Regia di Dino Risi, con Alberto Sordi (Alberto Nardi), Franca Valeri (Elvira Almiraghi),Livio Lorenzon (Marchese Stucchi),Leonora Ruffo (Gioia), Nando Bruno (Zio di Alberto). Alberto Nardi è un industriale ambizioso ma incapace: titolare di una ditta di ascensori, è riuscito a piazzarne pochissimi e oltretutto difettosi, e le varie speculazioni d'affari da lui tentate si sono sempre rivelate disastrose. Finora è stato economicamente soccorso dalla moglie Elvira, che al contrario del marito non solo è milionaria di suo ma è anche imprenditrice di successo e con il talento negli affari. Dopo l'ultimo fallimento Elvira decide di chiudere i rubinetti costringendo il marito a rivolgersi a un strozzino, ma proprio quando Alberto è sull'orlo della disperazione ecco la notizia: il treno diretto in Svizzera su cui viaggiava Elvira è deragliato precipitando in un lago, senza lasciare sopravvissuti. Alberto eredita così l'intero patrimonio di Elvira; ma mentre si svolge la veglia funebre e il neo vedovo già favoleggia sull'uso dello sterminato conto in banca ecco che la defunta ricompare: all'ultimo minuto una telefonata di lavoro le aveva fatto perdere il treno.... In assoluto uno dei migliori film italiani, nonchè un esempio perfetto di commedia all'italiana. Stavolta non posso essere accusata di parzialità perchè davvero so che questi due giudizi su questo film sono condivisi in generale dal mondo del cinema e della critica, oltrechè meritatissimi. Ispirato in parte al "Caso Fenaroli"- un famoso caso di cronaca nera di quegli anni-è un film dove il maestro Dino Risi rivela un insolito "black humor" con una trama che celebra una Milano che non c'è più, quella dell'appena iniziato boom economico, e allo stesso tempo mette alla berlina comportamenti e personaggi tipici dell'epoca: in questo caso uno dei tanti piccoli imprenditori senza capacità che s gettavano nell'avventura pensando di diventare milionari ma che inevitabilmente fallivano proprio per la loro incompetenza. E' il caso di Alberto Nardi, che oltre ad essere incompetente è pure disonesto visto che cerca di piazzare i suoi ascensori anche se sa benissimo che sono difettati e che prende costantemente per il naso i creditori cui continua a rivolgersi; tanto a saldarli c'è Elvira, la moglie arpia che non sopporta (ampiamente ricambiato) e che oltretutto è tutto il suo opposto: titolare di un patrimonio di circa cento milioni di lire (all'epoca, quindi Elvira è miliardaria), è pure una donna d'affari di successo che non sbaglia un progetto o una speculazione in Borsa. Cosa abbia unito un giorno i due al punto di arrivare al matrimonio non è dato saperlo, e probabilmente nemmeno loro se ne ricordano più (anche se , nel caso si Alberto, il sospetto è evidente e giustificato); per certo lo spettatore sa che attualmente il loro matrimonio è diventato un gioco al massacro fra due personalità che cosi rivelano la loro aridità, cattiveria e piccineria (seppure in modo comico). L'esempio più evidente è il soprannome con cui Elvira si rivolge al marito, quel "cretinetti" volto a umiliarlo palesemente. Elvira però è sì arpia e stronzetta, ma non certo stupida e quindi ad un certo punto chiude saggiamente i rubinetti di fronte alla follia spendaccione del marito: non potendo separarsi (all'epoca non c'era il divorzio in Italia) prende atto di essere sposata con un imbecille (sue stesse parole) e continua tutto come prima, limitando però i danni economici. Il povero Alberto, assillato da creditori e usurai, se la vede davvero brutta quando arriva il miracolo...e davvero, potete credermi, se già prima il film era godibile da questa parte in poi diventa formidabile. La storia è più o meno nota e quindi non starò a ripeterla- anche per non rovinare la sorpresa di chie eventualmente non l'avesse visto- ma la serie di avvenimenti che si susseguono dalla presunta morte di Elvira, la reazione ipocrita di Alberto, il ritorno della "defunta"in una scena davvero mitica e la conseguente progettazione di un piano per farla fuori di nuovo è davvero coinvolgente per lo spettatore come poche volte succede. Sordi e la Valeri sono una coppia perfetta: due mondi paralleli: lui ambiguo cialtrone che con le chiacchiere copre la propria inettitudine, lei sarcastica e tagliente a scoprire le carte in tavola. Attorno a loro alcuni comprimari perfettamente a loro agio nei rispettivi ruoli ben delineati, che non restano solo sullo sfondo: Livio Lorenzon nel ruolo del marchese Stucchi, vittima e complice del Nardi, Eleonora Ruffo nel ruolo della svampita (ma non troppo) amante di Alberto, e Nando Bruno nel ruolo dello zio, altro complice e-in fondo- dipendente del nipote. La battuta migliore? Quando Alberto- in un momento in cui tenta di farsi passare per sentimentale- dice a Elvira: "io ti ho dato il mio entusiasmo, la mia allegria...ma tu cosa mi ha dato?" e lei, diretta: "70 milioni in cinque anni!".
