Regia di Mervyn Le Roy, con Vivien Leigh (Myra Lester), Robert Taylor (Roy Cronin ), Virginia Field (Kitty),Lucile Watson (Mrs Cronin). 1914: il soldato Roy conosce la ballerina Myra ed è subito amore: quando lui parte per la guerra Myra si trova in serie difficoltà, in quanto viene estromessa dal corpo di ballo ed è sola al mondo. Purtroppo arriva una terribile notizia: Roy è morto al fronte. Davanti a quest'ennesimo colpo del destino, la povera Myra cede al dolore e comincia a prostituirsi. Ma dopo qualche tempo, Roy torna: la notizia era falsa e il giovane, che ovviamente non sa nulla, torna come promesso dalla sua amata, per presentarla alla famiglia e chiederla in moglie.... Melodrammone ma con stile, il film è il remake dell'omonimo film del 1931 a sua volta tratto da una piece teatrale ( ) di Robert Sherwood. Inizialmente Roy doveva essere interpretato da Laurence Olivier, all'epoca marito della protagonista Vivien Leigh e suo partner in vari film; non si sa per quale motivo, il divo rinunciò e venne chiamato al suo posto Robert Taylor, che così cominciò una breve ma intensa carriera come sex symbol. La storia, come detto, è toccante e drammatica al massimo; anche chi non ne sa nulla presagisce sin dall'inizio (complice anche un inizio "a flashback") un senso di fatalità che incombe sul film. Molto buone le interpretazioni dei due protagonisti, entrambi al massimo della loro forma (ed in fatti i due attori dichiararono diverse volte, nel corso delle loro vita, che consideravano questo uno dei migliori film della loro carriera)- anche se io ho trovato lui un po' incolore- ed anche dei coprotagonisti, sopratutto la gentile madre di lui. Uno degli elementi che contribuirono al successo del film è la scena del ballo in cui per la prima volta si sente il pezzo musicale noto come "Valzer delle candele", tratto da un'antica ballata scozzese. NEl 1940 il film ricevette una nomination all'Oscar per la colonna sonora.
E' morto a Nepi a 84 anni il famoso attore e doppiatore Nando Gazzolo. Era nato a Savona nel 1928 e il vero nome era Ferdinando Gazzolo, aveva debuttato in radio giovanissimo per poi passare, dopo alcuni anni, alla televisione in Rai, legando dapprima il suo volto ad alcuni sceneggiati tv ("LA cittadella", "Capitan Fracassa", "La fiera delle vanità","Sherlock Holmes", "Il mulino del Po"- come voce narrante- "I Buddenbrook"), al famoso Carosello dell'amaretto di Saronno , e a "Raccontastorie", una raccolta di fiabe per bambini narrata dai più grandi doppiatori italiani. La sua attività principale è stata però quella di doppiatore, prestando la voce ad attori come Warren Beatty, David Niven, Clint Eastwood, Laurence Olivier,Rod Steiger, Roger Moore e moltissimi altri.
Regia di Steve Martino, con le voci italiane di: Giulio Bartolomei (Charlie Brown),Teo Achille Caprio (Linus),Chiara Fabiano (Lucy),Michela Meli (Piperita Patty),Valentina Abigail Drammis (Marcie), Sofia Goldstein (Sally),Gabriele Caprio (Schroeder),Ginevra Pucci (Ragazzina dai capelli rossi). Inizia il nuovo anno scolastico e in città arriva una nuova bambina, la dolce "Ragazzina dai capelli rossi" di cui subito Charlie Brown si innamora. Da quel momento il nostro eroe farà di tutto per mettersi in buona luce ai suoi occhi...... A 15 anni dalla morte di Charles Schultz, ecco che i Peanuts approdano sul grande schermo (anche se, a dire la verità, quando l'autore era in vita erano già stati realizzati dei lungometraggi animati con la vecchia animazione: io ricordo molto bene "E' il GRande Cocomero, Charlie Brown!" e il mio preferito "Buon viaggio, Charlie Brown!"): operazione non facilissima, visto il particolare carattere non solo fumettistico che ha reso famosi i bambini più amati dei fumetti. Il timore di molti era che Linus & soci uscissero snaturati, non solo graficamente ma anche psicologicamente; timore a mio avviso debellato, in quanto il film può considerarsi una trasposizione ben riuscita (anche se non perfetta) del piccolo mondo creato da Schultz, dove i bambini sono interamente protagonisti (gli adulti non solo non si vedono, ma nemmeno si sentono: quando capita che in una scena ci sia la voce di un adulto- ad esempio la maestra a scuola- qualsiasi cosa dica si riduce in un "bla bla bla"); dove vanno a scuola da soli, vanno per strada da soli, giocano la parco da soli senza essere sorvegliati....favoloso!
