mercoledì 16 marzo 2016

Percy Jackson e il mare dei mostri (Percy Jackson: Sea of monsters), 2013



Regia di Thor Freudenthal, con Logan Lermhan (Percy Jackson), Alexandra D'Addario (Annabeth),Brandon T. Jackson (Grover Underwood),Douglas Smith (Tyson),Leve Rambin (Clarisse La Rue),Jake Abel (Luke Castellan),Stanley Tucci (Dionisio), Nathan Fillion (Ermes).


Percy Jackson si è ormai ambientato al Campo Mezzosangue, imparando a farsi valere e cementando la sua amicizia con Grover e Annabeth. Un giorno il campo viene attaccato da un toro meccanico chiamato "Toro della Colchide" che non solo danneggia la barriera che protegge il campo dal mondo reale, ma danneggia anche il pino di Talia, che protegge l'ingresso al campo.
L'unico rimedio per guarirlo è il Vello D'oro, che si trova nel Triangolo delle Bermuda sul fondo del cosiddetto "Mare dei mostri"; la missione di recupero viene affidata a Clarisse e al suo gruppo, ma Percy (che nel frattempo ha fatto la conoscenza di un fratellastro, il ciclope Tyson) decide di partire con gli amici di nascosto da tutti.....



Tratto dal secondo romanzo della omonima serie di Rick Riordan, a quanto pare è anche l'ultimo tratto da essa: a differenza di altre serie tratte da romanzi per ragazzi, questa al cinema non ha avuto il successo sperato.
Peccato, perchè stranezze a parte a me non è dispiaciuta questa saga fantasy con una versione moderna della mitologia greca, e anche questo episodio mi ha incuriosito e divertito; la storia è avventurosa e simpatica, adatta per i ragazzi (target di riferimento del film); stavolta ai vecchi personaggi se ne aggiunge uno molto simpatico e tenero: Tyson, un giovane ciclope fratellastro di Percy, sempre vissuto in isolamento anche a causa del suo aspetto temibile, e che per questo quando trova suo fratello gli si attacca come una cozza nel disperato tentativo di conquistare il suo affetto....cosa che alla fine succederà.
Per il resto, non ci sono particolari picchi di genialità o di novità, a parte lo svilupparsi del personaggio di Clarisse, che da bulla attaccabrighe diventa ora alleata di Percy & S. mostrando un lato migliore del proprio carattere, e la comparsa nel finale di Thalia, la figlia di Zeus "resuscitata"; ovviamente, essendo la produzione dei film interrotta, la sua storia non potrà essere sviluppata.
Comunque molto gradevole, sia per i ragazzi che per chiunque ami questo tipo di intrattenimento.






domenica 13 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot, 2015

 Regia di Gabriele Mainetti, con Claudio Santamaria (Enzo Ceccotti), Ilenia Pastorelli (Alessia), Luca Marinelli (lo Zingaro)






Enzo Ceccotti è uno sbandato che vive di espedienti nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma; una  sera per sfuggire alla polizia durante un inseguimento si getta nel Tevere, finendo in un barile contenente una sostanza tossica che lo fa stare parecchio male la notte, ma di cui dal giorno dopo sembra non aver lasciato traccia.
Ma quando durante una colluttazione con alcuni spacciatori cade dal nono piano senza farsi un graffio (mentre gli altri, fra cui l'amico Sergio, rimangono uccisi) capisce che grazie a quell'incidente ha acquisito una forza sovrumana, di cui però inizialmente non sa che farsene; nel frattempo si trova a dover proteggere Alessia, figlia di Sergio, dalle minacce dello Zingaro e della sua banda.
La ragazza, con evidenti problemi psicologici, è una fanatica del cartone "Jeeg Robot D'acciaio" e quando Enzo decide di aiutarla si convince che sia proprio lui il Supereroe...