Regia di Ron Howard, con John Lennon, George Harrison, Paul McCartney, Ringo Starr, Brian Epstein, George Martin. Dal 1962 (anno in cui si esibirono ad Amburgo) al 1966 i Beatles cambiarono il mondo con la loro musica: non a caso in quegli anni fu coniata l'espressione "Beatlemania" perchè un tale fenomeno a livello non solo musicale, ma anche d'immagine e mediatico, prima non si era mai visto, In quegli anni i quattro ragazzi di Liverpool girarono il mondo con i loro concerti, fino a dire basta nel 1966 non solo per varie difficoltà tecniche e per stanchezza ma anche perchè i singoli componenti stavano maturando.... Biglietto prenotato per la prima serata (era da luglio che, periodicamente, andavo alla mutlisala chiedendo informazioni a riguardo che non mi sapevano dare visto il larghissimo anticipo con cui l cercavo...ma mica volevo correre il rischio di rimanere senza!) con un'altra amica beatlesiana arrivo lì gasatissima, portando orecchini dei Beatles perchè non mi è venuto in mente di indossare la maglietta Beatlesiana d'ordinanza come invece ho visto hanno fatto molte altre persone, compreso un bambino.Visto con grande entusiasmo, bellissima ed emozionante serata Beatlesiana: Ho perdonato perfino quelli che accendevano lo smartphone durante la visione (e, se l'avete visto alla Multisala Oz di Brescia e siete stati fra quelli, vi avviso: avete rischiato grosso!). Ma i Fab sono i Fab e non si discute! Con collegamento da Londra per la premiere (quasi un'ora di passerella di personaggi famosi + Paul e Ringo con Olivia Harrison e Yoko Ono senza una parola di sottotitoli... ma potevano almeno sprecarsi, eh!), si assiste a un bel documentario che sviscera i primi anni di formazione della band e sopratutto, gli anni in cui i Beatles girarono il mondo con i loro concerti. Viene messo bene in risalto l'entusiasmo e l'energia dei quattro ragazzi durante le loro esibizioni nei primi anni, pian piano scemato per ovvi e naturali motivi: l stanchezza che subentrava dovendo mostrare per settimane di seguito lo stesso identico entusiasmo e mostrarsi (definizione loro) come un "animale con quattro teste perfettamente uguali", il fastidio davanti alle scene di isterismo e ai disordini spesso causati dalle migliaia di fans che accorrevano a vederli, la pressione subita per soddisfare le aspettative di tutti, l'interesse personale verso altre tematiche o verso altri sound (che poi svilupperanno nel corso della seconda parte della carriera). Lo stress di dover passare in pochi giorni in vari paesi del mondo, passando da un aereo all'altro, da un treno all'altro, da un albergo all'altro (nel filmato uno di loro racconta che spesso quando si svegliava faticava a ricordarsi dov'era esattamente). La goccia che fece traboccare il vaso fu il concerto allo Shea Stadium , durante il quale a causa del terribile frastuono provocato dal pubblico i Fab faticarono a sentirsi l'un l'altro nonostante fossero sullo stesso palco; da allora ciò che covava da tempo esplose e Il documentario è montato molto bene, e al contrario di quanto è stato pubblicizzato contiene molti pochi inediti, almeno per un vero beatlesiano; comunque sia è davvero emozionante ripercorrere assieme al regista e ai Fab la loro parabola ascendente e i loro anni migliori, sentire in maniera palpabile la loro semplicità e il loro entusiasmo e la gioia di vivere che trasmettevano (una delle cose per cui li ho amati fin da subito). So che ci sono state molte critiche da puristi ed espertoni, ma a mio avviso questa è gente pedante non in grado di godersi la bellezza che in simile viaggio nel tempo trasmette. sono quelli di cui Ringo Starr diceva: mi ricordo che molte volte leggendo le recensioni dei critici "non capivamo ciò che loro dicevano che noi avevamo voluto dire"....
