero Grassi), Alessandra Costanzo (Pina Maisano Grassi), Alessio Vassallo (Marco),



1991: Libero Grassi, piccolo imprenditore proprietario di una fabbrica di pigiami, rfiuta di pagare il pizzo richiesto dalla mafia alla sua attività e decide di rendere pubblica la sua denuncia contro un sistema che permette questo tipo di pratica utilizzando i media: dapprima pubblicando una lettera sul "Giornale di Sicilia", poi andando in televisione ospite della trasmissione tv "Samarcanda"
Sostenuto dalla moglie Pina e dai figli Alice e Davide, l'imprenditore è convinto che otterrà la solidarietà degli altri commercianti vittime di questa pratica mafiosa, ma purtroppo le cose andranno in modo diverso...


Il film ricostruisce la vicenda di Libero Grassi, il piccolo imprenditore siciliano ucciso nel 1991 dopo una breve e significativa battaglia contro la mafia che lo aveva preso di mira perchè aveva compiuto un gesto che si rivelerà rivoluzionario: la pubblica denuncia non solo del pizzo (pratica di cui purtroppo si era comunque già a conoscenza)ma anche dell'omertà e a volte della connivenza del resto delle istituzioni a riguardo.
La struttura narrativa della storia alterna la narrazione della vicenda umana con interviste a personaggi reali che hanno conosciuto e sostenuto Libero Grassi: i familiari, Michele Santoro, Sandro Ruotolo ed altri, i pochi che lo sostennero e diedero spazio alla sua coraggiosa denuncia, che - come spesso accade in questi casi- non ebbe il riscontro sperato: lo stesso presidente dell'Associazione degli industriali siciliani lo criticò con la solita scusa che dava della Sicilia un ritratto negativo. 
E infatti nel film viene molto sottolineato questo aspetto, la totale solitudine in cui Libero venne catapultato, ignorato anche dai conoscenti per strada che non si azzardavano nemmeno a salutarlo. Il suo sacrificio non fu comunque inutile: qualche mese dopo la sua morte venne  varato il decreto che porta alla legge anti-racket 172, con l'istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. Inoltre alla fine la sua battaglia contribuì a squarciare il velo di omertà contro una pratica ritenuta quasi normale in quel contesto; è vero che le cose non sono granchè cambiate purtroppo, ma da allora qualche passo avanti è stato fatto e altre persone hanno trovato il coraggio di fare la stessa cosa.
Ottimo il protagonista Chiaramida nel tratteggiare l'integrità morale ma anche la semplicità di Grassi, e attorno a lui tutti gli altri attori nei panni della moglie Pina, dei figli e di due giovani giornalisti che seguono la vicenda. 
Una volta tanto un ottimo prodotto degno di un servizio pubblico.












sabato 10 settembre 2016

The witch, 2015



Regia di Robert Eggers, con Ralph Wineson (William), Kate Dickie (Katherine), Anya Tayolr Jones (Thomasin), Harvey Scrimshow (Caleb),Lucas Dawson (Jonas),Ellie Granger (Mercy).





New England, 1630: i coniugi William e Katherine, assieme ai cinque figli, vengono cacciati dalla comunità in cui vivono per l'eccessivo rigore religioso. La famiglia cerca di avviare una propria fattoria in un terreno adiacente alla foresta, ma le cose non vanno bene e con l'avvicinarsi dell'inverno i genitori temono di non sopravvivere all'inverno. A questi già grossi problemi se ne aggiungono di peggiori: il neonato Samuel viene rapito mentre è affidato alle cure di Thomasin, la figlia maggiore. La tragedia sconvolge la famiglia, ma è solo l'inizio....