Altro film dedicato a un supereroe italiano, dopo "Il ragazzo invisibile", e altro obiettivo centrato.
Personalmente nel mio caso è mancato quel "quid" che fa scattare la scintilla tra spettatore e film al di là di tutto, ma non ho potuto non apprezzare questo film come ottimo prodotto del suo genere, con la struttura del classico "fil da supereroi" hollywoodiano ma con una storia calata nella realtà nostrana.
Il protagonista, Enzo, è un vero e proprio Signor Nessuno, ancora più di Peter Parker o Clark Kent (i quali perlomeno avevano un lavoro e una famiglia, ed erano quindi inseriti in un contesto sociale): vive solo, senza famiglia dato che la madre  è morta anni prima, senza amici (Sergio è più che altro un "collega"), senza un lavoro e senza speranza alcuna di migliorare la propria condizione. Enzo non vive, sopravvive, arrangiandosi con furtarelli e affari poco puliti,indifferente allo sfascio della sua vita e di ciò che ha intorno. Tant'è che inizialmente, nemmeno si accorge di avere acquisito dei super poteri...e, pure quando se ne accorge, non sa che farsene, se non proseguire con più facilità nei colpi per la strada che percorre da anni. 

Ma poi nella sua vita entra la dolce Alessia, figlia di Sergio rimasta solo dopo la morte del padre, ragazza con gravi problemi di ritardo mentale al punto da essere convinta che Hiroshi Shiba (nome di Jeeg da borghese) esista realmente, e quando conosce Enzo non ha dubbi: è lui il suo eroe! 
Alessia nella sua ingenuità e candore- seppure dovuti a un ritardo mentale, non dimentichiamolo- prenderà Enzo per mano portandolo non solo a scoprire l'amore, ma anche a scrollarsi di dosso quella patina di indifferenza che lo avvolgeva da tempo; a capire sopratutto che con quei poteri può dare un senso alla sua vita facendo qualcosa per gli altri. Perlomeno, io l'ho capita così la cosa.
Certo la storia non sarebbe la stessa se non ci fosse di mezzo il solito cattivo che complica le cose....e qui abbiamo un cattivo nostrano veramente coi fiocchi: lo Zingaro, piccolo boss di periferia fissato con Anna Oxa e che vive nei fasti di una vecchia esperienza giovanile a "Buona Domenica" anni prima, che lo porta a sognare di fare il grande salto e diventare uno dei Boss più temuti del crimine. Anche lui vive nella sua emarginazione ma perlomeno ha degli obiettivi, dei sogni (sbagliati, sia chiaro) per cui fa di tutto per raggiungerli. E' un personaggio sopra le righe, una specie di Joker nostrano divertente nella sua crudeltà ed ottimamente caratterizzato dal suo interprete, Luca Marinelli (che a mio avviso un qualche premio a qualche Festival italiano se lo porterà a casa di sicuro!) così come bravissimi si rivelano Santamaria e la Pastorelli, quest'ultima alla sua prima prova attoriale. Forse un difetto che si può ravvisare nel film sono alcune scene splatter francamente eccessive e, a mio avviso, evitabili, ma tutto il resto è davvero ottimo e curato.
Che sia iniziata la riscossa dei Super eroi made in Italy?









giovedì 10 marzo 2016

La leggenda di Robin Hood (The Adventures of Robin Hood), 1938



Regia di Michael Curtiz, con Errol Flynn (Robin Hood), Olivia de Havilland (Lady Marian),Basil Rathborne (Sir Guy di Gisborne), Claude Rans (Principe Giovanni), Alan Hale (Little John),Melville Cooper (sceriffo di Nottingham), Eugene Pallette (Frate Tuck).



Nell’Inghilterra medievale il buon re Riccardo Cuor di Leone è partito per le Crociate, e in sua assenza suo fratello, il crudele Principe Giovanni, ha usurpato il trono portando il regno al tracollo finanziario. L’unica speranza per i poveri popolani disperati è Robin Hood, ex nobile che si è dato alla macchia nella Foresta di Sherwood, rapinando i ricchi per dare i soldi a chi ne ha davvero bisogno.Con lui ci sono gli amici Little John e Frate Tuck, mentre Lady Marian, la fidanzata di Robin, lo attende trepidante al castello. L’inetto Principe e i suoi scagnozzi tentano in tutti i modi di catturarlo, ma il furbo Robin resiste…