Regia di Francesco Miccichè e Giovanni Filippetto, con Adriano Chiaramida (Libero Grassi), Alessandra Costanzo (Pina Maisano Grassi), Alessio Vassallo (Marco), 1991: Libero Grassi, piccolo imprenditore proprietario di una fabbrica di pigiami, rfiuta di pagare il pizzo richiesto dalla mafia alla sua attività e decide di rendere pubblica la sua denuncia contro un sistema che permette questo tipo di pratica utilizzando i media: dapprima pubblicando una lettera sul "Giornale di Sicilia", poi andando in televisione ospite della trasmissione tv "Samarcanda" Sostenuto dalla moglie Pina e dai figli Alice e Davide, l'imprenditore è convinto che otterrà la solidarietà degli altri commercianti vittime di questa pratica mafiosa, ma purtroppo le cose andranno in modo diverso... Il film ricostruisce la vicenda di Libero Grassi, il piccolo imprenditore siciliano ucciso nel 1991 dopo una breve e significativa battaglia contro la mafia che lo aveva preso di mira perchè aveva compiuto un gesto che si rivelerà rivoluzionario: la pubblica denuncia non solo del pizzo (pratica di cui purtroppo si era comunque già a conoscenza)ma anche dell'omertà e a volte della connivenza del resto delle istituzioni a riguardo. La struttura narrativa della storia alterna la narrazione della vicenda umana con interviste a personaggi reali che hanno conosciuto e sostenuto Libero Grassi: i familiari, Michele Santoro, Sandro Ruotolo ed altri, i pochi che lo sostennero e diedero spazio alla sua coraggiosa denuncia, che - come spesso accade in questi casi- non ebbe il riscontro sperato: lo stesso presidente dell'Associazione degli industriali siciliani lo criticò con la solita scusa che dava della Sicilia un ritratto negativo. E infatti nel film viene molto sottolineato questo aspetto, la totale solitudine in cui Libero venne catapultato, ignorato anche dai conoscenti per strada che non si azzardavano nemmeno a salutarlo. Il suo sacrificio non fu comunque inutile: qualche mese dopo la sua morte venne varato il decreto che porta alla legge anti-racket 172, con l'istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. Inoltre alla fine la sua battaglia contribuì a squarciare il velo di omertà contro una pratica ritenuta quasi normale in quel contesto; è vero che le cose non sono granchè cambiate purtroppo, ma da allora qualche passo avanti è stato fatto e altre persone hanno trovato il coraggio di fare la stessa cosa. Ottimo il protagonista Chiaramida nel tratteggiare l'integrità morale ma anche la semplicità di Grassi, e attorno a lui tutti gli altri attori nei panni della moglie Pina, dei figli e di due giovani giornalisti che seguono la vicenda. Una volta tanto un ottimo prodotto degno di un servizio pubblico.
