sabato 12 maggio 2012

Il partigiano Johnny, 2000


Regia di Guido Chiesa, con Stefano Dionisi (Johnny), Fabrizio Gifuni (Ettore), Andrea Prodan (Pierre), Claudio Amendola (Nord), Alberto Gimignani (Il Biondo), Chiara Muti (Elda).


Dopo l’8 settembre 1943 lo studente universitario Johnny decide di disertare e si rifugia nella sua casa in collina in provincia di Alba. Qualche tempo dopo entra a far parte dei partigiani e durante la lotta prenderà coscienza che la guerra non è quell’avventura eroica ed epica che molti-compresi i suoi professori- descrivevano…

Tratto dall’omonimo romanzo (1968) di Beppe Fenoglio, uno dei capisaldi della letteratura italiana sulla Resistenza, è un film pregevole, che sicuramente soddisferà gli amanti del genere anche perché non tradisce lo spirito del romanzo.
Devo ammettere che, personalmente, a me il romanzo non è piaciuto, non sono nemmeno riuscita a terminarne la lettura; per il film la cosa è stata leggermente diversa, anche se non posso dire rientrerà mai nei miei preferiti.
Ho apprezzato il clima cupo (ben sottolineato dalla fotografia), a tratti anche pesante (soprattutto all’inizio , nella parte in cui Johnny è nascosto nella villa in una situazione stagnante da cui aspetta di uscire), che facilita il fatto di vedere quel periodo per quello che fu, una guerra civile, al di là degli schieramenti e degli ideali.
I personaggi sono ben interpretati e azzeccati, dal protagonista – abbastanza tormentato Stefano Dionisi, ai suoi compagni di lotta. Particolarmente ben resa la scena dove il professore illustra agli studenti dei casi di lotta (se hai un fratello fascista lo denunci?)  che loro – inesperti- ritengono estremi facendo loro capire che tutta la guerra è estrema e basta.
Molto efficace anche la scena del rastrellamento, che permette di capire cosa fosse la paura in quei momenti anche fisicamente parlando.
Una cosa però che non è chiara sia nel romanzo che nel film è il finale: Johnny muore o no?
Credo che la cosa sia dovuta al fatto che il romanzo rimase incompiuto…ma non vorrei sbagliarmi e magari è un finale aperto…



martedì 8 maggio 2012

The Rum Diary- Cronache di una passione, 2012

Regia di Bruce Robinson, con Johnny Depp (Paul Kemp), Aaron Eckhart (Sanderson), Amber Heard (Chenault),Giovanni Ribisi (Moberg), Michael Rispoli (Bob Sala).

All’inizio degli anni ’60 l’aspirante scrittore Paul Kemp si trasferisce a Puerto Rico pserando di far eil salto di qualità e in cerca di ispirazione per un romanzo che intende scrivere; trova lavoro per un quotidiano locale sull’orlo del fallimento. Entra in contatto con Sanderson, un americano riccone che ha comprato un’isoletta incontaminata con l’intenzione di trasformarla in zona turistica di lusso, e conosche così Chenault, la bellissima fidanzata dell’uomo, della quale si innamora…

La passione per un attore del cinema (in questo caso, Johnny Depp) fa fare qualsiasi cosa, ad esempio andare a vedere un film che già leggendo la trama non ha attirato il tuo interesse dati i rimandi dell’abinetazione e della storia con SULLA STRADA romanzo Di Kerouac che non ti è mai piaciuto e di cui ti sei sempre chiesta a cosa fosse dovuta ‘sta benedetta fama di capolavoro mondiale della letteratura di tutti i tempi di cui gode.
Film che si è rivelato una noia mortale, a tal punto che non sono nemmeno riuscita a resistere fino alla fine, e me ne sono andata via dopo 1 h e 45 circa ( che però a me sono sembrate il doppio!).
Motivi principali: un ritmo narrativo molto lento, nonostante le numerose scene di corse in macchina o di episodi con personaggi stravaganti che interagiscono col protagonista; scene continue di sbevazzamenti a gogò di qualsiasi cosa liquida passi sottomano dei personaggi (e qui devo dire una cosa: sarò eccessivamente sensibile ma vedere gente che si riempie così di alcol mi ha fatto venire una leggera nausea!); poca alchimia nella coppia di amanti….insomma, a parte costumi, ambientazione e colonna sonora apprezzabili,tutto il resto è stato noia (come dice la famosa canzone di Franco Califano).
Un appunto su Johnny Depp, che a quasi 50 anni riesce a interpretare in modo credibile (per quanto ancora?!) un personaggio che ha la metà degli anni; la lei di turno è la solita biondona stile Scarlett Johnasson, niente di che. Molto meglio i comprimari Giovanni Ribisi e Ben Sala.
Basta, mi sto annoiando pure a scriverne la recensione!
 