I tratti grafici dei personaggi sono stati mantenuti fedelmente, così come i caratteri e la storia in generale; mi pare si sia dato più spazio alla celeberrima "Ragazzina dai capelli rossi" che fa battere il cuore del nostro eroe, sopratutto nel finale, e va bene così perchè anche il povero Charlie Brown dopo 50 anni di batoste merita la sua riscossa.... Ampio spazio rispetto la fumetto viene dato anche alla rivalità tra Snoopy e il celebre "Barone Rosso", sempre impegnati in un mirabolante duello all'ultimo ....volo, in cui stavolta vedremo coinvolta anche la cagnolina Fifì, di cui Snoopy si innamora. E finalmente scopriremo anche come prosegue il celebre romanzo che il bracchetto è sempre in procinto di scrivere, ma che non è mai andato oltre il celebre incipit "Era una notte buia e tempestosa....".
Certo la versione bidimensionale per noi ha più fascino- forse anche perchè è quella a cui siamo abituati- ma i nostri personaggi sono apprezzabili anche così; e sopratutto è apprezzabile il messaggio che le persone buone e corrette come Charlie Brown sono speciali anche se un po' invisibili (anche se sappiamo bene che nella realtà di tutti i giorni non è affatto così, è giusto dare questo tipo di insegnamento ai più piccoli). Nonostante la veneranda età, me lo sono proprio goduta!
Regia di Simon curtis, con Helen Mirren (Maria Altman),Ryan Reynolds (Randolph Shonberg), Katie Holmes (Pam Schonberg),Tatiana Maslany (Maria giovane),Antje Traue (zia Adele),Max Irons (Fritza Altman) Maria Altmann, che da giovane fu costretta a fuggire in America per sottrarsi al nazismo, è la nipote di Adele Bloch Bauer, la donna ritratta nell'omonimo quadro di Klimt esposto a Vienna. Il quadro fu requisito dai nazisti durante l'occupazione che sterminò la famiglia di Maria costringendola a fuggire abbandonando tutto; perciò la donna intende rientrarne in possesso come legittima erede, ma chiaramente lo Stato Austriaco non ha nessuna intenzione di privarsi dell'opera. Maria non desiste e affiancata dal giovane avvocato Randolph Shonberg, comincia un'ardua battaglia legale..... Una storia vera che non conoscevo, e che -vedendola al cinema. mi ha molto appassionato; come spesso si dice, dietro un quadro c'è una storia e con questo film veniamo a conoscenza della storia che c'è dietro il quadro " " di Gustav Klimt. E' una storia bella e avvincente ma anche terribile, se si pensa all'ingiustizia con cui lo Stato austriaco entrò in possesso dell'opera d'arte, di come in pratica anche alla fine delle guerra non solo fece finta di nulla ma pure di come, una volta ricevuta espressa richiesta della legittima erede, si rifiutò di restituirlo ristabilendo un minimo di giustizia. Il difetto del film è che a volte sembra correre un po' troppo, magari per mancanza di tempo nel dilungarsi sviscerando la vicenda giudiziaria, a tal punto che non sempre si capisce subito che tra una parte e l'altra sono passati due-tre anni; ed inoltre, mi sarebbe piaciuto una maggiore focalizzazione sul personaggio di Adele, la protagonista del ritratto: quel poco che ci viene mostrato dal regista incuriosisce, ci mostra una donna intelligente, colta e con una grande personalità ma probabilmente repressa dal ruolo sociale della donna all'epoca, che non permetteva grandi sbocchi anche nei casi di donne ricche e colte. Meritava sicuramente più spazio.