Regia di Robert Eggers, con Ralph Wineson (William), Kate Dickie (Katherine), Anya Tayolr Jones (Thomasin), Harvey Scrimshow (Caleb),Lucas Dawson (Jonas),Ellie Granger (Mercy). New England, 1630: i coniugi William e Katherine, assieme ai cinque figli, vengono cacciati dalla comunità in cui vivono per l'eccessivo rigore religioso. La famiglia cerca di avviare una propria fattoria in un terreno adiacente alla foresta, ma le cose non vanno bene e con l'avvicinarsi dell'inverno i genitori temono di non sopravvivere all'inverno. A questi già grossi problemi se ne aggiungono di peggiori: il neonato Samuel viene rapito mentre è affidato alle cure di Thomasin, la figlia maggiore. La tragedia sconvolge la famiglia, ma è solo l'inizio.... Metti una sera d'estate in cui c'è brutto tempo, quindi non puoi nemmeno uscire a fare una passeggiata ma non hai nemmeno voglia di rimanere a casa a fare la muffa come al solito: soluzione, andare al cinema. anche se non c'è nulla che ti interessa, scegliendo il film "meno peggio", almeno sulla carta. E così ho visto questo horror che, come sempre non mi ha per nulla spaventato e mi ha interessato molto poco (in alcuni punti l'ho trovato piuttosto prevedibile); non è fatto male (così almeno mi è parso), sono proprio io che non ho feeling con questo genere. Come si è capito dalla trama, l'epoca è quella della "caccia alle streghe", ovviamente propizia per ambientare storie di questo tipo: è la rapida discesa all'inferno di una famiglia composta da due genitori già di per sè fanatici, a tal punto da essere cacciati dalla comunità religiosa in cui hanno vissuto; convintissimi di avere ragione e di essere stati addirittura celti da dio per compiere chissà quale missione, i due trascinano a vivere i poveri figlioli in una terra inospitale, che non dà i frutti sperati nonostante lo sforzo e per di Più confina con un bosco da cui provengono inquietanti segnali. Aggiungiamoci una figlia adolescente alle prese con i primi turbamenti anche fisici dell'età che deve reprimere per ovvi motivi, la presenza di un caprone nero fra gli animali del cortile, due fratellini pestiferi che parlano un po' troppo, un fratello piccolo ma già tormentato....beh, il film dell'orrore è servito. E, a conti fatti, appare inevitabile e scontato il destino della povera Thomasin. Gli interpreti mi sono sembrati in parte anche se non eccellenti, ma non è un problema. Poi come detto...io di horror non me ne intendo. Quindi fate voi....
Regia di Fausto Brizzi, con Nicolas Vaporidis (Luca), Eros Galbiati (Riccardo),Sarah Maestri (Alice), Andrea De Rosa (Massimiliano),Chiara Mastalli (Simona), Serena Autieri (Prof.Elisabetta Palliani), Giorgio Panariello (Paolo Molinari), Carolina Crescentini (Azzurra). Giugno 2006: la scuola è finita e per Luca e i suoi amici comincia il periodo di studio prima della maturità. Ovviamente si fa per dire, visto che tra feste, voglia di vacanze e partire dei Mondiali per i ragazzi lo studio è un'occupazione secondaria; in particolare Luca conosce Azzurra, addestratrice di delfini di cui s'innamora e con cui ha una breve relazione, dato che la ragazza sta per trasferirsi a Parigi.... Come spesso accade, il seguito di un film di successo non è altrettanto riuscito; e questo è proprio uno dei casi in cui non solo il film (nonostante gli incassi più che soddisfacenti) non è riuscito, ma è proprio bruttino e privo di senso, Manca la magia del primo capitolo, una colonna sonora forse vintage ma di forte richiamo, una storia più compatta, personaggi meglio delineati e sopratutto figure adulte di spessore come erano il terribile prof. Martinelli di Faletti e la stupenda nonna di Valeria Moriconi.
Qui i personaggi (con gli stessi nomi degli omonimi del precedente film) si muovono attraverso storie spezzettate, poco interessanti e inconcludenti, con meno ingenuità e più malizia "Vuota" rispetto ai predecessori, tanto da ridursi alla fine proprio solo a macchiette stereotipate. Se la storia tra luca e Azzurra è poco credibile, il peggio del film stavolta sono proprio gli adulti, dipinti come falsi, sciocchi, inaffidabili e molto più immaturi dei ragazzi: anche volendo stendere un velo pietoso sui personaggi della Autieri e di Panariello, non + che gli altri siano meglio. Si intravede anche qui un nonno (Franco Interlenghi in una delle sue ultime apparizioni) che forse avrebbe potuto regalare l'unico personaggio valido se non fosse solo un cameo relegato nei minuti finali. Probabilmente nelle intenzioni del regista l'aver scelto come ambientazione l'estate del 2006 (quella degli ultimi mondiali vinti dall'Italia) bastava a costruire attorno a quella vittoria -non proprio mitica a dire la verità, visto che quella rimasta nella memoria collettiva ancora oggi è quella dell'82, da cui infatti partirà la fiction Rai del 2011- una storia che desse l'impressione di essere rimasta memorabile perlomeno per coloro che l'hanno vissuta; e invece.....