 

domenica 15 aprile 2012

E' nata una star?, 2011


Regia di Lucio Pellegrini , con Luciana Littizzetto (Lucia), Rocco Papaleo (Fausto), Pietro Castellitto (Marco), Cristina Odasso (federica).

Fausto e Lucia sono una coppia come tante, con un figlio come tanti, Marco. Una mattina Lucia trova nella cassetta delle lettere un DVD  porno anonimo, e guardandolo fa una sconvolgente scoperta: il protagonista è proprio suo figlio Marco! Il quale oltretutto mostra un’insospettabile dote naturale necessaria a tale attività…
Dopo averne informato il marito, lo sconvolgimento è totale per i due genitori, che decidono di indagare nella vita del figlio per scoprire cosa lo ha portato su quella strada. Ma non tutto il male viene per nuocere…

Trasposizione italiana di un racconto di Nick Hornby, è una gradevole commediola per passare un’ora e mezza di spensieratezza con due simpatici portagonisti. Dalla sua ha che non scade in volgarità da cinepanettone che, data la trama, sarebbero pure prevedibili; anche se comunque- ed è comprensibile, sempre data la trama- una certa dose di battute a doppio senso e con riferimenti sessuali c’è.
Nessuno dei tre protagonisti brilla per particolare bravura, diciamo che svolgono tutti il loro compitino con i loro soliti ruoli; Castellitto jr non si fa notare per particolare talento, ma è giovane…vedremo.
Ho trovato invece  molto bella la colonna sonora con canzoni di Edoardo Bennato, che mi ha ricordato l’operazione fatta a suo tempo con CHIEDIMI SE SONO FELICE di Aldo Giovanni e Giacomo con canzoni di Samuele Bersani.


domenica 1 aprile 2012

Romanzo criminale- La serie 2, 2010



Regia di Stefano Sollima, con Alessandro Roja (Dandi), Vinicio Marchioni (Freddo), Andrea Sartoretti (Bufalo), Marco Bocci (Scialoja), Daniela Virgilio (Patrizia), Alessandra Mastronardi (Roberta), Roberto Infascelli (Il Sorcio),Riccardo de Filippis (Scrocchiazeppi), Giovanna Di Rauso (Donatella),Fausto Paradivino (Ranocchia), Lorenzo Renzi (Sergio Buffoni).

Dopo la morte del Libanese, l’obiettivo principale della banda diventa quello di vendicarlo. O almeno sembra: se sicuramente è lo scopo di alcuni , primi fra tutti Freddo e Bufalo, per Dandi invece il vero obiettivo si rivela essere espandere il proprio potere, dopo essersi autonominato capo ed erede del Libanese.
Il cammino verso questo obiettivo porterà inevitabilmente alla fine della banda, tra tradimenti, arresti e soprattutto morti…