Metti una sera d'estate in cui c'è brutto tempo, quindi non puoi nemmeno uscire a fare una passeggiata ma non hai nemmeno voglia di rimanere a casa a fare la muffa come al solito: soluzione, andare al cinema. anche se non c'è nulla che ti interessa, scegliendo il film "meno peggio", almeno sulla carta.
E così ho visto questo horror che, come sempre non mi ha per nulla spaventato e mi ha interessato molto poco (in alcuni punti l'ho trovato piuttosto prevedibile); non è fatto male (così almeno mi è parso), sono proprio io che non ho feeling con questo genere.
Come si è capito dalla trama, l'epoca è quella della "caccia alle streghe", ovviamente propizia per ambientare storie di questo tipo: è la rapida discesa all'inferno di una famiglia composta da due genitori già di per sè fanatici, a tal punto da essere cacciati dalla comunità religiosa in cui hanno vissuto; convintissimi di avere ragione e di essere stati addirittura celti da dio per compiere chissà quale missione, i due trascinano a vivere i poveri figlioli in una terra inospitale, che non dà i frutti sperati nonostante lo sforzo e per di Più confina con un bosco da cui provengono inquietanti segnali.
Aggiungiamoci una figlia adolescente alle prese con i primi turbamenti anche fisici dell'età che deve reprimere per ovvi motivi, la presenza di un caprone nero fra gli animali del cortile, due fratellini pestiferi che parlano un po' troppo, un fratello piccolo ma già tormentato....beh, il film dell'orrore è servito. E, a conti fatti, appare inevitabile  e scontato il destino della povera Thomasin.
Gli interpreti mi sono sembrati in parte anche se non eccellenti, ma non è un problema.
Poi come detto...io di horror non me ne intendo. Quindi fate voi....




domenica 21 agosto 2016

Notte prima degli esami- Oggi, 2007



Regia di  Fausto Brizzi, con Nicolas Vaporidis (Luca), Eros Galbiati (Riccardo),Sarah Maestri (Alice), Andrea De Rosa (Massimiliano),Chiara Mastalli (Simona), Serena Autieri (Prof.Elisabetta Palliani), Giorgio Panariello (Paolo Molinari), Carolina Crescentini (Azzurra).


Giugno 2006: la scuola è finita e per Luca e i suoi amici comincia il periodo di studio prima della maturità. Ovviamente si fa per dire, visto che tra feste, voglia di vacanze e partire dei Mondiali per i ragazzi lo studio è un'occupazione secondaria; in particolare Luca conosce Azzurra, addestratrice di delfini di cui s'innamora e con cui ha una breve relazione, dato che la ragazza sta per trasferirsi a Parigi....






Come spesso accade, il seguito di un film di successo non è altrettanto riuscito; e questo è proprio uno dei casi in cui non solo il film (nonostante gli incassi più che soddisfacenti) non è riuscito, ma è proprio bruttino e privo di senso,
Manca la magia del primo capitolo, una colonna sonora forse vintage ma di forte richiamo, una storia più compatta, personaggi meglio delineati e sopratutto figure adulte di spessore come erano il terribile prof. Martinelli di Faletti e la stupenda nonna di Valeria Moriconi.
Qui i personaggi (con gli stessi nomi degli omonimi del precedente film) si muovono attraverso storie spezzettate, poco interessanti e  inconcludenti, con meno ingenuità e più malizia "Vuota" rispetto ai predecessori, tanto da ridursi alla fine proprio solo a macchiette stereotipate. Se la storia tra luca e Azzurra è poco credibile, il peggio del film stavolta sono proprio gli adulti, dipinti come falsi, sciocchi, inaffidabili e molto più immaturi dei ragazzi: anche volendo stendere un velo pietoso sui personaggi della Autieri e di Panariello, non + che gli altri siano meglio. Si intravede anche qui un nonno (Franco Interlenghi in una delle sue ultime apparizioni) che forse avrebbe potuto regalare l'unico personaggio valido se non fosse solo un cameo relegato nei minuti finali.
Probabilmente nelle intenzioni del regista l'aver scelto come ambientazione l'estate del 2006 (quella degli ultimi mondiali vinti dall'Italia) bastava a costruire attorno a quella vittoria -non proprio mitica a dire la verità, visto che quella rimasta nella memoria collettiva ancora oggi è quella dell'82, da cui infatti partirà la fiction Rai del 2011- una storia che desse l'impressione di essere rimasta memorabile perlomeno per coloro che l'hanno vissuta; e invece.....