Regia di David Frankel , con Meryl Streep (Miranda Priestley), Anne Hathaway (Andy Sachs), Stanley Tucci (Nigel Kipling ), Emily Blount (Emily Charlton ), Lucy Liu (Sasha Barnes), Justin Theroux (Benji Barnes).
New York : dopo vent'anni Andy Sachs ha realizzato il suo sogno di diventare una giornalista "impegnata", peccato che proprio durante una premiazione lei e i suoi collaboratori vengono licenziati in tronco . Delusa Andy approfitta del suo discorso di ringraziamento pe ribadire l'importanza del giornalismo "dal vivo" e della comunicazione tra persone.
Il discorso diventa virale e Andy viene reclutata da Irvin Ravitz per fare da "feauters editor" per "Runaway", la rivista dove la donna aveva lavorato come assistente venti anni prima, e che ora sta affrontando una doppia crisi, dovuta non solo alla crisi editoriale che colpisce tutto il mondo della stampa, ma anche a una dichiarazione di Miranda Priestly che, distrattamente, ha elogiato un marchio di "fast fashion"; la sua dichiarazione, diventata virale, l'ha messa praticamente alla gogna mediatica e con lei tutta la rivista
Andy torna così a lavorare con Miranda e Nigel, scoprendo che l'altra assistente Emily ha fatto carriera come brand manager. Grazie ad un articolo di Andy la situazione si risolleva un po', ma non basta: occorre fare i conti con i social....
Attesissimo seguito de "Il diavolo veste Prada", l'ho visto senza grandi aspettative visto che per me il primo film aveva concluso il proprio arco narrativo e ancora adesso va benone così. Come prevedibile, non mi è piaciuto molto.
Ammetto che forse la mia visione amareggiata di come è cambiato il mondo in questi venti anni può avermi influenzato non poco, ma ho trovato questo film piuttosto triste.
Abbiamo in pratica una riproposizione attualizzata delle dinamiche del primo film in un ambiente totalmente cambiato a causa dell'avvento dei social, con conseguente crisi dell'editoria, in un mondo della moda che pare non abbia più molto da dire, effettivamente. A mio avviso il pregio più grosso del film è, pe gli spettatori, rivedere i personaggi amati e forse, nel finale (scusate lo spoiler) la nascita dell'amicizia tra Emily e Andy. Ma più di questo stop.
Miranda è una vecchia tigre ormai sdentata, che nessuno teme più e di cui tutti aspettano la dipartita (lavorativa) per prenderne il posto: sempre talentuosa, anzi molto più delle nuove leve, sempre visionaria, sempre pungente e consapevole, ma tutto ciò nel mondo di oggi sembra non bastare più. Andy è riuscita a diventare una giornalista "impegnata", ma anche per lei il suo talento, gli articoli importanti, veritieri ecc non bastano, dato ch viene licenziata via mail e che, oltretutto, sembra non guadagnare nemmeno abbastanza per permettersi un appartamento decente. Nigel, dopo essere stato gabbato nel primo film, non riesce a staccarsi da Miranda (forse anche per motivi affettivi, dopo tanti anni) e a brillare di luce propria come meriterebbe, consapevole che ormai il suo treno è passato inutilmente. Emily, talentuosa e ambiziosa, non riesce a farsi strada comunque se non sfruttando un compagno miliardario e cercando d fregare Miranda.
Anche sul lato affettivo, a mio avviso la tristezza impera: Miranda è una vecchia sola che deve accontentarsi di un ganimede insignificante (un Kenneth Branagh totalmente fuori posto), Andy è sola e il suo nuovo interesse amoroso inutile, così come Nigel e l'amica di Andy dal primo film. Tutti però dediti al lavoro. Certamente nel 2026 non è obbligatorio sposarsi, certamente è giusto che chi lo desidera si dedichi alla carriera ma.... ecco, è una delle tante derive narrative che a me non piacciono.
Non fanno eccezione le parti tecniche: fotografia piatta e grigia, interni idem, costumi certamente non accattivanti come nel primo film. Niente, non ci siamo.
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