Grazie al digitale terrestre sono riuscita  a recuperare la seconda serie di ROMANZO CRIMINALE, uno dei miei telefilm preferiti, che era stato trasmesso la prima volta su Italia a un orario proibitivo.
La seconda serie è caratterizzata da un perenne senso di ineluttabilità, di angoscia, di premonizione della fine; ha meno spensieratezza della prima, più crudeltà, più dolore. Ed è inevitabile, dato che dopo la morte del Libanese  (personaggio di cui si  sente la mancanza e che appare in due efficaci camei) appare sempre più chiaro che i componenti della banda hanno perso quella scanzonataggine e innocenza che comunque- pur tenendo conto che stiamo parlando di criminali- li caratterizzava; vengono messi a contatto per la prima volta non solo con il dolore per la perdita di un amico, ma anche con la concreta possibilità di fare una brutta fine.
Insomma, la perdita dell’innocenza che li porterà sul sentiero dell’autodistruzione rompendo quell’ideale di amicizia assoluta, di lealtà e parità che aveva finora caratterizzato il gruppo; gli obiettivi principali diventeranno altri, a seconda dei personaggi, dalla vendetta (per Bufalo e Freddo), all’espandere sempre più il potere (Dandi, che alla fine diventerà un vero e proprio boss), e per raggiungerli si metterà in atto di tutto: tradimenti, delazioni, vendette anche sui familiari prima intoccabili…insomma, una discesa nel baratro.
Accanto alla deriva dei personaggi abbiamo anche una parallela deriva della politica e società italiana.
Insomma ancora una volta la serie ha fatto centro, ottimo prodotto con ottimi attori che ancora di più hanno reso il cambiamento dei personaggi non solo singolarmente ma anche come gruppo, ottimo esempio quindi di gruppo di lavoro affiatato. In particolare ho trovato più approfondito il personaggi del Bufalo, che nasconde tutta una serie di motivazioni e sentimenti- la di là della indubitabile vena di follia che lo contraddistingue- rispetto alla prima serie.
Al limite si può dire che viene ridotto come importanza il ruolo delle donne, già poche nella prima serie ma abbastanza significative: Roberta scompare dopo poche puntate, Patrizia viene un po’ lasciata a sé stessa- come personaggio intendo- quando a mio avviso era un personaggio che poteva rendere molto di più, anche se in questa serie è reso molto più forte (ed è un particolare significativo riguardo al personaggio, a mio avviso) la profonda amicizia con Ranocchia, personaggio quest’ultimo che ho apprezzato molto più che nella prima serie in quanto l’unico portatore di veri valori e in quanto dimostra una sensibilità e  una profondità d’animo  che risulta aliena rispetto al resto dei personaggi.
Viene introdotto un nuovo personaggio femminile, Donatella, che da donna di uno dei componeneti della banda fa carriera diventando una vera e propria boss in gonnella; un personaggio durissimo anche se non del tutto freddo, poco incline comunque a conquistarsi le simpatie del pubblico.
Dato che la storia è comunque già nota (sia per le reali vicende a cui è ispirata sia per il film di Michele Placido del 2005) non c’è stata nessuna sorpresa, se non al decisione degli sceneggiatori di  seguire più la storia reale mostrando anche Dandi che, nel suo delirio di onnipotenza, riesce a ottenere di essere sepolto in una chiesa con la nomea di benefattore dell’umanità (ricordo che Dandi è appunto ispirato a Enrico de Pedis); assente invece l’ipotesi che la banda c’entrasse qualcosa con la strage di Bologna del 2 agosto 1980 (ipotesi presente nel film).
Certo, nonostante tutto (sono pur sempre dei criminali) a me è spaiciuto vedere una banda di amici che per molto tempo sono stati come fratelli uccidersi a vicenda, mi hanno commosso un po’ tutte le dipartite di cui è costellata la serie (in particolare quella di Scrocchiazeppi e Freddo), compresa quella di Dandi (il personaggio più antipatico della serie che qui peggiora di brutto). Il finale particolarmente azzeccato con la morte del Bufalo ormai anziano che si lascia uccidere dai carabinieri nel bar che era stato il ritrovo della banda, con sottofondo al canzone di Vasco Rossi LIBERI LIBERI, con testo particolarmente adatto alla scena.
Come già nella prima serie poi, ottima ricostruzione dell’Italia dell’epoca in quasi tutti i dettagli (anche se leggendo qua e là online ho trovato qualcuno che lamentava nell’ultima puntata- ambientata nel 1989- la presenza di due auto e alcuni adesivi posteriori a quell’anno), e anche nella colonna sonora.
Insomma….sto già aspettando il DVD. Non si era capito eh?

domenica 25 marzo 2012

The Raven, 2011

Regia di James McTeague, con John Cusack (Edgar Allan Poe), Alice Eve (Emily Hamilton ),Luke Evans (Emmett Fields), Brendan Gleeson (Colonnello Hamilton),Oliver Jackson Cohen (John Cantrell).

