martedì 22 dicembre 2015

Parenti serpenti, 1992

 Regia di Mario Monicelli, con Pia Velsi (Trieste), Paolo Pannelli (Saverio), Marina Confalone (Lina), Monica Scattini (milena), Alessandro Haber (Alfredo),Eugenio Masciari (Alessandro), Cinzia Leone (Gina),Renato Cecchetto (Filippo),Tommaso Bianco (Michele), Riccardo Scontrini (Mauro),Eleonora Alberti (Monica).


Natale 1991: come tutti gli anni a casa degli anziani Saverio e Trieste arrivano i quattro figli con rispettive famiglie per passare le festività. Tutto sembra andare per il meglio, quando durante il pranzo nonna Trieste dà un annuncio shock: lei e il marito, essendo anziani, non se la sentono più di vivere da soli e hanno deciso di andare a vivere a casa di uno dei figli; saranno loro a decidere quale.
Le reazioni a questo annuncio sono piuttosto ovvie, è il modo di risolvere il problema che è inaspettato...



Una classica commedia all'italiana "nera", di quelle che più cattive non si può; la prima volta che la vidi era una ragazzina e rimasi malissimo per il fnale (nonostante avessi intuito che non sarebbe finito tutto a tarallucci e vino)!
Monicelli mette in scena con la maestria che gli era propria un microcosmo familiare borghese, dove le dinamiche tra i familiari sono improntate prevalentemente all'ipocrisia e alla reciproca sopportazione, vissuta come una specie di necessaria abitudine che in fondo dura solo pochi giorni e raccontata attraverso il migliore filtro, quello di Mauro, il più piccolo dei nipoti che nella sua innocenza elabora ciò che vede attorno a sè, compreso il finale che verrà svelato da un tema in classe sulle vacanze di Natale.
Abbiamo un forte contrasto fra l'atmosfera natalizia esteriore (la neve, i regali, l'albero, la messa di mezzanotte, le tradizioni), e i rapporti familiari non certo armoniosi, improntati all'ipocrisia, alla maldicenza e all'egoismo, che verranno del tutto smascherati dalla richiesta dei due anziani, forse un po' problematica ma che certo si poteva risolvere senza troppo sforzo. A parte i due nipoti, non si salva nessuno e ogni personaggio incarna in sè miserie e meschinità tipiche dell'uomo comune: c'è il gay che da dieci anni convive di nascosto e quindi non vuole i genitori per non farsi scoprire, c'è quella che ha una relazione col marito della sorella, c'è quella la cui meschinità nasconde una profonda infelicità dovuta al fatto di non poter avere figli, c'è la mamma che spinge la figlia quasi adolescente quasi verso la bulimia perchè fissata con la linea che servirà alla ragazzina per diventare ballerina di "Fantastico"....a ben vedere il finale non dovrebbe stupire troppo.
L'ottima sceneggiatura di Suso Cecchi D'amico e Mario Monicelli non lascia spazio a buchi e bilancia perfettamente commedia e tragedia, lasciando un senso di ironia amara su tutta la storia già prima del finale.



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