Probabilmente la più celebre delle tante versioni di questa storia. uno di quei classici che davvero non ha età e piace a tutti, grandi e piccoli.
Io l'ho visto in versione colorata (orrenda!), ma originariamente il film è in bianco e nero (almeno credo).
La storia è arcinota e non viene modificata, il rischio di cadere nella noia c'era ma il regista Michael Curtiz l'ha saputo evitare realizzando un film dove la commistione fra vari filoni (avventura, romantico, azione, giallo) è perfetta, aiutato anche da grandi interpretazioni: in primis ovviamente quella di Errol Flynn, uno dei divi più amati dell'epoca e specializzato in film di questo tipo, con una notevole presenza fisica che ci regala un Robin allegro e scanzonato, sempre pronto ad aiutare gli altri, che combatte con coraggio per il Re e a cui fa battere il cuore solo la dolce Marian interpretata da Olivia De Havilland pre "Via col vento), eroina a sua volta dolce e allo stesso tempo decisa quando passa a combattere la causa per il cugino, Re Riccardo.
Ottimi anche i comprimari: si ride, ci si commuove, si riflette e si gode la visione di un bel classico che fa sempre piacere rivedere (per chi l'ha visto) e scoprire (per chi non lo conosce ancora).
Nel 1939 vinse tre Premi Oscar: miglior scenografia, miglior colonna sonora, miglior montaggio.




mercoledì 9 marzo 2016

George Martin

Non c'entra nulla con il mondo del cinema , ma da Beatlesiana incallita quale sono non posso non ricordare anche su questo blog George Martin, morto ieri  a 90  anni.
Molti di voi non sapranno certamente chi è, ma George Martin è stato il produttore che ha scoperto e lanciato i Beatles e quindi, già per questo la sottoscritta lo ritiene un benefattore dell'umanità!
Nel 1962 George Martin, allora già noto produttore, fece un'audizione ai Beatles e li mise sotto contratto perchè, nonostante li avesse giuidicati "piuttosto orribili" aveva intuito in loro delle potenzialità di non poco conto. Grazie a lui e alla sua esperienza musicale  i quattro di Liverpool colmarono le lacune in fatto di cultura musicale /visto che non sapevano leggere la musica).
E' un giorno molto triste, non c'è nulla da dire se non GRAZIE.




domenica 6 marzo 2016

Il caso Spotlight (Spotlight), 2015



Regia di  Tom McCarty, con Michael Keaton (Walter Robinson),Mark Ruffalo (Michael Rezendes),Rachel McAdams (Sasha Pfeiffer)


DA Wikipedia: 

Nel 2001 la squadra giornalistica "Spotlight" del Boston Globe, guidata dal neo-direttore Marty Baron, inizia una clamorosa indagine  che svela gli abusi sessuali  perpetrati da oltre 70 sacerdoti dell'Arcidiocesi di Boston  ai danni di minori; abusi che poi sono stati insabbiati dall'autorità ecclesiastica. Consapevoli dei rischi cui vanno incontro, mettendosi contro un’istituzione come la  Chiesa Cattolica Marty Baron e Ben Bradlee Jr., più i quattro membri della squadra investigativa del giornale: Walter Robinson, Mike Rezendes, Sacha Pfeiffer e Matt Carroll, sono determinati più che mai a portare la verità alla luce.