Baltimora, 1949. Lo scrittore e poeta Edgar Allan Poe vive in condizioni economiche e fisiche disastrose, ben lontano dai fasti di un tempo. L’unica sua gioia è la fidanzata Emily, con la quale progetta di sposarsi presto nonostante l’avversione del padre di lei; ma la città viene sconvolta improvvisamente da una serie di delitti a catena, nei quali l’ispettore Fields riconosce una traccia letteraria: il misterisioso serial killer agisce ispirandosi proprio all’opera di Poe. Il culmine si ha quando, durante un ballo in maschera, l’assassino rapisce Emily; a questo punto lo scrittore decide di collaborare con il poliziotto in un’angosciosa lotta contro il tempo….

Come spiegato all’inizio del film, Edgar Allan Poe venen ritrovato in fin di vita da un passante in un parco di Baltimora, e dei suoi ultimi giorni non si sa nulla dato che morì in stato di incoscienza senza poter spiegare cosa gli fosse esattamente successo. Il film è una ricostruzione di fantasia su quello che può essere avvenuto in quei misteriosi ultimi giorni della sua vita.
Sono stata attirata soprattutto dalla trama, non originalissima da un certo punto di vista (il serial killer che si ispira a un’opera letteraria non è cosa nuova) ma sempre interessante. Il film non mi ha deluso anche se non sono poi riuscita ad appassionarmi più di tanto, comunque dal punto di vista dell’intrattenimento funziona molto bene; è un giallo ben fatto e che tiene col fiato sospeso fino alla scoperta dell’assassino, si ispira a Edgar Allan Poe, oltre che nella trama, anche nello stile del racconto: elemento giallo misto a elemento horror e al dramma. Le scene horror sono talvolta troppo forti (in particolare l’assassinio del critico e le scene con Emily sepolta viva, che sono riuscite a raccapricciare anche una come me solitamente poco impressionabile all’orrore finto dei film), quindi chi è particolarmente sensibile è avvisato!
Molto credibile l’interpretazione di John Cusack nel ruolo dell’ormai finito e tormentato autore, ma ho preferito di gran lunga Luke Evans nel ruolo dell’sipettore Fields, molto affascinante devo dire!
(Scusate la parentesi ormonale ma in un mare di squartamenti, sevizie, sangue che scorre a litri da gole tagliate e una poveraccia sepolta viva che tenta di prendere aria da un buchetto che è riuscita a scavare nella cassa un po’ di piacere ci vuole!).

sabato 17 marzo 2012

La casa nella prateria (Little house on the prairie), 1974




Con Michael Landon  (Charles Ingalls ), Karen  ( Caroline Ingalls), Melissa Gilbert (Laura Ingalls), Melissa Sue Anderson ( Mary Ingalls), Richard Bulls (Nels Oleson), Katherine McGregor (Harriet Oleson).

Charles Ingalls e la moglie Caroline con le tre figlie Mary, Laura e Carrie sono due dei tanti pionieri che agli inizidel 1800 si trasferiscono nel Minnesota per cercare una vita migliore, costruendo una loro fattoria e vivendo una vita serena nonostante grandi sacrifici e , col tempo, anche grandi problemi….