E' morto a Los Angeles il regista Arthur Hiller, candidato al Premio Oscar come miglior regista per il celeberrimo"Love Story. Era nato nel 1926 e la sua lunga carriera, iniziata sul piccolo schermo con vari episodi di famose serie tv, comprende- oltre a "Love story"- vari titoli tra cui "Appsrtamento al Plaza" (1971), "L'uomo della Mancha" (1972), "Una strana coppia di suoceri" (1979), "Non guardarmi, non ti sento" (1989). Tra il 1993 e il 1997 è stato il Presidente dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
Regia di Danny Boyle, con Ewan McGregor (Robert), Cameron Diaz (Celine), Holly Hunter (O'Reilly ), Delroy Lindo (Jackson). Robert, aspirante scrittore, lavora in un'impresa di pulizie dalla quale viene licenziato quando il dispotico padrone dell'impresa, si vendica rapendo Celine, la viziata figlia del proprietario. La quale però - in totale disaccordo con il genitore e annoiata della propria vita agiata- prende il sequestro come uan divertente avventura, dimostrandosi ben più scafata del suo ingenuo compagno. I due ignorano di essere vegliati da una coppia di angeli pasticcioni che hanno il compito di farli innamorare, pena il licenziamento.... A 18 anni è facile innamorarsi con un colpo di fulmine; di solito succede con una persona, a me - tanto per cambiare, ma è una delle costanti della mia vita- è successo con questo film poco noto e già all'epoca passato quasi inosservato, che per lungo tempo rimase il mio film preferito in assoluto e grazie al quale presi anche una piccola cotta per il suo protagonista, Ewan McGregor. Ancora oggi dopo tanti anni, nonostante non sia più tra i miei preferiti, è un film che ha un posto speciale nle mio cuore non solo cinefilo, ma come ricordo di quello che probabilmente è stato il periodo più felice della mia vita. Danny Boyle, il regista del visionario e irriverente "Trainspotting" riunisce lo stesso team del film precedente (attore protagonista, produttore e sceneggiatore) e inverte la tendenza confezionando una vivace e rassicurante commedia sentimentale cono uno schema forse un po' scontato ma che spesso, se affidato a buoni interpreti, funziona. E in questo caso secondo me è stato così: i due protagonisti Ewan McGregor e Cameron Diaz danno vita a una coppia inizialmente improbabile ma poi affiatata, romantica e avventurosa, dove lui è un timido e complessato ragazzo puntualmente mollato dalla fidanzata per la sua insicurezza, che si deve accontentare di un lavoro che odia per sbarcare il lunario in attesa di sfondare come autore di romanzetti scontati che leggono solo i colleghi, mentre ldi è una ragazza bellissima ma viziata, abituata a vedere ogni suo capriccio soddisfatto, ma sostanzialmente stufa di una vita senza scopo e consapevole che tutti i suoi desideri vengono soddisfatti per noncuranza nei suoi confronti, sia da parte del padre che da quella dello pesudo fidanzato. Entrambi i personaggi pian piano si innamoreranno ma sopratutto daranno vita a siparietti comici molto divertenti e a una frizzante scena di karaoke sulle note di "Beyond the sea" di Bobby Darin. Complimenti poi al o alla costumista di scena per il guardaroba di Cameron Diaz (che, lo confesso, all'epoca era il mio modello di stile....): il personaggio di Celine in questo film può essere consdierato veramente un'icona della moda, molto più della sciapa Gwyneth Paltrow che all'epoca andava molto di moda citare come guru nel campo. A suo modo un piccolo cult, per gli amanti del genere.