Vincitore del Premio Oscar come migliore film alla recente Notte degli Oscar, è tratto da un caso vero:Lo scandalo che, a cavallo tra il 2001 e il 2002, travolse la diocesi di Boston riguardo a numerosi casi di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti a danno di ragazzini frequentanti la Chiesa.
Nonostante l'argomento, il film è però più un tipico film del filone "giornalistico" che un film dove viene sviscerata per bene l'inchiesta, con tutti i pro e i contro.
Certamente nel suo genere è fatto molto bene, anche se personalmente non vado pazza per questo tipo di film che- lo ammetto- dopo un po' cominciano a stufarmi; ed in effetti è stato così un po' anche per questo film, nonostante un ritmo sostenuto che non favorisce certo l'assopimento.
Il film si lascia vedere, ma il suo punto forte a mio avviso sono gli interpreti, tutti ottimi, tutti in parte che sanno fare anche gioco di squadra (non solo per esigenze narrative), tra cui spiccano Michael Keaton (tornato alla ribalta lo scorso anno con "Birdman") e Rachel McAdams (l'unica donna del gruppo).
L'inchiesta mostra come in ognuno dei giornalisti coinvolti tutto ciò che viene a galla smuova qualcosa  a livello di sentimenti e di coscienza, provocando dubbi e paure, mettendo in dubbio i riferimenti religiosi di alcuni e cementando l'ateismo di altri; la crisi più grossa l'avrà il personaggio di Michael Keaton, il quale ammetterà che anni prima aveva ricevuto una richiesta e del materiale da parte di una delle vittime, ma aveva messo da parte la cosa disinteressandosene. Se avesse cominciato subito l'inchiesta forse molti ragazzini si sarebbero salvati....
Non mancano ovviamente i momenti di pathos, quando le vittime raccontano la loro terribile esperienza.
Tutto sommato sì, direi che l'Oscar l'ha meritato, se non altro per l'argomento che solleva....







venerdì 4 marzo 2016

George Kennedy

E' morto all'età di 91 anni l'attore americano George Kennedy, da un mese ricoverato in una casa di cura per malati terminali.
Esordì nel cinema nei primi anni '60, e nel 1965 vinse il premio Oscar come migliore attore non protagonista per  "Nick mano fredda"; tra i suoi film si ricordano la serie catastrofica "Airport", "Sciarada" (1963),"Shenandoah- La valle dell'onore" (1965), "Lo strangolatore di Boston" (1968),la serie "Una pallottola spuntata" e "non bussare alla mia porta" (2005), ultimo suo film.
Interpretò anche molti ruoli in tv: "Dallas", "Love boat", "Febbre d'amore e molti altri titoli.
Kennedy ha pubblicato anche un  romanzo poliziesco "Riflettori sul delitto" (1983),




mercoledì 2 marzo 2016

Notte degli Oscar 2016

Domenica 28 febbraio si è tenuta a Los Angeles, come ogni anno, la notte degli Oscar.
Ecco di seguito i principali vincitori:


MIGLIOR FILM: "Il Caso Spotlight", di 



MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: LEonardo Di Caprio per "The Revenant"



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA: Brie Larson per "Room"



MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: Mark Rylance per "Il ponte delle spie"



MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA: Alicia Vikander per "The Danish Girl



MIGLIOR REGISTA: Alejandro Innaritu per "The Revenant"



MIGLIOR FILM STRANIERO: "Il figlio di Saul", di Laszlo Nemes.




E finalmente gli appassionati di cinema e i suoi fans possono gioire: Leonardo Di Caprio ha vinto l'Oscar, dopo anni di carriera e quattro nomination andate a vuoto. Non sono una sua fan e- sinceramente- non me ne importava nulla che vincesse o meno, ma è sicuramente un bravissimo attore...ed inoltre sono anni che, ogni volta che riceve una nomination, i suoi fan invadono il web con il "Toto Leo"...quindi impossibile non appassionarsi alla disputa! 
Nota felice anche per l'Italia, dato che finalmente a 87 anni Ennio Morricone ha vinto un Oscar per la colonna sonora del film "  " di Quentin Tarantino. Nel 2007 aveva ricevuto il premio Oscar alla carriera, ma questo è il primo riconoscimento per uno dei suoi lavori. Meritatissimo premio per un italiano che ha fatto la storia del cinema.


Come sempre, una parte che mi interessa è la sezione "In memoriam" filmato dedicato al ricordo dei personaggi del mondo del cinema deceduti nell'anno precedente. Negli ultimi anni questa sezione non è stata  particolarmente curata (anni fa ci sono stati filmati molto più belli e commoventi), ma quest'anno pare proprio abbiano lavorato con i piedi: il filmato è sciatto e impersonale, e sopratutto freddo. Unica nota di merito, l'aver inserito - doverosamente- Ettore Scola.