Tratto da una serie di romanzi autobigrafica(1938 circa) di Laura Ingalls Wilder, il telefilm fu una delle serie tv più amate negli anni ‘70/’80 nonostante la sua atipicità rispetto ai prodotti televisivi del periodo (che puntavano quasi tutti al poliziesco o al realismo contemporaneo); fu fortemente voluto dal protagonista Michael Landon, reduce da un’altra serie di grande successo negli anni ’60 (BONANZA) che in un’intervista dichiarò di aver pensato la serie per rispondere alla violenza dei tempi con un prodotto che si basasse su valori fondamentali come l’amicizia, l’amore,il rispetto, l’importanza del lavoro,la speranza.Il tutto ambientato in un passato bucolico abbastanza edulcorato(lo sappiamo tutti che la vita agreste dei pionieri molto spesso non fu affatto così felice e luminosa!), il tipico villaggio americano dove si comprano i prodotti all’unico emporio, si fanno le marmellate in casa, si colgono fiori di campo, si va a messa la domenica e alla scuola della parrocchia, la sera ci si ritrova davanti al camino acceso ecc, ecc, ecc…
Tuttavia per fortuna la storia affronta anche problemi reali: il duro lavoro nei campi non sempre ripagato coi risultati sperati, i sacrifici dei genitori per dare un’istruzione alle figlie e quindi un futuro migliore, una delle figlie che diventa cieca e quindi relative cure (sperimentali), insomma gli Ingalls ne affrontano di ogni, sempre compatti e uniti dall’amore della famiglia. Un bel telefilm, durato otto serie.
Interpreti bravi e in parte, oltre la già citato Michael Landon la moglie Karen Grassle e le tre bimebe (poi diventate adulte) che interpretano le figlie, anche se il personaggio che rimane più impresso e meglio caratterizzato è quello della signora Oleson, la terribile pettegola del villaggio. Nelle ultime due serie fece parte del cast anche la piccola Shannen Doherty, futura Brenda di BEVERLY HILLS 90210 e Prue di STREGHE.
In Italia fu trasmesso per la prima volta nel 1977 su Rai Uno e dal 1984 su Canale 5; dal telefilm furono tratti tre film per la tv.


lunedì 12 marzo 2012

La scelta di Sophie (Sophie’s choice), 1982



Regia di ,Alan J. Pakula,  con Meryl Streep ( Sophie Zawistowska), Kevin Kline (Nathan Landau), Peter McNicol (Stingo).

Nel 1946 Stingo, un giovane aspirante scrittore, si trasferisce dall’America del Sud a   , prendendo alloggio in una piccola pensione, dove fa amicizia con Sophie e Nathan, una coppia piuttosto stravagante e originale, perennemente in bilico tra amore e odio. Il giovane rimane particolarmente colpito dalla bella Sophie, ma presto scoprirà che sia lei che Nathan nascondono entrambi un pesante segreto: lui riguardo alla sua salute, lei  risalente agli anni della guerra….

Tratto dal romanzo omonimo (1979 ), di William Styron, è un film che affronta l’argomento dei campi di concentramento nazisti da una prospettiva ovviamente drammatica, ma insolita: la storia di una donna sopravvissuta che purtroppo ha visto morire i suoi due figli e che custodisce un atroce segreto che la porterà alla distruzione: Sophie infatti è stata costretta a scegliere quale dei due figli salvare, condannando a morte l’altro. Un situazione terribile, atroce e inimmaginabile, in cui la donna è vittima due volte, nonostante si creda carnefice.
Una situazione che distruggerà Sophie più ancora delle privazioni vissute nel campo, che la porterà alla morte.
Da subito si intuisce che il lieto fine è molto improbabile, l’atmosfera del film è troppo carica di angoscia e inquietudine anche nei momenti spensierati della coppia, a loro volta troppo carichi ed eccessivi non solo visivamente. La coppia Kline- Streep dimostra di reggere molto bene il ritmo della storia sia individualmente che come coppia, anche se a tratti sembra si mangino (penso sia inevitabile) il povero Stingo mettendolo in ombra.
Per questa interpretazione Meryl Streep vinse il suo meritatissimo secondo Oscar come migliore attrice protagonista, mentre il film ottenne cinque nomination.
A mio avviso uno dei film più riusciti sul tema dell’Olocausto.