Helen Mirren interpreta con convinzione la combattiva Maria, una donna che nella vita ha dovuto affrontare molto dolore, ma che da queste terribili prove è uscita forse rafforzata. Certo la perdita della sua casa, della sua libertà, della sua famiglia (Maria per fuggire assieme al marito dovette abbandonare gli anziani genitori, che non rivide mai più) l'hanno segnata e per alcuni aspetti anche caricata di un senso di colpa che da sempre si porta dietro, ma l'hanno anche resa più combattiva e sicura di essere dalla parte giusta. Sa essere anche ironica e affettuosa con il giovane avvocato che l'affianca nella sua lotta, lo si legge spesso nei suoi atteggiamenti. l'altro protagonista è l'avvocato Randolphn Shonberg, inizialmente un giovane professionista che fatica a trovare la sua strada, sopratutto per via del fatto di essere il nipote di un grande maestro d'orchestra ebreo, anch'esso vittima dell'Olocausto, al quale tutti lo paragonano anche nelle situazioni più disparate; il giovane rifiuta questa figura non riuscendo ad emanciparsi da essa e a farsi considerare per sè stesso ( se non dalla moglie, una scialba - come sempre- Katie Holmes). la vicenda di Maria lo aiuterà non solo dal punto di vista professionale, ma anche da quello morale in quanto il giovane inizierà un percorso di riavvicinamento alle proprie origini e ai propri antenati, sentendosi sempre più coinvolto ed imparando ad essere orgoglioso dei propri antenati. du bei personaggi , insomma, cosa che al cinema non sempre capita.
Regia di Luciano Salce, con Paolo Villaggio (Rag. Ugo Fantozzi), Liù Bosisio (Pina Fantozzi), Anna Mazzamauro (Sig.na Silvani), Gigi Reder (Rag.Filini),Plinio Fernando (Mariangela Fantozzi),Giuseppe Anatelli (Geom.Carboni),Paolo Paoloni (Mega Direttore Galattico). Ugo Fantozzi, ragioniere impiegato presso una multinazionale, è sposato con la scialba ma affettuosa signora Pina e padre dell'orrida figlia Mariangela; al lavoro è abitudine subire vessazioni da parte di capi e colleghi, anche se ci sono l'amicizia con lo strampalato rag. Filini e la signorina Silvani, di cui Fantozzi è inutilmente invaghito.... Compie 40 anni il ragioniere più amato d'Italia,e per l'occasione torna al cinema in versione restaurata con i primi due capitoli della serie di film più fortunata del cinema italiano. A ragione, si può dire che ormai Fantozzi è diventato una parte di noi: le sue espressioni, i suoi modi di dire, molti skecth che compaiono nel film sono ormai diventati parte dell'inconscio collettivo e del linguaggio comune degli italiani. Qualche esempio? La "craniata pazzesca", o l'urlo liberatorio "la corazzata Potemkin è una ca...ta pazzesca", o gli sfottò alla scimmiesca Mariangela, l'indistruttibile Bianchina.....per non parlare dell'aggettivo "fantozziano":" "Di atteggiamento e mentalità pavidi e servili, attribuiti a un deprimente tipo di impiegato medio, alienato e perseguitato dalla sfortuna || Di situazione caratterizzata da eventi grottescamente sfortunati || Goffo, grottesco"
e ancora,la declinazione dei verbi in "venghi", "Vadi", "si muovi!"...Ce ne sarebbero di modi di dire e scene da citare di questo personaggio, nato come maschera che denuncia la mediocrità degli italiani con i loro vizi e virtù e diventato col tempo uno dei personaggi più amati e che tutti vediamo con affetto: perchè in fondo, capiamo che Fantozzi è un buono ed questa al giorno d'oggi è un'intollerabile colpa (la citazione non è mia, ma di Paolo villaggio). Fantozzi, in fondo, è una maschera tragica: il piccolo italiano medio schiacciato da una vita che aborre, apatico, servile, disincantato, che forse ha ancora qualche piccola speranza o sogno ma inevitabilmente si deve rassegnare, anche se covando risentimento e invidia. Anche quando ha degli slanci di ribellione, viene facilmente ricondotto "dentro le righe". Fantozzi, insomma, è davvero "uno di noi" per quanto questo poco possa piacere e per quanto ridendo delle sue tragicomiche avventure si tenda a dimenticarlo; ma lo stile ironico e pungente del regista è sempre lì a ricordarcelo, nelle varie scenette che si susseguono senza una vera e propria soluzione finale, perchè per Fantozzi in realtà non cambia molto. E nemmeno per gli altri: Fantozzi è quel che è, ma guardando bene anche gli altri personaggi non sono da meno: meschini, ipocriti, sostanzialmente infelici e pieni di velleità impossibilin da realizzare, vengono in fondo descritti con simpatia e tenerezza, proprio per la loro umanità.
Per ovvi motivi Paolo Villaggio fa un po' da mattatore nel film, ma di certo non sono da meno gli altri attori, che hanno saputo fargli da spalla imprimendo i loro personaggi nella mente del pubblico: Anna Mazzamauro scelta dal regista perchè "doveva essere più brutta della moglie", il comico gigi Reder nei panni dello stralunato Filini, entusiasta ed infaticabile organizzatore di eventi aziendali, Giuseppe Anatelli nei panni del "figo" dell'azienda, il cattivo Carboni, rivale in amore di Fantozzi, la doppiatrice Liù Bosisio nei panni di una scialbissima signora Pina (verrà poi sostituita, con successo, da Milena Vukotic) e sopratutto Plinio Fernando nel ruolo della scimmiesca figlia Mariangela, figura ancora più tragica del padre: personalmente mi sono messa a piangere quando alla consegna dei regali ai figli dei dipendenti dell'azienda, tutti la sfottono chiamandola "Cita"!Per me è una delle scene più crudeli mai viste al cinema; e all'uscita il padre (che condivide il giudizio sulla figlia) che le spiega che l'hanno chiamata così perchè c'era una famosa e bellissima diva di nome "Cita Hayworth"....
In questo film la mia scena preferita rimane quella inziale, quella del "prendo l'autobus al volo", ma anche la cena al ristorante pechinese con la Silvani non scherza... Concludo dicendo che qualche tempo fa lessi su un giornale un articolo intitolato "La rivincita di Fantozzi", in cui si diceva che dopo 40 anni la prospettiva è notevolmente ribaltata: Fantozzi, con il suo lavoro fisso che gli ha permesso di prendere casa, farsi un famiglia, avere un'auto e mantenersi dingitosamente, rappresenta il sogno proibito di moltissimi precari di oggi...come dargli torto? Credo che il nostro ragioniere abbia ancora qualcosa da dire....
P.S: tra l'altro, mi sa che la vera responsabile dell'incidente in cui è rimasta distrutta la 600 penso proprio fosse la nuvoletta di Fantozzi, visto che è successo all'uscita del cinema con un temporalone di quelli da urlo....sdrammatizziamo un po', dai!
Un'altro amico che se ne va: è morto a 96 anni l'attore Al Molinaro, l'Alfred DelVecchio di "Happy Days"... Nato nei pressi di Los Angeles e figlio di immigrati italiani (il vero nome era Umberto Molinaro, detto Albert, quindi Al), iniziò la carriera artistica tardi, verso la fine degli anni '60, con un ruolo nel telefilm "La strana coppia", per poi approdare dal 1974 al 1984 in "Happy days", dove interpretava appunto il disincantato ma affettuoso proprietario di "Arnold's", il locale punto di ritrovo di Richie, Fonzie & soci. Insomma, che tristezza in questi giorni...!